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	<title>Accademia Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>La FIR vara il nuovo percorso formativo d’alto livello</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2022/02/17/la-fir-vara-il-nuovo-percorso-formativo-dalto-livello/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 07:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vita federale]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[federazione italiana rugby]]></category>
		<category><![CDATA[FIR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dal 2022/23 nasceranno 10 poli di sviluppo U17/U18, con le le Accademie U20 legate alle due franchigie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2022/02/17/la-fir-vara-il-nuovo-percorso-formativo-dalto-livello/">La FIR vara il nuovo percorso formativo d’alto livello</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.onrugby.it/2022/02/16/in-arrivo-il-nuovo-piano-per-la-formazione-giovanile/" target="_blank" rel="noopener">Come anticipato anche da OnRugby</a>, il Consiglio Federale della FIR ha approvato a maggioranza l’avvio del progetto di revisione del percorso formativo d’alto livello. Alla base del nuovo percorso un maggiore e più attivo coinvolgimento dei Club attraverso la nascita a partire dalla stagione 2022/23 di dieci poli di sviluppo U17/U18 &#8211; da identificarsi attraverso l’analisi di una serie di dati quali numero di tesserati, strutture logistiche, risorse umane, numero di Club partecipanti al singolo polo &#8211; dove i quadri tecnici di FIR opereranno attivamente per trasferire verso la base le competenze ed i processi operativi acquisiti nei quindici anni di operatività del progetto delle Accademie e dei Centri di Formazione. I poli di sviluppo si prefiggono di accrescere ed aumentare il livello di interazione tra i Club dello stesso territorio, ponendo al centro la formazione dei giocatori, garantendo un monitoraggio più ampio e capillare dei talenti del territorio.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2021/12/03/italia-calendario-sei-nazioni-under-20-partite-luoghi-date-ed-orari-azzurri-delledizione-2022/" target="_blank" rel="noopener">Il calendario degli azzurrini nel Sei Nazioni Under20</a></strong></p>
<p>Si integrerà così il percorso di formazione d’elite dei i Centri di Formazione federali di Milano e Roma, che proseguiranno ad operare nel 22/23 con gli atleti U18/U19, mentre le Accademie U20 saranno direttamente collegate alla Benetton Rugby e alle Zebre Rugby Club, le due Franchigie italiane di United Rugby Championship, dove i migliori talenti prodotti dal movimento potranno completare il proprio sviluppo.</p>
<p>Queste le parole a riguardo del presidente FIR Marzio Innocenti: “Siamo consapevoli che per innalzare la qualità della nostra performance e la nostra competitività a livello internazionale dobbiamo accrescere la capacità dei nostri Club di formare i nostri giovani, interagendo attivamente con il percorso federale dell’alto livello ed offrendo agli atleti i migliori percorsi e scenari per la propria crescita.</p>
<p>In questi anni FIR ha avocato a sé la formazione d’alto livello e sviluppato competenze, sarebbe oggi un errore gravissimo non tenere conto di quanto conquistato, delle conoscenze sviluppate. Al tempo stesso sono e siamo convinti che i risultati migliori potranno essere ottenuti integrando il lavoro di chi ci ha preceduto con la visione che l’attuale governance federale intende rendere concreta.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2021/03/23/sei-nazioni-2021-il-calendario-delledizione-femminile/" target="_blank" rel="noopener">Il calendario del Sei Nazioni femminile 2022 che scatterà ad aprile</a></strong></p>
<p>La nascita dei poli di sviluppo U17/U18 ci consentirà di coinvolgere nel progetto di formazione d’alto livello un numero più elevato di atleti, allargando la base della selezione, e di accrescere la cultura dello sviluppo d’elite attraverso l’intero sistema rugbistico nazionale rendendo i Club più coinvolti ed innalzando il livello delle professionalità al loro interno, supportandoli nel raggiungimento di standard strutturali coerenti con quelli delle Union nostre partner e nostre prime sfidanti nel Sei Nazioni.</p>
<p>Abbiamo ben chiare le profonde differenze che caratterizzano il nostro sistema da un capo all’altro della Penisola, in particolare per quanto riguarda il rugby di base, e nei prossimi giorni ufficializzeremo una progettualità specifica per il rugby di base che metterà i Comitati Regionali nella condizione di affiancare i Club dei propri territori, per una crescita armonica tanto della struttura FIR che di tutto il sistema-rugby nel nostro Paese”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2022/02/17/la-fir-vara-il-nuovo-percorso-formativo-dalto-livello/">La FIR vara il nuovo percorso formativo d’alto livello</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Il problema della Scozia con le accademie</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2021/01/30/il-problema-della-scozia-con-le-accademie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2021 10:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terzo tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[Scozia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sistema di formazione dei giovani scozzesi non sta funzionando a dovere, dicono alcuni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2021/01/30/il-problema-della-scozia-con-le-accademie/">Il problema della Scozia con le accademie</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei temi costanti del rugby scozzese nell&#8217;era professionistica è stata la continua promessa da parte dei vertici federali di una formazione efficace dei giovani, e l&#8217;altrettanto continuo fallimento nel raggiungere tale risultato, scrive il blog specializzato <em>The Offside Line</em>.</p>
<p>L&#8217;appropriata crescita dei giovani talenti è un tema centrale anche in Italia, dove da più di un decennio si discute di accademia sì, accademia no, accademia come. Vale la pena affacciarsi in Scozia, forse il movimento che per numeri globali assomiglia di più a quello italiano, per analizzarne comuni punti di forza e debolezze e per avere gli elementi di base per offrire un raffronto.</p>
<p>In Scozia il sistema federale prevede quattro accademie regionali e prende in considerazione i giocatori di età compresa fra i 14 e i 20 anni. La formazione è divisa in tre gradi: gli stage 1 e 2 selezionano i migliori talenti a livello regionale e nazionale, quindi lo stage 3 si occupa della formazione dei giovani di èlite, mettendo sotto contratto gli atleti con la federazione e affiliandoli a una delle franchigie di Pro14.</p>
<p>Nel 2020/2021 90 giovani rugbisti sono stati selezionati per gli stage 1 e 2, mentre in 30 hanno ricevuto un contratto per lo stage 3.</p>
<p>Nei suoi 4 anni da capo allenatore, il CT scozzese Gregor Townsend ha fatto debuttare dal 2017 ad oggi 32 giocatori con la maglia della nazionale.</p>
<p>Di questi, meno della metà (15) sono passati dal programma di formazione scozzese, mentre 17 sono stati formati all&#8217;estero. Numeri inferiori a quelli che ci si potrebbe attendere dal programma.</p>
<p>&#8220;La mia priorità è sempre quella di sviluppare e produrre giocatori cresciuti in Scozia &#8211; ha detto Jim Mallinder, l&#8217;inglese che ha assunto il ruolo di <em>director of rugby</em> della Scottish Rugby Union &#8211; Abbiamo bisogno che la maggior parte dei giocatori passi attraverso il sistema. Quindi guarderemo in seconda analisi ai giocatori eleggibili per la Scozia, che è un altro nostro interesse.&#8221;</p>
<p>&#8220;Dobbiamo dare ai nostri allenatori la possibilità di mantenere competitive le nostre squadre. Con due sole squadre professionistiche, quando abbiamo sovrapposizioni con gli impegni internazionali perdiamo un sacco di giocatori. Uno potrebbe dire: buttiamo dentro dieci giovani scozzesi, ma gli allenatori sono qui per vincere qualcosa. Vogliono vincere, si vogliono qualificare per l&#8217;Europa.&#8221;</p>
<p>&#8220;Noi vogliamo squadre vincenti. Vogliamo vincere e vedere la Scozia vincere.&#8221;</p>
