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	<title>newsletter Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>I 10 migliori soprannomi del rugby internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 07:22:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terzo tempo]]></category>
		<category><![CDATA[jason leonard]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Owens]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Matera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Avatar a El Loco, passando per la storia di Os du Randt all'uomo chiamato 36</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/03/25/i-10-migliori-soprannomi-del-rugby-internazionale/">I 10 migliori soprannomi del rugby internazionale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rugby è (anche) un gioco di soprannomi. Come in tutte le comunità dove lo stare insieme è una caratteristica fondamentale, dopo un po&#8217; ci si stufa di chiamarsi col nome di battesimo, o con quel solito diminuitivo del cognome. E poi ci sarà anche da distinguerli fra loro, questi ragazzi che arrivano al campo a vagonate, contrassegnati tutti da quel tale nome che andava di moda nel periodo in cui sono nati.</p>
<p>E&#8217; così, ad esempio, che nasce il soprannome di <em>Ugo </em>Gori: il mediano di mischia ex Benetton venne soprannominato così da uno dei suoi primi allenatori, stufo di dover distinguere fra tutti gli Edoardo che gli capitavano a tiro all&#8217;inizio degli anni Novanta, e gli è rimasto attaccato fino al Sei Nazioni.</p>
<p>Chiunque abbia frequentato un campo con i pali ad acca, poi, ne avrà piene le tasche di Ciccio e di Scheggia, ma anche di soprannomi creativi, dietro le cui storie ci sono affascinanti percorsi mentali e storie da scovare.</p>
<p>Non è diverso per chi il rugby lo gioca al massimo livello, e a tanti è stato affibbiato un soprannome, anche se sono pochi quelli che spiccano per immensa originalità. Lo sappiamo tutti, infatti, che Tendai Mtawarira è chiamato <em>Beast</em>, per via della sua incredibile possanza, ma concorderete con chi scrive che non sia il più fantasioso degli appellativi. Ecco allora una lista dei dieci migliori che siamo riusciti a rintracciare.</p>
<p><strong>Sam Warburton &#8211; Avatar</strong></p>
<div id="attachment_104483" style="width: 240px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-104483" class="wp-image-104483 size-medium" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/12/BT3D7147-©sebastiano-pessina-230x153.jpg?x71421" alt="" width="230" height="153" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/12/BT3D7147-©sebastiano-pessina-230x153.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/12/BT3D7147-©sebastiano-pessina-120x80.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/12/BT3D7147-©sebastiano-pessina-400x267.jpg 400w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/12/BT3D7147-©sebastiano-pessina.jpg 850w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /><p id="caption-attachment-104483" class="wp-caption-text">ph. Sebastiano Pessina</p></div>
<p>Vi ricordate <em>Avatar?</em> Quel film di fantascienza dove un tizio dell&#8217;esercito americano si incorpora in uno di questi cosoni blu, una razza aliena dalle sembianze incredibilmente somiglianti a Sam Warburton? Beh, i suoi compagni di squadra sì, se lo ricordano, visto che ci hanno riso su per mesi nel chiamare così il terza linea del Galles.</p>
<p>A quanto pare, il buon Sam rimaneva un po&#8217; deluso: &#8220;Nessuno dei miei soprannomi è particolarmente un complimento&#8221; ha dichiarato una volta, raccontando di essere chiamato anche Jimmy Nail, come l&#8217;attore che interpretava il personaggio Squalo nei film di James Bond.</p>
<p>&#8220;Una volta ero a Londra e stavo vedendo il musical <em>Jersey Boys, </em>quando mi si avvicina un tipo e mi chiede: &#8216;Nemanja, potresti farmi l&#8217;autografo?&#8217;.&#8221; Credevano fosse Nemanja Vidic, ex difensore del Manchester United che ha chiuso la carriera nell&#8217;Inter.</p>
<p><strong>Billy Twelvetrees &#8211; 36</strong></p>
<p>Ah, lo humour inglese. Il soprannome del giocatore che oggi gioca a Gloucester affonda le sue radici nel periodo iniziale della sua carriera, ai Leicester Tigers.</p>
<p>Niente di complesso, qui, pensate alle tabelline: dodici per tre? <em>Twelve trees?</em> Già, proprio così.</p>
<p><strong>John Eales &#8211; Nobody</strong></p>
<p>Okay, d&#8217;accordo, non sarà una sorpresa, è una storia che tanti conoscono, ma è uno dei soprannomi più belli che si siano mai visti ad Ovalia. John Eales è Nessuno, perché nessuno è perfetto. E in quanto a perfezione il signor Eales se ne intendeva: chiedetelo agli All Blacks finiti gambe all&#8217;aria per la sua precisione dalla piazzola nella Bledisloe Cup del 2000.</p>
<p>Quella volta andò così: i Wallabies erano sotto di due, ma in attacco, con il tempo oramai scaduto. L&#8217;arbitro assegnò un calcio di punizione all&#8217;incrocio fra la linea dei 22 metri e quella dei 15, sulla sinistra. Solo che il piazzatore titolare di quella formazione era dovuto uscire. Eales qualche volta aveva piazzato, sia nel club che in nazionale. Le sue statistiche personali dicono che abbia centrato i pali una sessantina di volte, segnando per contro solo due mete con la maglia dell&#8217;Australia. Ecco quindi che il principale indiziato per calciare quell&#8217;ovale era divenuto proprio lui: e Eales, come al solito, fu perfetto.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/tcpasb1r_nY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>Jason Leonard &#8211; Fun Bus </strong></p>
<p>Tour dei British &amp; Irish Lions 1993. Martin Bayfield, seconda linea dell&#8217;Inghilterra tanto gigantesco quanto burlone, nonché successivamente noto per essere stato lo stuntman dell&#8217;attore che interpretava Hagrid nei film di <em>Harry Potter</em>, adocchia l&#8217;altrettanto ingombrante Leonard con la maglia rossa della selezione britannica: &#8220;Ma lo sai che sembri proprio uno di quegli autobus a due piani di Londra!?&#8221;</p>
<p>Detto fatto, il soprannome <em>Fun Bus</em> rimarrà appiccicato al pilone dell&#8217;Inghilterra per tutta la carriera, che durerà oltre cento caps. Al momento del ritiro e per un lungo periodo, Leonard è stato il giocatore con più presenze internazionali nella storia del rugby a quota 119.</p>
<p>Qualche anno fa Leonard ha fondato Fun Bus, una società che si occupa di organizzare eventi. Oggi è diventato il nuovo presidente dei British &amp; Irish Lions, e sarà di nuovo in rosso per far salire tutti a bordo del <em>Fun Bus</em> con cui la selezione si recherà in Sudafrica nel 2021.</p>
<p><strong>Gethin Jenkins &amp; Rhys Gill &#8211; Watermelon &amp; Mango</strong></p>
<div id="attachment_125256" style="width: 240px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-125256" class="wp-image-125256 size-medium" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/4686199-230x146.jpg?x71421" alt="Gethin Jenkins" width="230" height="146" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/4686199-230x146.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/4686199-120x76.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/4686199-400x255.jpg 400w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/4686199.jpg 800w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /><p id="caption-attachment-125256" class="wp-caption-text">ph. Andrew Boyers/Action Images</p></div>
<p>Un uomo chiamato cocomero. E&#8217; Gethin Jenkins, pilone dei Cardiff Blues ritiratosi al termine della scorsa stagione, con ben 129 presenze internazionali con il Galles.</p>
<p>Perché cocomero? Perché ha una testa davvero grossa, anche se parzialmente mascherata dagli oltre 120 chilogrammi di peso.</p>
<p>Il fatto è che quando Rhys Gill, pilone di sei anni più giovane, è arrivato in prima squadra, i compagni si sono accorti che pure lui aveva una circonferenza cranica niente male, sebbene inferiore a Jenkins. Da lì, è un attimo: più giovane, più piccolo fisicamente, più piccola la testa, in pratica una versione tascabile. Mango.</p>
<p><strong>Tomas Lavanini &#8211; Lengua</strong></p>
<p>Chi non ha niente da apprendere dall&#8217;ironia britannica in termini di soprannomi sono i sudamericani. Fra i giocatori dei Pumas sono in tanti ad avere soprannomi interessanti, alcuni nobili come <em>El Mago </em>Hernandez, altri meno come <em>El Corcho</em> Fernandez Lobbe. All&#8217;epoca Daniel Hourcade, il commissario tecnico che ha preceduto Mario Ledesma, era noto come <em>Huevo</em>.</p>
<p>Uno dei più ironici, però, riguarda il gigante Lavanini, che per quanto possa essere estroverso sul campo da rugby, fuori dal rettangolo di gioco è per lo più taciturno, tanto che alcuni compagni hanno incominciato a chiamarlo <em>El Lengua</em>, il lingua, quella che non mette in movimento mai.</p>
<p><strong>Jacobus Petrus Du Randt &#8211; Os</strong></p>
<p>L&#8217;unico giocatore due volte campione del mondo con la maglia degli Springboks è conosciuto da tutti con il proprio soprannome <em>Os</em>, il bue. D&#8217;altronde Jacobus Petrus poteva sembrare un tantino lunghetto per richiamarne l&#8217;attenzione in campo, spesso fiaccata dalle mischie chiuse dove peraltro si faceva valere come pochi altri.</p>
<p>Du Randt vinse da giovanissimo la Coppa del Mondo 1995, e divenne poi uno dei piloni più forti al mondo, e nel 1999, dopo la sua seconda partecipazione al torneo mondiale, fu ancora uno dei migliori. Nel 2000, però, una serie di brutti infortuni ne stroncò la carriera, tenendolo fuori per quasi tre anni, tanto che il giocatore aveva praticamente deciso di smettere.</p>
<p>Poi, nel 2003, ricevette una telefonata da un suo ex compagno di squadra, il cui nome ultimamente si sente spesso nei titoli dei media che parlano di rugby: Rassie Erasmus. Si era appena ritirato e aveva iniziato ad allenare i Cheetahs, e voleva Os, il bue, per mettere una pietra angolare al suo pack. Du Randt disse di sì, e dopo quattro anni alzò di nuovo la Rugby World Cup. In quella spedizione Du Randt, che aveva allora 35 anni, venne soprannominato <em>Oupa, </em>il nonno.</p>
