Sotto ogni aspettativa: il Giappone mette a nudo l’Italia

Gli azzurri non potevano più nascondersi dopo il Sei Nazioni. E O’Shea e lo staff dovranno rivedere alcune priorità in campo

italia 2018

ph. Sebastiano Pessina

L’Italia ha scoperto le sue carte in Giappone, ma ha svelato un bluff al momento davvero preoccupante. Con un Test Match ancora da giocare, sarebbe inopportuno tirare già il bilancio definitivo della spedizione in terra nipponica, ma la pesante sconfitta a Oita di sabato ha almeno posto dei paletti ben chiari nella narrativa generale: questa nazionale italiana non è una squadra migliore delle aspettative createsi da ciascuno di noi (‘noi’ inteso come appassionati/conoscitori/addetti ai lavori) in queste settimane, probabilmente anche di quelle peggiori, almeno per il momento. A prescindere da come si concluderà la seconda sfida a Kobe.

Il tempo di recitare il De Profundis alla gestione di Conor O’Shea non è ancora arrivato, ma la continuità di alcune tendenze già evidenti da mesi deve far legittimamente riflettere sull’operato dell’intero staff tecnico. Anche perché il Giappone, squadra pur sempre di seconda fascia, in teoria non avrebbe dovuto esporre le mancanze azzurre in maniera tanto conclamata. Era in qualche modo giustificabile durante il Sei Nazioni, con squadre ben al di sopra per potenziale dell’Italia, ma non contro i nipponici.

– Gli highlights della partita

La nazionale del Sol Levante ha invece squarciato – più o meno definitivamente – il velo di Maya sul posto occupato dagli azzurri all’interno delle gerarchie mondiali e su quanto siano profonde e radicate le debolezze di questa squadra, che vanno oltre lo strapotere fisico, tattico e tecnico dell’avversario.

In termini generali, l’Italia ha confermato di essere una squadra composta di buone/modeste individualità per il livello di questi match, alcune delle quali un po’ discontinue (anche all’interno degli stessi ottanta minuti) e di straordinarie eccellenze come Minozzi, Campagnaro e Polledri, che messe insieme dimostrano poca adattabilità ai cambiamenti dell’incontro e talvolta ancor meno comprensione del flusso di gioco, e ha confermato di non essere allenata e seguita al meglio dai membri dello staff tecnico, vista la puntuale ricorrenza di determinati errori.

Scendendo nei particolari, la prestazione fornita a Oita ha invece ricalcato in parte quella vista all’Olimpico contro la Scozia (buone strutture offensive e il ritmo tenuto per un’ora di gioco, per esempio, o i punti d’incontro deficitari), ma alcuni eventi negativi si sono amplificati a dismisura: la difesa sempre in balìa dell’intensità e della maggiore velocità avversaria, una panchina di scarso aiuto e la scarsa reattività e lucidità negli ultimi venti minuti finali, in cui ai tanti errori tecnici si è aggiunto un calo atletico decisivo. La solita Italia, purtroppo.

Il Giappone ha fatto i compiti

I demeriti azzurri nel non aver posto rimedio alla difesa si incrociano con l’ottima preparazione del piano gara di Jamie Joseph, che ha sfruttato al massimo le caratteristiche della sua squadra per bucare in quasi ogni azione manovrata la retroguardia azzurra, sempre piuttosto passiva e mai capace di togliere spazio all’attacco.

I numeri dei clean break (8 a 8) e dei metri percorsi palla in mano (514 a 513), del resto, sono identici a quelli dell’Italia sebbene gli azzurri abbiano avuto il 58% di possesso palla, a testimonianza della diversa efficacia offensiva dei Cherry Blossoms e della loro capacità di punire con cinismo ogni singolo errore altrui.

Che l’Italia sia lenta negli scivolamenti laterali e nel riposizionarsi, del resto, è cosa nota, per cui i nipponici hanno spesso fissato gli avanti al centro per poi liberare tutte le abilità tecniche e atletiche con i propri uomini migliori al largo, dove creavano sempre superiorità grazie ad una struttura offensiva che prevedeva il classico scaglionamento degli avanti sfruttando tutta l’ampiezza del campo.

È stato evidente per esempio sulla prima meta, confezionata splendidamente grazie ad una serie di passaggi rapidi e capaci di tagliare fuori tutti i difensori azzurri, inermi di fronte alla bellezza dell’azione.

Il rapidissimo sottomano di Horie per la seconda linea d’attacco è il momento forse decisivo dell’intera azione: Budd e Zanni vengono tagliati fuori e non riusciranno a rientrare, poi Matsushima, Maki e Leitch faranno il resto. Castello intuisce il possibile svolgimento dell’azione e “scappa” in copertura, ma non sarà sufficiente.

Il Giappone ha individuato anche nel grubber alle spalle della linea difensiva azzurra un’altra arma utile alla causa, per sfruttare la maggiore (e di gran lunga) esplosività nel breve dei propri trequarti rispetto agli italiani (eccezion fatta per Minozzi) e finalizzare. È successo nel primo tempo (ma poi Lemeki non ha schiacciato) e nel secondo in occasione della meta di Matsushima, oltre che in momenti del match meno legati alla rifinitura dell’azione.

In touche, poi, Michael Leitch e soci hanno rubato due rimesse laterali ma soprattutto ne hanno sporcate molte altre, dimostrando due cose: la prima è che, con un po’ di applicazione, studiare i meccanismi della touche azzurra non sembra essere il più difficile dei mestieri per il video analyst di turno; la seconda è che gli azzurri difettano nella fase intera nel suo complesso e nel tempismo di chi lancia, chi alza e chi riceve, a prescindere dal tallonatore di turno o dalla presenza/assenza di esperti ricevitori.

Marcare Dean Budd, ovvero il miglior giocatore in rimessa laterale dell’Italia, doveva essere il comandamento principale per il Giappone. Il timing dei giapponesi è perfetto, Leitch scippa la palla a Budd e per gli azzurri è solo il primo di una lunga serie di segnali poco incoraggianti.

