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	<title>centri di formazione Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Chiudono le accademie, nonostante tutto</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2021/07/26/chiusura-accademia-nazionale-centri-di-formazione/</link>
					<comments>https://www.onrugby.it/2021/07/26/chiusura-accademia-nazionale-centri-di-formazione/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 06:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Azzurro]]></category>
		<category><![CDATA[accademia nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[centri di formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un sistema di formazione che ha tardato ad entrare in funzione, ma che proprio nell'ultimo lustro ha iniziato a mostrare risultati</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2021/07/26/chiusura-accademia-nazionale-centri-di-formazione/">Chiudono le accademie, nonostante tutto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passate meno di due settimane dal termine del Sei Nazioni under 20. A Cardiff, dove si è disputato per intero il Torneo, l&#8217;Italia capitanata da Luca Andreani e allenata da <a href="https://www.onrugby.it/2021/07/15/massimo-brunello-a-onrugby-gruppo-affiatato-e-competitivo-grande-lavoro-del-nostro-staff/" target="_blank" rel="noopener">Massimo Brunello</a>, Agustín Cavalieri e Mattia Dolcetto ha centrato un quinto posto che finisce per starle stretto.</p>
<p>La nazionale giovanile è arrivata appena corta nei risultati: ha offerto una brutta prova nella prima giornata contro un Galles rispetto al quale ha poi dimostrato di avere un po&#8217; di talento in più, non è riuscita a portare a casa nessuna delle due gare che avrebbero potuto essere una grande affermazione di valore contro Francia e Irlanda, e può addirittura rammaricarsi per qualche sbavatura di troppo contro i pari età inglesi che hanno vinto il Grande Slam in una partita che a un certo punto i nostri han giocato per vincere.</p>
<p>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2021/07/15/italia-under-20-cosa-resta-di-questo-sei-nazioni/" target="_blank" rel="noopener">Italia Under 20: Cosa resta di questo Sei Nazioni?</a></p>
<p>In definitiva, però, nessuno che abbia visto gli incontri disputati dalla nazionale giovanile può negare che i nostri ragazzi giochino bene e che anche a livello di individualità sono scesi in campo diversi giocatori che non hanno nulla da invidiare ai pari età delle altre cinque avversarie.</p>
<p>Un vero peccato che un&#8217;intera generazione di giocatori, forse la migliore prodotta dalle nazionali giovanili italiane, non avrà l&#8217;opportunità di giocare il World Rugby under 20 Championship, l&#8217;annuale mondiale di categoria saltato per due anni consecutivi. I giocatori nati nel 2000 e nel 2001 cresceranno senza questo prezioso bagaglio di esperienza.</p>
<p>Poche altre volte, in ogni caso, una nostra under 20 è sembrata così piena di giocatori con il potenziale per poter arrivare in franchigia, cosa che poi è puntualmente accaduta: in un modo o nell&#8217;altro, nella prossima stagione, Lorenzo Cannone, Filippo Drago, Alessandro Garbisi, Leonardo Marin, Tommaso Menoncello, Lorenzo Pani, Nicola Piantella e Matteo Meggiato (che ha saltato il Sei Nazioni per infortunio) faranno parte della rosa del Benetton (senza dimenticare che Riccardo Favretto ha già una stagione di Pro14 alle spalle a 20 anni) e Ion Neculai e Luca Andreani saranno alle Zebre.</p>
<p>Dieci giovani passati direttamente alle franchigie: un numero simile a quello della classe 1997/1998, l&#8217;under 20 che oggi vanta il maggior numero di rappresentanti fra Zebre e Benetton, e superiore a quello del 1998/1999, l&#8217;under 20 che ha ottenuto i migliori risultati di sempre con un quarto posto al Sei Nazioni e un ottavo al mondiale giovanile.</p>
<p>Una ventata di gioventù senza precedenti, quindi, spinta verso l&#8217;alto livello anche dall&#8217;azione della Federazione Italiana Rugby che su questo tema ha però operato scelte apparentemente contrastanti. Da una parte premendo per un&#8217;accelerazione nel coinvolgimento dei migliori giovani direttamente nel massimo livello del rugby italiano, una mossa da lungo attesa rispetto a un passato dove veniva privilegiato uno spesso infruttuoso transito dal campionato domestico, dall&#8217;altra ha iniziato a smembrare un sistema di formazione che, senza niente togliere ai meriti individuali dei singoli giocatori, è uno dei maggiori responsabili del fiorire delle nuove generazioni del rugby italiano.</p>
<p>L&#8217;Accademia Nazionale Ivan Francescato è in fase di spostamento e andrà verosimilmente verso la chiusura, mentre i quattro Centri di Formazione di Roma, Milano, Treviso e Prato andranno ad esaurire la propria attività nella stagione 2021/2022 e quindi chiusi la prossima estate, stando a quanto dichiarato dal presidente federale Marzio Innocenti in occasione della <a href="https://www.onrugby.it/2021/07/10/fir-il-punto-di-marzio-innocenti-dopo-5-mesi-di-presidenza/" target="_blank" rel="noopener">recente conferenza stampa</a> nella quale ha fatto il punto dei suoi primi 100 giorni alla guida della FIR.</p>
