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	<title>Aaron Geffin Archivi - On Rugby</title>
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		<title>Rugby nei campi di concentramento: una piccola storia finita bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 08:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi raccontiamo la vicenda di un sudafricano (ebreo) entrato nella storia. Ecco il nostro Giorno della Memoria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-14482" title="Lager" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2013/01/Lager.jpg?x47413" alt="" width="850" height="567" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2013/01/Lager.jpg 850w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2013/01/Lager-120x80.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2013/01/Lager-230x153.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2013/01/Lager-400x267.jpg 400w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></p>
<p>Aaron Geffin, soprannominato &#8220;Okey&#8221; (il perché non è dato saperlo), chi era costui? Nato nel maggio 1921 a Ponevess, Lituania, morto nell&#8217;ottobre 2004 in quello che era la sua vera patria, il Sudafrica. <strong>E&#8217; generalmente riconosciuto come il più grande giocatore ebreo di rugby di tutti i tempi, quelle infatti le sue origini.</strong><br />
Perché parliamo di lui? Per le sue qualità ovali ovviamente, <strong>skills che apprese in un campo di concentramento</strong>. Soldato di Sua Maestà, Geffin venne catturato dai tedeschi a Tobruk nel 1942, nel pieno della campagna d&#8217;Africa della Seconda Guerra Mondiale. Venne spedito in un campo di prigionia in Italia, da dove fuggì, catturato nuovamente fu mandato in Germania. Nuova fuga e nuova cattura: venne portato questa volta a Torun. <strong>Qui incontrò Bill Payn, ex springboks che gli insegnò soprattutto a calciare.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Geffin, negli anni a seguire, ricordò che &#8220;provavano mischie a volte per ore, calciavamo a piedi nudi. A volte giocavamo con qualche neozelandese o altri sudafricani&#8221;. <strong>Geffin ebbe la fortuna di non finire mai nei<span class="Apple-style-span"> campi nazisti tedeschi di concentramento e sterminio </span>che erano della autentiche fabbriche di morte.</strong> Non una passeggiata o una vacanza, intendiamoci, ma non era nemmeno Auschwitz. Torun era un centro dove arrivarono ad essere tenuti prigionieri sino a 10mila uomini, in gran parte soldati alleati. <strong>Forse, per sua fortuna, i nazisti non scoprirono mai le sue origini ebraiche,</strong> altrimenti non potremmo raccontare questa storia.<br />
Quello che imparò durante la prigionia gli servì una volta tornato in patria (il suo campo di concentramento venne liberato dall&#8217;Armata Rossa il primo di febbraio del 1945): continuò a giocare a rugby, si conquistò una maglia degli springboks e un posto nella storia incidendo in profondità nella seria contro la Nuova Zelanda nel 1949. <strong>D&#8217;altronde un pilone che calciava in maniera così precisa lo si è visto poche volte anche dopo che smise di giocare. </strong>In quella serie il Sudafrica vinse quattro gare su quattro e lui marcò 35 dei 47 punti complessivi della sua squadra. La sua precisione al piede gli fece conquistare <strong>un posto nel New Zealand National Rugby Museum,</strong> dove ancora oggi ci sono i calchi delle sue mani e &#8211; ovviamente &#8211; dei suoi piedi.<br />
Nel 1998 è entrato nella International Jewish Sports Hall of Fame.</p>
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