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  • Video: Antonio Raimondi e Vittorio Munari sbarcano a DMAX

    Video: Antonio Raimondi e Vittorio Munari sbarcano a DMAX

    Ieri vi abbiamo raccontato dell’annuncio da parte di DMAX del nome dei telecronisti che racconteranno le partite del primo Sei Nazioni targato Discovery. Due personaggi che tutti gli appasionati di rugby conoscono benissimo. In questo breve video ci raccontano questa loro nuova esperienza

     

  • Il Sei Nazioni su DMAX: al timone Vittorio Munari e Antonio Raimondi

    Il Sei Nazioni su DMAX: al timone Vittorio Munari e Antonio Raimondi

    Saranno i “nostri” Vittorio Munari e Antonio Raimondi ad accompagnarci nel cuore del Sei Nazioni 2014, il primo targato DMAX.
    L’annuncio ufficiale è di pochi istanti fa alla conferenza stampa indetta a Milano dallo stesso canale televisivo del digitale terrestre del gruppo Discovery.
    Dal prossimo 1 febbraio, tutti i match del più importante torneo rugbistico del Vecchio Continente saranno visibili, in esclusiva, in chiaro sul canale 52 del digitale terrestre e sul canale 28 di Tivùsat; a commentarli sarà ancora la coppia più conosciuta, amata e preparata del rugby italiano.

    Dopo la notizia dell’acquisizione dei diritti tv del Sei Nazioni da parte di DMAX, giunta del tutto inaspettata lo scorso settembre, notizia che ha fatto un certo clangore nell’ambiente e non solo, eravamo tutti in trepidante attesa. Da quel momento la domanda è stata: a chi sarà affidata la telecronaca delle partite? Anche in questo caso (come prima, per i diritti), si sono avanzate diverse ipotesi ed è partito una sorta di toto-conduttori.
    Quella che vi abbiamo appena dato è, probabilmente, la seconda notizia dell’anno, destinata a fare altrettanto rumore…
    Vittorio Munari e Antonio Raimondi: due nomi una garanzia!

     

    Ma i riflettori sul rugby non si accenderanno solo per i 15 match e per il periodo del torneo. Si partirà infatti già il 22 dicembre con la prima puntata di “RUGBIO IL CACCIATORE DI TIFOSI” una divertente serie con Gabriele Rubini (lo chef Rubio già protagonista di “Unti e bisunti“) che girerà la città col suo minivan scassato alla ricerca di potenziali tifosi in vista del Sei Nazioni. In onda tutte le domeniche alle ore 23.00 la trasmissione avrà anche uno scopo divulgativo per il nostro sport portando sul campo i nuovi tifosi per insegnargli le regole base, ma soprattutto, facendo scoprire loro i valori e lo spirito di sacrificio che caratterizzano il rugby.
    A partire da gennaio scenderà in campo anche la squadra di Simona Ercolani (già autrice e regista di “Sfide”) che produrrà, in esclusiva per Discovery Italia, una serie di documentari e produzioni sul mondo ovale: “5 AVVERSARI PER LA META” magazine in cinque puntate in cui niente po’ po’ di meno che Jacques Brunel ci presenterà e analizzerà le avversarie degli azzurri; “15 PER LA META” docu-reality in pillole che racconta la vita di 15 campioni della nostra nazionale (tra cui Masi, Capitan Parisse, Favaro, Zanni, Bortolami, Ghiraldini, Castrogiovanni, Mauro Bergamasco, ecc.); infine “FINO ALL’ULTIMA META” un documentario che racconta, dalla voce diretta dei protagonisti, i momenti più emozionanti degli incontri clou del Sei Nazioni, dalla memorabile Francia-Italia del 1997 fino alla vittoria con l’Irlanda dello scorso marzo, con i contributi di alcuni dei protagonisti di questi 17 anni da Dominguez a Mirco Bergamasco, da Alessandro Troncon a Paolo Vaccari, e molti altri.

    Infine “L’IMMISCHIATO SPECIALE” un’iniziativa che verrà veicolata da metà dicembre sul sito web e sulla pagina Facebook di DMAX e che offrirà a un appassionato l’opportunità di diventare l’inviato speciale del Sei Nazioni per la community di DMAX. Il selezionato, attraverso un casting online sotto forma di video provino, potrà seguire tutti i match dell’Italia in casa e all’estero diventando così il primo Social Tv Reporter.

