Perché gli All Blacks non hanno tentato un drop?

In Nuova Zelanda ha fatto discutere la scelta di non cercare i pali per vincere contro gli Springboks. Che significato c’è dietro?

all blacks

ph. Reuters

C’è stato un momento, prima delle ultime fasi di gioco, in cui Damian McKenzie si era schierato sullo stesso asse di TJ Perenara per ricevere un suo passaggio e tentare un drop, da quella posizione – dentro i 22 – nemmeno così difficile. Sarebbe stata la soluzione più logica, con gli Springboks schiacciati sulla propria linea di meta, ma non la più facile. E agli All Blacks, probabilmente, le cose facili non piacciono più. O meglio: dopo tutto il dominio degli ultimi anni, agli All Blacks le cose facili non bastano più.

Qualche secondo dopo, infatti, McKenzie ha abbandonato la posizione assunta in precedenza ed è tornato all’esterno di Beauden Barrett insieme agli altri trequarti. L’azione è continuata, ma nel frattempo la possibilità di tentare un drop e risolvere la questione una volta per tutte era già stata accantonata. Perché? Lo ha spiegato TJ Perenara nel post partita, facendo emergere un aspetto della mentalità di questi All Blacks che dall’esterno diventa complicato toccare con mano.

“La chiamata era di tentare un drop lì – si legge sul New Zealand Herald – Volevamo costruirlo, ma poi abbiamo notato  di avere un 3 vs 2 all’esterno. E per me possono andare molte cose più storte in un drop piuttosto che in un 3 vs 2. Se l’avessimo eseguito, non avremmo avuto questa discussione sul drop. La decisione di provare a calciare è arrivata sicuramente […], ma guardando indietro penso ancora che giocare sia stata la chiamata più giusta”. E, per lui, anche la più facile (!). In pochi forse la penserebbero come il mediano di mischia degli Hurricanes.

I neozelandesi non hanno volutamente ignorato la possibilità di piazzare in mezzo ai pali, ma hanno semplicemente cambiato idea in corso d’opera. All’ottantesimo, dopo una decina di fasi, con una partita da vincere, davanti al proprio pubblico. Il riassunto della parole di Perenara sembra dirci che gli All Blacks non sono una squadra da drop, in fondo. Si può parlare di arroganza o supponenza? Oppure bisogna restare nell’ambito del coraggio e della fiducia nei propri mezzi? E poi: è realmente più rischioso tirare un drop da dentro i propri 22 piuttosto che allargare il gioco con una pressione del genere?

Alle prime due domande, di fatto abbiamo già risposto: vista la scioltezza con cui eseguono qualunque cosa, lo sfruttare una superiorità numerica all’esterno potrebbe essere considerato come un esercizio di normale amministrazione, reso più difficile dal fatto di essere in un contesto da do or die. Un’altra sfida da superare, nella lunga maratona contro se stessi che gli All Blacks stanno correndo allo specchio ormai da tanti anni; una sfida il cui obiettivo finale è cercare di eliminare tutte le variabili esterne che loro non possono controllare.

Anche questa volta sembravano esserci riusciti, ma a McKenzie è sfuggito banalmente il pallone a terra prima di passarlo a Ben Smith, libero di andare a schiacciare alla bandierina, se solo l’ovale gli fosse arrivato. Sarebbe stata una giocata straordinaria, un po’ come quella con cui i neozelandesi batterono l’Australia un anno fa, nei minuti finali. In quel caso filò tutto liscio, questa volta no. Può succedere, quando l’abitudine a stravincere rende superflua l’idea di un drop.

E se la stessa situazione dovesse ripresentarsi alla Coppa del Mondo del prossimo anno? Dan Carter, nel 2015, tirò fuori dal cilindro due sublimi calci di rimbalzo sia in semifinale sia in finale per togliere le castagne dal fuoco degli All Blacks. E da posizioni e in contesti difficilmente immaginabili. In confronto, il drop che sarebbe toccato ieri a Barrett e McKenzie era un calcio di rigore calcistico a porta vuota.

Certo, la risposta a quest’ultima domanda potrebbe essere altrettanto semplice: potrebbero non averne bisogno. Anche perché il grosso della sconfitta, naturalmente, è maturato negli ottanta minuti precedenti al possibile drop/non drop, tra errori difensivi marchiani, una superficialità non certo da prima squadra al mondo e il 2/6 di Barrett dalla piazzola.

