Marler si scusa pubblicamente: “Non sono un razzista”. E O’Shea lo difende

Il coach dei Quins prova a giustificare il gesto del suo pilone. Che comparirà oggi davanti a World Rugby

ph. Paul Harding/Action Images

A breve Joe Marler conoscerà l’esito della sentenza per il caso “Gypsy Boy” (letteralmente: Sei uno zingaro), a seguito della partita dell’ultimo Sei Nazioni fra Inghilterra e Galles, quando il pilone della squadra di Eddie Jones insultò il suo avversario Samson Lee. In questi giorni lo stesso Marler ha dichiarato: “Non sono un razzista. Ho sbagliato a dire quelle cose a Samson Lee ma a fine della partita ci eravamo comunque stretti la mano. Mi spiace che si sia offeso – come riporta il Telegraph – è una frase che mi è venuta fuori nel furore agonistico della partita, ma questa non deve essere una scusa. Io comunque lo ribadiscono: non sono un razzista. Mia moglie, i miei figli e le persone che mi stanno vicino lo sanno”.
In sua difesa è intervenuto in questi giorni anche Conor O’Shea: il prossimo allenatore dell’Italia, attualmente sulla panchina dei London Harlequins (club a cui Marler è in forza) ha affermato, come riporta il Telegraph che l’avanti inglese non è per nulla razzista e ha sostenuto inoltre che lo stesso Samson Lee si è più volte scagliato contro Marler durante la partita dando il via ad un pesante scambio di battute.


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