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	<title>Maria Cristina Tonna Archivi - On Rugby</title>
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		<title>Italdonne, 35 anni fa la storica prima volta contro la Francia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 06:49:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale femminile]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale Italiana femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Riccione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima tappa di un percorso che ha regalato grandi soddisfazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/06/22/italdonne-35-anni-fa-la-storica-prima-volta-contro-la-francia/">Italdonne, 35 anni fa la storica prima volta contro la Francia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 8 febbraio, allo Stade Beaublanc di Limoges, nel cuore della Francia, l&#8217;Italia femminile, quinta squadra del Ranking Mondiale &#8211; guidata da Andrea Di Giandomenico &#8211; ,<a href="https://www.onrugby.it/2020/02/08/sei-nazioni-femminile-la-francia-e-superiore-e-vince-45-10-ma-litalia-disputa-una-buona-gara/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha giocato, al cospetto di 8mila spettatori abbondanti, la partita più recente della sua ormai lunga storia</a>, iniziata esattamente 35 anni fa &#8211; il 22 giugno 1985 -, lontana dai fasti attuali, ironia della sorte proprio contro la formazione transalpina, in una calda sera di inizio estate, allo stadio Nicoletti di Riccione, in un contesto decisamente diverso, eppure già frizzante.</p>
<p>&#8220;Non c&#8217;era il pienone, ma diversa gente prese posto sulle tribune. Sicuramente suscitammo almeno curiosità&#8221;, ricorda Isabella Doria, ragazza milanese, allora responsabile della neonata lega del rugby femminile all&#8217;interno della UISP (Unione italiana sport per tutti), federazione alla quale si affiliò il movimento in rosa, prima del riconoscimento ufficiale della FIR &#8211; che in quegli anni, un poco come succedeva in tutto il Mondo, non solo non appoggiava lo sport delle ragazze, ma persino diffidava i direttori di gara federali a dare il loro contributo arbitrando match &#8211; avvenuto solamente nel 1992.</p>
<p>Dopo che pochi mesi prima, ad inizio &#8217;85, era andato in scena il primo campionato nazionale (si diede una strutturazione formale ed agonistica ad un movimento nato a fine anni &#8217;70 per pura passione, dall&#8217;impegno di sorelle e fidanzate di giocatori), la Doria decise fosse giunto il momento di avere anche una selezione nazionale e, nel contesto di UISPORT, un evento trasversale della confederazione in quel di Riccione, colse la palla al balzo quando le proposero di organizzare il primo test match nella storia della nazionale femminile, invitando la Francia in riviera romagnola.</p>
<p>&#8220;Ci confrontammo con qualcosa che all&#8217;epoca era più grande di noi. La Francia &#8211; che tre anni prima giocò il primo test match a livello globale contro l&#8217;Olanda &#8211; aveva già esperienza ed un movimento più sviluppato. L&#8217;andamento della partita e l&#8217;esito finale, un sorprendente 0-0, così, furono decisamente soddisfacenti&#8221;, spiega Doria, nel corso della prima puntata dei FIRTalks dedicati alla storia del movimento femminile.</p>
<p>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/06/11/il-quiz-sul-rugby-femminile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Quiz: quanto ne sai del rugby femminile? Mettiti alla prova</a></p>
<p>Dietro un simile successo, però, ci fu un grande lavoro, almeno per quelle che erano le possibilità dell&#8217;epoca. &#8220;Preparammo la partita con una serie di raduni &#8211; a Treviso -, dal venerdì alla domenica, nelle settimane precedenti l&#8217;incontro. Questa serie di trasferte mi costò qualche piccolo patema a scuola. Fu l&#8217;unica volta che venni rimandata, ma il gioco valse decisamente la candela (sorride, ndr)&#8221;, svela a <em>OnRugby</em> una raggiante Maria Cristina Tonna, oggi coordinatrice del settore femminile federale, all&#8217;epoca giovanissima terza linea azzurra.</p>
<p>&#8220;Non avevo nemmeno 16 anni, e nonostante si dice che da giovani si sia incoscienti, avevo tanta paura. Una sensazione che, tuttavia, con l’ingresso nello spogliatoio, svanì istantaneamente. La mia maglia, la numero 8, era attaccata all’appendiabiti. Le mie compagne mi strinsero forte e Mariano Ganga, l’allenatore, mi disse: vai in campo e dai tutto quello che hai. Alla fine del match ci schierammo per il corridoio, svenni, stremata dalla fatica, vinta solo dalla stanchezza. Quando riaprii gli occhi il coach era lì: Brava, mi disse, hai fatto quello che ti avevo chiesto!&#8221;, ricorda Tonna, caratterizzando le caratteristiche di quella inedita compagine italiana.</p>
<p>Uno spirito che Mariano Ganga, allenatore di quella pionieristica selezione nazionale, seppe trasmettere a tutto il gruppo, così eterogeneo (in campo scesero 8 ragazze del Benetton Treviso, 3 del Vicenza, 2 della Ceccherelli Roma, 1 a testa per Trieste e Rugby Rho. In panchina 3 del Benetton Treviso, 1 della Ceccherelli Roma e 1 del Rugby Rho) eppure così unito, che si era cementato nel corso dei ritiri nella Marca, nel mese precedente.</p>
<p>&#8220;Dopo quelle settimane, per caratterizzare il contesto super amichevole e conviviale, posso dire che anche le ragazze di Roma, ormai, avevano imparato il dialetto veneto&#8221;, racconta entusiasta Antonella Rossetti, terza linea del Benetton Treviso, e promotrice in prima persona dell&#8217;affiliazione UISP del movimento (&#8220;Andai a Venezia nella sede dell&#8217;associazione a lavorare sul nostro sbarco lì&#8221;). &#8220;Ci si incontrava raramente, eppure condividevamo allo stesso modo una straordinaria voglia di giocare questo sport e divertirci. Eravamo consapevoli di aver dato luce a qualcosa di bello. Però ci tengo a sottolineare che tutto quello che sta succedendo oggi, ha a che fare con il lavoro del presente. Non è necessariamente un nostro merito&#8221;, prosegue Rossetti, rimembrando, focalizzandosi sul pre partita, l&#8217;emozione nel vedere le magliette bianche della Adidas, fornite dalla federazione, con cui avrebbero giocato. &#8220;Quando le vedemmo, ci fu grande commozione. Fu una scarica d&#8217;adrenalina in vista di una partita durissima&#8221;.</p>
<p><em><strong>La partita</strong></em></p>
<p>Se la ricorda bene quella partita, Mariano Manga &#8211; ex giocatore del Benetton Rugby -, allenatore di quel team &#8211; coadiuvato solamente da 4 persone a 360 gradi, in linea con quelli che erano gli staff rustici dell&#8217;epoca -, entrato nel mondo del femminile (all&#8217;epoca ancora piuttosto osteggiato da una parte importante dei colleghi maschi) proprio dalla porta apertasi sul movimento in rosa al team trevigiano, non senza qualche sfottò (&#8220;Ma cosa stai facendo??&#8221;) dei compagni di squadra.</p>
<p>&#8220;Con il Benetton avevamo già affrontato delle selezioni francesi, talvolta ottenendo dei buonissimi risultati. Eravamo fiduciosi, soprattutto dopo il mese abbondante di lavoro nei vari raduni trevigiani. Ci eravamo resi conto di avere una squadra di per sé con singoli di grande valore, che si erano compattati in modo straordinario, con il fine ultimo del fare bene collettivamente. Le francesi ci erano superiori. Avevano delle folate d&#8217;attacco molto incisive, perché muovevano alla grande il pallone, ma pian piano, nel corso del match, fecero l&#8217;errore di metterla sul piano fisico, invece che su quello tecnico, e grazie alla nostra dedizione riuscimmo a difendere tutto, fino all&#8217;ultimo secondo&#8221;, rimembra con grande felicità Ganga, nella seconda puntata dei FIRTalks dedicati alla storia del movimento in rosa italiano. Uno sforzo immane, a tal punto che sia Rossetti che Tonna hanno ricordi vaghi, quasi nulli, del post partita e del terzo tempo, del resto sono ben altre le cose rimaste impresse nell&#8217;immaginario collettivo dopo quella storica ed indimenticabile serata emiliana.</p>
<p><em><strong>Il lascito di quell&#8217;Italia v Francia 0-0</strong></em></p>
<p>Dopo le fondamenta messe nel &#8217;78, con la nascita delle prime squadre in giro per l&#8217;Italia, lo 0-0 di Riccione fu il primo mattoncino azzurro (passando poi per il primo Mondiale nel &#8217;91, il riconoscimento FIR nel &#8217;92 e lo sbarco nel Sei Nazioni nel &#8217;07, sino alla partecipazione al Mondiale &#8217;17 ed il brillante secondo posto al Sei Nazioni 2019), nella costruzione di una casa, che seppur ancora oltremodo migliorabile, oggi ospita un movimento vero e proprio, ancora alla ricerca della strada migliore verso il futuro, ma certamente con un&#8217;identità forte e chiara.</p>
