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	<title>Marco Bollesan Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>È scomparso Marco Bollesan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2021 08:14:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Azzurro]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bollesan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro ex-capitano della Nazionale italiana ha passato la palla a 79 anni. Simbolo azzurro, è sempre stato legato al movimento ovale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.onrugby.it/2021/04/11/il-mondo-del-rugby-piange-massimo-cuttitta/" target="_blank" rel="noopener">Dopo la morte di Massimo Cutitta avvenuta nella serata di domenica</a>, il rugby italiano piange un altro dei suoi eroi. Nelle stesse ore scompariva a Genova Marco Bollesan, un altro capitano della Nazionale nonché tra i rugbysti più famosi di sempre ad aver vestito la maglia azzurra. Quarantasette i suoi caps internazionali, trentaquattro dei quali da capitano, Marco Bollesan aveva anche rivestito il ruolo di Commissario Tecnico alla prima Rugby World Cup del 1987, oltre che di Team Manager nelle rassegne iridate del 2003 e del 2007, fondatore delle Zebre nella loro forma originaria di invitational club italiano.</p>
<p>Marco Bollesan era nato 79 anni fa a Chioggia ma cresciuto a Genova, flanker nelle fila del CUS del capoluogo ligure, dopo essersi imposto come una delle migliori terze linee del panorama nazionale era passato alla Partenope conquistando il titolo di Campione d’Italia del 1966 prima di rientrare al suo club d’origine, sfiorando per tre anni il titolo tricolore con i genovesi per poi conquistarlo nel 1975 con la maglia del Brescia, nello stesso anno della sua ultima apparizione in azzurro contro la Cecoslovacchia a Reggio Calabria. In carriera aveva avuto il privilegio di capitanare l’Italia in occasione dello storico tour sudafricano del 1973, uno dei punti di svolta nella storia della palla ovale nostrana e, nello stesso anno era stato tra i soci fondatori delle Zebre.</p>
<p>Nominato Commissario Tecnico, in tandem con Gianni Franceschini, nel primo mandato della presidenza Mondelli, aveva guidato la Nazionale alla prima Rugby World Cup del 1987 in Nuova Zelanda, sfiorando l’accesso ai quarti di finale. Tra il 2002 ed il 2008 era rientrato nello staff della Nazionale come Team Manager durante le gestioni di John Kirwan e Pierre Berbizier, ultimi passi professionali di una vita interamente dedicata al servizio del rugby italiano.</p>
<p>Il Presidente della FIR Marzio Innocenti ha dichiarato: “Per i rugbisti della mia generazione, per chiunque abbia praticato lo sport tra gli Anni ’60 e gli Anni ’80, ma anche per chi è venuto dopo Marco Bollesan è stato un esempio, l’epitome del rugbista coraggioso, il simbolo di un Gioco dove fango, sudore e sangue rappresentavano i migliori titoli onorifici. Ha contribuito a far conoscere il rugby nel nostro Paese ben prima della rivoluzione professionistica del 1996, incarnando lo spirito del rugby italiano per oltre due decenni e rivestendo anche negli anni successivi al suo ritiro dal campo una serie di ruoli strategici per la Federazione. Gli saremo eternamente grati per il suo straordinario contributo ed io, in particolare, porterò sempre nel cuore i suoi insegnamenti e l’onore che mi riconobbe assegnandomi, da Commissario Tecnico, i gradi di capitano della Nazionale durante la sua gestione. Siamo vicini alle figlie Miride e Marella ed a tutta la sua famiglia. Il rugby italiano ha perso uno dei suoi figli prediletti”.</p>
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		<title>Le Zebre ora ci sono anche dietro a una scrivania: nasce la società</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2012/12/05/le-zebre-ora-ci-sono-anche-dietro-la-scrivania-nasce-la-societa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 15:52:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zebre Rugby]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Reverberi]]></category>
		<category><![CDATA[FIR]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bollesan]]></category>