Del resto, dalla Coppa del Mondo 2015 vinta ad oggi, in quante occasioni ai neozelandesi sarebbe servito un drop a tempo scaduto per vincere? Indoviniamo con una: nel terzo test contro i British & Irish Lions. Anche in quel caso, le variabili in gioco erano troppe per poterle controllare. E fu pareggio. Forse l’unica lezione nella loro immensa storia a non aver imparato.

Daniele Pansardi

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  1. mic.vit 16 Settembre 2018, 20:03

    contro la Francia nella Rwc 2007 fecero lo stesso…provare a marcare pesante ed alla fine uscirono, anche se immeritatamente vista la meta col passaggio in avanti dei francesi…
    purtroppo il fatto di essere superiori spesso li spinge a fare quegli errori cognitivi che poi ti portano alla sconfitta piuttosto che ad una vittoria di misura…

  2. LiukMarc 16 Settembre 2018, 20:30

    I commentatori NZ, se non sbaglio, parlavano di come Barrett non avesse mai calciato un drop (se non in una-due circostanze) con la maglia All Blacks.
    Comunque più che supponenza secondo me è proprio il fatto che sono abituati a vedere le occasioni “alla mano” come più naturali, congeniali e controllabili di altre. Sto giro è andata cosi, ma se McKenzie avesse controllato l’ovale e lo avesse passato a Smith, be staremmo parlando di un altro finale.

  3. mic.vit 16 Settembre 2018, 21:00

    sono anni ormai che nelle partite che mettono in palio punti e non qualificazioni dirette, il drop è stato sacrificato come arma tattica in favore della ricerca della meta a tutti i costi…ultimamente anche le punizioni facili (lo abbiamo visto anche con Treviso contro gli Scarlets sul finire della prima frazione)
    più che supponenza vedo l’applicazione fideistica del piano di gioco fino alle estreme conseguenze ed una leadership formata soprattutto dagli avanti che non contempla eccezioni…

    • Mich 17 Settembre 2018, 10:12

      Credo che il sacrificio del drop di cui tu parli sia la chiave di lettura più giusta. Come scrivo sotto, in una circostanza diversa, RWC e partita secca ad eliminazione, è legittimo pensare che chiunque avrebbe fatto qualsiasi cosa per portare a casa il risultato, così come in effetti fece Carter firmando quel capolavoro di coraggio e tecnica in finale oppure, pe tornare nell’emisfero nord, come ha fatto Sexton lo scorso 6N contro la Francia.
      Ciononostante, non condanno chi come loro non ha dato peso a strappare 3 punti e risultatino finale in quelle determinate circostanze per le logiche di una mentalità abituata non solo a vincere, ma a dominare.
      Non so se gli AB, come sostieni tu, siano a trazione anteriore. Probabilmente non ho le competenze giuste per contraddirti. Fatto sta che fra i trequarti vedo gente che non ha problemi a prendere palla, assumersi responsabilità e decidere, compresi BB e DMK, che a differenza di quel che leggo, sospetto sappiano calciare un drop.

      • mic.vit 17 Settembre 2018, 11:06

        l’ho specificato che erano 2 sfide differenti, quella di sabato ed il quarto mondiale, tuttavia stiamo parlando di uno sport in cui si combatte per vincere…gli Ab sabato lo hanno fatto nel modo sbagliato…anche perchè vincere quella partita credo che gli avrebbe matematicamente assicurato il torneo…per ciò che riguarda la “trazione”, mi riferivo a chi prende le decisioni in campo…nei 3/4 tanti giovani talentuosi ma non ci sono più i leader carismatici Carter, Ma nonu e soprattutto Conrad Smith…i senatori stanno nelle prime linee ed è li che si prendono le decisioni, soprattutto nei momenti difficili (questa ovviamente è una mia opinione vedendo con quali scelte si è conclusa la sfida)…

    • onit52 17 Settembre 2018, 10:56

      …osservazione vera che i drop sono stati sacrificati ecc ecc, ma nello specifico a sostenere una certa tesi non chiamerei come esempio il calcio in touche anziché i pali di Treviso alla fine del primo tempo.
      Quello è ERRORE punto è basta! chiunque sia l’ autore….che dimostra semplicemente poca accortezza ( non voglio usare parola intelligenza ) con pochi secondi da giocare in quella posizione più un tempo intero, come insegnavano tutti si portano a casa i tre punti .Infatti quello più poca disciplina più niente difesa iniziale e altri due errori di Allan,Tv ha vanificato tutto il lavoro.
      Tornando ad AB, credo che sia frutto di ….troppa autostima ,dovesse accadere ancora vedremo il drop.
      Da noi poi è ancora diverso i Collodo, Bettarello,Botha,Dominguez. Troiani,e altri non ci sono più, l’esercizio è poco insegnato quindi si fa poco…a Tv l’ultimo buono è stato ,Burton.