<p>(Poi ci sarebbe quella volta, a Londra, in cui la cameriera chiese a Os il grado di cottura della sua bistecca: &#8220;Come la desidera, <em>sir?</em> Media?&#8221;. E Os, spaventato: &#8220;No, no! Io la voglio grande!&#8221;)</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/jypg8GcTmF8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>Pablo Matera &#8211; Loco</strong></p>
<p>Come dite? <em>El Loco </em>per un argentino è un soprannome sentito talmente tante volte che pecca decisamente di originalità? Beh, può essere.</p>
<p>Il fatto è che Pablo Matera non è stato soprannominato il matto per il suo stile di gioco senza compromessi, molto fisico. O almeno non solo.</p>
<p>Voci di spogliatoio raccontano infatti che ai tempi delle nazionali giovanili, Pablo Matera fosse solito puntare la sveglia sulle sei del mattino. &#8220;Pablo, ma cavolo, le sei del mattino! Ma perché?&#8221; protestavano i compagni di camera.</p>
<p>&#8220;Tranquilli ragazzi, è una roba di un attimo&#8221; rispondeva quello.</p>
<p>Sei del mattino, suona la sveglia sul cellulare. Matera si sveglia, a malapena apre gli occhi, stacca qualche pezzo di cioccolata da una tavoletta e lo divora. Poi, stappa una lattina di Coca Cola, che beve praticamente in un solo sorso. Al che dà di nuovo la buonanotte, si gira dall&#8217;altra e via andare, come se niente fosse. Prendete appunti: è così che si diventa capitani dell&#8217;Argentina.</p>
<p><strong>Iain Henderson &#8211; Lama</strong></p>
<div id="attachment_169899" style="width: 238px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-169899" class="wp-image-169899 size-medium" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2018/12/2017-05-15T142421Z_137859861_MT1ACI14793975_RTRMADP_3_RUGBY-UNION-LIONS-228x153.jpg?x71421" alt="iain henderson" width="228" height="153" /><p id="caption-attachment-169899" class="wp-caption-text">ph. Reuters</p></div>
<p>2012, <em>training camp </em>dell&#8217;Irlanda. Iain Henderson si è lasciato crescere i capelli. Arriva a colazione con quella sua andatura un po&#8217; curva, brontosauresca. Si siede e a capo chino si mette mangiare la sua tazza di latte e cereali. Lì, in quel momento Donncha O&#8217;Callaghan ha una visione: &#8220;Lama!&#8221;</p>
<p>I soprannomi spesso nascono così, a tutte le latitudini. Da una azzeccata visione di uno degli anziani del gruppo, con il potere di ribattezzare i nuovi pupilli con soprannomi più o meno onorevoli.</p>
<p>Il lama Henderson era sette anni fa appena un ventenne dal fisico troppo cresciuto per essere il quinto Beatle, oggi è appena diventato il nuovo capitano dell&#8217;Ulster, la squadra dove ha giocato per tutta la carriera.</p>
<p><strong>Ken Owens &#8211; Sceriffo</strong></p>
<p>Carmarthen, la città più vecchia del Galles. Rugby e miniere di carbone gli interessi principali. Quindicimila anime votate a parlare dell&#8217;uno e a lavorare nell&#8217;altro, ma spesso anche il contrario. Uno che ci lavora, per dire, è il capitano della franchigia locale di Pro14, Ken Owens degli Scarlets, detto <em>The Sheriff.</em></p>
<p>Nei paesi di provincia ci si conosce tutti, e così a Carmarthen tutti conoscono Ken, che da bravo gallese parla fluentemente gaelico e che, se non lo sapesse signora mia, è pure il nipote di quel gran signore che un tempo faceva il sindaco da queste parti.</p>
<p>Una personalità eccellente, insomma, in città: tanto da meritarsi la stella di latta da sceriffo.</p>
<p><strong>Lorenzo Calamai</strong></p>
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		<title>Il commovente regalo di Natale dei Cardiff Blues a Nick Williams</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/12/20/il-commovente-regalo-di-natale-dei-cardiff-blues-a-nick-williams/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Mangiarotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 10:52:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto e video]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo tempo]]></category>
		<category><![CDATA[cardiff blues]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Nick Williams]]></category>
		<category><![CDATA[Pro14]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il terza centro, ex di Aironi e Ulster, ha ricevuto un regalo speciale dal club della capitale gallese</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il periodo che porta a Natale, si sa, è un periodo davvero speciale per molti di noi, un periodo in cui ci si stringe ancora di più vicino alle persone amate, si ricorda con ancora più affetto chi non è più con noi e si sente ancora di più la mancanza di chi vive lontano e non si riesce ad incontrare spesso.</p>
<p>I Cardiff Blues hanno pensato di fare a Nick Williams, ex terza centro (tra gli altri) di Aironi e Ulster, un regalo davvero speciale, immortalando tutto in un video postato sul loro profilo Twitter.</p>
<p>Provate a trattenere le lacrime, noi non ci siamo riusciti.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/380547697" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Il ritorno in maglia Benetton, il rugby italiano e il Mondiale: intervista a Nasi Manu</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/12/18/nasi-manu-benetton-rugby-italia-mondiale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 21:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benetton Rugby]]></category>
		<category><![CDATA[Nasi Manu]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con lui abbiamo parlato delle sue sensazioni dopo le prime partite ad alto livello, del suo giudizio sui giocatori italiani e della realtà tongana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/18/nasi-manu-benetton-rugby-italia-mondiale/">Il ritorno in maglia Benetton, il rugby italiano e il Mondiale: intervista a Nasi Manu</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una notte di pioggia gallese, un anno e tre mesi dopo <a href="https://www.onrugby.it/2019/03/12/nasi-manu-un-osso-duro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lo stop forzato dalla malattia</a>, Nasi Manu è tornato in campo con la maglia del Benetton Rugby, ricordando a tutti quanto fossero mancate l&#8217;esperienza e la straordinaria &#8216;leadership by example&#8217; del terza linea ex Crusaders ed Edimburgo.</p>
<p>&#8220;Sto molto bene. Ho superato la sfida che mi ha messo davanti vita lo scorso anno e sono felice perché la mia salute è in ottime condizioni &#8211; ha detto Manu in un&#8217;intervista a <em>On Rugby</em> &#8211;  Il mio modo di approcciarmi alla vita è cambiato. Mi sto godendo ogni piccola cosa del quotidiano. Mi sono trovato costretto a riflettere su cosa fosse realmente importante. La mia famiglia e tutte le persone che si sono prese cure di me sono sicuramente tra quelle&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sono grato ogni volta che scendo in campo &#8211; ha continuato il tongano, reduce dalla Rugby World Cup 2019 con la sua nazione &#8211; Ogni volta che posso allenarmi è una benedizione. Ogni volta che posso sentirmi parte del team è una benedizione. In un periodo durissimo, a Treviso, ho ricevuto un sostegno fantastico, quasi difficile da descrivere a parole&#8221;.</p>
<p>Il focus poi si è spostato sul campo e sulle sue condizioni fisiche. &#8220;Sono ansioso e molto desideroso di tornare in campo a giocare partite. Per me è stata una sensazione bellissima tornare ad indossare la divisa del Benetton contro gli Scarlets, dopo quello che è successo la scorsa stagione. Ma a livello tecnico, non sono stato molto soddisfatto per le mie prestazioni nelle gare che ho giocato. Ora ho qualche piccolo problema fisico, ma non vedo l&#8217;ora di tornare in campo per dare un contributo migliore rispetto alle due partite che ho disputato. Devo lavorare al meglio con il mio corpo, in allenamento, per poter fornire prestazioni al livello a cui so di poter giocare&#8221;.</p>
<p><strong>Quanto può crescere il Benetton</strong></p>
<p>Miglioramenti personali, ma anche collettivi. Quelli a cui aspira anche un Benetton Rugby <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/18/benetton-rugby-lione-numeri-dati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">che ha preso le misure alla Champions Cup</a> e vuole costruire un <em>momentum</em> positivo in grado di far risalire la classifica ai Leoni anche in Pro14. &#8220;Penso che tutto il team sperava di trovarsi in una situazione migliore, a questo punto, in termini di risultati. Sappiamo quanto possano essere importanti le prossime partite. Credo che nel complesso, in questi mesi, non siamo sempre stati consistenti nelle nostre performance, non riuscendo a giocare costantemente al livello a cui abbiamo dimostrato di poter aspirare regolarmente&#8221; &#8211; ha spiegato Manu, prima di evidenziare l&#8217;incidenza non trascurabile della Champions Cup.</p>
<p>&#8220;Va detto che stiamo giocando contro il meglio in Europa. Un qualcosa di fantastico, che ti porta al limite, evidenziando realmente i tuoi punti di forza e le tue carenze. Competizioni come la Champions Cup ti fanno crescere, sotto ogni aspetto, settimana dopo settimana. La gara contro Leinster, ad esempio, ci ha detto moltissimo su quali siano i punti dove dobbiamo lavorare, mentre contro Northampton abbiamo imparato sulla nostra pelle che si deve giocare per tutti gli 80 minuti&#8221;.</p>
<p>Per il tongano, la «consistenza» è la parola chiave. &#8220;Difendiamo molto bene per diverse fasi, ma basta un attimo per un errore fatale. Dobbiamo salire di colpi in termini di consistenza. Dobbiamo continuare a fidarci sempre di più del sistema di Kieran (Crowley). Appena capita una piccola esitazione in tal senso, si finisce per commettere un errore&#8221;.</p>
<p>Uno step fondamentale, in vista del doppio derby e di un avvio di 2020 intensissimo. &#8220;La gara contro le Zebre è come una finale. Sarà fondamentale giocare al meglio, dopo la bella prestazione contro Lione in Champions Cup. La sfida di Parma dovrà rappresentare un punto di partenza importante da cui costruire le fortune dei prossimi mesi&#8221;.</p>
<p><strong>Vivere il rugby in Italia</strong></p>