Rivedere le priorità

Gli azzurri, dal canto loro, hanno dato continuità ai princìpi di gioco visti ed applicati con fortune alterne durante il Sei Nazioni, con qualche visibile aggiustamento dovuto alla presenza di un’arma come Michele Campagnaro in campo. Al centro di Exeter inevitabilmente sono state affibbiate maggiori responsabilità rispetto a Boni e Bisegni, e il miranese ha risposto con il solito mix di potenza ed esplosività di cui l’Italia necessitava.

Lo spartito generale non prevedeva cambi di direzione nel corso dei multifase, il che rendeva piuttosto inefficaci e leggibili le azioni dei ball carrier azzurri, a cui veniva concesso ben poco avanzamento sia per la difesa aggressiva dei giapponesi sia per la loro abilità nel rallentare il pallone sui punti d’incontro.

Gli azzurri hanno trovato i migliori sbocchi offensivi quando sono riusciti ad eludere le difese rovesciate del Giappone, servendo la seconda linea d’attacco e l’uomo schierato sull’asse, e in generale quando aumentavano i giri del motore anche con iniziative individuali.

Gli azzurri, tuttavia, hanno vanificato alcune chance potenzialmente interessanti per delle scelte davvero discutibili. Qui è Budd a non vedere la linea di sostegno interna di Benvenuti, tentando invece un sottomano complicato all’esterno, mentre in quest’altra situazione Steyn non ha compagni in posizioni utile e spreca tutto con un offload impossibile.

Imporre la propria fisicità, insomma, non ha funzionato, se non quando sul campo si è scatenata per un lasso di tempo la furia di Jake Polledri, capace di dare abbrivio all’intera manovra e di offrire palloni veloci a Violi. La partita, tuttavia, ci ha detto altro sulle qualità offensive dell’Italia: meglio puntare su un rugby dinamico, quindi più adatto ai migliori giocatori della rosa, fatto di sfuriate brevi ma intense, piuttosto che su lunghe fasi di possesso conservativo senza avanzamento. La seconda meta segnata da Steyn è un prezioso indizio per tutto lo staff tecnico.

Gli azzurri vorrebbero avanzare con una maul, ma come in tutto il resto della partita il Giappone impedirà all’Italia di usare il tanto amato carrettino come piattaforma di partenza per debordare. L’azione viene allargata e Campagnaro, forse per schema pre-ordinato o forse per il placcaggio ricevuto, gira dietro per Minozzi che si ritrova davanti una prateria; l’Italia entra nei 22 e con due fasi rapide e ben eseguite arriva in meta.

Per Conor O’Shea, direttore tecnico più che head coach, la partita di sabato nasconde dunque diverse lezioni da cui attingere. Intanto, l’irlandese ha abbandonato per la prima volta il consueto ottimismo post partita: nelle dichiarazioni rilasciate al sito FIR non c’è stata traccia di riferimenti a lungo termine, “buona strada” e luci in fondo ai tunnel, come successo in occasione di altre sconfitte. Il suo disegno comprenderà anche (se non soprattutto) la costruzione di un’Italia competitiva in futuro, ma nel presente – qui e ora – è difficile non riconoscere una situazione piuttosto seria. E che rischia di diventare grave.

Daniele Pansardi

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  1. QUEO MAGRO 11 giugno 2018, 02:29

    Ottima analisi. Secondo me la situazione per i prossimi due anni continuerà ad essere molto grave. Anche se si riuscissero a portare a casa le due partite prossime contro Giappone e Georgia le sberle che ci prendiamo con All’ blacks, Australia ed Irlanda ci ricorderanno che siamo una Tier 2.

    • Nuvole! 11 giugno 2018, 02:47

      Qui veramente stiamo prendendo una lezione dopo l’altra dalle altre Tier 2… 🙁

    • Jager 11 giugno 2018, 09:19

      Il problema è che l’ Italia viene battuta in maniera abbastanza agevole dalle tier2.

    • LiukMarc 11 giugno 2018, 10:13

      Il fatto è che l’Italia è una Tier2. Per il fatto che abbiamo avuto la possibilità di giocare il 6N ci siamo creduti alla pari di Irlanda, Galles e Francia. Illusi… E ovviamente non abbiamo fatto nulla per cercare di rincorrere il livello (il DoR ci serviva 5-10 anni fa, non adesso purtroppo)

      • TheTexanProp 11 giugno 2018, 16:06

        Non sono nemmeno convinto COS sia un DoR ma piu un semplice CT. E non sono sono nemmeno convinto l Italia odierna sia una vera Tier2 ma Tier2 bassa. Siamo a livello di USA e Romania, non oltre.

      • narodnik 12 giugno 2018, 02:09

        il fatto e’ che fino a 5 anni fa le t2 venivano costantemente bastonate dall’italia,ogni tanto capitava pure uno scalpo tipo irlanda o francia,ora ci caghiamo con tonga giappone e forse georgia,il degrado della nazionale,col tecnico piu’ agevolato di tutti nel suo lavoro,e’ imbarazzante.

  2. coco_1962 11 giugno 2018, 07:29

    risulterà antipatico e qualcuno se la prenderà ma l’analisi (lucida) porta alla possibile conclusione che sarebbe meglio far giocare la nazionale con un gioco più vicino a quello delle Zebre che a quello di Treviso

    • fracassosandona 11 giugno 2018, 07:46

      puoi giocare come le zebre se affronti gli avversari delle zebre, non quelli dell’italia…
      lo stesso Bradley, quando allenava la georgia, proponeva un gioco più conservativo…
      la cosa preferibile sarebbe far affidare a lui la panchina, tenendo COS come DOR / ragazzo immagine, che in questi momenti di magra è l’unica cosa che ci tiene attaccati ancora al jet set internazionale…
      poi mi piacerebbe che COS ci spiegasse perché prima fa tanti proclami rivoluzionari e poi si lascia pisciare in testa da Ascione e Checchinato…
      in ogni caso io il rinnovo per il secondo quadriennio glielo darei subito: non deve pensare di tirare a campare un altro anno ma di seminare per raccogliere tra cinque…

      • Dusty 11 giugno 2018, 09:01

        Oooooooh…finalmente qualcuno ha fatto il nome del responsabile di questa catastrofica situazione. Non l’avevo ancora letto in nessun commento qui e altrove.

