Francesco Dimundo Archivi - On Rugby https://www.onrugby.it/tag/francesco-dimundo/ 365 rugby 360 Mon, 03 May 2021 06:35:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9 40654548 Come si coltivano i talenti nel rugby inglese https://www.onrugby.it/2021/05/03/come-si-coltivano-i-talenti-nel-rugby-inglese/ https://www.onrugby.it/2021/05/03/come-si-coltivano-i-talenti-nel-rugby-inglese/#comments Mon, 03 May 2021 06:35:06 +0000 https://www.onrugby.it/?p=214104 Terzo appuntamento con Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors

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Terzo appuntamento con Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors RFC e ricercatore (PhD) per la Birmingham City University (UK) per scoprire come funziona l’identificazione, la selezione e il processo crescita del talento nel rugby professionistico inglese. Dopo il primo articolo in cui ci ha parlato del primo fattore (peso/altezza), il secondo dove ha analizzato i fattori 2 (forza, potenza, resistenza e velocità) e 3 (l’esposizione al gioco, l’allenamento della tecnica e della tattica nel rugby e il tempo passato a praticare altre attività sportive) in questa terza puntata Francesco ci illustrerà gli ultimi tre elementi fondamentali: data di nascita, specifici aspetti psicologici-comportamentali e, infine, i fattori socio-economici.

Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone – Parte 3/3

Fattori 4 e 5 – Gli Inglesi sono nati ovali

Due fattori importanti tenuti in considerazione da allenatori e tecnici coinvolti nella formazione delle squadre suddivise per fascia d’età (es. u15, u16, u18, senior academy, prima squadra xv) dei club professionistici di rugby inglesi sono: (a) data di nascita e (b) specifici aspetti psicologici-comportamentali. Infatti, data la fisicità richiesta dallo sport, i nostri studi sviluppati tra università inglesi e club di premier, hanno messo in evidenza la tendenza degli allenatori a scegliere (consciamente o inconsciamente) i giocatori nati nei primi mesi dello stesso anno (fenomeno conosciuto come “relative age effect”). Un vantaggio di 5 o 6 mesi è spesso correlato ad un maggiore sviluppo antropometrico, fisico, psicologico e maturazionale. Questo “ideale” vantaggio è maggiormente evidente nelle fasce d’età più giovani e si differenzia tra ruoli.

Basare però una selezione solo su questo fattore può essere svantaggiosa, dal momento che tutti i giocatori che presentano una “crescita lenta” vengono inizialmente scartati e non tenuti in considerazione per i successivi step formativi. Ne consegue che i club investono in una porzione più ristretta di giovani atleti senza comunque avere certezza che questi possano giungere a firmare un contratto in Prima Squadra XV [per saperne di più confronta la letteratura: Talent Identification and Development in Male Rugby Union: A Systematic Review (Dimundo et al.2021) o guarda l’abstract del 2019).

Si pensi che un’indagine internazionale sugli atleti podisti olimpionici ha rivelato che meno del 2% di essi erano stati selezionati in tenera età per praticare lo sport in cui gareggiavano, mentre la stragrande maggioranza proveniva da selezioni successive avvenute in tarda età. L’identificazione dei giocatori ai Worcester Warriors tiene in conto di questo ricorrente “bias” e perciò il processo di selezione nel club coinvolge tecnici e specialisti di vari settori (es. manager, scout, allenatori, strength & conditioning coach, sport scientist, psicologi sportivi, docenti universitari, …).

Il club affronta questo aspetto analizzandolo attentamente e sviluppando misure individuali che mirano al raggiungimento di obiettivi a medio e lungo termine. Sulla base di recenti ricerche, il team effettua un vero e proprio monitoraggio di questi fattori che possono essere gestiti ed utilizzati per ottenere vantaggi sia prestativi che economici nel medio e lungo termine (guarda l’intervista fatta per Warm up).