<p><a href="https://www.theoffsideline.com/opinion-scottish-rugby-academies/amp/?v=cd32106bcb6d&amp;__twitter_impression=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo <em>The Offside Line</em></a>, le dichiarazioni di Mallinder negano in parte le storture presenti nel sistema. Talenti come il pilone Zander Fagerson o Scott Cummings, per citare due esempi di giocatori passati per una delle quattro accademie regionali fondate dalla federazione con la montagna di soldi ricevuta nel 2014 dai diritti televisivi ceduti a BT, sarebbero emersi comunque: sono altri i giocatori a cui serve aggiungere quel qualcosa in più per trasformarli da buoni giocatori a ottimi professionisti con la possibilità di diventare atleti internazionali.</p>
<p>I principali problemi sarebbero la mancanza di intensità e il livello troppo basso delle competizioni a cui partecipano i giovani scozzesi fra i 16 e i 18 anni, gli scarsi fondi di cui godono le accademie e la poca fiducia accordata ai giovani più talentuosi dalle franchigie di Pro14.</p>
<p>Il declino del sistema giovanile scozzese traspare anche dai risultati della nazionale under 20: dopo l&#8217;ottimo quinto posto del 2017, ai mondiali di categoria sono arrivati un decimo posto nel 2018 e l&#8217;ultimo nel 2019, con la retrocessione nel Trophy. Il Sei Nazioni giovanile li ha visti ultimi classificati nelle edizioni degli stessi anni, mentre nel 2020, prima dell&#8217;interruzione, avevano ottenuto due inaspettate vittorie in tre partite, compresa una contro gli Azzurrini a Reggio Emilia (29-30).</p>
<p>Se è vero che la Scozia è riuscita comunque a produrre notevoli talenti negli ultimi anni (Adam Hastings, George Horne, Blair Kinghorn, Darcy Graham), sul lungo periodo una produzione quantitativa così ridotta potrà diventare un problema sempre crescente: la possibilità di attingere da risorse formate all&#8217;estero non sarà sempre infinita.</p>
<p><strong>Lorenzo Calamai</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2021/01/30/il-problema-della-scozia-con-le-accademie/">Il problema della Scozia con le accademie</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Le Fiamme Oro presentano la loro accademia ovale</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/07/25/le-fiamme-oro-presentano-la-loro-accademia-ovale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Floccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2020 09:26:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serie A Elite]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[fiamme oro]]></category>
		<category><![CDATA[fiamme oro rugby]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un progetto dedicato ai ragazzi del centro sud Italia per affiancare la crescita personale a quella sul campo da rugby</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/07/25/le-fiamme-oro-presentano-la-loro-accademia-ovale/">Le Fiamme Oro presentano la loro accademia ovale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo autunno verrà lanciata l’accademia del rugby delle Fiamme Oro, una struttura e un sistema dedicato ai giovani atleti dai 15 anni in su provenienti da Regioni del Centro-Sud Italia che, attualmente, non hanno la possibilità di sfruttare strutture federali nel Mezzogiorno del Paese o che non sono stati ricompresi all’interno dei progetti della Federazione Italiana Rugby.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/07/19/rose-top12-i-cambiamenti-ufficiali-dopo-una-rovente-settimana-di-mercato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gli ultimi aggiornamenti dal mercato del Top12</a></strong></p>
<p>L’accademia, che sarà ospitata nella caserma “Stefano Gelsomini”, è inserita all’interno del progetto “Italian Rugby&amp;Legality Junior Academy”, e vuole porsi come un affiancamento ai progetti federali, nei confronti del movimento che caratterizza da sempre la mission delle Fiamme Oro. Il suo scopo principale sarà, oltre a quello di formare atleti di livello, anche quello di permettere a ragazzi che vivono in situazioni difficili e ai limiti della legalità, di trovare nello sport l’occasione per allontanarsi da realtà pericolose. Questo avverrà presentando ai giovani atleti un progetto di vita a 360 gradi, che comprenderà la componente sportiva del rugby, ma anche un percorso serio di studio e di vita in generale, tagliato su misura su ogni singolo ragazzo.</p>
<p><strong>Leggi anche: <a href="https://www.onrugby.it/2020/05/15/top-12-craig-green-e-il-nuovo-allenatore-delle-fiamme-oro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le Fiamme Oro annunciano Craig Green come allenatore per il prossimo Top12</a></strong></p>
<p>Per quanto riguarda il reclutamento degli atleti avverrà inviando gli allenatori che avranno in cura l’Academy, ad effettuare un’attività di vero e proprio scouting nelle regioni alle quali è dedicato il progetto. Una volta scelti i ragazzi reputati più interessanti, questi saranno invitati a svolgere dei work-out presso la struttura di Ponte Galeria, oppure a partecipare, come ospiti, ai camp di specializzazione delle Fiamme. Qui per una settimana verranno valutati dallo staff dell’Academy seguendo dei parametri ben precisi, che non riguarderanno solo le qualità fisiche e tecniche, ma anche quelle caratteriali, vero e proprio focus di tutto il progetto. Questo nell’ottica di creare non solo degli ottimi giocatori di rugby, ma soprattutto dei cittadini migliori, fornendogli tutti i mezzi necessari a questo scopo. Gli atleti vivranno nella foresteria della Caserma “Gelsomini”, che funzionerà come un vero e proprio campus all’interno del quale i giovani atleti potranno contemporaneamente studiare e praticare lo sport che amano, vivendo il mondo della Polizia di Stato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/07/25/le-fiamme-oro-presentano-la-loro-accademia-ovale/">Le Fiamme Oro presentano la loro accademia ovale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<item>
		<title>Under 20, Accademie, Seven e Femminile: tutti gli staff tecnici</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2017/07/25/under-20-accademie-seven-e-femminile-tutti-gli-staff-tecnici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 15:35:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Azzurro]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[centri di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Seven]]></category>
		<category><![CDATA[italia under 17]]></category>
		<category><![CDATA[italia under 18]]></category>
		<category><![CDATA[nazionali giovanili]]></category>
		<category><![CDATA[Under 20]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Azzurrini affidati al duo Roselli-Moretti, Bortolami e Ongaro nel CdF U18 di Treviso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/07/25/under-20-accademie-seven-e-femminile-tutti-gli-staff-tecnici/">Under 20, Accademie, Seven e Femminile: tutti gli staff tecnici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito del Consiglio Federale della scorsa settimana, la Federazione ha annunciato i quadri tecnici delle Squadre Nazionali, dell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato” e dei Centri di Formazione Permanente U18.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Confermati pressoché integralmente gli staff tecnici delle Squadre Nazionali, con la sola eccezione dell’Italia U20 che – concluso il ciclo della coppia composta da Carlo Orlandi e Alessandro Troncon – è stata affidata a Fabio Roselli, che abbandona la guida tecnica dell’Accademia “Ivan Francescato”, ed Andrea Moretti che guiderà la struttura federale di Parma assistito da Giovanni Raineri. <strong>Marco Bortolami e Fabio Ongaro, assistenti allenatori della Benetton, entrano nello staff tecnico del Centro di Formazione di Treviso, inaugurando così la sinergia tecnica tra Accademia e franchigia</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stephen Aboud, responsabile tecnico della formazione di giocatori e allenatori FIR, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di poter annunciare un panel di tecnici e di specialisti di altissimo profilo, in coerenza con la decisione di riallineare il progetto tecnico federale per ottimizzarlo e renderlo più efficace per una formazione di alto livello. <strong>L’obiettivo del progetto elite è di identificare e lavorare con i giovani giocatori di maggior talento, allenati dai più efficaci allenatori, con il miglior supporto possibile e con il più alto livello di competizione</strong>. Non abbiamo dubbi circa il fatto che le risorse umane a disposizione oggi, inclusi ex atleti di straordinaria esperienza internazionale come Marco Bortolami e Fabio Ongaro (rispettivamente specialisti di rimesse laterali e mischia nello staff tecnico di Benetton Rugby, dove proseguiranno regolarmente il proprio impegno ndr) che entrano a far parte del nostro progetto, siano quelle necessarie a far sì che l’intero sistema lavori nella stessa direzione, seguendo la stessa rotta e gli stessi obiettivi”. Questa la composizione degli staff.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nazionale Italiana U20<br />