      • mic.vit 17 Settembre 2018, 11:21

        anche…ma era l’esempio più recente che mi è venuto in mente…tuttavia sei fai mente locale allo svolgersi delle stagioni vedi che in quelle regolari sono tutti avventurieri in cerca di touche e mischie nei 10 mt…nelle gare ad eliminazione, all’improvviso diventano tutti ragionieri….tranne gli Ab naturalmente 😉

  4. Obelix-it 16 Settembre 2018, 21:23

    Il problema e’ che BB non e’ Carter, sotto nessun aspetto.

    D’altra parte, era McKenzie l’incaricato del drop, il che dovrebbe far pensare…

    • kinky 16 Settembre 2018, 22:20

      Mi rifiuto di pensare che non abbiano tentato il drop a 10 mt centrali perché non si fidano di Barrett…e comunque era lì anche McKenzie!

    • Mich 17 Settembre 2018, 10:05

      Certo che BB non è Carter, non ancora almeno. Ma è impensabile immaginare che non sappia piazzare un drop, o che almeno non abbia lo spessore per provarci.

      • Obelix-it 17 Settembre 2018, 13:54

        Io mi baso su quello che e’ scritto: c’era McK in linea per il drop, non BB. Il che significa, banalmente, che BB non si fidava. E, direi, a parte le ‘paraculate’ di TJP, che non si son fidati piu’ di tanto manco di McK.
        Per carita’, penso che la sconfitta gli stia bene, ha evidenziato un sacco di cose su cui prima si sorvolava (BB che se in giornata no calcia malissmo, un gioco superiore ma un po’ supponente, McK che non puo’sempre fare il leprotto impazzito e poi scaricare alla perfezione 🙂 )

        Pero’ una partita del genere contro il SAF la porti a casa, punto, anche a costo di farti prendere per i fondelli per il resto dell’anno. Anche l’eventuale meta all’angolino non avrebbe cambiato il fatto che han giocato una bruttissima patita, e ridare fiato al SAF IMHO pesa molto di piu’ di quanto sarebbe stato “non da AB” vincere con un drop.

        • Mich 17 Settembre 2018, 15:02

          Non credo e non ho mai detto che vincere con un drop non sia da AB. Ed inoltre sembri concordare con me quando dici che anche una meta all’angolo non faceva differenza. Quella partita era già persa nei contenuti, per cui calciare un drop, posso ipotizzare, non rientrasse nei loro piani.

  5. kinky 16 Settembre 2018, 21:44

    L’ho scritto immediatamente appena vista la partita! Sono rimasto basito da una scelta del genere!…e poi voglio proprio vedere quale statistica dice che un 3 contro 2 dia più possibilità di un drop a 10 mt (ripeto 10 mt) centrale con due giocatori di livello internazionale pronti per l’esecuzione!

    • LiukMarc 17 Settembre 2018, 09:10

      Se lo dicono gli All Blacks, ti devi fidare kinky 🙂

      • kinky 17 Settembre 2018, 09:50

        Infatti l’hanno presa in culo e sono sotto critica dai media!

    • mic.vit 17 Settembre 2018, 11:16

      infatti anche Folau nell’ultima azione contro l’Argentina ne era convinto…saranno modi di ragionare dell’emisfero australe 🙂

