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	<title>Los Pumas Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Tri Nations: Incredibile, Australia e Argentina pareggiano ancora!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2020 10:48:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Rugby Championship]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
		<category><![CDATA[wallabies]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa volta la rimonta è messa a segno dai Wallabies. Partita dura, una meta per parte e equilibrio totale </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/12/05/tri-nations-incredibile-australia-e-argentina-pareggiano-ancora/">Tri Nations: Incredibile, Australia e Argentina pareggiano ancora!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo atto per il Tri Nations 2020, per il quale manca solo l’ufficialità della vittoria della Nuova Zelanda: ad Argentina e Australia servirebbe infatti una vittoria con quattro mete e oltre 90 punti di scarto per superare la differenza degli All Blacks e aggiudicarsi il trofeo. Si gioca comunque un match importante per entrambe le contendenti: i Wallabies cercano conferme relative alla loro crescita, mentre i Pumas vogliono e devono dimenticare il prima possibile l’affaire Matera e rimettersi a parlare solamente di rugby. Si gioca a Parramatta, sobborgo di Sydney, coi padroni di casa che indossano una maglia speciale dedicata alla First Nation (la nazione degli aborigeni), e l’inno che viene cantato con due strofe: la prima nella lingua Eora, la seconda in inglese. Ecco il video:</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FWallabies%2Fvideos%2F783512255712864%2F&amp;show_text=false&amp;width=476" width="476" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Si parte sotto una pioggia decisamente fastidiosa, e i primi minuti del match sono, nel possesso e nel territorio, tutti in favore dei Wallabies. Diversi falli argentini mettono gli australiani in condizione di avere delle touche nei 22, ma tra errori gestuali, e una difesa solida quanto basta non concedono praticamente nulla. Tutto questo almeno sino al 16esimo, quando l’arbitro viene richiamato per un fallo di Kremer: la sua spallata su O’Connor in pulizia gli costa il giallo, e Hodge che piazza i primi tre facili punti. Nonostante l’inferiorità numerica però i Pumas non crollano, anzi cambiano marcia. Poco dopo Sanchez pareggia praticamente da metà campo, quindi in controfuga i sudamericani sfiorano il colpo grosso. Poco prima della mezz’ora la situazione si inverte, con Hooper che si prende il giallo per una spallata sulla testa di Sanchez: questa volta è Miotti (al posto di Sanchez uscito per il protocollo della concussion) a trovare i pali per il primo vantaggio ospite. Al 33esimo poi ecco la fiammata dei sudamericani, che hanno una maul avanzante dalla quale si stacca e parte da metà campo Ezcurra, scarico sulla fasca destra per Delguy che vola fino in fondo, permettendo poi a Miotti di trasformare per il +10. Colpita, l’Australia rialza un minimo la testa nel finale, guadagnandosi la punizione nei 22 che oltre la sirena viene trasformata da Hodge per il 6 a 13 di fine primo tempo. 40 minuti nei quali i Wallabies hanno forse cercato troppo il loro gioco alla mano, insufficiente contro la difesa avversaria, mentre l’atteggiamento argentino è decisamente più efficace, con una difesa insormontabile e enorme freddezza offensiva nel concretizzare ogni occasione a disposizione.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/12/04/autumn-nations-cup-la-preview-di-galles-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La preview di Galles-Italia della Autumn Nations Cup</a></strong></p>
<p>La seconda frazione si apre prima con una lunga serie di calci da una parte all’altra del campo, poi per lunghi minuti l’Australia continua testardamente a sbattere la testa sulla difesa avversaria, cercando ripetutamente dei buchi che non ci sono. Al 49esimo quantomeno riescono a recuperare, dopo tanti possessi, un fallo da comoda posizione e Hodge fa 9 a 13. Il match prosegue su un binario allergico allo spettacolo, e complice la pioggia si assiste a una serie infinita di errori da una parte e dall’altra. All’ingresso nell’ultimo quarto di partita Salakaia Loto placca con la spalla Grondona sul volto, lasciandolo stordito a terra: il rosso è inevitabile, dalla linea dei 10 metri Miotti non sbaglia e i Pumas vanno all’incasso sul 9 a 16. Quando sembrerebbe fuori dai giochi, la squadra di casa riesce però a risvegliarsi, e dal 63esimo al 66esimo occupa letteralmente la zona di campo che va dalla linea dei cinque metri alla meta argentina. Tanti falli Pumas costano il giallo a Paulos, e all’ennesimo tentativo arriva la meta di Hooper (la 20esima nella sua carriera internazionale). La difficilissima trasformazione di Hodge vale il 16 a 16 e rimette tutto in discussione. I minuti seguenti però tornano ad essere ricchi di errori, e mischie seguenti palloni persi in avanti, col gioco che sostanzialmente si sviluppa tutto nella zona di campo compresa tra le due aree dei 22. L’occasione da jackpot arriva al minuto 79: dalla linea dei 10 metri, molto spostato sulla destra, c’è la chance di piazzare per Hodge, specialista nelle lunghe distanze ma già autore di un errore decisivo nella prima sfida contro gli All Blacks dello scorso ottobre. Tensione massima sulle tribune e in campo, e il destro di Hodge non gira a sufficienza. Si chiude, incredibilmente, ancora una volta in pareggio la sfida tra Australia e Argentina: è 16 a 16 a Sydney. Nella storia è la terza volta che questo accade, dopo quello di Newcastle di due settimane fa, e il 19 a 19 del 1987 a Buenos Aires. Il Tri Nations è ufficialmente della Nuova Zelanda, mentre i Pumas finiscono secondi e i Wallabies terzi in classifica (appaiati a quota 8 ma con differenza punti in favore dei sudamericani).</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/12/05/maori-all-blacks-moana-pasifika-sei-mete-e-tanto-spettacolo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La cronaca di Maori All Blacks &#8211; Moana Pasifika</a></strong></p>
<p><b>Il tabellino di Australia-Argentina 16-16, sesta giornata del Tri Nations 2020:</b></p>
<p><strong>Australia:</strong> 15 Reece Hodge, 14 Tom Wright, 13 Jordan Petaia, 12 Hunter Paisami, 11 Marika Koroibete, 10 James O’Connor, 9 Nic White, 8 Harry Wilson, 7 Michael Hooper (c), 6 Ned Hanigan, 5 Matt Philip, 4 Rob Simmons, 3 Allan Alaalatoa, 2 Brandon Paenga-Amosa, 1 Scott Sio<br />
<strong>A disposizione:</strong> 16 Folau Fainga’a, 17 Angus Bell, 18 Taniela Tupou, 19 Lukhan Salakaia-Loto, 20 Rob Valetini, 21 Jake Gordon, 22 Irae Simone, 23 Tom Banks</p>
<p><b>Marcatori Australia:</b></p>
<p>Meta: Hooper (66’)</p>
<p>Trasformazione: Hodge (67’)</p>
<p>Calci piazzati: Hodge (15’, 42’pt, 50’)</p>
<p><strong>Argentina:</strong> 15 Santiago Carreras, 14 Bautista Delguy, 13 Matias Orlando, 12 Jeronimo de la Fuente (c), 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolas Sanchez, 9 Felipe Ezcurra, 8 Rodrigo Bruni, 7 Facundo Isa, 6 Santiago Grondona, 5 Marcos Kremer, 4 Matías Alemanno, 3 Francisco Gomez Kodela, 2 Julian Montoya, 1 Nahuel Tetaz Chaparro<br />
<strong>A disposizione:</strong> 16 Jose Luis Gonzalez, 17 Mayco Vivas, 18 Juan Pablo Zeiss, 19 Lucas Paulos, 20 Francisco Gorrissen, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Domingo Miotti, 23 Santiago Chocobares</p>
<p><b>Marcatori Argentina:</b></p>
<p>Meta: Delguy (33’)</p>
<p>Trasformazione: Miotti (35’)</p>
<p>Calci piazzati: Sanchez (17’), Miotti (29’, 60’)</p>
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		<title>La storia del tributo degli All Blacks a Maradona</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/11/30/la-storia-del-tributo-degli-all-blacks-a-maradona/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 15:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Rugby Championship]]></category>