</strong>Fabio Roselli – allenatore<br />
Andrea Moretti – allenatore<br />
Massimo Zaghini – preparatore<br />
Massimo Lombardo – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nazionale Italiana Femminile<br />
</strong>Andrea Di Giandomenico – capo allenatore<br />
Tito Cicciò – allenatore<br />
Elena Chiarella – preparatore<br />
Matteo Mizzon – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nazionale Italiana 7s Maschile<br />
</strong>Andy Vilk – allenatore<br />
Riccardo Di Maio – preparatore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nazionale Italiana U18<br />
</strong>Mattia Dolcetto – allenatore<br />
Pierosario Giuliano – preparatore<br />
Simonluca Pistore – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nazionale Italiana U17<br />
</strong>Paolo Grassi – allenatore<br />
Paul Griffen &#8211; allenatore<br />
Stefano Gelsi – preparatore<br />
Marco Natale – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Accademia Nazionale U20 “Ivan Francescato”<br />
</strong>Francesco Cavatorti – Manager<br />
Andrea Moretti – tecnico<br />
Giovanni Raineri – tecnico<br />
Alessandro Apa – fisioterapista<br />
Andrea Evangelista – medico<br />
Ilaria Spartà – medico<br />
Massimo Zaghini – preparatore<br />
Massimo Lombardo – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Centro di Formazione Permanente U18 di Milano<br />
</strong>Roberto Fulgoni – Manager<br />
Paul Griffen – allenatore<br />
Massimo Mamo – allenatore<br />
Lorenzo Privitera – fisioterapista<br />
Pierosario Giuliano – preparatore<br />
Vincenzo Guarrella &#8211; medico<br />
Matteo Mizzon – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Centro di Formazione Permanente U18 di Prato<br />
</strong>Valerio Bardi – Manager<br />
Paolo Grassi – allenatore<br />
Carlo Pratichetti – assistente specialista<br />
Elia Guastini – assistente specialista<br />
Niccolò Gori – medico<br />
Riccardo Lenzi – fisioterapista<br />
Stefano Gelsi – preparatore<br />
Marco Natale – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Centro di Formazione Permanente U18 “Lorenzo Sebastiani” di Roma</strong><br />
Cesare Marrucci – allenatore<br />
Stefano Marzani – medico<br />
Alessandro Castagna – allenatore<br />
Giulio Casaril – fisioterapista<br />
Filippo Gargaglia – preparatore<br />
Giovanni Marco Suaria – video analyst</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Centro di Formazione Permanente U18 di Treviso<br />
</strong>Federico Angeloni – Manager<br />
Mattia Dolcetto – allenatore<br />
Corrado Pilat – assistente allenatore<br />
Marco Bortolami – assistente specialista<br />
Fabio Ongaro – assistente specialista<br />
Francesca Foresto – medico<br />
Andrea Frassinella – fisioterapista<br />
Giacomo Vigna – preparatore<br />
Simonluca Pistore – video analyst</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/07/25/under-20-accademie-seven-e-femminile-tutti-gli-staff-tecnici/">Under 20, Accademie, Seven e Femminile: tutti gli staff tecnici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Davide Duca, dalla Federal 2 alla ProD2. Con un occhio al Top14 ed uno all’Italia</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2017/01/10/davide-duca-dalla-federal-2-alla-prod2-con-un-occhio-al-top14-ed-uno-allitalia/</link>
					<comments>https://www.onrugby.it/2017/01/10/davide-duca-dalla-federal-2-alla-prod2-con-un-occhio-al-top14-ed-uno-allitalia/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2017 07:28:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top 14]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[duca]]></category>
		<category><![CDATA[federal1]]></category>
		<category><![CDATA[federal2]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[leso]]></category>
		<category><![CDATA[ProD2]]></category>
		<category><![CDATA[sigillò]]></category>
		<category><![CDATA[top14]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.onrugby.it/?p=132422</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato l'ex apertura del Benetton Treviso e di Rovigo, diventato professionista in Francia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/01/10/davide-duca-dalla-federal-2-alla-prod2-con-un-occhio-al-top14-ed-uno-allitalia/">Davide Duca, dalla Federal 2 alla ProD2. Con un occhio al Top14 ed uno all’Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Davide Duca e <a href="(https://www.onrugby.it/2016/05/19/uno-sguardo-oltralpe-due-jiff-francesi-chiamati-pescetto-e-rebecchi/" target="_blank">Paolo Pescetto</a> condividono il primato di essere gli unici italiani a giocare nel campionato ProD2 in Francia. Davide, salendo dal campionato Federal 1 alla ProD2 con il SAXV di Angoulême, ha realizzato un’ideale staffetta dei numeri 10 italiani in ProD2 con Tommaso Allan, che ha lasciato Perpignan per andare alla Benetton. Duca è arrivato ad Angoulême quattro stagioni fa contribuendo ad una doppia promozione, dal campionato Federal 2 a quello Federal 1 prima e poi nel rugby professionistico in ProD2. Dopo essere passato per l’Accademia Nazionale, aver giocato a Treviso, Venezia e Rovigo, ha deciso di emigrare in Francia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Davide ci racconta che &#8220;l’ impatto con la Francia è stato buono sia livello rugbistico che personale. Il primo periodo e stato un po&#8217; difficile per via della lingua che non avevo mai studiato a scuola, ma obiettivamente questo è stato l’unico vero problema&#8221;. A metà della stagione regolare, Angoulême occupa la settima posizione in classifica, sotto Colomiers (semifinalista in ProD2 la stagione scorsa) ed a 9 punti dalla capolista Montauban. Una stagione fino ad oggi eccezionale come il percorso di Angoulême in questi anni. Con orgoglio Duca descrive la promozione della scorsa stagione: &#8220;Sicuramente la promozione in ProD2 è stata la mia più grande soddisfazione rugbistica. La più grande perché la ProD2 è l’anticamera del Top14, perché la differenza di livello tra Federal1 e ProD2 è enorme. In Federal 1 ci sono 12-13 squadre che giocano ogni anno per la promozione. Noi, cosa rarissima, siamo stati promossi in soli 2 anni. Generalmente una squadra impiega 4-5 anni per essere promossa in ProD2 .L’anno scorso abbiamo fatto una cosa eccezionale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quando e dove hai iniziato a giocare,  e qual è stato il tuo percorso?</strong><br />
Ho iniziato a giocare a 9 anni a Frascati con cui ho esordito in serie A e dove sono rimasto fino a 19 anni. Sono stato membro dell’Accademia Federale a Tirrenia, poi due anni a Treviso, uno a Venezia e infine tre a Rovigo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Hai giocato in Eccellenza e con la Nazionale A, cosa ti ha spinto a venire in Francia?</strong><br />
Sono venuto in Francia perché ho sempre voluto provare un’esperienza all’estero. Dal momento che il livello del campionato di Eccellenza è comparabile ad una buona Federal 2, sono partito senza timori accettando la proposta del SAXV.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Federal 2, Federal 1 e ProD2: qual è stata la tua evoluzione nel gioco?</strong><br />
La differenza più grande è sicuramente la velocità di gioco, la velocità di trasmissione del pallone. La mia più grande evoluzione è stata la cura del dettaglio. Per questo aspetto i francesi sono maniaci: basti pensare che facciamo due sessioni di video ogni giorno e 30 minuti di tecnica individuale prima e dopo ogni allenamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Del gruppo in Federal 2 quanti siete arrivati in ProD2 e come è cambiata la squadra?</strong><br />
