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	<title>movimento Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Palude Italia: quando la palla ovale smette di rimbalzare</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/03/13/palude-italia-quando-la-palla-ovale-smette-di-rimbalzare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2016 12:26:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Brunel]]></category>
		<category><![CDATA[FIR]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[parisse]]></category>
		<category><![CDATA[sei naizoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tante Dublino in questi anni, davvero troppe. Un movimento fermo da troppo tempo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché non lasciamo il nostro posto nel Sei Nazioni a chi se lo merita di più? Una domanda che in tanti si pongono da un po&#8217; di tempo e che nell&#8217;immediato dopo-partita di Dublino è diventata quasi un tormentone. Iniziamo subito con lo sgombrare il campo da questo genere di dubbi: <strong>perché c&#8217;è un contratto che ci lega al board fino al 2024, per iniziare</strong>. Potrà sembrare un argomento da azzeccagarbugli a qualcuno, ma quell&#8217;accordo non è un dettaglio. Affatto. Certo rimane la pochezza della nostra prestazione contro l&#8217;Irlanda, ultima di una lunga serie inframmezzata da qualche lampo saltuario. Sorrisi estemporanei figli più di alcune circostanze contingenti che non di una qualche programmazione. E anche questo non è affatto un dettaglio. Lo abbiamo scritto più volte: il nostro è un movimento che è sostanzialmente fermo da una decina d&#8217;anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi per lavoro (o passione) si trova a dover raccontare le gesta del rugby di casa nostra da tante &#8211; troppe! &#8211; stagioni si trova a descrivere situazioni molto simili tra loro, sconfitte che si rincorrono con molti tratti comuni, problemi sempre uguali a se stessi. <strong>Una specie di stagno paludoso a cui ci siamo talmente assuefatti tanto da accontentarci in maniera inconscia di quei risultati positivi saltuari a cui abbiamo accennato prima</strong>. In questo Sei Nazioni lo è stata la partita con la Francia, nonostante la sconfitta. Una buona prova che ci aveva fatto sperare ma che è stata seguita dai ko con l&#8217;Inghilterra e da quelli con Scozia (quasi 40 punti subìti in casa e la sofferenza contro una mischia che per anni è stata messa a punto da un nostro tecnico) e Irlanda. Però se dovessimo fare una fotografia del nostro livello guardando i numeri e le statistiche beh, dovremmo ammettere che la nostra media è molto più vicina alle ultime due gare del torneo che non a quella di Parigi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Jacques Brunel è arrivato a fine corsa: il tecnico francese sabato prossimo a Cardiff guiderà per l&#8217;ultima volta la nazionale azzurra (<strong>non farà il tour estivo, lo ha ufficializzato di fatto la stessa FIR ieri sera</strong> nel suo comunicato dove si legge &#8220;sconsolato il ct azzurro, alla penultima apparizione sulla panchina azzurra&#8221;), ma va detto che dall&#8217;allenatore raramente sono arrivate analisi pubbliche approfondite sui motivi delle sconfitte. Chi invece ci ha messo ancora una volta la faccia è capitan Parisse, che va ben oltre gli 80 minuti di Dublino: &#8220;Se si vedono i risultati c’è un’involuzione, c’è un cambio di generazione con tanti ragazzi che fanno i primi passi a questo livello. <strong>Non è un alibi o una scusa ma abbiamo tantissimi ragazzi con pochi caps che</strong> <strong>stanno imparando più in questo Sei Nazioni che non giocando due o tre stagioni in Italia</strong>. (&#8230;) Per il movimento è un discorso complesso, dopo una partita del genere è importante capire che serve fare di più e renderci conto che forse bisogna cambiare strada e capire se le cose che abbiamo fatto valgano la pena oppure no&#8221;. Parole che probabilmente in FIR non piaceranno a molti ma i numeri e i fatti di questi ultimi 10 anni abbondanti fanno pendere la bilancia dalla parte del giocatore dello Stade Français.