		<category><![CDATA[all blacks]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Armando Maradona]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi ha avuto l'idea della maglietta numero 10? Gli argentini sapevano cosa sarebbe successo prima della Haka? Ne parlano i capitani</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/11/30/la-storia-del-tributo-degli-all-blacks-a-maradona/">La storia del tributo degli All Blacks a Maradona</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto fatto dagli All Blacks prima della partita di sabato contro l’Argentina ha avuto un eco assolutamente planetario: il gesto di Sam Cane che steso una maglietta nera con il numero 10 e il nome di Diego Armando Maradona è stato sicuramente uno dei momenti più belli e rispettosi del 2020 ovale. I giocatori neozelandesi sono già tornati in patria, dove dovranno rispettare due settimane di isolamento, ma prima di lasciare l’Australia hanno parlato di quanto accaduto. È intervenuto proprio il capitano Cane, che ha prima di tutto raccontato come l’idea della maglietta di Maradona sia stata di TJ Perenara. “Quello è stato un bel gesto, un segno di rispetto per una leggenda argentina famosa in tutto il mondo” ha detto Cane “Il nostro è uno sport che prima di tutto si basa sul rispetto, dunque crediamo sia stata la cosa migliore da fare”.</p>
<p><strong>Guarda anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/11/28/gli-all-blacks-omaggiano-diego-maradona-con-una-maglia-numero-10/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il video degli All Blacks che omaggiano Maradona prima della partita coi Pumas</a></strong></p>
<p>È venuto fuori anche un altro particolare nel post-partita: ma l’Argentina sapeva della cosa? La risposta è sì, perché Matera ha raccontato che al momento del lancio della moneta Cane lo avesse informato della sua intenzione. Il capitano dei Pumas ha dichiarato: “Siamo molto grati agli All Blacks per questo segno di rispetto. Diego per noi è stato qualcosa di enorme, abbiamo apprezzato anche anche loro lo abbiano riconosciuto”. Matera ha poi confermato come la squadra abbia dato tutto per onorare la scomparsa di Maradona, che è sempre stato un idolo di tutto il suo popolo.</p>
<p><a href="https://www.onrugby.it/2020/11/26/il-primo-quiz-sul-rugby-in-diretta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Martedì 1 dicembre (a partire dalla 20.45) partecipa al “Rugby Quiz” in diretta: clicca qui per tutte le info</strong></a></p>
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		<title>L&#8217;Argentina giocherà venerdì mattina contro una selezione australiana</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/10/29/largentina-giochera-venerdi-mattina-contro-una-selezione-australiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2020 10:15:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emisfero Sud]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Pumas, dopo il rinvio della scorsa settimana, tornano a giocare. Test di preparazione con 30 giocatori convocati</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/10/29/largentina-giochera-venerdi-mattina-contro-una-selezione-australiana/">L&#8217;Argentina giocherà venerdì mattina contro una selezione australiana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.onrugby.it/2020/10/24/rinviata-lamichevole-dellargentina-coi-warathas/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dopo essere stati costretti a rinviare il primo test di preparazione</a> per via diversi infortuni, finalmente i Pumas dell’Argentina possono scende in campo. Con un lunghissimo stop alle spalle, e senza rugby giocato da tanti mesi, i sudamericani sfideranno i “Rugby Australia Selection”, una squadra mista composta da giocatori locali e dei Warathas. Ovviamente ancora prima che il risultato e la prestazione, la cosa più importante sarà ritrovare il feeling con il gioco.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/10/28/tri-nations-2020-calendario-orari-e-tv-del-torneo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Calendario e orari del Tri-Nations 2020, che sarà trasmesso su Sky Sport</a></strong></p>
<p>L’incontro si disputerà nella mattinata (italiana) di venerdì 30, e sarà giocato al TG Millner Sportsground di Sydney, a porte chiuse come da richiesta della federazione argentina. Non ci saranno Matias Orlando e Juan Martin Gonzalez, entrambi in fase di recupero da infortuni muscolari, e questa è la formazione scelta da Mario Ledesma per l’amichevole:</p>
<p>1 Vivas, Mayco, 2 Montoya, Julián, 3 Zeiss, Juan Pablo, 4 Fernández Criado, Rodrigo, 5 Paulos, Lucas, 6 Gorrissen, Francisco, 7 Grondona, Santiago, 8 Bruni, Rodrigo, 9 Cubelli, Tomás, 10 Miotti, Domingo, 11 Boffelli, Emiliano, 12 Mallía, Juan Cruz, 13 Chocobares, Santiago, 14 Delguy, Bautista, 15 Carreras, Santiago</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="es">¡Equipo confirmado para el primer amistoso!<br />
.<br />
Este es el plantel de treinta jugadores que enfrentará este viernes a “Rugby Australia Selection”.<br />
.<br />
⏰01:00 AM (hora argentina).<br />
?TG Millner Sportsground.<br />
?App Mundo UAR (IOS/Android).<br />
.<a href="https://twitter.com/hashtag/PorLaVuelta?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#PorLaVuelta</a> ?????? <a href="https://t.co/SDFQRK2BTT">pic.twitter.com/SDFQRK2BTT</a></p>
<p>— Los Pumas (@lospumas) <a href="https://twitter.com/lospumas/status/1321621091719159808?ref_src=twsrc%5Etfw">October 29, 2020</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>A disposizione: 16 Socino, Santiago, 17 Tetaz Chaparro, Nahuel, 18 Medrano, Santiago, 19 Calás, Ignacio, 20 González, José Luis, 21 Bertranou, Gonzalo, 22 Albornoz, Tomás, 23 Cancelliere, Sebastián, 24 Wegrzyn, Federico, 25 Oviedo, Joaquín, 26 Cinti, Lucio, 27 De la Fuente, Jerónimo, 28 Lezana, Tomás, 29 Ezcurra, Felipe e 30 Sordoni, Lucio.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/10/28/largentina-xv-ha-vinto-il-4-nazioni-sudamericano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L&#8217;Argentina XV ha vinto il 4 Nazioni sudamericano in Uruguay</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/10/29/largentina-giochera-venerdi-mattina-contro-una-selezione-australiana/">L&#8217;Argentina giocherà venerdì mattina contro una selezione australiana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Argentina: i 46 convocati al primo training camp dopo 5 mesi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/08/12/argentina-i-46-convocati-al-primo-camp-di-allenamento-dopo-5-mesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 07:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emisfero Sud]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina Pumas]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La federazione ha organizzato un raduno a Buenos Aires. Scopriamo i nomi dei presenti, compresi alcuni ragazzi senza caps</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/08/12/argentina-i-46-convocati-al-primo-camp-di-allenamento-dopo-5-mesi/">Argentina: i 46 convocati al primo training camp dopo 5 mesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo praticamente cinque mesi di stop forzato, l’Argentina torna a rimettere un po’ di rugby sulla sua mappa sportiva. Nel paese sudamericano, inserito in un contesto estremamente difficile per via della situazione medica, lo sport dalla palla ovale si è fermato a marzo e da lì si sono aperte una serie di problemi ancora in evoluzione. I Jaguares hanno giocato l’ultima partita il 7 marzo, perdendo 33 a 19 a Durban contro gli Sharks, quindi al pari di tutti gli altri si sono fermati.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/08/11/il-capitano-dei-pumas-agustin-creevy-torna-in-inghilterra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agustin Creevy firma con i London Irish e torna in Inghilterra</a></strong></p>
