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Vigorelli, l’inutile guerra tra rugby e ciclismo all’ombra della Madonnina

Cosa succede a Milano? Che battaglia si sta combattendo attorno all'impianto sportivo? Ce lo spiega Antonio Raimondi

Proviamo buttare Giù un Gettone sul rugby a Milano, visto che ultimamente se ne parla molto, qualche volta con conoscenze parziali, troppo spesso più di pancia, che razionalmente. Il primo sasso l’ha lanciato il presidente Federale Alfredo Gavazzi con il suo “quasi” sogno, di vedere Milano e Roma in Celtic League. Un sogno che ha un non so che di ragionevole, se si pensa al potenziale delle due più grandi città italiane, e che potrebbe diventare progetto e poi realtà.
Il tema è ancora più caldo in questi giorni, perché il rugby finisce in mezzo alla polemica, suo malgrado,  sul blocco dei lavori, prima ancora che siano iniziati, di ristrutturazione del Vigorelli. Il Comune di Milano si preoccupa, avendo a disposizione dodici milioni di euro di oneri di urbanizzazione, di restituire alla città un impianto storico che possa anche essere moderno ed economicamente sostenibile.
Il progetto per il Vigorelli dello studio dell’architetto Vittorio Grassi, che ha vinto il bando del Comune di Milano, punta sulla multifunzionalità e sull’esperienza di un gruppo come Populous, che due o tre impianti, in giro per il mondo, li ha curati con successo. Se volete, fatevi un giro sul loro sito, tra i lavori realizzati ci sono l’Aviva Stadium di Dublino, lo Stadio Olimpico di Londra, il Forsyth Barr di Dunedin e per il futuro hanno vinto la gara per il nuovo stadio della Federazione francese di rugby, roba da 400 milioni di euro o giù di lì.

 

Il mondo del ciclismo, principalmente quello delle associazioni, ma anche il Comitato regionale della FCI ha alzato la barricata, perché si vorrebbe conservare  la pista e l’intero Vigorelli per il ciclismo. Prima di tutto in nome della storia, poi di una sempre più diffusa passione per la bicicletta a scatto fisso, (la bicicletta da pista), che sempre più frequentemente vediamo anche per le strade cittadine, come moda importata dall’estero. Si potrebbe anche essere d’accordo, per rispetto della storia, però la storia ci racconta che l’ultima manifestazione internazionale di ciclismo organizzata al Vigorelli è del 1998, l’ultima in assoluto del 2001 (sospesi per l’attentato alle torri gemelle a New York). Da allora più nulla e la pista pagata e donata dalla Mapei dell’attuale presidente di Confindustria Squinzi  è prima rimasta inutilizzata e poi è diventata inutilizzabile. La storia ci racconta anche che ai  giochi olimpici di Londra nel settore pista, la nazionale italiana era rappresentata soltanto da Elia Viviani, segno del disinteresse (o almeno dell’inefficacia) della Federazione Ciclistica Italiana per la pista.

 

Mettendoci qualche ricordo personale e passando alla prima persona, ho abbastanza anni da aver visitato il Vigorelli, in attesa del rilancio, con Antonio Maspes, raccolto i ricordi dello stesso Maspes e di Sante Gaiardoni, guardato con speranza al ritorno dell’attività su pista in Italia, la rinascita della Sei Giorni (che comunque non si disputava al Vigorelli) . Il ciclismo mi piace e la pista pure tanto. Possiedo pure una bicicletta a scatto fisso, anche se non ha il manubrio da corsa e, per prudenza, ha pure i freni.
Tornando a mettere i piedi nel piatto,  a quindici anni dall’ultima manifestazione ciclistica internazionale organizzata al Vigorelli,  è più che lecito cambiare strategia per far vivere un impianto, affiancando al ciclismo altri sport, evitando una guerra che non esiste tra ciclismo e rugby. Occorre un approccio senza pregiudizi, perché di mezzo ci sono pure i soldi pubblici, e la sostenibilità economica del progetto, deve essere in cima alle priorità.