<p>Oltre al rugby, in Italia Nasi Manu e famiglia stanno vivendo un&#8217;esperienza di vita decisamente appagante. &#8220;Il cibo, la cultura e l&#8217;ospitalità italiani sono straordinari. Insieme a mia moglie stiamo apprezzando tutto ciò. Percepisci il piacere reale degli italiani nel godere di un particolare piatto di cibo, o di un&#8217;opera d&#8217;arte &#8211; ha raccontato &#8211; Qui, poi, c&#8217;è anche la piacevole abitudine di salutare tutti, in tantissime situazioni del quotidiano. Non è una cosa comune: ti regala una bella energia&#8221;.</p>
<p>Ma com&#8217;è la qualità dei rugbisti italiani? &#8220;Gli atleti italiani hanno una qualità fisica superba. Sono in linea con i più forti rugbisti con cui abbia giocato anche al massimo livello, in Nuova Zelanda.Quello che forse manca, rispetto ai fuoriclasse assoluti con cui ho condiviso alcuni stagioni in Super Rugby, è in termini di lettura tattica e di skills. Un gap che non è semplice da colmare&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il rugby, alle nostre latitudini, è una religione. Chiunque parla di rugby. A scuola, nella pausa pranzo, o tra una lezione e l&#8217;altra, i bimbi giocano a rugby, a touch rugby, o comunque a qualcosa di assimilabile. Il lavoro che Crowley sta facendo qui è molto buono. Tutta la struttura sta crescendo, e con essa i ragazzi italiani stanno limando tanti dettagli, migliorando giorno dopo giorno&#8221;.</p>
<p>La riflessione finale di Manu ha preso poi in considerazione anche la religione <em>sportiva </em>italiana, ovvero il calcio. &#8220;Anche se il discorso è molto complesso, c&#8217;è comunque una peculiarità interessante che mi ha colpito in Italia. Giocando probabilmente a calcio prima di iniziare con il rugby, o parallelamente, tantissimi bambini piccoli, a differenza di quanto accade da noi, hanno grande qualità nel calciare un pallone&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;avventura in Giappone</strong></p>
<p>Prima del ritorno in campo con i Leoni, per Nasi Manu, in estate, <a href="https://www.onrugby.it/2019/09/23/rugby-world-cup-2019-nasi-manu-ho-realizzato-il-mio-sogno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">c&#8217;è stato quello da sogno con Tonga</a>, nazione e nazionale del suo cuore, con l&#8217;esperienza indimenticabile della Rugby World Cup 2019. Un&#8217;avventura che ha conferito al terza linea oceanico ulteriore carica in vista della nuova stagione.</p>
<p>&#8220;La Coppa del Mondo è stata un sogno realizzato. Mi sono goduto ogni singolo momento in Giappone. C&#8217;è un pizzico di delusione personale perché non ho potuto dare un grande contributo, e come squadra per non essere riusciti a vincere contro Argentina e/o Francia. Nel complesso, tuttavia, è stata un&#8217;esperienza incredibile, che mi ha anche permesso di tornare a vivere sul campo il rugby di alto livello, un anno dopo quello che mi era successo&#8221; &#8211; ha spiegato Manu, nato e cresciuto in Nuova Zelanda, ma fiero di portare di portare in alto il nome di Tonga, terra d&#8217;origine della sua famiglia.</p>
<p>&#8220;Sono molto orgoglioso di rappresentare Tonga. Da piccolo, andavo in una chiesa tongana ogni weekend e in casa abbiamo sempre parlato la lingua dell&#8217;isola. Mi sento tongano. I miei nonni si trasferirono in Nuova Zelanda in cerca di opportunità migliori. Tonga è un&#8217;isola piccola, con pochi sbocchi lavorativi e ridotte possibilità di studiare&#8221;.</p>
<p>&#8220;La Nuova Zelanda rappresentava e continua a rappresentare una grande chance a quelle latitudini &#8211; ha continuato Manu &#8211; Spero, in qualche modo, di aver dato ulteriore valore alla loro scelta, al loro sogno, di garantire alle generazioni successive della famiglia una vita migliore, restituendo qualcosa a loro, in termini di emozioni, ed all&#8217;isola&#8221;.</p>
<p><strong>Matteo Viscardi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/18/nasi-manu-benetton-rugby-italia-mondiale/">Il ritorno in maglia Benetton, il rugby italiano e il Mondiale: intervista a Nasi Manu</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Dieci anni di Italia: il miglior XV Azzurro 2010-2019</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/12/12/dieci-anni-di-italia-il-miglior-xv-azzurro-2010-2019/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 13:20:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Gori]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio parisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo provato a mettere insieme la formazione più rappresentativa del decennio che sta finendo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/12/dieci-anni-di-italia-il-miglior-xv-azzurro-2010-2019/">Dieci anni di Italia: il miglior XV Azzurro 2010-2019</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le feste di Natale si avvicininano e con esse si avvicina la fine del 2019. Non solo la fine di un anno intenso anche per quanto riguarda la palla ovale, ma la conclusione di un intero decennio.</p>
<p>I dieci anni che sono passati dal 2010 a oggi hanno visto l&#8217;Italia del rugby prendersi poche soddisfazioni, seppur assai saporite quando sono arrivate. Ci sono passate davanti tre Rugby World Cup, 10 Sei Nazioni, quattro <em>head coaches, </em>e tanti giocatori.</p>
<p>Accapigliandosi occasionalmente su alcuni nomi in redazione, abbiamo provato a riassumere dieci anni di Azzurro in un&#8217;unica formazione, quella più rappresentativa dell&#8217;Italrugby degli ultimi dieci anni.</p>
<p><strong>15 &#8211; Andrea Masi (95 caps)</strong><br />
<em>2010-2015: 49 presenze, 9 vittorie, 2 mete</em></p>
<p>No, non stiamo cercando di ingraziarci <a href="https://www.onrugby.it/category/news/i-nostri-esperti/a-bordo-campo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">uno dei nostri </a><em>contributors, </em>o almeno non solo. E&#8217; difficile non assegnare a un monumento azzurro come Andrea Masi la maglia numero 15, quella che, nonostante una carriera dove ha giocato soprattutto nel ruolo di centro, ha vestito più spesso in nazionale, in particolare negli ultimi 5 anni di carriera. Sua l&#8217;unica meta azzurra nella memorabile vittoria del 2011 contro la Francia, quella del famoso titolo de <em>L&#8217;Equipe: &#8220;</em>Vacanze romane.&#8221; In carriera ha giocato per Viadana, Biarritz, Racing 92, Aironi e Wasps.</p>
<p><strong>14 -Leonardo Sarto (34 caps)</strong><br />
<em>2013-2017: 34 caps, 5 vittorie, 8 mete</em></p>
<p>L&#8217;ala del Benetton Rugby ha avuto un momento di brillantezza estremamente intenso alla metà degli Anni Dieci, come forse nessun altro metaman italiano nello stesso periodo di tempo. E&#8217; stato il titolare indiscusso dell&#8217;Italia per tre anni consecutivi, saltando un solo test match fra il primo febbraio 2014 e il 26 giugno 2016. Ha giocato la sua ultima partita in nazionale il 18 novembre 2017, a Firenze, contro l&#8217;Argentina. Tutto il popolo del rugby italiano spera che il 27enne possa ritrovare lo smalto necessario a riconquistarsi un posto in Azzurro.</p>
<p><strong>13 &#8211; Michele Campagnaro (46 caps)</strong><br />
<em>2013-2019: 46 presenze, 10 vittorie, 9 mete</em></p>
<p>A 26 anni Michele Campagnaro ha ancora tanto da dare alla maglia azzurra, ma si incammina verso la seconda parte della propria carriera lasciando a questo decennio il ricordo di alcuni brani di talento cristallino, in particolare legati alla sua debordante potenza. Pare che Mike Brown si svegli ancora, in certe notti meno tranquille, chiedendosi sudato cosa fosse quel lampo azzurro che lo ha messo a sedere.</p>
<p align="center"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/LARYSu-IjzM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>12 &#8211; Alberto Sgarbi (29 caps)</strong><br />
<em>2010-2014: 24 presenze, 7 vittorie, 2 mete</em></p>
<p>Nonostante una solidissima carriera nel Benetton Rugby, di cui è capitano da anni attraversando successi e traversie del club biancoverde, Alberto Sgarbi non ha avuto una lunghissima carriera in Azzurro. La maggior parte delle sue presenze internazionali si accumulano all&#8217;inizio degli Anni Dieci, protagonista da titolare delle stagioni 2012 e 2013, nella prima parte della gestione Brunel.</p>
<p><strong>11 &#8211; Giovanbattista Venditti (44 caps)</strong><br />
<em>2012-2017: 44 presenze, 12 vittorie, 8 mete</em></p>
<p>In teoria l&#8217;ala delle Zebre è ancora un giocatore in attività, anche se su un campo da gioco la sua presenza non si vede da un pezzo. Ciononostante, Giamba Venditti è ancora sulla bocca di tanti tifosi per il buon ricordo che ha lasciato, verace trequarti ala abruzzese dal fisico erculeo. Forse non il più talentuoso dei trequarti passati per le mani di Brunel ed O&#8217;Shea, ma di sicuro apprezzato per la sua abnegazione e il suo attaccamento, e per essere in qualche modo un uomo del destino in maglia azzurra: ha segnato la meta decisiva in Italia-Scozia del 2012, in Italia-Irlanda del 2013 e in Italia-Sudafrica del 2016, senza farsi mancare una marcatura anche a Murrayfield nel 2015, anno della vittoria in Scozia.</p>
<p><strong>10 &#8211; Tommaso Allan (54 caps)</strong><br />
<em>2013-2019: 54 presenze, 11 vittorie, 11 mete, 51 trasformazioni, 51 calci di punizione, 1 drop</em></p>
<p>Quello del mediano di apertura è stato un ruolo molto conteso per tutti gli anni Duemila, a partire dal ritiro di Diego Dominguez. Il livello e la capacità di affermazione della maggior parte degli interpreti sono stati altalenanti. Dopo Kelly Haimona, Craig Gower, Kris Burton, Luciano Orquera e Carlo Canna, l&#8217;unico giocatore a rendersi padrone della 10 è stato Tommaso Allan, che con qualità e continuità si è conquistato il posto di nocchiere prescelto della squadra azzurra, in particolare sotto l&#8217;egida di Conor O&#8217;Shea.</p>
<p><strong>9 &#8211; Edoardo Gori (69 caps)</strong><br />
<em>2010-2019: 69 presenze, 19 vittorie, 7 mete</em></p>