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C&#8217;è una ruota alla quale prima ancora che fare invertire il giro va fatta ripartire quasi del tutto. Programmare il futuro a partire dai settori giovanili e dal rilancio dell&#8217;Eccellenza è necessario, fare check continui al sentiero che si è deciso di perseguire lo è altrettanto: miglioramenti e deviazioni sono sempre possibili. <strong>Chi dirige aree e settori deve rispondere dei risultati ottenuti esattamente come fanno i giocatori</strong>. Nessuno deve sentirsi &#8220;padrone&#8221; (le virgolette sono importanti) dell&#8217;ufficio che occupa a dispetto di quello che dice il campo. L&#8217;alternativa altrimenti è quella di proseguire sulla strada che stiamo percorrendo da tempo, senza dimenticare che tutto sommato il 2024 non è poi così lontano e che un contratto in scadenza non viene rinnovato in maniera automatica. Non c&#8217;è il silenzio-assenso e le pretendenti al nostro posto non mancano. Il prossimo quadriennio iridato sarà determinante per il nostro movimento: non basterà certo per colmare il gap ma dovremo prendere la giusta via dimostrando anche una certa continuità, cosa che finora non abbiamo mai avuto. <strong>Non è un obiettivo impossibile da raggiungere, ma servono idee chiare e uomini giusti</strong>. E capacità di ammettere anche eventuali errori, caratteristica quest&#8217;ultima molto poco italiana.</p>
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		<title>Il nodo Accademie, un incrocio determinante per il movimento</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2012/10/15/il-nodo-accademie-un-incrocio-determinante-per-il-movimento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 09:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vita federale]]></category>
		<category><![CDATA[accademie]]></category>
		<category><![CDATA[FIR]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Valsugana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il "programma Accademie" sta diventando concreto. Tra dubbi, qualche critica e possibilità di sviluppo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/10/15/il-nodo-accademie-un-incrocio-determinante-per-il-movimento/">Il nodo Accademie, un incrocio determinante per il movimento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente FIR Gavazzi non fa altro che dare concretezza a quanto aveva detto in campagna elettorale: più di una volta il patron del Calvisano aveva detto di voler allargare il sistema delle accademie creando 24 centri tra U16 e U12 e 12 Accademie provinciali juniores. Dove? Per dar vita al più presto a questo sistema sembra che ci si rivolga a quelle aree dove esistono già numeri di atleti e strutture sufficienti. Pare che il requisito minimo per quest&#8217;ultime sia l&#8217;esistenza di almeno tre campi.<br />
Un nuovo sistema che come tutte le novità crea possibilità e critiche. Queste ultime le raccoglie Antonio Liviero su <em>Il Gazzettino</em> di oggi. Liviero ci fa sapere che in FIR si sta lavorando alacremente in questa direzione e il responsabile del centro studi federale Franco Ascione è stato già segnalato in Veneto dove avrebbe avviato i contatti con i club che potrebbero ospitare le nuove accademie.<br />
I primi problemi nascono qui, segnala Liviero, perché non sarebbe chiaro quali siano i requisiti-base per aspirare a ospitare i centri e se eventualmente si possano avanzare candidature. Un problema più sentito in quell&#8217;area geografica più che altrove per l&#8217;alto tasso rugbistico. Liviero dice infatti che i rumors provenienti da Roma parlano di tre poli (Mogliano, Padova e uno tra Rovigo e Venezia), ma in Veneto sarebbero di più le società ad aspirare a quel ruolo. I club &#8220;assegnatari&#8221; ricevono infatti un contributo federale oltre a un sostegno tecnico sempre da parte FIR.<br />
Altro punto critico, segnalato da Liviero: i giocatori, che arriverebbero dalle società geograficamente più vicine. Il rischio, dice il giornalista, è quello di svuotare interi bacini, fornendo atleti ad altri dopo averli cresciuti e formati. Il presidente del Valsugana Junior Gabriele Marchiori dice a Liviero che non si conoscono &#8220;i criteri in base ai quali verranno scelte alcune società piuttosto che altre. Strutture, storia, competenze? Un club può candidarsi?&#8221;. E poi sottolinea come a suo dire &#8220;il sistema Accademie è demotivante: chi viene escluso, perde fiducia, a volte non ha più voglia di continuare&#8221;. Questo da un lato. Dall&#8217;altro c&#8217;è chi come il presidente della Tarvisium Guido Feletti parlando della già esistente Accademia di Mogliano segnala &#8220;la scarsa simbiosi tra il territorio e il centro trevigiano&#8221;. Le società si fanno poi domande sulla effettiva preparazione dei tecnici FIR che verrebbero mandati nelle Accademie.</p>
<p>Un problema-cardine del movimento italiano, che ha necessità di anticipare e migliorare la crescita dei nostri giovani. C&#8217;è chi spinge per questo tipo di soluzione, chi invece sostiene che andrebbero potenziati i club per far sì che siano le società &#8211; magari permettendo la costituzione delle loro Accademie &#8211; a farli crescere da quando sono bambini o ragazzini. Sia una soluzione che l&#8217;altra hanno luci e ombre: tanto per fare un esempio, i dubbi sulla preparazione dei tecnici federali sono più che legittimi, ma non è affatto certo che quelli dei club siano necessariamente migliori. Se esiste in Italia un &#8220;problema tecnici&#8221;, ed esiste, è assolutamente orizzontale e non verticale. Riguarda tutti.<br />
