Pesca pacifica ed ex All Blacks isolani: è davvero questa la strada giusta?

La missione isolana della Federazione fa già molto discutere. E tira in ballo l’identità stessa del rugby azzurro

 

Premessa doverosa. Quando si parla di equiparati, doppi passaporti e quant’altro non ci si muove solo nell’orizzonte puramente sportivo. Si entra nel vasto e ben più scivoloso terreno nel quale si situa la società/comunità così come la stiamo conoscendo ai giorni nostri: globale, veloce e senza confini ben definiti. Ciò detto, sembra altrettanto doveroso chiedersi dove possa portare l’estremizzazione di due fenomeni che interessano il rugby, ma che trascendono i confini di Ovalia, e che in questi giorni sono stati oggetto di critiche e fonte di discussione. Stiamo parlando dei casi neanche troppo distanti tra loro della missione FIR nel Pacifico e degli ex All Blacks che potrebbero far capolino al Mondiale con una maglia diversa da quella tutta nera. Ma andiamo con ordine.

Rivolgersi in modo così apertamente esplicito a mercati che hanno tanta offerta e a poco prezzo, è lecito che possa provocare una reazione di sdegno. Nell’immaginario collettivo l’idea che potrebbe passare è quella del discount isolano, dove prendi tre al prezzo di due, e se nemmeno uno è buono pace e tutto come prima. Chi invece difende il progetto, porta ad esempio le molte altre nazioni di alto livello che già fanno qualcosa di simile: se lo fanno loro, why not? La questione è particolarmente delicata, e riuscire ad avere un’opinione precisa, che abbracci i molteplici aspetti chiamati in causa, non è facile. Su alcune cose possiamo però avere un’idea ben precisa.

Innanzitutto, un conto è far giocare con la maglia azzurra un Tommaso Allan, che il parente italiano ce l’ha, e un’altra prendere il primo isolano discreto di cento chili, portarlo tre anni in Italia e poi dargli una maglia azzurra, pretendendo che dia il cento per cento per quella maglia e per ciò che rappresenta.

In secondo luogo, una simile operazione rischia concretamente di gettare in ombra l’ambizioso e costoso sistema di Accademie e Centri di Formazione messo in piedi. Sì perché andare a questa pesca nel Pacifico sa un po’ di nascondere la polvere sotto il tappeto invece di pulirla, e un po’ anche di copiare i compiti appena prima di entrare in classe. Insomma, è l’extrema ratio, quella a cui ricorri quando proprio non vedi alternative. Vero che lo fanno anche Inghilterra e Francia, ma paragonarsi sul piano della formazione a queste due Federazioni è da visionari, e non si può certo dire che quell’alto livello si alimenti solamente di equiparati e isolani anglo-francesizzati. Se proprio dobbiamo copiare qualcosa da loro, perché non gli prendiamo qualche allenatore, perché non gli copiamo le strutture dirigenziali, perché non gli copiamo la cifra ogni anno destinata alla base? E siamo davvero sicuri di avere le competenze per eseguire sui giocatori isolani quel lavoro di lima e sgrezzamento tecnico-tattico che tanti risultati sta pagando in Premiership e Top 14?

Infine, resta un dubbio che qualcuno prima o poi dovrà chiarire. Il viaggio di Griffen in giro per la Penisola alla ricerca di mediani italiani, perché a quanto pare dobbiamo avere per forza una mediana biologicamente italiana, non va forse in direzione terribilmente opposta rispetto a quello di Ascione e Checchinato nel Pacifico?

 

Leggermente diverso, poi, ma altrettanto sintomatico è il caso degli ex All Blacks che sfruttando il regolamento IRB potrebbero partecipare ai prossimi Mondiali con un’altra nazionale. Vero che in questo caso si parla per lo più di giocatori di origine isolana per parentela, ma cosa ne sarebbe se davvero con l’Inghilterra giocasse McAlister e con la Francia Steffon Armitage? Fino a prova contraria, al Mondiale si scontrano nazioni, sistemi ovali, identità, modi di concepire, vivere e gestire il rugby. Vero che in molti sport si sta andando verso un livellamento del modo di giocare e stare in campo (basta pensare alle squadre extraeuropee allenate da allenatori europei agli ultimi Mondiali di calcio), ma è innegabile che un simile regolamento mina le basi su cui questo sport si è da sempre fondato: lo scontro tra due squadre, certo, ma anche tra due nazioni, tra due popoli, tra due culture.

Con questo non si vuole assolutamente mettere freno a cambiamenti più grandi del rugby stesso, e nemmeno rimanere ancorati ad un’idea di palla ovale anacronistica e datata. Semplicemente, sottolineare che con questi regolamenti su equiparati ed eleggibilità si sta forse andando nella direzione sbagliata. O forse in quella giusta, ma con troppa velocità e rischiando pertanto di deragliare alla prima curva.

Di Roberto Avesani

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  1. Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 08:30

    Dopo avere scatenato, ieri, i bassi istinti con una nota di redazione a dir poco discutibile, mi sembra che la lunga nota di oggi metta correttamente in fila i problemi.
    A mio avviso manca una conclusione alla nota di Avesani, che rappresenta la contraddizione nella quale vive il rugby Italiano.
    Alto livello e sviluppo del rugby di base.
    Apparentemente sembrerebbero le due facce dello stesso problema , in realtà è solo parzialmente così e spesso le due cose, come sottolineato dall’articolo, vanno in contraddizione.
    Alto Livello. Un bilancio sostanzioso della FIR esiste e sta in piedi solo coi proventi del 6N. E’ giocoforza, quindi, per ogni presidente FIR che si rispetti cercare di tenere al massimo livello la ns. partecipazione al 6N per poter partecipare alla divisione della torta. E’ una questione di sopravvivenza.
    Sviluppo del rugby di base. Questi ultimi 15 anni hanno evidenziato come il gap con il G10 del rugby è aumentato ( escluso forse Scozia e Argentina con le quali il rapporto è rimasto inalterato). Il professionismo ha ancor di più messo in evidenza come la debolezza delle ns. capacità di reclutamento e formazione sia enorme al confronte della capacità delle nazioni del G10 di trovare e formare talenti.
    Senza entrare adesso nel merito di discussioni già fatte sull’incapacità del ns. sistema di reclutamento-formazione, per il quale la FIR e tutto il sistema (Treviso e Veneto comprese) hanno responsabilità primarie la domanda alla quale occorre dare una risposta è questa:
    “Meglio qualche vittoria in più nel 6N con qualche equiparato in più e mettere al sicuro la ns primaria fonte di finanziamento, o rinunciare agli equiparati ( se fossero meglio dei ns. giocatori) e ritornare a prendere 35/40 punti , da tutti regolarmente nel 6N?
    La risposta non è facile, perché perdere il 6N e il relativo ingresso di proventi non credo sia un boccone di facile digestione.

    • gian 29 Luglio 2014, 08:42

      “Dopo avere scatenato, ieri, i bassi istinti con una nota di redazione a dir poco discutibile, mi sembra che la lunga nota di oggi metta correttamente in fila i problemi.”
      ancora, era un’intervista al tuo presidente, smetti di raccontare puttanate!!!!!

      • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 09:03

        @gian mi auguro che i tuoi stiano bene.
        Quella di ieri non era un intervista a nessuno. Estrapolava a sua volta pezzi di un articolo del Gazzettino che non era un ‘intervista. Le due cose non sono uguali. Se però per te lo sono, auguri e figli maschi!
        P.S. Gavazzi non è “il mio” presidente è anche il tuo presidente .

        • gian 29 Luglio 2014, 09:21

          ti ho copiato il passaggio incriminato, il gazzettino ha pubblicato delle dichiarazioni (se non vuoi chiamarla intervista perché tecnicamente non la è, mi va benissimo) del presidente della fir, il sito ne ha riportato i contenuti in maniera esatta senza riscrivere l’articolo (dato che una volta spiegavano che hanno dei problemi chiamati copyright), tu continui a negare l’evidenza insistendo col dare a quelli di onrugby dei faziosi; il presidente è tuo, perché io non sono più un tesserato da un pezzo e, al contrario di altri, non lavoro per nessuna società a nessun titolo; di filofederali nel blog ce ne sono, ma in un modo o nell’altro si riesce a parlare anche delle posizioni meno difendibili di una parte o dell’altra, il tuo solo comportamento è assolutamente indigeribile.
          ultima cosa, evitati certe frasi, che non servono, pensa a rispondere a tono e spiega dove, secondo la tua mente illuminata, l’estrapolazione del blog è stata faziosa rispetto all’articolo basato sulle DICHIARAZIONI del tuo presidente?

        • gian 29 Luglio 2014, 09:29

          “Il Rubicone, o meglio l’Oceano Pacifico, è stato varcato. Il Gazzettino rende noto che la pesca di giovani talenti isolani da portare in Italia in prospettiva nazionale è iniziata. Carlo Checchinato, responsabile dell’Alto Livello, è stato a Samoa, mentre Franco Ascione, responsabile della base, è andato alle Fiji. A Tonga è andato invece un uomo di fiducia (“Qui il rapporto è già avviato dal titolare della Ghial, sponsor del Calvisano”, ha detto Gavazzi). E il primo risultato sarebbe già arrivato, con l’arrivo di un giovane trequarti figiano destinato alla Lazio (dopo tre anni diventerebbe eleggibile). Nell’articolo si ipotizza pure l’apertura di un’Accademia italiana proprio nel Sud del pacifico, sulla stregua di quanto fatta dal Brive alle Fiji.”
          questo è il post di ieri, copiami il passaggio dell’articolo, che tu evidentemente hai letto ed hai sottomano (o ti puoi procurare), dove non c’è scritto quello che è stato riassunto, su, stupiscimi!