      • geo 11 giugno 2018, 09:12

        Buongiorno fracasso, due anni fa aveva provato a non farsi pisciare in testa, ma credo che lo abbiano rimesso in riga. Come te credo che lo riconfermerei, ma inizio a domandarmi se sarà lui a volersi fermare. Per chiudere concordo con Mr Ian, che qualche domanda più “tecnica” la si potrebbe anche fare. allo staff.
        Comunque da questi giocatori si è visto ormai cosa si può ottenere, e lo dico con molto rispetto per chi ha tirato la carretta in questi anni. A questo punto una scelta andrebbe fatta per accelerare il ricambio in vista sia del 2019 che del 2023. Continuare così non ci porterà credo nulla di meglio.

        • LiukMarc 11 giugno 2018, 10:19

          Oh, ecco. Lasciare andare il 2019, che è dietro l’angolo, e se battiamo (come si deve) Namibia e Canada sarà già molto. Fare come gli argentini post 2007, puntare non al 2011 ma al 2015, programmazione a 5 anni e lavorare su quell’obiettivo, non che “al prossimo 6N arriviamo tra le prime 3”, tipicamente italiano ma in questo sport se non ti chiami NZ, Inghilterra o Irlanda, non funziona

        • Nuvole! 11 giugno 2018, 23:12

          Boh… se sul lavoro mi “pisciano in testa” io cambio azienda… e non mi sembra che COS, volendo, non troverebbe lavoro altrove (guarda un po’ Brunel dov’é, per esempio…)
          Altrimenti vuol dire che mi va bene cosí.

      • Appassionato_ma_ignorante 11 giugno 2018, 09:18

        A chi in altro thread mi chiedeva di motivare il mio punto di vista sul fatto che COS è più un organizzatore che un head coach, rimando sia a quanto dice qui @fracassosandona sia a quanto detto nell’articolo (“Conor O’Shea, direttore tecnico più che head coach”). Rimango dell’opinione che alla Nazionale serve uno chef che sappia tirare il meglio dagli ingredienti che ha a disposizione (e che sono tutt’altro che scadenti). Un maître o un direttore di ristorante non sono automaticamente degli chef. Anzi. Come si suol dire, a ognuno il suo mestiere.
        Dall’esterno e sulla base del poco che vedo, penso che COS sarebbe meglio speso nel risolvere il collegamento tra i ragazzi dell’U20 e dell’Accademia e il professionismo e continuare a ottimizzare la filiera. E che forse Bradley sarebbe meglio speso a metà tra Zebre e Nazionale (adeguando gli onorari), se non possiamo permetterci un coach della Nazionale a tempo pieno. E durante i test match e il Sei Nazioni, le Zebre (se avviate e impostate) magari le può seguire un vice.
        Ultima considerazione: anche in Francia crocifiggono il XV de France ogni volta che perde.

      • LiukMarc 11 giugno 2018, 10:16

        Io sono molto molto d’accordo con te frac, e vorrei tanto che ci spiegassero perchè per ogni passo che sembriamo fare avanti, ne facciamo 4 indietro.
        Comunque, Bradley o non Bradley, concordo col fatto che dici che gli avversari delle Zebre non sono certo quelli dell’Italia, ma l’impronta a “meglio puntare su un rugby dinamico, quindi più adatto ai migliori giocatori della rosa, fatto di sfuriate brevi ma intense” sta a Parma.
        Poi per me i giocatori li abbiamo per fare una buona via di mezzo, è che forse ne abbiamo ancora troppo pochi di questo livello

      • Unforgiven79 11 giugno 2018, 11:40

        Concordo. Non per fare il CT da ignorante, ma direi di tagliare certi cordoni ombelicali:
        1. cambio di capitano, per scaricare Parisse di responsabilità (si aspettano sempre il miracolo da lui) e far guidare la squadra da una figura più lucida, tattica e “ruffiana” con gli arbitri. (mica è eresia: anche O’Driscoll fu senza fascia l’ultimo anno).
        2. selezione maggiore dal punto di vista del fitness (tutto sommato, non vedo più mani di pietra che girano).
        3. commissariamento da parte di CoS su tutte le figure tecniche d’elite. Spiace dirlo, ma si ha la situazione di rivedere il film di Brunel, che anno dopo anno veniva vincolato sempre più finché perse interesse nell’azione decisa.

      • Twickers 11 giugno 2018, 12:45

        Puo’ solamente seminare chi e’ capace di seminare…..e’ talmente palese che NON sa’ come fare che non capisco perché non sia già’ stato licenziato…..e’ un improvvisato!! Discorsi tanti…..ma tanti…

    • narodnik 12 giugno 2018, 02:14

      la partita contro la scozia lo dimostra,e anche se allan ha fatto un grande 6 nazioni una chance alla mediana delle zebre la deve dare.

  3. Mr Ian 11 giugno 2018, 09:01

    Sono problemi che esistono ormai da diverso tempo…speriamo che soprattutto la stampa inizi a smetterla di farsi contagiare dall’ ottimismo immotivato ed inizi a porre domande ad O Shea, in primis chiedendogli il suo vero ruolo in Italia qual è, oggi si legge coordinatore, ma il titolo non deve cambiare in base ai risultati per cadere sempre in piedi. Poi metterlo un po’ alle strette sulle formazioni o sul game plan…
    Questa non vuol essere una critica ad O Shea, però ca nisciuno è fesso…e se c’è qualcuno che ha fatto la figura dei fessi, mi spiace dirlo ma è stata proprio la stampa di settore …

    • gian 11 giugno 2018, 09:29

      dai titoli che postava TRC (sempre sia lodato) la stampa non l’ha presa benissimo

    • narodnik 12 giugno 2018, 02:30

      oshea si e’ messo in gioco ed e’ giusto che paga,tecnici ben piu’ blasonati di lui hanno rifiutato il suo ruolo,lui e’ giovane e ambizioso e pensava di cambiare qualcosa,purtroppo le ha cambiate in peggio,a forza di fare l innovatore ha distrutto la mischia italiana,unica ancora di salvezza.ormai metterlo sotto torchio con domande scomode non ha senso,formazioni e game plan lui fa quello che ritiene meglio,il problema e’ una rigidita’ nelle decisioni,mancanza di sapersi adattare alle situazioni,e’ un pianificatore pensava con una programmazione fedele di irregimentare questa squadra,ma ha sbagliato tutto,qua serve uno che leva i conigli dal cilindro e che si adatta all immediato,se vedi che polledri e’ in forma strepitosa lo devi fare giocare,non aspettare gli infortuni perche’ cosi’ era nel programma.