		<category><![CDATA[zebre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivato il timbro definitivo sulla srl che "governa" la squadra bianconera. E Daniele Reverberi è il presidente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3483" title="Zebre e Ospreys" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/DSC_0376_cr_tn.jpg?x71421" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/DSC_0376_cr_tn.jpg 800w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/DSC_0376_cr_tn-120x80.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/DSC_0376_cr_tn-230x153.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/10/DSC_0376_cr_tn-400x267.jpg 400w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Questa mattina <a href="https://www.onrugby.it/2012/12/05/zebre-firmato-latto-costitutivo-daniele-reverberi-e-il-presidente/" target="_blank">avevamo anticipato l&#8217;atto costitutivo delle Zebre</a>, ora arriva la conferma ufficiale, con la firma avvenuta ieri e la conseguente nomina di Daniele Reverberi a presidente della franchigia federale.<br />
<strong>Rispetto a quanto scritto questa mattina non c&#8217;è Marco Bollesan, lo storico fondatore delle &#8220;prime&#8221; Zebre nel 1973.</strong> La sua assenza non deve però diventare un &#8220;caso&#8221;: Bollesan dovrebbe entrare a far parte del CdA nei prossimi giorni.<br />
Il comunicato FIR:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Federazione Italiana Rugby e Zebre Rugby informano che è stato sottoscritto ieri a Parma l’atto costitutivo della Società di RaboDirect PRO12 ed Heineken Cup Zebre Rugby s.r.l., di cui FIR è socio unico.</em></p>
<p><em>Nell’occasione, è stato nominato Presidente della franchigia Daniele Reverberi, mentre Arturo Balestrieri ed Artemio Carra hanno assunto il ruolo di vice-presidenti.</em></p>
<p><em>Daniele Reverberi ha assunto inoltre la presidenza del consiglio d’amministrazione, di cui fanno parte i vicepresidenti Carra e Balestrieri. Gli altri membri del CDA saranno nominati successivamente tra Presidenti e dirigenti del movimento rugbistico del Nord-Ovest. </em></p>
<p><em>“Con la costituzione della Società e la nomina dei primi membri del CDA – ha dichiarato il Presidente della FIR, Alfredo Gavazzi – è stato compiuto un importante atto formale, il primo passo verso l’autonomia e l’indipendenza delle Zebre Rugby. Desidero congratularmi a nome di tutto il Consiglio con Daniele Reverberi che ha assunto il ruolo di Presidente: abbiamo lavorato insieme in qualità di consiglieri federali nel precedente mandato e non posso che augurare a lui ed alla squadra di continuare nel proprio percorso di crescita e formazione, dentro e fuori dal campo”.</em></p>
<p><em>“E’ un grande onore poter assumere la guida di una Società dal nome tanto prestigioso – ha dichiarato il nuovo Presidente di Zebre Rugby, Daniele Reverberi – e desidero ringraziare il Presidente Gavazzi e tutto il Consiglio per la fiducia che hanno voluto accordarmi.</em><br />
<em>Ringrazio anche il Presidente Onorario della FIR Giancarlo Dondi che ha condiviso la mia nomina.  Le Zebre hanno il compito ed il dovere di rappresentare, insieme a Benetton Treviso, il principale bacino per la Squadra Nazionale ed un importante strumento per la maturazione dei migliori prospetti del settore giovanile italiano.  Questa è la direzione in cui intendiamo andare insieme a tutto il movimento rugbistico del Nord Ovest, con grande entusiasmo e con l’umiltà di chi, affacciatosi da poco sul palcoscenico internazionale, sa di dover lavorare molto per ottenere risultati all’altezza del nome che questa squadra porta”.</em></p>
<p><em>Questa l’organigramma societario delle Zebre in dettaglio:</em></p>
<p><em><strong>Presidente<br />
</strong>Daniele Reverberi</em></p>
<p><em><strong>Vice-presidenti</strong></em><br />
<em>Arturo Balestrieri</em><br />
<em>Artemio Carra</em></p>
<p><em><strong>Membri consiglio d’amministrazione</strong></em><br />
<em>Daniele Reverberi (Presidente)</em><br />
<em>Arturo Balestrieri</em><br />
<em>Artemio Carra</em><br />
<em>Gabriele Ruffolo</em><br />
<em>Marcello Tedeschi</em> </p>
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		<title>Pinocchio, il Nano, Genova e le Zebre: il rugby in riva al mare mezzo secolo fa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 13:11:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[cus genova]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bollesan]]></category>