<p>Pur riconoscendo che il sistema di formazione federale ha impiegato troppi anni a entrare a regime e ad essere efficace nello sviluppo dei giovani dei centri di formazione e della Accademia Nazionale, non si può non riconoscere che nelle ultime annate siano emersi risultati sia dal punto di vista ristretto delle vittorie sul campo che da quello più largo della qualità dei giocatori prodotti, come anche riconosciuto negli ambienti delle franchigie, che hanno deciso di puntare in maniera via via più decisa, anche nelle scorse stagioni, sui giovani in uscita dal sistema di formazione federale. Forse l’idea di smantellare, piuttosto che migliorare, una filiera che sta finalmente producendo frutti potrebbe essere rischiosa.</p>
<p>Riaffidare ai club la formazione dei talenti e privare i ragazzi di un’esperienza che per tanti aspetti gli fa già respirare un’aria simile a quella del professionismo, vivendo in un gruppo, allenandosi per la maggior parte del tempo con giocatori di pari livello, venendo assistiti da uno staff non solo tecnico, ma anche fatto di preparatori atletici, medici e fisioterapisti dedicati, potrebbe privarli di certi stimoli e vantaggi tecnici, fisici e mentali che ad oggi fanno la differenza fra un giocatore passato per le accademie e chi cresce al club.</p>
<p>“I molti soldi che costavano i centri di formazione e l’Accademia saranno ora utilizzati per fare formazione nei club. Le società riceveranno dei parametri in termini di strutture necessarie e obiettivi da raggiungere e i ragazzi dovranno raggiungere determinati risultati” ha detto Innocenti sul tema. Il proposito è quello di allargare il numero dei giocatori coinvolti innalzando le capacità di formazione dei club grazie al lavoro e al <em>know how</em> attualmente presente nei ranghi federali, accompagnando a ciò l&#8217;impiego di risorse economiche per eventuali adeguamenti strutturali.</p>
<p>La federazione italiana ha più di un anno di tempo per rendere più chiari e definiti i margini di una manovra che è la più importante e decisiva fra quelle pianificate finora dalla nuova amministrazione, ma alcuni dubbi bussano già alla porta. Per quanto aiutati e indirizzati dai tecnici federali, quanti club sarebbero attualmente in grado di fare un lavoro pari a quello dei centri di formazione? E quanto tempo siamo disposti ad aspettare prima che un eventuale sistema alternativo entri pienamente a regime per riprendere il cammino dal punto in cui ci troviamo?</p>
<p><strong>Lorenzo Calamai</strong></p>
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		<title>La vita in un Centro di Formazione Permanente Under 18</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2018/01/19/la-vita-in-un-centro-formazione-permanente-under-18/</link>
					<comments>https://www.onrugby.it/2018/01/19/la-vita-in-un-centro-formazione-permanente-under-18/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2018 07:14:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionali giovanili]]></category>
		<category><![CDATA[centri di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Ongaro]]></category>
		<category><![CDATA[marco bortolami]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federico Angeloni, manager della struttura a Treviso, ci ha raccontato le esperienze dei giovani atleti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2018/01/19/la-vita-in-un-centro-formazione-permanente-under-18/">La vita in un Centro di Formazione Permanente Under 18</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver affrontato l&#8217;argomento con una <a href="https://www.onrugby.it/2018/01/18/progetto-giovanile-federale-intervista-maurizio-zaffiri/">prima intervista a Maurizio Zaffiri</a>, con cui abbiamo discusso delle tante dinamiche all&#8217;interno del progetto giovanile federale, <em>On Rugby </em>ha idealmente bussato alle porte del Centro di Formazione Permanente Under 18 di Treviso, con sede in Ghirada. L&#8217;obiettivo? Entrare a fondo nelle pieghe del percorso dedicato ai potenziali Azzurri del futuro, ma anche comprendere il loro vissuto quotidiano nella struttura federale. Ad accoglierci è stato il manager del Centro, Federico Angeloni, che ci ha portato per mano dentro la sua routine quotidiana e degli atleti. “Il nostro Centro di Formazione ha ereditato alcuni ragazzi da quello di Mogliano. Da quest&#8217;anno è un Centro spurio: abbiamo ventuno atleti residenti, che vivono completamente la vita in Ghirada, mentre altri otto sono residenti a 15-20km di distanza dalla sede. Dormono a casa e vengono da noi per gli allenamenti, dopodiché in serata tornano alle loro abitazioni&#8221;.</p>