 

Pregiudizi che non ha ad esempio Stefano Allocchio, uno che ha mangiato pane e pista: “Io ho imparato tanto dalla pista – dice il direttore di corsa del Giro d’Italia – E’ stata una scuola importante che mi ha dato molto in termini di esperienza, quando poi sono passato alla strada. Penso che sia giusto che  il Vigorelli possa ospitare sport differenti. Purtroppo in questo momento la pista in Italia è in crisi e manca chi investe in un progetto serio, come ad esempio è successo in Gran Bretagna con Sky. Non si vedo all’orizzonte soluzioni”. Ben venga un impianto nel quale possono convivere diversi sport: “Per fare questo progetto – dice l’architetto Vittorio Grassi, pensando ad aprirlo alle esigenze del quartiere. E’ pronto a  ospitare le scuole il mattino, i club organizzati nel pomeriggio e di sera, mentre nel week end ci sarebbe spazio per gli eventi: ciclismo per l’estate, rugby e football americano durante l’inverno, ma non solo, perché si adatta a diverse possibilità, anche se la destinazione è prettamente sportiva. Ad esempio può diventare un’arena per il pugilato o adattarsi per un torneo di tennis, con più campi a disposizione”.
All’interno del futuro Vigorelli è previsto anche lo spazio per  l’Accademia dello sport, che comprende palestra, centro medico-sportivo, aule per la formazione  e una foresteria da quaranta posti.

 

Il mondo del ciclismo, con la complicità delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute nel corso degli anni, non ha fatto nulla (o non abbastanza) per salvare la pista dal degrado. Siamo davanti ad un classico spreco italiano. Il nuovo progetto non estromette il ciclismo dal Vigorelli, ma gli chiede spazio, garantendo comunque una pista di 250 metri per l’organizzazione di grandi eventi. Far funzionare la pista smontabile è già una bella e difficile sfida, visto com’è ridotto oggi il Vigorelli. Sarebbe un segnale che qualcosa nel mondo del ciclismo su pista si muove e per dirla tutta, sarebbe anche una bella notizia per lo sport italiano.
“In Inghilterra hanno demolito e ricostruito –  dice ancora Allocchio – un monumento come Wembley, quindi penso che si possa intervenire per avere impianti più funzionali e sostenibili. Io ho girato tanti palazzetti dello sport e ormai tutti puntano sulla multifunzionalità.  Per quanto riguarda il Vigorelli, la gestione di una pista smontabile non è semplice, perché occorre tempo. Ricordo quando abbiamo organizzato la Sei Giorni ad Assago, il montaggio della pista prendeva circa una settimana di tempo e altrettanto lo smontaggio. Una pista da 250 metri sarebbe più utile, perché adatta all’attività internazionale. La pista da 400 metri è diventata praticamente inutilizzabile”.

 

Probabilmente dal confronto, senza appunto pregiudizi, potrebbe trarne vantaggio tutto lo sport milanese. Se il nuovo Vigorelli potrà ospitare il rugby, il movimento ovale milanese sarebbe chiamato a una sfida difficile, per farsi trovare pronto, se non ci saranno altri intoppi, per il 2016, quando ci sarà a disposizione uno stadio da cinquemilacinquecento posti, tutti coperti, da non lasciare vuoti.
Basteranno due anni e mezzo per essere pronti a una sfida così importante? La risposta è nascosta nelle pieghe di un movimento che in questo momento esprime nel punto più alto soltanto due squadre in Serie B: AS Rugby Milano e Rugby Grande Milano. Niente A, niente Eccellenza. Davvero troppo poco.
Se invece che al  vertice, si guarda alla base, la situazione è sicuramente più incoraggiante. Cus Milano Rugby (dati della stagione 2011-2012) è il club italiano che vanta il maggior numero di tesserati e fa parte insieme con altri sette club della “franchigia”  Rugby Grande Milano, che rappresenta una base tesserati di oltre millecinquecento (qui qualche dettaglio in più).
L’AS Rugby Milano ha circa 500 tesserati, la Union che ha perso quest’anno la serie B, ma continua con serietà il lavoro di base. Considerando la mancanza e la qualità degli impianti milanesi, si potrebbe addirittura parlare di miracolo a Milano.