<p>Il 20 novembre del 2010 debutta in nazionale Edoardo Gori. Lo fa a Firenze, contro l&#8217;Australia, in una partita dove l&#8217;Italia rimane a lungo in partita. La settimana successiva sarà di nuovo titolare a Padova, contro le Fiji, prestazione questa volta vincente. Segna la sua prima meta contro il Giappone, alla quarta presenza, in uno dei test preparatori alla Rugby World Cup 2011. Da quel torneo in poi, Gori sarà il punto fermo a numero 9 della nazionale per buona parte del decennio, esclusi forse gli ultimi due anni. Ha giocato la sua ultima partita internazionale contro il Galles al Sei Nazioni 2019 ed è stato anche 4 volte capitano dell&#8217;Italia. <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/06/la-nuova-vita-francese-di-edoardo-gori/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oggi gioca in ProD2</a>.</p>
<p align="center"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/NKsEDxrl8zg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>8 &#8211; Sergio Parisse (142 caps)</strong><br />
<em>2010-2019: 75 presenze, 16 vittorie, 12 mete</em></p>
<p>Qualcuno oggi avanza qualche dubbio sulla sua titolarità a 36 anni e con una folta schiera di giovani rampanti pronti ad ereditarne la maglia, ma sul fatto che il capitano dell&#8217;Italia sia stato il faro della nazionale per gli Anni Dieci del Nuovo Millennio non ci piove. Sergio Parisse ha vestito la fascia di capitano per tutte e 75 le sue presenze del decennio, giocando costantemente con lo Stade Français. Ha lasciato il club parigino quest&#8217;anno per accasarsi a Tolone.</p>
<p><strong>7 &#8211; Simone Favaro (36 caps)</strong><br />
<em>2010-2017: 31 presenze, 12 vittorie, 2 mete</em></p>
<p>Sembra passato un secolo da quando Simone Favaro faceva impazzire i tifosi azzurri uscendo dalla linea difensiva per andare a punire qualche avversario con uno dei suoi durissimi placcaggi, invece il flanker ex Glasgow Warriors ha salutato la ribalta internazionale solamente due anni fa, giocando la sua ultima partita all&#8217;Olimpico di Roma, in un triste 40-18 per la Francia. Favaro ha esordito in nazionale nel 2009, ma è diventato un punto fisso solo a partire dal 2012. I tanti infortuni ne hanno accorciato la carriera, ma con la maglia numero 7 azzurra ha attraversato momenti di grande fulgore.</p>
<p><strong>6 &#8211; Alessandro Zanni (117 caps)</strong><br />
<em>2010-2019: 80 presenze, 20 vittorie, 3 mete</em></p>
<p>L&#8217;infinito Alessandro Zanni ha esordito in nazionale nel 2005, incominciando subito a brillare come il più classico, il più resiliente, il più indefesso dei flanker dal lato chiuso. Negli Anni Dieci ha battuto due volte la Scozia e due volte la Francia, c&#8217;era nella vittoria del 2013 contro l&#8217;Irlanda, c&#8217;era per battere la Russia al mondiale del 2011 (con meta) e del 2019. Dopo il grave infortunio che lo ha tenuto fuori praticamente due anni fra il 2016 e il 2018, Zanni ha saputo reinventarsi come seconda linea nella fase finale della carriera.</p>
<p><strong>5 &#8211; Joshua Furno (37 caps)</strong><br />
<em>2010-2017: 37 presenze, 10 vittorie, 2 mete</em></p>
<p>Chi dimentica i suoi capelli al vento nel momento dell&#8217;esultanza dopo la <em>rolling maul</em> che ha visto capitolare gli scozzesi al Murrayfield di Edimburgo nel 2015? Fra i tifosi italiano, certo, nessuno. Joshua Furno, classe 1989, ha esordito in nazionale ad inizio decennio, e anche se la sua carriera internazionale è stata intermittente, concentrata in particolar modo negli anni della gestione Brunel, è stato presente in alcune delle affermazioni più importanti della nazionale nel corso del decennio.</p>
<p align="center"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/j5Qbkq_aHaQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>4 &#8211; Quintin Geldenhuys (67 caps)</strong><br />
<em>2010-2016: 61 presenze, 16 vittorie</em></p>
<p>Mai un punto a referto in 8 stagioni in maglia italiana, eppure l&#8217;Azzurro di Klerksdorp ne faceva di legna là nel cuore del pacchetto di mischia. Punto fisso della seconda linea di Nick Mallett e Jacques Brunel, Geldenhuys sfruttava le enormi dimensioni fisiche per fare da pietra angolare agli otto uomini italiani in tutte le situazioni: mischia chiusa, maul, ruck, penetrazione. Memorabile il suo abbraccio col connazionale Mallett dopo la vittoria del 2011 sulla Francia.</p>
<p><strong>3 &#8211; Martin Castrogiovanni (119 caps)</strong><br />
<em>2010-2016: 57 presenze, 13 vittorie, 2 mete</em></p>
<p>Forse negli Anni Dieci il periodo migliore di Martin Castrogiovanni era passato: il pilone di origine argentina della nazionale azzurra era stato uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, con grande brillantezza, soprattutto nella seconda metà degli Anni Zero. Nondimeno la sua costante presenza, la sua abnegazione e la sua classe lo hanno portato a essere un punto fermo per l&#8217;Italia anche nella seconda fase della sua carriera. Il 3 febbraio 2013, al minuto 59, ha segnato all&#8217;Olimpico la meta che ha regalato il successo all&#8217;Italia sulla Francia.</p>
<p><strong>2 &#8211; Leonardo Ghiraldini (104 caps)</strong><br />
<em>2010-2019: 80 presenze, 14 vittorie, 4 mete</em></p>
<p>Per Leonardo Ghiraldini il decennio che volge al termine è stato quello che gli ha riservato le maggiori soddisfazioni: in questi anni ha definitivamente fatto sua la maglia numero 2 della nazionale, di cui è diventato uno dei leader e di cui è stato capitano per 15 volte. Il finale agrodolce di questo lungo periodo non nasconde il suo status di pilastro della squadra per questi dieci anni.</p>
<p><strong>1 &#8211; Andrea Lo Cicero (103 caps)</strong><br />
<em>2010-2013: 25 presenze, 8 vittorie, 1 meta</em></p>
<p>Prima di darsi alla televisione, Andrea Lo Cicero ha fatto in tempo a regalare 3 ultimi anni di carriera di ottimo livello alla nazionale italiana, consentendogli di centrare alcuni importantissimi successi e chiudendo la carriera con il Sei Nazioni 2013, una delle due sole volte in cui l&#8217;Italia è riuscita a conquistare due vittorie nel torneo. Per questo motivo Lo Cicero batte la concorrenza e ottiene la maglia numero 1 della nazionale azzurra del decennio.</p>
<p><strong>Tutti i XV della Redazione di OnRugby<br />
</strong></p>
<p><em>Daniele Pansardi</em><br />
15 Andrea Masi, 14 Luke McLean, 13 Michele Campagnaro, 12 Alberto Sgarbi, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Luciano Orquera, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse, 7 Simone Favaro, 6 Alessandro Zanni, 5 Francesco Minto, 4 Quintin Geldenhuys, 3 Martin Castrogiovanni, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lo Cicero</p>
<p><em>Michele Cassano</em><br />
15 Andrea Masi, 14 Giovanbattista Venditti, 13 Michele Campagnaro, 12 Alberto Sgarbi, 11 Mirco Bergamasco, 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi, 8 Sergio Parisse, 7 Mauro Bergamasco, 6 Alessandro Zanni, 5 Marco Bortolami, 4 Quintin Geldenhuys, 3 Martin Castrogiovanni, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lo Cicero</p>
<p><em>Lorenzo Calamai</em><br />
15 Andrea Masi, 14 Leonardo Sarto, 13 Michele Campagnaro, 12 Gonzalo Garcia, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Tommaso Allan, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse, 7 Simone Favaro, 6 Alessandro Zanni, 5 Joshua Furno, 4 Quintin Geldenhuys, 3 Martin Castrogiovanni, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Matias Aguero</p>
<p><em>Matteo Mangiarotti</em><br />
15 Matteo Minozzi, 14 Luke McLean, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Castello, 11 Leonardo Sarto, 10 Tommaso Allan, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse, 7 Jake Polledri, 6 Mauro Bergamasco, 5 Quintin Geldenhuys, 4 Marco Bortolami, 3 Martin Castrogiovanni, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lo Cicero</p>
<p><em>Matteo Viscardi</em><br />
15 Luke McLean, 14 Leonardo Sarto, 13 Michele Campagnaro, 12 Andrea Masi, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Luciano Orquera, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse, 7 Simone Favaro, 6 Alessandro Zanni, 5 Joshua Furno, 4 Marco Bortolami, 3 Martin Castrogiovanni, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lo Cicero</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/12/dieci-anni-di-italia-il-miglior-xv-azzurro-2010-2019/">Dieci anni di Italia: il miglior XV Azzurro 2010-2019</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La nuova vita francese di Edoardo Gori</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/12/06/la-nuova-vita-francese-di-edoardo-gori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 08:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 14]]></category>
		<category><![CDATA[Colomiers]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Gori]]></category>
		<category><![CDATA[gori]]></category>
		<category><![CDATA[leoni]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo parlato con il numero 9 dell'addio con Treviso, del sorprendente approdo a Colomiers e della sua vita fuori dal campo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/06/la-nuova-vita-francese-di-edoardo-gori/">La nuova vita francese di Edoardo Gori</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Edoardo &#8220;Ugo&#8221; Gori, numero 9 dai lunghi trascorsi in maglia azzurra, in pochi mesi, è diventato un cittadino adottivo dell&#8217;Alta Garonna, dove sta giocando con grande continuità in ProD2 con la maglia di Colomiers (stasera partirà titolare contro Nevers. Sin qui dodici presenze su dodici, sette da titolare, ndr) e si sta immergendo sino in fondo nella nuova esperienza di vita, sia in campo che nella vita di tutti i giorni. Lo abbiamo raggiunto per una lunga chiacchierata, affrontando diversi temi d&#8217;interesse, dall&#8217;addio al Benetton Rugby sino alla nuova vita a Colomiers, passando attraverso vita privata e futuro professionale.</p>
<p><strong>Edoardo Gori, come si sta trovando in Francia?</strong></p>
<p>Alla grande. Mi sto divertendo tantissimo e sto imparando cose nuove ed interessanti ogni singolo giorno. Amo viaggiare e scoprire in modo approfondito culture diverse dalla nostra. Per quanto concerne il rugby, poi, l&#8217;interesse per il nostro sport, a queste latitudini è spasmodico. Si tratta della disciplina nettamente con più seguito. Questa cosa, per il momento è oltremodo stimolante. Nonostante si sia in seconda divisione, la gente ti riconosce per strada, negli stadi ci sono abitualmente 8/10 mila persone, con tamburi, trombe, la banda. C&#8217;è entusiasmo, ed i giocatori ne traggono grandi benefici.</p>