<p>Come abbiamo raccontato nelle scorse settimane, quella disputata di fronte all’oceano Indiano potrebbe essere stata l’ultima partita della franchigia argentina, visto che il Super Rugby è in odore di cambiare il suo formato, e che i gravi problemi economici che affliggono il paese hanno fatto dare alla federazione il via libera a tutti i suoi giocatori: chiunque riceva offerte dall’Europa può partire, e così stanno facendo in tanti. Agustin Creevy è solo l’ultimo di una lunga lista, di un esodo che per forza di cose condizionerà la nazionale Pumas. Nazionale che, se venisse confermato, è attesa dal Rugby Championship da novembre e dicembre, un torneo da disputare tutto in Nuova Zelanda nel quale i giocatori sudamericani dovrebbero andare a scontrarsi contro team rappresentanti paesi che hanno ripreso l’attività, come Australia e Nuova Zelanda appunto.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/06/27/continua-lesodo-dei-pumas-verso-leuropa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Continua l’esodo dei Pumas in Europa</a></strong></p>
<p>Per questo la UAR, la federazione sudamericana, ha organizzato a partire da giovedì 13 agosto un training camp nel suo quartier generale di Buenos Aires. I giocatori lavoreranno in piccoli gruppi, ma almeno torneranno a fare qualcosa insieme dopo mesi senza nessun tipo di attività in campo. Mancheranno diversi elementi che hanno trovato una nuova squadra in Europa, come Sanchez o Creevy, ma ci saranno elementi di grande esperienza internazionale come Montoya, Cubelli o Boffelli, mentre i vari De La Fuente, Moroni e Orlando sono stati convocati nonostante abbiano un contratto “europeo” e siano in procinto di partire. È dunque interessante iniziare a leggere dei primi nomi “uncapped” di giocatori che potrebbero brillare in futuro. Elementi che hanno iniziato la stagione nei Los Ceibos, la squadra argentina del Super Liga sudamericana: Federico Wegrzyn, Rodrigo Fernández Criado e Santiago Montagner.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/08/05/argentina-tre-partite-per-i-pumas-in-preparazione-del-rugby-championship/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’Argentina giocherà tre partite per prepararsi al Rugby Championship?</a></strong></p>
<p><strong>Questo l’elenco dei 46 convocati dalla UAR per il raduno di Buenos Aires:</strong></p>
<p>1. Mayco Vivas</p>
<p>2. Nahuel Tetaz Chaparro</p>
<p>3. Federico Wegrzyn</p>
<p>4. Julián Montoya</p>
<p>5. Santiago Socino</p>
<p>6. Ignacio Ruiz</p>
<p>7. Jose Luis Gonzalez</p>
<p>8. Joel Sclavi</p>
<p>9. Santiago Medrano</p>
<p>10. Lucio Sordoni</p>
<p>11. Juan Pablo Zeiss</p>
<p>12. Lucas Paulos</p>
<p>13. Ignacio Calas</p>
<p>14. Rodrigo Fernandez Criado</p>
<p>15. Marcelo Toledo Valentini</p>
<p>16. Lucas Bur</p>
<p>17. Rodrigo Bruni</p>
<p>18. Tomas Lezana</p>
<p>19. Javier Ortega Desio</p>
<p>20. Francisco Gorrisen</p>
<p>21. Santiago Grondona</p>
<p>22. Santiago Montagner</p>
<p>23. Juan Bautista Pedemonte</p>
<p>24. Juan Martin Gonzalez</p>
<p>25. Joaquin Oviedo</p>
<p>26. Tomas Cubelli</p>
<p>27. Felipe Ezcurra</p>
<p>28. Gonzalo Bertranou</p>
<p>29. Gonzalo Garcia</p>
<p>30. Domingo Miotti</p>
<p>31. Joaquin Diaz Bonilla</p>
<p>32. Tomas Albornoz</p>
<p>33. Jeronimo de la Fuente</p>
<p>34. Matías Moroni</p>
<p>35. Juan Cruz Mallia</p>
<p>36. Matias Orlando,</p>
<p>37. Juan Pablo Castro</p>
<p>38. Santiago Chocobares</p>
<p>39. Lucio Cinti</p>
<p>40. Emiliano Boffelli</p>
<p>41. Santiago Carreras</p>
<p>42. Bautista Delguy</p>
<p>43. Sebastian Cancelliere</p>
<p>44. Mateo Carreras</p>
<p>45. Joaquín Tuculet</p>
<p>46. Juan Bautista Daireaux</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/08/12/argentina-i-46-convocati-al-primo-camp-di-allenamento-dopo-5-mesi/">Argentina: i 46 convocati al primo training camp dopo 5 mesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Allarme Jaguares: sono a rischio chiusura?</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/06/02/allarme-jaguares-sono-a-rischio-chiusura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 07:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Super Rugby]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[jaguares]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Problemi a non finire per i finalisti dell'ultimo Super Rugby. Tutti i "Pumas" sul mercato verso l'Europa?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/06/02/allarme-jaguares-sono-a-rischio-chiusura/">Allarme Jaguares: sono a rischio chiusura?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla gloria alla polvere: potrebbe essere questo l’assurdo destino dei Jaguares argentini, che dopo aver sorpreso il mondo ovale (non certo una novità per il paese sudamericano) e raggiunto la finale dell’ultimo Super Rugby, rischiano ora di sparire. La motivazione del tutto è ovviamente da cercare nella situazione economica che il mondo sta vivendo, col rugby che ancora non ha determinato il suo futuro. Australia e Nuova Zelanda si sono chiuse in loro stesse e giocheranno dei tornei interni con le franchigie del Super Rugby (più Western Force), il Sudafrica è comunque abbastanza grande da reggere a livello sportivo, ma i Pumas come potrebbero fare? Senza la certezza che, almeno nel 2021, il più importante torneo dell’emisfero australe torni a regime la situazione sarebbe davvero grama in Argentina.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/05/20/argentina-la-conferma-di-ledesma-matera-e-il-capitano-dei-pumas-non-ci-sono-discussioni/">Ledesma conferma Matera come capitano dei Pumas</a></strong></p>
<p>Dal momento della sospensione della stagione i giocatori hanno avuto un taglio del 30% degli stipendi, ma non basta questo alle casse federali. C’è anche un problema legato ai diritti TV: la Disney è diventata sostanzialmente monopolista nel paese sudamericano. Questo perché, oltre a possedere ESPN che trasmetteva il Super Rugby, si è comprata anche Fox Sports, azzerando dunque le possibilità di concorrenza tra le due emittenti e di offerte al rialzo per far vedere il rugby. Non basta? Si aggiungono allora i prezzi dei biglietti aerei, che nell’immediato futuro saranno irrimediabilmente più alti. Con i Jaguares costretti a viaggiare per molte ore in ogni trasferta un’altra mazzata tra capo e collo.</p>
<p>Si cercano allora delle soluzioni per mantenere in vita l’ambizioso progetto dei Jaguares. Partendo dal presupposto che il Super Rugby in corso vive su un contratto che scadrà il 31 dicembre prossimo, per le prossime stagioni era già stato trovato l’accordo per un passaggio a 14 squadre, eliminando come si sa da tempo i Sunwolves. Se l’anno prossimo si riprendesse a giocare normalmente, i sudamericani potrebbero diventare la quinta franchigia sudafricana, restando per tutto il periodo del torneo nel paese degli Springboks. Questo per limitare i viaggi e risparmiare molti soldi, un esperimento comunque già vissuto dai Pampas XV, formazione argentina che domina la seconda serie della Currie Cup. Tutto questo discorso legato al Super Rugby è chiaramente impossibile da affrontare ora, visto che non ci sono certezze sul campionato australe, che al pari dei test match dei Pumas era una importantissima fonte di guadagno per il rugby argentino.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/05/24/i-pumas-lavorano-gia-per-la-rwc-2023/">Nonostante tutto i Pumas pensano già alla RWC 2023</a></strong></p>
<p>Un altro modo per affrontare la crisi del momento è già stato messo in atto. La UAR, federazione argentina, ha comunicato ai giocatori sotto contratto che sono liberi di accettare offerte provenienti dall’estero. Questo potrebbe scatenare un clamoroso domino nel prossimo rugby-mercato, offrendo praticamente tutta la nazionale Pumas sul piatto. Ad esempio Leicester e Gloucester sono già attivi per ingaggiare Montoya, mentre Boffelli pare essere in procinto di trasferirsi al Racing 92. Attenzione dunque alle prossime settimane, dove potrebbe verificarsi una vera e propria migrazione di massa nei campionati più ricchi d’Europa.</p>
