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	<title>GPS Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Rugby e tecnologia: un nuovo sistema di rilevazione GPS per gli allenamenti dell&#8217;Australia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 09:27:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Rugby Championship]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[GPS]]></category>
		<category><![CDATA[wallabies]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In vista del Rugby Championship i Wallabies saranno i primi ad utilizzare un innovativo strumento voluto da Cheika</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/07/17/rugby-e-tecnologia-un-nuovo-sistema-di-rilevazione-gps-per-gli-allenamenti-dellaustralia/">Rugby e tecnologia: un nuovo sistema di rilevazione GPS per gli allenamenti dell&#8217;Australia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama &#8216;Clearsky&#8217; ed è la nuova tecnologia fortemente voluta da Michael Cheika per integrare gli allenamenti dei Wallabies, in vista del Rugby Championship e della Bledisloe Cup contro gli All Blacks. Come riporta <em>The Sydney Morning Herald</em>, il coach australiano avrebbe convinto una delle aziende maggiormente all&#8217;avanguardia del settore, la Catapult, a sperimentare sulla sua squadra questa nuova innovazione, che rappresenta l&#8217;evoluzione dei comuni sistemi di GPS utilizzati su scala mondiale. Sulle magliette dei giocatori verrà applicato un rilevatore, le cui informazioni verranno trasmesse ad una serie di apparecchiature posti al di fuori dello stadio o del centro di allenamento; <strong>i risultati finali saranno una raccolta di dati in tempo reale dieci volte più precisa del GPS e la possibilità di perfezionare la posizione in campo del singolo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;&#8216;Con &#8216;Clearsky&#8217; è possibile vedere esattamente dove un giocatore è posizionato rispetto ad un altro &#8211; ha spiegato il presidente di Catapult, Adir Shiffman, in un seminario a Sydney &#8211; È il livello avanzato nell&#8217;ambito di queste tecnologie, specialmente quando combinato all&#8217;analisi video, perché è possibile analizzare la tattica in maniera nuova&#8221;. E i Wallabies saranno i primi in Australia ad utilizzarla.</p>
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		<title>British &#038; Irish Lions-Australia, una sfida dal peso mondiale analizzata al&#8230; GPS</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2013/07/05/british-irish-lions-australia-una-sfida-dal-peso-mondiale-analizzata-al-gps/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 06:45:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giù il gettone]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[BOD]]></category>
		<category><![CDATA[Brian O'Driscoll]]></category>
		<category><![CDATA[British & Irish Lions]]></category>
		<category><![CDATA[George Smith]]></category>
		<category><![CDATA[GPS]]></category>
		<category><![CDATA[Robbie Deans]]></category>
		<category><![CDATA[sydney]]></category>
		<category><![CDATA[wallabies]]></category>
		<category><![CDATA[Warren Gatland]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scienze, tecnologie, psicologia. E poi i media e l'assenza di BOD. Tutto sotto la lente d'ingrandimento di Antonio Raimondi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2013/07/05/british-irish-lions-australia-una-sfida-dal-peso-mondiale-analizzata-al-gps/">British &#038; Irish Lions-Australia, una sfida dal peso mondiale analizzata al&#8230; GPS</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fuori i secondi, il ring per British and Irish Lions e Australia è pronto. Sabato a Sydney si annuncia una battaglia epica, come dodici anni fa, quando per la prima volta l&#8217;Australia ha conquistato la serie con il risultato di due a uno. <strong>E&#8217; stato un tour fantastico, per i numeri, per la capacità di produrre utili e interesse, e per gli spunti che ha consegnato a chi non si ferma alla superficie delle cose.</strong><br />