<p>Angeloni ci racconta la loro giornata tipo. &#8220;Dopo aver giocato la partita con il club, la domenica sera arrivano da noi. Il lunedì, dopo la scuola, si ritrovano alle 13:30/14 per pranzare; lo fanno tutti, sia residenti che non. Nel pomeriggio, dalle 14 alle 17, ci sono due tutor di materie umanistiche e scientifiche che aiutano i ragazzi nello studio. In questo modo i ragazzi hanno anche un&#8217;agevolazione per alcune materie e sono seguiti meglio &#8211; continua &#8211; Dalle 17 alle 20 sono impegnati prima in palestra e poi in campo. Il tempo personale è estremamente ridotto, perché la mattina dopo si ricomincia. Questo tipo di vita si fa dal lunedì al giovedì. Al venerdì i giocatori ritornano nei club, per giocare nel weekend. Poi si ricomincia&#8221;.</p>
<p><strong>Disponibilità e atteggiamento dei ragazzi</strong></p>
<p>&#8220;La parte più importante del mio lavoro è alleggerire la vita di questi ragazzi dal punto di vista scolastico, sociale e morale &#8211; spiega Angeloni &#8211; Cerco di essere estremamente vicino a tutti, perché mi rendo conto che uscire di casa a 16 anni, seppur a 50-100km di distanza, ti fa cambiare lo stile di vita. Tutte le responsabilità di un ragazzo, in questo momento, sono sulle sue spalle&#8221;.</p>
<p>Ad un&#8217;età così verde, quanta disponibilità hanno i ragazzi nell&#8217;ascoltare e nel recepire le vostre indicazioni? &#8220;Sarò estremamente sincero: non so se sarei stato così disponibile da giovane come lo sono questi ragazzi nei nostri confronti. Parliamo sempre di ragazzi Under 18. Alcuni di loro si alzano alle 6 di mattina, vengono in Ghirada, fanno allenamento e tornano a casa alle 21. Il tutto per quattro volte alla settimana&#8221;.</p>
<p>Grazie a Andrea Masi, la scorsa settimana, abbiamo parlato della <a href="https://www.onrugby.it/2018/01/11/cultura-squadra-andrea-masi/">cultura di squadra all’interno dell’Academy dei Wasps</a>. Per ovvie ragioni, un Centro di Formazione non può essere paragonabile ad un club vero e proprio, ma la trasmissione dei valori è comunque un punto saldo del lavoro di tutto lo staff. &#8220;L&#8217;ho letto. Tra l&#8217;altro pensavo: «Chissà che figura ingrata farò in Ghirada dopo questo bellissimo articolo di Andrea». &#8211; scherza Angeloni &#8211; Condivido ogni parola. Lui è stato un mio compagno di squadra, oltre che un mio caro amico. Ha colto nel segno tutti gli aspetti di un giocatore che vuole aspirare ad essere un campione alla Richie McCaw, alla Dan Carter&#8230;&#8221;.</p>
<p>&#8220;Mi dispiace ripetere proprio le parole di Andrea, ma è innegabile che non bisogna lamentarci quotidianamente per quello che non si ha. È impossibile avere tutto. Soprattutto a 16-18 anni, poi, bisogna essere grati della possibilità di lavorare serenamente con tecnici di altissimo livello. Ti faccio un esempio: noi lavoriamo spalla a spalla con il Benetton grazie a Fabio Ongaro e Marco Bortolami, che contribuiscono agli allenamenti come tecnici specialisti. Sono stato un pessimo giocatore rispetto a loro, quindi ascolto quello che fanno perché ciò che propongono è molto formativo. In più ci sono Corrado Pilat, come aiuto allenatore, Mattia Dolcetto come primo coach, Giacomo Vigna come preparatore fisico, la dottoressa Francesca Foresto e il fisioterapista Andrea Frassinella: uno staff estremamente competente.&#8221;</p>
<p>Angeloni ha le idee molto chiare in merito: &#8220;I nostri ragazzi dovrebbero eliminare la parola «lamentela» dal loro vocabolario, come dovrebbero eliminare dalla loro esistenza il non essere sereni o l&#8217;essere vittima dei propri umori. So che far parte di un atleta o di una persona in evoluzione, in particolare a 16 anni, però bisognerebbe lavorare con il sorriso e essere grati di quello che si ha&#8221;.</p>
<p>Alla grande disponibilità dei ragazzi si contrappongono altri aspetti del loro comportamento ancora inevitabilmente da sgrezzare. &#8220;Bisogna condividere lo spirito di squadra e capire di essere parte di un meccanismo più grande. Noi dobbiamo rispettare l&#8217;utilizzo di tutti gli spazi: rimettere a posto i pesi, lasciare gli spogliatoi puliti alla fine di partite e allenamenti&#8230; Questa è una delle parti più frustranti ancora per i ragazzi, perché tendono a fare i <em>bomber</em> &#8211; ci dice Angeloni &#8211; Aspettano spesso che ci sia qualcuno a raccogliere i cerotti e le fasciature, oppure le zolle di campo vengono lasciate negli spogliatoi. Su YouTube i ragazzi possono vedere una quantità di video tecnici enorme, però non vedono mai quando CJ Stander raccoglie il materiale dallo spogliatoio, oppure quando Sonny Bill Williams abbraccia la famiglia della squadra avversaria&#8221;.</p>
<p>Una solida cultura di squadra, del resto, si forma soprattutto fuori dal campo. &#8220;Trovo ingiusto che venga dato rilievo soltanto ad alcune fasi del gioco, e che altri momenti di vita quotidiana vengano tralasciati. E i ragazzi spesso hanno un atteggiamento un po&#8217; troppo superficiale. Il mio obiettivo è quello di far capire loro che un club felice è un club più redditizio. Tutti i giocatori del Benetton sono i primi a salutare i nostri ragazzi e a chiedergli come stanno. In molti ci danno anche una mano, sono molto partecipi nella vita dei giocatori&#8221;.</p>