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		<title>Argentina, la conferma di Ledesma : &#8220;Matera è il capitano dei Pumas, non ci sono discussioni&#8221;</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/05/20/argentina-la-conferma-di-ledesma-matera-e-il-capitano-dei-pumas-non-ci-sono-discussioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2020 13:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[jaguares]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
		<category><![CDATA[Mario ledesma]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Matera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confermata la leadership del terza linea, che in patria era stata messa in discussione per via della sua lontananza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo momento di inattività, le riflessioni extracampo si sprecano in tutta Ovalia. In Argentina ad esempio c&#8217;era chi negli scorsi giorni aveva messo in dubbio<a href="https://www.onrugby.it/2018/10/24/argentina-pablo-matera-e-il-nuovo-capitano-dei-pumas/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> il capitanato della nazionale da parte di Pablo Matera</a> che, secondo alcuni, non giocando in patria (lo fa in Francia, nel Top14, allo Stade Français) con i Jaguares avrebbe avuto qualche problema nel relazionarsi frequentemente con i compagni di squadra e con lo staff tecnico.</p>
<p>A tal proposito sono intervenuti ai microfoni di <em>Scrum, </em>l&#8217;allenatore dei Pumas Mario Ledesma e proprio Matera per spiegare la situazione in atto.</p>
<p><strong>Le parole dell&#8217;head coach</strong><br />
&#8220;Pablo &#8211; ha affermato &#8211; oggi è il capitano dei Pumas: in nessun momento ci sono state discussioni a riguardo. Sarebbe l&#8217;ideale se fosse qui in Argentina, ma al momento non lo è. Il suo consenso all&#8217;interno del gruppo è impressionante, la squadra è molto unita&#8221;.</p>
<p>Poi ha proseguito: &#8220;Sono in contatto con tutti i giocatori, settimanalmente poi ho dei colloqui con i leader del gruppo e con Matera. C&#8217;è sintonia nell&#8217;identità che vogliamo creare all&#8217;interno del team&#8221;.</p>
<p><strong>Il punto di vista del capitano</strong><br />
&#8220;Se mi guardo indietro all&#8217;ultimo anno di gioco, so anche io di aver fatto meglio nei primi mesi rispetto al recentissimo passato: sicuramente essere capitano mi ha portato via delle energie fisiche e mentali. Adesso ho capito che devo pensare meno e lasciarmi andare, ciò che è successo mi servirà nel mio percorso d&#8217;apprendimento&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sono orgoglioso di essere il capitano dei Pumas e non ho mai sentito il mio ruolo in discussione, anche perchè Ledesma non mi ha mai dato comunicazioni diverse in merito.<br />
Mi sento supportato da uno staff e da una squadra che sta pensando a come ripartire al meglio dopo l&#8217;ultima Rugby World Cup. Sono contento pensando al futuro&#8221;.</p>
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		<title>Monumenti: Hugo Porta</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/04/02/monumenti-hugo-porta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 10:43:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terzo tempo]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[hugo porta]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei mediani d'apertura più forti di tutti i tempi, leader dell'Argentina che sconvolse il mondo ovale </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Può sembrare paradossale, ma per parlare del più grande rugbysta che l’Argentina abbia mai prodotto si può partire da due situazioni che derivano da posti lontani dal Sud America. Uno, e noi italiani lo conosciamo bene, e quello di generacion dorada: gli azzurri degli anni ‘90, quelli che ci permisero di bussare con una bella mano di carte al tavolo del 6 Nazioni. E cos’era quella nazionale argentina se non una squadra fortissima, che aveva in Hugo Porta il suo leader maximo? Un sublime mediano d’apertura che, con uno stile di gioco che sembrava arrivare dal futuro, trascinò i compagni a risultati mai più ripetuti per tanti altri anni. L’altro ramo al quale aggrapparsi arriva dalla Nuova Zelanda: sono state solo 7 le Nazioni (o le selezioni, visto che nel conto sono compresi anche i Lions) capaci di battere gli All Blacks, mentre una ci ha pareggiato. Quest’ultima è proprio l’Argentina, in quella che è sicuramente definibile come una delle due più clamorose imprese della banda guidata dall’architetto, ex-calciatore, poi ministro e ambasciatore, Hugo Porta.</p>
<p><strong>Leggi le altre storie della serie </strong><strong>Monumenti</strong><em><br />
– <a href="https://www.onrugby.it/2020/03/18/monumenti-rodrigo-capo-ortega/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rodrigo Capo Ortega</a><br />
– <a href="https://www.onrugby.it/2020/03/23/monumenti-jacques-burger/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Jacques Burger</a><br />
</em>&#8211; <a href="https://www.onrugby.it/2020/03/25/inga-tuigamala-che-non-volle-essere-lomu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Inga Tuigamala</em></a></p>
<p><strong>Una vita tutt&#8217;altro che ordinaria per un argentino</strong></p>
<p>Nato a Buenos Aires nel 1951, come un’infinità di suoi conterranei praticò anche il gioco del fùtbol in gioventù, arrivando a un passo dal poter entrare nelle giovanili del Boca Juniors, ma declinando la scelta per dedicarsi al rugby (decisione sempre osteggiata dal padre), altro sport presente da tanti anni nei dintorni del Rio de La Plata dopo la semina inglese degli scorsi secoli. Ebbe una sola squadra di club in carriera, il Club Banco Nacion di Florida con la quale ha vinto due volte il titolo nazionale. Poco conta però, perché nel rugby degli anni ‘70 era più che mai la dimensione internazionale a dare prestigio a un giocatore, a sancire se questo avesse le possibilità di entrare nei libri di storia di ovalia. L’esordio con la maglia dei Pumas di Porta avvenne un mese dopo il suo ventesimo compleanno contro il Cile, quindi disputò altre gare contro le poco temibili contendenti sudamericane dove comunque c’era modo di farsi le ossa. Col passare degli anni, e con la crescita del gruppo intorno a lui, la Nazionale argentina riuscì a cementare una squadra davvero solida, nella quale la maglia numero 10 era ormai diventata proprietà privata, e lo sarebbe stata praticamente per due decadi fino al 1990. Era ancora un’epoca di “spocchia”, dove molte squadre non concedevano il cap nelle sfide contro i sudamericani, ma quando nel 1977 Porta divenne capitano dei biancocelesti, le cose stavano iniziando a cambiare. Quell’anno la Francia, che aveva appena vinto il 5 Nazioni con un sonoro Grande Slam, andò in tournée in Argentina, e oltre a cinque partite contro delle selezioni, erano in programma anche due test match. Due veri test match, nei quali i transalpini schierarono la loro artiglieria pesante: la vittoria per 26-3 nella prima sfida del 25 giugno faceva intravedere distanze troppo ampie da poter riempire, anche per quei Pumas che tanto si stavano sbracciando per farsi notare dal resto del mondo. Una settimana più tardi però, la storia si capovolse, e al Ferrocarril Oeste i sudamericani riuscirono a strappare un clamoroso pareggio per 18 a 18. Tutti i loro punti, manco a dirlo, furono segnati da Hugo Porta, autore dei 6 piazzati che hanno permesso di pareggiare il conto con gli altrettanti calci di Jean-Michel Aguirre. La sfida ormai era lanciata, e quella straordinaria armata era pronta a sconvolgere delle gerarchie che sembravano solide come un monolite. Questo nonostante erano ben pochi i momenti di confronto tra le squadre dei diversi emisferi, anche se le altre grandi nazionali stavano iniziando ad accorgersi del nuovo che avanzava, iniziando così a dare valore ufficiale ai test.</p>