Forse &#8211; e lo ribadiamo, forse &#8211; un sistema &#8220;misto&#8221; sarebbe la cosa migliore: con le Accademie federali a presidiare le aree di frontiera, quelle a più bassa &#8220;intensità ovale&#8221;. Potrebbero diventare un centro di raccolta e propulsione del movimento, soprattutto sul medio e lungo periodo. Mentre nelle regioni di lunga tradizione si potrebbe pensare di sostenere con soldi, strutture e altro le realtà già esistenti.<br />
Come sempre la soluzione ideale sarebbe parlarne. Alfredo Gavazzi non aveva nel suo programma l&#8217;idea di una grande assemblea del movimento, chiamateli &#8220;Stati Generali&#8221; o come vi pare. Forse non serve arrivare a tanto, anche se sarebbero l&#8217;ideale, forse basterebbero una serie di incontri per capire dubbi e proposte che arrivano dalla base e dai territori interessati. Poi &#8211; va da sé &#8211; l&#8217;attuale dirigenza federale ha il diritto e il dovere di scegliere la strada che ritiene migliore. E di perseguirla con tutta la sua forza.<br />
Ma questo è un nodo fondamentale del nostro movimento: la scelta di un sentiero piuttosto che l&#8217;altro indirizzerà per molti anni lo sviluppo del rugby italiano. </p>
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		<title>FIR: pubblicato il bilancio consuntivo 2011</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2012/10/12/fir-pubblicato-il-bilancio-consuntivo-2011/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2012 14:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vita federale]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[FIR]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo bilancio FIR reso pubblico dal 2004 a oggi. Il link dove potete consultarlo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/10/12/fir-pubblicato-il-bilancio-consuntivo-2011/">FIR: pubblicato il bilancio consuntivo 2011</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/Logo-FIR.jpg?x71421"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3567" title="Logo FIR" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/Logo-FIR.jpg?x71421" alt="" width="808" height="539" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/Logo-FIR.jpg 808w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/Logo-FIR-120x80.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/Logo-FIR-230x153.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/Logo-FIR-400x267.jpg 400w" sizes="(max-width: 808px) 100vw, 808px" /></a></p>
<p>Era atteso da anni, ora è pubblico: la FIR, in ottemperanza al nuovo Statuto ha pubblicato il bilancio consuntivo 2011</p>
<p><a href="http://www.federugby.it/index.php?option=com_docman&amp;task=cat_view&amp;gid=360&amp;Itemid=97&amp;lang=it" target="_blank"><strong>LO POTETE SCARICARE E CONSULTARE A QUESTO LINK</strong></a> </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/10/12/fir-pubblicato-il-bilancio-consuntivo-2011/">FIR: pubblicato il bilancio consuntivo 2011</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Di rivoluzioni culturali, dalla Premiership al campetto dietro casa</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2012/09/21/di-rivoluzioni-culturali-dalla-premiership-al-campetto-dietro-casa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2012 10:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giù il gettone]]></category>
		<category><![CDATA[mete]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[premiership]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo appuntamento con "Giù il gettone", la rubrica curata da Antonio Raimondi. Dove si parla di mete, muscoli e cervelli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/09/21/di-rivoluzioni-culturali-dalla-premiership-al-campetto-dietro-casa/">Di rivoluzioni culturali, dalla Premiership al campetto dietro casa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/09/Meta-Premiership.jpg?x71421"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1828" title="Una meta in Premiership" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/09/Meta-Premiership-300x200.jpg?x71421" alt="" width="300" height="200" /></a>Guardi il campionato inglese e subito intuisci che c&#8217;è qualcosa di nuovo e non riguarda le regole e il TMO Power (<a href="https://www.onrugby.it/archives/1212" target="_blank">di cui abbiamo già parlato</a>), ma piuttosto uno spirito differente, un ricambio d&#8217;aria, in quello che giustamente poteva essere considerato il campionato più difficile del mondo e anche il più chiuso, con quella, per dirla nel colorito gergo, che era una battaglia di topi.<br />