          • mezeena10 29 Luglio 2014, 10:56

            gian è inutile, è un avvocato prezzolato, non si spiega altrimenti l’ ostinazione a non voler vedere!
            e continuare a negare l’ evidenza piu evidente che c’ è non fa onore alla sua presunta et autoreferenziata intelligenza!

          • gian 29 Luglio 2014, 11:11

            eh no, @mez, troppo facile dare del mona a qualcuno senza dargli la possibilità di difendersi, vediamo le carte, così il mona se lo da da solo

          • gsp 29 Luglio 2014, 11:14

            mez, AdG ha delle posizioni singolari e non condivido, a volte anche se non vuole vedere la realta’. ma e’ l’unico qui?

          • gian 29 Luglio 2014, 13:51

            no, @gsp, assolutamente, di gente dichiaratamente e, a volte, fastidiosamente di parte è pieno il blog, ma tacciare gli altri di faziosità, quando viene dimostrato che tale cosa non c’è e continuare nonostante tutto, non è estremismo, è cecità o dolo, io ho riportato fatti (l’estratto dell’articolo incriminato da cui qualcuno avrebbe estrapolato falsità), ho chiesto di essere smentito con gli stessi e questo non accade, posso avere torto marcio, non lo escludo, ma farmi la predica per un termine e poi evitare il confronto (anche ieri quando sono stati chiesti fatti il confronto si è interrotto), essendo evidentemente a corto di argomenti, non mi va bene per niente

    • Mr Ian 29 Luglio 2014, 08:49

      Non la mettere così Alberto, non è che siamo noi invasati o fuori di testa, prima o poi ti stancherai anche tu di difenderli. Le tue analisi sono sempre lucide e più o meno condivisibili, ma loro faranno sempre una puttanata in più per smentirti…

      • Da 29 Luglio 2014, 09:30

        Qui c’è gente che la Federazione non la difende Alberto e non lo farà mai. Se tu accetti chi lavora male e ne prendi le parti sei libero di farlo così come ci sono persone che la pensano in maniera differente. Tu dici che i Wilhelm, i Fumero o tutti gli altri che scrivono contro la gestione FIR facciano mala informazione? Libero di pensarla così, così come siamo noi liberi di pensare che On Rugby e altri organi d’informazione dicano la verità.
        Poi, voglio ribadire un concetto a me caro: è il campo che da il verdetto finale ed è li che il nostro movimento, da anni, mostra che chi lo gestisce non è competente

        • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 11:27

          Guarda che a me della federazione come tale, non me ne può importare di meno. Non ho né amici né parenti che al 27 prendono soldi dalla FIR. Detto questo la federazione, al momento attuale, è l’unico strumento di governo dello sport in Italia e quindi anche del rugby.
          Demonizzarla non serve a nessuno. Io prima di criticare in maniera ultimativa, come è d’abitudine per molti blogghisti, preferisco mettermi nei panni di chi si trova a prendere alcune decisioni e valutare cosa potrei fare io.

          • Da 29 Luglio 2014, 11:38

            Non è demonizzare ma prendere atto dei fatti. Non sono competenti e non lavorano bene. I Blogghisti saranno ultimativi ma hanno ragione perché dicono cose sensate. Non si può dire che il Rugby, in Italia, sta progredendo o viene gestito in maniera ottimale. Sarebbe una menzogna. E’ giusto che ci siano le critiche e che si possa esprimerle. Tanto, rimane il fatto che le parole di chi non apprezza il lavoro della FIR lasciano il tempo che trovano quindi..

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 12:14

            Forse non mi sono spiegato. Il diritto di criticare è sacrosanto. Io ho detto, in altri post, che pur non condividendo la linea editoriale del Blog, mi compiaccio che esista..
            Critico soltanto la tipologia di alcune critiche , in quanto gratuite e molto poco produttive.
            Cio che faccio un po’ più fatica ad accettare sono le strumentalizzazioni bieche e infantili ( siccome tu, alcune volte, difendi Gavazzi, io odio Gavazzi, quindi io odio te) che impediscono i ragionamenti nel merito.

          • Da 29 Luglio 2014, 14:22

            Dal mio punto di vista, io penso che tu abbia sempre avanzato le tue obiezioni in maniera precisa ed esaustiva. Ho preso anche le tue parti in passato. Io continuo a ripetere che il problema del movimento sia la mancanza di volontà di dare un refresh alla classe dirigenziale che guida la FIR. Sempre in passato, ho fatto presente che è inutile giudicare il lavoro di Gavazzi dopo neanche un anno dall’elezione. Certo, leggere di certe idee circa l’esplorazione del Pacifico alla ricerca di talenti quando non s’implementa la formazione e la crescita dei ragazzi nostrani mi fa storcere il naso e non poco. Ad ogni modo, con me puoi sempre discutere perché non ho pregiudizi di sorta verso nessuno. A me interessa che il Rugby Italiano progredisca come può e deve..

      • gsp 29 Luglio 2014, 09:42

        Ian hai ragione, e l’ho provato personalmente che questi fanno sempre una puttanata in più per smentirti. Però questo non vuol dire non analizzare le cose e le situazioni perché tanto fanno cazzate, come to chiedi di fare.

        AdG, secondo me, a volte esagera nella difesa di Gavazzi. Ma c’é gente che esagera ugualmente e puntualmente sul versante opposto, con posizioni anche più partigiane ma non gli si dice niente. C’é una mentalitá un pò da branco contro AdG che non c’é verso altri forse ben più schierati di lui, e che lo fanno con orgoglio.

        • mezeena10 29 Luglio 2014, 10:59

          gsp la difesa a prescindere e a priori è stomachevole, anche di fronte a stronzate clamorose come questa!
          a te riconosco onesta intellettuale quando difendi la FIR, analizzi e cerchi di dare una spiegazione logica, questo qua invece è come ribot, ha i paraocchi!
          “non c’ è peggior cieco di chi non vuol vedere”!!!!!!!!!!!

    • Il Doge n1 29 Luglio 2014, 09:45

      Mi permetto solo di far notare che il gap con Scozia ed Argentina non è rimasto inalterato. Anzi continua sempre a peggiorare x l’Italia, magari un pò più lentamente con la Scozia ( che cmq ogni tanto nei TM autunnali Australia e Sud-Africa le batte), ma con l’Argentina il gap è aumentato decisamente dopo il loro ingresso nel fu Tri-Nations.
      Nessuna delle due squadre poi può mostrare una sfilza inquietante di sconfitte continue come l’Italia. Mentre l’Italia, sia con Mallet che con Brunel ha fatto vedere i sorci verdi per parecchio tempo ai suoi tifosi.

      • gsp 29 Luglio 2014, 09:49

        Si ma non confondere stato della nazionale e stato del movimento. Non sono necessariamente le stesse cose e la formazione é solo uno dei fattori.

        • Il Doge n1 29 Luglio 2014, 10:03

          Ok, ma penso che anche x quanto riguarda lo stato del movimento non siamo messi tanto meglio. Siamo messi meglio della Scozia come movimento generale?????? Mah?? non saprei, i numeri non dicono tutto e lasciano lo spazio che trovano soprattutto in Italia. X quanto riguarda l’Argentina non esiste paragone.
          Cmq sia, ammesso e non concesso, che siamo messi meglio come movimento, la Nazionale è l’unico strumento mediatico di spessore che ha la FIR e tutto è concentrato dalla FIR su di esso………tutto x avere in mano una Nazionale da 14° posto tendente al 15°.

        • gsp 29 Luglio 2014, 10:12

          Ma hai mille volte ragione. Siamo messi indubbiamente peggio di Sco e Arg.

          Cercavo solo so dire che i risultati degli ultimi 2 anni della nazionale non rispecchiano necessariamente a pieno il livello della squadra. Insomma per me c’é un fattore Brunel. Ma 3 vittorie in più negli ultimi anni non cambiano il giudizio sulla formazione.

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 10:58

            Resta comunque il fatto che nessuno degli intervenuti, al di là di essere più o meno faziosi, vuole prendere posizione sul fatto: dobbiamo o no stare a tutti i costi nel 6N ( incamerando i soldi e usando, se servono, gli equiparati) o possiamo anche rinunciarvi?

          • mezeena10 29 Luglio 2014, 11:02

            alfredo da giussano innanzitutto la decisione non spetta a noi, cioe se restare nel 6N o meno..
            campavano benissimo anche prima ch’ intrasse l’ italia!
            e fazioso quanto te mai ne abbiam visto qui sul blog! manco quelli della causa boera! maddai..eddai su!

      • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 11:51

        Ti copio un pezzo di quell’articolo che condivido:
        “Siamo entrati nel Sei Nazioni o poi nel Pro12 e non abbiamo fatto un passo avanti in termini di gioco e di presenza sui campi, sia a livello di club che di Nazionale, quest’ultima poi ha toccato proprio in questi mesi il suo punto più bassi. Il risultato del fallimento FIR degli ultimi dieci anni, inclusi gli ultimi due, è sotto gli occhi di tutti ed allora che fare? Gavazzi conosce solo due strade, le uniche che riesce a concepire chi generalmente ha poca dimestichezza con la coralità , il lavoro di squadra, la programmazione, la crescita di un team: la centralizzazione di tutte le attività, di tutta la formazione e della gestione dei giovani presso la FIR e l’accaparramento di talenti esteri. Così ha fatto .”

        • gsp 29 Luglio 2014, 11:55

          onestamente dire che i club non hanno fatto passi in avanti, visto che priam non c’erano club pro, non e’ assolutamente condivisibile.

        • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 11:56

          Ci aggiungo se vuoi un altro carico da 11. Non solo non siamo progrediti ma siamo regrediti.
          E l’analisi del perché non siamo più in grado di tirar fuori un atleta di caratura internazionale da parecchio l’ho fatta e pubblicata più volte.
          Ciò detto,attaccare personalmente Gavazzi non serve a niente. Anche perché io ho dimostrato che il problema c’è anche laddove si crede che non ci sia ( Treviso e il Veneto).

          • hyperion 29 Luglio 2014, 12:57

            Gavazzi è il presidente eletto della Fir in carica da 2 anni,ma dentro in Fir da molto di piu'(10- 15 anni?)non stava su marte quindi i meccanismi li conosceva fin troppo bene,avrebbe dovuto dire,per onestà intellettuale,”ok abbiamo sbagliato, rimbocchiamoci le maniche tutti e troviamo insieme una soluzione,per far funzionare al meglio di capacità e risorse tutto l’apparato”.
            Ma la sua prosopopea,supponenza,arroganza,saccenza e le sue clientele federali gli hanno impedito di far questo.
            Come presidente si prendesse non solo gli onori ma anche gli oneri quindi la responsabilità è sua in quanto presidente.
            Non ci sono scusanti.

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 13:56

            Scrivi cose corrette. Il fatto, però, di porre in capo ad una persona responsabilità più ampie, se da un lato semplifica il ragionamento dall’altro non semplifica la comprensione delle stesse. Porre in campo al presidente FIR ( chiunque esso sia) lo stato di malferma salute di un movimento non è del tutto corretto, ma non per lui, che sicuramente se ne impippa di quel che io e te possiamo dire su di lui, ma perché non aiuta a comprendere tutti i risvolti del problema.

          • gsp 29 Luglio 2014, 14:11

            esatto hyperion, si prende le responsabilita’, le sue pero’. quelle che provengono dalle sue scelte e dalle sue azioni.

            il fatto che abbia deciso di andare avanti con “l’innovazione nella continuita’” e che politicamente abbia preso l’eredita’ di Dondi, non significa che le scelte le negli ultimi anni le abbia fatte lui. tutti sappiamo che i rapporti sono stati spesso conflittuali, e che per certi versi tipo entrata in pro12 Gavazzi e Dondi hanno avuto i loro problemi.

            e per certi versi, tipo la gestione delle due squadre pro, l’approccio per certi versi e’ radicalmente opposto. impossibile giudicare Dondi e Gavazzi in un giudizio unico se fanno scelte strategiche sul pro12 completamente opposte.

    • Paolo 29 Luglio 2014, 15:29

      Uno può sostenere le tesi che vuole se esposte con civiltà. E mi pare sia questo il caso. Quello che faccio davvero fatica a tollerare sono le accuse di disonestà intellettuale alla redazione. Di cui faccio parte e quindi posso essere considerato parziale, ma di idee preconcette non ne abbiamo. Abbiamo e prendiamo posizione ma non riteniamo siano la Verità e non sono tantomeno scolpite nella roccia

      • San Isidro 29 Luglio 2014, 16:40

        “Uno può sostenere le tesi che vuole se esposte con civiltà”…bravo Paolo!

    • dengra 29 Luglio 2014, 16:16

      Io provo a fare un altra considerazione…..se due nostri massimi rappresentanti CHECCHINATO e ASCIONE vanno nell’emisfero australe a reclutare giovani per poi equipararli e in particolar modo Aperture, Mediani di mischia e N°8, non stanno delegittimando il lavoro e la capacità dei tecnici delle accademie e centri di formazione a creare questi ruoli in cui siamo carenti? Altra riflessione……ora si stanno raccogliendo i frutti e il lavoro delle accademie ( vittorie con la 20 e la 18) probabilmente bisogna aspettare i mondiali del 2019 per vedere qualche giocatore…….e noi andiamo a rubare i giovani isolani? Chissà cosa penseranno i tecnici del passato PIERATO, AQUILANI, PIZZOLATO, ASCANTINI, DONATIELLO, PULLI, PALADINI, SALVAN, ….il nucleo storico che ha veramente formato i giocatori del passato non solo nelle nazionali ma anche nei club…….COSA Nè penseranno?

      • wlfsempre 30 Luglio 2014, 12:21

        penseranno che siamo passati dalle stelle alle stalle (con tutto rispetto per gli allevatori), certo e’ che il livello degli allenatori o per lo meno di certi allenatori nelle accedemie zonali e’ veramente scarso e per esperienza personale i ragazzi, almeno mio figlio, imparano piu’ durante un camp estivo all’estero che non in una stagione in accedemia.

  2. maz74 29 Luglio 2014, 08:49

    Non bisogna escludere a priori la possibilità di partarsi a casa qualche isolano, lo fanno regolarmente Australia, Nuova Zelanda ed Inghilterra, ma prima bisogna sviluppare il progetto formazione in Italia in modo serio e con competenze professionali internazionali. L’attuale sistema Accademie/Centri Formazioni di stampo elettorale e senza tecnici qualificati è un buco nel bilancio e non crea nessun plus valore.
    Si dovrebbe concentrare le risorse in centri formativi d’eccellenza (3/4 al massimo) distribuiti in 4 macro-regioni rugbistiche (nordest, nordovest,centro e sud) che dovrebbero coincidere con i gironi di un campionato di Serie A. Abolirei l’Eccellenza e integrerei i gironi della Serie A con le franchigie, che dovranno diventare 3 nel prossimo quadrienio (Benetton = girone nordest, Zebre = girone nordovest, Nuova franchigia = centro e sud).
    Altra rivoluzione è quella dell’inserimento di un manager straniero qualificato per l’organizzazione del sistema formativo e l’ingaggio di tecnici stranieri qualificati sia per allenare i giovani sia per formare i ns. tecnici.

    • Melita Martorana 29 Luglio 2014, 09:00

      ti prego Maz74, dimmi chi sono gli isolani regolarmente rubati che ora militano negli All Blacks. la squadra e’ stata appena annunciata. Parliamo di ragazzi che hanno giocato in nz per tre anni e poi buttati nella caciara della nazionale maggiore. ma due righe per informarvi le leggete prima di scrivere?

      • maz74 29 Luglio 2014, 10:02

        Non ho mai parlato di isolani “rubati”, tutto è regolare e nel rispetto di tutte le regole, ma è chiaro ed evidente che nazionali come Nuova Zelanda ed Australia sfruttano la situazione per accappararsi i giovani più promettenti, gli fanno fare un percorso (NPC, Super Rugby) e poi alcuni (pochi) arrivano alla maglia Nera, ma nei campionati neozelandesi ci sono tantissimi di origine samoana, fijana o tongana.
        L’Inghilterra si è trovata in casa Manu Tuilagi e non ha esitato a chiamarlo in nazionale.
        Il concetto è che se qualche giovane di valore arriva in Italia e dopo 3 anni in Eccellenza o in franchigia viene chiamato in nazionale non lo trovo assurdo.

        • Melita Martorana 29 Luglio 2014, 10:34

          Owen Frank (Australia), Kaino (american Samoa), Kerr-Barlow (Australia), Fekitoa (Tonga). Sono 10 anni che la NZ investe nel rugby di base e sopratutto nelle accademie con programmi disegnati nell’identificazione del talento e quindi crescita a livello elite cioe’ nazionale maggiore e in campioni del mondo. quindi quello che dici te, cioe’ che gli fanno fare il percorso NPC, SR e ABs non e’ vero. ripeto informatevi prima di scrivere.

          • mezeena10 29 Luglio 2014, 11:09

            ciao Melita, è Ben Franks ad esser nato a Melbourne non Owen, nato a Motueka (Tasman district)..
            ma tant’ è sono completamente d’ accordo con te! c’ è troppa disinformazione qui sul blog, riguardo a tutti gli argomenti..
            comunque tutti si sentono in dovere di scrivere qualsiasi cosa gli passi per la testa.
            con sta storia degli ABs che “rubano” i giocatori isolani hanno stufato! informatevi!!!!!!
            poi facendo una battuta alle convocazioni dei wannabies ho detto che hanno piu NZ loro che samoani gli ABs!!!

          • maz74 29 Luglio 2014, 14:03

            Melita non riesco a capire la tua polemica, francamente stiamo dicendo la stessa cosa.
            In Nuova Zelanda pescano i migliori talenti isolanti, col passare degli anni se li trovano già in casa dato che sono figli di immigrati, e li inseriscono in un percorso formativo che in base all’età può partire dalle giovanili, ma che può partire dai campionati interni. Verranno testati centinaia di giocatori e solo pochissimi arrivano alla maglia nera. E comunque se vai a vedere di giocatori di origine isolana, ma con passaporto neozelandese, ce ne sono molti. TUTTO E’ REGOLARE e nessuno è rubato.

          • Melita Martorana 31 Luglio 2014, 08:47

            No, non stiamo dicendo la stessa cosa. Questi “isolani” sono NEOZELANDESI!!! Hanno passaporto e cittadinanza perche’ sono nati e cresciuti in NZ, non e’ che la NZRU se li e’ ritrovati qui come il kinder surprice! sono kiwi al 200%. il fatto che abbiano la struttura da samoani e nomi da samoani non significa che sono stati presi giovani dalle Samoa e portati qui. ormai sono 10-15 anni che non succede piu’. Auckland ha la piu’ grande comunita’ di polinesiani fuori dal Pacifico. non c’e’ piu’ bisogno di andare li’ quando i talenti sono ora neo zelandesi ed hanno diritto di nascita ad indossare la maglia nera.
            E’ buffo che le altre Union continuano a menzionare la NZRU come scusa per prendere giovani polinesiani e li equiparano per farli giocare in nazionale. La NZRU non lo fa piu’, mentre le altre union sono tornate indietro di 20anni in questa pratica.