Fattore 6 – Professionismo e chance

Come in ogni altro aspetto della vita, anche nello sport bisogna avere fortuna. In questo ultimo paragrafo, parleremo dei fattori socio-economici che influenzano la selezione e la conseguente crescita del talento rugbistico nello scenario inglese.
I nostri studi hanno rilevato che giocatori non appartenenti a strutture che orbitano nel sistema di club professionistici, difficilmente verranno selezionati per partecipare a programmi di allenamento élite. Atleti residenti in città lontane dai centri d’eccellenza rugbistica sono penalizzati in quanto ostacolati logisticamente. Questo aspetto fornisce un elemento di privazione che si ripercuote sulle chance di selezione nei club d’eccellenza. Attenzione però: anche la dimensione della città può essere un fattore di rischio ovvero di opportunità. Dai risultati delle più recenti analisi scientifiche si evince che le cittadine più grandi e popolose possono sì fornire più chance ma talvolta ne forniscono troppe distraendo il giovane da una routine di allenamento necessaria al raggiungimento dell’eccellenza sportiva.

Infatti, la dimensione della città influenza i rapporti allenatore-giocatore (es. città più grandi = rapporti più freddi, città più piccole = rapporti più temperati) e la sfera psicologica-emotiva dell’atleta (città più grandi = più competizione > maggiore dropout > più alto rischio di giocatori scartati a parità di potenzialità in termini di talento). In Inghilterra la consapevolezza di questi fenomeni fa sì che scuole, college e università rappresentino da un lato la soluzione ad un possibile divario di opportunità, dall’altro un ambiente ottimale per la formazione di una vera e propria forma mentis. Per limitare maggiormente un possibile “senso di abbandono” da parte del team nei confronti dei talenti rugbistici d’interesse nazionale, i tecnici dell’England RFU visitano frequentemente i club di Premier affinché possano essere mantenuti alti standard di gioco. Sulla base di ciò i Worcester Warriors hanno creato una fitta rete di strutture satellite (es. club, scuole primarie e secondarie, palestre…) con lo scopo di migliorare il prezioso processo di selezione e crescita dell’atleta. Sfruttando tutte le variabili che influenzano il sistema del “talent identification and development”, i Worcester Warriors riescono ad ottenere un vantaggio prestativo ed economico, quasi a “km 0”.

Francesco Dimundo

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Selezione e crescita nel rugby professionistico: l’X-Factor del modello anglosassone https://www.onrugby.it/2021/04/26/selezione-e-crescita-nel-rugby-professionistico-lx-factor-del-modello-anglosassone/ https://www.onrugby.it/2021/04/26/selezione-e-crescita-nel-rugby-professionistico-lx-factor-del-modello-anglosassone/#comments Mon, 26 Apr 2021 06:46:54 +0000 https://www.onrugby.it/?p=214086 Secondo articolo curato da Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors

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Secondo appuntamento con Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors RFC e ricercatore (PhD) per la Birmingham City University (UK) che, dopo l’articolo della scorsa settimana dove ha analizzato il primo fattore (peso/altezza) per l’identificazione, la selezione e il processo crescita del talento nel rugby, in questa nuova puntata ci parla dei fattori 2 (forza, potenza, resistenza e velocità) e 3 (l’esposizione al gioco, l’allenamento della tecnica e della tattica nel rugby e il tempo passato a praticare altre attività sportive).

Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone – Parte2/3

Fattore 2 – Fortius, citius, firmius…

Il rugby è uno sport di squadra e d’intermittenza dove l’attività di contatto a massima intensità è alternata da fasi di medio effort fisico. Se nel precedente articolo altezza e peso erano al centro della nostra discussione, nelle prossime righe leggeremo di forza, potenza, resistenza e velocità collegate alla selezione del talento rugbistico. Al Worcester Warriors rugby club riteniamo che la performance fisica sia uno dei parametri fondamentali per la formazione di future promesse rugbistiche. Inoltre è filosofia del club credere che un corpo forte e resistente (a) prevenga gli infortuni (b) dia una carriera più longeva al giocatore (c) migliori la prestazione atletica portando il gioco ad altri livelli.