  • Il Sei Nazioni e DMAX, una sfida lanciata nel nome della qualità

    Il Sei Nazioni e DMAX, una sfida lanciata nel nome della qualità


    La notizia è forse tra le più sorprendenti dell’anno, almeno nell’ambito rugbistico.
    Del rinnovo dei diritti tv per il Sei Nazioni (scaduti lo scorso marzo) si è parlato parecchio negli ultimi mesi e con l’andar del tempo, non trapelando notizie, si sono azzardate diverse ipotesi.
    Lo scenario era incerto: La7 che cambiando proprietà riorganizzava il suo palinsesto, la Rai alla finestra, Mediaset che trattava per il Pro12 – l’annuncio ufficiale dell’acquisizione risale solo a un paio di settimane fa – Sky (detentrice dei diritti del Torneo nell’ultimo quadriennio) che si assicurava il Top14 arricchendo un già completo bouquet…
    A sparigliare le carte ci ha pensato Discovery. Più che sparigliato, a essere sinceri!
    Il gruppo ha, infatti, condotto con grande abilità e riservatezza una trattava che ha sbaragliato la concorrenza (e che concorrenza). Così il Sei Nazioni per i prossimi 4 anni lo vedremo su DMAX, canale in chiaro del digitale terrestre di proprietà Discovery.
    Una sorpresa che ha colpito un po’ tutti, appassionati e “addetti ai lavori”.
    Noi non abbiamo perso tempo e abbiamo contattato i nuovi detentori dei diritti tv per approfondire e conoscere i progetti in cantiere: a Discovery e DMAX hanno le idee molto chiare. A concederci l’intervista è stata Laura Carafoli, Vice Presidente Factual Entertainment di Discovery Italia, di fatto la persona che gestirà tutto il “progetto Sei Nazioni”.

     

    Una trattativa segretissima, portata avanti sottotraccia e conclusa con una firma che davvero nessuno si aspettava.
    Eravamo preoccupati che qualcosa venisse fuori, soprattutto nelle ultime settimane. Siamo stati bravi…

     

    Nessuno aveva pensato a voi anche perché nel vostro palinsesto, per quanto orientato a un target avvicinabile al rugby, non c’é nulla di simile a un appuntamento come il Sei Nazioni. Come pensate di affrontare e proporre un evento così importante?
    L’idea è quella di partire da zero. Da fine dicembre e con l’inizio del 2014 tutta DMAX comincerà a parlare il linguaggio del rugby, vogliamo avvicinare gli appassionati di sempre e nuove leve di tifosi a cui cercheremo di spiegare regole, riti e cultura della palla ovale senza diventare nozionistici o didascalici.
    Acquisteremo dal mercato internazionale una serie di documentari che raccontano la storia del Torneo e delle sue protagoniste, ma non dimenticheremo nemmeno quello che avviene al di fuori del Sei Nazioni.
    Ci sarà un grosso investimento su produzioni originali nostre di vario tipo e che sono in via di definizione: alcune potrebbero avere il format di “Come è fatto il calcio” ma non vogliamo dire altro.
    Ovviamente sarà coinvolto uno dei volti più noti di DMAX e cioè quello del cuoco-rugbista che si cela sotto le spoglie di Chef Rubio. Stiamo anche pensando a una serie di eventi sul territorio che avvicinino tifosi e non a questa disciplina.

     

    Coinvolgerete anche la Nazionale?
    Certamente. Le sue storie, i personaggi, i giocatori più rappresentativi. La cosa che più ci conforta è che questo gruppo di ragazzi è molto vero, ci sono atleti che sono o che potrebbero diventare “personaggi”, ma non c’è nulla di artefatto. Sono davvero così.

     

    Poi dovrete raccontare le partite…
    Facciamo le cose sul serio. Non è la prima grande sfida che affrontiamo, ma sappiamo che questa è diversa dalle altre cha abbiamo vinto. Vogliamo fare qualcosa di completamente nuovo. Racconteremo le partite, ma vogliamo anche comunicare tutto quello che gira attorno: la cultura del rugby soprattutto. Non sarà facile ma ce la metteremo tutta e il risultato finale potrebbe essere qualcosa che non si è ancora visto.

     

    Tenere assieme l’appassionato di lunga data e il tifoso dell’ultima ora non è facile, il rischio di scontentare i primi e non dare informazioni complete ai secondi è alto.
    Al vero appassionato forniremo un servizio all’altezza, su questo non devono esserci dubbi e mi sento di tranquillizzare tutti. Anche perché, lo ricordo, la qualità da un lato è una esigenza di tutti i prodotti Discovery e dall’altro ci viene formalmente richiesta nel contratto che abbiamo firmato con il Board del Sei Nazioni. Ci sono dei precisi e chiari doveri contrattuali che dobbiamo rispettare.
    Ma la sfida per noi più interessante è quella di allargare la base dei tifosi, un obiettivo che comunque è scritto nel nostro dna, nel nostro modo di fare televisione.

     

    Avete degli obiettivi brutalmente numerici in termini di ascolto?
    Oggi il canale viaggia tra l’1,8 e l’1,9% di share, siamo noni a livello nazionale. Vogliamo consolidare la posizione e migliorarla, ma senza fare il passo più lungo della gamba, un successo estemporaneo non è nei nostri obiettivi.

     

    Dovrete creare uno staff e una redazione ad hoc
    Sì, è una delle prime cose da fare. Ci stiamo muovendo, ma al momento non posso dire altro. Quando ci saranno novità le comunicheremo. Di sicuro sarà all’altezza della situazione.