<p>Angeloni dà poi un altro &#8216;consiglio&#8217; ai suoi ragazzi. &#8220;Mi piace pensare che in questo sport ci sia un aspetto empatico che vada rispettato e valorizzato. Sono contento quando un ragazzo presta qualcosa all&#8217;altro se l&#8217;ha dimenticato, oppure quando un compagno offre un aiuto per la versione di greco e latino. Quando si formano questi tipi di amicizie diventa molto più piacevole e edificante portare avanti qualsiasi tipo di attività&#8221;.</p>
<p>Sulla sua esperienza da manager, invece, Angeloni ci confida che&#8221;a livello personale sono soddisfatto di lavorare con dei ragazzi. Quando c&#8217;è da riprenderli naturalmente perché sbagliano, vanno male a scuola, non hanno portato gli scudi o non hanno messo a posto il materiale devo essere un cane cattivo, ma penso che un qualsiasi essere umano che viene trattato con riguardo avrà sempre una certa considerazione nei suoi confronti&#8221;. Sull&#8217;andamento scolastico, in particolare, la scelta è quella di essere inflessibili. &#8220;Se non si va bene a scuola si rischia di essere rimandati a casa, è uno dei princìpi della Federazione&#8221;.</p>
<p>Ma affinché un Centro di Formazione sia davvero produttivo, per Angeloni sono fondamentali anche i genitori dei ragazzi. &#8220;Spesso, quasi sempre, vengono poco considerati, ma sono il motore trainante della nostra attività. Io, nelle prime riunioni per i nuovi ingressi, dico sempre che tutta la famiglia (genitori, familiari ed atleti) sarà coinvolta nell&#8217;anno del Centro di Formazione. Un buon genitore è sicuramente una presenza positiva, mai invadente, e che gioisce dei successi del figlio in maniera velata e posata&#8221;.</p>
<p><strong>La selezione dei ragazzi e l&#8217;aspetto sportivo</strong></p>
<p>Per entrare nei Centri di Formazione, spesso il solo talento rugbistico non basta. &#8220;Sono scelte molto delicate. Si parte da una base di giocatori che rimangono. Il primo obiettivo è individuare i ragazzi che, anche per logistica, sono compatibili. Quando lavoravo a Remedello (dove prima c&#8217;era un altro Centro di Formazione, ndr), purtroppo gli studenti del Liceo Classico non potevano essere scelti, poiché avrebbero dovuto fare 50 minuti la mattina per andare a scuola &#8211; spiega Angeloni &#8211; Con i carichi di allenamento che ci sono, francamente sarebbe stato impossibile sostenere uno stile di vita del genere. In questi casi, i ragazzi venivano segnalati al Centro di Formazione di Milano, oppure venivano comunque presi in considerazione e tenuti d&#8217;occhio&#8221;.</p>
<p>Chi rimane fuori dalle strutture federali in un primo momento, dunque, non è automaticamente escluso dal progetto, come ci aveva raccontato lo stesso Zaffiri nell&#8217;intervista di ieri. &#8220;Pur non facendo parte del Centro di Formazione a Remedello, lo scorso anno un ragazzo ha comunque fatto la sua esperienza con la Nazionale Under 17. Se un ragazzo non fa parte del Centro di Formazione, non significa che non sia un buon giocatore. Abbiamo cercato di mantenere i rapporti con la società sportiva e con lui; lo spronavamo affinché si allenasse e mantenesse alto il suo livello di prestazione, perché volevamo portarlo in Nazionale&#8221;.</p>
<p>Con il riallineamento del progetto avvenuto in estate, il livello si è inevitabilmente alzato. &#8220;Non me ne vogliano gli altri, ma quest&#8217;anno è davvero altissimo. Guardo questi ragazzi di 16-17 anni e penso siano incredibili dal punto di vista rugbistico, atletico e mentale. Secondo me qualcuno di questi lo vedremo molto presto giocare nelle Nazionali, perché sono veramente bravissimi. Non tutti lo faranno, ma per quello che vedo ogni sabato e domenica in campo, credo che i nostri atleti possano già esprimersi a un buon livello. Già a 20 anni sono molto in gamba. Prendete Licata&#8230; Ho tanta fiducia in questi ragazzi, sono entusiasta&#8221;.</p>
<p>Un altro aspetto di fondamentale importanza è la quantità di informazioni che lo staff tecnico passa ai ragazzi, perché il rischio di sovraccaricare troppo degli Under 18 è sempre dietro l&#8217;angolo. &#8220;È un tipo di problema affrontato quotidianamente, non soltanto per la video analisi ma in generale. Come manager dell&#8217;Accademia, anche se a me piace definirmi bidello perché sono impegnato in tantissimi aspetti, parlo tantissimo con i ragazzi e cerco di dare loro tante dritte. Cerco di sviluppare una certa empatia, perché vorrei che abbiano le spalle più coperte rispetto alla mia situazione negli anni &#8217;90 e 2000. Li riempio di parole (ride, ndr)&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il video analyst (Simon Luca Pistore, ndr) riporta le sue informazioni, date soprattutto in maniera visiva poiché noi riprendiamo tutti gli allenamenti &#8211; continua Angeloni &#8211; Alla fine, Simon Luca taglia le clip, fa vedere errori e progressi, in modo dare subito un feedback e far prendere coscienza a ragazzi del lavoro svolto, nel bene e nel male. È un lavoro importante, a livello strettamente rugbistico è quello che ci dà quel qualcosa in più&#8221;.</p>