Per questo motivo la gestione dei dati prestativi è affidata al performance coach, il manager di tutti i preparatori atletici, sport scientist, data analyst, fisioterapisti e nutrizionisti che collaborano sotto direttive chiare e precise revisionate sul campo almeno una volta a settimana. Nella nostra academy, manager e strength and conditioning coach, insieme ai docenti universitari, collaborano utilizzando i risultati delle scoperte scientifiche più recenti nel settore dello sport science applicate al settore giovanile. Questa sinergia d’equipe migliora l’aspetto più importante che rende i club di rugby inglesi unici: il sistema a lungo termine del talent identification and talent development. Ne consegue che il monitoraggio dei parametri di performance atletica è estremamente importante poiché fornisce elementi chiave di screening del processo a lungo termine di sviluppo del giocatore. Varie caratteristiche di forza, potenza, resistenza, velocità, agilità e cambio di direzione, sono i parametri fisici che, insieme a quelli antropometrici, hanno caratterizzato da sempre le scelte di selezione dei giocatori fin dalla giovane età in diversi club rugbistici.

Ma la vera domanda che tartassa i manager delle grandi academy è: “esiste l’X-factor che rende determinante la selezione nel rugby”? La risposta è “SI!”. Nei nostri recenti studi effettuati in collaborazione con la Birmingham City University, abbiamo dimostrato che alcuni parametri fisici sono più importanti di altri nella selezione degli atleti: ad esempio particolari caratteristiche della forza e velocità correlati a fattori antropometrici, psicologici, maturazionali, sociali. (Per saperne di più leggi la recente pubblicazione: Talent Identification and Development in Male Rugby Union: A Systematic Review (Dimundo et al.2021) o guarda l’abstract del 2019).

Questi parametri differiscono per fasce d’età e assumono valore diverso in base ai ruoli (forward o backs). Tuttavia nel nostro club crediamo fermamente che la selezione delle giovani promesse non si possa basare esclusivamente sui fattori fisici ed antropometrici. Per questo motivo il club incentiva la collaborazione con università ed enti di ricerca che, insieme alla England RFU, creano un ambiente di crescita controllata basata su dati scientifici utili per la formazione ottimale dei giocatori di rugby professionistici.

Fattore 3 – Cresciuti sul campo

Dopo aver lavorato in Scozia, negli Stati Uniti e in Inghilterra, ho percepito le differenze tra la cultura sportiva di questi paesi e quella di altre realtà europee. È risaputo che nei paesi anglosassoni il rugby è uno sport praticato a livello nazionale tanto quanto il calcio in Italia. Il passaggio chiave che andrò ad elaborare nelle prossime righe è che l’elevato numero di ore di esposizione al gioco, all’allenamento della tecnica e della tattica nel rugby e il tempo passato a praticare altre attività sportive ricopre un’importanza fondamentale, soprattutto in certe fasce d’età. Certo, il rugby è stato categorizzato dalla letteratura scientifica internazionale come uno sport che segue le regole del modello della “late specialization” (Côté et al. 2014) ed è anche per questo che le direttive della England RFU sono molto chiare sul processo di sviluppo dei giovani giocatori definiti “talenti”, cioè “giocatori con la potenzialità di eccellere ad un certo punto della loro carriera rugbistica”.

College, scuole ed università allenano gli stessi giocatori che vengono selezionati nelle academy dei club professionistici: ma come è possibile? Ovvio! Le direttive sulla performance atletica, tecnico-tattica e di gioco sono inquadrate tutte nell’ambito di una cooperazione tra club professionistici e strutture accademiche e si basano su circa più di 10 ore settimanali. L’obiettivo è quello di “remare tutti nella stessa direzione” affinché si possa fornire chance concrete ai giocatori. Impressionante è anche il fatto che, i rugbisti inglesi, siano abituati sin da piccoli a giocare in condizioni simili al mondo professionistico (es. utilizzo di campi in erba, costante uso di palestre per performance, esposizione a due partite settimanali, ore di contatto con personale con esperienza internazionale nella performance sportiva, coinvolgimento di staff dallo standard elevato nella gestione sportiva-accademica settimanale/giornaliera).