     

    Un’ultima cosa: il Sei Nazioni dura un mese e mezzo. Voi inizierete a parlarne già da fine dicembre, diciamo che con i vari programmi e rubriche si giunge a fine marzo. Tra aprile e dicembre il rugby sparirà dai vostri palinsesti?
    Assolutamente no. Il rugby lo abbiamo preso perché ci crediamo con tutte le nostre forze. Certo la frequenza diminuirà nei mesi più lontani dal Sei Nazioni, ma qualcosa di ovale ci sarà sempre.

  • Sei Nazioni su DMAX: facciamo una prima analisi tra costi e benefici

    Sei Nazioni su DMAX: facciamo una prima analisi tra costi e benefici

    Una trattativa portata avanti in gran segreto dallo scorso giugno e un colpo di scena di quelli che proprio non ti aspetti. Eppure, alla fine, è tutto lì: i diritti tv per l’Italia del Sei Nazioni per il quadriennio 2014-2017 sono andati al gruppo Discovery, che li trasmetterà sul canale DMAX (canale 52 del digitale terrestre e disponibile anche al canale 28 di TivùSat). Tutte le partite di ogni edizione del torneo, a partire da quella che parte il prossimo febbraio, saranno trasmesse in chiaro. Quindici in tutto per ogni anno.
    Una notizia sorprendente per vari motivi. Perché il nome di DMAX non era mai praticamente comparso finora, anche nei lunghi periodi di stallo della trattativa; perché si conosceva al momento l’esistenza di una sola offerta, quella di Sky, ancorché fortemente inferiore a quella di qualche anno fa; perché la FIR in realtà sino alla fine aveva puntato forte sulla “soluzione mista” Sky/Rai; perché alla fine, guardando il palinsesto di DMAX, nessuno avrebbe puntato su di loro nonostante un target molto vicino a quello rugbistico. Invece. La sorpresa è stata generale, sia tra gli addetti ai lavori che tra tifosi e appassionati.

     

    Come giudicare quanto avvenuto ieri? C’è una generale soddisfazione per il ritorno del grande rugby in chiaro: per uno sport in crescita, che ha bisogno di sgomitare per trovarsi uno spazio, sulla carta è la soluzione migliore o quantomeno quella che può dare risultati importanti nel minor tempo. Certo DMAX dovrà in qualche modo fare i conti con la qualità offerta dalla produzione di chi l’ha preceduta, di altissimo livello sotto il profilo della regia, delle telecronache e degli approfondimenti. Un paragone pesante ma che farà anche da stimolo.
    L’aspetto che lascerà più strascichi è quello economico. Rispetto al contratto siglato quattro anni fa si tratta di un accordo al ribasso, ma questo si sapeva. Di quanto? Impossibile dirlo, cifre non ne circolano. L’offerta di Sky era sensibilmente inferiore a quella del 2009, quella di Discovery (l’azienda che ha in pancia DMAX) non si conosce ma non raggiunge sicuramente quella quindicina di milioni che il board avrebbe tanto gradito, è anzi verosimilmente parecchio lontana, ben al di sotto della soglia dei 10 milioni (ricordiamo a tutti che si tratta di ipotesi, anche se ben ponderate, che di cifre nessuno parla). Questo si tradurrà in una decisa minusvalenza nel bilancio federale. Nel breve periodo il dato economico non potrà che risentire di questa situazione. Sarà però interessante vedere gli effetti sul medio e lungo periodo: se la nazionale dovesse portare a casa risultati positivi potrebbe innescare un circolo virtuoso che potrebbe essere amplificato dal fatto di poter usufruire di una visione in chiaro delle partite. Insomma: Italia vinci e portiamo a casa nuovi sponsor.

     

    Ci sono poi da capire gli effetti politici – diciamo così – della firma di ieri: la vicenda dei diritti tv del Sei Nazioni era strettamente connessa a quella del rinnovo della partecipazione delle italiane al Pro12 e nei prossimi giorni potremo forse capire se la soluzione della prima porterà a un appianamento anche della seconda, e se sì in quale modo.
    C’è da fare infine una valutazione dell’operato di Alfredo Gavazzi e a nostro parere non può che essere positiva: al contrario del suo predecessore Giancarlo Dondi si è trovato a dover agire in un periodo che certo non si può definire di vacche grasse, anzi. Il presidente FIR sembra essersi mosso al meglio viste le condizioni date, riuscendo anche a trovare – tenendolo segreto sino all’ultimo – un partner inatteso, magari inesperto di cose ovali ma indubitabilmente di grande prestigio e importanza economica (parliamo ovviamente del gruppo Discovery). Gavazzi ha cavato dal cilindro un piano B quando in molti avrebbero avuto qualche problema ad imbastire un piano A, e non è poco. Ora però deve completare il quadro chiudendo positivamente anche la vicenda celtica e quella urgentissima legata al futuro delle coppe europee (dove però gli spazi di manovra sono parecchio ristretti).