Dell’anno della Federal 2 ad oggi in ProD2 siamo rimasti 12 giocatori su un gruppo di 45. I nuovi giocatori che sono arrivati hanno già esperienza in ProD2 o Top14.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tu e Paolo Pescetto siete gli unici due italiani in ProD2. Perché? È una questione tecnica, fisica, mentale?</strong><br />
Penso che il motivo principale sia legato al livello di gioco dei campionati italiani. I club francesi sono diffidenti a prendere dei giocatori in Italia: il fatto che ogni club di ProD2 abbia un proprio centro di formazione favorisce i giovani francesi. Consiglio comunque a chi ne abbia la possibilità di fare un’esperienza in Francia: qui &#8220;il rugby è un’altra cosa&#8221; rispetto all’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dopo 16 giornate le SAXV, neopromossa, è settima in classifica. Siete in linea con i vostri obiettivi per la stagione o siete sorpresi?</strong><br />
Per adesso stiamo più che bene e sinceramente non potevamo pensare di essere tra le prime a gennaio, perché l’obiettivo principale resta la salvezza. Una volta raggiunti i 53 punti della salvezza vedremo di provare a fare qualcosa in più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi programmi per il futuro?</strong><br />
Per adesso sono ancora sotto contratto qui, vivo il presente, certo che se la Nazionale chiamasse sarei più contento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’esperienza di Davide Duca e le sue parole ci ricordano quello che quasi un anno fa ci avevano raccontato <a href="https://www.onrugby.it/2016/01/31/inchiesta-rugbisti-con-la-valigia-parte-4-intervista-a-scanferla-e-leso/" target="_blank">Piermaria Leso e Stefano Scanferla</a> sulla equivalenza tra Eccellenza e Federal 1-2, ponendo però l’accento sulla caratteristica predominante del rugby moderno: la velocità che da una parte delle Alpi non è ancora al suo massimo potenziale. Davide venendo in Francia ha dovuto alzare il suo ritmo di gioco tre volte: al suo arrivo; al passaggio dalla Federal 2 alla Federal 1 ed al passaggio alla ProD2. È interessante notare come Davide descriva il rugby francese rispetto a quello italiano: &#8220;il rugby è un’altra cosa&#8221;, esattamente le stesse parole di Giuseppe Sigillò nella <a href="https://www.onrugby.it/2016/02/04/inchiesta-parte-5-rugbisti-italiani-con-le-valige-sigillo-e-conclusioni/" target="_blank">conclusione della nostra inchiesta</a> sui giocatori italiani emigrati in Francia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di Alessandro Vischi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/01/10/davide-duca-dalla-federal-2-alla-prod2-con-un-occhio-al-top14-ed-uno-allitalia/">Davide Duca, dalla Federal 2 alla ProD2. Con un occhio al Top14 ed uno all’Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Pro12: trasferte impegnative per Zebre e Benetton</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/11/24/pro12-due-trasferte-impegnative-per-zebre-e-benetton/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 07:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[United Rugby Championship]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doppio impegno irlandese per le nostre franchigie. Tra permit e rientri dall'infermeria...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/11/24/pro12-due-trasferte-impegnative-per-zebre-e-benetton/">Pro12: trasferte impegnative per Zebre e Benetton</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo due settimane di pausa, l&#8217;ultimo weekend convenzionalmente dedicato ai Test Match vedrà anche <strong>il ritorno in campo del Pro12 e delle due franchigie italiane, impegnate entrambe in Irlanda contro Ulster (Zebre) e contro Munster (Benetton Treviso)</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima formazione ad essere protagonista sarà quella bianconera, che terrà a battesimo anche Eurosport come <a title="Guinness Pro12: dal 25 novembre tutte le partite in diretta su Eurosport" href="https://www.onrugby.it/2016/11/16/guinness-pro12-dal-25-novembre-tutte-le-partite-in-diretta-su-eurosport/">nuovo broadcaster italiano nella competizione</a> al Kingspan di Belfast. Ulster si presenta alla sfida con 23 punti e da quinta in classifica ma, soprattutto,<strong> con soli cinque internazionali assenti per gli impegni con la Nazionale</strong>: Best,  Jackson, Payne, Trimble e Gilroy. Per quanto riguarda i bianconeri, invece, Gianluca Guidi dovrà rinunciare <strong>a ben undici uom</strong><strong>ini più gli infortunati</strong>, una situazione che costringerà il coach livornese ad utilizzare inevitabilmente dei permit player provenienti dall&#8217;Eccellenza. E chissà che non si rivedano nei 23 anche uno o più ragazzi dell&#8217;Accademia&#8230;Per le Zebre, oltretutto senza i vari Geldenhuys, Biagi e Van Van Schalkwyk, sarà un banco di prova importante anche a livello di leadership interna. Sicuramente dovrebbero tornare a disposizione Bellini e Berryman, due ingressi non di poco peso soprattutto in questo contesto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato pomeriggio torna invece in campo Treviso, impegnato a casa di Munster secondo in classifica celtica ma privo di alcuni fondamentali interpreti come Earls, Holland, Murray, O&#8217;Donoghue, O&#8217;Mahony, John Ryan, Stander, Sweetnam e Zebo (anche se il tecnico dell&#8217;Irlanda Schmidt deve ancora annunciare eventuali rilasciamenti). <strong>Difficilissima pure la situazione dei Leoni, anche al netto degli annunciati rientri al club di Odiete e Barbini</strong> (ma la formazione del dopo squalifica Parisse è da aggiornare). Basti pensare che sicuramente mancheranno giocatori come Bronzini, Gega, Minto, Fuser, Benvenuti e McLean, in attesa dell&#8217;ufficializzazione della panchina azzurra per sabato dove salvo sorprese si accomoderanno quasi sicuramente Quaglio, Ferrari e Allan.</p>
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		<title>Dall&#8217;era amatoriale all&#8217;Alto Livello giovanile: 26 anni di rugby con Stephen Aboud</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/11/16/dallera-amatoriale-allalto-livello-giovanile-26-anni-di-rugby-con-stephen-aboud/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2016 07:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Azzurro]]></category>
		<category><![CDATA[aboud]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato una figura chiave della nuova pagina del movimento italiano.  E si parte dal 1990...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/11/16/dallera-amatoriale-allalto-livello-giovanile-26-anni-di-rugby-con-stephen-aboud/">Dall&#8217;era amatoriale all&#8217;Alto Livello giovanile: 26 anni di rugby con Stephen Aboud</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con una doppia laurea (matematica ed educazione fisica) e 26 anni di carriera nella federazione irlandese, Stephen Aboud è uno degli uomini chiave del nuovo progetto tecnico intrapreso dalla Federazione. Per la Irish Rugby Football Union ha ricoperto, tra gli altri, gli incarichi di Elite Player Development Manager, National Coach Development Manager e Head of Technical Direction. E ora dopo tanti anni ha scelto la strada azzurra per occuparsi di  formazione dei giocatori di Alto Livello giovanile sino all’Under 20, delle Accademie e della Formazione degli allenatori. Assieme abbiamo parlato dei tanti anni passati alla federazione irlandese e degli importanti successi raggiunti dentro e fuori dal campo, oltre alla nuova avventura che lo aspetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il suo lavoro con la federazione irlandese è iniziato in epoca amatoriale. Cosa ricorda del momento di passaggio al professionismo?</strong><br />
Fu difficile, perché l’essenza stessa e la percezione del gioco erano direttamente coinvolte. Fu un momento critico soprattutto nell’Emisfero Nord, dove si pensava che questo passaggio intaccasse i valori stessi del gioco. Sotto l’Equatore era invece diverso: il rugby era molto forte, radicato e non era uno scandalo accettare soldi per praticarlo. Ma la transizione è avvenuta in modo rapido, dal giorno alla notte. Ti svegli una mattina e devi muoverti immediatamente per far sì che non cambi la gestione dei tuoi assets.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si mosse la federazione irlandese?</strong><br />
