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	<title>super 10 Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Compie 10 anni l&#8217;ultimo Scudetto di Treviso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 10:04:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campionati Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[aironi]]></category>
		<category><![CDATA[Benetton Treviso]]></category>
		<category><![CDATA[Celtic league]]></category>
		<category><![CDATA[scudetto]]></category>
		<category><![CDATA[super 10]]></category>
		<category><![CDATA[viadana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finale storica quella del 2010 tra i Leoni e Viadana: ultima loro gara italiana prima del passaggio in Celtic League</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente 10 anni fa andava in scena quello che è stato un passaggio storico per il rugby italiano: allo Stadio Plebiscito di Padova si è giocata la finale Scudetto tra Treviso e Viadana, le due squadre che dalla stagione seguente si sarebbero spostate nell’allora Celtic League. Quel 29 maggio 2010 allora passerà alla storia come la data del 15esimo e ultimo Scudetto biancoverde, oltre che dell’ultima partita dei gialloneri nella massima categoria per due stagioni. Tra l’altro questo incrocio era lo stesso di 12 mesi prima, quando al Flaminio la Benetton superò per 29-20 i futuri Aironi e si cucì sulla maglia il tricolore, difeso poi con successo nella gara in oggetto.</p>
<p>Le due squadre arrivavano all’appuntamento dopo un cammino diverso in semifinale. Se Treviso aveva distrutto il Petrarca (battuto addirittura 54-10 nella gara d’andata) per Viadana il percorso era stato più irto, dato che Rovigo era riuscita a imporsi 22-18 nella semifinale di ritorno, non ribaltando però il 25-16 della prima sfida. Proprio al termine della “guerra” del Battaglini, l’allora centro viadanese Lloyd Johansson si lasciò andare a dei gesti di dubbio gusto nei confronti del pubblico rossoblù, rimediando così una stupida squalifica, e va detto che non fu il solo assente nei gialloneri allora diretti da Franco Bernini. Infortunati Sole, Sciamanna e Canavosio, tre giorni prima del match l’altro centro Sam Cox fu pescato positivo all’antidoping, e dunque anche per lui l’unico posto disponibile era quello in tribuna. Per la Benetton invece la situazione assenze è maggiormente sotto controllo, e i Leoni possono schierare praticamente tutta la loro potenza di fuoco, compreso un Marius Goosen arrivato all’ultima gara della carriera da giocatore. Questi i XV di partenza scelti dai due allenatori:</p>
<p><strong>TREVISO</strong>: Williams, Vilk, Galon, Goosen, de Jager, McLean, Botes; Kingi, Zanni, R. Barbieri, van Zyl, A. Pavanello (c), Cittadini, Ghiraldini, Rizzo.<br />
<strong>VIADANA</strong>: Law, Robertson, Harvey, M. Pratichetti, Pace, Woodrow, Wilson, Krause, Persico, Erasmus, Geldenhuys (c), Hohneck, J.C. García, Santamaria, Cagna.</p>
<p>Prima rivediamo le immagini della Finale Scudetto 2009 giocata al Flaminio di Roma, con in campo sempre Treviso contro Viadana:</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/QPgg6yI9VJA" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Gara diretta da Falzone e partenza in equilibrio, con un botta e risposta Botes-Woodrow dalla piazzola per il 3-3 del 12esimo minuto. Nonostante le assenze i gialloneri non concedono assolutamente nulla ai trevigiani, e si va avanti tra drop e calci di punizione sbagliati con l’equilibrio che rimane totale sino al 27esimo, quando Andy Vilk rompe due placcaggi e finalizza il contrattacco schiacciando in meta vicino ai pali. Sotto 10-3 Viadana avrebbe subito la chance del pareggio, ma dopo un pallone rubato e calciato in area di meta Pratichetti batte De Jager ma non riesce a schiacciare in meta. Sul finale del primo tempo ancora Woodrow-Botes protagonisti e alla pausa il tabellone riportava 13-6 per Treviso. Nel primo quarto d’ora del secondo tempo i lombardi, dopo aver resistito a un’inferiorità, sprecando due piazzati che avrebbero garantito il pareggio, quindi l’estremo Law trova finalmente la misura e fa 13-9 al 58esimo. Match in assoluto equilibrio, quasi bloccato come un duello western, e Viadana che al 72esimo spaventa gli avversari con Woodrow che infila l’acca siglando il 13-12. Passa un