<p>&#8220;La cosa che mi rende veramente contenta, nonostante le innumerevoli difficoltà &#8211; sia a livello pratico che culturale &#8211; che ancora oggi permangono attorno all&#8217;ambiente rosa, è il fatto che, grazie a 30 anni abbondanti di lavoro, da parte di tantissime persone che hanno a cuore questo movimento, le ragazze attuali possano approcciarsi al rugby, più o meno come farebbero con tutti gli altri sport, senza dover affrontare quel carico fastidioso di sospetti, illazioni e scherno. Oggi, per fortuna, le atlete possono concentrarsi sulle partite da giocare in campo, più che su quelle da combattere fuori. Spero che diano uno sguardo, una lettura alla storia, e non diano mai nulla per scontato. Inoltre, per fortuna, siamo sempre meno schiavi del confronto con i maschi. Con il tempo si sta comprendendo come inevitabilmente, il rugby maschile e quello femminile siano due spettacoli diversi. Né migliori, né peggiori l&#8217;un dell&#8217;altro, ma diversi&#8221;, chiosa ai nostri microfoni Maria Cristina Tonna, augurando a tutto il rugby in rosa di ritrovarsi, tra 35 anni, in una casa ancor più confortevole ed accogliente.</p>
<p><strong>La formazione della prima uscita dell&#8217;Italia femminile &#8211; Italia v Francia 0-0, Riccione 22/6/&#8217;85</strong></p>
<p>1 Faliva (Ceccherelli Roma)<br />
2 Bolcato (Vicenza)<br />
3 Breda (Benetton Treviso)<br />
4 Appiani (Rugby Rho)<br />
5 Scomparin (Benetton Treviso)<br />
6 Rossetti (Benetton Treviso)<br />
7 Palla Maf. (Benetton Treviso)<br />
8 Tonna (Ceccherelli Roma)<br />
9 Palla Man. (Benetton Treviso)<br />
10 Ghirardini Mar. (Vicenza)<br />
11 Berlato (Vicenza)<br />
12 Collodo (Benetton Treviso)<br />
13 Medschev (Trieste)<br />
14 Nave (Benetton Treviso)<br />
15 Moscon (Benetton Treviso)</p>
<p><em>A disposizione:</em><br />
16 Fabbris (Benetton Treviso)<br />
17 Corbanese (Benetton Treviso)<br />
18 Lolli (Ceccherelli Roma)<br />
19 Zanatta (Benetton Treviso)<br />
20 Marchi (Rugby Rho)<br />
21 Rossetti</p>
<p>All.: Mariano Ganga</p>
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		<title>In viaggio con Maria Cristina Tonna nell&#8217;universo del rugby femminile italiano</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/02/07/in-viaggio-con-maria-cristina-tonna-nelluniverso-del-rugby-femminile-italiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Mangiarotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 07:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Italia femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[rugby femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Tonna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo parlato con la coordinatrice dell'attività femminile affrontando diversi temi d'interesse legati al movimento in rosa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Maria Cristina Tonna, Coordinatrice dell’attività femminile, è una delle figure più conosciute &#8211; e più informate &#8211; del rugby femminile italiano, ma non solo. La Nazionale femminile italiana sta vivendo davvero un grande momento, dopo i successi ottenuti dalle ragazze negli ultimi anni che hanno portato l’Italia prima a chiudere al nono posto l’edizione 2017 della Women’s Rugby World Cup, poi ad issarsi (sulla scorta dei risultati del campo) fino al settimo posto del ranking di World Rugby.</p>
<p>Merito di questi successi, oltre che delle ragazze e dello staff tecnico azzurro che lavora a stretto contatto con loro, va dato alla crescita esponenziale del movimento rugbistico femminile nel Paese.</p>
<p>“Dalla Coppa del Mondo 2017 in Irlanda il movimento è cresciuto di pari passo con i risultati della Nazionale, perché anche il rugby domestico ha approfittato di quel Mondiale raccogliendo l’energia sprigionata da quell’esperienza. Stiamo vedendo che c’è sempre molta curiosità da parte delle bambine che si avvicinano al gioco del rugby attraverso la promozione nelle scuole, tra le altre, e in questo periodo stiamo consolidando ulteriormente tutta questa energia positiva.”</p>
<p>“Un esempio di questo, tra i tanti che si possono fare, è stata l’aggiunta di una categoria al rugby femminile, la Under 18, colmando un vuoto che effettivamente c’era. I numeri son cresciuti, non tanto da poter permettere a tutte le squadre di schierare una squadra in questa categoria, ma è chiaro che questo passaggio era necessario per, come detto, colmare il vuoto ed evitare gli abbandoni ‘fisiologici’ delle ragazze che quando uscivano dall’Under 16 (fino ad ora composta di tre anni di età) si trovavano a dover scegliere se andare in Seniores, o smettere.”</p>
<p>“Non si è ancora del tutto sviluppata la cultura di avere un vivaio e di far entrare le ragazze di quell’età gradualmente nelle formazione maggiore, oltre al fatto che in alcuni casi proprio non esistevano realtà locali oltre la Under 16”, continua Tonna.</p>
<p>“Per introdurre la Under 18 abbiamo cercato di ricalcare la struttura già presente in ambito maschile e pensiamo che questa categoria segua il naturale sviluppo delle giocatrici, sia a livello rugbistico sia a livello di crescita personale, perché una ragazzi di 17 anni fa comunque fatica a stare all’interno di una categoria che iniziava a starle un po’ stretta [e non era magari pronta per fare il salto in Seniores]. Dopo la riforma, l’Under 16 è composta da due anni di età più un massimo di due fuori-quota per dare continuità momentanea al percorso di sviluppo e far andare a pieno regime le squadre col processo di propaganda, promozione e reclutamento, su cui deve esserci il focus di tutti in modo da attrarre nuove giocatrici e trattenere quelle che già sono inserite nell’ambiente. L’obiettivo di medio termine è di arrivare quanto prima a fare un campionato Under-18, senza perdere il focus sul coinvolgimento delle ragazze nelle categorie inferiori.”</p>
<p>Il piano della Federazione è davvero molto ambizioso e va nella direzione giusta, nell’ottica non solo ‘conservativa’ (che è comunque molto importante) ma anche e soprattutto di ampliamento della base di giocatrici, in modo da mettere il commissario tecnico, Andrea Di Giandomenico, e il suo staff nelle migliori condizioni possibili per scegliere i nuovi talenti per la maglia Azzurra.</p>
<p>“Già da quest’anno questa riforma è entrata in vigore e siamo piuttosto soddisfatte, speriamo di vedere i risultati già dall’anno prossimo, con squadre consolidate e un aumento delle ragazze in attività. Anche l’Under-14 si sta consolidando come categoria e questo è un segnale importantissimo, perché chiaramente se non vediamo una crescita in queste tre categorie (U-14, U16 e U18) non potremmo parlare del futuro del rugby femminile.”</p>
<p>“Fino alla stagione scorsa c’era una sola categoria obbligatoria per le società che hanno una formazione Seniores nella massima serie femminile, mentre da quest’anno abbiamo ampliato l’opzione facendo in modo che una società potesse scegliere fra le tre categorie,” continua Tonna. “Stiamo ovviamente monitorando il tutto da molto vicino, perché non è escluso che in un futuro prossimo le cose non possano cambiare. Noi come Federazione siamo più per una promozione della cultura, per cercare di coinvolgere le squadre e stimolarle a fare promozione piuttosto che porre degli obblighi ed imporre delle scelte dall’alto’.”<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>“Se una società che ha sempre avuto la sezione maschile decide di introdurre la sezione femminile, mettendoci la stessa attenzione, io credo che sia una grande opportunità di condivisione che può portare opportunità di grande crescita. Credo che avere una sezione femminile porti una sensibilità diversa all’interno del club perché le ragazze portano diversi punti di vista rispetto agli uomini, portando anche ulteriore entusiasmo che è un arricchimento per tutti.”</p>
<p>“Mi piacerebbe,” dice Maria Cristina, mostrando il suo entusiasmo e la sua visione del progetto, “che chi si avvicina al rugby femminile lo faccia con la stessa professionalita’ mostrata per la sezione maschile, la nostra, sottolineo, è un’operazione culturale più che un’imposizione e l’introduzione dell’Under-18 va in questa direzione.”</p>