<p><em>In questo video una raccolta di magie di Hugo Porta</em></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/tEPQ8BfgOVc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>Australia superata e Inghilterra bloccata, adesso i Pumas fanno sul serio</strong></p>
<p>Entra dunque nella storia, dalla porta principale, il tour che l’Australia fece in Argentina nel 1979: dopo aver vinto cinque sfide contro le selezioni, i Wallabies sfidarono i Pumas il 27 ottobre, uscendone però con le ossa rotte. Due mete di Madero, una conversione, una punizione e soprattutto tre drop dell’ineffabile Porta confezionarono il 24-13 finale per i sudamericani. Un messaggio chiaro e tondo mandato in giro per tutta Ovalia, che per poco non si replicò una settimana dopo, quando nel secondo scontro gli australiani vinsero “solo” per 17-12, con 8 punti dei padroni di casa marcati dal loro ineffabile numero 10. Ormai il dado era tratto, e quella squadra aveva la consistenza per impegnare tutte le grandi dell’epoca, trascinata da un mediano di apertura che si stava sempre più dimostrando come uno dei migliori specialisti al mondo nel suo ruolo, cosa impensabile fino a poco prima contando che non usciva da nessuno dei movimenti che hanno fatto la storia di questa disciplina. Di lui Michael Lynagh, non l’ultimo della pista, disse: “Puoi solo provare a fare il tuo meglio per fermarlo, ma a volte non basta e allora devi solo ammirarlo digrignando i denti, perché lui riesce a fare sempre quello che ha in testa”. John Reason, storico corrispondente per il Telegraph, esaltava le doti di Porta in questo modo: “Anche se gioca vicino alla difesa riesce a non venire placcato, sembra di assistere allo show di un matador contro dei tori”. Tutto questo va unito ad un’intelligenza rugbystica non comune, oltre che ad una estrema precisione al calcio, sia di spostamento che piazzato. Era dunque perfetto per una squadra che puntava sulla forza più che sullo spettacolo per sconvolgere gli avversari, sorpresi dalla forza di questi ragazzoni argentini che davvero sembravano non sbagliare niente. Si salvò per un pelo l’Inghilterra, che nel primo test ufficiale, il 30 maggio 1981, impattò sul 19-19 a Buenos Aires, con lo score di Hugo Porta che come sempre era misto: drop, calci piazzati e trasformazioni gli permettevano di punire in egual misura ogni avversario.</p>
<p><strong>I due tour nel Sudafrica odiato da tutti. La leggenda è scritta</strong></p>
<p>All’alba del 1982 quasi tutte le “grandi” erano state messe sotto dai Pumas, e togliendo dal conto il Galles (che giocherà la prima sfida ufficiale solo nel 1991 in Coppa del Mondo) restavano fuori dal giro Sudafrica e Nuova Zelanda. C’era però un problema, un enorme inghippo internazionale: gli Springboks negli anni ‘80 vivevano il pieno della loro folle politica di apartheid, e il resto del mondo era sempre più ferreo nelle misure contro quella che in futuro diventerà la Rainbow Nation. Nessuno praticamente veniva autorizzato a giocare contro di loro, ma nel 1980, e soprattutto nel 1982, si trovò un escamotage: la federazione argentina, decisamente interessata ai soldi offerti dai sudafricani per andare a sfidarli, riunì le altre nazioni del continente e originò i Jaguars, una selezione teoricamente mista (per le gare con le selezioni) e praticamente argentina (per i test contro i Boks). Nel primo tour, con Porta capitano della squadra, i padroni di casa si imposero in entrambe le occasioni (24-9 e 18-9), ma quello che interessa è il secondo, quello del 1982. Nessun archivio ufficiale riporterà mai l’ufficialità delle sfide tra i sudafricani e la selezione sudamericana, ma in sostanza fu effettivamente così. Dei 42 giocatori che viaggiarono verso il Sudafrica, quelli provenienti da Cile e Uruguay erano praticamente una “foglia di fico”, convocati per le partite contro le locali selezioni provinciali. Il primo vero clash si giocò a Pretoria il 27 marzo 1982, con gli occhi del resto del mondo rugbystico che erano furenti verso le due squadre. Da una parte il conclamato razzismo dei bianchi sudafricani, dall’altra un paese in mano ai generali che si stava preparando a una guerra senza senso. Insomma, non proprio il miglior clima per fare un’impresa. Che infatti non arrivò, dato che dopo aver retto nel primo tempo i Jaguares (o Pumas mascherati) vennero travolti fino al 50-18 finale, coi padroni di casa capaci di segnare 8 mete urlando in faccia agli avversari la loro presunta superiorità. La seconda sfida si sarebbe giocata a Bloemfontein una settimana dopo, il 3 aprile 1982, una data non come le altre dalle parti di Buenos Aires. La notte precedente, al culmine di un delirio di onnipotenza (questa sì presunta) i leader sudamericani ordinarono l’attacco alle Isole Falkland, minuscolo possedimento inglese al largo delle cose argentine che secondo loro andava in qualche modo rivendicato. Una guerra che si rivelerà disastrosa tanto quanto la sconfitta subita dagli inglesi (almeno per una volta), il cui inizio mise in dubbio la disputa della partita che alla fine si giocò. Gli argentini, con la testa collegata solo al campo ovale, erano affamati di vendicare la dura lezione subita poco prima. La partita di Porta fu semplicemente mostruosa: 21 punti segnati, tutti quelli messi a segno dalla rappresentativa sudamericana, compresa una meta su offload del compagno Negri. Il resto lo fece la difesa Jaguares, concedendo agli avversari solo la meta di Gerber e due calci piazzati di Naas Botha. La storia era fatta, e anche il Sudafrica era caduto: il 21-12 come detto non entra nei libri di statistiche, ma fu l’ennesimo segnale di una squadra che era sempre più in grado di sconvolgere equilibri solidi come rocce. Per questo ha senso parlare di generacion dorada, di una squadra che nel giro di 4 anni ha battuto Australia e Sudafrica, pareggiato con Francia e Inghilterra, dimostrando di potersi sedere a tavoli importanti.</p>
<p><em>Il racconto per immagini della storica vittoria del 1982 in casa del Sudafrica, piegato 21-12 dai Jaguares</em></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/GBDBhT9bCuI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il 1983 vide poi il secondo grande successo in trasferta, con i Wallabies ancora piegati, questa volta a Ballymore, per 18-3, quindi due anni più tardi nel mese di giugno la Francia venne piegata per 24-16 nei test estivi.</p>
<p><strong>Cadranno anche gli invincibili All Blacks?</strong></p>
<p>Superato il Sudafrica, ne mancava solamente una, ed è facile da indovinare: gli All Blacks, che nelle partite giocate nel 1976 e 1979 schierarono la Nuova Zelanda XV, non riconoscendo il cap e l’ufficialità all’evento. Questo era ormai destinato a cambiare, e nell’autunno del 1985 dopo non essere potuti andare in Sudafrica per il ban imposto dal resto del mondo agli Springboks, scelsero l’Argentina come loro meta.</p>
<p><em>La sfida (senza cap) dell&#8217;8 settembre 1979, vinta 18-9 dal New Zealand XV</em></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/gGu86WL3rGI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Sbarcati in Sud America, praticamente con la squadra che da lì a breve avrebbe vinto la prima Coppa del Mondo ovale, ottennero delle facili vittorie contro i club, e nella prima delle due sfide ufficiali si imposero per 33-20 il 26 ottobre. Una settimana dopo, lo stadio Ferro Carril Oeste vide la ripetizione del duello, ma questa volta le cose andarono in modo diverso. Fa quasi impressione pensarlo ora, dato che gli All Blacks schieravano giocatori come Crowley, Kirwan, Green, Smith, Mexted, mentre l’eco dei nomi argentini era sicuramente molto minore. I Pumas avevano però Hugo Porta dalla loro, e quasi come fosse un numero magico, l’eroe dalla maglia numero 10 ripete l’impresa fatta col Sudafrica marcando 21 punti, costruiti con 4 piazzati e 3 drop. Anche i tutti neri ne segnarono 21, con due mete di Kirwan e una a testa per Mexted e Green, con la sfida che viveva di un equilibrio perfetto. L’ultima azione incendiò lo stadio porteno, con i Pumas che si potevano giocare una mischia a pochi passi dalla linea di meta avversaria: palla vinta e spinta decisa, ma quando il terza centro Ernesto Ure alzò l’ovale per atterrare in paradiso la perse in avanti, decretando la fine della partita e del sogno di battere gli invincibili. Porta dirà che in nessun modo provò rabbia verso il compagno per quell’errore, sottolineando comunque l’importanza di quanto fatto quel giorno. Anche perché non si ripeterà più, almeno fino ad oggi, un risultato come quello, coi Pumas sempre sconfitti nei 26 incontri giocati in seguito con i neozelandesi.</p>