In quest’ottica, i criteri utilizzati dai responsabili della selezione dei giocatori si basano su parametri tecnico-tattici (e non solo) testati fin dai primi raduni U15 e utilizzati per monitorare la crescita di giovani promesse (per saperne di più confronta la letteratura: Talent Identification and Development in Male Rugby Union: A Systematic Review (Dimundo et al.2021) o guarda l’abstract del 2019).

Francesco Dimundo

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Identificazione e crescita del talento nel rugby professionistico inglese https://www.onrugby.it/2021/04/19/identificazione-e-crescita-del-talento-nel-rugby-professionistico-inglese/ https://www.onrugby.it/2021/04/19/identificazione-e-crescita-del-talento-nel-rugby-professionistico-inglese/#comments Mon, 19 Apr 2021 06:54:08 +0000 https://www.onrugby.it/?p=214073 Primo di tre articoli curati da Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors

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Come funziona l’identificazione, la selezione e il processo crescita del talento nel rugby professionistico inglese?

Lo abbiamo chiesto a Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors RFC e ricercatore (PhD) per la Birmingham City University (UK). Francesco, che ha accumulato esperienze internazionali nel settore dell’high performance sport, attualmente allena ed investiga i processi legati al “talent identification and talent development in professional rugby union” e ha scritto tre articoli per OnRugby – che pubblicheremo con cadenza settimanale (ogni lunedì) – in cui approfondisce come funziona nel mondo anglosassone la macchina che permette di produrre talenti per movimento rugbistico.

Di seguito le tematiche che verranno trattate nei tre articoli legati a Francesco Dimundo:
– Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone 1/3
Fattore 1 – Grandi e grossi: tutto qui?
– Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone 2/3
Fattore 2 – Fortius, citius, firmius…
Fattore 3 – Cresciuti sul campo
– Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone 3/3
Fattori 4 & 5 – Gli Inglesi sono nati ovali
Fattore 6 – Professionismo e chance

Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone – Parte1/3

Lo sport è una cosa seria: Performance, Competizione atletica, Scienze sportive portate ai massimi livelli. C’è un settore nel mondo anglosassone dove lo Sport non è solo sinonimo di benessere ma anche di business e successo: il rugby.
Utilizzando un sistema sofisticato di organizzazione e progressione, l’Inghilterra è la nazione che registra il più alto numero di partecipanti nello sport del rugby al mondo. Ma come si muovono gli ingranaggi che danno continuità ai vari club di Premier?
Nel club in cui lavoro, i Worcester Warriors, la Prima Squadra XV costituisce il motore, mentre l’academy (settore giovanile U15-U23) ha un ruolo chiave per la progressione del club ed è il nucleo del “Sixways Stadium”. Sembra una esagerazione? No, se pensiamo che da sempre nella “perfida Albione” c’è una disciplinata cultura sportiva che fa invidia persino alle gigantomanie statunitensi. I manager al Sixways (e in UK in generale) hanno capito che ci vuole continuità, che il successo non è un evento “del destino” ma va “programmato”.