<p><strong>Una nuova vita, iniziata dopo l&#8217;addio con il Benetton Rugby. Come si è arrivati alla fine del rapporto (lungo nove anni, ndr) con i Leoni?</strong></p>
<p>Sono conscio del fatto che lo sport sia così. Quando le cose vanno bene, va tutto a gonfie vele. Quando inziano a non funzionare più come prima, cambiare è lecito. L&#8217;ultimo anno non ho mai giocato, mentre l&#8217;anno precedente ho patito un infortunio pesante. Treviso, inoltre, sta iniziando un nuovo percorso e le scelte tecniche sono state diverse. La decisione è stata più della squadra. Io, con il senno di allora, sarei rimasto. Anche perché sono diventato un uomo a Treviso. Amo la città e l&#8217;ambiente, ed i miei migliori amici sono tutti lì. In dieci anni era diventata quasi la mia casa. Ma non ho astio con nessuno, anzi, con la società ho un ottimo rapporto. Sono stato trattato benissimo anche negli ultimi mesi e quando la separazione era decisa. Nello sport va così. Non puoi avere in rosa un giocatore che non ti serve.</p>
<p>Ho sempre dato il massimo per avere le mie chance, ma anche alla luce di determinate scelte tecniche, e dei gusti del coach, alla fine era giusto cambiare. Ho sofferto molto, ma sarebbe stato strano non patirne, probabilmente. Da marzo in poi ero abbastanza giù. Forse, per la prima volta nella mia carriera, sapendo che probabilmente nel weekend non avrei giocato, era diventato quasi un peso andare al campo, quando per me è sempre stato qualcosa di bellissimo. Stavo iniziando a convincermi che avrei presto dovuto vedere il rugby più come un modo per riuscire a finire di studiare in modo sereno, come una cosa quasi secondaria, focalizzandomi più sull&#8217;organizzare il mio futuro post carriera. Se vogliamo, da un lato, la si poteva valutare come una cosa positiva, ma dall&#8217;altro, alla luce anche della mia età, non più giovanissima per carità, ma ancora con diversi anni davanti da spendere, era un qualcosa che mi faceva male. Da quando ho iniziato questa nuova avventura si è riacceso ardentemente il desiderio di mettermi alla prova sul campo.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/29/top14-i-quattro-personaggi-dellinizio-di-stagione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Top14: i quattro grandi personaggi dell&#8217;inizio di stagione</a></strong></p>
<p><b>Anche se, da quanto dicono di lei, allo studio continua a dedicare grande attenzione&#8230;</b></p>
<p>Si, assolutamente. Ho iniziato tre anni fa, assieme a Valerio Bernabò, un corso di laurea intrigante a Roma: una triennale di Link Campus University (ateneo privato, con affiliazione al Coni) in Economia dello Sport. Un percorso molto interessante, che ti può aprire diverse opzioni: in Italia, nel mondo del rugby, ma in generale in quello sportivo, c&#8217;è bisogno di dirigenti di livello. Sto riuscendo a studiare molto in questi mesi e ne sono orgoglioso. Compatibilmente agli impegni lavorativi, conto di ottenere la laurea entro un anno, o poco più.</p>
<p>Ho notato che nel nostro paese c&#8217;è la necessità di fare qualcosa, con competenza, in questo ambito. La possibilità di studiare, in più, mi ha aiutato realmente a staccare la testa dal rugby giocato, mantenendo un equilibrio. Farlo, poi, in un ramo che mi appassiona molto, come quello sportivo, è un vero piacere. Più vado avanti, più si sta rivelando una cosa stimolante.</p>
<p><b>Tornando al campo, a &#8220;mente fredda&#8221;, a distanza di diversi mesi, ormai, dal suo sbarco in Francia, come sta andando a Colomiers? Quali sono, invece, gli obiettivi per i prossimi mesi?</b></p>
<p>Sono molto contento per questi tre mesi. Vengo da un paio di partite non brillanti, ma nel complesso va alla grande. Siamo quarti, a ridosso delle prime tre squadre, tre corazzate. Stiamo facendo un bel gioco, siamo efficaci e ci stiamo divertendo, per cui direi che sta andando pure meglio delle aspettative di inizio anno. Peraltro, sto prendendo sempre più confidenza con il team, e vorrei riuscire ad abbinare alla consistenza di questi primi mesi anche una maggiore qualità nelle prestazioni. Voglio essere più incisivo in attacco. Voglio fare un piccolo step ulteriore, ed essere uno degli elementi in grado di fare la differenza.</p>
<p>Mi sto trovando molto bene con la squadra, con lo staff. Con il senno di poi sono molto contento dell&#8217;opportunità, e grato anche a Mogliano, con cui avevo praticamente trovato un accordo di massima (mancavano solo i dettagli e la firma), per aver compreso la decisione di trasferirmi in Francia all&#8217;improvviso.</p>
<p><strong>Come è nata, nel concreto, questa opportunità francese?</strong></p>
<p>Conosco molto bene Enrico Endrizzi, <strong><a href="https://www.onrugby.it/2019/11/26/i-primi-mesi-di-salvatore-costanzo-da-head-coach-di-mogliano-raccontati-dallex-benetton-rugby/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">direttore sportivo della squadra veneta ed assistente allenatore di Costanzo</a></strong>. Abbiamo un ottimo rapporto. Avevamo chiuso il contratto a parole. Anche perché Mogliano mi era venuta incontro sotto tanti punti di vista. Avevamo parlato di diversi aspetti interessanti. Quasi certamente, avrei firmato il martedì sera, di rientro da un lungo weekend a Dublino per andare a trovare la mia ragazza. Il venerdì sera, però, ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto francese, rifiutandomi inizialmente di rispondere. Al secondo tentativo, tuttavia, ho deciso di rispondere: era Jacques Brunel. Mi domandò come stessi e mi disse che Colomiers, alla ricerca di un numero 9, gli aveva chiesto informazioni sul mio conto. Fui sorpreso e positivamente colpito dalla cosa, ma gli dissi che stavo per firmare con Mogliano e difficilmente, senza una proposta concreta in tempi celeri, avrei cambiato idea. Il giorno dopo mi hanno mandato un&#8217;offerta irrinunciabile (2 anni più 1, e la possibilità di fare un&#8217;esperienza incredibile), anche perché avevo sempre voluto provare a giocare all&#8217;estero. Ho spiegato il tutto ad Endrizzi, che ha capito la mia scelta, confermando di essere un amico e una grande persona. Devo ringraziarlo, così come devo fare la stessa cosa con Jacques Brunel.</p>
<p><strong>A proposito di head coach della Nazionale, conosci ovviamente molto bene Franco Smith. Vi siete sentiti dopo l&#8217;annuncio del suo incarico come head coach azzurro per il prossimo Sei Nazioni 2020?</strong></p>
<p>Non ci ho ancora parlato. Sarà difficile che in questo momento possa essere papabile per la nazionale. Con Franco ho avuto un ottimo rapporto: mi ha sempre fatto giocare tantissimo (sorride, ndr), quindi immagino che gli piaccia come giocatore, ma sono passati tanti anni da quando abbiamo lavorato assieme e dal punto di vista fisico, sinceramente, ero una cosa diversa rispetto ad oggi. Ultimamente, comunque, ci penso poco alla nazionale. Anche per il Mondiale, Conor mi aveva tenuto in considerazione per il primo gruppone, ma ero conscio di non essere pronto e del fatto che avrei potuto anche compromettere la nuova avventura, che non potevo permettermi di non iniziare nel modo migliore. Per ora, il mio primo obiettivo è stare bene e divertirmi. Poi, se le cose dovessero proseguire così, se nelle prossime stagioni dovessimo salire in Top14, mai dire mai anche in ottica azzurra.</p>
<p><b>Hai accennato a Conor O&#8217;Shea, che ha concluso di recente la sua esperienza alla guida degli azzurri. Come valuti il suo operato?</b></p>
<p>Secondo me Conor (O&#8217;Seha, ndr) ha portato una ventata fresca al movimento, ed ha aiutato anche la crescita di Treviso ed in generale delle franchigie. Purtroppo non ha la bacchetta magica e non è facile lavorare su un serbatoio costituito da sole due squadre. Per cui, è complesso competere contro Nazionali con numeri di un certo tipo, che sono in grado di produrre giocatori di alto livello senza soluzione di continuità. Non gli imputerei nulla. Certo, le scelte tecniche si possono sempre discutere, ma non è tanto lì che si vincono le partite, ma ben più a monte, a partire dalla qualità complessiva di un movimento.</p>
<p><b>Conor, un irlandese come altre due figure chiave della tua vita. Possiamo dire che l&#8217;Isola di Smeraldo sia quella del destino, per Edoardo Gori?</b></p>
<p>Mia nonna era irlandese. Purtroppo se ne è andata qualche anno fa, ma grazie a lei è nato un legame speciale con l&#8217;Isola di Smeraldo. Pure la mia fidanzata è irlandese. La sera dopo la partita del Sei Nazioni 2018 contro i verdi, l&#8217;ho conosciuta a Dublino. Poi, purtroppo, la settimana ho avuto un infortunio pesante, e nel corso del periodo riabilitativo sono tornato qualche volta a trovarla. Da cosa nasce cosa e oggi siamo una coppia da quasi due anni. La vita è particolare: regala e toglie. Quell&#8217;infortunio mi ha fatto patire tantissimo sul fronte rugby, ma almeno mi ha restituito qualcosa. E per certi versi, mi piace pensare che mi abbia aperto anche una nuova vita sportiva. Non fosse per lei, per quel viaggio a Dublino, probabilmente non avrei mai avuto questa nuova incredibile avventura, dentro e fuori dal campo.</p>
<p><strong>Matteo Viscardi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/12/06/la-nuova-vita-francese-di-edoardo-gori/">La nuova vita francese di Edoardo Gori</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>L&#8217;avventura di un ragazzo italiano nelle giovanili dello Stade Francais</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/11/25/giovanni-montemauri-stade-francais-espoirs/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 12:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terzo tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Montemauri]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Stade Francais]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella di Giovanni Montemauri, mediano d'apertura classe 2000 che da quest'anno è a Parigi. Per noi lo ha intervistato il fratello</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/25/giovanni-montemauri-stade-francais-espoirs/">L&#8217;avventura di un ragazzo italiano nelle giovanili dello Stade Francais</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>PARIGI &#8211; Sono seduto di fronte al gate del volo che mi riporta a Roma, mentre cerco di fare un punto della situazione sulle chiacchierate fatte nei giorni precedenti con Giovanni Montemauri, mio fratello e mediano d’apertura classe 2000 da quest’anno in forza agli Espoirs dello Stade Français.</p>