  4. tomo 11 giugno 2018, 09:28

    Mentre vedevo la partita mi ponevo varie domande. Una su tutte: come mai quando la squadra giapponese attaccava la nostra difesa aspettava gli avversari sul posto o addirittura arretrava mentre viceversa quando la squadra italiana attaccava i giapponesi difendevano avanzando e placcando i giocatori italiani ” palla e uomo” facendoci sistematicamente arretrare ?

    • massimiliano 11 giugno 2018, 09:43

      differente velocità nell’innescare l’azione d’attacco.
      Che il maul sia ancora un’arma della nazionale italiana è tutto da dimostrare.
      I grubber che tagliano a fette le nostre difese stanno diventando un problema drammatico -Steff Evans ha tritato Treviso in un paio di occasioni quest’anno, e non solo lui- ma il problema non è nella reattività delle gambe. In quella situazione il difensore che deve recuperare, voltandosi, è sempre battuto dall’attaccante lanciato. Anche qui il problema è di posizionamento. Forse bisogna rivedere l’organizzazione di L2.

      Redazione, mi permetto di farvi notare che far troneggiare su questo articolo la foto di Licata è quantomeno ingeneroso. In altra sede ho espresso la mia opinione, il giocatore per il momento è stato sopravvalutato -per il momento- mal gestito e sfruttato come uomo immagine, salvatore della patria, quando COS già cominciava a vacillare nelle simpatie dei tifosi e degli addetti ai lavori. Visto che voi stessi avete incensato questo ragazzo, eleggendolo ad erede di Parisse, forse usarlo adesso per dare un volto al momento della nazionale è quantomeno ingeneroso. Quantomeno!

      • kinky 11 giugno 2018, 10:35

        Ciao Massimiliano, hai ragione da vendere sul modo di difendere dal punto di vista tecnico ma è ancora più vero quello che dice Tomo che in nostri aspettavano gli avversari mentre loro ci mordevano le caviglie….ma questo secondo me è proprio l’atteggiamento sbagliato. I nostri sabato non avevano minimamente fame e la cosa mi ha fatto girare particolarmente i coglioni. A volte mi vien da pensare che si dovrebbe fare mezza piazza pulita e partire con una smanicata di giovani nuovi (che pare i coglioni ce li abbiano) come fece Kirwan 16/17 anni fa!

        • kinky 11 giugno 2018, 10:40

          Per quanto riguarda Licata, in parte potresti aver ragione, ma allora ti sei dimenticato le sue partite di Ottobre, Novembre e Dicembre con le Zebre dove riusciva a fare addirittura la differenza (in primis la partirà vinta contro l’Ulster). Che abbia avuto un calo da questo autunno è verissimo ma crocifiggerlo mi pare anche troppo. Anzi, iniziamo a mettere le sue foto e quelle di altri giovani e giovanissimi che forse è meglio.

          • massimiliano 11 giugno 2018, 13:13

            forse non mi sono spigato: non mi piace che la sua foto sia utilizzata per un articolo che parla dei mali della nazionale. Sulle prestazioni autunnali del gocatore: era partito fortissimo, come tutte le Zebre. Probabilmente si era puntato su una preparazione che garantisse uno sprint inatteso dalle avversarie. Serviva un po’ di fieno in cascina a qualcuno, e questa scelta vari giocatori l’hanno pagata con infortuni, probabilmente. Licata. Quando entrò nella partita FFOO Petrarca, insieme a Favaro, pensai che l’aria sarebbe cambiata, invece risulto evanescente. Invece FAvaro andò incontro alla cura Lamaro-Cannone…vabbè altro discorso. Quello che mi lascia perplesso è la tecnica di pulizia di Licata in ruck, cosa che in nazionale si è notata parecchie volte, e la gestione fisica dell’impatto e del punto d’incontro. Adesso servirebbe Venter, per cose importanti, altro che fox! Ci sono due tutorial su Youtube del sudafricano che parlano proprio di queste skills, se ti capita guardali e poi riguarda qualche partita di Licata e di tanti giocatori italiani.
            Che poi ci sia poco mordente, si è visto anche nella emergenti, siamo d’accordissimo! E credo che su questo punto non girino solo a noi due. Troppi ragazzi sembrano aver perso la fiducia.

        • gian 11 giugno 2018, 12:00

          non bisogna dimenticare che questa difesa potrebbe essere figlia di scelte tattiche, aspetto perchè non riesco a coprire lo spazio lasciato libero abbastanza in fretta, o dall’insicurezza tattica e/o prestazionale e/o interpretativa dei nostri, li aspettano per cercare di guadagnare tempo per vedere cosa fanno e in maniera che si possano scartare opzioni, ma tutto questo comporta che loro non debbano forzare gesti tecnici e che anche loro abbiano più tempo per leggere le nostre debolezze

          • kinky 11 giugno 2018, 12:10

            No no calma, appena esce il pallone dalla mischia ed hai 3 avanti lì schierati si sa benissimo che verranno avanti come gli arieti…..devi solo che portargli via il tempo e placcarli in avanzamento, se gli aspetti sei finito….ma se li aspetti è solo una questione mentale di NON voglia e di mancanza di spirito di sacrificio!