<p><em>I giocatori argentini rivivono i loro ricordi della sfida del 1985 con la Nuova Zelanda, terminata 21-21</em></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/juFO2VCagmM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Con quei 21 punti chiave per lo storico pareggio, Porta mise tanti mattoncini (lui che da buon architetto se ne intende) per vincere l’Olimpia de Oro del 1985, il premio riservato al miglior sportivo d’Argentina. Non solo del rugby, ma di tutte le discipline, dunque il risultato è ancor più clamoroso se contiamo che dalle parti di Napoli c’era un riccioluto con la maglia numero 10 che giocando a calcio qualche testa la stava facendo girare. Una soddisfazione decisamente meritata per il più grande mediano d’apertura della storia sudamericana, al culmine di una carriera nella quale aveva esaltato la sua nazionale, che in nemmeno un decennio si era dimostrata pari o superiore a tutte le potenze di ovalia.</p>
<p><strong>La fine del sogno ovale e l&#8217;inizio di quello politico</strong></p>
<p>A 36 anni arrivò poi anche la volta della Coppa del Mondo, con una squadra ormai stanca che riuscì a battere solo l&#8217;Italia 25-16, perdendo contro Fiji (9-28) e Nuova Zelanda (46-15), chiudendo il cammino nel girone. Porta decise di ritirarsi dalla carriera internazionale dopo quel Mondiale, ma nel 1990 tornò per un ultimo giro di giostra contro Irlanda, Inghilterra e Scozia, prima del definitivo saluto alla maglia dei Pumas, indossata con grande orgoglio dal 1971 per 58 volte (in gare ufficiali) con 590 punti messi a segno. Una volta chiusa definitivamente la sua carriera rugbystica, ha ricoperto cariche istituzionali di grande importanza, come a sottolinearne ancora una volta il peso specifico nella storia del suo paese. Già l’anno seguente, nel 1991, fu nominato come ambasciatore per l’Argentina in Sudafrica, mentre nel 1994 divenne Ministro dello sport nel paese sud americano, quindi nel 2008 è stato ufficialmente introdotto nella Hall of Fame di World Rugby. Insomma, una vita sempre da primo della classe, per quello che forse è il più grande numero 10 della storia ovale.</p>
<p><em>Hugo Porta racconta&#8230;Hugo Porta</em></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/ziyJZEa-__k" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>RWC 2007, quando gli argentini si trasformarono nei &#8220;Pumas de oro&#8221;</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/09/21/rwc-2007-quando-gli-argentini-si-trasformarono-nei-pumas-de-oro/</link>
					<comments>https://www.onrugby.it/2016/09/21/rwc-2007-quando-gli-argentini-si-trasformarono-nei-pumas-de-oro/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Papale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 11:18:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Delinquenza ovale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina Pumas]]></category>
		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[Los Pumas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La garra dei Pumas nel match della RWC 2007 contro l'Irlanda, raccontata dai Delinquenti prestati al mondo della palla ovale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/09/21/rwc-2007-quando-gli-argentini-si-trasformarono-nei-pumas-de-oro/">RWC 2007, quando gli argentini si trasformarono nei &#8220;Pumas de oro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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<div id="attachment_124638" style="width: 860px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124638" class="size-full wp-image-124638" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/A19I0099-©sebastiano-pessina.jpg?x79206" alt="ph. Sebastiano Pessina" width="850" height="567" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/A19I0099-©sebastiano-pessina.jpg 850w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/A19I0099-©sebastiano-pessina-120x80.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/A19I0099-©sebastiano-pessina-230x153.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2016/09/A19I0099-©sebastiano-pessina-400x267.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px" /><p id="caption-attachment-124638" class="wp-caption-text">ph. Sebastiano Pessina</p></div>
<p>“<em>It starts now, it starts now!</em>”. Lo sguardo è di quelli che non fanno prigionieri, i muscoli premono forte sulla maglia verde che fatica a rimanere tutta di un pezzo. Alza le braccia ripetutamente, vuole coinvolgere il pubblico, vuole che tutti siano dalla sua parte. Da adesso in poi, perché comincia ora, per l’Irlanda e per <strong>Brian O’Driscoll </strong>una Coppa del Mondo che promette di non essere deludente come le partite vissute finora. <strong>Solo che nemmeno il fenomeno irlandese col numero 13 tatuato sulla schiena può fare miracoli</strong>. Certo, può tirare, può addirittura fare il gregario, può animare i suoi, ma non può smuovere montagne da solo. Soprattutto se quelle montagne vestono di biancazzurro e hanno il dente avvelenato. Perché davanti ci sono i <strong>Pumas</strong>, che nel 2003 in Australia persero proprio contro l’Irlanda la possibilità di arrivare ai quarti. E che dal 2005, anno del sorteggio dei gironi, hanno cerchiato questa data col rosso. In tanti, a dire il vero, hanno segnato questi Mondiali come momento da ”ora o mai più”, e non è un caso che la Coppa del Mondo 2007 sia quella che, finora, ha regalato più sorprese. A cominciare dalle <strong>Fiji</strong>, che buttano clamorosamente fuori <strong>il Galles di Gareth Thomas e Shane Williams</strong>. Passando per <strong>Tonga</strong>, che diverte e fa tremare <strong>Inghilterra</strong> e <strong>Sudafrica</strong>. Passando per il Portogallo, che raccoglie applausi nonostante le perda tutte, e neanche di poco. E per finire con i Pumas, che nel vero e proprio girone della morte non solo non hanno perso nemmeno un incontro, ma all’alba del match decisivo non hanno subito neppure una meta. Nemmeno dalla <strong>Francia</strong> padrona di casa, data tra le favorite alla vigilia ma che di quel match deve ancora capire tante cose.</p>
<p>I Pumas preparano il Mondiale come mai prima d’ora avevano fatto: vanno a Pensacola, in Florida, per la preparazione fisica. Scelgono uno di quei centri sportivi che già usano varie squadre di basket e football, mettono il fitness prima di tutto. È una preparazione devastante, ma i primi mattoni del loro Mondiale li mettono giù qui. Poi arrivano tre incontri: contro il Cile arrivano 10 mete e una vittoria mai in discussione, contro il Galles, in Francia, si perde 27 a 20, mentre contro la Nazionale del Belgio arriva un 36 a 8 che permette di nascondere le carte fino alla fine. Contro Shane Williams e compagni arriva una brutta tegola. <strong>Martín Gaitán, centro di Biarritz, ha un malore negli spogliatoi: gli viene diagnosticata una malformazione all’aorta</strong>. Deve abbandonare il rugby giocato all’istante. Gli altri, per tutta risposta, cementano ancora di più il gruppo, anche per “El Negro”.</p>