<p>Il concetto di ‘creare una cultura’ è piuttosto interessante perché evidenzia il fatto che il rugby femminile italiano non sta vivendo ‘una moda’, nessuno si accontenta di quanto fatto finora e aspetta di vedere ‘quanto durerà’ ma il progetto e la pianificazione a livello giovanile danno davvero grande entusiasmo a chi ha da sempre a cuore le sorti del rugby femminile.</p>
<p>Perché come dice ancora Tonna, “se si obbligano le Societa’ ad avere le Under quando non sono coinvolte in pieno nel progetto, ci possiamo trovare di fronte a situzioni in cui i club devono fare qualcosa e lo fanno solo per essere in regola” ma, aggiungo io, il rischio forte è che se la regola cambia, se l’obbligatorietà viene tolta, la squadra sparirebbe con lei, lasciando un vuoto incolmabile.</p>
<p>Sarebbe oltretutto qualcosa di davvero bello poter vedere, a breve, che le Accademie verranno aperte anche alle ragazze, come succede per esempio in Scozia (ma da pochissimi anni anche lì).</p>
<p>Tonna dice che “al momento la Federazione si è orientata in un determinato modo, ma a brevissimo introdurremo un progetto nuovo (cui si è già accennato peraltro nel comunicato stampa emesso dopo il Consiglio Federale di dicembre 2018) che vedrà la nascita di una Elite Juniores Femminile e a breve saranno noti tutti i dettagli. E’ forse ancora un po’ presto pensare di pensare ad un’accademia femminile, i numeri ancora non sono cosi importanti ma con le strategie che abbiamo individuato &#8211; e che a breve saranno più visibili &#8211; e con cui stiamo lavorando arriveremo a colmare quel vuoto, a creare quell’anello di congiunzione tra le attività femminili regionali (le rappresentative regionali) e le nazionali femminili. Ogni cosa chiede il suo tempo, c’è un suo processo di gestazione che non va stressato né ignorato. Tutti i passi che abbiamo fatto nel settore femminile hanno avuto bisogno di tempo, perché quando si parla di un processo evolutivo non si possono ottenere grandi risultati nel brevissimo termine ma va dato tempo alla struttura di crearsi e poi di crescere. Sono però fiduciosa che a breve avremo tutto quello che serve per fare in modo che il rugby femminile continui ulteriormente a crescere. L’evoluzione va seguita e sostenuta, ma mai arrestata.”</p>
<p>“L’anno prossimo ci sara’ una riforma del campionato a XV femminile,” continua Tonna. “E’ già stato dichiarato tempo fa, la formula sarà nota entro fine stagione e pensiamo che molte squadre, sull’onda di questa possibile riforma, stanno preparando il loro ingresso nel campionato a XV, vedendo che i dubbi sull’aspetto economico di gestione della sezione femminile e sulla profondità della rosa (anche considerando la forza delle altre squadre presenti nel campionato) sono stati dissolti. Tante squadre stanno pensando adesso di fare il passo verso la squadra Seniores femminile e il prossimo anno non si ragionera’ su Serie A o Serie B ma daremo alle migliori l’opportunita’ di confrontarsi tra di loro, mentre le altre avranno opportunita’ di crescere seguendo un processo di formazione.”</p>
<p>Nel suo ruolo di Coordinatrice Attività Femminile lavora a stretto contatto con Daniele Pacini (responsabile del rugby di base) avendo tanti argomenti in comune e si occuperà anche del coordinamento, nella pratica, del nuovo progetto ‘Elite’ oltre a continuare a sorvegliare tutte le attività nelle regioni italiane, entrando in contatto tutti i giorni con le realtà locali femminili e sostenendo il loro sviluppo e i loro progetti territoriali.</p>
<p>“Nella mia attività quotidiana mi rendo conto che le più grandi difficoltà che abbiamo sono le offerte che arrivano da altri sport e il fatto che é sempre difficile fare sacrifici per andare ad allenarsi in un mondo in cui la tecnologia e diversi stimoli esterni possono creare distrazioni. Dobbiamo anche cercare di trovare sempre modi nuovi per far avvicinare le ragazzine al rugby, non possiamo ignorare il ruolo giocato dai social e dai telefonini in quest’epoca e dobbiamo cercare di sfruttare questo a nostro vantaggio.”</p>
<p>“In Italia ci sono grandi differenze a livello regionale, anche nel rugby femminile, ma ricalcano &#8211; con qualche eccezione &#8211; quello che succede nel rugby maschile. La percentuale di giocatrici, con le dovute proporzioni, vede una distribuzione simile a quella maschile e le regioni presentano, a grandi linee, le stesse peculiarità. Siamo molto contente di quanto sta succedendo in due regioni come Sicilia e Puglia dove abbiamo registrato un incremento importante delle giocatrici. Il grosso lavoro che faccio è supportare i progetti di sviluppo di FIR nelle regioni in ambito di rugby femminile perché ovviamente non possiamo avere un progetto unico che vada bene dappertutto, ma vogliamo fare in modo che i progetti siano validi nella regione in cui andiamo a lavorare.”</p>
<p>L’Italia Femminile ha aperto il Sei Nazioni di categoria con una bella vittoria raccolta a Glasgow contro la Scozia venerdi scorso, allungando a cinque la striscia di successi dopo aver violato il Millennium Stadium di Cardiff nel marzo 2018.</p>
<p>Le Azzurre giocheranno il Sei Nazioni Femminile senza particolari assilli di classifica, visto che World Rugby ha annunciato che i risultati ottenuti nel Torneo non influiranno nel percorso verso la qualificazione alla prossima WRWC2021 &#8211; ma ovviamente ogni vittoria aiuta l’Italia a cementare il loro posto nel ranking mondiale.</p>
<p>Tonna, negli ultimi due anni, si e’ concentrata sullo sviluppo delle attività regionali, dopo aver seguito e accompagnato per anni la Nazionale Femminile come manager. “Sono convinta che questa riforma del processo di qualificazione alla Coppa del Mondo non cambierà nulla in termini di approccio al Sei Nazioni Femminile della squadra. Non c’erano stati segnali che la riforma venisse introdotta prima dell’inizio del Torneo quindi eravamo pronte e concentrate a prenderci la qualificazione nelle prossime due edizioni del Torneo e nonostante il cambio arrivato davvero a ridosso del Sei Nazioni non è proprio il massimo, a livello di tempistica, per noi, resta la voglia di dare il massimo &#8211; come ha detto Manuela Furlan &#8211; per fare in modo che la squadra continui a crescere. La squadra non e’ concentrata sul vincere in funzione della qualificazione alla Coppa del Mondo, la squadra vuole sempre migliorarsi e questo è davvero l’aspetto straordinario, il segno che tutte insieme abbiamo creato la mentalità giusta &#8211; e questa è la strada da seguire, perché abbiamo comunque come obiettivi il ranking, il sottolineare che in Europa siamo una delle squadre migliori (le migliori dopo Francia e Inghilterra, che sono i nostri punti di riferimento) e nel tempo ci siamo conquistate un ruolo di leadership, anche a livello di sport italiano, che vogliamo mantenere &#8211; e che abbiamo tutte le qualità per mantenere.”</p>
<p>“Le ragazze non solo vincono e convincono, ma lo stanno facendo con continuità e sono certa che affronteranno questo Sei Nazioni Femminile scendendo in campo sempre per vincere.”</p>
<p>Settimana prossima l’Italia ospiterà il Galles allo Stadio Via del Mare di Lecce, una scelta coerente con lo sviluppo del rugby femminile nella regione Puglia.</p>
<p>“L’idea di girare l’Italia con la Nazionale femminile è fatta sempre tenendo conto del livello alto che le strutture devono offrire, perché il benessere delle giocatrici è fondamentale e lo stadio di Lecce è decisamente uno di questi, un impianto veramente bello che da subito ci ha dato le garanzie che cercavamo. Vorrrei davvero ringraziare l’Amministrazione Locale di Lecce e a chi ha permesso alla società Salento Rugby di poter organizzare questo evento, oltre al Comitato Pugliese e all’US Lecce che ha dato il consenso nonostante quello che magari si sente sulle condizioni del terreno di gioco dopo una gara di rugby. Portare il Sei Nazioni Femminile al sud è un ulteriore segnale di volontà di presidiare il territorio italiano e di voler lasciare sempre qualcosa in eredità. Per esempio, a Rovato &#8211; dove abbiamo giocato tre anni quando siamo entrate nel Sei Nazioni &#8211; è nato un bel settore femminile e credo che la nostra presenza in Puglia dia ulteriore stimolo al movimento per fare ancora bene e continuare a crescere.”</p>
<p>&#8220;Ci sono tanti stereotipi sociali e culturali da abbattere, ma anche la Nazionale che vince e soprattutto gioca un bel rugby sta dando una nuova immagine, che piace alle donne,&#8221; chiude Tonna. Impossibile darle torto.</p>