 

Il rugby è una realtà che in città inizia a farsi vedere e l’amministrazione comunale se n’è  finalmente accorta.  Un riconoscimento che è passato attraverso l’organizzazione di Rugby nei Parchi, la nascita del primo campo pubblico da rugby in uno dei parchi della città, il recupero di un campo nella zona nord di Milano (Centro sportivo Iseo), iniziative nel sociale come il rugby nel carcere minorile Beccaria. I club di Milano ora si siedono al tavolo con il  Comune di Milano per ricercare soluzioni al problema degli impianti.  Tutti fatti concreti che servono per mettere le basi, ma per pensare al Vigorelli bisogna fare molto di più.
Il rugby milanese  produce meno di quanto potrebbe e soprattutto la difficoltà di tutti è il mantenimento di squadre seniores a un livello superiore alla Serie B. Chi vuole giocare a livello più alto, prima o poi, deve scegliere di andar via da Milano. Luca Morisi è partito dall’ASR Milano ed è arrivato al Benetton e alla Nazionale, passando per un anno in Serie A con Rugby Grande Milano, oltre che in Accademia a Tirrenia.
Maxime Mbanda’, di scuola Amatori Junior, ha dovuto aspettare di esordire in Serie A con RGM, prima di essere scoperto dall’Accademia di Tirrenia e poi scelto per la prossima stagione da Calvisano.  Luca e Maxime sono solo due esempi, quelli oggi di più alto livello. Sono  figli di Milano che vanno a giocare lontano di casa. Come loro ce ne sono altri in giro per l’Italia, che garantirebbero da subito a Milano di stare in serie A e che sarebbero una base per qualcosa di più importante.

 

Si potrebbe fare di più per questi figli del rugby milanese, unendo le forze per un progetto che abbia come obiettivo l’alto livello e sia in grado di attirare risorse, anche quelle federali, perché il potenziale della piazza è molto elevato. Creata la base di giocatori (dieci anni fa era difficile mettere insieme le squadre giovanili) con un grandissimo lavoro di tutti i club, con la prospettiva di uno stadio come il Vigorelli, e un bacino d’utenza secondo soltanto a Roma, sarebbe un delitto, non sfruttare l’occasione.

 

di Antonio Raimondi


onrugby.it © riproduzione riservata

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21 risposte a “Vigorelli, l’inutile guerra tra rugby e ciclismo all’ombra della Madonnina”

  1. Dagoberto scrive:

    Ottima sintesi dei tanti commenti profusi sul tema Rugby d’alto livello a Milano.
    Sarebbe buona cosa far leggere l’ottima disquisizione all’Amministrazione Comunale milanese e a quell’Assessora che dopo essersi fatta scappare da sotto il naso il TM Italia vs All Blacks dovrebbe sentirsi un po’ in debito con il movimento rugbistico milanese, nonchè a tutte quelle associazioni, movimenti e quant’altro che vorrebbero, evidentemente, all’insegno della passione della fixed gear bicycle far diventare il Vigorelli un monumento senza vita, freddamente marmorio ed abbandonato alle intemperie, un capriccio che una società civile evoluta e rispettosa di un più generale desiderio di vita e di vivibilità non dovrebbe potersi permettere.

    • fr78it scrive:

      Hai ragione, in una società civile evoluta e rispettosa di un più generale desiderio di vita e di vivibilità il vigorelli sarebbe vivo, valorizzato per quello che merita, un vanto per Milano e l’Italia, vero tempio storico di uno sport che merita lo stesso rispetto del rugby e di tutti gli altri.