Abbiamo già scritto dell&#8217;importanza economica del Tour dei Lions, sia per le Home Union che, in questo caso, per l&#8217;Australia. I Lions e per riflesso l&#8217;Australia, in questo Tour del 2013 costituiscono una nuova frontiera per la ricerca e l&#8217;innovazione applicata al rugby. Ma guardandoci bene ricerca e innovazione vanno ben oltre i confini della palla ovale e dello sport. <strong>Il valore assoluto della vittoria, nelle parole dei protagonisti come minimo allo stesso livello della Coppa del Mondo, spinge alla cura del più piccolo dettaglio</strong> e giustifica uno staff tra tecnici e preparatori fisici fatto da undici specialisti. Rispetto agli staff dei club più importanti o delle nazionali, la difficoltà aggiunta per i Lions è quella di ottimizzare il poco tempo a disposizione. Per Warren Gatland avere il gruppo di giocatori più “fit” della storia dei Lions era vitale per il successo finale. E&#8217; un must che per il Galles è passato attraverso la crioterapia e la ricerca di spingere i giocatori oltre la zona di conforto, mentre con i Lions fondamentale è stato il GPS. Uno strumento non nuovo, la stessa Australia ci lavora da almeno un paio di anni, che però può essere utilizzato in modi differenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il responsabile dei preparatori fisici dei Lions Adam Beard e lo sport scientist Brian Cunniffe hanno ideato un&#8217;applicazione per la performance di ogni giocatore, basata sull&#8217;elaborazione dei dati ricavati dal GPS indossato in allenamento e in partita. <strong>In media i Lions durante il tour hanno incrementato il dato di metri per minuto, ritenuto fondamentale, da 80 a 85 e alcuni trequarti si sono spinti anche oltre i cento metri.</strong> Tuttavia, se guardiamo al secondo test match, i Lions non sono riusciti a difendere negli ultimi dieci minuti, quando l&#8217;Australia ha forzato l&#8217;intensità, e il multifase ha portato alla segnatura decisiva di Adam Ashley-Cooper. Colpa della condizione fisica o dell&#8217;infortunio di Warburton che ha lasciato i Lions senza un vero “grillotalpa” capace di inquinare il breakdown? C&#8217;è da meditare, perché con il capitano in campo, i britannici hanno fatto perdere agli avversari ventisette possessi, dieci dei quali forzati nel break-down, con sette calci di punizione guadagnati e tre classici grillitalpa.<strong> Sabato Warburton mancherà per tutta la partita e Gatland ha scelto a numero sette Sean O&#8217;Brien</strong>, e la tattica nel break-down sarà differente, forse più simile a quella dell&#8217;Irlanda che sorprese l&#8217;Australia nella partita della fase a pool della Coppa del Mondo. Inoltre le qualità di ball-carrier di O&#8217;Brien, insieme con il ritorno di Roberts, indicano la volontà di giocare un rugby diretto, per guadagnare momentum e eventualmente giocare successivamente largo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Senza entrare troppo nei dettagli, lo staff dei Lions ha utilizzato il GPS per migliorare la performance e non solo per registrare il lavoro fatto. Controllando, insieme con i medici, l&#8217;allenamento in condizione di disidratazione, per forzare un effetto “allenamento in altura” e aumentare così il volume del plasma. Pensando alla partita decisiva di sabato, razionalmente si potrebbe sostenere che più facilmente saranno i Lions, che sono a ottanta minuti dalle vacanze, quelli che dovrebbero rimanere con il serbatoio di energie in riserva, se non vuoto. <strong>Il confronto del minutaggio degli ultimi dodici mesi, assegna mediamente oltre quattrocento minuti in più ai Lions</strong> con in più il fatto che i Lions sono all&#8217;undicesimo mese di attività consecutiva, mentre gli australiani hanno iniziato la stagione soltanto a febbraio. Probabilmente Robbie Deans conta anche sulla presunta freschezza atletica per portare l&#8217;Australia alla vittoria. Ma sarà vero? E le forza mentale, in un arrivo in volata, prevedibile dopo i primi due test match, potrebbe essere più importante.<br />