<p><strong>Matteo Mangiarotti</strong></p>
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		<title>Essere donna, sportiva e rugbista di Alto Livello in Italia. Con Maria Cristina Tonna, a 360°</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2017/08/29/essere-donna-sportiva-e-rugbista-di-alto-livello-in-italia-con-maria-cristina-tonna-a-360/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Mangiarotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 06:28:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Italia femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[rugby femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una riflessione sulla partecipazione femminile allo sport assieme alla coordinatrice FIR del settore femminile</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>DUBLINO</em> &#8211; Abbiamo avuto modo, al termine della fase a gironi della Women&#8217;s Rugby World Cup 2017, di incontrare Maria Cristina Tonna, coordinatrice FIR del settore femminile. Assieme, prendendo spunto dall&#8217;avventura delle Azzurre in Irlanda, abbiamo allargato gli orizzonti, parlando in maniera più ampia dello stato del rugby femminile in Italia, inserito nel mondo sportivo femminile e generale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;<strong>In Italia viviamo in una situazione in cui è ancora nettamente separato quello che possono fare i maschi da quello che possono fare le femmine</strong>, idea che proviene dalla nostra tradizione e cultura. In alcune scuole italiane ci sono ancora sezioni divise per genere. Questa situazione è ampliata fuori dalle scuole dalla pubblicità che sottolinea gli stereotipi che vogliono la figura femminile relegata in certi ruoli, mamma, curatrice di bambini, uso del proprio corpo per piacere agli altri e <strong>questo livello psicologico ha delle ripercussioni importanti</strong>. Sono elementi a cui spesso non si fa attenzione, ma è una goccia cinese.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Noi non possiamo estrapolare la nostra attività da queste considerazioni e da quelli che sono studi ed osservazioni di tanti anni,&#8221; continua Tonna. &#8220;Tramite queste osservazioni ho visto che<strong> per esempio in altri Paesi le bambine sono abituate a lavorare per abilità e per competenze</strong>. In Italia le bambine sono ancora legate allo stereotipo che se giocano con determinati giochi definiti ‘per maschi’ (per esempio, giocare con una pistola-giocattolo) sono delle ‘maschiette’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Così facendo etichettiamo le bambine, ma anche i maschi che hanno una sensibilità diversa da quello che lo stereotipo vuole. Se un bambino gioca con una bambola viene identificato come &#8216;femminuccia&#8217;. Questi stereotipi ed il linguaggio che usiamo vanno a colpire e creano un effetto devastante e la società, per vari motivi, segue questi stereotipi.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Queste idee creano un fenomeno di massa ed in Italia vede il rugby, in generale, come uno sport di contatto e forse violento e c’e’ la percezione ancora, pur avendo fatto passi avanti, che è uno sport da forti, da &#8216;Supermen&#8217;. <strong>Per questo noi abbiamo dovuto creare un’ immagine dell’atleta donna nel rugby</strong>, dove ci sono giocatrici con la fisicità di Flavia Severin, una ragazza alta che fisicamente magari non rappresenta la ragazza &#8220;media&#8221; italiana, e Sara Barattin che ha invece un’immagine fisica che più rappresenta la ragazza &#8220;media&#8221; italiana e ci permette di mostrare che a rugby possono giocare tutti. <strong>L’alto livello, agonistico, non è per tutti, ma è per tutti i fisici. Noi ci andiamo ad incastrare in questo contesto sia socialmente che culturalmente</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Poi c&#8217;è il problema delle strutture. Qui (Dublino, ndr) siamo in un’Università e puoi subito capire come il ruolo dello sport permea la vita dello studente, del cittadino. Fare sport ti rende una persona migliore fisicamente e psicologicamente, ti rafforza e ti dà una consapevolezza di te diversa. In Italia questo manca.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Da donna italiana quanta fatica si fa ancora a superare lo stereotipo donna nello sport, anche se abbiamo modelli vincenti come, per esempio, Pellegrini o Beatrice &#8220;Bebe&#8221; Vio?</strong></p>
<p>&#8220;Bisogna parlare di competenze e capacità non di genere, maschile o femminile che sia. Una persona che riveste un ruolo deve avere consapevolezza del ruolo che ha, deve comprendere le esigenze di tutti, maschi, femmine, normodotati, disabili, alunni, insegnanti, genitori e  capire la responsabilità del proprio ruolo, dare input, incoraggiare, da qui si trae ispirazione per le nuove generazioni e questo manca in Italia, si preferisce criticare invece che incoraggiare chi vuole avvicinarsi allo sport ed anche chi ci già sta lavorando, prendendo parte. È meglio un buon consiglio che una critica che molto spesso è distruttiva invece che costruttiva.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;aumento esponenziale del numero di giovani e giovanissime che praticano rugby in Italia, quanto sta chiudendo il gap di genere, basato sul merito? </strong></p>
<p>&#8220;Culturalmente è un modello da prendere in considerazione, anche i numeri fanno differenza. Purtroppo in Italia se si guardano i numeri sono gli uomini che praticano sport, perchè in Italia non viene incentivato, come dicevo prima, la partecipazione della donna nello sport. Tutte le atlete partono da un livello di non professionismo totale e molte devono entrare nelle Forze Armate per potersi garantire quel minimo di possibilità di continuare ad allenarsi ad alto livello. La maternità poi, per un’atleta, non è un incidente di percorso, ma una cosa meravigliosa &#8211; Silvia Gaudino ne è un esempio, lei è riuscita a tornare in forma, ma ha lavorato veramente duro. Per quanto riguarda tutto il nostro movimento, i numeri ci sono, noi speriamo di poter essere un esempio e di poter continuare a crescere ancora.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Matteo Mangiarotti</strong></p>
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		<title>Italia femminile: la Coppa del Mondo chiude un ciclo vincente</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2017/08/28/italia-femminile-la-coppa-del-mondo-chiude-un-ciclo-vincente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2017 09:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Italia femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[wrwc 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria Cristina Tonna traccia un bilancio del torneo: il Mondiale deve essere un traino per tutto il movimento</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il viaggio di ritorno dall&#8217;Irlanda ha segnato la fine di un ciclo per l&#8217;Italrugby femminile. Un ciclo che, senza troppi timori, si potrebbe definire vincente se si considerano <strong>i risultati ottenuti sul campo</strong> (il terzo posto nel Sei Nazioni 2015, ma anche lo stesso nono posto della Coppa del Mondo) <strong>e anche fuori</strong>: maggior seguito intorno alla nazionale, come dimostrato dalle tre partite casalinghe di quest&#8217;anno a Jesi, L&#8217;Aquila e Parma, numero di tesserate in crescita e allargamento del campionato con l&#8217;obiettivo di ampliare per quanto possibile la base.