La grande storia di Thierry Feuteu

A 18 anni è partito dal Camerun per inseguire un sogno ovale. Ha dovuto superare confini durissimi, ma alla fine ha conquistato la nazionale spagnola

Thierry Feuteu, dalla sua pagina, Facebook

Una delle vie più battute dai migranti che dall’Africa cercano di raggiungere l’Europa è attraverso il Marocco. Sulla costa nord del Paese si trova infatti Melilla, enclave spagnola dallo status piuttosto particolare che segna di fatto il confine tra i due continenti. Non a caso, dalla fine degli anni ’90 è stata progettata e costruita una doppia recinzione alta 6 metri e lunga 12 chilometri per impedire agli immigrati di arrivare in città, con il costante controllo della Guardia Civil grazie a delle torrette di osservazione installate lungo le barriere.

La rigidità del confine e i massicci tentativi di scavalcare le barriere, negli anni, hanno prodotto diversi scontri tra polizia e migranti, che in gruppi di centinaia o migliaia hanno provato ripetutamente ad eludere le forze dell’ordine e a raggiungere Melilla. Molto spesso, solo una piccola percentuale di chi ha provato a scavalcare le recinzioni è poi effettivamente sfuggita alla polizia, riuscendo ad arrivare in città e di conseguenza in Europa. Tra questi, cinque anni fa, ci è riuscito un 18enne proveniente dal Camerun.

Faceva parte di un gruppo di 1500 persone che hanno provato ad attraversare il confine il 28 maggio 2014. Ci sono riusciti in 450, non necessariamente con metodi ortodossi. Thierry Feuteu, detto Titi, era uno di loro: dopo aver lasciato la sua famiglia, percorso il deserto, vissuto in una foresta e rischiato di morire di stenti, Feuteu è riuscito ad entrare in Spagna e a coltivare la sua grande passione ovale, debuttando con la nazionale maggiore spagnola durante l’ultimo Rugby Europe Championship.

Inseguire un sogno

Il primo vero contatto con il rugby di Feuteu è avvenuto a 11 anni, a scuola, quando il ragazzo nato a Douala – la città più grande del Camerun – ha cominciato a giocare inseguendo il mito di Serge Betsen e Robins Tchale-Watchou, i due giocatori più famosi del Paese che hanno fatto le proprie fortune poi in Francia.

“Quando ero piccolo erano tutti pazzi per il calcio –ha raccontato Feuteu a Murray Kinsella, su The42.ie – Giocavo anche io, sbattere contro le persone e a ribaltarli a terra. Il fatto che tornassi a casa malconcio e ferito non piaceva ai miei genitori, ma mi ero innamorato di questo sport. Il rugby significa molto per me ed è per questo che ho lasciato il mio Paese”.

Insieme a un suo coetaneo, sono quindi partiti per il Marocco, allettati dalle informazioni ricevute da una persona sullo scouting e le opportunità di fare carriera partendo da lì. Le prime difficoltà del viaggio sono emerse al confine tra Niger e Algeria, quando hanno dovuto vendere l’auto acquistata in precedenza per continuare a piedi e cercare di eludere la polizia di frontiera.

“Abbiamo dovuto provarci tre volte, perché la polizia al confine ci prendeva – ha detto Titi – Abbiamo dovuto provare fino a quando siamo riusciti a evitare la polizia. Abbiamo attraversato il deserto di notte, in modo che nessuno potesse vederci”. Messe alle spalle le prime disavventure con cinque ore di camminata notturna, Feuteu e il suo amico si sono ritrovati alla difficile realtà rugbistica marocchina, a quanto pare ben lontana dall’essere competitiva per i due ragazzi.

Presa coscienza delle scarse possibilità in Marocco, i due hanno deciso di raggiungere dunque Melilla, unendosi ad altri migranti in alcuni campi di fortuna nella foresta intorno al vicino Monte Curco. In attesa di provare a scavalcare le barriere di recinzione, si dormiva a terra e si venivano usati dei fogli di carta o plastica per coprirsi quando pioveva, perlomeno fino a quella mattina del 28 maggio 2014.