Il GPS ha avuto una parte importante nel programma di recupero da infortunio di George North che in nove giorni ha recuperato dal generico “hamstring”, passando attraverso anche una modifica dello stile di corsa, per prevenire delle ricadute. Simile programma ha restituito per il test di sabato Jamie Roberts, il giocatore più importante, per la realizzazione del piano di gioco originale di Warren Gatland. <strong>Con la presenza di Roberts, i Lions avranno più possibilità per puntare su un rugby di corsa</strong>, proprio per la capacità del centro gallese di portare il pallone oltre la linea del vantaggio, trovando linee di corse più naturali per il primo centro. Vedremo quindi se ci sarà importante il parametro dei metri percorsi al minuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Restando al piano medico, la necessità di recuperare i giocatori il più rapidamente possibile, ha regalato qualcosa che si avvicina al miracolo, se pensiamo a Tommy Bowe, che in tre settimane è tornato in campo, dopo una frattura alla mano, che richiederebbe dalle sei alle otto settimane. Lo staff guidato dallo storico dottor James Robson, composto tra medici e fisio, di sei persone, non è riuscito invece a riparare in tempi brevi la frattura al braccio di Paul O&#8217;Connell, uno di quelli che si sente, quando non c&#8217;è.<br />
<strong>Chissà se nella scelta di lasciare fuori Brian O&#8217;Driscoll ci sia stata anche qualche valutazione derivante dal GPS</strong>. Agli irlandesi in realtà non interessa molto, per loro Warren Gatland ha fatto una sciocchezza. Gli inglesi pensano addirittura che il coach neozelandese abbia tradito lo spirito dei Lions, mettendo in campo dieci gallesi titolari. Queste considerazioni ci portano in un ambito che non si misura con il GPS, ma che ha valore almeno identico, e che riguarda la gestione delle persone e la comunicazione. Il mondo si aspettava O&#8217;Driscoll capitano, anche se nel secondo test si è visto più in difesa, nessuno ha placcato come lui, che in attacco.<br />
<strong>Alun Wyn-Jones sarà il capitano e al posto di O&#8217;Driscoll gioca Jonathan Davies. Forse la scelta più logica, se ci fosse stato Warburton</strong>, mentre allo stato attuale, lascia i Lions esposti ad una mancanza di leadership. Così la scelta di Robbie Deans di inserire George Smith, assume i connotati della contro mossa, e sembra che il passato del flanker australiano, dodici anni fa ha giocato vincendo la serie contro i Lions, conti più di essere fuori dalla nazionale praticamente da quattro anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interessanti le reazioni dei media. Quelli australiani si sono schierati a supporto della propria nazionale, nonostante non vedano l&#8217;ora di liberarsi del neozelandese Robbie Deans. Per tutto il tour hanno fatto opera di disturbo, lanciando i vari Rod McQueen, Bob Dwyer e Eddie Jones, per mettere pressione sugli avversari e sugli arbitri. <strong>Sul fronte britannico invece, non c&#8217;è un uguale supporto per i Lions e soprattutto alla vigilia del terzo test, Warren Gatland è al bivio: una sconfitta lo consacrerebbe come il più stupido degli allenatori della storia dei Lions, mentre una vittoria lo renderebbe improvvisamente un genio.</strong> Nell&#8217;epoca di twitter, oltre tutto, il disappunto si diffonde molto più velocemente ed è difficile valutare con quale ritorno all&#8217;interno del fortino Lions.<br />
La sensazione di difficoltà che si intuisce dai media britannici, potrebbe addirittura essere di segno opposto all&#8217;interno della squadra. Gli esempi in campo sportivo sono molti, quelli più vicini a noi italiani sono i titoli vinti dalla Nazionale di calcio, nel 1982 e nel 2006. Gatland per il terzo test, si affida ai gallesi, alla sua squadra, ad un leader, forse improvvisato, ma comunque di qualità.<br />
<strong>O&#8217;Driscoll sarà incazzato come neppure i francesi, ma il coach neozelandese potrebbe aver toccato le corde che invertono l&#8217;andamento negativo del Galles nei confronti dell&#8217;Australia</strong>, fatto di otto sconfitte nelle ultime otto partite, e sei sconfitte negli ultimi due anni. Tuttavia, davanti ad un avversario così tanto gallese, gli australiani potrebbero avere il vantaggio psicologico, di chi conosce la risoluzione del problema.<br />
Quindi, fuori i secondi, è la terza e ultima ripresa da ottanta minuti che consegnerà vinte e vincitori e che lascerà un segno indelebile nella vita di tutti i protagonisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Antonio Raimondi</strong> </p>