  2. fr78it scrive:

    Eccoci di nuovo a commentare l’ennesimo pasticcio all’italiana ! Non sto ad elencarli tutti, basti pensare alle olimpiadi invernali di Torino, i mondiali di nuoto a Roma (si si quella Roma prossima protagonista in Celtic e bocciata come candidata alle olimpiadi …ah il progetto olimpico prevedeva nuove piscine !) . Dico eccoci di nuovo perchè anche qui vogliono farci credere che un vigorelli in decomposizione sia colpa sempre degli altri e che la loro proposta salverà il mondo! In un blog parallelo (non faccio il nome perchè immagino conosciuto ai più) è possibile leggere un intervento di chi sta dall’altra parte rispetto alle amministrazioni locali (ma forse non solo locali), per un’informazione completa oltre alla voce di assessori, architetti e presidenti federali è giusto documentarsi anche sulle motivazioni di chi lotta per qualcosa di ben diverso dagli interessi economici personali, e vi invito a farlo.
    Qui sembra quasi che si voglia parlare della questione vigorelli come una lotta tra sostenitori del rugby e sostenitori del ciclismo, una situazione molto distante dalla realtà. Sarà che a pensar male non si sbaglia mai, sarà che ormai ho fatto l’abitudine a questa Italia capace solo di sperperare e non di investire ma io dietro al progetto vigorelli non vedo interesse per il rugby, ne per il ciclismo, ne per altri sport e tanto meno per la comunità sportiva della città.

    • ginomonza scrive:

      perchè non parli chiaramente?dicci cosa ci vedi allora!!!a me sembri un qualunquista parolaio senxa capo nè coda

      • fr78it scrive:

        Grazie per il qualunquista parolaio, sorvolando sul tuo modo di porti, rispondo perchè potrebbe interessare ad altri.
        Provo ad essere chiaro: stiamo parlando del Vigorelli, hai presente il Croke Park a Dublino ? Ecco lì, in Irlanda, hanno uno stadio da 80.000 per gli sport gaelici, per il calcio e il rugby ne hanno fatto un altro !!!
        Da noi siccome l’edilizia pubblica è il business più sporco che ci sia si sono inventai questa fantomatica ristrutturazione di un impianto lasciato morire. Tanto è stato l’interesse di Milano per lo sport che uno dei più importanti impianti della città è stato fatto marcire. Ora si inventano un progetto per fare qualche soldo con il giro di affari edilizio e per farlo passare sfruttano l’onda mediatica di entusiasmo attorno al rugby. Milano, che il rugby di alto livello ce l’aveva, che l’hockey di alto livello ce l’aveva, che il basket di alto livello ce l’aveva, che il volley di alto livello ce l’aveva ..continuo ?? A questi amministratori dello sport gliene può fregar di meno!! Tranne per il fatto che tramite lo sport si attirano i favori delle masse. Leggo nell’articolo che i poveri rugbisti milanesi devono spostarsi fino a Treviso !! .. i ciclisti che vogliono fare pista (parliamo di uno sport olimpico !!!) devono emigrare e in italia il vigorelli marcisce perchè a detta loro non si pratica più quello sport!
        Torniamo al progetto, se davvero il vigorelli è in queste condizioni perchè ciclismo su pista è morto allora perchè non risparmiare soldi ed evitare di mantenere la pista? Che ci avrebbe giocato il rugby quando l’hanno deciso, ammesso che l’abbiano deciso, oggi milano non ha una squadra, la facciamo a tavolino ? Se si chi impedirà il giorno dopo come si è creata la si chiuda a tavolino ? Ancora, amesso che si voglia puntare a far crescere il rugby a Milano, 5.570 posti mi sembrano un pò pochi (segnalo per non prendere del qualunquista Aironi – Leicester Tigers, 12 novembre 2011 Heineken Cup: 8.151 spettatori)!! … che si fa appena arriva la partita importante si va al mezza? La squadra di basket di milano ha giocato gara 5 di playoff in altro luogo causa concerto, potrebbe succedere anche al vigorelli ti immagini l’abbonato che contro munster deve andare chissà dove?
        Non sono contrario al progetto in se ma non sappiamo neanche se tra due anni ci saranno ancora squadre italiane in celtic, tantomeno quali e dove avranno sede, e stiamo a parlare del vigorelli come progetto per rilanciare il rugby a Milano.
        Vogliamo parlare della ristrutturazione dello stadio degli Aironi ?
        Con questo dibattiro a mio pare siamo ampiamente fuori strada, tanto più se si mette la discussione sul piano rugby contro ciclismo!
        Per chiudere io vedo solo un progetto di business edilizio, multifunzionale proprio perchè non si è ancora pensato a nessuna funzione e nessuna funzione vuole essere preclusa a chi deve lucrare su concessioni e permessi.