  6. Mich 17 Settembre 2018, 09:58

    Purtroppo noi qui siamo abituati a pensare al risultato finale, e non ai contenuti della partita. C’è chi ancora guarda con entusiasmo alla vittoria italica contro un Sudafrica ferito a morte, per dirne una.
    La partita non era sugli standard All Blacks e i neozelandesi hanno semplicemente perso o, se si preferisce, scelto di perdere a queste condizioni. Per loro, evidentemente, 3 punti su drop a quel punto non facevano nessuna differenza. Per molti, a quanto leggo, avrebbe avuto più senso strappare un risultato striminzito all’ultimo minuto, ma il ragionamento di Perenara, genuino o da avvocato difensore che sia, è assolutamente legittimo, sopratutto se si considera che non si era in RWC. L’accostamento al campionato mondiale, che pure ho rilevato da qualche parte, per me non ha senso. Si trattava di una partita di RC, con gli All Blacks a punteggio pieno. E’ naturale che con qualcosa di più grande in palio, e su partita secca, ogni sportivo possa e debba fare di tutto per portare a casa il risultato. Immaginare che per loro tentare un 3 vs.2 in quelle determinate circostanze possa dare maggiori garanzie di successo rispetto a un drop è un qualcosa che sportivamente parlando dovrebbe far commuovere, indipendenemente dalla veridicità di tale considerazione, e dovrebbe fornire a noi, completamente disabituati a vincere (spesso persino a stare in campo), la misura del gap innanzitutto mentale fra loro e tutti gli altri. Loro hanno preferito giocare. Questa mentalità li ha resi i grandi che sono e che tutti ammiriamo.

    • kinky 17 Settembre 2018, 10:48

      Se vuoi l’applauso per la prosa lo faccio a scena aperta e mi spello pure le mani, ma mi sembri fin troppo romantico e articolato nel cercare un qualcosa di straordinario negli AllBlacks che non c’è stato, quando in realtà e più semplicemente (nella mia fin troppo esagerata cinicità) l’hanno persa per arroganza! Solo che sono gli AllBlacks e si deve trovare una giustificazione che gli esalti ancor di più!

      • Mich 17 Settembre 2018, 11:08

        E l’applauso (non richiesto e non voluto) che c’entra?

        • kinky 17 Settembre 2018, 11:40

          era solo per farti i complimenti che avevi scritto bene!

    • Giorgio Brera 17 Settembre 2018, 13:04

      Sono abbastanza daccordo con quello che scrivi. E’ davvero difficile capire come pensano gli AB. Se lo sapessimo saremmo probabilmente forti come loro o almeno avremmo le armi per impensierirli sportivamente. Quindi se TJ dice quel che dice bisogna fidarsi. Se poi il suo è un discorso un po’ da paraculo dobbiamo fidarci lo stesso 🙂
      C’è però un altro aspetto che questa vicenda ha messo in luce. Dopo la finale del 2015 il drop è scomparso nel repertorio degli AB. Non ne hanno forse mai avuto bisogno. Così come da due anni si dice che BB un problema sui calci ce l’ha, ma finché si vince di 30 punti pazienza, anche se sbaglia si vince. Sabato però il problema è stato fatale. Il fatto è che alla RWC il risultato conta, per quanto si possa essere ancorati a una concezione, bellissima, di gioco nella quale conta di più quello che metti in campo piuttosto del semplice vincere, nel quale conta anche “come” vinci. Alla RWC invece un punticino di distacco carpito al 82′ fa tutta la differenza del mondo. E oggi gli AB hanno dimostrato di avere due lacune: i piazzati del loro mediano di apertura 2 volte miglior giocatore del mondo e il fatto di non avere il drop del “o la va o la spacca” nel loro repertorio. Il primo è un problema che possono risolvere, forse, affidando la piazzola a un altro. A chi è difficile dirlo visto che né JB ne Damianino sembrano in lizza per una maglia da titolare e Cruden e Sopoaga sono in Francia. Cioè, se Hansen dovesse decidere di sollevare BB dai piazati allora deve mettere nei 15 un piazzatore, il che vuol dire fare scelte pesanti sui titolari (ad esempio potrebbe voler dire mettere McKenzie estermo titolare o metterlo mediano e togliere BB, fantarugby …). Per i drop a tempo scaduto o in zona Cesarini dovranno necessariamente farci un pensierino. Non era scandaloso tentare un drop al tempi di Carter, non vedo perché debba esserlo oggi. Si alleneranno. Conttro di noi a novembre magari 🙂 Perché, capiamoci, un pochino paraculo TJ lo è stato nella sua disamina :-))

      • Mich 17 Settembre 2018, 13:17

        Concordo perfettamente. Non giustifico infatti togliere i drops dal repertorio: calciarne uno, specie in situazioni estreme (vedi Carter alla RWC 2015 ma ancora meglio Sexton contro la Francia all’ultimo 6N) rappresenta una grande prova di carattere, oltre che tecnica.
        Il mio riferimento all’essere “paraculo” di Peranara era celato dal mio attribuirgli il ruolo dell'”avvocato difensore”.