solo minuto e Botes castiga l’indisciplina avversaria, quindi un giallo a Enrico Pavanello (subentrato) lascia i leoni in 14. L’ultima chance è per Viadana che ha una touche in campo avversario e l’uomo in più, ma un banale errore di controllo decreta il cambio possesso e la fine del match. Ecco le immagini della partita e un servizio con interviste ad alcuni protagonisti dell&#8217;epoca:</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/gDKxQFa5g9Y" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/mm4dq7ZeZ30" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Dopo 80 minuti di battaglia vera la Benetton Treviso può festeggiare il suo 15esimo titolo, l’ultimo della storia, mentre dall’altra parte del campo era la delusione il sentimento predominante. Chiuso il capitolo Super 10, come si chiamava allora il massimo campionato ovale, le due squadre erano proiettate verso il futuro che si chiamava Celtic League. La creazione degli Aironi “spense” Viadana per due stagioni, prima del ritorno del 2012, mentre per la Benetton fu l’ultima partita “italiana” della storia fino ad oggi.</p>
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		<title>Vent&#8217;anni guardando al futuro: dietro il modello rugby della Capitolina</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/12/18/ventanni-guardando-al-futuro-dietro-il-modello-rugby-della-capitolina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2016 08:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serie A – B – C]]></category>
		<category><![CDATA[capitolina]]></category>
		<category><![CDATA[franchigie]]></category>
		<category><![CDATA[nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Pro12]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[rugby]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A]]></category>
		<category><![CDATA[super 10]]></category>
		<category><![CDATA[tinari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il club romano festeggia (con libro) un importante traguardo. Lo presentano il primo e l'attuale Presidente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Devo dire che è divenuta un’opera davvero corposa, segno che di cose ne sono state fatte: per riassumere 20 anni ci sono volute 256 pagine”. Parole di Claudio Tinari, 19 caps in azzurro nei primi Anni Ottanta e primo Presidente dell’Unione Rugby Capitolina, club che ha contribuito a fondare nel 1996. Da allora sono passati venti, intensissimi, anni, durate i quali<strong> la società di Via Flaminia si è imposta all’attenzione nazionale come esempio virtuoso per quanto riguarda l’amministrazione e vincente per quanto riguarda i risultati in campo</strong>, con i tanti titoli conquistati delle squadre giovanili. E alla Capitolina è periodo di fermento per i il compleanno del club, ufficialmente festeggiato sabato 17 dicembre. Da quel giorno è disponibile anche <strong>il libro &#8220;Vent&#8217;anni di storia 1996-2016&#8221;</strong> (256 pagine, 35 Euro, sotto le informazioni per l&#8217;acquisto), volume diviso in 20 capitoli che raccontano la storia del club con ampia documentazione fotografica, aneddoti, lista dei 2874 tesserati e dei soci fondatori.</p>
<p>Assieme a Claudio Tinari, la cui carica è durata fino al 2003, abbiamo ripercorso la storia del club, il suo cammino e le decisioni più importanti che lo hanno ispirato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“La storia della Capitolina parte da lontano e nasce da un’insoddisfazione di fondo del territorio romano rispetto all’assenza di un vero e proprio club di rugby”, racconta l’ex numero 8 azzurro. “Era incomprensibile che uno sport così tradizionale, con radici forti e radicate nel sociale, non avesse una propria casa. Nell’estate del 1996 ci siamo ritrovati e abbiamo creato un nuovo club. <strong>Ma volevamo una casa, quella è stata l’esigenza forte</strong>”. E se una casa non c’è, basta rimboccarsi le maniche e costruirla. Dopo aver trovato il posto giusto…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Abbiamo identificato alcuni terreni in Via Flaminia e iniziato i nostri lavori l’11 maggio 1997. Eravamo una cinquantina di soci, chi portava una tenaglia chi una trivella o un bobcat: abbiamo bonificato l’area, un ex circolo di tennis, messo una recinzione e seminato l’erba lasciando un biglietto con un numero a cui rivolgersi in caso di necessità”. Non un terreno qualunque, quello individuato dai soci fondatori: “Erano proprietà collegate ad un esponente della Banda della Magliana. Carabinieri e Guardia di Finanza ci dissero che eravamo dei pazzi, ma non ci siamo scoraggiati. Siamo corsi in Tribunale per parlare con un Giudice e regolarizzare la nostra presenza con un regolare contratto di affitto. Ironia della sorte, il commercialista incaricato dal Tribunale era un vecchio giocatore della Lazio…”.</p>
