Rugby e salute: sensori per le concussion e un Sei Nazioni spostato

Dopo la RWC 2019 il torneo più importante d’Europa potrebbe essere spostato di almeno un mese

(ph. Paul Harding/Action Images

(ph. Paul Harding/Action Images

Sabato, durante la partita di Premiership contro i London Irish, i giocatori dei Saracens sono stati tutti “equipaggiati” con un particolare rilevatore. Piazzato dietro l’orecchio e tenuto fermo con un po’ di nastro è stato infatti messo un piccolo marchingegno capace di misurare, la forza e la direzione dei colpi subiti dalla testa, un accorgimento che arriva dal football americano e serve per studiare – e quindi combattere – concussion e commozioni cerebrali. Al momento i dati registrati sono scaricabili solo a fine gara ma il club spera di riuscire a trovare il modo di renderli disponibili allo staff medico in tempo reale.
Protocolli e attenzioni per questo particolare tipo di problema sono in forte crescita negli ultimi mesi e si torna a parlare di una possibile modifica dei calendari internazionali per garantire un periodo di riposo più lungo ai giocatori.

 

A rivelarlo è il Guardian, che fa sapere che la tradizionale partenza di inizio febbraio del Sei Nazioni potrebbe subire uno slittamento di “almeno un mese”. Il quotidiano britannico non specifica l’eventuale composizione del nuovo calendario internazionale nei due emisferi ma registra un cambio di attenzione sul problema da parte di World Rugby e qui cambiamenti discussi – e respinti – qualche anno fa potrebbero ora trovare un destino diverso.
Il tema verrà affrontato con le federazioni e con le associazioni di giocatori ma prenderà inevitabilmente diverso tempo: difficile pensare a una modifica dei calendari prima della RWC 2019.

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  1. Stefo 6 gennaio 2015, 09:06

    Estremamente positivo la ricerca sulle concussione continui con esperimenti anche come qquesti, come dicevo l’altro giorno nel postare il link sarebbe interessante se i risultati di queste misurazioni fossero accessibili.

    Sui calendari, la proposta dei giocatori fatta ormai 1 anno e mezzo fa per me era gia’ interessante ed un passo nella direzione corretta, purtroppo il pezzo non spiega bene come funzionerebbe il calendario di cui si discute, si fanno finire i campionati prima?Le coppe Europee?Si prende un break?Di quanto tempo?

    • Katmandu 6 gennaio 2015, 09:18

      Stefo hai ragione in teoria si dovrebbe giocare meno, o almeno allungare la stagione dei club, lasciando quelle partite, almeno logica vorrebbe così, quello che mi chiedevo ieri, è un’altra cosa. L’Irb (o chi per essi) sta stidiando un protocollo anche per “controllare meglio” i giocatori oppure son lasciati alle varie federazioni. Insomma mi rendo conto che non c’è una connessione diretta tra la concussion e il doping nel concreto cosa fanno per contrastare le pratiche dopanti?
      Cioè ricordo Armitage che risultato positivo ad un farmaco, dopo un’audizione la squalifica gli viene cancellata, stanno studiando qualcosa anche per queste situazioni?
      Grazie

      • Stefo 6 gennaio 2015, 09:59

        Kat la World Rugby fa i suoi controlli, le federazioni/leghe i loro…non e’ che non si facciano controlli o che siano dilettanti allo sbaraglio al riguardo, aderiscono alla WADA fanno i loro controlli come altre federazioni internazionali.
        Il poblema resta sempre e solo uno e non solo per il rugby: dov’e’ l’industria del doping e dov’e’ l’anti-doping…si puo; essere al 100% certi che ogni sostanza e’ rintracciabile o magari ci sono nuove sostanze p sostanze alterate per non venir scoperte o i metodi di assunzione sonos tudiati in maniera da minimizzare il rischio di venir sgammati?Quanto indietro e’ l’anti-doping rispetto all’industria del doping?

    • Stefo 6 gennaio 2015, 09:52
      • M. 6 gennaio 2015, 10:07

        “Ci fermiamo o andiamo avanti così?”. Temo che la risposta la sappiamo tutti. Fermarsi è ormai impossibile, purtroppo. Forse nelle categorie minori lo spirito rugbystico “antico” c’è ancora. I livelli alti si sono in parti già calcisticizzati, basta vedere le conferenze dei cavinato, le sparate di castro, le polemiche infinite sugli arbitri, il comportamento di certi tifosi…

        La spiegazione “genetica” della mascellona fa sorridere, tutti hanno le mamme col mascellone? Poi, credo che quello che conti sia l’evoluzione nella stessa persona del lineamento. Da “dolce” a quadratone. Ed è impossibile non averlo notato in certi giocatori, a me viene in mente B. O Driscoll ad esempio. Poi magari è tutta roba naturale, non voglio alludere a nulla, è solo una percezione visiva.

        • Hullalla 6 gennaio 2015, 14:04

          Il problema e’ che il rugby amatoriale (==”di basso livello” e’ snobbato da TUTTI, compresa la stragrande maggioranza dei forumisti che scrivono qui.