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il gruppo azzurro degli ultimi anni lascia un&#8217;eredità importante, per certi versi anche piuttosto pesante, ma da cui si dovrà ripartire per non dilapidare quanto di buono costruito dallo staff di Andrea Di Giandomenico e dalla caparbietà di Maria Cristina Tonna, architetti di una squadra sempre coesa e mai disunita davanti alle difficoltà. Nemmeno dopo un Sei Nazioni negativo con sole sconfitte (non succedeva addirittura dal 2009) e dopo un inizio balbettante nel Mondiale, culminato con la sconfitta contro la Spagna che sembrava poter mettere con le spalle al muro l&#8217;Italdonne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La reazione arrivata nella seconda fase, invece, è stata esemplare</strong>. Per qualità di gioco, carica agonistica e soprattutto per il carattere con cui le azzurre hanno affrontato Giappone e ancora le iberiche, battute in un supplementare che nel suo piccolo forse entra nella storia della nazionale italiana femminile. E che sicuramente è stato il modo migliore per salutare delle colonne portanti delle ultime stagioni come Paola Zangirolami, Silvia Gaudino, Alice Trevisan, Veronica Schiavon, Michela Este, Elisa Cucchiella e Maria Grazia Cioffi, che hanno appeso le scarpette al chiodo dopo le tante battaglie. A loro va anche un pensiero di Maria Cristina Tonna, responsabile del settore femminile: &#8220;Parte della vecchia guardia da oggi lascerà la maglia azzurra. Spero che personaggi come Paola, Silvia, Alice, Veronica, Michela, Elisa e Maria Grazia e tutte le altre ragazze che hanno lottato in questi anni con la maglia dell’Italdonne possano continuare a diffondere i valori del rugby così come hanno fatto in tanti anni di militanza in Nazionale con le nuove leve&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracciando un bilancio della competizione nel suo complesso, <strong>Tonna analizza anche la massiccia eredità lasciata dalla Coppa del Mondo</strong>. &#8220;È stato un torneo emozionante sotto tutti i punti di vista. Il Mondiale ha confermato l’interesse in costante crescita per il rugby al femminile. Sotto il profilo della comunicazione World Rugby e la FIR hanno fatto un gran lavoro soprattutto sui social, amplificando l’attenzione verso il nostro sport. Sono certa che la Women’s Rugby World Cup possa fungere da traino per il nostro movimento femminile&#8221;. A livello globale, del resto, sembra difficile negare il successo ottenuto dalla competizione: per la semifinale tra Francia e Inghilterra <em>France 2 </em>ha fatto registrare 3,02 milioni di spettatori e il 15% di share, mentre sul <em>Guardian </em>si legge che la finale tra Inghilterra e Nuova Zelanda ha attirato ben 2,6 milioni di persone. Che sia solo l&#8217;inizio?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Serie A Femminile: Sara Barattin accende le luci sul campionato italiano</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/09/28/serie-a-femminile-sara-barattin-accende-le-luci-sul-campionato-italiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 06:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giandomenico]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Barattin]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo Eccellenza: questo fine settimana parte anche il torneo delle ragazze. OnRugby ha intervistato il capitano azzurro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi a Milano viene presentata ufficialmente l&#8217;Eccellenza 2016/2017. Ci sarà il numero uno federale Alfredo Gavazzi, il ct della nazionale azzurra Conor O&#8217;Shea e &#8211; ovviamente &#8211; i capitani e i tecnici delle dieci squadre protagoniste del torneo. Come tutti gli altri anni non ci saranno invece le ragazze:<a href="https://www.onrugby.it/2016/08/31/serie-a-femminile-il-calendario-201617/" target="_blank"> anche il campionato femminile di Serie A partirà infatti questo fine settimana</a> ma nell&#8217;evento organizzato nel capoluogo lombardo loro non trovano posto ed <strong>è un vero peccato perché stiamo parlando di un movimento in crescita che sta raccogliendo risultati importanti. Meriterebbero quel palcoscenico.</strong><br />
Ne abbiamo parlato con il capitano della nazionale italiana Sara Barattin, da quest&#8217;anno al Villorba dopo che il Casale femminile &#8211; squadra dove ha militato lo scorso anno &#8211; ha praticamente traslocato in toto nella società gialloblu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che campionato sarà quello che parte questo fine settimana?</strong><br />
Sarà un campionato tosto, molto tosto. Monza e Valsugana hanno perso alcune pedine importanti, Colorno mi pare si sia rinforzata, Treviso sono curiosa di vederla&#8230; Direi che sulla carta sarà un campionato imprevedibile, probabilmente diverso da quello degli ultimi anni, periodo in cui le posizioni si erano un po&#8217; cristallizzate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tanti cambiamenti di formula nelle ultime stagioni, anche per stare dietro a una crescita numerica importante di squadre e giocatrici ma la situazione sembra ormai essere più definita</strong><br />
La formula attuale mi sembra funzioni, noi sicuramente giochiamo di più e per tutta la stagione. Giocare tanto è fondamentale perché è l&#8217;unico modo per crescere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Negli ultimi anni il movimento è cresciuto tanto sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. L&#8217;impressione è che ci sia una forte componente spontaneista ancora non ben inquadrata e organizzata a dovere. Una componente importante ma che si rischia di perdere per strada se lasciata a sé</strong><br />
Giochiamo per divertirci e questo è molto importante. La gente lo percepisce e credo che molto del successo del rugby femminile in questi anni sia dovuto anche a questo. Però oltre alla passione bisogna metterci anche molto impegno a livello societario, e bisogna dire che non tutti lo fanno. Ci sono società che credono molto nel rugby femminile, altre meno, bisogna impegnarci tutti un po&#8217; di più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nelle scorse stagioni si sono a volte registrati risultati che dovremmo definire eccessivi: squadre che terminano una partita senza segnare un punto e che ne incassano magari un centinaio. E&#8217; anche questo figlio di quell&#8217;entusiasmo un po&#8217; troppo spontaneista di cui parlavamo poco fa?</strong><br />
E&#8217; vero, ci sono stati risultati un po&#8217; così, che possono far pensare, però io credo che sia normale. Ci sta. Stiamo spesso parlando di squadre nuove, se non del tutto quasi, che hanno bisogno di tempo per organizzarsi e affrontare al meglio un campionate che sono più rodate. Il Valsugana per alcuni anni ha sofferto molto, incassando anche sconfitte molto pesanti, ma questa cosa l&#8217;ha fatto maturare. e oggi sono tra le punte di diamante del movimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Crescita e risultati sono dovuti anche a due persone fondamentali nel movimento attuale: stiamo parlando della responsabile FIR del Settore Femminile Maria Cristina Tonna &#8211; dirigente instancabile e di livello &#8211; e del ct azzurro Andrea Di Giandomenico</strong><br />
Si è creato un bello staff, un bel gruppo. Maria Cristina crede molto nel suo lavoro e nelle possibilità del movimento, è davvero instancabile. La federazione ci aiuta ma potrebbe fare forse di più. Va detto che in ogni ambito si dovrebbe o potrebbe fare di più, noi per prime. Però, dai, non lamentiamoci. Per il coach non posso che ripetere quello che ho detto di Maria Cristina: un bello staff, un bel gruppo unito. Stiamo tutti crescendo assieme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Veniamo alla nazionale, che gioca e vince ma che forse scende in campo un po&#8217; troppo poco. Una finestra internazionale novembrina come quella degli uomini non farebbe bene un po&#8217; a tutti?</strong><br />
Bisognerebbe giocare di più, senza alcun dubbio. E&#8217; vero che andiamo un po&#8217; ad annate: a volte si gioca anche in autunno, altre volte no. Quest&#8217;anno a novembre ad esempio non giocheremo e non è successo nemmeno nel 2015. Ma senz&#8217;altro dovremmo giocare di più, almeno un test-match a novembre, prima del Sei Nazioni comunque.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>9 agosto 2017: quel giorno inizierà il Mondiale femminile in Irlanda e questa volta ci sarà anche l&#8217;Italia.</strong><br />
E&#8217; il nostro grande obiettivo della prossima stagione. Per noi è stato importantissimo qualificaci ma non vogliamo fermarci qui o andare a fare le turiste. Vogliamo lasciare il segno, arrivare ai quarti sarebbe tanto bello quanto importante. Certo bisogna vedere in quale girone ci capiterà di giocare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In Francia e in Inghilterra le federazioni hanno contratti centralizzati anche per le ragazze, al di là delle Alpi il torneo femminile gode anche di una visibilità televisiva. Paragoni del genere lasciano sempre un po&#8217; il tempo che trovano, però immaginiamo che un certa invidia serpeggi tra di voi</strong><br />