Devo dire che come federazione abbiamo agito in modo molto accurato. Il grande vantaggio è stato capire che era qualcosa di inevitabile e con cui il movimento doveva fare il prima possibile i conti adeguandosi di conseguenza. Irish Rugby ha riconosciuto cosa stava accadendo e si è mossa di conseguenza per assicurare il controllo centrale sulle quattro province. Persone come Mike Miller, poi CEO dell’International Rugby Board, hanno dimostrato grande senno e capacità di saper leggere la situazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciò vi ha permesso di avvantaggiarvi nella gestione del gioco?</strong><br />
Abbiamo centralizzato i contratti dei giocatori, un passo decisivo. In altri paesi come Francia e Inghilterra invece sono stati i club a muoversi prima delle rispettive federazioni, con tutte le conseguenze del caso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La vittoria contro gli All Blacks ha radici molto lontane…</strong><br />
E’ come vedere un albero altissimo. Arrivi in un prato e vedi questa meraviglia, ma per capire il suo sviluppo dovresti aver visto tutto il processo di crescita nel passato. Nel 1992 abbiamo avuto per la prima volta l’idea della Player Academy: ero nel gruppo incaricato di sviluppare questo progetto e con me c’era anche Anthony Foley… Avevamo un programma e l’abbiamo portato avanti, in un periodo in cui ancora non potevi pagare i giocatori. Ma quello che bisogna capire è la consapevolezza con cui abbiamo preso la decisione dell’Academy: volevamo giocatori di successo per costruire i nostri successi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Era l’idea giusta in un contesto come quello irlandese…</strong><br />
Il rugby è il quarto sport in termini di partecipazione e deve fare i conti con calcio gaelico, hurling e football. Il successo non deriva automaticamente dai valori della palla ovale, ma per la qualità di un lavoro che su quei valori fonda le proprie basi. Non abbiamo gli stessi numeri di grandi nazioni come Francia, Inghilterra e come le nazioni dell’Emisfero Sud: ma abbiamo sviluppato eccellenti programmi rivolti ad allenatori e giocatori. Oggi ci sono circa 130 giocatori professionistici e 100-120 circa coinvolti nelle varie Academy.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A differenza dell’Italia, le Academy delle quattro province formano giocatori poi in grado di esordire in Pro12 e oltre. In poche parole, prendono un atleta già formato e lo aiutano nel passaggio al professionismo. Prima un passo importante nella formazione avviene nelle scuole: basta pensare che dal Blackrock College sono usciti giocatori come Cullen, O’Driscoll. Madigan. E la finale del Leinster Schools Senior Challenge Cup riempie l’RDS…</strong><br />
E’ un sistema diverso. La cultura dello school rugby è molto forte e si basa su una solida tradizione. Anch’io ho frequentato il Blackrock College e lì la palla ovale è una religione. Né più né meno. Dal punto di vista sportivo queste scuole garantiscono una qualità molto più alta dei club: puoi allenarti con maggior frequenza, le strutture sono importanti, c’è molta competizione e si crea subito una forte cultura del gruppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come è strutturato in Irlanda il sistema di formazione rivolto all’alto livello?</strong><br />
A 16 anni si gioca nelle scuole, a 18 parte l’identification process che permette di capire quali ragazzi hanno le potenzialità per entrare nelle quattro Academy delle province, dove restano tre anni. E lì si vede chi ha le possibilità di giocare con l’Under 20, in British&amp;Irish Cup, in Pro12…E in caso positivo viene offerto un contratto professionistico. Sono due sistemi diversi: noi per esempio non possiamo offrire un contratto Academy a chi non ha ancora finito la scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In Italia invece c’è un salto troppo alto tra Accademie e franchigie</strong><br />
Dobbiamo coprire il gap tra il momento di formazione nelle Accademie e il Pro12. Abbiamo già la soluzione esatta? No. Abbiamo capito che c’è un problema e non è un passo scontato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qualche giocatore dell’Accademia già ha assaggiato il Pro12…</strong><br />
In ogni gruppo di persone ci sono tre sotto gruppi: chi sta più in basso, chi in alto e chi può muoversi tra i due estremi. Il nostro compito è avere più giocatori possibili che rientrano in questi ultimi due casi e vogliamo essere sicuri che siano gestiti nel miglior modo possibile da ogni punto di vista, lavorando in sinergia con Accademia, Zebre e scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tra Accademia Nazionale, Zonali, Under 20 ed Emergenti, quanto è fondamentale il coordinamento tecnico?</strong><br />
E’ vitale. Usiamo la metafora della bussola: ognuno che si occupa della formazione dei ragazzi deve puntare nella stessa direzione. Se non siamo allineati allora arrivano i problemi. Serve comunicazione, coordinazione e stabilire una direzione tecnica comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si ottiene tutto ciò?</strong><br />
Il primo aspetto, fondamentale se non decisivo, è quello di rispettare la realtà dei principi del gioco. Poi possiamo e dobbiamo diversificarci a seconda del gruppo di lavoro, ma questo solo dopo aver rispettato i principi del gioco. E sono confidente, perché tutti coloro che ho incontrato condividono questa visione e vogliono rispettarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E questo è uno dei motivi per cui lei è qui in Italia. Posso chiederle perché ha lasciato l’Irlanda?</strong><br />
Da quando ho iniziato a lavorare con la IRFU ho ricoperto gli incarichi di Elite Player Development Manager, National Coach Development Manager e Head of Technical Direction. Credo che abbiamo costruito un sistema eccellente portato avanti da uno staff eccellente: abbiamo fatto un lavoro fantastico. Ora ho scelto una strada alternativa perché era venuto il momento di nuove sfide e questa avventura mi arricchirà ulteriormente. Negli ultimi due anni abbiamo battuto la Nuova Zelanda con la nazionale femminile, con l’Under 20 e ora con la maschile. Ma ciò che più mi rincuora è che mi lascio alle spalle uno staff con le giuste indicazioni tecniche: ho totale fiducia nelle loro abilità sia di rispettarle, che di apportare in futuro nuova creatività.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di Roberto Avesani</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/11/16/dallera-amatoriale-allalto-livello-giovanile-26-anni-di-rugby-con-stephen-aboud/">Dall&#8217;era amatoriale all&#8217;Alto Livello giovanile: 26 anni di rugby con Stephen Aboud</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Club Italia e Alps Hockey League: uno sguardo oltre i confini di Ovalia</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/11/09/club-italia-e-alps-hockey-league-uno-sguardo-oltre-i-confini-di-ovalia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 07:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[a1]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[alps league]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due risposte ad altrettante problematiche comuni: salto nel professionismo e competitività</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/11/09/club-italia-e-alps-hockey-league-uno-sguardo-oltre-i-confini-di-ovalia/">Club Italia e Alps Hockey League: uno sguardo oltre i confini di Ovalia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi prendiamo una pausa dalla palla ovale per fare un breve viaggio in altri due sport di squadra: pallavolo femminile e hockey su ghiaccio. Perché lo facciamo? Perché tante altre discipline condividono con il rugby medesime problematiche, come ad esempio la formazione dei migliori giovani che si preparano al salto nell&#8217;alto livello e la ricerca di una struttura di campionato in grado di garantire una corrispondenza tra competitività interna e a livello internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Club Italia: il trampolino per il professionismo</strong></p>