    • wlfsempre 30 Luglio 2014, 12:24

      il tuo ragionamento non fa una piega, per esperienza personale, mio figlio e’ in accdemia, le accademie specialmente quelle zonali sono in mano molte volte a tecnici di scarso livello, a manager cialtroni e assolutamente incompetenti.

  3. mistral 29 Luglio 2014, 09:06

    secondo me stanno giungendo al pettine le contraddizioni moderne, che nel caso specifico (il rugby) si rivelano quasi irrisolvibili: da un lato un gioco-sport legato a tradizioni e storia, con folklore, attaccamento alle radici, alla “nazione” intesa come unicum geografico, ma anche etnico-razziale e di consanguineità; dall’altro un concetto di nazione che si è via via appannato rispetto a quello di stato, ed un concetto di “nazionalità” che si è via via perso in favore di quello di cittadinanza; nel momento in cui le regole legali prevalgono su quelle sportive, e per gli stati-nazione che “allargano” al massimo il concetto di cittadinanza (e di conseguenza di nazionalità) la possibilità di “pescare” (nel pacifico oggi piuttosto che in sud-america ieri e prossimamente in africa)individui adatti al gioco del rugby, importarli in stati-nazione occidentali e poi schierarli in “nazionale” diventerà (lo è già per australi e inglesi) una prassi consolidata; il tutto, ripeto, nel masimo rispetto delle norme e leggi vigenti; se in più si aggiunge la norma IRB relativa all’utilizzo in chiave olimpica (e poi in chaive ordinaria) degli “stranieri” che risiedano da X tempo in un’altro stato-nazione, si arriverà ad una composizione quanto mai variegata, multietnica, multinazionale e completamente slegata dai percorsi locali di formazione delle varie filiere di formazione “nazionali”…

    • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 09:11

      Ciò che tu dici è molto sensato. Ma la domanda alla quale è obbligatorio rispondere è : dobbiamo adeguarci o meno? (noi Italiani , intendo)

      • mistral 29 Luglio 2014, 09:29

        non credo ci sia possibilità di non adeguarsi, a meno di voler volontariamente rimanere fuori dal grande giro e ritirarsi in una volontaria e severa autarchia… mah!

    • gian 29 Luglio 2014, 09:26

      un momento, una cosa sono nazioni che crescono ragazzi che dimorano in tale nazione di passaporto diverso e poi li schierano come nazionali (diciamo di scuola nazionale), una cosa chi cerca giocatori già formati, o comunque molto avanti nella formazione, da naturalizzare per alzare il proprio livello, considerando la propria filiera inadatta…..

      • mistral 29 Luglio 2014, 09:32

        definisci “nazione”…

        • gian 29 Luglio 2014, 09:44

          territorio geografico/politico, amministrato da un organo di governo

          • mistral 29 Luglio 2014, 09:45

            capace anche di politica estera?

          • gian 29 Luglio 2014, 09:48

            cosa intendi per politica estera?

          • mistral 29 Luglio 2014, 09:55

            esempio: inghilterra, scozia, galles e ulster hanno una politica estera diversa o sono legati da una unica politica estera?… l’irlanda del rugby ha un unico organo di governo sportivo, ma l’eire e l’uk sono la stessa cosa?… e fino a poco tempo fa erano sudditi australiani, neozelandesi e canadesi… e se ti riferisci solo al concetto geografico-politico, come consideriamo le ex-nazioni/stato dell’urss e della jugoslavia?… soprattutto nei balcani mi pare evidente che il concetto di unità etnico-razziale e religiosa abbia prevalso (in modo anche tragico) sui confini geografici di un territorio… la valle roja, divisa in due tronconi dopo la seconda guerra, appartiene geograficamente all’italia o alla francia… e le nazioni dei nativi americani, in cosa consistevano?

          • gian 29 Luglio 2014, 10:13

            se la mettiamo su un problema filosofico/morale, visto gli esempi che mi hai citato, diventa un po’ difficile uscirne (ti ricordo anche l’alto adige da noi), dal punto di vista formale dovrebbero avere una politica estera coerente, portata avanti da un governo riconosciuto a livello internazionale che è eletto dagli aventi diritto e che esprime decisioni vincolanti su tutti i propri cittadini (a prescindere da dove essi vivano), esiste anche la possibilità di un protettorato, in cui le decisioni del governo di un dato paese sono vincolate dall’accettazione/indicazione data dal governo di un altro paese.
            più complicato il discorso sportivo, in quanto, come al solito, gli inglesi hanno deciso di essere diversi dal resto dell’universo ed essendo un regno composto da più “stati” mantengono sportivamente tale differenza, come se fossero amministrati da governi centrali distinti, riescono, addirittura, ad ammettere di essere degli invasori, in quanto ammettono che un territorio politicamente e culturalmente diviso, crei una nazione unica in certe manifestazioni sportive 😉 ; poi ci sono le federazioni di stati, tipo gli USA, che si considerano nazione unica pur essendo stati differenti, etc etc, argomento complicatino, insomma

          • Andrea B. 29 Luglio 2014, 10:52

            “territorio geografico/politico, amministrato da un organo di governo” …mhhh, detta così, su due piedi, se mi tiri in ballo cose come “governo” ed “amministrazione” direi allora che questa è più la definizione di stato. Come nazione andiamo a toccare elementi quali l’appartenenza comune di un popolo, unito da legami linguistici, storici, culturali e religiosi, gruppo nazionale il cui stanziamento, a volte, non va di pari passo con i confini dello stato. La “nazione” italiana si estende aldilà dei confini dello stato “Italia” (fuori ci sono i ticinesi, i pochi istriani rimasti, tanto per dire), oppure abbiamo nazioni senza stato, es. i curdi, infine ci sono stati plurinazionali (impero austro-ungarico, ex jugo…). Questo nel mondo di ieri…quello di oggi deve fare conto dei nuovi “cittadini” arrivati con le migrazioni…

          • mistral 29 Luglio 2014, 11:09

            @Andrea B.: e paradossalmente abbiamo “dentro” lo stato/nazione italiana gli altoatesini che italiani non vorrebbero essere (e forse non sono)… gran casino!

          • Andrea B. 29 Luglio 2014, 11:30

            @mistral: esattamente…non la volevo fare lunga aggiungendo l’Alto Adige/SudTirol ( poi esisterebbe anche la Nazione Sarda, volendo, e poi vari separatismi vecchi e nuovi). Per aggiungere casino al casino, ci sono territori misti, dico in generale, dove le nazionalità coesistono, s’intrecciano, si sposano e poi un bel giorno si svegliano ed iniziano a sparare al vicino di casa perché vogliono tracciare un nuovo confine…

          • mistral 29 Luglio 2014, 11:42

            hai nominato tu Sardigna Natzione, adesso aspettiamo la replica del buon mez!… 🙂

        • ginomonza 29 Luglio 2014, 12:20

          I red skin si definiscono la Nazione indiana

      • gsp 29 Luglio 2014, 09:45

        Gian, la regola dei 3 anni la usano quasi tutti.

        Con la formazione non centra nulla. Lo sappiamo che non decolla nonostante i mln spesi. Ma con le equiparazioni sui 3 anni non centra.

        • gian 29 Luglio 2014, 09:57

          la regola c’è e tutti ne fanno uso, niente da dire, in questo, io voglio distinguere tra chi ottiene dei vantaggi leciti da questa regola senza doverla sfruttare (se un fenomeno mi viene a giocare in casa, o lo diventa giocando da me, ed ho la possibilità di schierarlo nella squadra nazionale, perché non farlo?), da chi punta su questa regola per tenere la barca a galla.
          sia chiaro che io trovo queste regole sbagliate e troppo lasche, la nazionale che fa testo dovrebbe essere, perlomeno, la U20, se non la U18, e gli anni non meno, come dicono molti, di 5, ma questo è un altro discorso

          • gsp 29 Luglio 2014, 10:08

            Gian, ma se io lo prendo a 15 anni e lo Porto a casa, completo la formazione, va bene? Cioé quello che vuole fare Gavazzi?

          • gian 29 Luglio 2014, 10:24

            su questo sono d’accordo con un limite, intanto se vieni qui a 15 anni non lo dovresti fare in prospettiva di una carriera agonistica professionale (ti ricordo che i problemi per i figli degli immigrati che fanno sport in italia nascono proprio da delle regole per impedire questo tipo di mercificazione dei minori, ora le regole stanno cambiando per adattarsi, giustamente, ad un mondo diverso, ma i principi base non dovrebbero essere in discussione), ma perché la tua famiglia si trasferisce per altri motivi in un altro stato o perché vieni spedito dalla famiglia stessa a, ad esempio, studiare in un altro paese, se così fosse il ragazzo sarebbe a tutti gli effetti “italiano”, ma a parte il discorso mercificazione dei minori, qui non si parla solo di quello, qui si importano giocatori già sviluppati con la prospettiva di naturalizzarli ed usarli nell’alto livello come italiani (vedi il fijiano della lazio, di cui si è detto apertamente il perché dell’ingaggio) e non richiamiamo altri salvatori della patria, castro arrivò qui da ragazzo e il salto di qualità lo fece a calvisano grazie alla società italiana, parisse finì la formazione giovanile a treviso e tanti altri hanno del sangue di rugby italico, meno gli stranieri “totali”

          • gsp 29 Luglio 2014, 11:32

            gian, non dovrebbere succedere, ma succede e noi non l’abbiamo mai ancora fatto.

            il problema e’ che secondo me tu cerchi di infilarci un legame tra ‘poaching’ e formazione che e’ difficile da provare, cosi’ come fa per certi versi Avesani.

