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	<title>federico D&#039;Amelio Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Premi azzurri, la GIRA di traverso. Rischio di Dual Contract de noantri?</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2015/04/13/premi-azzurri-la-gira-si-mette-di-traverso-il-rischio-di-un-dual-contract-de-noantri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2015 16:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vita federale]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo gavazzi]]></category>
		<category><![CDATA[azzurri]]></category>
		<category><![CDATA[federico D'Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[FIR]]></category>
		<category><![CDATA[GIRA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Premi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindacato dei giocatori prende posizione sulla proposta Gavazzi. E c'è il rischio di fare una riforma a metà </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2015/04/13/premi-azzurri-la-gira-si-mette-di-traverso-il-rischio-di-un-dual-contract-de-noantri/">Premi azzurri, la GIRA di traverso. Rischio di Dual Contract de noantri?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La questione &#8220;premi azzurri&#8221; fa discutere. E&#8217; spinosa e foriera di conseguenze importanti per il futuro. Facciamo un passo indietro e riassumiamo: giovedì scorso il Presidente Federale Alfredo Gavazzi <a href="https://www.onrugby.it/2015/04/10/premi-e-gettoni-azzurri-il-nuovo-ct-la-nuova-sede-e-il-ritorno-di-mclean-parla-gavazzi/" target="_blank"> ha incontrato la stampa a Milano</a> e tra le altre cose ha detto questo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Capitolo pagamenti giocatori della nazionale:</strong> Non vorrei che le presenze dei giocatori fossero pagati a gettone. La FIR deve mantenere e anche aumentare i soldi finora accantonati per questa voce. Se la FIR già paga i giocatori con i contributi alle franchigie non vedo perché dare anche i gettoni. I premi devono essere legati a risultato, per il Mondiale – ad esempio – il premio ci sarebbe solo per il passaggio ai quarti.</em><br />
<em>Ripeto, non voglio risparmiare, oggi darei 60mila euro a testa circa per la qualificazione che nel complesso è la stessa cifra predisposta nel 2011 ma io non prevederei la parte del gettone che invece nell’ultimo Mondiale in Nuova Zelanda c’era. La FIR non ha mai speso così tanto per le franchigie come oggi, prima il gettone serviva a coprire una mancanza che oggi non c’è più, i giocatori sono pagati dalla federazioni per 11 mesi all’anno. Bisogna cambiare la mentalità, non sono io che sono sceso al 15° posto del ranking. La discussione è già iniziata, so che ci sono dubbi e mugugni ma credo che alla fine prevarrà il buonsenso. Ad ogni modo il contratto che era in essere è scaduto con la fine del Sei Nazioni, nelle prosime settimane troveremo un qualche accordo. Voglio giocatori, non pensionati.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A domanda precisa di questo sito il Presidente fa sapere che i contatti con i rappresentanti dei giocatori sono già in corso. Ieri il vice-presidente e legale di GIRA, ovvero il sindacato che rappresenta la quasi totalità dei nazionali, ha diffuso una nota nella quale si respinge sostanzialmente la proposta Gavazzi, sia nel modo che nel contenuto:<br />
<em>&#8220;Le modalità di approccio della FIR alle questioni che interessano i nazionali di rugby ci appare a dir poco inopportuna. E’ fin troppo facile soffiare sul fuoco dei risultati negativi dell’ultimo 6 Nazioni (contro Galles e Francia, n.d.r.) per cavalcare l’onda della presunta “meritocrazia”.</em><br />
<em>Tutta colpa dei giocatori, si allude da parte di qualcuno, se le cose vanno male, e non conseguenza di come è oggi strutturato il movimento (a partire dalla preparazione di tecnici e dei dirigenti, per continuare con il sistema delle Accademie, sino ad arrivare al livello non competitivo dell’Eccellenza).</em><br />
<em>(&#8230;) Non ci siamo, e, soprattutto, non ci stiamo.<br />