<p>Nato nel 1998 per volontà della Federazione Italiana Pallavolo, il Club Italia è un progetto tecnico che ha l’obiettivo di riunire e formare le migliori giovani atlete italiane, selezionate dai club di tutta la Penisola. Dopo tanti campionati tra B2, B1 e A2, nel 2015 la squadra è stata iscritta di diritto alla Serie A1: l’età media delle giocatrici selezionate è cresciuta dai 15-16 ai 17-20 anni (l’anno medio di nascita della rosa 2016/17 è il 1998, ma si spazia dal 1995 al 2002) ed in parte è cambiato anche l’obiettivo del Club Italia. Non più formazione di atlete ancora giovani ma sviluppo ultimo di atlete con basi tecniche già forti e loro supporto nel decisivo momento del passaggio all’alto livello. L’organizzazione è del tutto simile a quella dell’Accademia Francescato, con scuola, allenamenti e partite la domenica. Cambiano il livello di competizione, la durata del ciclo che non è fissa ma stabilita in base all’effettiva maturazione della giocatrice e la forte continuità con la nazionale juniores Under 20, di cui si configura quasi come l’ideale proseguimento a livello di club.</p>
<p>Da due stagioni, ovvero da quando la squadra è stata iscritta in A1, allenatore del Club Italia è Cristiano Lucchi, classe 1977 e anche attuale interim coach della Nazionale Maggiore Femminile. Lo abbiamo intervistato per mettere in evidenza le caratteristiche di Club Italia, i suoi obiettivi e il ruolo che ha nel definitivo approdo delle sue giovani atlete ai più alti livelli del professionismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Perché è nato il progetto Club Italia e quali sono i suoi obiettivi?</strong><br />
E’ un progetto riferito alla strutturazione del talento che mira all’alto livello: l’obiettivo è diventare una forte giocatrice di Serie A e nella massima espressione anche convocabile per la nazionale. L’anno scorso si è deciso di indirizzarlo a giocatrici più grandi, dai 17 fino ai 20 anni, per permettere loro di fare l’ultimo salto di qualità confrontandosi con il campionato di A1. Prima il progetto era rivolto ad una fascia di età inferiore, dai 15 ai 16 anni: poi invece abbiamo capito che era necessario accompagnare le ragazze per l’ultimo salto di qualità, perché magari uscivano da Club Italia e ancora non trovavano squadre disposte a fidarsi di loro. Ed è una scelta giusta e che sta decisamente pagando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il livello a cui tende è davvero molto alto</strong><br />
Questa scelta federale guarda al futuro della nostra nazionale: chiaro che se come l’anno scorso riusciamo a coinvolgere sei giocatrici nella nazionale seniores, allora abbiamo fatto centro. L’idea è quella di accelerare il processo di crescita e capire se certe giocatrici sono in grado di mantenere questo alto livello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le giocatrici selezionate hanno già un buon livello di base. Il vostro è più un “affinamento”, corretto?</strong><br />
La base tecnica è già fatta, noi permettiamo di continuare il lavoro con le modalità dell’alto livello, per esempio con molto studio tecnico e analisi delle situazioni tattiche. Questo è un aspetto per noi molto importante, mettere le giocatrici nella condizioni di saper leggere le situazioni tattiche che si verificano nell’alto livello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La crescita delle giocatrici è più importante del risultato del campo?</strong><br />
Chiaro che vincere aiuta, fa morale e piace sempre. Ma il nostro obiettivo è il confronto con l’alto livello e capire il talento delle ragazze, che non si sviluppa se è confrontato con il proprio livello. L’anno scorso è stata la prova del nove: in A1 ci sono straniere forti e giocatrici talentuose, ma le ragazze hanno accettato il confronto e dimostrato le potenzialità raggiungendo l’undicesimo posto e la conferma della categoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il vostro legame con la Nazionale Under 20?</strong><br />
In diversi casi le ragazze hanno già esperienza nella Nazionale Under 20. Sono giocatrici che magari troverebbero posto nelle rose di altre squadre di A1 o più facilmente di A2, ma magari gli staff non si fiderebbero a farle giocare e farebbero molti minuti in panchina. E’ una sorta di nazionale juniores di club: le atlete escono dalla nazionale Juniores, dove arrivano militando in A2 o B1, ed entrano nel Club Italia per affinare la loro crescita. Diverse ragazze uscite hanno poi trovato spazio in squadre di A1 e la domanda è: quante sarebbero arrivate a quel livello se non fossero passate dal Club Italia?</p>
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<p><strong>Le ragazze che sono passate dalla nazionale juniores che carriera di club hanno?</strong><br />
Succede che chi passa dalla nazionale juniores poi venga dimenticata o perda la strada verso l’alto livello proprio perché non ci sono squadre disposte a puntare su di loro. Noi vogliamo invece che la giocatrice si senta gli occhi addosso in senso positivo e che capisca che se è arrivata alla nazionale juniores è perché ha delle potenzialità che noi vogliamo sviluppare e far emergere. E per questo è giusto si continui a lavorare assieme a loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per la atlete poi c’è anche la possibilità di farsi notare dalle squadre avversarie&#8230;</strong><br />
Si fanno le ossa, esprimono il loro potenziale e le altre squadre contro cui giochiamo le notano. E questo è il nostro traguardo: formare giocatrici in grado di confrontarsi con quel livello e si spera con quello ancora più alto della nazionale. Si può dire sia una sorta di incubatore che accoglie atlete e permette loro, ma anche a noi staff tecnico, di capire se possono tenere quel livello.</p>
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<p><strong>Le ragazze che escono da Club Italia hanno vincoli di militanza?</strong><br />
Quando una ragazza esce è libera di andare anche all’estero, come una giocatrice ordinaria che riceve un’offerta.</p>
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<p><strong>Per il movimento è una vittoria o una sconfitta?</strong><br />
Se dopo due o tre anni al Club Italia una ragazza va all’estero, in un club che fa Coppe Europee, con giocatrici importantissime, significa che abbiamo fatto bene il nostro lavoro e quel passo sarà un’ulteriore crescita per l’atleta stessa e in caso anche per la nazionale. Chiaro che si priva il campionato italiano di una giocatrice, ma stiamo parlando di ragazze giovani che hanno la possibilità di confrontarsi con tornei di massimo livello e per loro non può che essere un bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Da allenatore, come si gestisce una squadra la cui rosa cambia parecchio e senza “senatrici” di esperienza?</strong><br />
Quando finisce il lavoro di formazione andiamo a cercare altre ragazze con cui avviare il processo. Ed è giusto che il ciclo si concluda e che le ragazze vadano in altri club di Serie A: quest’anno, per esempio, ne sono uscite sei ed entrate altre. La metodologia di lavoro dipende dalle qualità delle atlete e dalle situazioni tecniche che vogliamo sviluppare. In generale, rispetto magari ad un club di A1 con giocatrici più esperte, noi chiediamo un passaggio tecnico forte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quello che offrite è un ambiente di altissimo livello, sia a livello di staff che di strutture</strong><br />
La Federazione mi mette nelle condizioni di lavorare con staff di primo livello e che permettono di seguire il percorso di crescita a tutto tondo. E’ un investimento forte, ma sicuramente diamo qualcosa di più di ciò a cui la giocatrice è abituata venendo magari dall’A2 o dalla B1. Abbiamo la possibilità di strutturare e organizzare il lavoro nel miglior modo possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come è organizzato il momento scolastico?</strong><br />
Dobbiamo essere bravi a fare un planning degli allenamenti che rispetti i tempi scolastici, come per esempio i rientri. Prendiamo accordi con i vari presidi, le ragazze sono seguite da tutor e due volte la settimana, per esempio, escono prima per il lavoro in palestra. Inutile nasconderlo: per le ragazze è davvero un grosso impegno e quasi tutte frequentano la scuola pubblica, dove talvolta le esigenze sportive non riscuotono l’importanza dovuta. Noi allenatori dobbiamo essere bravi a modulare le settimane in base alle interrogazioni, ai compiti in classe…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le ragazze riescono a far fronte a questo impegno?</strong><br />