Guardiamo un po’ i numeri: la Gran Bretagna ha investito più di 20 milioni di sterline (circa 23 milioni di Euro) per migliorare la qualità della performance sportiva dei suoi atleti nei giochi olimpici di Londra del 2012. Tutte le sue squadre partecipanti alle Olimpiadi del 2012 e a Rio 2016 sono state quelle che hanno vinto più medaglie in rapporto al numero di atleti partecipanti. Inoltre, dall’analisi dei successi nel rugby ottenuti dalla “macchina da meta inglese” e collegandoli ai dati olimpionici, sorgono delle domande: come si muovono veramente dietro i “sipari” i professionisti inglesi della performance sportiva? Come lavorano nelle performance gym i club professionistici di rugby britannici e, più in generale, del mondo anglosassone? Perché il rugby inglese ha quel “je ne sais quoi” tanto ambito? La risposta risiede nel metodo della loro selezione e crescita degli atleti.
Sei sono i fattori che definiscono un ottimale processo di identificazione e crescita del giocatore di rugby professionistico, con conseguenze positive a cascata su tutto il club. Di seguito e nei prossimi articoli li tratteremo in dettaglio.

Fattore 1 – Grandi e grossi: tutto qui?

Il rugby è uno sport di contatto e come tale le misure antropometriche hanno un ruolo fondamentale. Nella letteratura internazionale la maggior parte delle squadre élite di rugby sono composte da giocatori con struttura ossea, peso corporeo e percentuali di massa magra superiori alla norma nazionale. Queste differenze sono state riscontrate sia nelle realtà senior che in quelle giovanili. Certo, ci può essere una predisposizione genetica (in particolare nella statura) ma attraverso un lavoro sinergico tra preparatori atletici e nutrizionisti si può raggiungere un miglioramento della composizione corporea (ad esempio aumentare la massa magra e diminuire quella grassa attraverso specifici programmi alimentari e atletici – per approfondimenti potete ascolta l’intervista che ho rilasciato a Obiettivo Performance ]. Da noi, ai Worcester Warriors, la collaborazione e la condivisione attiva delle informazioni professionali è un “must”. Il settore academy costituisce il “core” del club e come tale deve ricevere le migliori attenzioni da parte dei preparatori atletici, degli sport scientist e dai nutrizionisti, poiché l’obiettivo è quello di (a) dar continuità al team e (b) perpetuare gli interessi degli investitori (o attrarne di nuovi) nel club (la sola England RFU ha investito 66.4 milioni di sterline nel rugby union professionistico dal 2012 ad oggi).

Ne consegue che giovani promesse rugbistiche antropometricamente più avvantaggiate hanno maggiori possibilità di essere selezionate dagli allenatori e poi di progredire attraverso l’academy. Chiaramente le differenze fra ruoli (forwards e backs) rispecchiano le caratteristiche antropometriche: i forwards richiedono una stazza più grande e possente per fronteggiare meglio mischie, placcaggi e formare in maniera più efficiente mauls; i backs invece necessitano di una corporatura snella e muscolosa per affrontare innumerevoli sprint, incursioni e placcaggi ad alta velocità.
Tuttavia è altamente limitante selezionare giocatori soltanto sulla base dei parametri di peso e altezza. Recenti studi della Birmingham City University (UK) hanno dimostrato che queste caratteristiche, seppur comunemente usate in maniera esclusiva per selezionare un giocatore, non sono sufficienti a formare l’élite del rugby professionistico (per approfondimenti leggi lo studio Talent Identification and Development in Male Rugby Union: A Systematic Review – (Dimundo et al.2021) o guarda l’abstract del 2019).

Classicamente, gli allenatori e gli addetti ai lavori del mondo del rugby preferiscono selezionare fin dalle giovani età i ragazzi più “grandi e grossi”, spesso senza considerare il loro vero livello di maturazione. Ciò costituisce una grossa limitazione perché, sebbene questo sia un vantaggio nel breve termine, potrebbe non essere vantaggioso nel lungo termine. Gli inglesi hanno capito questa particolarità, infatti raccolgono ed interpretano diversamente le misure rilevate dai camp giovanili per la selezione delle future promesse della palla ovale.

Leggi anche: La seconda puntata dell’approfondimento con Francesco Dimundo sull’X-Factor e la coltivazione dei talenti nel rugby inglese

Francesco Dimundo

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