<p>Pronti via e si parte. “Come per tutti, i primi tempi sono stati pioneristici, con due container come spogliatoi e un faro a gasolio per l’illuminazione. Da lì siamo arrivati ai 600 atleti di oggi, limite fisiologico per la nostra struttura”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dal punto di vista tecnico come vi siete invece mossi?</strong><br />
Sin dall’inizio lo sforzo che ci ha contraddistinto è andato non solo in direzione dei giocatori, ma anche dei tecnici. Ora escono dal percorso di formazione tecnica 5-6 persone che avevano iniziato con il minirugby nei primi anni della fondazione: ragazzi di 24-25 anni che si affacciano ora nei quadri tecnici. Due anni fa avevamo 37 allenatori, tutti con un minimo rimborso spese. Ci teniamo che non sia un rapporto di volontariato e che tutti abbiano una percorso di formazione alle spalle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quattro titoli Under16 dal 2010 ad oggi non sono certo un caso…</strong><br />
I titoli giovanili lo testimoniano. Ma il lavoro di conduzione e coordinamento tecnico di Daniele Pacini è stato fondamentale, come lo è oggi quello di Marco Orsini e Marco Iscaro che si dividono Seniores e Juniores/Minirugby. Ma quello che abbiamo fatto ha dell’incredibile: uno o due anni può essere un caso di nidiate fortunate consecutive, ma con questa continuità no. Il vero è problema è portarli ad eccellere in Under18 e Prima Squadra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C’è tanto abbandono prima dell’Under 18?</strong><br />
C’è una notevole perdita tra i 15 e i 16 anni, perché poi l’impegno si fa maggiore tanto qui che a scuola. Spesso però ci sono i ritorni, tra i 20 e i 21 anni, quando magari si è diventati persone più indipendenti e si ha un proprio equilibrio. Si torna per giocare, partendo magari dalla seconda squadra, ma si torna anche negli anni successivi per fare il tecnico, il dirigente o l’accompagnatore. L’idea del circolo virtuoso ci piace molto e vogliamo coinvolgere tutti. Abbiamo organizzato per esempio un torneo di calcetto per i genitori del minirugby il sabato mattina: un modo per tenere tutti assieme e dare l’idea della famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A distanza di qualche anno, come valutate la scelta fatta nel 2009 di rinunciare al Super 10?</strong><br />
Guardando indietro, tutte le decisioni sono state molte sofferte e pensate, ma sempre per non fare il passo più lungo della gamba: è importante non lasciar prevalere l’entusiasmo e considerare sempre il lato finanziario. Dal 2006 al 2009 abbiamo vissuto l’esperienza del semiprofessionismo con il Super10. Non potevamo non farlo, il vivaio era talmente forte che volevamo dare ai giocatori la possibilità di confrontarsi ai massimi livelli. Poi la scelta è stata di ripartire dal basso. Un bene, un male, giusto, non giusto…Ancora dobbiamo elaborarlo. Restano i fatti: abbiamo chiuso l’esperienza senza retrocessione sul campo e cedendo il titolo a L’Aquila che veniva dal terribile terremoto del 2009. Da allora ci domandiamo, se avessimo proseguito, come ci saremmo evoluti. Di sicuro sostenere quel semi professionismo fu una grandissima fatica. E quando abbiamo capito che si andava verso l’evoluzione delle franchigie abbiamo appoggiato totalmente la decisione, perché mancava il livello intermedio tra Super10 e Nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non si può parlare di Capitolina senza citare l’Hostaria del campo. Che importanza ha per voi?</strong><br />
L’Hosteria è il principale sponsor della Capitolina. Non l’abbiamo mai dato in gestione esterna e tutti gli utili sono del club: è un volano finanziario che non ci abbandonerà mai. Ed è fondamentale anche per il proselitismo, perché permette a tante persone estranee di entrare in contatto con il rugby. Basta pensare a quante cene di classe organizziamo: tutti bambini e ragazzi che entrano in un club e cenano sotto un’acca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dove sarà la Capitolina tra altri venti anni?</strong><br />