          • gian 29 Luglio 2014, 13:59

            @gsp, cosa non abbiamo mai fatto? poaching o naturalizzare “stranieri”? il primo no, anche per limiti storici (non siamo neanche stati capaci di avere un impero coloniale, figurati se siamo in grado di avere attrattive per qualche stato estero come paese che ti dia una qualche possibilità di sviluppo), la naturalizzazione invece mi pare ben avviata, a meno che tu non mi dica che vosa, vunisa e gelden, tanto per dirne alcuni, hanno parenti italici…..

          • gsp 29 Luglio 2014, 14:04

            si esatto Gian, mi riferisco al poaching.

    • Giovanni 29 Luglio 2014, 11:16

      “il tutto, ripeto, nel masimo rispetto delle norme e leggi vigenti”.
      Da che mondo è mondo le leggi le fanno i ricchi…per arricchirsi ancor di più…

      • mistral 29 Luglio 2014, 11:55

        quale sarebbe la tua alternativa, se realisticamente esiste?…

        • Giovanni 29 Luglio 2014, 12:33

          La regola c’è e sarebbe stupido ignorarla. Però, chiunque abbia un po’ di coscienza sa bene che puzza di marcio lontano un miglio e fa venire il voltastomaco.

          • gsp 29 Luglio 2014, 12:53

            Non so giovanni, il problema magari sta nei tre anni, si potrebbe fare 4 o 5 ma io la regola in se la capisco e la vedo migliore di molte altre, inclusa quella olimpica.

            c’e’ un problema oggettiva di fare delle regole che funzionino per la gente che si muove in giro per il mondo.

            questo al netto degli effetti della regola olimpica che praticamente significa un liberi tutti.

          • Giovanni 29 Luglio 2014, 13:15

            @gsp: son due cose separate: la gente si muove nel mondo per tanti motivi. Studio, lavoro, guerre, unioni miste in aumento, ecc.
            Nel rugby la regola doveva avere una certa finalità, ma, alla prova dei fatti, sta assumendo tutt’altra valenza. Come ho scritto anche più sotto, si vuole aiutare le nazioni povere ma meritevoli? Si destinino loro maggiori percentuali degli introiti provenienti da grandi manifestazioni come RWC, JRWC ed altre.

          • gsp 29 Luglio 2014, 14:28

            giovanni, hai ragione che in principio la ragione aveva anche la finalita’ di riequilibrare. ma una regola sulla eliggibilita’ per residenza c’e’ in tutti gli sport, ed in altri (vedi per le olimpiadi) anche piu’ rilassata.

            secondo me quella del rugby com’era (ovvero residenza invece che passaporto) e’ una buona regola per la sua semplicita’ e chiarezza d’applicazione, e non reversibilita’. capisco pero’ le critiche di chi vorrebbe 5 anni invece che 3. magari si puo’ decidere che i 3/5 anni si iniziano a contare da 18/20 anni.

  4. wlfsempre 29 Luglio 2014, 09:09

    CERTO ANCHE NEGLI ALTRI PAESI FANNO COSI’, MA DI PARI PASSO SI FORMANO I TECNICI, I RAGAZZI NELLE ACCEDEMIE DEI CLUBS, SI AIUTANO ECONOMICAMENTE LE SOCIETA’, E LA FIR CHE FA? ISTITUISCE LE ACCADEMIE ZONALI SPESSO AFFIDATE A TECNICI A DI POCO IMPROVVISATI, A MANAGER IN ALCUNI CASI PESCATI A CASO , SI FA PER DIRE, PERCHE’ AMICI DEGLI AMICI ANZICHE’ VALUTARNE LE REALI CAPACITA’, SI DICE AI GENITORI CHE LA SCUOLA VIENE PRIMA DI TUTTO QUANDO INVECE PUR DI FAR PROMUOVERE I RAGAZZI SI CERCA DI INTERCEDERE CON I PRESIDI PER “QUELL’AIUTINO” NEL VOTO , SI FA CAMBIARE SCUOLA AI RAGAZZI SCEGLIENDO QUELLA DOVE C’E’ IL PRESIDE “AMICO” CHE CAPISCE CHE IL RUGBY VIENE PRIMA DI TUTTO. TUTTO CIO’ PER COPRIRE LE MANCANZE E LA DISORGANIZZAZIONE CHE REGNA SOVRANA.

  5. hyperion 29 Luglio 2014, 09:53

    Noi in italia dobbiamo avere una struttura piramidale che funzioni e che crei i campioni di domani questa è la differenza tra la fir e le altre federazioni di 1st tier.
    Gli Irlandesi non mi sembra vadano a pescare o perlomeno naturalizzano poco rispetto ad altri eppure hanno un vivaio eccezionale perchè hanno programmato legando gli storici club a livello territoriale alle franchigie,il lavoro è strutturato,programmato,il modo di insegnare i fondamentali è univoco ed uguale per tutti.
    Da 14 anni che siamo entrati nel 6n per la miseria non siamo riusciti a copiare uno straccio di cosa che funzioni,abbiamo solo avuto alzate d’ingegno ridicole prima snaturalizzando i campionati nazionali imbottendoli di stranieri con qualità mediocri a tutti i livelli e i nostri giovani facevano la panca anche in serie B o C elitè,faceva molto fico avere lo straniero ma un coordinamento federale per far crescere i nostri ragazzi non c’era,poi c’è stato il progetto accademia di Tirrenia si sperava che la fir avesse capito,macchè il dogma di Ascione progetto Kilo giocatori super palestrati con minime competenze,bella cretinata anzichè affinare gli skills dei ragazzi dandogli le competenze fondamentali,il modo di correre, passare,di fissare la difesa,di placcare,di difendere,di attaccare,in mischia di legare,la postura di ogni singolo ruolo, la posizione dei piedi,la spinta,la touche e via dicendo, gli abbiamo dato la potenza senza sapere come utilizzarla.
    Poi c’è stata la creazione delle accademie territoriali che a parte qualche eccezione non mi sembra stiano dando risultati ed ora la scempiaggine suprema la pesca nel Pacifico per rimediare agli errori del passato,era Dondi-Gavazzi e compagnia bella dei dirigenti fir 14 anni insieme in allegra compagnia.
    Se il “nostro”(come dice AdG) presidente avesse avuto l’onestà intellettuale di ammettere il fallimento della politica crescita e avesse detto:”Ragazzi abbiamo sbagliato, rimbocchiamoci le maniche tutti e troviamo insieme una soluzione,per far funzionare al meglio di capacità e risorse tutto l’apparato” questo sarebbe stato il Mio Presidente, e forse avrei accettato anche la pesca nel Pacifico come tappabuchi,anche se preferisco la crescita dei nostri giovani ed al limite la naturalizzazione di un giocatore che sia veramente superiore a qualsiasi altra scelta di ruolo nazionale,ma questa è fantascienza…..
    Allora andiamo alla via così e speriamo in tempi migliori.

    • hyperion 29 Luglio 2014, 09:59

      Un chiarimento per nostri ragazzi italiani intendo naturalmente dire di tutte le etnie e religioni,residenti e/o nati in Italia.
      Non si sa mai fraintendere è facile.

      • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 11:10

        Io ho premesso che, o si modifica la metodologia di reclutamento-formazione o non abbiamo speranze. Ma, ammesso e non concesso che ci sia un progetto credibile di attenzione verso la creazione di nuovi atleti italiani ( italiani e neo italiani) ci vorranno almeno 10/12 anni prima di vedere qualche risultato.
        Ma ciò detto nel 6N, unica ns. fonte di sostentamento, dobbiamo starci o no? E se dobbiamo starci con che atleti vi partecipiamo per non prendere 50 punti a ogni partita!

        • fabrio13H 30 Luglio 2014, 03:07

          …se pensi che equiparando né prendiamo meno sono convinto che ti illudi; l’esperienza degli anni ’00 dovrebbe insegnare qualcosa.

    • gsp 29 Luglio 2014, 10:02

      L’irlanda funziona meglio perché sanno insegnare e cosa insegnare. Tutti il resto, compresa l’organizzazione aiuta a migliorare quell’aspetto, ma non lo sostituisce.

      Quindi in Italia invece di battibeccare su dove e quante accademie, pubbliche, private, private o pagate dal pubblico e fare il tifo, c’é da lavorare sulle cose da insegnare.

      E non é un problema semplice perché la risposta non ce l’ha nessuno, nemmeno i club, nemmeno Treviso.

      • boh 29 Luglio 2014, 10:22

        gsp, io che non sono uno di primo pelo sui vari siti, mi ricordo qualche anno fa un irlandese, che si firmava pier1234 su rugby.it, che postava cosa stavano facendo in Irlanda per crescere criticando gia allora il nostro modo di operare a tutti i livelli. Mi ricordo, che lo fanculavano tutti prendendolo per i fondelli. Ora, da allora l’ Irlanda, può dirsi soddisfatta del lavoro fatto a tutti i livelli…noi invece, ci è rimasta la consolazione di continuare a fanculare tutti perché non ci caviamo un ragno dal buco. Ma si sa, noi stiamo ancora cercando la via italiana per il rugby di alto livello.

        • boh 29 Luglio 2014, 10:27

          …e qualcuno in questo guazzabuglio, ci vive alla grande.

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 11:36

            Secondo me cercare è una parola grossa. Purtroppo riusciamo , con una certa assiduità a farci travolgere dagli avvenimenti senza alcuna possibilità di intervenire. Così come 15 anni speravamo che gli eventi naturali che ci sarebbero piovuti addosso dall’ingresso nel 6N, ci avrebbero fatto srrivare, d’incanto, al livello degli altri, così adesso ci troviamo a rincorrere la possibilità degli equiparati per restare a galla. Nulla di questo inciderà sulla ns capacità di modificare il ns modo di reclutare e formare gli atleti, unica cosa che ci potrebbe salvare.
            E tutti coloro che tra ieri e oggi hanno dato del commerciante di schiavi a Gavazzi e i suoi “sgherri” se nel prox. 6N, Vunisa farà la meta della vittoria contro l’Irlanda al 40°, dimenticheranno tutto.