Feuteu ha definito quell’esperienza “straziante”: “Abbiamo dovuto ricorrere alla forza bruta per andare dentro. La polizia ha provato a sbarrarci la strada con le auto per spingerci indietro, ma non potevano fermare tutti. 450 persone sono sfuggite e io ero uno di quelli”. Arrivato nell’enclave spagnola, Feuteu è entrato a tutti gli effetti sotto la responsabilità del governo iberico, che non avrebbe potuto rimandare indietro il 18enne in Camerun a causa della mancanza di accordi con quello Stato.

Dopo aver trascorso sei mesi in un centro di accoglienza («Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes»), Feuteu è stato infine trasferito in Spagna, sull’altra sponda del Mediterraneo. Nella ricollocazione degli immigrati, Titi è stato assegnato ad una ONG di Madrid, da cui ha ricevuto cibo, un po’ di soldi, vestiti e corsi di lingua spagnola. E fin dal primo momento, di fatto, ha ripreso a giocare a rugby.

Wrecking ball

La prima esperienza ovale in Europa per Feuteu è stata con il rugby a 13, per poi tornare al rugby a 15 con i Madrid Barbarians, allenati dall’australiano James Kent. È lui a intuire il grande potenziale di Feuteu per il gioco e a consigliarlo all’Alcobendas, squadra della Division de Honor (il principale campionato spagnolo). Per Titi, dopo tanti ostacoli, è la svolta: nella stagione 2016/2017 comincia a giocare con l’Alcobendas, a 15km da Madrid, e diventa nelle stagioni successive un perno della squadra come pilone.

Sette presenze il primo anno (una da titolare), undici (con tre da titolare) il secondo e diciotto con quindici da titolare nella stagione attuale restituiscono al meglio la progressione compiuta di Feuteu in questi mesi. Viene descritto come un ball carrier dinamico e moderno, che riesce ad abbinare forza fisica e velocità per un connubio a tratti devastante in un campionato semi-professionistico come quello spagnolo.

La convocazione con la Spagna è stata una conseguenza quasi naturale della sua ascesa. Santiago Santos, CT dei Leones, lo ha chiamato per la prima volta in occasione di Germania-Spagna, ultima giornata di un Rugby Europe Championship per la squadra iberica, capace di chiudere al secondo posto con quattro vittorie in cinque partite. A Colonia, Feuteu è partito dalla panchina e ha giocato gli ultimi dodici minuti di un match già chiuso. Il suo primo pallone toccato è stato questo:

Di lui si dice che sia ancora piuttosto grezzo, per cui c’è grande curiosità per capire dove Feuteu potrà arrivare nel corso della sua carriera. Nel frattempo, lui non dimentica né le sue origini né la sua famiglia. “Quando sono andato via, non ho detto nessuno dove stavo andando – ha detto Titi – Quando ero in Marocco, mio padre mi ha mandato dei soldi per farmi tornare casa, ma non volevo. Parlo ancora con i miei genitori e le mie sorelle, e mi piacerebbe un giorno tornare in Camerun per far capire alla gente cosa può fare il rugby”. Chissà che nel suo futuro non ci possa essere un contratto con una squadra francese, come i suoi idoli Betsen e Tchale-Watchou.

Daniele Pansardi

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  1. Marte_ 24 marzo 2019, 15:52

    Racconto davvero straordinario

    • mamo 24 marzo 2019, 20:42

      Concordo anche se in questa occasione l’ottimo narratore è stato facilitato dalla straordinarietà della vicenda di questo ragazzo (che – ma solo perchè qui è giusto attenersi al rugby – sembra essere anche un gran bel giocatore)

  2. Camoto 24 marzo 2019, 19:11

    Che impatti e che velocità! Ci sono centri più lenti.
    Comunque, nonostante il semiprofessionismo in Spagna sembra abbiano dei gran bei campi.

  3. aries 24 marzo 2019, 19:34

    Bel racconto!
    Ci sarebbe stato benissimo lo statista felpato al posto del giocatore in difesa…
    Peccato!!

  4. madmax 25 marzo 2019, 23:23

    Che dire… non abbiamo idea di quanto siamo fortunati noi italiani…

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