Nations Championship: l’Inghilterra si oppone per il timore di una catastrofica retrocessione

La Federazione Inglese ha dipinto un quadro assai negativo circa l’introduzione delle retrocessioni per il possibile nuovo torneo

Ph. Sebastiano Pessina

La RFU non vuole vedere nascere il Nations Championship pensato da World Rugby: il punto sta tutto nella questione “retrocessioni/promozioni”.
Tramite il suo amministratore delegato Nigel Melville infatti, la Federazione Inglese ha spiegato ai media locali la posizione che intendono mantenere: “Ci assicureremo che il torneo non arrivi nello scenario internazionale – tuona – questo risolverà il problema, anche perchè non abbiamo intenzione di entrare in una situazione del genere.
Per noi lo spettro di una retrocessione sarebbe catastrofico: non bisogna pensare soltanto alla nazionale, come squadra, ma a tutto quello che ci sta intorno e al finanziamento dell’attività rugbystica nel Paese. Poi, c’è un’altra cosa da considerare: la retrocessione equivarrebbe in realtà a due anni in seconda divisione. Se negli anni dei British & Irish Lions e quelli della Rugby World Cup le retrocessioni e le promozioni fossero bloccate (cosi come segnalato da World Rugby, ndr), si correrebbe il rischio – in caso di ultimo posto –  di rimanere bloccati per due anni in seconda divisione. Questo per noi sarebbe un disastro”.

La vendita di Twickenham e l’alleanza con Irlanda e Scozia
Melville rincara la dose facendo capire che, in caso di retrocessione, la RFU sarebbe costretta a vendere Twickenham per sostenere le spese relative ai programmi di crescita e sviluppo del gioco sul suolo inglese. Alle spalle di tutto questo “polverone” sollevato, c’è però anche un’alleanza con Irlanda e Scozia; le quali a loro volta hanno già fatto capire di essere contrarie alla nascita del Nations Championship. Un “triumvirato” che guarda con maggior interesse a rinforzare il Sei Nazioni, passando magari da eventuali accordi economici sottoscrivibili con CVC.

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  1. gian 27 marzo 2019, 11:48

    quindi l’italia deve essere retrocessa, mentre le home unions non possono accettare un, per quanto improbabile, rischio simile, non male, come logica, comunque questo dimostra come il rugby cambierà molto lentamente (da un certo punto di vista, per fortuna, da altri è una tragedia)

    • Giambo 27 marzo 2019, 16:41

      Quelli che hanno sempre chiesto la retrocessione per buttare fuori l’Italia sono giornalisti ed opinionisti, qui a parlare è il CEO della Federazione Inglese. Lieve differenza di ruolo…

      • gian 28 marzo 2019, 10:40

        ni, ci sono voci anche dell’ambiente, poi, vero che l’incendio lo fomenta la stampa, di base

  2. Fabruz 27 marzo 2019, 12:54

    Se per caso retrocedesse la Scozia, l’Inghilterra giocherebbe per due anni contro la Georgia anziché la Calcutta Cup. Ci rimetterebbero anche gli inglesi

  3. Appassionato_ma_ignorante 27 marzo 2019, 13:41

    Tali dichiarazioni mi sembrano incomprensibili: difficilmente l’Inghilterra rischia la retrocessione. Invero, vedo dura la retrocessione di una qualsiasi delle home union. Quindi l’argomentazione di base è viziata da una premessa non dico senza senso, ma quasi.

    • gian 27 marzo 2019, 13:48

      ricordo che ci sono stati anni in cui l’italia, qualche home union, se l’è messa dietro, quindi, fatto salva l’inghilterra, perché rischiare che una delle altre tre o la francia, incocci nell’anno sbagliato, perdendo una valanga di soldi derivanti da 6N o partite singole, che hanno un significato tutto loro al di fuori del torneo stesso? e questo vale anche per l’italia, che se fosse un minimo più competitiva ha già le sue belle motivazioni contro francia, soprattutto, e scozia, cominciasse a vincere con una delle altre tre ci mettono 5min ad inventarsi il nome alla partita e darle un significato, se cominci a cambiare ogni anno l’antagonista, soprattutto se storico, rischi di mandare molto a peripatetiche.
      questo torneo non sà da fare e non si farà, non hanno abbastanza carte da mettere sul tavolo per convincere gran parte di quelli ricchi

    • Appassionato_ma_ignorante 27 marzo 2019, 14:22

      Capisco. Vediamo gli sviluppi: non sarei così categorico. Se questo sport vuole uscire dall’elitarismo in cui si sta in qualche modo confinando con le proprie mani, qualcosa s’ha da fare. WR ha perlomeno il merito di provarci. L’Inghilterra avrà sicuramente argomentazioni valide, ma allo stesso tempo non può limitarsi a dire di no.

      • Giambo 27 marzo 2019, 16:45

        A chi interessa uscire dall’elitarismo? Non certo all’Inghilterra, che anzi ci guadagna a fare più partite di cartello, rispetto ad affrontare Stati Uniti o Georgia nell’arco di un anno. Quello che non si vuole capire è che fino a quando federazioni del calibro di Irlanda, Francia ed Inghilterra vogliono il torneo chiuso, per passare all’incasso con calma, non c’è Federazione Internazionale che tenga. In Italia possiamo dormire sogni tranquilli: agli inglesi piace di più fare le scampagnate a Roma, piuttosto che a Tiblisi, checché ne dica il caro Eddie Jones.