          • mezeena10 29 Luglio 2014, 11:39

            si sogna!

          • wlfsempre 29 Luglio 2014, 13:18

            PROPRIO COSI’ , PERSONE CHE SI SONO FATTE IL POSTICINO COMODO E BEN PAGATO ….E PER DI PIU’ QUALCUNO E’ INCOMPETENTE E VAGABONDO

        • Emy 29 Luglio 2014, 11:22

          Mamma mia che citazione: epico Pier!!!

          • maxam 29 Luglio 2014, 11:59

            ahahah vero 🙂
            “Dont parlare to me about svilupo
            I just wanna be an Azzurro
            Today, and not tomorrow”
            Mitico pezzo d’immundizio 🙂

  6. maz74 29 Luglio 2014, 10:12

    In Italia si è fatto l’errore di voler cercare il risultato a tutti costi senza programmare.
    Il precedente direttivo FIR ha scelto come modello da seguire quello Scozzese, che era impregnato su due realtà professionistiche, dato che era quello che sembrava garantire i risultati nell’immediato. Facendo così si sono tolte troppe risorse ai livelli inferiori che con la crisi economica ha portato ad un indebolimento reale e sostanziale di tutto il sistema rugby.
    La Scozia ha capito il suo errore e ha rinunciato alla terza franchigia e messo i soldi per la base.
    Da noi invece si continua con una politica fatta da assistenzialismo e interesse politico a discapito della qualità

    • Giovanni 29 Luglio 2014, 11:26

      Mi sa che il direttivo FIR è un po’ come i governi nostrani che seguono certi modelli esteri solo fin che fan comodo a lor signori. Ora che la Scozia ha deciso di stanziare 20ml per lo sviluppo della base, il “tartan” non va più tanto di moda in FIR.

  7. Capitan Fracassa 29 Luglio 2014, 10:28

    Qui c’è ancora qualcuno che crede che il cosidetto “alto livello” si possa attuare con le trovate estemporanee di Ascione e Checchinato, concordate con la “presidenza” FIR.
    la realtà è che 14 anni di 6 Nazioni non sono serviti a nulla e non si è ancora capito che bisogna lavorare sulla base con i club sul territorio.
    Altrochè la moltiplicazione delle “accademie” e il fallimento dei club.
    Anche le due squadre in Celtic si sono rivelate un flop.

  8. GiorgioXT 29 Luglio 2014, 10:29

    Per AdG e GSP (saranno la stessa persona? o il frutto dello stesso ufficio di PR?)
    “il pesce puzza sempre dalla testa”
    Gavazzi si è presentato come continuità con la gestione Dondi e continuità c’è stata , nella centralizzazione di tutto , nei favori agli amici e dispetti ai nemici. L’unica differenza una maggiore arroganza e meno manfrine.
    Qui non si tratta di “battibeccare sulle accademie” qui si tratta di guardare in faccia la realtà e finalmente ammettere che il progetto di federalizzazione del rugby italiano è fallito sotto tutti gli aspetti.
    Che spendere 6 milioni per le accademie e CdF è stato solo foraggiare gli amici e pagare i debiti elettorali.
    Che riservare il 95% del budget all’Alto Livello non è servito nemmeno a garantire un impegno minimo degli uomini chiave.
    Che spingere a tutti i costi per demolire , sminuire il massimo campionato italiano è funzionato perfettamente, ed infatti ci sono solo le macerie
    Che voler ridurre il livello di competitività dei campionati anche questo è riuscito alla perfezione, ed in 2 stagioni la serie A è diventata la vecchia B
    Che raccontare balle (i 108.000 tesserati, la Lombardia con più squadre del Veneto) non serve a nulla, perché i bluff stupidi te li vanno a vedere.

    Non è mica una novità questa del tour australe , la abbiamo già percorsa questa via (chi si ricorda Nick Zisti che almeno la nonna italiana ce l’aveva).

    Va eliminato quello che è alla radice dei nostri problemi : una dirigenza che è nata e basata dalla parte malata del nostro sport, che ne è espressione e che quindi non potrà MAI mettere in atto le azioni per premiare e far crescere la parte sana ed eliminare quella malata.

    • Emy 29 Luglio 2014, 11:23

      Applausi a scena aperta.

    • gsp 29 Luglio 2014, 11:29

      giorgioXT, il problema che tu vuoi eliminare questa classe dirigente e’ esattamente quello che io dico sempre. che tu vuoi fare politica (per ragioni anche giuste) ed usi tutti gli argomenti anche quando centrano poco.

      Tu vuoi giudicare Gavazzi sugli anni di Dondi. non ha senso, non ha un nesso logico.

      preferire le accademie federali, o presso i club ma pagati dalla federazione, e’ semplice battibeccare. perche’ non e’ quello il problema delle accademie. il problema delle accademie e’ la qualita’ dell’insegnamento, che si ripropone anche nei club e s’e’ riproposta per 10 anni. e quindi quale garanzia hai per dire che i club fanno meglio? nessuno, solo la tua scelta’ ideologica’. a me non me ne frega nulla dove stanno, purche’ funzionino.

      spendere 6mln e’ un problema enorme e serio, ma non te lo poni quando vengono promessi a rovigo ed all’eccellenza piu’ soldi da Zatta in campagna elettorale. perche’ sei di parte.

      Zisti non centra nulla col problema in questione, ma tu cerchi di infilarcelo dentro, perche’ ti fa comodo per provare a portare avanti una tesi.

      e’ vero che il livello dell’eccellenza e’ sceso, ma quell’eccellenza non aveva alcun senso. e’ una scelta e conseguenza che hanno subito anche gli altri tornei celtici. dibattiamone. ma non puoi dare la colpa a Dondi, e di riflesso a gavazzi (che almeno ci mette i soldi) se l’eccellenza non e’ un campionato finanziariamente sostenibile. devi dare la colpa a Dondi perche’ non e’ tecnicamente valido. ma sei di parte e quindi diamo la colpa a dondi e di conseguenza a gavazzi se l’eccellenza e’ finanziariamente povera.

      Essere di parte non e’ un problema, anzi per una strana concezione di appartenenza nel rugby nostrano, e’ quasi un vanto. ma allora al differenza tra AdG e te, qual’e’?

      • ginomonza 29 Luglio 2014, 12:31
      • GiorgioXT 29 Luglio 2014, 13:01

        E’ impossibile NON giudicare Gavazzi anche sul prodotto degli anni di Dondi :
        – Gavazzi lo ha SEMPRE sostenuto (in cambio di tanti favori ricevuti, ad iniziare dalle nazionalizzazioni facili)
        – Da quanti anni è in consiglio federale? quante volte ha votato contro?
        – Si è presentato alle elezioni come successore indicato da Dondi, ne ha rivendicato la continuità di operato nel programma elettorale e nella gestione della FIR
        – L’unica discontinuità reale è l’accentramento su Calvisano di alcune funzioni invece che a Parma
        – Non mi risulta abbia mai criticato l’operato della dirigenza precedente , né cambiato le decisioni .

        Anzi no, scusa … ha eliminato la regola del n.10 di formazione Italiana (perché doveva giocare Haimona) e ridotto le caratteristiche minime degli stadi … vedi Calvisano.

        Sulla formazione , è facile risponderti : da dove arrivano gli attuali giocatori della nazionale? chi li ha formati?

        Oltretutto mi metti in bocca delle affermazioni mai fatte (quandomai sarei stato a favore di più soldi per Rovigo ? Rovigo poi!!??) quando io ho SEMPRE affermato un principio semplice :
        Si deve FARE DIFFERENZA fra le società , valutando chi sta lavorando bene e chi no, e questo con criteri pratici ed obiettivi.
        Una volta fatta questa graduatoria,( e si farebbe presto, perché basta voler leggere i modelli B ed i resoconti dei concentramenti minirugby per capire chi mette i giocatori in campo e chi no) allora si può iniziare a parlare di distribuzione delle risorse

        Certo che ce ne vuole di faccia tosta a confrontare il lavoro delle accademie , pagato da tutti noi e senza nessuna trasparenza con quello delle società che è finanziato dalle stesse…

        Ma quando mancano gli argomenti si fa fatica .

        • gsp 29 Luglio 2014, 13:22

          Giorgio, molte risposte di parte. La domanda era e rimane una. La differenza tra te ed AdG qual’é?

          • GiorgioXT 30 Luglio 2014, 00:05

            La prima differenza è che probabilmente sarà a compenso per gli interventi, ma non è assolutamente quella importante, anzi, non conta proprio nulla

            La differenza fondamentale è che difendere questa dirigenza , vuol dire difendere il rifiuto del merito, difendere i favori agli amici, le tattiche clientelari per garantirsi il posto, l’impostazione strategica basata sulla propria sopravvivenza a brevissimo termine invece che guardando in avanti, e vuol dire anche l’assoluta incapacità sia di ammettere gli errori che di rivedere le proprie posizioni.

          • gsp 30 Luglio 2014, 00:31

            E quindi non hai l’obbiettivitá di capire che discutere su dettagli o soluzioni non significa difendere alcuna dirigenza e costruisci castelli su castelli perché ti sei rotto (anche giustamente). E sei di parte che é quello che dico da stamattina.