  7. TommyHowlett 17 Settembre 2018, 10:58

    Sono convinto che Hansen stia interpretando questa sconfitta come una benedizione; il Sudafrica ha vinto perché ci ha messo l’anima, ma soprattutto gli Abs l’hanno persa perché non hanno messo la testa in campo, o meglio hanno giocato con troppa supponenza, talmente convinti di essere superiori agli avversari da permettersi di giocare più per divertirsi che per portare a casa un risultato facilmente alla portata. Il mancato drop alla fine va inserito in questa “filosofia”, ovvero siamo così forti che vinceremo portando il pallone direttamente in meta. E’ andata male ed è suonata la sveglia. Purtroppo per gli avversari, aggiungerei. Perché, se una cosa gli Abs insegnano, è che per ogni cosa che va male riescono a trovare rapidamente una contromossa; Hansen lavorerà sulla psicologia e la prossima volta non ci sarà bisogno di un drop a tempo scaduto…

    • Giorgio Brera 17 Settembre 2018, 13:33

      …Hansen lavorerà sulla psicologia, la prossima volta non ci sarà bisogno di un drop a tempo scaduto e, se ce ne sarà bisogno, ci saranno 3 giocatori in campo in grado di metterlo tra i pali e lo metteranno 🙂

      • Frank_BOBO 17 Settembre 2018, 14:19

        Anche perchè se cio’ non accadrà, vedremo alcuni AB impiegati in tribuna come venditori di bibite ..altro che WaterBoy… :))

  8. Dusty 17 Settembre 2018, 11:31

    La sostanza comunque è una sola: anche quando gli AB non sono in giornata di grazia, anche quando il loro fenomeno non trasforma i calci più semplici, anche quando il Sud Africa beneficia di alcune vaccate tipo il passaggio di Jordie Barret , nonostante tutto questo la squadra avversaria vince di due punti. Quindi…

    • Mich 17 Settembre 2018, 11:50

      Sacrosanto.

    • kinky 17 Settembre 2018, 12:23

      Non c’è dubbio Dusty, proprio per quello hanno perso visto che sono i più forti…pura arroganza!

    • Giorgio Brera 17 Settembre 2018, 13:27

      Per vincere con questi AB, che segnano comunque 6 mete in ogni partita del Championship, è necessario che avvengano almeno 3 congiunzioni astrali contemporaneamente. La prima è che gli AB sbaglino tutte le trasformazioni, la seconda è che facciano un errore strategico/tattico come quello di non tentare il drop della disperazione a tempo scaduto, la terza è che pecchino di supponenza (o arroganza come la chiama kinky 🙂 )
      Gli AB sono sempre stati un po’ arroganti, per questo da sempre ho avuto più simpatia per i Wallabies. Però dopo le batoste del 2003 e del 2007 hanno cambiato registro. Hanno capito che per vincere bisogna fare prima di tutto le cose semplici che ogni buon rugbista deve fare: testa bassa e lavorare. Sono diventati perfino umili. Sia chiaro, gli AB non sono solo giocate spettacolari e offload per deliziare gli occhi. Sono quelli che quando c’è da scavare, scavano, quando c’è da arare, arano. E sono i migliori anche in questo. Gente come Franks, Retallick, Whitelock, Cane scava, ara, dissoda e pialla e diserba…
      Ogni tanto però il tarlo dell’invincibiltà torna e così facendo mettono in mostra i pochissimi difetti che hanno. E una volta all’anno gli avversari ne possono approfittare. Di solito dura il tempo di una partita.
      Poi la congiunzione astrale ha voluto che sabato mancasse Retallick e che le altre due seconde linee fossero un po’ meno in palla del solito (Whitelock e Scott Barrett hanno tirato la carretta tutta la stagione in maglia crociata) e che in panchina ci fosse il povero Tuipulotu che era titolare a Chicago nella sconfitta contro l’Irlanda. Contro i Mostert e Etzebeth di sabato è stata davvero dura.

  9. Frank_BOBO 17 Settembre 2018, 14:16

    Concordo con molti dei commenti presentati qui..
    Vorrei provare ad aggiungere, che, per avere bisogno di questo famigerato drop a fine partita, gli AB non sono riusciti ad ottenere l’ormai consueto controllo sul match al 60′ o prima..forse merita ragionare sul perchè. La mia opinione è che una difesa disciplinata come quella Sudafricana ha evidenziato i limiti degli AB in termini di opzioni di gioco e (Sacrilegio a dirlo!!) padronanza di alcuni fondamentali.