<p>Avere come esempio una grande stella internazionale? Sarebbe molto positivo, secondo lo staff. &#8220;Quando Dolcetto e Pilat svolgono i colloqui individuali, che avvengono una volta ogni venti giorni circa e sono estremamente informali, fanno vedere al ragazzo i video degli allenamenti e delle partite nel club. Durante questi incontri, una delle domande rivolte da Mattia all&#8217;atleta è se ha un giocatore preferito, a cui si ispira; se non ce l&#8217;ha, i tecnici gli consigliano di trovarlo, perché è importante avere un punto di riferimento. I nomi che escono fuori sono i soliti ovviamente&#8221;.</p>
<p>La comprensione del gioco è un fattore rilevante nella formazione di un giovane, a cui viene consentito di seguire il suo istinto il più possibile, ci dice Angeloni. &#8220;A quest&#8217;età si tende a dare la possibilità ai ragazzi di sbagliare. Alla fine delle sedute, si dicono più dettagliatamente alcune cose. Essendo in ventotto, provenienti da undici società, ci sono stili di rugby molto eterogenei, che i nostri tecnici faticano molto a mettere in campo. Mattia e Corrado hanno le capacità di rendere semplice la comunicazione del gioco. In campo non ci inventiamo nulla di particolarmente strano: giochiamo un rugby veloce con punti d&#8217;incontro fulminei, passaggi molto rapidi e cerchiamo di arrivare alla meta con meno ruck possibili. Gli allenatori comunque cercano di non reprimere il giocatore, ma di canalizzare il loro gioco&#8221;.</p>
<p><strong>Il rapporto con il Benetton Treviso</strong></p>
<p>Di Bortolami e Ongaro e del loro contributo si è già detto, ma è con tutto il club biancoverde che il Centro di Formazione è in piena sintonia. &#8220;Da un punto di vista collaborativo mi trovo splendidamente con tutta la società, fatta di persone molto disponibili. Ti faccio un esempio: ci sono tre atleti che si sono distinti sia in campo sia a scuola, e nei primi di febbraio avranno la possibilità di allenarsi con la prima squadra del Benetton, come premio. Non ci sarà il contatto, ma per un ragazzo fa gola provare esperienze del genere. Treviso è molto disponibile nei nostri confronti e ha delle strutture molto importanti: cinque campi, una palestra enorme&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>Il Centro di Formazione e i club</strong></p>
<p>&#8220;A marzo, aprile e maggio, quando ci sono le fasi finali dei campionati, le società tendono ad avere un atteggiamento più conservativo, ma in quattro anni ho sempre lasciato andare via ragazzi anche il mercoledì o il giovedì&#8221;. I problemi dove sorgono? Si pongono nel momento in cui i giocatori sono infortunati, oppure quando non c&#8217;è comunicazione con i piccoli club che non hanno la possibilità di venire spesso a trovarci, che hanno pochi tecnici al lavoro nella società. Alcune volte interagire è complicato&#8221;.</p>
<p><strong>Gli incontri con gli altri Centri</strong></p>
<p>La riduzione dei Centri di Formazione non eliminerà la possibilità, per le varie strutture federali, di confrontarsi tra di loro come accaduto nel recente passato. &#8220;A febbraio saremo a Parma con tutti i Centri di Formazione Permanenti (Roma, Treviso, Milano e Prato) per un Festival, diverso però dagli altri anni perché sarà di tre giorni. Gli allenatori delle Nazionali Under 17 e Under 18 avranno la possibilità di vedere tutti i giocatori di tutte le Accademie&#8221;.</p>
<p><strong>Daniele Pansardi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2018/01/19/la-vita-in-un-centro-formazione-permanente-under-18/">La vita in un Centro di Formazione Permanente Under 18</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Dentro al progetto giovanile federale: intervista a Maurizio Zaffiri</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2018/01/18/progetto-giovanile-federale-intervista-maurizio-zaffiri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 10:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionali giovanili]]></category>
		<category><![CDATA[accademia under 20]]></category>
		<category><![CDATA[centri di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio zaffiri]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Aboud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il suo ruolo in Federazione, a contatto con club, Accademie e Centri di Formazione, ma anche con ragazzi e famiglie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2018/01/18/progetto-giovanile-federale-intervista-maurizio-zaffiri/">Dentro al progetto giovanile federale: intervista a Maurizio Zaffiri</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello scorso luglio, Maurizio Zaffiri è stato scelto come nuovo Manager Operativo del Progetto Élite Giovanile, una figura centrale nell&#8217;organizzazione e nel coordinamento di tutto il percorso scelto dalla FIR per i talenti del futuro. <em>On Rugby </em>lo ha intervistato per comprendere meglio le tante dinamiche del suo lavoro al fianco di Stephen Aboud, ma anche per entrare a fondo in realtà come i Centri di Formazione Permanente, da cui dovrebbero emergere gli Azzurri per i prossimi anni.</p>