<p>Negli ultimi anni sono diversi gli atleti Italiani che hanno militato nei più prestigiosi club francesi, non solo i big della nazionale ma anche alcuni giovani che gli addetti ai lavori d’oltralpe hanno scovato all&#8217;interno del movimento giovanile italiano.</p>
<p>È il caso, giusto per fare qualche esempio, <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/01/rugby-calvisano-top12-paolo-pescetto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di Paolo Pescetto</a>, oggi in forza al Calvisano e che è passato per Narbonne o di Edoardo Iachizzi che dopo qualche anno con i giovani della storica piazza di Perpignan ora ha trovato un posto stabile nell&#8217;organico della prima squadra (quest&#8217;anno ha fatto una presenza per ora in Pro D2).</p>
<p>Quella di Giovanni è la storia più recente, cominciata ad agosto con la preparazione estiva per questa stagione. Dopo aver giocato per quattordici anni (dalla Under 6 alla Serie A) nella Primavera Rugby, lo Stade Français gli ha offerto la possibilità di fare questa scelta professionale e di vita trasferendosi a Parigi.</p>
<p>Incontro Giovanni a Boulogne-Billancourt, un bel quartiere al confine dell’area metropolitana parigina, dove vivono molti giovani e professionisti dello Stade Français. Mi chiede di accompagnarlo al club, che ha sede in un’ala dello stadio Jean Bouin, per sbrigare alcune faccende. Lì, tra foto di vecchie glorie che sono passate per la squadra parigina, vari staff al lavoro e giocatori che escono dalla palestra per buttarsi in piscina, cominciamo a parlare.</p>
<p>Finiremo dopo qualche giorno passato a stretto contatto con l’ambiente degli Espoirs, tra allenamenti, partita e chiacchiere di vario genere con la squadra, composta in larga parte da giocatori stranieri come Giovanni. La prima cosa che gli chiedo, vedendo tutto quello che mi circonda, è di parlarmi della sua esperienza in generale e di come è arrivato al club: lui mi risponde partendo dai primi giorni a Parigi.</p>
<p>“Ho iniziato la mia esperienza a luglio, con tante incertezze, ma tanta voglia di fare. Sono entrato nel centro di formazione dello Stade Français grazie a due Test Match fatti con una squadra rappresentativa italiana nel World School Rugby Festival, tenutosi a marzo 2019 in Sudafrica. Alla fine della prima partita Vic Meyer, uno scout, si è avvicinato, mi ha dato un biglietto da visita e quando sono tornato in Italia siamo rimasti in contatto. Poi mi hanno chiamato dal centro di formazione, ed ora sono qua&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sono a Parigi da circa 4 mesi e l’esperienza che sto facendo mi entusiasma giorno dopo giorno &#8211; ha detto Giovanni &#8211; Oltre che crescere sotto il punto di vista rugbistico, sto ampliando le mie conoscenze e le mie amicizie, entrando tutti i giorni a contatto con compagni di squadra che vengono da diverse parti del mondo. Condivido la casa con un ragazzo francese e uno figiano, ma in squadra ci sono anche giocatori australiani, canadesi, argentini e due ragazzi del Lussemburgo&#8221;.</p>
<p><strong>Qual è stato l’impatto sia rugbistico e di vita? </strong></p>
<p>Non avendo mai giocato un rugby professionistico come sto facendo attualmente, l’impatto è stato abbastanza difficile. L’idea che i francesi hanno del rugby è un po’ diversa da quella che abbiamo noi italiani. Il gioco francese è un gioco abbastanza strutturato (come quello italiano), ma con la differenza che viene allenato molto di più il modo in cui prendiamo le informazioni per una decisione più corretta e una scelta più efficiente in un certo momento di gioco o in una determinata zona del campo. La fantasia e la visione di gioco sono caratteristiche fondamentali per un giocatore che milita in questi campionati.</p>
<p>Nella vita di tutti i giorni invece le cose migliorano con il tempo. Appena arrivato nella capitale francese, data anche la mia giovane età, mi sentivo un po’ disorientato. Con il passare dei giorni ho preso sempre di più confidenza con me stesso e con le persone che mi circondavano, stringendo amicizie con tanti stranieri arrivando non solo a condividere la casa con loro, ma anche la maggior parte del mio tempo al di fuori dell’ambito rugbistico.</p>
<p>Entrare in contatto con queste persone e conoscere culture diverse mi sta facendo crescere e sto imparando anche nuove lingue. Tra compagni di squadra parliamo per lo più inglese, ma con lo staff e le persone qui cerco di parlare francese, lingua che non conoscevo e ora ho iniziato a studiare.</p>
<p><strong>Ma cosa cambia rispetto al rugby giocato in Italia? </strong></p>
<p>La principale differenza è sicuramente la concezione del rugby. A Parigi, in particolare, viene considerato come il secondo sport e a tratti ha la stessa importanza del calcio, mentre invece in molte città nel sud della Francia il rugby è lo sport principale e si può tranquillamente dire che sono veramente “pazzi di rugby”. In ogni allenamento vengono allenate le skills come il passaggio, il placcaggio e il calcio, un&#8217;arma che se usata bene può condizionare un intera partita. E per finire, una cosa che reputo importante è che ad ogni allenamento si gioca 15 vs 15 per 30 minuti e anche più.</p>
<p>Il gruppo degli Espoirs è composto da una cinquantina di giocatori, considerando che con noi ci sono dei ragazzi dell’Under 18 e che qualcuno gioca sia con noi sia con i professionisti della prima squadra. L’head coach è Pascal Papé, che è coadiuvato da alcuni tecnici che si occupano specificamente dei reparti, un video analyst e due preparatori atletici.</p>
<p><strong>Come si sviluppa una giornata?</strong></p>
<p>La mattina presto ci alleniamo in palestra, poi andiamo in campo ad allenare le abilità individuali e di reparto. A metà mattinata facciamo l’analisi video e poi fino all&#8217;ora di pranzo facciamo l’ultima parte di allenamento collettivo. Il pomeriggio lo utilizziamo per studiare , tra chi va all&#8217;università o chi come me segue un corso di francese per prendere una certificazione che serve per continuare gli studi. Di solito abbiamo un giorno libero a settimana e con i ragazzi cerchiamo sempre di fare qualche altra attività.</p>
<p><strong>Come valuti quest&#8217;esperienza finora, dunque?</strong></p>
<p>La mia esperienza sta andando bene, sono molto contento di giocare quasi tutte le partite, sento che sto lavorando bene e sono contento delle mie prestazioni.  Spero di continuare su questa strada e che il duro lavoro possa sempre ripagarmi.</p>
<p><strong>Lorenzo Montemauri</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/25/giovanni-montemauri-stade-francais-espoirs/">L&#8217;avventura di un ragazzo italiano nelle giovanili dello Stade Francais</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Slow Motion #59: il canto libero di Finn Russell</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/11/25/finn-russell-meta-munster-racing-92/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 10:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terzo tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Finn Russell]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La meta dello scozzese contro il Munster è ovviamente la più bella del weekend. Ed è l'occasione per esaltare di nuovo il talento del numero 10</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/25/finn-russell-meta-munster-racing-92/">Slow Motion #59: il canto libero di Finn Russell</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/19/slow-motion-58-il-valore-degli-sconfitti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Qui la scorsa puntata</a>. Buon divertimento.</em></p>
<p>Prima regola di Finn Russell: non avere regole. Seconda regola di Finn Russell: non avere mai regole. Terza regola di Finn Russell: far sembrare gli avversari dei dilettanti. Quarta regola di Finn Russell: se una cosa sembra abbastanza folle, allora bisogna farla.</p>
<p>Ma ora parliamo di Finn Russell. In queste prime due settimane di <a href="https://www.onrugby.it/classifica/champions-cup/2020" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Champions Cup</a>, l&#8217;apertura del Racing 92 ha lasciato a bocca aperta l&#8217;Europa. Non che sia una novità, ma il talento dello scozzese nelle ultime partite è sembrato più fulgido e scintillante che mai, quasi come si fosse tolto quel sottile strato di polvere accumulato durante la Rugby World Cup con la Scozia.</p>
<p>Contro Saracens e Munster, Russell ha confermato e rilanciato il suo status come uno dei mediani d&#8217;apertura più influenti del pianeta, dotato di una classe per certi versi inarrivabile dai suoi colleghi. Prendiamo le sue capacità di tenere le difese avversarie sempre all&#8217;erta, in attesa di capire cosa diavolo deciderà di fare il numero 10 quando si presenta sulla linea del vantaggio: Russell è forse il migliore al mondo nel giocare a ridosso della linea del vantaggio, nel ritardare le proprie decisioni allo stremo e nel creare a quel punto dei grossi interrogativi alla difesa, che deve pensare, riflettere e prendere delle decisioni che vadano oltre il semplice placcaggio. Scivolare all&#8217;esterno, chiudere all&#8217;interno o raddoppiare un placcaggio?</p>
<p>In queste situazioni, con un&#8217;apertura del genere, nove volte su dieci la difesa è <em>finita</em>. Bisogna solo mettersi comodi e aspettare di vedere in che modo Russell deciderà di disporre degli avversari. Contro la Red Army, ha scelto la maniera più spettacolare e straordinaria, e ha mandato in estasi il mondo ovale.</p>
<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/OfjeQCw1xVE" width="530" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p>Russell è un giocatore che si prende in genere dei rischi esagerati, consapevole di avere l&#8217;autorevolezza, il talento e quella sana follia per permetterseli. Non è esente da errori o esagerazioni, ma è semplicemente esaltante quando riesce a dare concretezza ai suoi istinti.</p>