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		<title>Quando il rugby diventa tech: potenzialità e limiti del GPS ovale</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2012/12/14/gps/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 10:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giù il gettone]]></category>
		<category><![CDATA[GPS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E' una tecnologia sempre più diffusa, ma è usata al meglio? Antonio Raimondi lo ha chiesto a diversi esperti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/12/14/gps/">Quando il rugby diventa tech: potenzialità e limiti del GPS ovale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11233" title="Rugby GPS" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/rugby-uk-Google-Maps-075843.png?x96133" alt="" width="824" height="504" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/rugby-uk-Google-Maps-075843.png 824w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/rugby-uk-Google-Maps-075843-120x73.png 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/rugby-uk-Google-Maps-075843-230x141.png 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/rugby-uk-Google-Maps-075843-400x245.png 400w" sizes="(max-width: 824px) 100vw, 824px" /></p>
<p>C’è una piccola rivoluzione nascosta tra le regole sperimentali definite dall’International Rugby Board e che hanno avuto applicazione dallo scorso primo di settembre. <strong>Regola 4: Il Consiglio dell’IRB ha confermato che le attuali disposizioni che disciplinano l&#8217;utilizzo di apparecchiature GPS continueranno. In sostanza, seguendo un protocollo definito, i giocatori possono indossare rilevatori GPS durante la partita.</strong><br />
Il GPS sfrutta un sistema di satelliti in orbita per rilevare la posizione di un oggetto dotato di ricevitore. Inizialmente creato per scopi militari, poi reso utilizzabile anche per scopi civili, lo strumento fornisce orario e coordinate geografiche e il ricevitore misura il tempo impiegato dal segnale radio per percorrere la distanza satellite &#8211; ricevitore. Il ricevitore riceve il segnale da almeno quattro satelliti, li localizza e li usa per stabilire la propria posizione tramite un processo chiamato &#8220;trilaterazione&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nello sport l&#8217;utilizzo di questa tecnologia non è nuova, è stata introdotta da almeno una decina di anni, prima negli sport individuali, dove la rilevazione dei dati, l&#8217;elaborazione e poi l&#8217;applicazione dei risultati erano più semplici e immediate, poi la frontiera si è spostata nella complessità degli sport di squadra.</strong><br />
Esistono diversi tipi di apparecchi. In ambito rugbistico s’indossa dietro la schiena, è molto piccolo, e tramite la casacca aderente può essere collegato anche al cardiofrequenzimetro. Ad esempio il modello a 10HZ produce dieci dati al secondo, seicento al minuto e quarantottomila per ottanta minuti di partita. Quali dati registra il GPS? In genere i dati raccolti sono: velocità-accelerazione, decelerazione, impatti, potenza metabolica, numero di sprint, numero di accelerazioni (acc)-decelerazioni (dec), metri percorsi ad alta intensità al minuto, distanza relativa, indice aerobico, numero e tipo di corse sotto le soglie di velocità-accelerazione-decelerazione, distanza percorsa, durata registrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Riccardo Di Maio, preparatore atletico delle Fiamme Oro, sostiene che il GPS porta il laboratorio in campo. L’osservazione scientifica può essere così fatta sul campo, su un modello reale, senza doverne ricostruire uno in laboratorio.</strong> La domanda che possiamo porci, senza entrare nel dettaglio di più complessi discorsi scientifici è: quale influenza avrà questa tecnologia sul gioco del rugby?<br />