          • Giovanni 11 giugno 2018, 13:27

            No kinky, è l’insicurezza di chi è consapevole che può sbagliare il placcaggio, perciò assume atteggiamento attendista. Chi è certo dei propri mezzi ti ci si fionda addosso sparato. E qui torniamo al solito discorso sulle lacune tecniche che ci si porta appresso fin dalla gioventù (cfr.numero di placcaggi mancati/sbagliati dagli azzurrini nelle prime tre partite della RWCJ)…

          • gian 11 giugno 2018, 15:41

            su questa situazione hai ragione tu, io parlav più in generale, o come nel caso della loro seconda meta

        • jacoponitti 11 giugno 2018, 12:35

          Sono d’accordissimo, kinky. Aggiungo che anche l’altro grave problema della nazionale a livello difensivo, cioè il lento riposizionamento dei giocatori, dipende anch’esso più da motivi attitudinali che tecnico-tattici.
          Questa nazionale non ha fame e si vede anche dalle rincorse svogliate di molti dei nostri quando la linea difensiva viene battuta, con il risultato che la nostra scrumble defence è inesistente.
          In questo senso COS deve innanzitutto parlare meno di futuro e pretendere di più dai giocatori nel presente. Ha cominciato a farlo timidamente prima della partita con la Scozia e ha continuato ora in Giappone, ma serve più convinzione da parte sua. E magari potrebbe non essere una cattiva idea lasciare in panchina quei giocatori che rientrano troppo lentamente o che salgono in difesa e placcano con poca garra.

        • matteo7 11 giugno 2018, 14:40

          Sono totalmente d’accordo con te… manca la cattiveria agonistica e questa, forse, è l’unica colpa che si può almeno in parte imputare allo staff. Poi le critiche all’ allenatore ormai non posso più sentirle: è dai dopo Coste che tutti gli allenatori sono stupidi. Neozelandesi, sudafricani, francesi…tutti stupidi…
          O strutturiamo un movimento capace di formare ottimi giocatori o questo sarà l’andazzo, se domani si ingaggiasse Steve Hansen non cambierebbe nulla e saremmo qui a leggere chi da dell’inadeguato pure a lui…

  5. Jager 11 giugno 2018, 09:34

    Il pesce puzza sempre dalla testa e ognuno ha il governo che si merita . Adesso in molti chiedono la testa di COS come anni fa è stata chiesta la testa di Mallet e così via , ma il vero problema è il “Rugby italiano” . Qui non è tanto un problema di allenatore , ma di chi siede nella stanza dei bottoni e di chi li ha votati . Non venite a dirmi che COS e chi lo ha preceduto sono complici di questa situazione , perché non è assolutamente vero ! Hanno tutti dovuto subire più o meno in silenzio il sistema italico . Alla fine della fiera finché ci sono soldi la situazione non cambierà …..

    • massimiliano 11 giugno 2018, 09:46

      se non esterni problemi o situazioni ce conosci per convenienza, sei complice, eccome! Mi stupirei se COS rimanesse davvero; a meno che non abbia più altre possibilità o chi sai tu non gli offra la luna per continuare a fare da capro espiatorio. Ma la luna dei avere i soldi per pagarla…

      • Jager 11 giugno 2018, 12:25

        E no ! Hanno sempre detto tutto qualcosa , solo che di fronte hai soldi distribuiti a pioggia si è preferito non ascoltare ! Questi sono i veri complici , complici con l’ aggravante di poter cambiare le cosa attraverso il voto .

      • narodnik 12 giugno 2018, 02:41

        c’e’ anche il problema inverso,se se ne va sara’ perche’ resteranno macerie,chi si prendera’ il compito di guidare questa squadra?jager la situazione sta per cambiare proprio perche’ i soldi se li magna tutti il pro14,al prossimo bilancio in rosso il coni forse interviene,i dirigenti hanno volato troppo alto con la doppia franchigia,e’ inutile i soldi di investitori italiani per questo livello li mette solo benetton,il fatto di voler stare nel rugby che conta sara’ la fine di gavazzi e amici,dopo il disastro nel 2020 per me cambieranno tante cose.

  6. carpediem 11 giugno 2018, 09:38

    Se sulla (poca) stampa specializzata si legge tanto pessimismo come questo di Pansardi, ilclima che si respira in giro deve essere di un allegro che IngmarBergman, al confronto, era un Checco Zalone ante litteram

  7. LiukMarc 11 giugno 2018, 10:09

    I nostri non giocano tranquilli. Al di là delle qualità, si vedeva che i giapponesi erano anni luce avanti a noi per confidenza nei propri mezzi, fiducia nel loro modo di giocare, e sicurezza di avere sempre il compagno (in sostegno o in pulizia). Noi no.
    L’avere un DoR che guarda al futuro (cosa per noi fondamentale, ma forse arrivata troppo tardi) si scontra con la necessità folle di far bene adesso, per non far vedere che in 15 anni non abbiamo fatto nulla (se avessimo avuto un DoR quando c’era Mallet, be, sicuramente saremmo in ben altra situazione).

    • Nuvole! 11 giugno 2018, 17:49

      Eppure i Sunwolves, da quando sono stati fondati, hanno avuto dei risultati che probabilmente invidiano quelli delle Zebre… evidentemente non sempre perdere insegna a perdere… almeno non quando giocano contro di noi…

      • LiukMarc 11 giugno 2018, 18:26

        Considera che:
        a) Leitch (fino a quest’anno), Mafi (tutt’ora) e Tanaka (fino a 2 anni fa) giocano/gicavano in franchigie NZ o AUS di SR. Che i tuoi giocatori più rappresentativi giochino in squadre con mentalità e capacità diverse da ogni altre, aiuta
        b) Hanno da anni allenatori e compagni di squadra a livello nazionale che noi ci sognamo. Comunque l’impostazione te la danno
        c) Perdre nel SR evidenemente non è come perdere nel Pro14 🙂

        • Nuvole! 11 giugno 2018, 23:22

          a) Parisse gioca allo Stade Francais e Ghiraldini a Tolosa, tanto per fermarsi a questi due. Evidentemente giocatori rappresentativi che giocano in squadre con mentalitá e capacitá diverse da ogni altre li abbiamo anche noi, se guardiamo bene.
          b) I nostri ultimi allenatori sono stati o sono allenatori di nazionali di alto livello. Ti ricordo che pochi anni fa eravamo noi a battere il Giappone ed erano loro a sognarsi di avere, per esmpio, un Castrogiovanni in squadra (ha fatto tre mete al Giappone nella nostra ultima vittoria).
          c) Questo é evidentemente un alibi. Se perdiamo noi si dice che solo vincere insegna a vincere (e quest’anno si é vinto come non mai prima, tra l’altro), se perdono loro, beh… per loro non vale!