      • porcorosso 27 marzo 2019, 16:46

        Europeo ogni 4 anni.
        16 squadre, 6 settimane, usi molti giocatori emergenti, dai la possibilità di confronto con le tier 2+3. Fai qualche soldino con i diritti TV.
        Non hai tutti i bug del WNC

        La cosa sembra fattibile solo a me?
        Saluti PR-WSM

        • Andrea B. 27 marzo 2019, 19:22

          Un torneo di sedici squadre sedici in Europa? A che pro? Chi lo vince è campione d’Europa? Quello c’è ogni anno… e poi mi domando l’appeal televisivo di un Inghilterra – Belgio (terza nazionale inglese, ovviamente…)

          • porcorosso 28 marzo 2019, 11:12

            Se uno degli scopi di WR era quello di intensificare i match tra Tier 1 e Tier 2+3 non c’è molto da girarci attorno, bisogna organizzare delle partite tra Tier 1 e 2+3.

            Vi sono poi diversi lati positivi nel coinvolgimento delle nazioni minori, che vanno dal mero allargamento della base di interesse nel Rugby – immagino che una ENG vs ESP possa giovare non poco in termini di attenzione in Spagna – e quindi la vendita di diritti televisivi, alla possibilità di testare i giocatori, qui e in altri luoghi di discussione, si è sempre dibattuto della scarsa possibilità della nazionale di testare giocatori in match meno importanti, vale anche per ENG vs BEL.

            Altrimenti va bene anche l’elitarismo, ma allora non dobbiamo considerarlo un problema.

            Saluti PR-WSM

      • gian 27 marzo 2019, 17:49

        si chiama sport iperprofessionistico, non movimento elitario, per mantenere dei movimenti strapagati e stracostosi servono soldi, tanti, chi ha più appeal li drena anche a chi ne ha meno, se dividi i soldi non automaticamente fai crescere i movimenti minori, ma certamente rischi di far crollare il palco dei maggiori, per questo motivo i maggiori non accetteranno mai di dividere con gli altri e di rischiare di perdere parte dell’appeal, si tratta di sopravvivenza, fino a quando non scoppierà la bolla, poi ne riparleremo, ma ad oggi l’osso non lo mollano di sicuro

  4. TommyHowlett 27 marzo 2019, 14:42

    Visto che essere gli ultimi ha i suoi vantaggi? Ad esempio noi non ce la facciamo sotto per una retrocessione…

  5. Darko 27 marzo 2019, 14:52

    La scoperta dell’acqua calda….è un secolo che lo dico, l’Italia è una botte di ferro…le scelte non le fanno giornalisti , giocatori, allenatori, le fanno gente che in primis considera il vile Dio denaro…i tornei internazionali sono come gli stati, più sono stabili più sono ricchi.

  6. mic.vit 27 marzo 2019, 15:03

    lo dica ai giornalisti inglesi che ad ogni sconfitta nel 6n ci chiedono di uscirne…
    poi la federazione se n’esce con un teorema per assurdo per chiedere più soldi a wr…
    ma forse è solo una dichiarazione davanti a qualche pinta di troppo…

  7. Andrea B. 27 marzo 2019, 19:45

    Ma questo sistema di promozioni /retrocessioni in questa ipotetica nuova competizione, solo a me sembra un tentativo di WR di condizionare la struttura del SeiNazioni prima e eventualmente metterci le mani sopra poi? 🤔
    Altra domanda: ma l’attuale sistemazione del rugby internazionale fa così schifo?
    Questo sport che piace a tutti è così, chiamatelo elitario, ma la sua struttura, le sue nazioni protagoniste rimarranno sempre quelle come la forma della palla. Ma c’è chi pensa che omologandolo ai format delle competizioni di altri sport diventerà meglio?
    Per finire, le 6+4 che adesso fanno test match tra loro e con altre mi sembra che assicurino maggiore variabilità di docici squadre a battagliare sempre tra loro (tranne uno /due cambi per retrocessioni…)

    • Dvd 27 marzo 2019, 20:21
    • gian 28 marzo 2019, 11:04

      assolutamente, questo è il problema che WR non vuole capire, i soldi li fanno 2/3 squadre, altre 3/4 aiutano e altre 3/4 se la cavano (il massimo risultato si ha incrociando queste squadre), poi ci sono altre 4/5 squadre che non valgono soldi, ma avendo tradizione hanno un buon livello e non sono schifate dal grande pubblico, il resto ha il suo gruppo di appassionati, ma non fa molto di più.
      se vuoi far crescere il movimento e far guadagnare di più le tier 2, vedi di organizzare i TM in modo che una due volte all’anno, almeno, una di quelle dei primi 3 gruppi (RC e 6N di base, non so se si possa mettere anche il jap) incontri una del 4°, sperando di far crescere il pubblico lì, chi sta sotto ha i suoi tornei, al max se ci fosse qualche performance particolare puoi inserirli nel gruppo D, così aiuti tutti, la crescita ed un po’ di soldi, distribuisci meglio gli introiti e finanzi, piuttosto, squadre pro nei tornei di “mantenimento”, come adesso piace chiamarli, per nazioni o gruppi di nazioni, non ricche

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