<p>Il girone è tosto: ci sono la Francia padrona di casa e l’Irlanda che ha perso al fotofinish il Sei Nazioni (ricordate la meta di De Marigny?), poi Georgia e Namibia. È tosto senza dubbio, ma l’Argentina non ha una mica una brutta squadra, anzi: <strong>la mischia fa realmente paura, ci sono mostri sacri come Scelzo, Leguizamón, i fratelli Fernandez Lobbe. A guidare questo gruppo di veri e propri delinquenti c’è Mario Ledesma, viso da padre della vostra nuova morosetta, quello che, nel dubbio, non vorreste mai contraddire</strong>. È lui a guidare la bajadita, ossia la mischia chiusa argentina. La tiene bassa e la fa spingere a tutta, soprattutto quando ad avere l’ovale è l’avversario. Gliel’hanno insegnato i vecchi Pumas, quelli che negli anni ’60 e ’70 andarono in tour in Sudafrica. È difficile metterli in crisi davanti, quasi impossibile con quella cassaforte. Ci riusciranno solamente gli Springboks, in questo Mondiale, e nemmeno sempre. Ledesma è un leader, ma non è quello che parla di più. A caricare tutti c’è l’altro veterano, Agustín Pichot, mediano di mischia. Lui c’era già nel 1995, l’anno della “rubata” di Diego Domínguez. Carica tutti, se li prende tutti per mano, se li abbraccia tutti prima e dopo le partite. Non ha più il passaggio dei tempi d’oro, ma uno così , uno che tiene carica la truppa, ti serve. Dietro ci sono i fratelli Contepomi, Corleto, Agulla, Borges, Hernández. È uno squadrone. Il coach, Marcelo Loffreda, giocava centro ai tempi di Hugo Porta, e non è un caso allora che si prenda più tempo del solito per decidere l’apertura titolare. Non ha toccato troppo la palla, ai suoi tempi, perché Porta nel dubbio calciava ma sa che decidere il giusto numero 10 è fondamentale. Ci sarebbe Felipe Contepomi, che è un regista e un leader fenomenale. Ma c’è pure Federico Todeschini, l’eroe di Twickenham: nel 2005 segna 20 punti sui 25 totali con i quali i Pumas pareggeranno con i Lions, un anno dopo ne segna altri 22 e batte quasi da solo l’Inghilterra, provocando le dimissioni immediate di Andy Robinson. Bella lotta. Sta di fatto che Loffreda sceglie<strong> Juan Martín Hernández, l’estremo dello Stade Français.</strong></p>
<p>Ma come? Con quel ben di Dio rischi un giocatore fuori ruolo?<br />
Piano. Loffreda ha un piano ben preciso: Contepomi è immenso e in campo ci sarà, sarà il primo centro e il piazzatore. Ma El Mago, sostiene Loffreda, non lo puoi tenere così fuori dal gioco. È uno degli estremi più forti del mondo, ma ha mani, cervello e visione di gioco da regista abbinati ad un fisico solidissimo. <strong>E un placcaggio da terza linea ergastolana.</strong><br />
Uno così, secondo Loffreda, ha il 10 tatuato dietro. E ha ragione lui. Hernández è incontenibile e guida una linea di trequarti magari non appariscente come quella francese, ma famelica, solida, concreta. Anche in difesa. Se ne accorge subito la Francia, che parte da favorita ma che nel primo tempo non vede praticamente palla. La mischia e la pressione dei Pumas sono qualcosa di indescrivibile, Saint-Denis ammutolisce quando Corleto disegna una curva da quattrocentista consumato e marca quasi in bandiera. Il resto lo fanno un Contepomi monumentale dalla piazzola e el Mago, che tatticamente vede ed esegue prima del pensiero altrui. Georgia e Namibia non oppongono grossa resistenza, i Pumas si qualificano aritmeticamente e attendono il loro destino: primi o secondi nel girone? Dipende dagli altri: la Francia esagera con Georgia e Namibia, l’Irlanda fatica.</p>
<p>Eccome se fatica.</p>
<p>Lo staff alla vigilia aveva pensato che essere al 100% subito avrebbe pregiudicato la tenuta in vista dei quarti di finale, obiettivo dato quasi per acquisito prima di arrivare in Francia. Bastava giocare e lasciar passare il tempo, i risultati sarebbero arrivati. Certo, ma i test sono un pianto: perdono male in Scozia, poi contro gli azzurri vengono salvati da una clamorosa svista arbitrale allo scadere. E non è che in Francia vada tanto meglio: contro i generosi namibiani giocano per un’ora, poi arrivano due mete africane in 5 minuti. O’Driscoll scuote i suoi, arriva la quinta meta e fine dei giochi. Contro i Lelos va anche peggio, finisce 14 a 10 con i georgiani che rischiano a lungo di portare a casa la vittoria (e la meriterebbero pure). Poi contro la Francia perdono male, senza mai essere pericolosi. <strong>E allora tocca battere i Pumas. E segnare 4 mete. Dura eh?</strong><br />
E dire che la squadra irlandese non è da buttare:<strong> ci sono fenomeni come Brian O’Driscoll, Paul O’Connell e Donncha O’Callaghan. Ci sono Hickie, Dempsey, Leamy, Shane Horgan, D’Arcy. C’è Ronan O’Gara, un numero 10 come se ne sono visti pochi a livello mondiale.</strong> È un cecchino, ha piedi e mani d’oro. Non attacca troppo la linea e non è un gran placcatore, ma uno così non nasce tutti i giorni. Ecco, O’Gara però non è mai stato famoso per essere il simpaticone della compagnia. In campo a volte è irridente, e frega poco, direte, se vi fa vincere le partite. Aspettate però:<strong> si è preso un paio di confidenze di troppo anche con gli argentini nel 2003, e questi non se lo sono dimenticato.</strong> Non se lo è mai dimenticato soprattutto Felipe Contepomi, che in Irlanda ci gioca e che lo affronta ad ogni maledetto Munster-Leinster. Ed ogni occasione è buona per ricordargli quanto può far male il rugby argentino, se preso a dosi massicce. Lo stadio, se già non lo era prima del match, è quasi tutto per i Pumas. D’altronde sono tanti gli argentini che giocano in Francia: Pichot, Hernández, Corleto, Ledesma. Ma non è solo questo: la gente francese ha il dono di riconoscere la passione altrui, soprattutto quella ovale, se dite loro che il rugby per voi significa tanto si apriranno più del loro solito, almeno per una volta. <strong>E quando questi sentono Pumas cantare il loro inno, come le lacrime solchino quei visi da galeotti alle parole “O juremos con gloria morir”, beh, sapete già che i francesi più passionali voteranno bianco e azzurro.</strong><br />
Parte forte l’Irlanda. Deve partire forte, quattro mete a questi non gliele segni temporeggiando. Sono sette minuti di pressione feroce, tutti i calci vanno in touche, non si può andare per i pali. La difesa argentina regge l’urto. Lo regge talmente bene che al settimo, su una liberazione al piede, sale compatta. Gli irlandesi sono sulla linea dei 10 dei Pumas, ma sono costretti a passarsi palla e pressione. Retrocedono fino ai propri 22, poi sono costretti al tenuto. Il Parco dei Principi si spella le mani, mentre gli irlandesi capiscono che qui le quattro mete non sono cosa da poco. Contepomi sbaglia il calcio, ma i Pumas non cambiano registro: salgono insieme, placcano anche l’aria. E in mischia scardinano i piloni verdi. Lo fanno anche al quarto d’ora, siamo sui 5 metri irlandesi: Longo tira fuori il pallone e attacca la chiusa, serve Pichot e poi palla a Borges, nuovo acquisto di Treviso, che va a schiacciare. Contepomi sbaglia la trasformazione, O’Gara riavvicina i suoi con un calcio. Dalla ripartenza gli irlandesi provano a salire alla mano dai 22, ma la pressione argentina è incredibile: devono calciare la palla, che arriva in mano a Corleto. Corleto è spettacolare, una scarica di elettricità, forse il più performante del Mondiale in questi frangenti insieme ad Habana. Lo fermano sui 22, poi riparte Albacete. Pichot ha palla tra i piedi, sente la chiamata, serve El Mago. Drop di destro, in mezzo ai pali. Come a dire “calciateli pure a noi i possessi, ci pensiamo noi”. Gli irlandesi però hanno una reazione d’orgoglio: O’Gara serve una palla col contagiri a O’Driscoll, i difensori argentini sono fuoritempo. Il numero 13 irlandese va dentro e ciao, sorpasso Irlanda. “It starts now, it starts now!”. Lo sguardo è di quelli che non fanno prigionieri, i muscoli premono forte sulla maglia verde, che fatica a rimanere tutta di un pezzo. Alza le braccia ripetutamente, vuole coinvolgere i suoi, il pubblico, vuole che tutti siano dalla sua parte. Vuole smuovere le montagne. Ma non può bastare questo per vincere le partite. Anche perché, da adesso in poi, i Pumas prendono e portano gli avversari a lezione. Di pressione, di mischia. Di rugby.<br />