</em><strong>E questo è solo l&#8217;incipt, l&#8217;intera nota la trovate in coda a questo articolo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La situazione è quindi piuttosto caotica. Non semplice quantomeno. Il problema è che si tratta di una sorta di riforma a metà, e quella che si vuole realizzare è oltretutto la metà conclusiva. Ha senso pagare i premi a risultato e non a gettone? Certamente, in sé un&#8217;opzione non intrinsecamente migliore dell&#8217;altra, ma il pagamento del premio a risultato perché &#8211; come dice Gavazzi &#8211; &#8220;i giocatori di Benetton e Zebre li paghiamo già con i contributi FIR alle franchigie&#8221;<strong> presuppone una sorta di dual contract che oggi non esiste nei fatti</strong>.<br />
La FIR paga i giocatori? No, lo fanno le due franchigie. Che poi lo facciano o meno con i soldi della federazione a oggi non conta un granché, altrimenti se ci fosse uno sponsor che versasse 4 milioni a Treviso e Zebre diremmo che i nazionali sono pagati dall&#8217;azienda X? No, non lo faremmo.<br />
Da un punto di vista sostanziale il Presidente Federale ha ragione ma oggi i contratti siglati dai giocatori sono con le due entità celtiche. Gavazzi può inserire il pagamento dei premi a risultato ma non può prescindere da una sorta di contratto/accordo centralizzato tra federazione e atleti, quantomeno quelli che entrano nel giro azzurro. Con regole certe, scritte nere su bianco, che tengano conto anche per quei giocatori della Nazionale che militano in club esteri. Altrimenti il rischio di pasticciaccio all&#8217;italiana è fortissimo. E non possiamo permettercelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>COMUNICAZIONE G.I.R.A. &#8211; Il punto di vista del vp Federico D&#8217;Amelio</em></p>
<p><em>Non ci siamo.</em></p>
<p><em>Le modalità di approccio della FIR alle questioni che interessano i nazionali <span class="text_exposed_show">di rugby ci appare a dir poco inopportuna.<br />
E’ fin troppo facile soffiare sul fuoco dei risultati negativi dell’ultimo 6 Nazioni (contro Galles e Francia, n.d.r.) per cavalcare l’onda della presunta “meritocrazia”.<br />
Tutta colpa dei giocatori, si allude da parte di qualcuno, se le cose vanno male, e non conseguenza di come è oggi strutturato il movimento (a partire dalla preparazione di tecnici e dei dirigenti, per continuare con il sistema delle Accademie, sino ad arrivare al livello non competitivo dell’Eccellenza).</span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><em>Ad ogni modo, letti giornali ed i blog sembra trapelare dalle parole di Alfredo Gavazzi un verosimile intento: vincere il mondiale anche se si perde. Da che punto di vista? Quello economico, ovviamente (tutto il resto viene messo in secondo piano). Se la Nazionale perde sul campo, allora non si spendono denari e la colpa del fallimento sportivo sarà solo dei giocatori. Se la Nazionale vince sul campo allora si spendono denari (ma se ne guadagnano anche) ed il merito delle vittorie sarà riconducibile alla strategia federale dei “premi”.</em></p>
<p><em>Non ci siamo, e, soprattutto, non ci stiamo.</em><br />
<em>Ridurre tutto ad una questione di cifre, peraltro sbandierate ai quattro venti, magari per accattivarsi la simpatia dell’opinione pubblica contro i giocatori (pensionati?), è iniziativa da porre subito nel dimenticatoio.</em></p>
<p><em>Ma andiamo con ordine.</em></p>
<p><em>1) Innanzitutto non è affatto chiaro se le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Gavazzi siano delle pure esternazioni a titolo personale o se diano attuazione ad una determinazione/delibera del Consiglio Federale. </em><br />
<em>Nel primo caso si potrebbe anche soprassedere su certe “provocazioni”, vista la non ufficialità delle stesse. Nel secondo caso ci si troverebbe di fronte ad una nuova linea politica federale che, tuttavia, andrebbe ad inserirsi in un contesto confuso ed ibrido. Confuso, perché non si capisce se dirigenti e federali saranno anch’essi sottoposti ad un principio meritocratico (…), e quali modifiche del sistema si adotteranno per riadattare la struttura dell’alto livello. Ibrido, perché si vorrebbe dare un taglio “professionistico” ai rapporti tra Federazione e giocatori (richiamando le regole di altre Unions), senza tuttavia togliere la veste di “dilettanti” attribuita a questi ultimi.</em><br />
<em>Siamo alle solite: si vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Poi se in conti non tornano, colpa della moglie…</em></p>