<p>Al 19&#8242; della partita contro Munster, a Thomond Park, il Racing ha un pallone piuttosto lento dentro i 22 della Red Army,  ma può giocare sul vantaggio per un fallo della difesa irlandese. Iribaren allarga per il nostro protagonista, ch mette nel mirino lo spazio senza copertura alle spalle della linea.</p>
<p>Solo per un attimo Russell volge il suo sguardo verso l&#8217;esterno, per giocare magari con la trequarti, ma probabilmente già dal principio ha deciso di voler andare per conto suo. Il gesto è unico, stupendo e ha una sua continuità: in una frazione di secondo Russell riceve l&#8217;ovale, guarda all&#8217;esterno, mantiene la postura del corpo e delle mani in un modo che fa presagire un passaggio esterno e poi svela le sue carte.</p>
<p>Lo scozzese lascia cadere il pallone a terra e lo sfiora appena con il piatto sinistro, per aggirare Scannell (che non aveva una posizione del corpo ideale). Qui bisogna fermarsi, per sottolineare le due cose principali dell&#8217;azione:</p>
<p>&#8211; il tunnel a Scannell, che non sappiamo quanto sia volontario o meno, rende tutto sublime ed è in pieno stile <em>russelliano</em>. Possiamo pensare che sia fortuito e non previsto, ma non che sia fuori dai canoni estetici del mediano scozzese. Se c&#8217;è un giocatore che può intestarsi un <em>trick</em> del genere, quello è Finn Russell, il classico atleta che rende semplici le cose impossibili per la stragrande maggioranza dei colleghi. E che riesce a far sentire molto in imbarazzo chi subisce le sue mosse: qui Scannell non solo si becca il tunnel, ma poi scivola maldestramente e finisce pure con il sedere per terra. Certi placcaggi avrebbero fatto molto, molto meno male</p>
<p>&#8211; la delicatezza del calcetto di Russell. Il tunnel, azione così rara e casuale nel rugby, si è preso chiaramente tutta la scena, ma il grubber dello scozzese è davvero perfetto. Sta tutto nella forza che Russell riesce a non imprimere al pallone: il tocco di palla è leggero, quasi imperscrutabile. Il calcetto non è né troppo corto né troppo lungo. Russell non deve rallentare o accelerare per andare a riprendere l&#8217;ovale: mantenendo lo stesso passo di prima, in meno di due secondi il pallone è di nuovo nelle sue mani. La cosa più vicina a un tunnel calcistico che si possa vedere su un campo da rugby</p>
<p>In un piccolissimo fazzoletto di terreno, insomma, Russell ha trovato una giocata risolutiva efficace e bellissima allo stesso tempo, tanto semplice nell&#8217;idea quanto tremendamente complicata nella sua realizzazione. In un mondo di difese soffocanti, Finn Russell trova sempre il modo di respirare libero. Godiamocelo.</p>
<p><strong>Daniele Pansardi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/25/finn-russell-meta-munster-racing-92/">Slow Motion #59: il canto libero di Finn Russell</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Premiership: Saracens penalizzati di 35 punti in classifica per aver infranto il salary cap</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/11/05/premiership-saracens-penalizzati-di-35-punti-in-classifica-per-aver-infranto-il-salary-cup/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 11:29:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PREM Rugby]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[saracens]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il club campione d'Inghilterra e d'Europa alle prese con gravi problemi per la gestione del monte stipendi. Ora rischiano grosso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/05/premiership-saracens-penalizzati-di-35-punti-in-classifica-per-aver-infranto-il-salary-cup/">Premiership: Saracens penalizzati di 35 punti in classifica per aver infranto il salary cap</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Saracens sono stati infatti penalizzati di 35 punti in classifica nella Premiership e multati con un&#8217;ammenda di 5 milioni di sterline dalla Premiership Rugby stessa per aver infranto le regole sul salary cap.</p>
<p>Il tetto degli stipendi d&#8217;Oltremanica, per ogni singolo club, può arrivare infatti a 7.000.000 di sterline a stagione a cui aggiungere due giocatori esenti a questo limite (fuori salario, i cosiddetti marquee players). Ma i campioni d&#8217;Inghilterra e d&#8217;Europa per aggirare questa regola avrebbero stretto accordi con Owen Farrell, Maro Itoje e i fratelli Billy e Mako Vunipola <em>(secondo quanto riportano i media britannici)</em> per ricevere degli emolumenti extra &#8211; direttamente dal presidente del club Nigel Wray &#8211; sotto forma di titoli finanziari o proprietà di vario genere andando così ad abbassare il monte ingaggi della squadra.</p>
<p>L&#8217;indagine portata avanti da Andrew Rodgers, responsabile delle retribuzioni della Premiership Rugby, ha quindi portato un panel indipendente a giudicare e a condannare alla pena il club che però, dal canto suo, potrà ricorrere in appello.</p>
<p>Nella giornata di domani sono attese dichiarazioni ufficiali su entrambi i fronti. Dal punto di vista sportivo, invece, se la notizia dovesse essere confermata anche dopo i vari processi e gradi di giudizio porterebbe i Saracens ad una clamorosa caduta in classifica facendoli scivolare dagli attuali 9 punti ai successivi -26, ovviamente in ultima posizione.</p>
<p><strong>Aggiornamento &#8211; Il comunicato dei Saracens</strong></p>
<p>I Saracens &#8220;sono scioccati e delusi&#8221; dalle pesanti sanzioni ricevute, <a href="https://www.saracens.com/club-statement-salary-cap/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">si legge in un comunicato stampa</a>. La società londinese ha annunciato che ricorrerà in appello contro le decisioni della commissione disciplinare, oltre a sottolineare come il panel abbia riconosciuto questa violazione come non deliberata. Il club ha ribadito come questi accordi con i giocatori non rientrano nei salari sottoposti ai regolamenti, un punto di vista sostenuto secondo il club anche da avvocati ed esperti indipendenti ai Saracens.</p>
<p>In un Q&amp;A pubblicato in calce al comunicato, i Saracens hanno chiarito che i titoli conquistati non saranno toccati e che al momento il club non sarà costretto a vendere nessun giocatore. Tutte le sanzioni inoltre saranno sospese fino a quando il processo d&#8217;appello non sarà completato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/05/premiership-saracens-penalizzati-di-35-punti-in-classifica-per-aver-infranto-il-salary-cup/">Premiership: Saracens penalizzati di 35 punti in classifica per aver infranto il salary cap</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Irlanda, post Rugby World Cup 2019: il pessimo Mondiale e una serie di problemi verso il futuro</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/11/05/irlanda-post-rugby-world-cup-2019-il-pessimo-mondiale-e-una-serie-di-problemi-verso-il-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Vezzosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 10:58:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[RWC 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Brian O'Driscoll]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Schmidt]]></category>
		<category><![CDATA[Johnny Sexton]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Peter O'Mahony]]></category>
		<category><![CDATA[Rob Kearney]]></category>
		<category><![CDATA[Rory Best]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leader in silenzio dalla fine del quarto di finale. In compenso arrivano parole pesantissime da ex illustri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/05/irlanda-post-rugby-world-cup-2019-il-pessimo-mondiale-e-una-serie-di-problemi-verso-il-futuro/">Irlanda, post Rugby World Cup 2019: il pessimo Mondiale e una serie di problemi verso il futuro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La Coppa del Mondo dell&#8217;Irlanda non è stata certo esaltante &#8211; per usare un gentile eufemismo -, ma il periodo che ne sta seguendo dopo l&#8217;effettiva eliminazione è ancora peggio.<br />
Da quando l&#8217;arbitro Nigel Owens ha fischiato la fine del quarto di finale con la Nuova Zelanda, l&#8217;ambiente della nazionale verde non ne ha indovinata praticamente una. Ancora si deve capire come diavolo sia stato possibile che quella che a fine 2018 era forse la squadra più forte del mondo (insieme agli All Blacks, come sempre) sia stata protagonista di un 2019 pessimo e un Mondiale fallimentare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sabato scorso, quando il capitano del Sudafrica Kolisi sollevava al cielo la Webb Ellis Cup erano passate due settimane dalla conclusione del quarto di finale fra i verdi e gli All Blacks. Gli errori sono iniziati in quel momento.<br />