Eh, un po&#8217; sì. Paragonare realtà diverse è sempre un po&#8217; improprio però non posso non dire che l&#8217;aspetto del professionismo è importante. Molte di noi lavorano o studiano, altre sono madri e in mezzo a tutto questo bisogna incastrare gli allenamenti: non è facile e questo provoca anche un tasso di abbandono che non va dimenticato. Non lo dico tanto per noi che già giochiamo a un certo livello, ma se da qui a un po&#8217; di anni si potesse proporre un qualche tipo di contratto diventerebbe molto importante per tutte quelle ragazze che si stanno avvicinando ora al rugby femminile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il continuo paragone con i ragazzi vi ha un po&#8217; stancato?</strong><br />
Noi andiamo avanti per la nostra strada. I ragazzi giocano un rugby diverso, i loro impatti e la velocità non sono nemmeno paragonabili al rugby femminile. E poi loro sono professionisti, noi no.</p>
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		<title>Entusiasmo e penalizzazioni: la Serie A femminile, un movimento che cresce zoppicando</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2013/10/17/intervista-tonna/</link>
					<comments>https://www.onrugby.it/2013/10/17/intervista-tonna/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 06:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torneo iniziato con una nuova formula. Ma non mancano dubbi e discussioni. Ne parliamo con Maria Cristina Tonna</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2013/10/17/intervista-tonna/">Entusiasmo e penalizzazioni: la Serie A femminile, un movimento che cresce zoppicando</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Una cosa tengo davvero a dirla: ho sentito molte ragazze in questi giorni e sono molto dispiaciute per questa attenzione negativa che la stampa in generale sta rivolgendo al movimento femminile. Con rare eccezioni si occupa poco di noi e in tante non capiscono perché lo faccia ora che si sono delle difficoltà mentre quando si costruisce qualcosa o si ottengono certi risultati l&#8217;eco è diversa. Anche io ne sono dispiaciuta&#8221;.<br />
Così Maria Cristina Tonna, responsabile dell&#8217;attività femminile per la FIR, spiega il suo stato d&#8217;animo dopo le prime due giornate del campionato di Serie A di categoria. Un campionato importante ma che non è esattamente iniziato con il piede migliore: da un lato la riforma che ha portato all&#8217;aumento delle squadre partecipanti divise in due gironi territoriali che testimonia il momento di grande crescita del movimento delle ragazze, dall&#8217;altro dei risultati da calcolatrice (un 191 a 0) e davvero tante penalizzazioni per i motivi più disparati. <strong>Insomma un movimento che da un lato cresce numericamente ma che dall&#8217;altro sembra fare un po&#8217; di fatica per star dietro a quella stessa crescita.</strong><br />
Abbiamo perciò intervistato Maria Cristina Tonna, infaticabile <em>deus ex machina</em> del rugby femminile italiano.<strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Punteggi pesantissimi, tante sanzioni disciplinari extrasportive. Cosa sta succedendo al nostro rugby femminile, quale è la situazione?</strong><br />
Pensavamo che potesse succedere, anche se non in questi termini, però avevamo messo in conto lo scotto del debutto. Va ricordato infatti che non siamo in presenza di due gironi di merito, non c&#8217;è una A1 e una A2, ma sono gironi su base specificatamente territoriale. Le squadre lo sapevano, non è stata una sorpresa per loro. Voglio dire che Torino e Gerundi avevano ben presente che avrebbero dovuto giocare con Treviso, Monza e Riviera del Brenta. E nessuno ha mai sollevato obiezioni. Proprio per questo non è un caso che i risultati più pesanti si sono registrati nel &#8220;girone nord&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong>Non era meglio mettere in piedi due gironi su base meritocratica?</strong><strong><br />
</strong>L&#8217;obiettivo nel tempo è quello, ma oggi dovevamo affrontare un altro problema: la crisi economica. Come ben sappiamo sta colpendo tutti i settori del Paese in maniera trasversale e se non avessimo scelto una suddivisione su base territoriale alcune squadre non avrebbero potuto iscriversi per problemi finanziari. Pensate solo alle trasferte dal nord a Benevento e viceversa. La federazione ha fatto una scelta e la sta perseguendo. La Serie A e la Serie B, su base meritocratica, sono un obiettivo di lungo periodo, ora dobbiamo crescere e rinsaldarci. E&#8217; troppo presto, siamo ancora poche per poter ragionare di promozioni e retrocessioni.</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; una specie di crisi di crescita quindi?</strong><br />
Sì, lo è. Stiamo monitorando la situazione assieme alle società con le quali sono in corso contatti e incontri con i dirigenti.<strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Oltre ai risultati molto pesanti ci sono le penalizzazioni, davvero tante</strong><br />
Noi stiamo dando una grossa mano alle società, i dirigenti sanno che esistono degli obblighi burocratici che sono importanti e necessari da assolvere. Basta un po&#8217; più di attenzione, le squadre si devono preparare e non solo per il campo. La maggior parte delle penalizzazioni erano evitabili. Poi noi in federazione comprendiamo tutte le difficoltà e cerchiamo di sostenere le necessità dei club ma le regole vanno rispettate. Anche questo sarà motivo di crescita… sbagliando si impara.<strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci sono state penalizzazioni anche perché una squadra non aveva un numero di giocatori sufficiente&#8230;</strong><br />
Non c&#8217;è nessuna norma che impone una rosa con un numero minimo di atlete e le società sanno che se rimani in campo con meno di 15 giocatori l’incontro viene sospeso dal direttore di gara. Io credo che in questo pesi un po&#8217; anche la mancanza di una cultura sportiva al femminile nel nostro Paese, maggiori numeri aiuterebbero ogni squadra a programmare meglio, ma stiamo tutti lavorando per raggiungere questi obiettivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C&#8217;è un approccio diverso?</strong><br />
E&#8217; difficile da spiegare. Io spero di no ma da una parte non posso non rilevare che viviamo in un paese in cui la cultura dell&#8217;alibi è molto diffusa in ogni ambiente, non solo in quello sportivo tanto per intendersi. Spesso ci si nasconde dietro la &#8220;scusa&#8221; del non professionismo, ma io credo che prima di quello ci sia bisogno di più professionalità. Si dice che ci sono pochi soldi e che quindi questo non aiuta, però anche nella serie B maschile di soldi se ne vedono pochi eppure certi problemi non ci sono. Il fatto di non essere delle professioniste, anche se stiamo parlando di Serie A, non deve diventare un alibi, ma un motivo per essere quanto più professionali possibile ed è proprio grazie a questo atteggiamento che siamo riuscite con la Nazionale Femminile a raggiungere buoni risultati.<br />
Dall’altra parte rimane evidente, comunque, che una “femmina” che decide di cimentarsi con una attività sportiva, soprattutto se molto impegnativa come il Campionato a XV di cui stiamo parlando, incontra spesso problematiche pratiche nel quotidiano. La cosa importante è continuare a lavorare anche con le società per far sì che a breve nessuno si stupisca più se sente dire ad una bambina che gioca a rugby.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong>Gerundi è la squadra che sinora ha più sofferto. Li avete sentiti? Quale è il loro stato d&#8217;animo?</strong><br />
Ho sentito alcune ragazze e i dirigenti in via ufficiosa, mentre un incontro ufficiale ci sarà a breve. In realtà da parte loro c&#8217;è molto entusiasmo, chiaramente perdere così è molto dura ma sanno che è un momento di crescita e che le cose cambieranno. Il mio messaggio personale rivolto alle ragazze è stato quello di continuare a lavorare e divertirsi insieme. Queste ragazze, Gerundi ma anche Torino, devono confrontarsi con atlete che magari giocano il Sei Nazioni e con realtà rugbistiche molto più strutturate e con una storia impostante alle spalle.<br />
Noi ad ogni modo non vogliamo che il campionato perda forza e vigore, anzi. E guardiamo con grande fiducia e simpatia a casi come quello del Rugby Umbria Ragazze: si tratta della prima e finora unica vera franchigia italiana, quelle ragazze hanno fatto un passo davvero importante e sono state capaci di lasciarsi alle spalle campanilismi storici. E&#8217; una realtà che sta dando buoni risultati, e non parlo di quelli del campo.</div>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Vi aspettate un miglioramento? E se sì in quali termini temporali?</strong><br />