<p><strong>Il tuo incarico può essere considerato un prolungamento sul territorio del lavoro di Stephen Aboud?</strong><br />
Sono due ruoli a stretto contatto, ma con specifiche differenti. La mia mansione di responsabile operativo è relativa principalmente all&#8217;andamento dei Centri di Formazione Permanenti Under 18 e dell&#8217;Accademia Nazionale. Sfocia anche nella programmazione dell&#8217;attività internazionale delle Squadre Nazionali Under 17, 18 e 20. Per quanto riguarda i Centri di Formazione Under 18, ho individuato cinque aree di competenza nel mio lavoro, alcune esterne e interne. Quelle esterne riguardano i rapporti con famiglie, con le strutture logistiche che ospitano i Centri e con i club afferenti; quelle interne riguardano i rapporti con i nostri collaboratori e le strutture periferiche dove questi operano, oltre che il processo di selezione dei giocatori, sia per individuare i nuovi atleti sia per le eventuali riconferme.</p>
<p><strong>Quali competenze bisogna avere per un ruolo del genere e quali invece hai capito di dover acquisire col tempo?<br />
</strong>Sicuramente mi trovo più a mio agio nelle situazioni di coordinamento con la sede centrale della Federazione, con i vari collaboratori e le strutture periferiche, ma anche in tutto quello che comprende i discorsi amministrativi, logistici e organizzativi.<br />
La parte in cui mi sento di dover crescere è quella relativa ai bilanci, dove affronto qualcosa di importante e che richiede molta accuratezza.</p>
<p><strong>Con che frequenza visiti le varie strutture?</strong><br />
Almeno una o due volte al mese visito i Centri di Formazione Permanenti, mentre almeno 1 o 2 volte a settimana sono a Roma in Federazione. Le varie aree di cui mi occupo mi impongono una presenza costante sia sul territorio sia in ufficio per il coordinamento delle varie dinamiche.</p>
<p><strong>Che rapporto c’è tra struttura federale e club? Ci sono realtà più restie a collaborare?</strong><br />
Ci sono dei club che non si riconoscono nel progetto di formazione federale. Noi cerchiamo di far diventare i Centri di Formazione Permanenti non solo una struttura finalizzata alla crescita del giocatore, ma anche un luogo di confronto con i club del territorio su metodologie e progetti tecnici. Sarebbe sinonimo di un buon lavoro secondo me. In questo senso, all&#8217;interno della programmazione dei CdF effettuiamo degli incontri con i club; ad esempio oggi (ieri, ndr) ce n&#8217;è uno molto importante a Treviso con l&#8217;aiuto-responsabile per la formazione dei tecnici, Andrea Di Giandomenico, che incontra i tecnici del territorio Under 16 e Under 18. E il tema è proprio la formazione di questi atleti.<br />
Ci sono altre iniziative di questo genere, che proponiamo con ritmi cadenzati proprio per cercare di ascoltare i club che hanno progetti tecnici differenti, ma anche per cercare di aiutare e collaborare con le società che hanno minore possibilità di evoluzione.</p>
<p><strong>La penisola italiana è divisa in 58 aree di formazione, ma il Centro di Formazione Permanente più a Sud è a Roma. Che tipo di lavoro si sta sviluppando con il Meridione, visto che le strutture di Catania e Benevento sono state chiuse?</strong><br />
Come dici tu sono state chiuse, ma c&#8217;è il Centro di Formazione di Roma come punto di riferimento. Anche quest&#8217;anno ci sono giocatori siciliani e campani che svolgono regolare attività lì, per poi rientrare settimanalmente nei club per i loro impegni di campionato. È un progetto che riguarda tutta l&#8217;Italia, non solo il Sud. Ovviamente la divisione in aree è stata fatta in base alla demografia del rugby italiano e l&#8217;attività è concentrata soprattutto in sei regioni. È chiaro che la Federazione ha agito di conseguenza. Questi progetti centrali e territoriali non vanno pensati come due rette parallele, ma come vasi comunicanti.<br />
Ti faccio un esempio. Per permettere la continuità scolastica ai ragazzi che sono all&#8217;interno dei Centri di Formazione, è stata pensata una distribuzione di circa il 65% degli atleti che avevano già effettuato il primo anno all&#8217;interno dei CdF e del 35% dei &#8216;nuovi arrivati&#8217;. Con questa distribuzione, avendo un totale di 114 atleti di cui il 65% nati nel 2000, il 35% potrebbe essere non bastare per svolgere l&#8217;attività internazionale Under 17. Quindi è molto probabile che ci saranno ragazzi attualmente non all&#8217;interno dei Centri di Formazione, impegnati in attività di club e monitorati all&#8217;interno del progetto territoriale, che potranno prendere parte a impegni internazionali.</p>
<p><strong>L&#8217;obiettivo dunque è quello di calamitare tutti i talenti sotto l&#8217;ala federale, anche indirettamente.</strong><br />
Il riallineamento del progetto tecnico è stato pensato proprio in prospettiva dell&#8217;Alto Livello. L&#8217;idea è quella di mettere a disposizione dei giocatori i migliori tecnici e le migliori strutture in maniera più costante. È chiaro che non si tratta di un meccanismo perfetto al 100%. Parliamo di un periodo di grossa formazione, dunque è possibile che ci siano dei giocatori di talento non inclusi nei CdF.</p>