E che errori. I giocatori irlandesi ad andare nella mixed zone sono stati: James Ryan, Josh van der Flier, David Kilcoyne, Andrew Porter e Luke McGrath. I primi due sono giovani, gli altri tre erano riserve; sommando il loro tempo in campo si ottengono solo 59 minuti. Sarebbero stati più discreti se avessero scritto sul tabellone elettronico dello stadio <em><strong>&#8220;ci sono dei problemi nello spogliatoio&#8221;</strong></em>. La stampa irlandese ha criticato duramente questa scelta ricordando che dopo la sconfitta a Dublino di dodici mesi fa tutti i totem degli All Blacks parlarono a lungo ai media.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non solo nessun leader dello spogliatoio ha parlato da </span><span style="font-weight: 400;">allora, ma ancora nessuno ha rilasciato dichiarazioni su quella partita e sul Mondiale in genere. Certo, c&#8217;è stata la conferenza stampa del capitano Rory Best e del coach Joe Schmitd, ma essendo alla fine della carriera hanno più parlato di ricordi che di aspetti tecnici. Oltretutto, non è compito loro. A parte qualche brevissima dichiarazione in tv, e nemmeno tutti, Sexton, O&#8217;Mahony, Murray e Kearney devono ancora dire chiaro e tondo cosa è andato storto. Solo il terza linea di Munster ha pronunciato poche frasi di circostanza quando l&#8217;aereo è atterrato a Dublino (“Non posso parlare della partita, non l’ho rivista”). L&#8217;unica cosa certa è che non può essere accaduto per caso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È utile ricordare le dichiarazioni che il Performance Director della IRFU, David Nucifora, rilasciò a inizio anno: &#8220;Dobbiamo arrivare in semifinale, e ovviamente vogliamo andare oltre, se possibile. Ma penso che ci prenderemmo in giro se pensassimo che qualcosa di peggio di una semifinale andrebbe bene&#8221;. Dunque, il Mondiale dell&#8217;Irlanda è stato fallimentare, e si deve capire perché. <strong>Il problema non è solo aver perso nei quarti con la Nuova Zelanda, il problema è aver giocato male sia il torneo iridato, sia le partite che hanno preceduto l&#8217;evento</strong>: dal Sei Nazioni ai Test Match preparatori alla kermesse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accertato questo, resta da capire quali sono questi problemi. Si dirà che senza dichiarazioni ufficiali dei giocatori, si possono solo fare delle ipotesi. Vero, ma teniamo presente che nei giorni immediatamente successivi all&#8217;eliminazione, due voci pesantissime si sono levate forti e chiare: sono quelle di Isa Nacewa (capitano di Leinster nel double della stagione 2017/18) e Brian O&#8217;Driscoll (che non ha bisogno di presentazioni, vista la fama, l&#8217;aurea e l&#8217;ascendente che ha ancora sul rugby nell&#8217;Isola di Smeraldo).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nacewa ha criticato lo stile di gioco dell&#8217;Irlanda, suggerendo come il sistema più destrutturato di Leinster sotto Lancaster e Leo Cullen nella stagione 2017/2018 abbia avuto poca influenza sull&#8217;Irlanda di Schmidt, amante di uno stile più strutturato. “Nel 2018 Schmidt non aveva timore di sperimentare &#8211; ha detto Nacewa &#8211; Ha iniziato ad allontanarsi dal suo solito sistema e ha introdotto in nazionale un po&#8217; di gioco non strutturato. Questo li ha portati in cima al mondo e a vincere molti trofei. Dopo quel periodo ho sentito dire che in realtà lo ha abbandonato ed è tornato all&#8217;approccio conservatore che si è visto nell&#8217;intera Coppa del Mondo e per tutto il 2019&#8243;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">O&#8217;Driscoll ha offerto un&#8217;opinione simile alla trasmissione radiofonica <em>Off The Ball</em>: &#8220;Mi chiedo se l&#8217;arrivo di Stuart Lancaster a Leinster, con un sistema molto diverso da quello di Joe, non abbia sconvolto un po&#8217; tutto il sistema, modificando il rapporto fra nazionale e province. Leinster praticava un gioco meno strutturato rispetto all&#8217;attenzione di Joe sul set-piece (tipo lo schema che portò alla meta di Stockdale contro la Nuova Zelanda a Dublino, ndr) e questo ha fatto sorgere qualche dubbio nella mente dei giocatori su quale modo di allenarsi e su cosa bisognava concentrarsi. Mi chiedo se questa dinamica abbia cambiato un po&#8217; le cose. I giocatori, di Leinster in particolare, si sono sempre concentrati su quello che Joe stava facendo e poi, all&#8217;improvviso, si trovano a vincere con un altro stile di gioco. Magari hanno pensato &#8216;anche questo è davvero buono&#8217;. Il secondo sistema ha sminuito il primo? Non lo so, bisogna chiedere ai giocatori&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte le opinioni sono legittime, ma è difficile credere che frasi così pesanti da parte di due leggende come Isa e BOD &#8211; leader e capitani, nonché profondi conoscitori delle dinamiche di quegli spogliatoi &#8211; siano completamente scollegate dal pensiero di quelli che erano loro compagni di squadra fino a pochissimo tempo fa. Certo, Leo Cullen (altra leggenda, ora anche come coach) è intervenuto subito dopo, ma con una frase che sembra fatta apposta per gettare acqua sul fuoco: “Non ho letto le dichiarazioni ma non mi sembra che colgano il punto. In nazionale ci sono giocatori di Munster, Connacht e Ulster, tutte squadre che hanno cambiato coach in questi anni. Perché loro non vengono menzionati? Il loro (di BOD e Isa, ndr) è un punto di vista un po&#8217; ristretto”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al puzzle a questo punto manca solo una cosa, nel senso che manca davvero, ed è importante proprio perché non c’è. Il quarto di finale mondiale è stata l’ultima partita di Best come giocatore e Schmidt come allenatore. Molti tributi si sono levati verso il capitano che lasciava ma, a oggi, manca appunto una dichiarazione pubblica di un giocatore, o anche solo un tweet, di saluti e ringraziamento al tecnico che, fra club e nazionale, ha vinto come nessun altro in Irlanda. Anche questo un caso?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riassunto: la squadra gioca male per mesi. Esce dal mondiale e i leader non parlano, per settimane. Chi li conosce bene ipotizza che la fiducia nel sistema di gioco di Schmidt nell’ultimo anno non sia stata totale. Come diceva Agata Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, è una situazione non bella e da chiarire il prima possibile. Per mettersi la cosa definitivamente dietro le spalle e non rischiare di mettere a rischio la leadership dei senatori nello spogliatoi, l’analisi deve essere profonda, completa e non ultimo trasparente.  Altrimenti succede quello che ha detto proprio nelle ultime ore Ronan O&#8217;Gara: &#8220;</span>Ciò che è palesemente ovvio è che non si riesce a far bene ai Mondiali, ma è facile da dire. Abbiamo bisogno di soluzioni e dobbiamo sapere perché, ed è per questo che penso che come ex internazionale mi ha colpito duramente, ha colpito molte persone nel paese e penso che si perde molta credibilità nel fatto che si va bene al Sei Nazioni, ma poi quello su cui siamo essenzialmente giudicati è la Coppa del Mondo di rugby&#8221;.</p>
<p><strong>Damiano Vezzosi</strong></p>
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		<title>Rugby World Cup 2019: Francois Pienaar e le emozioni del trionfo sudafricano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto neri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 16:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[RWC 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Francois Pienaar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Quando ho visto Siya alzare la Webb Ellis Cup mi è subito tornato alla mente il Presidente Mandela", ha detto il capitano del 1995</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>TOKYO &#8211; Domenica si è ufficialmente conclusa la Rugby World Cup 2019 con la grande serata <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/03/world-rugby-awards-rugby-world-cup-2019-premi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dedicata ai Rugby Awards 2019</a>, in cui il Sudafrica campione ha vinto tre riconoscimenti (miglior giocatore, miglior squadra e miglior allenatore).</p>
<p>Tra i tanti big della palla ovale ad aver detto la loro in questa grande serata di festa, particolarmente interessanti sono state le parole dette dal leggendario capitano del Sudafrica alla Coppa del Mondo del 1995, Francois Pienaar, che ventiquattro anni dopo ha visto Siya Kolisi alzare la Webb Ellis Cup con la sua maglia numero 6.</p>
<p>&#8220;È stato davvero speciale. Penso addirittura più potente dal punto di vista emotivo del 1995 &#8211; ha detto Pienaar &#8211; In Sudafrica abbiamo ancora molti problemi, ma sono sicuro che questo meraviglioso risultato avrà un impatto ancora maggiore di quello avuto dalla vittoria del 1995. 48 milioni di persone sognavano questo risultato. Ho visto tanti sudafricani che sono venuti fin qui per sostenere la squadra&#8221;.</p>
<p>&#8220;Quando ho visto Siya, con la mia maglia numero 6, alzare la Webb Ellis Cup mi è subito tornato alla mente il Presidente (Mandela) e ho sentito che lui è ancora con noi. È stata una grande emozione &#8211; ha continuato &#8211; Persone di tutte le etnie che compongono la nostra nazione sono presenti in questa squadra. Tutti in Sudafrica vanno in giro con la maglietta verde oro e la stima e il sostegno dietro al nostro capitano è totale, e questo è solo grazie a Mandela.</p>
<p>Siya è una persona speciale. Le sue più grandi doti son quella di essere modesto e di essere un combattente. Siya è un vero guerriero Xhosa&#8221;.</p>
<p><strong>Perché il rugby ha questo potere di unire la gente?</strong></p>
<p>Nel rugby ognuno ha il suo posto. Tutti sono importanti. Ci sono giocatori con enormi differenze fisiche, atletiche, tecniche e tattiche, eppure solo unendo tutte queste diversità si può arrivare in meta. Inoltre, tutti devono comunque arrangiarsi a fare tutto, anche cose che non sono portati o abituati a fare. Ognuno dà il suo meglio per gli altri, per la squadra, che è tutta dietro di te e ti supporta: non c&#8217;è niente più di questo in grado di unire la gente.</p>
<p>In particolare, in Sudafrica noi abbiamo una popolazione formata da tante etnie, culture, lingue e tradizioni diverse, abbiamo bisogno di qualcosa che ci unisca. E cos&#8217;è meglio del rugby?</p>
<p>Lo sport ha una grandissima capacità di unire e creare cambiamenti sociali. Sono sicuro che la grande prova degli Springboks, guidati da Siya (Kolisi), con la sua difficile storia passata, sarà grande motivo di ispirazione per tutti i giovani ragazzi sudafricani, e spero che molti nuovi ragazzi inizino a giocare a rugby, perché è lo sport più bello del mondo.</p>
<p><strong>Credi che durante il tour dei British and Irish Lions, in Sudafrica tra due anni, i britannici cercheranno &#8220;vendetta&#8221;?<br />
</strong><br />
Penso che il tour dei Lions sia probabilmente la cosa più romantica rimasta nel rugby. Tutte le quattro Home Nations, per due mesi, lasciano da parte i loro vecchi e nuovi rancori e lavorano tutte insieme per costruire una squadra leggendaria. E sì, vorranno fare un grande risultato in Sudafrica: sarà un tour fantastico.</p>
<p><strong>Roberto Neri</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/04/rugby-world-cup-2019-francois-pienaar/">Rugby World Cup 2019: Francois Pienaar e le emozioni del trionfo sudafricano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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