  8. Mich 11 giugno 2018, 10:12

    “questa nazionale italiana non è una squadra migliore delle aspettative createsi da ciascuno di noi (‘noi’ inteso come appassionati/conoscitori/addetti ai lavori)”.
    Chiedo scusa se lo preciso, ma in un mio intervento recente sostenevo esattamente le stesse cose.
    Restiamo delusi, e nell’immediato dopopartita on line si legge di tutto. Ma succede perchè a mio avviso la costante partecipazione al 6N ci lega all’idea, ormai oggettivamente infondata, di essere una tier 1.
    Ogni volta nei prepartita leggo commenti su come i confronti con la Scozia potranno dirci a che punto siamo, oppure lo scontro diretto con la Georgia chiarirà una volta e per sempre che siamo noi a meritare l’invito al 6N.
    Sono anni che parametriamo i nostri risultati su livelli che non ci appartengono. Si soffre a vedere questa nazionale, soffro io da tifoso come tutti voi. Ma bisogna essere oggettivi.
    Quando vincemmo contro il SA nessuno pensò al leone ferito, ombra di se stesso, squadra che quasi non oppose nessuna resistenza sensata agli azzurri. Molti si lasciarono cullare dall’idea di essere davvero al loro livello, di essere arrivati, e di poter costruire da lì un futuro roseo che stiamo ancora aspettando.
    In pochi lessero fra le righe, o furono disposti ad ammettere una vittoria figlia di un SA inesistente, in forte crisi. Ci si entusiasmò per quella vittoria esattamente come si resta delusi, oggi, per questa sconfitta contro una tier 2.
    Ridimensionare le aspettative non è un esercizio fine a se stesso, non significa arrendersi all’idea di non meritare il credito (ormai prettamente autoreferenziale), ma vuol dire prendere coscenza dei propri limiti e delle effettive possibilità di questa nazionale, e da li ripartire in maniera più serenza, senza attendersi gradi trionfi, ma lavorando da basso per un futuro sportivo di livello, consapevoli che questo futuro potrebbe anche non arrivare mai.

  9. gian 11 giugno 2018, 10:13

    ottima disamina, unica nota, che se è vero che non si cita più il raggiante sol dell’avvenir, si sparano ancora delle gran cavolate durante le interviste, invece di ammettere problemi ed errori, magari con qualche mea culpa, che non depone a favore del credere in un’inversione di tendenza
    adesso entro in modalità sarcastica quindi se non avete voglia di sorriderci sopra, non leggete:
    – la luce in fondo al tunnel non era il treno, in effetti, quello è arrivato da dietro a tutta velocità!
    – prossimo ritiro in tibet a riequilibrare il karma, è quello che ci rovina, se l’emergia della partita rimanesse nelle nostre mani, avremmo vinto il 6N, questo TM e, probabilmente, anche il prox mondiale (con le nostre potenzialità che cresceranno dal 50 al 70%)
    – per fortuna che abbiamo portato via il gruppo più solido, pensa se facevamo esperimenti!
    – è appurato che l’assunto: “la parola d’ordine è una e una sola: vincere! e vinceremo!” porta assolutamente sfiga
    – il nostro staff di piloni giovani ed emergenti non ci capisce un caxxo!

    • LiukMarc 11 giugno 2018, 10:23

      Uno gruppo di mental coach a questa nazionale farebbe almeno quanto può fare Wayne Smith a tempo pieno per 6 mesi… cioè molto

    • aries 11 giugno 2018, 15:01

      Unico dato certo: la presenza dello psichiatra! Per chi, poi sarà lui a deciderlo! Basta iniziare da qualche parte!

  10. Amedeos 11 giugno 2018, 10:50

    Si può disquisire ad oltranza sullo stato del movimento rugbystico in Italia, errori, ritardi colpe ecc ecc, tutto giusto, tutto sacrosanto, con le colpe di Gavazzi in testa, ultima e prima delle quali aver scelto COS alla guida della Nazionale. Mi preme far notare come COS, ha si vinto un premiership ereditando una squadra che vinse la Challenge Cup l’anno precedente, dopo il baratro…l’oblio…Arlequins in mediobassa classifica sempre. Questo pone dei seri dubbi sulla reale competenza del personaggio. Poi dai dubbi, si passa alla certezza! sono 3 anni che sta benedetta nazionale NON HA UN GIOCO, e pure si fissa sempre sugli stessi, prende batoste e si fissa! non è capace di dare un gioco alla squadra ed adattare la stessa a chi ha di fronte. Sono certo che nessuno possa trasformare la nostra nazuionale negli AB, ma sono stracerto che un vero allenatore a distanza di 3 anni avrebbe di sicuro conseguito risultati migliori.

    • fracassosandona 11 giugno 2018, 11:09

      Parlare di coperta lunga quando sei costretto a dare il 50° cap a chi all’estero non trovava spazio nemmeno nel club e a dare la maglia azzurra ad onesti manovali come Budd e Steyn fa sorridere…
      ricorderei anche al responsabile tecnico che tutto il mondo c’invidia che dopo 20 anni del suo operato abbiamo bisogno di 8 giocatori su 23 di formazione estera per perdere 34 a 17 col giappone…

      • carlo s 11 giugno 2018, 11:59

        C’era Polledri in panchina in alternativa a Steyn e Fuser, Biagi, Ruzza da schierare al posto di Zanni e Budd.. (magari si poteva dirottare Zanni in Terza )….

        • narodnik 12 giugno 2018, 02:05

          se sabato rirpropone lo stesso xv va licenziato in tronco,subito,i giocatori per provare qualcosa di diverso ci sono,capisco che secondo lui questa e’ al momento la formazione migliore,non capisco se ha problemi di cataratta o simili,le franchigie le segue i giocatori all estero pure,qua non si tratta solo della seconda-terza linea non ne azzecca una di una,eppure segue la squadra li allena,parla di avere diverse opzioni di scelta….

      • carlo s 11 giugno 2018, 12:05

        poi non capisco questa accanimento contro Carlo Canna… perchè non lo fa giocare??