<p><em>2) In secondo luogo, ci si ripete nel dire che mettere in piazza cifre e questioni contrattuali che riguardano i giocatori (e la loro sfera privata) non è edificante. E’ chiaro che in un periodo di crisi economica sentir parlare di certe somme, a fronte peraltro di risultati negativi, non può che fomentare una certa reazione di stizza nel pubblico. E infatti basta leggere alcuni commenti alle recenti pubblicazioni dei blog per vedere quanto bene stia riuscendo l’operazione-antipatia avviata dalla FIR. Quelli che fino a pochi giorni addietro avevano l’immagine di sportivi combattenti, rispettati dagli appassionati a prescindere dalla posizione raggiunta nel ranking mondiale dalla Nazionale, ora vengono presentati come giovani viziati o addirittura baby-pensionati. Complimenti per il marketing.</em></p>
<p><em>3) In terzo luogo le cd. “rivoluzioni” vanno preparate nel tempo e seguendo i corretti iter decisionali, non certo servite dall’alto in fretta e furia. </em><br />
<em>Si vuole abbracciare un sistema meritocratico? Va bene, ma allora bisogna rivedere tutto il complesso dei rapporti tra giocatori e FIR: garanzie assicurative, sfruttamento dei diritti d’immagine, diritti e doveri contrattuali, etc. Poi vengono anche i soldi. </em><br />
<em>In ogni caso la meritocrazia non può riguardare solo i giocatori: anche un presidente che sbaglia, o un tecnico non all’altezza, o un dirigente incapace, debbono rimettersi alla stessa logica, per una questione di equilibrio del sistema.</em></p>
<p><em>4) Da ultimo, parliamo di vile denaro. I ragazzi della nazionale &#8211; tra i vari impegni legati al mondiale &#8211; dovranno assentarsi da casa per circa tre mesi. Si vuole che lo facciano gratis, o meglio a rischio gratuità? Magari si, ma allora si dovrà prevedere la possibilità per i giocatori di rifiutare la chiamata in nazionale, per privilegiare altri impegni che loro, DILETTANTI, devono affrontare per mantenere le rispettive famiglie.</em><br />
<em>Si torna sempre allo stesso punto: se si pretende dai giocatori il professionismo, allora bisogna “trasformarli” in professionisti. Troppo facile appigliarsi al fatto che i rugbisti sono dilettanti quando si tratta dei loro diritti, e professionisti “di fatto” quando invece si passa a considerare i loro obblighi.</em><br />
<em>E poi: i compensi pagati dai club celtici debbono rientrare in un calderone unico con quelli pagati dalla nazionale? Non è escluso, ma allora intanto la FIR tiri fuori i soldi persi dai giocatori ex Aironi a causa del fallimento della società sportiva (sulla solidità economica e finanziaria della quale la FIR aveva un preciso obbligo di vigilanza attiva), quindi stabilisca come regolare i rapporti con i giocatori che militano all’estero (e non nelle franchigie italiane) e con i permit player, e via discorrendo.</em></p>
<p><em>In conclusione: le recenti sconfitte sul campo non debbono fungere da scusante per avviare una gestione della nazionale al risparmio. I giocatori sono pronti a confrontarsi, forti anche della collaborazione continuativa con IRPA, RPA, ed altre associazioni giocatori, ma nei tempi e nei modi consoni.</em></p>
<p><em>Federico D’Amelio, vice-presidente e legale dell’associazione</em></p>
</div>
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		<title>Contratti, Lega Club e futuro del movimento: una intervista sindacale</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2014/05/06/contratti-lega-dei-club-fir-e-futuro-del-movimento-una-intervista-sindacale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Wilhelm]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2014 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo gavazzi]]></category>
		<category><![CDATA[federico D'Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[FIR]]></category>
		<category><![CDATA[G.I.R.A.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OnRugby ha parlato con Federico D'Amelio del Consiglio Direttivo di G.I.R.A. E i temi sul tavolo sono davvero tanti...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2014/05/06/contratti-lega-dei-club-fir-e-futuro-del-movimento-una-intervista-sindacale/">Contratti, Lega Club e futuro del movimento: una intervista sindacale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La quasi totalità dei giocatori dell&#8217;Alto Livello italiano &#8211; ma anche molti dell&#8217;Eccellenza &#8211;  sono iscritti a Giocatori d&#8217;Italia Rugby Associati, un&#8217;associazione nata un paio di anni fa e che vede nel suo board sei atleti (Matteo Barbini, Mauro Bergamasco, Valerio Bernabò, Marco Bortolami, Ezio Galon e Leonardo Ghiraldini) e un legale, <strong>Federico D&#8217;Amelio, con cui abbiamo fatto la chiacchierata che segue</strong>. Temi magari un po&#8217; tecnici e che raramente conquistano le prime pagine dei giornali, ma di vitale importanza per il futuro del nostro movimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>G.I.R.A. ha ormai quasi due anni, ce lo faresti un bilancio?<br />