Per fare un primo bilancio io aspetterei almeno fine mese, inizio del prossimo. Non penso ci saranno miglioramenti improvvisi, ma progressivi sì. Non ci sono distanze insormontabili da superare, culturali magari un po&#8217; di più. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2013/10/17/intervista-tonna/">Entusiasmo e penalizzazioni: la Serie A femminile, un movimento che cresce zoppicando</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Azzurre verso il Mondiale senza la &#8220;paura&#8221; del nuovo Sei Nazioni</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2013/04/17/ragazze-azzurre-verso-il-mondiale-senza-la-paura-del-nuovo-sei-nazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 06:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giandomenico]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[Sei Nazioni femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista con la responsabile del rugby femminile Maria Cristina Tonna alla vigila del torneo di Madrid</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2013/04/17/ragazze-azzurre-verso-il-mondiale-senza-la-paura-del-nuovo-sei-nazioni/">Azzurre verso il Mondiale senza la &#8220;paura&#8221; del nuovo Sei Nazioni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Maria Cristina Tonna è uno dei migliori dirigenti del rugby italiano. Di lei si parla poco perché è responsabile del settore femminile, che non è esattamente (purtroppo) quello più al centro dell&#8217;attenzione di media e addetti ai lavori, <strong>ma non sfigurerebbe affatto &#8211; anzi &#8211; se le fosse affidato un qualche altro ruolo importante anche in ambito maschile.</strong><br />
OnRugby l&#8217;ha intervistata alla vigilia della partenza per Madrid dove la nazionale delle ragazze allenata da Andrea Di Giandomenico proverà a conquistare un biglietto per il Mondiale 2014 che si terrà in Francia. Un biglietto perso per un soffio nell&#8217;ultimo Sei Nazioni e che ora dovrà essere ottenuto in un torneo a cui parteciperanno sei formazioni (oltre all&#8217;Italia ci sono Scozia, Spagna, Svezia, Olanda e Samoa) che si contenderanno due posti per la rassegna iridata. Già qualificate sono Nuova Zelanda, campione in carica, Inghilterra, Australia, USA, Canada, Francia, Irlanda e Galles. Oltre alle due che verranno espresse dal torneo di Madrid rimarranno due posti da definire: uno in rappresentanza del Continente Asiatico, uno dall&#8217;Africa. Le azzurre si ritrovano domani e partiranno alla volta della capitale spagnola venerdì.<br />
<strong>Un torneo che arriva qualche giorno dopo <a href="https://www.onrugby.it/2013/04/10/il-rugby-femminile-tira-un-sospiro-di-sollievo-il-sei-nazioni-non-cambia/" target="_blank">la decisione del board internazionale di non mettere mano alla &#8220;involuzione&#8221; del Sei Nazioni</a></strong>, che rimarrà perciò nella sua formula classica. La nostra chiacchierata con Maria Cristina Tonna parte proprio da qui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il Sei Nazioni non si tocca. Nessuna divisone in due tier dai regolamenti diversi, nessuna involuzione. Una decisione sorprendente perché solo dieci giorni fa le cose sembravano ormai fatte. Ve lo aspettavate?</strong><br />
No, penso che una simile conclusione non se la aspettasse più nessuno. C&#8217;era stata una presa di posizione talmente forte da parte di alcune federazioni (Scozia e Galles, ndr) che ormai la strada sembrava tracciata. Le preoccupazioni che avevano mosso queste union sono anche condivisibili, per carità, ma noi ovviamente avremmo preferito l&#8217;apertura di un tavolo su cui discuterle e non il tipo di soluzione che era stato proposto. Spero sia una decisione molto duratura perché in gioco non ci sono solo le singole federazioni ma il futuro dell&#8217;intero movimento femminile, esistono al di là dei singoli interessi degli obiettivi comuni. E senza avversari non si può giocare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Decisone sorprendente e benvenuta quindi. A distanza di qualche giorno è filtrato qualcosa che possa far capire come si è riusciti a convincere Galles e Scozia a tornare sui loro passi?</strong><br />
Di ufficiale non è uscito nulla. A breve ci sarà una riunione solo del Comitato femminile e magari salterà fuori qualche retroscena. Io al momento so che c&#8217;è stata un&#8217;opera di convincimento da parte della maggioranza delle federazioni senza nessun tipo di contropartita, diciamo così. Non so se ci sono stati dei contatti bilaterali, con noi non è successo. Io credo che abbiano semplicemente recepito le problematiche che abbiamo sollevato e che l&#8217;attuale formula sia la migliore e che i vantaggi proposti da quella che si sarebbe voluto introdurre non erano poi così evidenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;involuzione arrivava poi al termine di un Sei Nazioni mai così seguito, non solo in Italia</strong><br />
Per l&#8217;interesse suscitato non si può che definire straordinario. Da noi forse in maniera particolarmente evidente, ma anche altrove non si era mai registrato un risultato simile. Poi era evidente che la nuova formula avrebbe colpito soprattutto il nostro movimento che è quello più in crescita</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che genere di reazione hanno avuto le ragazze?</strong><br />
Non le ho sentite direttamente ma soprattutto tramite social network. La reazione è stata straordinariamente positiva appunto perché ci sentivamo un po&#8217; nel ruolo dei condannati a morte. Sarebbe stato un gigantesco passo indietro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Veniamo al torneo di Madrid. Arrivate un po&#8217; da favorite ma non sarà facile</strong><br />
A Madrid sarà durissima, infernale. Tre partite in nove giorni: Scozia, Samoa e Spagna. Più massacrante del Sei Nazioni perché abbiamo tre gare in pochissimi giorni contro squadre molto fisiche e il fisico è da sempre il nostro gap rispetto alle nostre avversarie. Parlo di centimetri e chili. Non abbiamo timori riverenziali per approccio alla gara, per qualità di gioco ma la fisicità rimane un problema. Certo Samoa non la conosciamo un granché&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Beh, se sono come gli uomini sarà una guerra</strong><br />
L&#8217;aspetto genetico è quello lì. E credo pure l&#8217;approccio al gioco. Sarà durissima. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2013/04/17/ragazze-azzurre-verso-il-mondiale-senza-la-paura-del-nuovo-sei-nazioni/">Azzurre verso il Mondiale senza la &#8220;paura&#8221; del nuovo Sei Nazioni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Rugby femminile, tra guerriere e passione nella faccia più nascosta del pianeta ovale</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2012/11/30/rugby-femminile-tra-guerriere-e-passione-nella-faccia-piu-nascosta-del-pianeta-ovale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 06:49:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale femminile]]></category>
		<category><![CDATA[rugby femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista con la general manager azzurra Maria Cristina Tonna. I problemi e le prospettive di un movimento in crescita </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/11/30/rugby-femminile-tra-guerriere-e-passione-nella-faccia-piu-nascosta-del-pianeta-ovale/">Rugby femminile, tra guerriere e passione nella faccia più nascosta del pianeta ovale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa è stato pubblicato il primo ranking mondiale del rugby femminile e le nostre ragazze del rugby sono settime risultato mai raggiunto da nessuna nostra nazionale.<strong> Ma veniamo subito fermati: &#8220;Siamo messe bene, ma prenderei questa cosa un po&#8217; per le pinze perché ancora non esiste un ranking ufficiale</strong> anche se l&#8217;IRB sta lavorando per mettere in piedi un sistema affidabile. Al momento ci sono squadre che competono, altre no, partite che hanno valore ai fini delle classifiche e altre che non ne hanno. A livello teorico però non siamo messe male, anzi, anche perché siamo tra le squadre che gioca di più, con 10/12 partite all&#8217;anno. Tanto per dire: squadre come Sudafrica, Nuova Zelanda, Stati Uniti si lamentano perché per problemi logistici non riescono a giocare un numero soddisfacente di gare. In tanti vogliono giocare con noi perché ormai i nostri standard sono molto buoni, rappresentiamo degli avversari più che validi anche se non sempre riusciamo a fare risultato&#8221;.<br />