        • ginomonza scrive:

          allora secondo te cosa si deve fare del Vigorelli?
          visto che hanno dei soldi da spendere derivanti da oneri di urbanizzazione che finalmente qualcuno decide di spenderli per ristrutturare il Vigorelli ci sono elementi come te che sparano sopra o quelli del ciclismo che vorrebbero mantenere una pista che è mezza marcia e che non si utilizza più da anni e che essendo di 400m è inadatta all’ uso per manifestazioni di interesse internazionale.
          Poi hai citato le olimpiadi diTorino che sono state un esempio per tutti e i cui impianti sono tutti utilizzabili e utilizzati tranne alcuni per soprt invernali ai quali la FIS dovrebbe essere interessata visto che se li sono trovati gratis ma che non gliene frega salvo ogni 4 anni per raccogliere qualche medaglia con Ziegler che ormai essendo 40enne è al termine della sua stagione e non si può allenare in Italia perchè la pista è stata smantellata.
          poi anche se fosse come dici tu ( e non lo è) cosa c’entra il Vigorelli con le Olimpiadi?
          Questione di gusti ma a me il progretto del Vigorelli mi piace e per una volta che l’amministrazione di Milano decide di farte qiualcosa per un impianto ci sono tipi come te che – ripeto -sparano o quelli dei beni storici che si appellano ad una pista di legno inutilizzata da anni e va in rovina.
          Si occupino del Colosseo di Pompei o di altri siti, quelli si di carattere storico e artistico.
          Allo stadio Carlini di Genova c’è una pista di 400m in cemento inutilizzata da decenni nessuno ci va ma non si può buttare giù perchè bene storico ma è possibile che in questo paese basta un mattone di qualche anno che si interviene per bloccare tutto.

        • steve scrive:

          Ma tu, che sei di Milano, sei favorelo si o no alla ristrutturazone del Vigorelli? Lascia perdere gli scandali che tutti gli italiani informati conoscono, anche nel restauro della canonica del Curato di uno sperduto paesino in campagna c’è speculazione edilizia.

          • fr78it scrive:

            @ginomonza se dobbiamo discutere di spari, tipi ed elementi lascio volentieri la mano e risparmio un pò del mio tempo.

            @steve come ho detto non sono contrario al progetto, sono contrario a dibattere nei termini di rugby contro ciclismo, non capisco perchè si debba porre questa questione.
            Sono pro a capire le ragioni del movimento di protesta, che contro il rugby non ha proprio nulla. Tanto meno vedo il nesso tra crescita, rinascita, ritorno del rugby a Milano e il progetto vigorelli, che, opinione personale, così com’è non potrebbe mai rispondere alle esigenze di una buona squadra di rugby di Milano, sarebbe piccolo pure per la finale di eccellenza.
            Non ho problemi a lasciar perdere gli scandali passati, però mi piacerebbe che gli errori passati servissero ad evitare di ripetere gli stessi in futuro.

        • Dagoberto scrive:

          sai che non ho capito bene cosa vuoi dire! il punto non è W il rugby M il ciclismo, oppure M la speculazione W l’edilizia ecosostenibile. il punto che a Milano c’è un mostro di cemento imbruttito dal disuso e dalla mancanza di interventi di ristrutturazione straordinaria, impiegato solo per il 10% max delle sue possibilità per la reiterata ed annosa incapacità decisionale di questa città. ora che finalmente qualche cosa sembrava si muovesse nella direzione del rinnovamento, della rinascita, dell’evoluzione con un progetto sportivo multidisciplinare come in buona parte della societa moderna accade (eviterei di prendere ad esempio l’Irlanda che da qualche anno vive una crisi economica forse peggio della nostra, spesi più soldi d quelli che avevano anche loro?), qualcuno ha pensato bene di decretare l’attacco alla storia sportiva, ai monumenti intoccabili del ciclismo di successo d’antan per bloccare tutto un’altra volta all’insegna del più inutile, ma democratico, sia chiaro, immobilismo in attesa di sentire tutte, ma proprio tutte le campane!! Non è che più semplicemente qualche banda di biker a scatto fisso si aspettava che il Vigorelli diventasse una bella pista pubblica da utilizzare a ore, tipo palazzo del ghiaccio , perchè in questo caso il bene comune sarebbe molto meno salvaguardato che se si facesse un bel palazzetto multifunzionale e, quindi, non solo per il rugby e, inoltre, anche adatto ad organizzare una manifestazione ciclistica internazionale! Diversamente il tuo intervento rimane difficle da comprendere …… se non per mascherare un bieco cappriccio anche un po’ snob.

  3. Katmandu scrive:

    Allora il problema vero é che se una cosa non funziona non bisogna sbatterci troppo la testa, spiego meglio, il progetto iniziale nelle richieste del comune cosa prevedeva? Una pista fissa? Si no boh e da qua si inizia a lavorare, a mio avviso una pista non ha molto senso nel movimento italiano, quanti impianti sono ritenuti obsoleti? Le padovanelle vi dicono nulla? É un peccato si son convinto ma che si può fare? Nulla il mercato non le richiede più, comunque nel link postato da spear il “difensore” del ciclismo parla della possibilità che una pista ha nel sociale (togliere i ragazzi dalla strada) ma allora tutte le altre associazioni che i ragazzi li tolgono già che debbono avere una medaglia? E poi siamo sicuri che anche avendo una pista non si finisce come adesso? E poi sempre parlando con qualche ciclista (su strada che si diletta pure con la pista) mi parlavano che la maggioranza dei pistard preferiva le piste corte, un po per i riferimenti sicuri e un po per la facilità di recuperare (che vuol dire non lo so)
    Per cui prima si vede chi ha sbagliato e poi si ragiona e nel caso la pista fosse di 250mt e non di 400 allora che fanno non ci vanno più? E una pista di 250mt semovibile non toglierebbe più i ragazzi dalla strada?

  4. 6nazioni scrive:

    l’ultima volta che si e’ usato il vigorelli era il tempo di learco guerra…
    negli ultimi venti anni che manifestazioni si sono svolte in questa cattedrale?
    adesso si vuole ristrutturare ma le colpe di chi sono per lo scempio attuale?
    sempre guerre tra sport poveri.

  5. andrease scrive:

    il Vigorelli mi ricorda molto il Velodromo degli Ulivi, circuito costruito nel 1976 per ospitare i Campionati Mondiali di Ciclismo su Pista, a Monteroni di Lecce.
    Mi ci portò un mio collega alcuni anni fa mentre eravamo in trasferta. Un disastro! anche peggio del Vigorelli…
    è questo l’interesse del ciclismo verso i suoi impianti? si.
    Invece un gingillo polifunzionale è sempre meglio di un rudere e se poi il rugby non sempre riuscirà a giocarci causa concerti o altro, chissenefrega! l’importante è che la struttura funzioni e che tanti sport la usino.
    Tanto se i fasti della MAA Milano o del Mediolanum non tornano un motivo ci sarà… e a quei tempi 1500 tesserati se li sognavano…
    E anche qui, basta sognare! state anche un pò con i piedi per terra, non siamo in Galles..

  6. boh scrive:

    Gli sono avanzati i soldi al comune?…. li usi per diminuire la pressione fiscale. Così, tanto per dare priorità alle scelte.

    • andrease scrive:

      Venale!
      il cittadino, per il Comune, è più gaudente se il “suo” territorio (…oh ma è veramente una parola di m… questa!) viene dotato una struttura architettonica polifunzionale con la supercazzola e lo scappellamento a destra!
      anche te…stai nel gruppo!

      ahahah boh, ma tu guarda se si può far diventare un problema dove giocheranno le zebre nel 2016….