          • Stefo 6 gennaio 2015, 16:32

            Come tutti gli sport hulla che hanno rpofessionismo…che questa fosse una conseguenza lo si doveva sapere nel ’95 e la si sapeva.
            @M. fermarsi e’ impossiible purtroppo…il passo al professionismo era obbligatorio perche’ ormai al (finto) dilettantismo non ci credeva piu’ nessuno ed era un’ipocrisia bella e buona ormai tenere in piedi l’idea falsa che i giocatori fossero dilettanti….ti ricordo la storica frase di Campese: “I’m still an amateur, of course, but I became rugby’s first millionaire five years ago.” detto ben prima del 1995…

          • M. 7 gennaio 2015, 08:50

            Stefo, sono d’accordo. Diciamo che il problema vero che che il famoso “spirito” del rugby è stato ampiamente dimenticato già da chi dovrebbe reggere la baracca (dirigenti, allenatori, giocatori). Il professionismo in sé non è disastroso se associato a forme rigorose di controllo sul doping, a salary cap veri, a punizioni serie per chi si rende responsabile di ogni forma di distorsione e di allontanamento dal famoso spirito (e invece mi pare, ad esempio per le squalifiche, che si insegua sempre di più la necessità del campo e delle tv e degli sponsor, cioè chiudere un occhio, più che quella della salvaguardia delle leggi dello sport) e a tutto ciò che può fare da moderatore di un percorso inevitabilmente non reversibile.

            Insomma professionismo e soldi non devono essere “ciò che comanda”, devono restare, idealmente, mezzi per migliorare lo sport, richiare più pubblico tutto quello che si vuole ma senza snaturare il rugby.

            Ai livelli alti non so se pensano minimamente a questa cosa.

          • Stefo 7 gennaio 2015, 09:12

            M capisco cosa intendi ma andrei piano col giudicare.
            In termini antidoping come scritto ieri in altra risposta non e’ che la World Rugby non segua la Wada e non ne segua i protocolli e non faccia controlli…le cose sono fatte e secondo i metodi indicati dalla Wada che a rigor di logica dovrebbero essere i piu’ sviluppati…ma qui si entra nella materia doping e antidoping e quanto il secono insegua il primo ma e’ generale per tutti gli sport il problema.

            Sullo spirito concordo e li’ secondo me si fa poco e’ vero sia in termini di squalifiche per i falli con le attenuanti e gli sconti ogni vlta dati sia in termini di controllare la discussione post partita di alcuni protagonisti, e si io sarei per stangare chi rompe i coglioni su arbitri (vedi dopo 34 belle squalifiche come ci pensano su), ma io sono anche uno dei pochi su questo forum che ha trovato la sentenza su Castro per la sceneggiata coi giornalisti (chiamati da lui a raccolta) nel dopo Leicester-Toulon ridicola e reputo che si sia persa un’occasione d’oro per segnare in maniera chiara una linea di demarcazione su cosa non si accetta.

  2. sentenza 6 gennaio 2015, 12:29

    Non capisco di cosa ci si sorprende o lamenta. Quando si è presa quella strada non si sapeva già dove si sarebbe arrivati? E non la si è presa con la piena consapevolezza e volontà? Alla fine il professionismo che deve attirare spettatori per sostenersi diventa inevitabilmente un “freak show” (anzi lo resta com’era nell’800), deve per forza mostrare “l’abnorme”, la donna cannone o l’uomo elefante. La normalità non fa audience, e palesemente non corrisponde alla migliore prestazione sportiva. I “normali” stanno sugli spalti e pagano per vedere gli “anormali”, o supernormali, dare spettacolo in campo. Mi pare sia così da più di 2 mila anni, o no? Siccome palesemente si è voluto seguire proprio sempre il football nfl (ultimo esempio questo dei sensori) solo con 50 o 80 o 120 anni di “ritardo” a seconda dei vari aspetti, vedi la storia del passaggio in avanti di Wayne Smith, oppure l’ultimissima scoperta italica post derby zebre-tv degli assistant coach di reparto (ubi maior…). Visto che si aspetta sempre che si svegli “il gigante addormentato” USA, e periodicamente si paventano franchigie celtiche sulla costa atlantica, con anche commentatori di questo blog che non vedono l’ora di godersi uno Zebre Parma-Boston Qualcosa, faccio una domanda: siete sicuri? Siete proprio sicuri di voler vedere il gigante svegliarsi e fare “sul serio”? Perchè nel caso è facile dover andare a sbattere contro personaggini tipo questi (freaks, appunto) http://www.sportsgrid.com/nfl/nfl-biggest-necks/

    Un esempio di dove si arriva inevitabilmente “andando avanti così” da quelli che “avanti” ci sono andati per decenni.

  3. San Isidro 7 gennaio 2015, 02:52

    Ogni misura per prevenire i casi di concussion e la salute dei giocatori è più che lecita, bene così!

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