<strong>Alex Marco, il preparatore atletico della Nazionale Italiana,</strong> non si sbilancia: “E’ una valutazione che spetta ai tecnici, per me resta uno strumento per misurare uno dei parametri della performance del giocatore”. Prudenza giusta per chi lavora con questa tecnologia già da oltre un anno: “Abbiamo utilizzato il GPS per la prima volta – dice Alex Marco – il giovedì precedente la nostra vittoria sulla Francia nel Sei Nazioni 2011. Abbiamo iniziato in via sperimentale, per comprendere cosa il GPS avrebbe potuto darci. Solo in un secondo momento e con l’arrivo di Jacques Brunel, la tecnologia è stata integrata in un progetto, diventando uno strumento importante di lavoro”. La Nazionale lavora con dieci GPS utilizzati sia in allenamento sia in partita. “L’uso di questi dati – continua Marco – insieme con altri parametri, permette di valutare in modo più oggettivo l’allenamento settimanale e il lavoro fatto in partita, permettendoci di calibrare la preparazione sulle esigenze individuali ed essere così più efficacemente al servizio della squadra”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per il preparatore atletico dei Cavalieri Prato Tommaso Boldrini &#8220;il problema non è acquisire dati, perché oggi lo sanno fare tutti, ma il difficile è l&#8217;interpretazione, l&#8217;elaborazione, l&#8217;analisi, e soprattutto la messa in pratica sul campo&#8221;</strong>. Quando si tratta di nuove tecnologie, per evitare fraintendimenti e non sprecare risorse, bisognerebbe interrogarsi chiedendosi per chi si sta utilizzando questo livello di tecnologia. Per fare un paragone, andando nel personale, mia madre che ha più di ottant’anni e possiede un iPad che chiama Francesco lo utilizza forse al dieci per cento delle sue potenzialità.<br />
Altro esempio, più rugbistico, in passato, quando era esplosa la “moda” dell’analisi video, a livelli più bassi si tendeva a produrre ricercate analisi e seguenti strategie, che non potevano essere messe in pratica dalla squadra, per mancanza di sufficienti qualità tecniche.<br />
Uno dei contributi più importanti della tecnologia GPS, in questo momento, riguarda la possibilità di costruire un modello prestativo sempre più aderente alla realtà della partita: “Purtroppo – dice Boldrini – tutta la letteratura scientifica legata al rugby fa riferimento a un modello che non può essere adottato per il campionato italiano.<strong> Per restare nel nostro ambito, c’è una differenza grande, tra i dati che abbiamo raccolto durante le partite del Campionato d’Eccellenza e quelle di Coppa.</strong> Noi abbiamo iniziato in questa stagione, utilizzando sei apparecchi GPS, al fine di iniziare a monitorare le richieste ruolo per ruolo e crearci un modello prestativo per il campionato italiano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fino a qualche anno fa non avevamo così dettagliata la prestazione dei giocatori. Quanti metri percorre un giocatore durante una partita? Un paio di stagioni fa il sudafricano Ross Tucker di <em>Sport Science</em> ha pubblicato uno studio sul Super 14:<strong> la distanza percorsa in media da un tre quarti oscilla tra i 7 e i 7,5 chilometri a partita, mentre gli avanti corrono in media tra i 5 e i 7 chilometri per match. La semplice valutazione quantitativa, ormai appare superata a favore della valutazione qualitativa.</strong> Lo stesso Tucker ci rivela come il 70% del match è passato fermo o camminando, il 25% a velocità di jogging e il 5% di corsa a velocità di sprint.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-11222" title="GPS Schiena" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/GPS-Schiena-300x142.jpg?x96133" alt="" width="300" height="142" />Oggi lo studio all’avanguardia, che sta, per molti, rivoluzionando il calcio ha introdotto il concetto di Potenza Metabolica è firmato dal professor Pietro Di Prampero e dal professor Roberto Colli.<br />
Per comprendere il concetto ci aiuta ancora Riccardo Di Maio: “<em>Cr x V = Er dove Er</em> è la potenza metabolica (energia spesa per unità di tempo = mlO2\min) V è la velocità (m\min) Cr è il costo energetico della corsa (mlO2\m). Bisogna comprendere che il costo energetico della corsa aumenta nelle accelerazioni perché il soggetto deve spendere energia per aumentare la propria energia cinetica, mentre diminuisce nelle decelerazioni. Quindi a variare non è solo la velocità ma soprattutto il costo della corsa. Secondo quanto accelera il giocatore in relazione alla sua velocità del momento, la potenza metabolica aumenta (ovviamente se