  7. Fabruz scrive:

    Che uno sport di grande popolarità e tradizione come il ciclismo non abbia più una pista decente in Italia è una cosa che grida allo scandalo. Peraltro ho avuto modo di vedere gare di ciclismo su pista e sono altamente spettacolari, è uno dello sport che dal vivo rende di più in assoluto.
    Non so quante e quali strutture Milano abbia per il rugby, ma francamente non credo che sia poi così fattibile avere una squadra milanese in celtic league per ora. A malapena ne abbiamo due decenti, e non è semplice riempire uno stadio da 5000 posti per 15 parite l’anno, né sarebbe giusto privare Treviso di quella che è l’unica bella realtà italiana del rugby. Prima proverei, per esempio, ad organizzare la finale di Heineken Cup del 2015 a San Siro invece che all’Olimpico, e vedere quanti tifosi italiani si presentano a vedere la partita.
    Quanto al discorso del Vigorelli, la lotta tra ciclismo e rugby mi sembra ridicola, una guerra tra poveri. Purtroppo ho la sensazione che finirà male come tutte le cose gestite all’italiana

    • Dagoberto scrive:

      “Non so quante e quali strutture Milano abbia per il rugby, ma francamente non credo che sia poi così fattibile avere una squadra milanese in celtic league per ora”.

      Ti rispondo io, le strutture sono la struttura, il vecchio (anche lui) e malconcio (anche lui) Giuriati, con annesso il campo di patate di via Crespi, un sorta di palestra per masochisti che amano sbucciarsi la pelle degli arti superiori ed inferiori, meglio se in prossimità delle ossa con bell’evidenza del bianco della sottostante struttura calciforme. Per quanto concerne il fatto, poi, di avere una club di rugby di alto livello prima di poter munire la città di una sede sportiva adeguata, mi sembra un non senso; perchè quanti club di ciclismo su pista ci sarebbero a Milano per giustificare una sede completamente dedicata come il Vigorelli e quante competizioni si organizzerebbero ogni anno da necessitare tale esclusiva? Per quel poco che ne so, a Milano si organizzava, negli anni d’oro del ciclismo su pista, 1 sei giorni all’anno e se si volesse replicare quei tempi la pista assemblabile prevista dal nuovo progetto di rinnovamento del Vigorelli andrebbe più che bene. Una settimana si assemblamento, 1 settimana di competizioni e max 1 settimana di smontaggio; non più di 20 gg (3 fine settimana) da gestire per le altre manifestazioni coincidenti in sedi alternative, soluzione praticabile e sostenibile anche per chi dovesse essere sfrattato per quel breve periodo tenuto anche conto che una ogni due partite si gioca in trasferta. Tu, invece, cosa auspicheresti, il Vigorelli completamente dedicato al ciclismo su pista, quindi ristrutturazione della vecchia pista che avrebbe comunque costi di gestione e manutenzione ordinaria elevatissimi tenuto conto che è in legno, il Vigorelli non è coperto e Milano d’inverno non ha certo un clima ideale per questo materiale. La necessità, comunque, di prevedere l’allestimento di una pista più corta per le competizioni internazionali dato che quella attuale è troppo lunga per i regolamenti vigenti. Quindi, in definitiva, investimenti comunque importanti con costi di gestione elevati per un utilizzo al più amatoriale e ludico per tutto l’anno, cioè gli appassionati che accedono al velodromo per girare all’infinito, con la possibilità aggiuntiva di organizzare ed allestire un’altra pista per 1, max 2, eventi internazionali all’anno. Hai valutato bene con la testa e non con la pancia le tue aspettative?