Sono passati venti anni che valgono due/tre ciascuno. Stiamo vincendo la scommessa di dare un ambiente da professionismo per quanto riguarda le strutture: campi, club house, staff medico, preparatori atletici e fisioterapisti. Ma la vera sfida arriva sempre nel momento in cui le generazioni successive dovranno replicare questi virtuosismi. Per alcuni aspetti però ci sentiamo tranquilli: ci siamo mossi in anticipo e la responsabilità economica non è in mano esclusivamente o quasi ad un unico mecenate. E al giorno d’oggi non è poco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-130994" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/12/ljljl.jpg?x47413" alt="ljljl" width="330" height="248" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/12/ljljl.jpg 706w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/12/ljljl-107x80.jpg 107w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/12/ljljl-204x153.jpg 204w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/12/ljljl-356x267.jpg 356w" sizes="auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px" />Di costruzione del futuro abbiamo parlato con l’attuale presidente, Giorgio Vaccaro, in carica dal 2009. “Nel momento di scegliere il nostro percorso, una delle prime decisioni è stata quella di dare la dovuta attenzione alla formazione dei formatori”, conferma. “<strong>Inizialmente per forza di cose ci siamo rivolti a chi già faceva parte del mondo del rugby, ma da subito con la precisa intenzione di formare i nostri giocatori e i nostri tecnici</strong>. Ci sono diversi nostri allenatori che nel tempo hanno collaborato con la Federazione a testimoniare la bontà della loro preparazione”. E il percorso tecnico coinvolge molti ragazzi del gruppo Seniores che militano in Prima o Seconda Squadra: “Almeno una dozzina di questi sono coinvolti tra Under6 e Under12. Un fatto che riteniamo molto sano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alla dimensione tecnica, la volontà è quella di formare i quadri anche per gestione e amministrazione. “<strong>Laddove è possibile, l’intenzione è di crescere giocatori che, ovviamente se vogliono, siano in grado poi di fare i manager</strong>. Nel nostro Consiglio c’è sempre un rappresentante dei Seniores (oggi è Giulio Rampa, ndr): sia per avere il polso delle loro esigenze, sia per dare un’occasione di formazione. Venti anni sono volati e dobbiamo pensare a domani, quando consegneremo le chiavi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda invece la mancanza di un vero e proprio main sponsor in senso “classico” (virgolettato nostro), questa situazione dà fiducia per il futuro: “Non c’è un padrone o presidente/mecenate e nel panorama sportivo è abbastanza un’anomalia. Tutto ciò ha un enorme vantaggio: nel momento in cui qualcuno molla il sistema non va in crisi. <strong>Ipoteticamente, in quel momento ci servirà solo qualcuno che amministri e mandi avanti il club, non qualcuno che lo faccia vivere economicamente</strong>. Vogliamo l’autosufficienza, non il grande mecenate di turno”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, un augurio di carattere più tecnico per quanto riguarda invece il futuro degli atleti che si affacciano oggi alla maggiore età: “La nostra situazione è abbastanza ibrida, perché formiamo tanti giovani forti. Ma l’importante è non illudere questi ragazzi e fare in modo che capiscano che il professionismo sono le franchigie e basta. Pensiamo all’Eccellenza, certo, ma come ad un traguardo da raggiungere con le nostre forze, come accaduto nel 2013. <strong>Piuttosto, auspico un investimento forte della FIR in un Campionato Under18 da subito Nazionale</strong>, perché la prima fase non è del tutto competitiva e quindi formativa per i ragazzi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Info libro</strong>: per acquistare il volume è possibile passare direttamente negli uffici della Capitolina (Via Flaminia, 867, 00191 Roma) oppure utilizzare i contatti 06.3335047-info@capitolina.com per info e prenotazione.</p>
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