        Anche all’ala abbiamo dei problemi, Bellini è un buon giocatore, ma serve a questo livello qualcuno che abbia doti di velocità o di sfondamento maggiori. Benvenuti all’ala mi convince poco. Considerata la situazione poteva portarsi Venditti… che mi sembra una alternativa leggermente migliore, anche se il livello pi o meno rimarebbe lo stesso

      • massimiliano 11 giugno 2018, 13:24

        già, ma siamo in Italia, chi sbaglia paga solo se non ha una cadrega a sostenerlo. Altra domanda da fare ai giornalisti, perchè non andate a girare il quesito di Fracasso all’esimio direttore dell’area tecnica? Perché non ci spiega carte alla mano cosa ha combinato in questi anni?

        • luis 11 giugno 2018, 14:05

          Perchè in nessun paese del mondo nessuno sano di mente continuerebbe a confermare gente che non ha contribuito a uno straccio di risultato. I soloni romani della fir sono li solo per il votificio . . .

    • Twickers 11 giugno 2018, 12:51

      Bravissimo…questa e’ la realtà’…..COS, incompetente, improvvistao e incapace… Non ha le capacita’…..semplice. Troppo interessato a se stesso, pomposo e sapientone di nonso’che!

  11. carlo s 11 giugno 2018, 11:39

    Il problema non è solo il materiale umano, i giocatori forse ci sono. Il problema è il gioco. Da quando c’è COS la situazione è precipitata. Non abbiamo più un gioco.
    Tutti i reparti sono carenti. La nostra mischia, che è sempre stata il nostro tratto distintivo, è una delle più leggere, pure il Giappone ci ha messo sotto. Per non parlare delle touche, siamo stati in grande difficoltà eppure i Giapponesi schieravano una seconda linea che non arrivava neppure al metro e novanta e una di 198 cm. Anche il nostro capitano, Leo Ghiraldini, che è un giocatore internazionale ed il più esperto (con Zanni) in questa squadra, era in completa balia degli avversari (ma cosa avevano preparato in queste settimane???)
    Affidare la giuda tecnica della nazionale a Bradley potrebbe essere una soluzione.
    Cos rimanga come Dor, è bravissimo in quel ruolo.
    Bisogna inventarsi un modo di giocare diverso., basta con finte seconde linee, fate giocare Carlo Canna, troviamoci dei piloni più performanti, date spazio a Ruzza……
    Un Italia come quella vista con Giappone perderebbe anche con il Canada e la Romania.

  12. Giovanni 11 giugno 2018, 11:50

    Non sono d’accordo: non c’era nessun bluff. Questa è la stessa nazionale vista allo scorso 6N, le stesse lacune, gli stessi difetti, le stesse carenze. La differenza è che giornalisti, tifosi e tecnici non volevano vedere ciò che era palese, in nome della strenua difesa di COS e dello staff. Si continuava a ripetere come un mantra che il 6N non contava, che il vero livello della nostra nazionale lo si sarebbe testato a giugno col Giappone e a novembre con la Georgia. Invece i disastri visti a febbraio-marzo erano gli stessi rivisti sabato, i difetti che la nazionale si porta dietro sono gli stessi degli ultimi anni. Cambiano i giocatori e gli staff, i problemi rimangono identici, tal quali insoluti. Finchè si continua ad avvallare il falso racconto federale del messia miracoloso che viene a salvare le sorti del rugby azzurro (oggi O’Shea, ieri Brunel, l’altro ieri Mallett) si coprono i guasti veri che affliggono il rugby italiano. La nazionale italiana gioca così male da anni, non da ieri o l’altro ieri, e il motivo è che i giocatori arrivano al vertice portandosi dietro lacune evidenti che non riescono a colmare, se non in minima parte, una volta che sono tra i seniores. In un ambiente chiuso, dove, nella maggior parte dei casi, si diventa tecnici e dirigenti perchè figli di/parenti di/amici di, il merito viene accantonato ed i ragazzi che passano tra le loro mani, per venirne formati negli anni decisivi dell’adolescenza, subiscono un danno che si ripercuote sul cosiddetto alto livello, solo perchè l’interesse politico ha il sopravvento su quello tecnico. E tutto ciò al netto di quelli che siano meriti e demeriti di COS (e ieri di Brunel e l’altro ieri di Mallett).

    • carlo s 11 giugno 2018, 12:07

      Tranquillo Giovanni ….. siamo in crescita (cit.)

    • tomo 11 giugno 2018, 12:08

      A questo punto i problemi dovrebbero essere: di tecnica individuale e collettiva, di tattica e strategia e soprattutto di livello e tenuta mentale. Non possiamo che migliorate! Volendo …

    • LiukMarc 11 giugno 2018, 12:17

      Ma si Giovanni, abbiamo appena aumentato il numero di squadre in Eccellenza perchè cosi possono esserci più giovani. Però, aspetta, forse non li abbiamo tutti sti giovani per 12 squadre, ah ma un attimo, il presidente non era molto convinto. Be si, insomma, quello… 🙂

  13. fulvio.manfredi 11 giugno 2018, 12:15

    Ma il vero problema e’ la tradizione rugbistica che fa di tutto il sistema un qualcosa di statico ed incancrenito: qui nemmeno dopo anni di clamorosi insuccessi si ha il coraggio di cambiare una figura dirigenziale, un allenatore, un sistema di gioco e cosi via. Prova ne sia che, paradossalmente, proprio in virtu’ della suddetta staticita’ non ci hanno ancora cacciato dal 6 Nazioni. Peccato, perche’ e’ uno sport bellissimo ma destinato, con questi presupposti, a rimanere per pochi.

    • luis 11 giugno 2018, 14:13

      E così ti spieghi perchè hanno messo PP come allenatore della emergenti. Il vecchio che avanza . . . oppure il contentino al rappresentante degli allenatori in seno alla fir (non me ne voglia Pasquale, al quale voglio bene come persona, ma il regbi di oggi è distante anni luce dal suo)

      • narodnik 12 giugno 2018, 02:52

        eppure non credo avrebbe fatto peggio di oshea in questi tre anni,almeno lui una chiara visione di gioco ce l’ha,sara’ datata ma non mi pare che oshea con super staff e collaborazioni vere e fittizie abbia fatto granche’ vittoria contro il sa a parte.

    • Nuvole! 11 giugno 2018, 23:25

      La tradizione rugbystica italiana é migliore di quella giapponese. Basta alibi.