</strong>In effetti soffieremo sulla seconda candelina tra un paio di settimane! G.I.R.A. cresce e progredisce di mese in mese ed ormai possiamo considerarla una realtà importante nel panorama rugbistico nonché un punto di riferimento fisso per i top player italiani. Certo, la FIR non ci “riconosce”, d’altra parte i parametri regolamentari fissati per il riconoscimento sono “restrittivi”, e tuttavia proprio l’indipendenza di cui godiamo ci permette una operatività a 360 gradi e il fatto che l’Associazione sia costituita di soli giocatori (a parte il sottoscritto) rende il percorso genuino e ancor più entusiasmante.<br />
Voglio puntualizzare che non siamo solo un sindacato-giocatori, ma anche un laboratorio di idee e progetti che consentono ai giocatori di vivere l’esperienza sportiva in modo ampio, oltre che a guardare più consapevolmente al post-carriera.<br />
Dal punto di vista delle attività, ci siamo focalizzati soprattutto sulla tutela della salute negoziando ottime soluzioni assicurative, in Italia e all’estero; sulla previdenza stringendo accordi per la previdenza privata; sulle relazioni con i “cugini” stranieri (IRPA, RPA, IRUPA, RUPA, ndr)) e con altre associazioni giocatori italiane e straniere. Abbiamo varato corsi di formazione, eventi di team building, attività benefiche. Prestiamo consulenza legale, fiscale, contrattuale. Potrei dilungarmi parecchio, ma credo che tanto basti a farsi un’idea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> La sentenza del Tribunale di Mantova ha introdotto per la prima volta in via ufficiale la figura del rugbista professionista anche da un punto di vista contrattuale (<a href="https://www.onrugby.it/2014/04/24/caso-aironi-da-mantova-una-sentenza-che-fara-giurisprudenza-e-discutere/" target="_blank">ne abbiamo parlato qui</a>). E&#8217; una decisione molto tecnica: puoi cercare di spiegarla in maniera molto semplice?<br />
</strong>Discutiamo di una procedura fallimentare (Fall. Aironi Rugby srl ssd, ndr) nell’ambito della quale i crediti dei giocatori sono stati chiesti, proposti ed ammessi con il privilegio che spetta ai lavoratori subordinati. Il riferimento al “lavoro subordinato”, e non ad un rapporto/attività dilettantistica o amatoriale, per quanto doveroso  e in linea con l’univoca giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, riporta agli onori della cronaca giudiziaria l’anomalia italiana di negare la qualifica di “professionisti” o “lavoratori” ad atleti che lo sono, di fatto, al 100%. Al di là della Sezione Fallimentare del Tribunale di Mantova, è anche quella del Lavoro del Tribunale medesimo che ci sta offrendo interessanti conferme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una simile sentenza che impatto concreto può avere nel medio-lungo periodo, visto che immagino che nel breve non potrà avere grandi effetti&#8230;<br />
</strong>Ovviamente nessuno, “ai piani alti”, ha interesse a dare risalto alla notizia. La motivazione è presto detta: se i giocatori “diventassero” lavoratori, ci sarebbe la contribuzione da pagare, aumenterebbero le responsabilità e gli adempimenti, e i maggiori oneri e costi complessivi metterebbero in ginocchio molte società sportive già precarie.<br />
Tuttavia non si può neanche ignorare il fenomeno: il capitano della nazionale italiana di rugby non può essere considerato al pari di un amatore che gioca in parrocchia, tanto più che gli basterebbe oltrepassare il confine per ritrovarsi, tutto d’un tratto, ad essere un “professionista”. E guarda caso sono davvero in tanti con la valigia pronta…<br />
Ho sempre il cuore in mano quando spiego ai ragazzi che al termine della carriera, intorno ai 35 anni, non avranno accumulato un solo euro di contribuzione e che, logorati oltremisura nel fisico, avranno difficoltà a cimentarsi con il mondo del lavoro.<br />