      • Fabruz scrive:

        Io credo che ci dovrebbe essere almeno una pista permanente da usare non solo per le manifestazioni tipo sei giorni (che sono spettacolarissime da guardare dal vivo amio avviso) ma anche e soprattuto per la formazione. Non credo quindi che la stessa struttura possa fare entrambe le cose. Poi che la pista sia il vigorelli o un altro posto altrove me ne frega poco.
        Quanto al rugby, uno stadio apposito servirebbe se ci fosse una squadra. Per i grandi eventi (nazionale, HC se mai sarà a Milano) che si abbia il coraggio di usare San Siro che, detto tra noi, se Milan e Inter si facessero come dovrebbero il loro stadio, potrebbe essere usato anche per eventi diversi dal campionato di calcio. Non credo invece che serva uno stadio da 5500 persone per insegnare il rugby a bambini e ragazzi. Campi utilizzabili quelli sì. Poi se uno a 18 anni deve andare in Veneto per giocare ad alti livelli non vedo il problema. Tanta gente va a studiare fuori sede, possono farlo anche i giocatori di rugby (e i ciclisti). Quello che manca sono strutture per la formazione evidentemente.

        • Dagoberto scrive:

          Quindi, se ho capito bene, secondo te il Vigorelli sarebbe sprecato per crearci un palasport multifunzionale (ciclismo, tennis, pugilato, rugby, football americano, ma anche altre manidfestazioni ludico culturali) di 5000/6000 posti, con annessa palestra e convitto per atleti, quindi orientato ad una pluralità di interessi collettivi, e sarebbe ideale, invece, per farne una sede di formazione sportiva per il ciclismo su pista che, ad oggi, non ha neanche una socetà praticante a Milano; scusa un pizzico di malafede, ma non è che qualcuno pensa di sfruttare il rudere in questione e le risorse pubbliche per avviare ex novo qualche business dedicato, perchè se è vero che c’è una pista sfruttabile, ancorchè da ristrutturare, è anche vero che con la carenza di luoghi per organizzare eventi sportivi e culturali a Milano, sprecarla in tal senso, a mio avviso, sarebbe un lusso che non credo ci si possa permettere. Faccio fatica, poi, a comprendere per quale motivo il ciclismo su pista dovrebbe avere questa priorità rispetto ad altri sport, come il tennis, le diverse discipline dell’atletica, ma anche il basket, la pallavolo, oltre, ovviamente, il rugby, il football americano, ecc.., se si volesse perseguire interessi di specifiche discipline si aprirebbe un contenzionso infinito e comunque, a tuo avviso, si dovrebbe bruciare una platea di 5000 possibili spettatori per qualsivoglia evento socioculturale per avviare alla pratica sportiva un centinaio, se va bene, di giovani ciclisti e dei 5000 posti disponibili che ci farebbero, ci appoggerebbero zaino e merenda e quando piove – a Milano capita spesso, come credo tu possa immaginare – andrebbero in bicicletta con l’ombrello e le ruote chiodate? Mi sembra un disegno davvero poco generoso, socialmente orientato ad una platea di persone davvero modesta. Incredibile come le proprie passioni possano renderci ciechi e irrazionali.

    • venezuela scrive:

      in provincia di brescia se non sbaglio a montichiari c’ è una nuova e modernissima pista….neanche lontanissima da milano

  8. andrease scrive:

    ma quale vigorelli e vigorelli, prima di una opera mangiasoldi come questa ci sono le scuole da mettere a norma (almeno per avere l’agibilità! sai, dopo anni e anni di deroghe…), gli ospedali da mettere a norma, vado avanti?
    oppure, al prossimo controsoffitto che casca causando dolore alle famiglie, quei 4 della ‘ndrangheta al Comune di Milano potranno dire:
    “purtroppo è un danno collaterale dovuto alla spinta evolutiva dello sviluppo polifunzionale del territorio… in fondo cos’è un morto davanti alla possibilità di avere una splendida pista x i 4 amici dopati del ciclismo o un campo per assistere con sconcerto alle sconcertanti imprese delle Zebre? per non parlare del tripudio dei milioni di appassionati di badminton… e non fate i soliti risolini se al posto che costare 20 è costato 2000 milioni di euro! tanto lo sapete che qui va così…”

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