    • Frank 29 Luglio 2014, 18:44

      Stavo pensando di dare la mia modesta opinione, ma l’hai espressa molto meglio di quanto avrei saputo fare io stesso.
      Perfettamente d’accordo!
      Grazie

  9. Machete 29 Luglio 2014, 10:52

    il problema è sempre la base del movimento…….se in Italia ci fosse un sistema di formazione competente…che forma i ragazzi in modo giusto e li prepara per l’alto livello….in un’ottica di adeguamento alle nazioni rugbysticamente più evolute potrei essere d’accordo su un sistema di poaching dei migliori prospetti isolani (pur con riserve morali ma che nello sport professionistico vanno a farsi benedire)
    Tuilagi e Vahamaahina tanto per fare 2 nomi sarebbero così decisivi se invece di essere inseriti in un sistema come quello Inglese o Francese si fossero formati qui da noi??…la risposta credo sia scontata….

  10. Rabbidaniel 29 Luglio 2014, 11:02

    Aboliamo le nazionali e facciamo dei super club con una super lega planetaria e chi ha soldi e/o qualità vince.

    • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 11:21

      Guarda che tu hai vinto le elezioni per prox. presidente della Fir, non per quelle dell’IRB.!!!!

      • Rabbidaniel 29 Luglio 2014, 11:26

        Visto che la fir conta poco miro più in alto! A parte che anche quelli dell’IRB di danni ne fanno eccome.

  11. Andrea B. 29 Luglio 2014, 11:41

    In poche parole (escludendo i classici ed accettabilissimi casi di naturalizzazione per antenati o di “stranieri” emigrati per lavoro in uno stato ed i cui figli piccoli siano stati mandati al minirugby), sul piano etico andare a prendere ragazzini poveri agli antipodi è uno squallore e poco importa che lo facciano tutti.

    Sul piano sportivo, inteso come sviluppo della disciplina, se l’Inghilterra si trova un Tuilagi o si cresce un Pasquali poco da dire, non intacca quel movimento…se lo facciamo noi che rugbisticamente siamo lontani anni luce dalle nazionali forti, in decrescita e da rifondare da capo a piedi è sintomo di un fallimento totale.

    • gsp 29 Luglio 2014, 11:47

      ma perche’? per quale logica? in che modo tirare su Tuilagi in italia intacca il movimento?

    • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 12:03

      Io non so perché in ns movimento sarebbe intaccato se un n°8 fijiano e un estremo tongano consentisse alla nostra under 20 di andare in semifinale alla prossima Jwr. I ragazzi sarebbero entusiasti di averli in squadra e battere con loro scozzesi, argentini e irlandesi!

    • Andrea B. 29 Luglio 2014, 12:41

      Rispondo ad ambedue…Tuilagi o qualcun altro si inseriscono in un ambiente sportivo che forma e produce risultati di alto livello, quindi funziona e soprattutto funzionerebbe alla perfezione anche senza innesti da oltre oceano. Noi al contrario abbiamo una casa che è marcia dalle fondamenta, storta e che scricchiola e pensiamo di risanare la costruzione andando a prenderci qualche tegola all’estero, invece che ricostruire ed evitare il crollo…
      AdG: il giorno che alla JWr battiamo argentini, scozzesi ed irlandesi con appena un n°8 ed un estremo frutto di poaching vorrebbe dire che siamo riusciti a far crescere attorno a loro 13 (più la panca) ragazzi italiani con i controcogl… la vedo dura ! O pensiamo di essere in quello sport che bastano due stranieri bravi per vincere i campionati?

      • gsp 29 Luglio 2014, 12:49

        esatto andrea, ma quello vale anche per la nazionale maggiore e per le squadre.

        che si inserisca tuilagi o pasquali non fa alcuna differenza se il sistema funziona o meno.

        • fabrio13H 30 Luglio 2014, 02:51

          La differenza, anzi le differenze ci sono e numerose, tant’è che ho scritto parecchio su questi argomenti in questo forum ma , giusto per toccare alcuni punti: un sistema ai massimi livelli come quello inglese, risulta attrattivo per ragazzini ricchi di talento e competente per coltivare il talento di questi giovanissimi, nel caso del nostro sistema né l’una né l’altra cosa sono vere. Un sistema come quello inglese dispone poi di un’ “estensione” e di una qualità nei suoi vari livelli, grandemente superiore al nostro e puo’ quindi inserire “esterni” che troveranno un’alta qualità di gioco, “toglieranno” posti ai locali in maniera molto limitata proprio per le dimensioni del movimento (numero di squadre, numero di competizioni, densità geografica sul territorio). Il problema della “forza strutturale” del movimento richiama il problema, spesso ricordato da @Alberto da Giussano, del reclutamento, e fin qui concordo con lui ma il circolo virtuoso da provare a instaurare non puo’ essere quello: rinforzi dall’esterno-maggiori risultati-maggiore impatto mediatico-aumento di giro d’affari-maggiore attrattiva del rugby sui ragazzini, ma quello: maggiore lavoro e investimento delle risorse ancora a disposizione sui giovani che qui vivono, crescono e hanno scelto il rugby, sulla formazione di tecnici italiani e sul tentativo di far entrare il rugby nelle scuole e nella formazione dei professori di educazione fisica (su questo non sono molto informato sull’attualità ma ai miei tempi, mi pare che la media dei prof di ginnastica neanche nominavano il rugby)-assestamento e miglioramento dei risultati nell’ambito della seconda fascia di nazioni rugbystiche. Nella dialettica tra questi punti e nel loro influenzarsi reciprocamente in modo positivo, penso sia da ricercarsi il miglioramento e la maggior attrattiva del rugby sulle giovani generazioni e quindi il reclutamento su base più ampia. D’altra parte l’altro sistema ha già, non dico completamente ma in buona parte, fallito i suoi obbiettivi nel/nei decenni trascorsi principalmente perché e in sé impossibile che una nazione trovi elementi “stranieri” disposti a giocare per i suoi colori, in misura sufficiente a cambiare sostanzialmente il suo livello e il livello del suo movimento. Per dirla in termini schematici quelli che potrebbero farle fare un simile balzo hanno già con chi giocare e questo è ancor più vero adesso di 10 anni fa, visto, tanto per dire, i cambiamenti che vi sono stati nel rugby argentino e nei fondi a disposizioni delle squadre italiane. Riassumendo: 7-8 giocatori già formati e di livello da prime cinque del mondo disposti a equipararsi per l’Italia non li troviamo, possiamo trovarne forse uno e altri 3-5 di medio livello internazionale ma non ci fanno fare un balzo sostanziale, se poi andiamo a cercare quelli ancora parzialmente da formare non verranno da noi i migliori e non saremo in grado di completare al meglio la loro formazione (infatti formiamo al massimo giocatori da seconda fascia internazionale non solo per il problema del reclutamento ma anche perché abbiamo un sistema di seconda fascia in tutto), ma, c’è anche da dire che sia nella ricerca di giocatori già formati che nel caso del completamento della formazione in Italia, non avendo la bacchetta magica (anzi…), per trovare quello fortissimo e quei 3-5 forti si dovrebbero reclutare molte decine di stranieri. Ecco dove si perderebbero i posti per i giovani italiani.

      • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 14:06

        Era solo un paradosso per presentarti il problema da un altro punto di vista.

    • Capitan Fracassa 29 Luglio 2014, 16:43

      L’Inghilterra non “si trova” Manu Tuilagi: semplicemente Manu Tuilagi ha avuto 4 fratelli maggiori, tutti e 4 nazionali samoani, che in tempi successivi hanno giocato nel Leicester e che si sono portati dietro anche il fratellino tredicenne Manu, che ovviamente, ha giocato nelle giovanili del Leicester (città dove si era trasferita praticamente tutta la famiglia).

  12. Enzo rugby 29 Luglio 2014, 12:06

    Puntiamo sui giovani italiani! se dobbiamo prendere gente da fuori prenderei qualche buon allenatore per far crescere il livello!! Poi ognuno la pensa come vuole!!

  13. soa 29 Luglio 2014, 12:19

    A me la faccenda equiparazioni non piace. O meglio, non mi piace chi la sfrutta solo per giocare in una nazionale più forte o perchè non giocherebbe nella propria d’origine e allora va in una in cui è sicuro del posto. I regolamenti lo permettono ma a me non piace. Per vincere ci sono i club, in nazionale ci si dovrebbe andare solo se ci si sente di appartenere a quella nazione.
    Non mettiamoci a discutere qui di cosa si debba intendere per nazione altrimenti non ne usciamo più. Di sicuro in nazionale non si dovrebbe giocare per interessi diversi da quello di rappresentare la nazione.
    E’ un problema anche di altri sport, tipo il calcio. Pensate a Camoranesi, che ha scelto l’Italia solo dopo essere stato scartato dall’Argentina, o a Diego Costa, che ha scelto la Spagna solo perchè sperava di vincere il mondiale. Non conta dove uno è nato, conta a cosa si sente di appartenere: questi si sentivano uno argentino e l’altro brasiliano e hanno ragionato solo per interesse. Bello schifo (per me eh, libero ognuno di pensarla come vuole).