G.I.R.A. non chiede la luna: si potrebbero magari apprestare delle tutele per i giocatori “come se” fossero dei professionisti/lavoratori, oppure circoscrivere l’ambito del professionismo allo stretto necessario (giocatori celtici e di eccellenza). Forse anche una “mirata” allocazione delle risorse federali gioverebbe. Bisogna in ogni caso ascoltare di più i giocatori, visto che in gioco c’è la loro carriera e la loro vita, e badare al concreto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Al vostro recente congresso di Bologna avete spinto con forza verso la creazione di una Lega di club<br />
</strong>Personalmente mi sembra indispensabile per il funzionamento di un ordinamento, sportivo e non, che allo stesso tavolo possano sedersi  un soggetto istituzionale che media e regolamenta ed altri soggetti rappresentativi di specifici e contrapposti interessi. Dal confronto, e magari anche dalla scontro tra le parti, in una logica democratica, non possono che crearsi equilibri ed assetti nuovi e magari accettabili.<br />
Ebbene, mi piacerebbe che anche nel Rugby tali meccanismi fossero ben “oliati”: a tal fine ogni componente del movimento &#8211; giocatori e  Società sportive &#8211; dovrebbe avere ruolo, voce e peso. In proposito, fonti federali mi assicurano che la LIRE esiste tuttora, ma io leggo più che altro di riunioni tra Presidenti indette dalla FIR. Una Lega dei Club dovrebbe invece avere una vita propria, nel rispetto dell’ordinamento sportivo, e discutere, progettare, magari anche unire le forze.<br />
Esistesse una Lega dei Club, anche i giocatori ne trarrebbero beneficio: ci si potrebbe finalmente confrontare su problemi concreti, trovare soluzioni comuni, ridurre certe distanze. Sia chiaro: lo stato di salute delle società sportive si riverbera anche sui giocatori, per cui c’è tutto l’interesse a collaborare. In tempo di crisi vale la pena di rimboccarsi le maniche a darsi una mano.<br />
Qualche esempio concreto dei possibili materie del confronto?  Contratti standard con clausole chiare e condivise; soluzioni assicurative concordate con suddivisione degli oneri; pianificazioni economiche, finanziarie e fiscali di reciproca soddisfazione; iniziative di coinvolgimento di sponsor e appassionati in base a format replicabili su base locale. E chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C&#8217;è stata qualche risposta da parte di società e FIR?<br />
</strong>Innanzitutto la FIR con noi non parla. O meglio, parla con i giocatori di G.I.R.A., ma rifiuta di considerarli un gruppo unitario “legalizzato”. Sul tema della Lega dei Club, ad ogni modo, non è trapelata neanche una parola. Le società, in verità, si dimostrano assai recettive. D’altro canto molti dirigenti capiscono che il patrimonio di immagine e valori di cui sono portatori i top player potrebbe essere utile, non solo economicamente, e sono ben contenti di ricevere proposte o suggerimenti per il bene dei giocatori e… delle casse societarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono i problemi più urgenti da affrontare nell’attuale panorama rugbistico italiano?<br />
</strong>E’ mia personale opinione che serva innanzitutto un esame complessivo ed approfondito dello stato del Rugby italiano, un dialogo ed un confronto sui temi proposti dai protagonisti del movimento, una strategia e delle riforme condivise.<br />
A tal fine, bisogna mettere intorno ad un tavolo le parti/componenti coinvolte &#8211; soprattutto società e giocatori, ma non solo &#8211; e lavorare insieme, altrimenti è del tutto inutile elencare problemi e necessità se poi a nessuno interessa la tua opinione.<br />
Da parte sua, G.I.R.A. i problemi dei giocatori pro e semi-pro li ha sviscerati ed analizzati grazie a due questionari compilati da centinaia di “celtici” ed “eccellenti”, li ha affrontati e, un po’ alla volta, li sta risolvendo con gli strumenti possibili. Tutto ciò in silenzio, visto che non sembrano esserci tante orecchie pronte ad ascoltare. E’ un peccato, però, si potrebbe davvero fare molto di più con poco di più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2014/05/06/contratti-lega-dei-club-fir-e-futuro-del-movimento-una-intervista-sindacale/">Contratti, Lega Club e futuro del movimento: una intervista sindacale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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