Quest’anno per esempio ho capito che se non dai alle ragazze due giorni di stacco fisico e mentale ogni 20 giorni, poi a gennaio arrivano stanche e scariche. Anche perché gli allenamenti richiedono molto impegno e non solo fisico: si vuole insegnare a vivere la partita di A1, c’è il momento dell’analisi video, ci sono lezioni tattiche e sul gioco degli avversari. C’è un grande sforzo mentale. E se in una giornata sommi le ore a scuola la mattina, l’allenamento e lo studio nel pomeriggio, si capisce l’entità dello sforzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E’ difficile riuscire a gestire tutte le diverse esigenze?</strong><br />
La prima cosa che dico alle ragazze è di tenere duro e di organizzarsi al meglio, e di riposarsi per non rischiare di strafare. Poi dal punto di vista del gruppo è una vita quasi collegiale e dobbiamo essere attenti a lasciar loro i propri spazi: a 16, 17 e 18 anni il tempo libero è necessario per svagarsi, per incontrare la famiglia, le amiche o il proprio ragazzo. Non è facile perché c’è poco tempo e per questo ogni 20 giorni diamo due giorni completamente liberi.</p>
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<p><strong>Hanno a disposizione figure di supporto?</strong><br />
Premetto di essere convinto che la figura del mental coach possa dare una grossa mano nell’attività di uno sportivo professionista. Ma a quest’età sono convinto che potrebbe aiutare solo fino ad un certo punto: ci siamo noi, la scuola, le famiglie e rischiamo di avere troppe situazioni che possono condizionare o comunque forzarne il modo di pensare. Le ragazze rischierebbero forse di essere stressate e magari di veder “sconvolto” il proprio modo di ragionare e vedere le cose.</p>
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<p><strong>Il livello di A1 è molto alto anche da altri punti di vista. Palazzetti pieni, dirette televisive, interviste, un buon seguito mediatico…</strong><br />
Anche questo è un passaggio richiesto. La crescita e la maturazione di un giovane atleta passano anche dal confronto con il giornalista, dallo scendere in campo davanti a molti spettatori. E’ sicuramente un passaggio di notevole importanza e che Club Italia aiuta a fare. A livello inferiore magari non si confronterebbero con così tante figure, dai dirigenti ai media. Qui si impara a vivere a 360° da atleta e vogliamo formare una giocatrice completa sotto tutti i punti di vista.</p>
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<p><strong>Certo è che la prospettiva di diventare una giocatrice professionista è concreta e reale</strong><br />
La ragazza si rende conto se questa è la sua passione, oppure dopo due anni a Club Italia capisce di voler perseguire altre strade o altri livelli meno impegnativi. Noi le mettiamo di fronte ad un possibile futuro lavoro, mostriamo esigenze e richieste della pallavolo professionistica: per noi non è un obbligo farle diventare tutte giocatrici professioniste, ma è chiaro che vogliamo che abbiano tutti gli strumenti perché ciò possa accadere e per valutare se questa è la strada che vogliono seguire. Poi però sta a loro capire se hanno la voglia mentale e la volontà per farlo.</p>
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<p><strong>La Alps Hockey League: ringiovanire e puntare sui giovani è una necessità</strong></p>
<p>Cosa hanno in comune hockey su ghiaccio e rugby? Entrambi si sono rivolti in tempi recenti a campionato esteri per risolvere un problema di competitività interna e che si rifletteva anche a livello internazionale. <strong>La palla ovale con l’ingresso in Celtic League nel 2010, lo sport del puck con quello nella Alps Hockey League a partire dalla stagione 2016/1</strong>7.</p>
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<p>La nazionale di hockey su ghiaccio ha sofferto in anni recenti uno scarso attaccamento da parte dei tifosi, molto legati alla propria squadra del cuore ma restii ad accendersi per la selezione azzurra. Tra le cause, <strong>anche il massiccio impiego di giocatori oriund</strong>i per lo più a fine carriera e la mancata convocazione di giovani provenienti dai club: con la conseguenza di bloccare in parte la crescita di quest’ultimi e di non riuscire ad affezionare gli storici tifosi delle società.</p>
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<p>Una situazione di stallo e di generale stanca che si rifletteva anche nella struttura del massimo campionato nazionale. La Serie A 2015/16 è stata organizzata ad otto squadre, a fronte delle dodici dell’annata precedente: tutte e otto hanno disputato la fase finale dei playoff al termine della stagione regolare, che dal punto di vista della competizione è servita solo per stabilire gli accoppiamenti dei quarti di finale e la composizione del tabellone. Delle otto partecipanti, sette avevano sede tra Trentino Alto-Adige e Veneto settentrionale, con Valpellice (Torino) unica squadra fuori raggio. Una situazione che geograficamente ricorda da vicino quella dell’Eccellenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dalla stagione 2016/17 e almeno fino al 2019 le cose sono radicalmente cambiate</strong>. Nella primavera di quest’anno è stata fondata la Alps Hockey League (da qui in avanti AHL): al neonato campionato partecipano le squadre della Serie B austriaca (alcune formazioni sono Seconde Squadre di compagini della Serie A austriaca, come nel caso di Salisburgo), otto squadre italiane (tutte provenienti dall’area Trentina, Alto Atesina e Veneta) e una slovena. Non senza polemiche e discussioni, <strong>le squadre hanno scelto di non partecipare ad una Serie A considerata poco attrattiva, in calo di spettatori e “ripetitiva” dal punto di vista della formula</strong> con le solite otto squadre ad affrontarsi tre volte in campionato e in Coppa Italia. Al termine dell’AHL le quattro italiane meglio classificate parteciperanno ad una final four che assegnerà lo scudetto italiano.<br />
Una strada, quella oltre il Brennero, che già Bolzano aveva scelto di intraprendere nel 2013, anno in cui ha lasciato il campionato italiano per iscriversi alla EBEL (Serie A austriaca). Ma torniamo alla AHL.</p>
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<p>Il passaggio alla neonata competizione, le cui spese di partecipazione sono per evidenti motivi superiori da sostenere, hanno portato le squadre a <strong>ridurre il numero di stranieri puntando maggiormente sulla valorizzazione dei propri settori giovanili</strong>: le società hanno pertanto sfoltito il numero di stranieri e ringiovanito le rose, anche per le direttive federali che impongono il limite di quattro stranieri e un oriundo.</p>
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<p>Parlando a <em>Repubblica</em> della decisione, il responsabile del settore hockey della Federghiaccio Tommaso Teofoli ha citato l’esempio del rugby e della scelta di entrare in Celtic League: “E’ un precedente che abbiamo studiato con attenzione – ha dichiarato &#8211; Lì c&#8217;è una nazionale fortissima mediaticamente, che riempie stadi di calcio quando gioca, anche se poi in campo prende sberle quasi sempre. E poi ci sono squadre che invece sono seguite da pochi appassionati. Da noi invece la situazione è quasi l&#8217;opposto: i nostri team sono seguiti da un buon pubblico, ma dobbiamo lavorare molto sui mass media, la AHL serve anche a questo, oltre che a fare crescere i giovani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di Roberto Avesani</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/11/09/club-italia-e-alps-hockey-league-uno-sguardo-oltre-i-confini-di-ovalia/">Club Italia e Alps Hockey League: uno sguardo oltre i confini di Ovalia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Stimoli a lavorare e giovani: la Serie A e i Medicei di Pasquale Presutti</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/10/26/stimoli-a-lavorare-e-giovani-la-serie-a-e-i-medicei-di-pasquale-presutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 06:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serie A – B – C]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[Eccellenza]]></category>