<strong>O’Gara praticamente sparisce dal match, annullato dalla terza linea argentina. I trequarti con lui. Davanti non c’è storia da tempo.</strong> Per piacere, andate a vedervi le statistiche sui placcaggi e sui turnover di Longo, Ostiglia e Fernandez Lobbe, per non parlare di Martin Durand, in panchina ma subito nel vivo del gioco quando tocca a lui. E poi, per piacere, fate un inchino al Mago, che il cilindro se lo toglie lui, ma solo per far vedere che le magie non sono ancora finite. Spara un altro drop di destro dai 22 e porta di nuovo in vantaggio i suoi, 11 a 10. Ecco, magari non l’abbiamo detto chiaro prima, ma un’apertura che sfrutta e valorizza in questo modo il lavoro dei suoi compagni è un’assicurazione mica da ridere. Ti fa giocare sereno, tranquillo, anche se il mare è in tempesta, anche se lo vedi che gli irlandesi è meglio buttarli fuori dal match il prima possibile. Li butta fuori lui, i verdi: gioco rotto, O’Gara calcia alto, nessun irlandese segue. Hernández spara un up’n’under altissimo, corre, salta più alto di Dempsey e con un sottomano serve Scelzo.</p>
<p>In aria.<br />
Con un solo movimento.<br />
Chapeau.</p>
<p>Scelzo, che gioca a Clermont, va avanti a testate, gli irlandesi non riescono a metterlo giù. E quando ci riescono la palla è in mano ad un altro ergastolano biancazzurro. Lobbe, Albacete. Arrivano ai 5 metri, i verdi sono tutti ammassati. Pichot apre, la palla passa per Corleto, Longo e Agulla, l’unico dilettante della compagnia, che quasi si fa buttar fuori ma riesce a schiacciare. Viene giù tutto. Contepomi indovina anche una trasformazione angolatissima, è 18 a 10 alla fine del primo tempo. Gli irlandesi non capiscono più nulla: la stanno perdendo davanti, la stanno perdendo al piede e dietro i rifornimenti non arrivano. O’Driscoll predica nel deserto, O’Connell richiama tutti, ma lo sanno benissimo che qui, se non cambia qualcosa, si esce. La mettono sull’orgoglio, ma contro la garra non è che la puoi spuntare così, su due piedi. Qua bisogna far qualcosa, anche perché i Pumas annusano la vittoria e stanno cominciando a nascondere la palla. Contepomi aggiunge tre punti dopo una maul devastante. Provano a colpire dove la superiorità c’è, ovvero a partire dalle touche, e in effetti arriva la meta di Dempsey. La partita si potrebbe ancora girare, ma i Pumas sono già oltre. No, non possono bastare un paio di giocate, per mettere sotto gli argentini. Questi sono abituati a soffrire a livelli inimmaginabili, e a non mollare mai. Guardatevi la semifinale dell’ultima Coppa del Mondo: nel primo tempo dall’Australia hanno preso tre mete una diversa dall’altra, perso giocatori capitali per l’economia del gioco, mangiato fango e polvere. Eppure a 10 dal termine sono sotto 22 a 15, a distanza di bonus. Questi non mollano in queste occasioni, figuratevi quando tutto gira bene. Non sentono nemmeno la pressione, continuano ad attaccare palla in mano. Roncero, Scelzo, Albacete prendono a testate la difesa irlandese, Contepomi ha messo il piede in convergenza e non sbaglia più nulla, nei raggruppamenti gli irlandesi non tengono più una palla che sia una. E dal 21 a 15 al 27 a 15 il passo è breve. O’Driscoll è ancora lì, irriducibile, a metà campo. Prova ad andare oltre, ma se ti arrivano due argentini affamati la palla la devi lasciare. El Mago calcia a seguire, salgono tutti. È uno spettacolo di cattiveria agonistica, di muscoli e dei che ogni tanto si degnano di guardare anche quello che non è vestito da prima comunione. Rubano ancora palla, Pichot ha sentito qualcuno chiamare la palla.</p>
<p><strong> El Mago.</strong><br />
<strong> Drop di sinistro.</strong><br />
<strong> Ciao.</strong></p>
<p>Alejandro Coccia, telecronista storico del rugby argentino, dopo l’ormai canonico “<em>Aaaaaaaadentroo</em>!” esplode in un “<em>Fenomeno, fenomeno</em>”. Dagli spalti parte il coro “<em>Maradò Maradò</em>”.</p>
<p>Perché in fondo hanno capito che un 10 così, uno che tratta la palla in quel modo, forse, dalle loro parti l’hanno già visto passare. <strong>Solo che giocava un altro sport. Il Man of the Match, però, non è lui, e non lo è nemmeno don Felipe Contepomi, che nella ripresa ha preso per mano tutti e ribaltato tutto il verde del mondo. Nossignori, il vincitore è Gonzalo Longo, professione numero 8, e se la cosa vi stupisce allora siete condannati a riguardarvi la partita.</strong> Capirete, raggruppamento dopo raggruppamento, come mai uno come El Mago, uno che segna tre drop e distribuisce sonetti al piede in giro per il rettangolo verde, non sia comunque il migliore in campo. Longo è praticamente inarrestabile, terminale, è di una cattiveria agonistica incommensurabile. Devastante in avanzamento. È l’anima e il nocchiero dei Pumas. Uno dei nocchieri, i leader sono tantissimi, a cominciare da Pichot, che parla e incoraggia sempre. Passando per Contepomi e Ledesma, che in campo non parlano, eseguono. Finendo con Longo, che terminerà la sua carriera in Nazionale contro la Francia, nella finale per il terzo posto. Segneranno 41 punti ai francesi e li estrometteranno dal podio in un Parco dei Principi inizialmente irreale, ma via via sempre più dalla loro parte.</p>
<p>Arriva un terzo posto storico, ma che solo chi non li ha visti sul campo può considerare sorprendente.<strong> Solo chi non ha visto le lacrime nell’inno, i raggruppamenti, i drop del Mago, chi non ha sentito le urla di Pichot o i placcaggi di Longo e Ledesma non può capire quel che è stato, a Parigi e dintorni</strong>. Solo loro possono fermarsi al bronzo di una medaglia, e non arrivare all’oro del cuore.</p>
<p><strong>Cristian Lovisetto</strong></p>
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		<title>Nuovi tornei: Sei Nazioni d&#8217;America, a febbraio si parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 08:22:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Brasile arrivano conferme, l'annuncio ufficiale atteso nelle prossime settimane</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/09/Sei-Nazioni-America.jpg?x79206"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-97376" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/09/Sei-Nazioni-America.jpg?x79206" alt="Sei Nazioni America" width="660" height="330" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/09/Sei-Nazioni-America.jpg 660w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/09/Sei-Nazioni-America-120x60.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/09/Sei-Nazioni-America-230x115.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/09/Sei-Nazioni-America-400x200.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>La conferma ufficiale arriverà prestissimo ma la notizia ormai sembra essere certa: <em>America Rugby News</em> ha ricevuto conferme dalla federazione brasiliana che il Sei Nazioni d&#8217;America scatterà il prossimo febbraio. <strong>Da decidere rimane la data d&#8217;inizio &#8211; il 6 o il 13 &#8211; e la sistemazione dei dettagli di alcuni contratti di sponsorizzazione ma ormai siamo alle battute finali.</strong><br />
La formula del torneo &#8211; a cui prenderanno parte Argentina, Brasile, Canada, Chile, USA e Uruguay &#8211; è la stessa del Sei Nazioni europeo, con gare secche.<br />
Secondo le indiscrezioni raccolte dal sito il 13 febbraio il Brasile dovrebbe incontrare l&#8217;Uruguay (probabilmente a San Paolo), quindi il 20 trasferta in Cile, il 27 in casa contro gli USA, il 5 marzo ancora tra le mura amiche contro l&#8217;Argentina e chiusura in Canada il 12 marzo. Altri rumors: gli USA dovrebbero ospitare Canada e Argentina rispettivamente a Sacramento e Houston.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2015/09/06/nuovi-tornei-sei-nazioni-damerica-a-febbraio-si-parte/">Nuovi tornei: Sei Nazioni d&#8217;America, a febbraio si parte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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