		<category><![CDATA[zebre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marco Pastonesi ci fa fare un salto nel tempo e ci porta nella Liguria degli anni '60 e '70. Per conoscere un numero 9 </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2012/12/04/pinocchio-il-nano-genova-e-le-zebre-il-rugby-mezzo-secolo-fa/">Pinocchio, il Nano, Genova e le Zebre: il rugby in riva al mare mezzo secolo fa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10356" title="cus genova" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/cus-genova.jpg?x71421" alt="" width="960" height="726" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/cus-genova.jpg 960w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/cus-genova-106x80.jpg 106w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/cus-genova-202x153.jpg 202w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/cus-genova-903x683.jpg 903w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2012/12/cus-genova-353x267.jpg 353w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Era lui, il Nano. D&#8217;accordo: l&#8217;altezza non era il suo forte, ma quanto al resto, la faceva da gigante. Umberto Conforto detto Nano da Marco Bollesan. E Marco Bollesan detto Pinocchio da Umberto Conforto. Bollesan numero otto, terza centro. E Conforto numero nove, mediano di mischia. Nel Cus Genova e in Nazionale. Vite quasi parallele.<br />
Quella di Conforto comincia a Genova, alla Foce, con un pallone rotondo, sferico, prima plastica poi cuoio, campionato Csi, squadra San Pietro, ma quando suo fratello Carmelo si stufa del calcio e comincia il rugby e a casa racconta che è tutta un&#8217;altra aria, tutto un altro spirito &#8211; “E&#8217; bellissimo: sembrano tutti matti” -, Umberto lo segue. Prima da ala, poi da centro, infine da mediano di mischia, e la roulette dei ruoli e delle maglie finisce lì. Nel cuore del gioco, al comando della scialuppa, nella stanza dei bottoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era lui, il Nano. Genovese di piazza Leonardo da Vinci, studente universitario, mente e braccio, la mente per vedere il campo, il braccio per aprire il gioco. Il passaggio in tuffo e il lancio lungo: due marchi di fabbrica. Quel Cus Genova è siderurgico come l&#8217;Italsider: approda in serie A da miracolato, lotta per non retrocedere, gli anni Sessanta vissuti sempre in trincea, e quella volta &#8211; ultima giornata &#8211; che si ritrovano alla stazione ferroviaria di Padova, Cus Genova e L&#8217;Aquila, “Che avete fatto?”, “Noi vinto, voi?”, L&#8217;Aquila ha giocato con le Fiamme Oro, il Cus Genova con il Petrarca, e l&#8217;ha battuto 3-0. Morale: Cus Genova salvo e L&#8217;Aquila retrocesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era lui, il Nano. Era lui la luce per Tonino Massa, il guru del Cus Genova, un gomitolo di “belin” e “figieu”, che prima tortura i suoi ragazzi e poi li accompagna a casa. Era lui, il Nano, quello che buca la difesa avversaria e poi passa il pallone a chi lo segue in sostegno, “che generoso” commentano sugli spalti, ma la verità è che dopo quello scatto esaurisce il fiato e il passaggio diventa un liberazione. Era lui, il Nano, quello che sulla fede non ha la data del matrimonio, perché anche il matrimonio dipende dal calendario del rugby, prima le partite, poi il resto. Era lui che, come tutti tranne Bollesan, soldi zero, si gioca solo per il piacere di darle e prenderle. E ormai da ingegnere elettronico, il rugby è davvero soltanto un piacere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quella volta con il Cus Genova a Rovigo, senza maglie, dimenticate a casa, e allora in campo con le maglie di riserva del Rovigo e l&#8217;inno dei bersaglieri buono per tutti. Tutte quelle volte a Rovigo, e se cadi nella rete ai bordi del campo, gli spettatori ti prendono a calci. Quella volta con l&#8217;Amatori Catania a Frascati, vinto, aggrediti negli spogliatoi, accompagnati alla stazione dalla polizia, partiti in treno con due ore di ritardo. E quella volta a Catania contro il Frascati, cancelli chiusi, scortati da guardie del corpo. Quell&#8217;anno vissuto in Argentina, arrivato con una lettera di presentazione della Nazionale italiana, e giocato a Mar del Plata, anche contro il San Isidro. Quella volta che in campo si frattura un braccio e al lavoro si giustifica dicendo che ha avuto un incidente in macchina, per credergli non gli credono, ma almeno non perde il posto. Quella volta che si spacca il setto nasale, esce dal campo e se lo sistema da solo. Quella volta che, nella squadra dell&#8217;Esercito, al colonnello dice che “sarà estremamente difficile”, e il colonnello gli ordina “allora fate i pallonetti”. Quelle volte &#8211; diciassette &#8211; nell&#8217;Italia. Quelle volte &#8211; due &#8211; nelle Zebre. E quell&#8217;ultima volta, a 49 anni, nell&#8217;Old Rugby Milano, “scendo dal treno e non riesco più a piegare le gambe”.<br />
Adesso Umberto Conforto, elegante come un golfista e aristocratico come un tennista, sembra un “lord”. Proprio vero: mai fidarsi di un mediano di mischia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Marco Pastonesi</strong> </p>
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