		<category><![CDATA[medicei]]></category>
		<category><![CDATA[Presutti]]></category>
		<category><![CDATA[Pro12]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato il coach dei toscani, "sceso" nel torneo Cadetto dopo i successi con Petrarca e Fiamme Oro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/10/26/stimoli-a-lavorare-e-giovani-la-serie-a-e-i-medicei-di-pasquale-presutti/">Stimoli a lavorare e giovani: la Serie A e i Medicei di Pasquale Presutti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo i tanti anni in Eccellenza alla guida di Petrarca e Fiamme Oro, con cui ha conquistato rispettivamente uno scudetto e un Trofeo Eccellenza entrambi al Battaglini contro Rovigo, Pasquale Presutti ha scelto la scorsa stagione di prendere la strada di Firenze per sposare l&#8217;ambizioso progetto dei Medicei di cui ha assunto la guida tecnica. Quella iniziata da poco più di un mese è la seconda annata sportiva in terra toscana: per ora in campionato sono arrivate quattro vittorie, la più importante delle quali domenica contro l&#8217;Accademia nello scontro di vertice che ha consegnato alla sua squadra il primo posto nella Poule 1 del campionato nazionale Serie A.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Coach, come valuta l&#8217;avvio di stagione della sua squadra?</strong><br />
Siamo partiti senza nasconderci con importanti ambizioni. La squadra ha ancora buoni margini di miglioramento, ma sono contento perché oltre ai risultati si è visto anche il bel gioco, che non sempre è facile abbinare ad una prestazione positiva nel risultato. Domenica con l’Accademia è stato così e siamo contenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La campagna estiva ha notevolmente rafforzato la squadra. L&#8217;obiettivo è ben preciso&#8230;</strong><br />
Noi ce la mettiamo tutta ma non siamo certo soli. Il cammino è lungo, bisogna arrivare fino a maggio e i ponti da attraversare sono tanti. Nel cammino puoi trovare squadre come Recco, Colorno, Paese, Tarvisium, L’Aquila, Valsugana… Però ripeto, non ci nascondiamo e siamo partiti con determinate ambizioni. Vedo un torneo molto livellato e in cui è importante concentrarsi di domenica in domenica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa l&#8217;ha convinta a scendere di un gradino per allenare in Serie A dopo stagioni con importanti risultati nel massimo campionato nazionale?</strong><br />
Devo dire che mi trovo molto bene, il progetto della società mi stimola a lavorare ed è quello che ci voleva. Nove anni consecutivi in Eccellenza non sono facili, ma subito dopo non puoi nemmeno fermarti. Nel modo di approcciarmi al lavoro in campo non ho mai fatto differenza tra le categorie, Eccellenza, Serie A, B o C che fosse. L’impegno è sempre stato uguale e anche il piacere nel fare le cose.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Poter contare su giocatori come Newton, 30 partite in Pro12, aiuta certamente ad alzare il livello&#8230;</strong><br />
La rosa è certamente bella e competitiva con giocatori importanti e non solo Dan Newton. Soprattutto, hanno dimostrato di capire il progetto e vogliono dare una grossa mano per realizzarlo. Alcuni certo hanno militato in categorie superiori e sono di categoria superiore ma in generale è il gruppo interessante, con voglia e con cui è bello lavorare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pensa che al rugby italiano servano le grandi città in Eccellenza?</strong><br />
Vivo la realtà di Firenze e qui c’è voglia di rugby, sicuramente, come testimoniano anche il sostegno di istituzioni e sponsor. C’è anche una buona affluenza allo stadio che fa molto piacere. Poi certo, le cose bisogna meritarsele sul campo e molto è legato ai risultati: vincere aiuta a creare determinate risposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come ha visto in campo i ragazzi dell&#8217;Accademia Nazionale e come valuta in generale una tappa in Serie A per chi esce dalle Accademie?</strong><br />
Quello è per loro un percorso interessante. Sono ragazzi giovani che a volte pagano il dazio del fattore esperienza ma a livello di qualità non c’è nulla da dire. Anzi, domenica contro di loro in più di un’occasione potevamo subire maggiormente e lo scorso campionato a marzo abbiamo preso più di trenta punti a Parma. La Serie A è una buona tappa per tutti i giovani, che siano usciti dalle Accademie o che provengano dalle giovanili nel club: e giocando la domenica contro i tuoi avversari li vedi i giovani interessanti, come noi ne abbiamo diversi del vivaio. L’importante è che si impegnino ma anche che riescano ad avere le soddisfazioni per cui lavorano e che meritano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quest&#8217;anno l&#8217;Eccellenza si sta dimostrando più combattuta e di livello più alto. Merito anche dei giocatori rientrati dal Pro12?</strong><br />
Vero che sono scesi giocatori importanti dalle franchigie, ma credo che man mano che gli anni passano i giovani usciti dalle Accademie incidano sempre più e bisogna dar loro il tempo necessario perché ciò si verifichi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sembra anche ci sia maggior disponibilità a muovere palla&#8230;</strong><br />
In generale molto dipende sempre dalla squadra a disposizione. Noi per esempio abbiamo una buona linea veloce che ci piace sfruttare al meglio, ma è fondamentale saper leggere le situazioni: per esempio domenica sempre contro l’Accademia in un momento è servito far prevalere l’esperienza dei nostri avanti variando in parte il gioco. E poi servono solidità mentale e voglia di lottare, sempre, da parte di tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; importante riuscire a divertire?</strong><br />
Mi sono fermato all’introduzione del regolamento: si gioca in 15 per squadra e chi segna di più vince. Se si scende in campo lo si fa per dimostrare la propria superiorità rispetto all’avversario.</p>
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		<title>Cronaca: quattro giovani di fronte al giudice del tribunale minorile di Venezia</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2016/07/18/cronaca-quattro-giovani-di-fronte-al-giudice-del-tribunale-minorile-di-venezia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2016 10:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
		<category><![CDATA[mogliano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fatti contestati si sarebbero svolti nel 2015 all'interno del Collegio Astori, che ospita una delle Accademie Zonali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/07/18/cronaca-quattro-giovani-di-fronte-al-giudice-del-tribunale-minorile-di-venezia/">Cronaca: quattro giovani di fronte al giudice del tribunale minorile di Venezia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro ragazzi membri dell&#8217;Accademia Zonale di Mogliano, all&#8217;epoca dei fatti diciassettenni, dovranno comparire il prossimo 11 ottobre di fronte al giudice del tribunale minorile di Venezia per rispondere alle accuse di &#8220;atti persecutori, stalking, percosse, estorsione, lesioni aggravate, rapina, violenza, anche sessuale e minaccia per costringere a commettere reati&#8221;. I fatti si sarebbero svolti nel corso dell&#8217;anno 2015 all&#8217;interno del Collegio Astori di Mogliano Veneto, dove è ospitata la relativa Accademia Zonale. Vittima un ragazzo più giovane della stessa Accademia, che nel corso di alcuni mesi dello scorso anno avrebbe subito quanto contestato al punto di decidere di lasciare la struttura e seguire un percorso di psicoterapia. La vicenda, di cui scrivono oggi <em>La Nuova di Venezia e Mestre, Il Mattino di Padova e La Tribuna di Treviso</em>, è emersa dopo la denuncia del padre della vittima, che aveva informato pure il presidente del Cus Padova Roberto Zanovello rendendo nota l&#8217;intera vicenda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2016/07/18/cronaca-quattro-giovani-di-fronte-al-giudice-del-tribunale-minorile-di-venezia/">Cronaca: quattro giovani di fronte al giudice del tribunale minorile di Venezia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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