Aperte le finestre, in tre giornate o per andare nel dettaglio in diciotto partite sono state segnate ottantatre mete, per una media di 4,6 a incontro. Si può dire che è solo l&#8217;inizio del torneo, che i campi sono ancora asciutti, ma rimane il fatto che sembra esserci una volontà da parte dei club (gli Harlequins campioni lo scorso anno l&#8217;avevano già mostrata) di giocare un rugby “entertainment” che più va incontro ai gusti del grande pubblico, quello che ormai con continuità affolla gli stadi più grandi di Londra: Twickenham e Wembley i più recenti. Un&#8217;aria nuova sicuramente gradita anche a chi come BT ha appena investito 150 milioni di sterline per acquisire i diritti televisivi delle squadre inglesi, anche se, come avete letto in questi giorni su onrugby.it, la questione è ancora aperta, alla voce coppe europee.<br />
Sicuramente ai club è stata data una direzione, sicuramente non è solo una questione economica, nel senso che alla base di questo nuovo indirizzo, c&#8217;è un altro bene comune che è lo sviluppo del rugby inglese, in un quadriennio che porterà alla Coppa del Mondo ospitata dall&#8217;Inghilterra.<br />
Qui veniamo agli aspetti più tecnici, dai quali possiamo trarre ispirazione anche per il nostro rugby. Il cambiamento di rotta viene da una valutazione generale sulle difficoltà affrontate dalla Nazionale inglese, al di là dei problemi comportamentali, nell&#8217;ultima RWC e dalla constatazione che sia nell&#8217;emisfero sud che nell&#8217;emisfero nord, le principali competizioni degli ultimi due anni, sono state vinte da squadre che hanno privilegiato il gioco d&#8217;attacco. Non significa che i campioni del mondo della Nuova Zelanda, quelli del Super XV 2011 e 2012 (Reds e Chiefs) e i campioni d&#8217;Europa di Leinster abbiano rinunciato alla difesa o alle fondamentali fasi di conquista. Il rugby sta cambiando, andando verso quel “rugby positivo” predicato da Graham Henry dopo il 2007. Al livello più alto non basta più un gioco ad una sola dimensione. Per essere competitivi occorre riprendere lo sviluppo della tecnica individuale (i famosi skills) e la capacità dei giocatori di prendere le decisioni sotto pressione (<em>decision making</em>).<br />
Tornando al caso dell&#8217;Inghilterra, il gioco di combattimento per linee dirette, ha portato in nazionale giocatori di forza fisica, ma poi incapaci di reggere il confronto con il livello più alto: dal 2008 ad oggi l&#8217;Inghilterra contro Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica ha vinto due partite (contro l&#8217;Australia) ne ha perse dodici e pareggiata una (Sudafrica). Per vincere la prossima Coppa del Mondo serviranno giocatori con <em>skills e decision making</em>, ma non solo, perché l&#8217;attitudine all&#8217;attacco, ad un rugby di corsa, richiede anche qualità fisiche differenti quali ad esempio una resistenza anaerobica superiore.<br />
La rivoluzione, se così si può dire, e qui veniamo anche a casa nostra, è quella di sviluppare prima di tutto le abilità individuali, di esercitare i nostri ragazzi alla ricerca degli spazi e a giocare alla mano. Non è un discorso che vale solo per l&#8217;alto livello, per chi organizza la prossima Coppa del Mondo e vuole vincerla. Questo è l&#8217;orientamento che dobbiamo dare ai nostri mini-rugbisti, che deve andare a comporre una proposta formativa di qualità, che sappia sostenere il giocatore nella fase più critica della sua crescita, quella in cui, purtroppo, il nostro rugby dimostra la sua più grande debolezza.<br />
Non conosciamo dati ufficiali, ma si può stimare oltre il cinquanta per cento gli abbandoni nella fascia d&#8217;età 14-19 anni. La rinuncia al rugby ha molto a che fare con le distrazioni che entrano nella vita dell&#8217;adolescente, ma molte responsabilità vanno addebitate a ciò che proponiamo ai ragazzi e alle loro famiglie. Vale la pena usare l&#8217;inglese: <em>brain is better than brawn</em>, per loro basta cambiare una lettera, per noi si tratta di usare il cervello invece che la forza fisica, anche nella selezione dei giovani giocatori, perché a quattordici anni (ma anche a sedici e così via) non puoi sentirti dire che non sei grande abbastanza, che non sei forte abbastanza. Vogliamo tutti vincere, ma quando parliamo dei nostri ragazzi, la vittoria non è vincere domenica prossima, ma dare a tutti la possibilità di migliorarsi, farli innamorare del nostro sport e quindi non perderli lungo la strada. Poi con giocatori migliori, si vince ugualmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Antonio Raimondi</strong> </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/09/21/di-rivoluzioni-culturali-dalla-premiership-al-campetto-dietro-casa/">Di rivoluzioni culturali, dalla Premiership al campetto dietro casa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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