  14. Niven 11 giugno 2018, 13:00

    Io sono stupito di come nessuno rimarchi che mischia e fase offensiva sono deludenti ormai da tempo, e quindi O’Shea sbaglia ad insistere su Catt e De Carli. I giocatori ci sono. Ovvio che stanno fallendo e vanno richiamati alle proprie responsabilità. Senza contare di farsi restituire i soldi dal mago della difesa Venter. Purtroppo non abbiamo testa a “comandare” una partita, saperla tenere in pugno. Sabato mi innervosivo a vedere la lentezza del mediano a fare uscire la palla, il nostro quotidiano imbarazzo di attaccare arretrando. Tutte le difese salgono ma noi siamo veramente in difficoltà nella costruzione già in prima fase.

    • Giovanni 11 giugno 2018, 13:31

      Venter ha collaborato si e no 4 o 5 settimane in tutto, con lo staff tecnico. E’ dall’estate scorsa che è passato agli Springboks e con noi non ha più alcun rapporto. Uno specchietto per le allodole o poco più. Adesso ce ne stanno propinando un altro, Wayne Smith, che in realtà è sotto contratto con un club giapponese, quindi farà qualche giorno di consulenza quà e là e nulla più.

      • Niven 11 giugno 2018, 14:04

        il paese del Bengodi. E anche i media che pompano su queste collaborazioni… questa è una netta e precisa responsabilità di O’Shea. Di tutti gli anglosassoni gli Irlandesi sono quelli che ci “capiscono” di piu…

  15. luis 11 giugno 2018, 14:28

    Se una nazione come il Giapone in 10/15 anni è riuscita a fare quello che noi in 30 non abbiamo fatto in motivo ci sarà. Non si può assumere un allenatore e poi condizionarne le scelte continuamente, devi dargli carta bianca, farlo lavorare e alla fine del percorso tirare le somme. Le scelte presidenziali sono state fatte per avere il “solito”paravento/parafulmine e coprire anni, anni, anni di di scelte scellerate.
    Comunque al di là di tutti i discorsi giusti/sbagliati rimane evidente una sola cosa: è il vertice federale che ha e continua a fallire, ergo va urgentemente cambiato. Fortunatamente le tribù si stanno adunando, spero che si riesca a fare piazza pulita della conclamata incompetenza prima che sia troppo tardi.

  16. ermy 11 giugno 2018, 14:45

    Madonna come odio, sempre più, quando ho ragione! 😀 😀 😀

    • mistral 11 giugno 2018, 20:09

      …pure Cassandra non sbagliava più di tanto… 😉

      • massimiliano 11 giugno 2018, 20:34

        per la precisione cassandra non sbagliava mai, erano gli altri a non crederle. Non portava sfiga, diceva quello che sarebbe successo e i pirla non ci credevano. molto italico se ci pensi

  17. Niven 11 giugno 2018, 14:46

    Se dovesse naufragare O’Shea potrà anche ripetere la solfa che non lo hanno lasciato decidere, lavorare ecc…
    Ma la povertà di schemi in campo non è certo responsabilità di Gavazzi…
    O’Shea in questo momento ha una buona base di giocatori, che anche per merito suo ha ringiovanito la rosa
    Ma noi non pretendiamo di vincere il 6 Nazioni fra 8 anni
    Ma di vedere giocare si, io lo pretendo. Ed il tempo per vedere una squadra con sua identità sta scadendo.
    Auguri O’Shea con il cuore d’ora in poi.
    Ma nessuno ci può prendere in giro…basta mi sarei rotto degli scaricabarile.
    Soprattutto se non è un latino,ma un presunto anglosassone.
    E se permettete, io di anglosassoni me ne intendo da quando sono nato

  18. Diesel83 11 giugno 2018, 15:46

    Tirando le somme:
    De Carli silurato da Perpignan allena la mischia della nazionale Italiana.
    Il passapalla sarebbe un identità di gioco?
    Continuiamo a schierare giocatori fuori ruolo (vedi le terze in seconda), a snobbarne altri come se ce lo potessimo permettere (Furno desaparecido).
    Giocatori dall’eccellenza sparati in nazionale senza 1 minuto di PRO alle spalle (Brunel non aveva fatto lo stesso con Canna al mondiale e con Bellini al 6N).
    Il mantra_cavallodibattaglia_fitness è che come al solito al 60esimo i nostri sono piegati sulle ginocchia
    E intanto i Giapponesi ci fanno vedere come si gioca a regbi.

  19. Zamax 11 giugno 2018, 16:22

    E’ da anni lo stesso problema. E’ difficile giudicare il valore tecnico dell’Italia se l’Italia non ha un gioco. E non parlo di un proprio gioco, che sarebbe forse volere troppo allo stato attuale. Ma un minimo di coesione che non significhi staticità, un minimo di coesione nel movimento complessivo dell squadra. Siamo sempre in ritardo in attacco, in difesa, nei riposizionamenti, nei sostegni ecc. ecc. La fitness non c’entra un bel nulla. Non cadiamo nel solito equivoco. E’ questione di organizzazione, automatismi, abbattimento dei tempi morti e delle riserve mentali. Perdiamo sempre l’attimo perché tutto questo manca.

    • narodnik 12 giugno 2018, 03:03

      in diverse partite l’italia di oshea ha giocato benissimo per un’ora,come contro l’australia l anno scorso,contro l’inghilterra e scozia al 6 nazioni,l’ultima contro l’argentina,quindi il problema del fitness esiste e per paradosso e’ colpa di oshea che insiste tanto proprio sul fitness,da quando c’e’ lui i punti forti storici della nazionale non lo sono piu’,o per lo meno cedono sempre dopo l’ora di gioco.

  20. fracassosandona 12 giugno 2018, 00:03

    In tutto ciò ci fumiamo i piloni che si fanno rispettare in chiusa perché vogliamo quelli che corrono, i fit. Fittissimi piloni che corrono, seconde che corrono terze che corrono ma nessuno sa dove andare. trequarti che vanno solo dritto per dritto come la locomotiva di Guccini. Metronomo del mediano impostato a 30 bpm. Mettici che perdiamo le touche pure coi jap…

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