<p><strong>Come giudichi il rapporto impostato con le famiglie?</strong><br />
I Centri di Formazione Permanenti sono assolutamente trasversali da un punto di vista sociale. È chiaro che i contesti di provenienza possono essere diversi. L&#8217;aspetto positivo di queste esperienze è che i ragazzi si contaminano e riescono, da questo confronto, a crescere dal punto di vista personale. La vita in gruppo e i vissuti differenti aiutano la coesione e la crescita collettiva all&#8217;interno della struttura anche nella parte sportiva. In questa situazione, con i ragazzi che a 16 anni entrano in Accademia, noi godiamo dell&#8217;educazione che le famiglie hanno trasmesso, anche dal punto di vista dell&#8217;attitudine allo studio e dell&#8217;importanza che questi ragazzi danno al percorso. Senza le famiglie, il nostro lavoro sarebbe difficilissimo. Le ringraziamo perché ci danno la possibilità di lavorare su dei ragazzi praticamente già formati, anche se non è un discorso valevole per tutti quanti.</p>
<div id="attachment_91416" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-91416" class="wp-image-91416" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/06/Maurizio-Zaffiri.jpg?x71421" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/06/Maurizio-Zaffiri.jpg 856w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/06/Maurizio-Zaffiri-120x80.jpg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/06/Maurizio-Zaffiri-230x153.jpg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2015/06/Maurizio-Zaffiri-400x267.jpg 400w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><p id="caption-attachment-91416" class="wp-caption-text">ph. Corrado Villarà</p></div>
<p><b>Istruzione, famiglia e rugby: come si intrecciano le tre cose?</b><br />
Cerchiamo di seguirli sia a scuola che in campo. Mettiamo a disposizione delle famiglie dei tutor scolastici che coadiuvano e coordinano la parte legata allo studio all&#8217;interno dei Centri di Formazione. I nostri tutor fanno dei report mensili sulla disponibilità dei ragazzi allo studio, che noi giriamo alle famiglie; i manager dei Centri hanno dei colloqui con cadenza mensile (o ogni mese e mezzo) con i rappresentanti dei professori degli istituti, per cercare di evidenziare e anticipare eventuali problematiche. Qualora si presentino, le famiglie vengono subito informate. Si cerca una collaborazione.<br />
Nel mese di dicembre ho incontrato tutti i genitori di tutti i ragazzi dei Centri di Formazione, facendo un&#8217;analisi SWOT del nostro percorso <em>(SWOT: Strenghts, Weaknesses, Opportunities, Threats; punti di forza, debolezze, opportunità, minacce, ndr)</em>. Ci è stata riconosciuta la qualità del progetto tecnico. E ce l&#8217;aspettavamo. L&#8217;analisi fatta è stata costruttiva. Essendo un percorso selettivo, può esserci una prosecuzione oppure un&#8217;interruzione, non dal rugby ma proprio dettata dalla formazione federale. In questo senso, la figura della famiglia è importante e di supporto. Ciò che è uscito fuori da quest&#8217;analisi &#8211; e che mi ha fatto molto piacere, essendo stata evidenziata dai genitori &#8211; è che, oltre agli obiettivi a lungo termine, l&#8217;attività svolta negli anni di Centri di Formazione è di per sé un&#8217;esperienza formativa che potrà aiutare i ragazzi in un futuro sportivo di alto livello, ma anche nell&#8217;affrontare le problematiche di tutti i giorni.</p>
<p><strong>Dal punto di vista prettamente sportivo, invece, quali tendenze hai potuto notare tra i ragazzi e quali sono le differenze rispetto alle generazioni precedenti, per esempio di dieci anni fa?</strong><br />
Bisogna tenere in considerazione il passaggio da 9 a 4 Centri di Formazione, perché così facendo la qualità degli atleti si è innalzata. Si può parlare di prime scelte. Volendo fare un raffronto con le generazioni di dieci anni fa, quelle attuali sono più consapevoli. Portano avanti una vita diversa dai loro predecessori avendo scelto in maniera ragionata, tra mille sacrifici, un percorso davvero impegnativo. Anni fa c&#8217;era più istintività e meno consapevolezza.<br />
I risultati raggiunti negli ultimi anni dalle Under 17 e 18 possono già essere una verifica di tutto ciò. In queste categorie infatti siamo competitivi: possiamo vincere o perdere di un punto con le altre del Sei Nazioni, a parte con l&#8217;Inghilterra che ha un bacino di giocatori e un progetto tecnico superiore a tutte al momento.<br />
In passato potevamo fare partite dall&#8217;elevata intensità emotiva, ma anche incappare in sconfitte pesanti. Adesso mi sembra che le qualità tecniche e fisiche siano maggiori. Questo perché abbiamo avuto la percezione di dover anticipare il percorso: il livello che si raggiungeva prima a 20/21 anni ora si raggiunge a 18/19.</p>
<p><strong>Per far sì che il gap con le altre nazioni si riduca ancora, la gestione degli Under 20 diventa fondamentale, ma forse lo sono di più gli anni immediatamente successivi. Legare le Accademie alle franchigie, come accadrà a breve, potrebbe servire.<br />