<strong>A parlare così è Maria Cristina Tonna, responsabile del rugby femminile azzurro, che prende subito a snocciolarci i numeri</strong> del movimento femminile nostrano: &#8220;I numeri che abbiamo non sono forse recentissimi ma risalgono comunque a una manciata di mesi fa. Abbiamo 12 squadre che fanno il Campionato Nazionale, 56 squadre in partenza ma entro la fine della stagione dovremmo arrivare a toccare quota 60, 26 U16 e per la prima volta 20 squadre in partenza U14. Ci si sta muovendo insomma&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Se ne stanno accorgendo anche i media&#8230;</strong><br />
&#8220;Coordino il settore da vario tempo e ho assistito a una vera escalation fino al punto in cui è ora, anche se dobbiamo e vogliamo progredire, non ci accontentiamo di certo. Abbiamo un movimento in salute, guardato con interesse a livello internazionale: Galles e Scozia fanno fatica a starci dietro a livello di numeri con la seniores perché si ostinano a giocare solo a rugby a 15 mentre noi con &#8220;l&#8217;invenzione&#8221; della Coppa Italia abbiamo dato una bella scossa al nostro sistema. Perché è vero che forse oggi quel tipo di rugby non ci serve per nessuna competizione internazionale, ma stiamo facendo cultura e al momento abbiamo più tesserate seniores di Scozia e Galles&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La geografia del rugby femminile è simile a quella maschile? I nostri punti di forza e quelli deboli sono gli stessi?</strong><br />
&#8220;E&#8217; praticamente identica a  quella maschile, il Veneto è il capofila ma la Lombardia sta lavorando davvero molto bene anche se al momento esprime solo una squadra di campionato, ma quelle di Coppa Italia sono 12 e ci sono tantissime giovanili. Il Lazio ha subito un calo negli ultimi anni ma stiamo lavorando per farlo ripartire&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E i problemi, quali sono?</strong><br />
&#8220;Soldi ovviamente, tutti ne hanno bisogno e il momento è quello che è. Anche le distanze non aiutano: l&#8217;Italia ha una geografia particolare, molto allungata, se avesse una morfologia diversa ci aiuterebbe molto. Poi le strutture o il fatto che tante squadre maschili non abbiano ancora capito l&#8217;importanza in termini di sviluppo di avere anche una branca femminile&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Immaginiamo esistano anche difficoltà più culturali.</strong><br />
&#8220;Non posso non immaginare tutti i discorsi legati alla nostra educazione, avendo il nostro paese un impronta fortemente cattolica dove tutta la parte legata al contatto è sostanzialmente tabù, se poi ad essere protagoniste sono le donne&#8230; Da noi anche nello sport la forza è per il maschio mentre alle donne sono riservate altre caratteristiche, ma questo fin da bambini. Dobbiamo lavorare da questo punto di vista e per questo abbiamo messo in piedi un progetto per far giocare le bambine piccole e piccolissime. Le abbiamo fatte giocare anche all&#8217;Olimpico in occasiona di Italia-All Blacks anche per dare un approccio visivo a questa cosa, far rendere conto che davvero il rugby è un gioco per tutti, senza alcuna distinzione. Vogliamo bucare anche da un punto prettamente visivo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Proprio questo fine settimana parte la prima tappa delle Sevens World Series completamente dedicata al rugby femminile. Il Seven è forse lo strumento di maggior penetrazione del rugby in aree poco evolute rugbisticamente in questo momento. E noi siamo in ritardo</strong><br />
&#8220;E&#8217; evidente che il rugby a 7 sia più fruibile dal punto di vista della logistica e che l&#8217;organizzazione di una squadra a 15 è decisamente più mastodontica, ma non dimentichiamoci che in tutto il mondo è rugby a 15 quello più visto. Il rugby &#8220;è&#8221; quella cosa lì. Noi vogliamo coniugare l&#8217;entusiasmo del Seven mantenendo la tradizione dello Union. E non va dimenticata una cosa: il rugby a 7 è più difficile da giocare e ci vogliono degli atleti preparati in maniera specifica per quegli spazi, quei passaggi così lunghi. Non tutti possono giocare al Seven: pensiamo ai piloni..<br />
Entrare nel giro delle World Series è comunque importantissimo ma difficile: la Spagna ha smantellato la sua squadra a 15 per puntare fortissimo su quello a sette ma è rimasta fuori dal giro che conta. E se rimane fuori la Spagna non possiamo pensare di poter entrare noi, almeno in tempi brevi: hanno spostato giocatori e tecnici ma non sono riusciti ad entrare in pianta stabile nelle World Series. Non è semplice, è una sterzata anche culturale non da poco e al momento non è semplice creare una squadra a 7 davvero slegata da una 15, ma quello è il nostro obiettivo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sei Nazioni 2013, cosa possiamo aspettarci? </strong><br />
&#8220;Sarà un anno strano, può succedere di tutto visto che ci sono in ballo le qualificazioni mondiali. Vediamo: noi se vogliamo qualificarci automaticamente al Mondiale dobbiamo vincere almeno tre partite. Ci proveremo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;ultima battuta che ci regala Maria Cristina Tonna è ancora sul Seven, con quel &#8220;Progetto Minerva&#8221; in piedi da un po&#8217; e che sta cercano di sviluppare il rugby a 7 a livello regionale (servirebbe anche per gli uomini?). perché quel nome?</strong><br />
&#8220;Chi viene a contatto con la realtà del rugby femminile rimane strabiliato dall&#8217;entusiasmo, dalla capacità di apprendimento. Minerva è la dea della passione e della guerra, si associava perfettamente a una giocatrice di rugby&#8221;. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/11/30/rugby-femminile-tra-guerriere-e-passione-nella-faccia-piu-nascosta-del-pianeta-ovale/">Rugby femminile, tra guerriere e passione nella faccia più nascosta del pianeta ovale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>E il rugby femminile italiano placcò David Campese</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2012/11/29/e-il-rugby-femminile-italiano-placco-david-campese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 08:26:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[David Campese]]></category>
		<category><![CDATA[Georgina robinson]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Tonna]]></category>
		<category><![CDATA[Tania Zamparo]]></category>
		<category><![CDATA[Twiter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tweet dell'australiano fa discutere. E dall'italia rispondono Maria Cristina Tonna e Tania Zamparo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/11/29/e-il-rugby-femminile-italiano-placco-david-campese/">E il rugby femminile italiano placcò David Campese</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-9777" title="Tania Zamparo" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/11/Tania-Zamparo-300x188.jpg?x71421" alt="" width="300" height="188" />Il tweet di David Campese sulla giornalista Georgina Robinson ha fatto il giro del mondo ovale e una qualche reazione l&#8217;ha provocata anche in Italia.<br />
L&#8217;ex stella della nazionale australiana si chiedeva &#8221;Perché una ragazza deve scrivere di rugby? Growden era un grande giornalista e ora abbiamo qualcuno che non ha idea di cosa sia questo sport&#8221;.<br />
Dalle nostre parti è l&#8217;Ansa che chiede un commento a <strong>Maria Cristina Tonna, ex azzurra e oggi manager della nostra nazionale femminile</strong>, e lei risponde citando Oscar Wilde: &#8221;Date alle donne occasioni adeguate e loro potranno fare tutto&#8230; Il rugby è un gioco per tutti. direi che prima di esprimere giudizi vanno valutate le persone e le capacità delle persone. E la capacità non dipende dal sesso&#8221;.<br />
<strong>A rispondere a distanza a Campese è anche il volto femminile per antonomasia del rugby italiano, Tania Zamparo</strong>, conduttrice Sky: &#8220;Il pregiudizio sulle capacità o incapacità delle donne è ora di superarlo &#8211; dice l&#8217;ex miss Italia &#8211; E poi non stiamo parlando di fisica nucleare o astrofisica. Non ci vuole una laurea o un master, c&#8217;è sempre tempo per imparare&#8221;. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/11/29/e-il-rugby-femminile-italiano-placco-david-campese/">E il rugby femminile italiano placcò David Campese</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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