un giocatore sta correndo a 16km\h accelererà di meno di uno che parte da fermo, ma tenuto conto della velocità, basterà un’accelerazione minore per incrementare in maniera sostanziale la potenza metabolica). Questo studio nelle fasi attive del gioco si può estendere ovviamente anche nelle fasi di recupero (quelle sotto i 20W) per capire come sono distribuiti i recuperi di corsa durante la partita (anche le fasi di spostamento più lente)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il modello può essere applicato anche al rugby, aggiungendo l&#8217;importante valutazione degli impatti e di tutte le fasi di lotta e conquista. <strong>Cristian Iriarte, preparatore atletico di Reggio Emilia, consulente di diversi atleti medagliati a Londra 2012 ritiene fondamentale l&#8217;utilizzo della tecnologia GPS, ma mette anche in guardia “perché se la utilizzi male, puoi rovinare l&#8217;atleta o una squadra. Dipende tutto dai criteri di analisi che si utilizzano”.</strong> Per questo motivo è auspicabile una stretta collaborazione tra preparatore atletico e tecnico e un ampliamento dello staff in grado di analizzare i dati. “La collaborazione – sostiene Iriarte – si può sviluppare in diverse aree. Si può creare un lavoro didattico legato allo sviluppo del gioco, con lo staff medico si può gestire in modo scientifico turnover e riabilitazione dopo infortunio. Inoltre allineando i dati del GPS all’analisi video, si può valutare anche l’efficacia dell’impegno del giocatore.<strong> Non è detto che chi corre di più lo faccia in modo anche efficace”</strong>. A parte Richie McCaw i cui numeri restano da Superman, visto che è riportato che nel Tri Nations è stato capace di sprintare per un totale di 700 metri, correndo sopra la soglia dei 27 km orari, in sostanza il doppio di qualunque altro giocatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sicuramente i criteri di analisi faranno la differenza e a livelli di utilizzo vicino al 100 per cento del potenziale, la tecnologia GPS sarà un altro aiuto per gli allenatori che potranno avere dei parametri oggettivi, per fare scelte migliori.<br />
<strong>Il rischio è di lasciarsi andare e considerare tutto esclusivamente secondo parametri fisici, cadendo in quell&#8217;errore (orrore) di valutare come prioritario l’aspetto fisico nella selezione dei giovani.</strong> La valutazione qualitativa del lavoro fatto in campo, è strettamente legato all&#8217;area tecnica del giocatore, e si evidenzia ancora di più quando si analizzano i dati GPS con quelli dell&#8217;analisi video, verificando la reale efficacia di tutti gli episodi registrati. E’ possibile individuare dei deficit di comprensione da parte del giocatore: corro, ma non so dove correre. In questo la tecnologia può essere da supporto al miglioramento tecnico, così come i test fisici potrebbero dirci molto di più della qualità del giocatore, se effettuati riproducendo situazioni di gioco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è poi un’altra valutazione da fare che riguarda <strong>l’aspetto psicologico dell’utilizzo di una tecnologia che potrebbe essere molto invasiva, perché, di fatto, non permette all’atleta di nascondersi e offre il controllo totale su ogni secondo dell’allenamento</strong>. L’aspetto mentale è fondamentale nella prestazione e questo controllo come potrebbe influire? Chi deve gestire il rapporto con il giocatore, come deve porsi ad esempio nei confronti di un giocatore pigro? Non è una questione secondaria.<br />
Per finire, parlando con i vari preparatori atletici che in Italia stanno sperimentando il GPS e che hanno contribuito alla costruzione di questo GIU’ IL GETTONE, l’aspetto più bello è l’enorme passione che tutti hanno per il loro lavoro e per il rugby. C’è voglia di contribuire alla crescita di questo sport e la strada deve essere quella della collaborazione e della condivisione delle esperienze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Antonio Raimondi</strong> </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/12/14/gps/">Quando il rugby diventa tech: potenzialità e limiti del GPS ovale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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