</strong>La volontà di creare due Accademie Nazionali direttamente collegate alle franchigie non è una novità. Se ne è già parlato a lungo in passato e lo ritengo un passaggio coerente con il progetto tecnico, così come è impostato oggi. Non posso però dare alcun genere di anticipazione o comunicazione ufficiale sulle tempistiche con cui questo accadrà. L&#8217;obiettivo inoltre è innalzare il numero di atleti che compiono il percorso federale, per aumentare il bacino su cui può contare la Nazionale Under 20. Ci siamo resi conto che ci vuole anche più coraggio, per permettere ai ragazzi di competere al massimo, perché in alcuni casi la formazione ottenuta è conforme al livello con cui si confronteranno. Sarebbe davvero importante che, di pari passo alla creazione di un doppio polo con le Accademie, ci fosse una nuova regolamentazione dei permit player con un doppio contratto tra franchigie e Eccellenza. Permetterebbe ai ragazzi di confrontarsi settimanalmente al livello che più li compete.</p>
<p><strong>La liaison tra l&#8217;attuale Accademia e le Zebre, invece, è diventata più complicata dopo lo spostamento a Remedello. Ci sarà la possibilità di continuare questo percorso comune, nonostante il trasloco da Parma?</strong><br />
Stiamo cercando di mantenere la continuità del rapporto con la franchigia. È chiaro che la situazione logistica è cambiata e questo contesto ci agevola di meno rispetto all&#8217;anno scorso. La maggior parte degli atleti dell&#8217;Accademia Nazionale vanno ancora a scuola, quindi incastrare degli allenamenti congiunti con le Zebre è possibile ma in maniera meno costante.</p>
<p><strong>Daniele Pansardi</strong></p>
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		<title>CdF U16 Mirano, i convocati per il match di domenica 10 novembre contro il CdF U16 Udine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 12:47:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[centri di formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica mattina sfida contro il Centro di Formazione Under 16 di Udine</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2013/11/08/cdf-u16-mirano-i-convocati-il-match-domenica-10-novembre-il-cdf-u16-udine/">CdF U16 Mirano, i convocati per il match di domenica 10 novembre contro il CdF U16 Udine</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-39627" title="rugby mirano centro formazione under 16" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2013/11/image2-300x300.jpg?x71421" alt="" width="300" height="300" />Lo staff tecnico del Centro di Formazione Under 16 di Mirano ha annunciato oggi la lista dei convocati che domenica mattina affronterà il Centro di Formazione Under 16 di Udine nella prima giornata del Campionato Nazionale dei Centri di Formazione U16 &#8211; Girone 6. Si compone di Mirano, Mogliano, Tarvisium ed Udine il girone 6 del Campionato Nazionale dei Centri di Formazione U16 che vedrà il via domenica 10 novembre, quattro squadre che raccolgono i giocatori élite under 16 dei distretti di rispettiva competenza. Il bacino del CdF U16 di Mirano comprende la Provincia di Venezia ed i giocatori che domenica scenderanno in campo per questa rappresentativa provengono da cinque squadre molto importanti nel panorama rugbistico locale: Junior Rugby Mirano 1957 ASD, Rugby Educativo San Donà, Riviera Rugby 2010 ASD, Rugby Lido Venezia ASD ed ASD Junior Team Rugby VeneziaMestre. L’incontro si svolgerà presso il Comunale di via Matteotti, 51 a Mirano ed a dare il calcio d’inizio è stato invitato l’Assessore allo Sport del Comune di Mirano.</div>
<div>I 24 convocati del CdF U16 di Mirano che domenica 10 novembre 2013 alle 11.00 affronterà il CdF U16 di Udine: Bresin Gianluca, Crosara Fabio, Miato Hakim, Stanic Filippo e Tonan Alvise (Junior Rugby Mirano 1957 ASD); Boscain Marco, Cibin Enrico, Contarin Alessandro, Da Col Alberto, Falcier Alessandro, Pasti Camillo Alberto, Ros Antonio e Smaniotto Riccardo (Rugby Educativo San Donà); Biasiolo Giuseppe, Bozzolan Simone, Carlin Sebastiano e Sarto Giacomo (Riviera Rugby 2010 ASD); Boem Samuel e Scarpi Lorenzo (Rugby Lido Venezia ASD); Al-Abkal Marco, Ceravolo Matteo, Favaretto Jacopo, Manfren Giacomo Massimo e Tempo Elia (ASD Junior Team Rugby VeneziaMestre).</div>
<div>Allenatore: Nicola Volpato</div>
<div></div>
<div>Campionato Nazionale dei Centri di Formazione U16 &#8211; Girone 6 &#8211; I^ giornata &#8211;</div>
<div>domenica 10 novembre 2013 ore 11.00</div>
<div>CdF U16 Tarvisium &#8211; CdF U16 Mogliano, arb. Sig. Cusano</div>
<div>CdF U16 Mirano &#8211; CdF U16 Udine, arb. Sig. Strullato</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2013/11/08/cdf-u16-mirano-i-convocati-il-match-domenica-10-novembre-il-cdf-u16-udine/">CdF U16 Mirano, i convocati per il match di domenica 10 novembre contro il CdF U16 Udine</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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