    Non riesco, pero’, a capire il perchè di questi limiti che magari altre squadre meno vincenti non hanno (oppure li hanno ma in misura minore)…

    Suggerimenti??

    • Giorgio Brera 17 Settembre 2018, 14:47

      Bho, nemmeno gli AB sono perfetti… (strano, ma sembra proprio sia così 🙂 ) Sabato è successo che per la prima volta da 3 anni il Sudafrica ha giocato al livello che gli compete, non per la storia, ma anche per la rosa dei giocatori di cui dispone. Non è normale che una nazione che piazza per tre anni di fila una squadra nella finale del SR poi non riesca nemmeno lontanamente a far vedere quel livello nei TM. Forse l’anomalia è nelle prestazioni recenti dei Boks che non rispecchiano il potenziale dei giocatori. Il livello che compete al Sudafrica è quello di dare filo da torcere agli AB fino all’80’. Se poi succede che riescono a restare in partita oltre l’ora di gioco e gli AB fanno tutte le vaccate che hanno fatto, riescono anche a vincere. In semifinale nel 2015 non gli è andata bene, ma i Boks c’erano, erano lì a giocarsela. Sabato son riusciti a rimanere in partita perché l’asse Marx-De Klerk-Le Roux ha giocato magnificamente mettendo lo zampino in ogni azione che ha portato punti, perché le seconde linee sudafricane hanno giocato meglio di quelle in nero (erano dappertutto!). La notiziona di giornata, più del drop-non drop o della mira di BB è stata la prestazione di Etzebeth e Mostert confrontata a quella di Scott Barret e Whitelock. Cioè, è possibile, difficile, ma non impossibile, restare in gioco contro i neri fino alla fine. Ringraziamo il Sudafrica perché ce lo ha fatto vedere. Sembrava diventata una sfida impossibile… Il tutto IMHO, eh.

    • Mich 17 Settembre 2018, 14:59

      Non ne ho, posso solo immaginare che a girare con Australia, SA e Argentina, costantemente e annualmente, qualche volta ci può stare perdere.
      Il fatto è che se succede agli All Blacks fa giustamente notizia. Francamente non credo che gli AB abbiano tutti questi limiti. Quando li vedrò perdere una partita su tre, mancare qualche Rugby championship in più (tenuto conto delle corazzate che vi partecipano) e soffrire di tanto in tanto contro tier 2 (seppur vincenti, si intende) allora inizierò ad interrogarmi sui loro limiti e le loro patologie. Nel panorama sportivo sono una delle compagini più vincenti della storia, ed hanno dimostrato in ogni caso di poter fare tutto come e quando vogliono; inoltre vorrei sottolineare il fatto che di solito, e di recente, per vederli uscire sconfitti dal campo occorre trovarli in pessimo stato, metterli davanti ad un avversario forte sulla carta e pressochè perfetto in campo, ed anche in quel caso strappare loro una vittoria diventa un’impresa dall’esito incerto e dai margini ristretti.
      Lo abbiamo visto contro l’Irlanda (con rappresaglia immediata), contro i Lions (tour pareggiato contro il meglio del meglio dell’emisfero nord, vale a dire 4 delle prime 6 squadre in ranking) e adesso contro il SA.

  10. 123FEDERICO 18 Settembre 2018, 15:46

    Premesso che gli All blacks hanno giocato la peggior partita del 2018, penso che abbiano voluto utilizzare questa situazione come una prova, mi spiego meglio:
    Che avrebbero potuto vincere con un drop quello è ovvio, ma la situazione in quel momento li vedeva a punteggio pieno in classifica e senza particolari dubbi sulla vittoria del Championship, sotto di 2 punti a tempo scaduto e contro una squadra veramente forte.
    Vincere con un drop non avrebbe significato niente. Ma cercare di capire in quella particolare situazione “critica” e con grandissima pressione cosa potessero fare penso che per loro sia stato un grande allenamento/insegnamento anche in vista della prossima RWC. Il risultato è stato che sono umani e ogni tanto sbagliano pure loro.

    • Mich 18 Settembre 2018, 16:01

      Non solo condivido, ma 24 ore fa ho scritto le stesse considerazioni.

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