  14. Giovanni 29 Luglio 2014, 12:27

    Premessa: la regola sull’equiparazione l’abolirei seduta stante. Si vuole aiutare le federazioni delle nazioni ricche tecnicamente, ma povere economicamente? Bene, l’IRB destini loro una percentuale maggiore sugli introiti derivanti da RWC ed altre manifestazioni internazionali. In alternativa, se proprio la si vuole mantenere, la si potrebbe portare subito a 5 anni partendo dal compimento della maggiore età (se, per es., uno arriva in Italia a 12 anni, si calcolano cmq 5 anni cominciando dal giorno in cui ne compie 18). La realtà è che non verrà cambiata perchè fa comodo alle nazioni ricche ed ipocrite.
    Ciò detto, la regola c’è e sarebbe stupido non la sfruttassimo. Dice: Argentina, Irlanda, Sud Africa non ne fanno ricorso. Verissimo, però hanno una tradizione e dei sistemi di reclutamento-formazione che noi non ci sogniamo neanche, quindi, finchè non si mette mano (davvero e sul serio, non a chiacchiere!) a tutto il sistema-rugby italico, rivoltandolo come un calzino, dobbiamo ricorrere a questi escamotage per cercare di rimanere a galla sul proscenio internazionale. Alla Nazionale qualche equiparato di qualità farà comodo, ma non sposterà più di tanto i valori, al massimo tornerà utile per coprire qualche buco nei ruoli in cui siamo deboli. La forza che permette a nazioni come Inghilterra, Francia o NZL di usarli è quella di avere una base tale che il ricorso all’equiparato serve solo per colmare un singolo gap che hanno. Insomma, il classico “ultimo tassello” che manca a completare un mosaico già bello pieno e formato. Noi invece siamo alla ricerca disperata di ragazzi che facciano sia da pentole che da coperchi, con cui mettere una “pezza a colori” alle carenze strutturali croniche del nostro sistema.
    Il problema di fondo rimarrà: se non si costruisce una basa più ampia e consolidata di praticanti, se non si aumenta l’interesse a livello locale del pubblico verso il rugby, se non si investe in tecnici giovani e motivati, se non si formano in maniera tecnicamente corretta ed il più completa possibile i ragazzi in età giovanile, se non si coinvolgono investitori privati non si andrà in ogni caso da nessuna parte.
    Era il lavoro che la FIR avrebbe dovuto cominciare a fare dal giorno dopo in cui l’IRB annunciò il nostro ingresso nel 5N: quanto di più e meglio si sarebbe potuto fare, se federazione e club avessero lavorato in sinergia in questi 16 anni, invece di disperdere buona parte delle potenzialità del sistema nei rivoli di mille piccoli egoismi personali? Quanto più avanti si troverebbe il nostro rugby adesso? Non lo sapremo mai, ma prima si comincia e meglio è. L’alternativa è veder implodere e collassare tutto il sistema in modo fragoroso. Non saranno 20 o 30 ragazzi isolani a salvare il nostro rugby, che alla federazione ne siano coscienti e ne prendano atto: ogni anno che passa la coperta è sempre più corta. Le pezze di salvataggio sempre più corte ed inefficaci.

    • gsp 29 Luglio 2014, 12:32

      e’ vero che non ne fa ricorso l’argentina, ma come potrebbe senza un campionato pro?

      L’irlanda ne ha usati, e il Saf? non ricordo bene e non vorrei sbagliare, ma The beast penso sia eleggibile per la residenza.

      • Giovanni 29 Luglio 2014, 12:51

        L’Argentina non ha campionato pro, ma un sistema che, per qualità e quantità, è anni luce avanti al nostro. Per Irl e Saf non so se e quanti ne hanno usati: in ogni caso rientrano nel discorso fatto dopo per Eng e NZL.

        • gsp 29 Luglio 2014, 13:47

          non hai capito Giovanni. come fai ad avere l’eleggibilita’ per la residenza senza un campionato pro?

          • Giovanni 29 Luglio 2014, 14:01

            Va bene, non ne ho tenuto conto…però il discorso importante è quello che ho cercato di sviluppare nella II parte. Quello che stai sottolineando tu, serviva come premessa a tutto il resto.

  15. Katmandu 29 Luglio 2014, 12:47

    Bisogna comunque fare un distinguo tra nazionalità ed eleggibilità, detto questo a me i cambi repentini di maglia nazionale mi lascian sempre basito, di più se dietro c’è un progetto fedrale ben mirato a questo.
    Ricordo che comunque anche i gallesi avevan iniziato la strada una decina di anni fa portando dei giocatori nelle franchige solo per la nazionale (non ricordo il nome del centro sa) comunque aggiungiamoci sopra che poi al momento stiamo andando contro corrente rispetto a pochi anni fa do you remember Cocagi?

  16. giomarch 29 Luglio 2014, 12:52

    Buongiorno a tutti.
    Alcuni di voi mi conoscono meglio, vivo e lavoro in tunisia, ahime’ da 6anni.
    ex rugbysta della bassa padovana.
    In merito a cio’ che fanno le altre unions per il rugby di base, mi permetto di far notare che il Rugby Nabeul (zona Hammamet) riceve annualmente 30000 dinari a titolo di contributo federale, circa 15000 euro…in tunisia..
    Quanti ne riceve ad esempio il mirano che oggi vanta 3/4 nazionali nel giro azzurro attuale?
    Si puo’ chiamare investimento sul rugby di base se la societa’ non riesce a tesserare e far le visite mediche con i $ del contributo federale?
    Per me anche solo 10000 euro/anno investiti su un solo armadietto samoano inserito poi nel contesto delle accademie attuali sono soldi buttati.
    Scelgo deliberatamente di far morire il rugby di base e di rinunciare ai vari Rizzo, Minto, Campagnaro che in quella zona (mirano) hanno mosso i primi passi.
    La verita’ e’ che il nostro rugby di base ha un investimento sui club inferiore ad un paese del terzo mondo, io contesto anche i $ del biglietto aereo di questi 3 fenomeni, se lo pagassero, come ha fatto casellato..
    Gli altri fanno lo stesso? La scozia proprio quest’anno ha moltiplicato l’investimento sul rugby di base ed ai ragazzetti equiparati e’ stato insegnato il mestiere nelle accademie dei club delle varie unions.
    Noi no,
    – Scegliamo di mandare in ferie ascione /checchinato/ patron del ghial (che con i progetti altezza, apertura, postura e pastura hanno ampiamente dimostrato le loro compenze, dei talent scout nati.
    – Affamiamo i club. affamiamo e’ il termine corretto.
    – Creiamo un universo parello, un matrix, svincolato e slegato dal club, un costo aggiuntivo tra le altre cose, dove allenatori o presunti tali sono inseriti dopo un corso simile a quelli di un autoscuola per i moticicli 50cc.
    – Vogliamo l’autarchia per i tecnici ma andiamo a pescare a strascico nel pacifico
    – Director of rugby di comprovata competenza italiani, anche cercando di strapparli a Mac Donald.. Chi ne sa a pacchi va marginalizzato..
    – La cosa ancora piu’ assurda e che le due rette parallele, club e accademie le facciamo incontrare la domenica.. ci sarebbe sembre bisogno del club che lascio a pane e acqua. Chi segue il rugby giovanile non puo’ dirmi che non ha mai visto episodi di scazzo tra i ragazzi del club e quelli della domenica..
    L’accademia nel club non risolverebbe tutti i problemi?
    E’ cosi’ grave svincolare le accademie dal controllo di ascione/checchinato/rosolen? Il rischio e’ che trovino nel club uno che ne capisce?
    Non sono tesserato da tempo (se non per Rugby & Laicita’ 🙂 ) ma questo non e’ e non sara’ MAI il mio presidente.
    Viva la federazione tunisina rugby.. 🙁

    • soa 29 Luglio 2014, 13:06

      Caro giomarch, Alfredo I, da ieri Temujin il Grande, se ne sbatte delle tue critiche. L’impero ovale italiano è stato fondato, ti piaccia o no. Spezzeremo le reni agli isolani e poi pure ai giganti australi! Per ogni meta subita loro ne subiranno almeno 10! L’impero richiede il sacrificio di alcune personalità d’eccezione: il Conte Ascione, il Marchese Checchinato, il padrone della Ghial forgeranno le nuove generazioni insegnando loro i dogmi del’impero. Munari chi molla!

      • giomarch 29 Luglio 2014, 13:20

        Allora ammollo..
        Oggi 42 gradi e mare Fantastico.. NON ho dubbi.. 🙂
        Una volta ristorato formero’ un governo ombra con stefo ed i vari italiani in esilio.. A volte ritornano.. Il ns presidente in pectore invece scardinera’ il sistema dall’interno, saranno accerchiati, sempre non chiedano aiuto ai poteri forti della LV..
        Circa Checchinato, marchese in dialetto veneto ha un significato ben preciso, che trovo adeguato come similitudine..
        Sul Con-te invece ho il terrore, non riesco a non guardarmi alle spalle.. 😛

    • hyperion 29 Luglio 2014, 15:18

      Bravo giomarch belle parole, sottoscrivo e quoto.

  17. Bissa 29 Luglio 2014, 13:23

    E dopo aver mangiato come un porco e bevuto l’inverosimile, Benito Gavazzi uscì in terrazzo, mani ai fianchi e disse “spezzeremo le reni a questi isolani” e terminò la frase con un sonoro rutto!!

  18. Giovanni 29 Luglio 2014, 13:59

    Comunque ho la sensazione che l’ipotizzata “Accademia delle Fiji” sia solo un’altra trovata del presidentissimo (deve aver letto del Brive e gli si è accesa la lampadina). Terrà vivo l’argomento per un paio d’anni, se ne riempirà la bocca in campagna elettorale e, una volta rieletto (pensate davvero che le realtà locali che lo hanno votato 2 anni fa non continueranno a sostenerlo?), la cosa finirà nel dimenticatoio. Un po’ come lo sbandierato “progetto apertura”, che si è risolto in tutto e per tutto in Iannone schierato 4 o 5 volte in quel ruolo. Tanto quale giornalista, a proprio spese, si metterebbe mai in viaggio fino al Pacifico per andare a verificare come stanno realmente le cose? Per scoprire poi, nella migliore delle ipotesi, una semplice baracca, magari a due passi da una spiaggia tropicale, con su un cartello la scritta “Accademia FIR”, dove ogni 6 mesi un dirigente va a svernare per un paio di settimane, fa fare un raduno di qualche ora ad un po’ di ragazzini presi per strada e li fa giocare con una noce di cocco, per poi tornare in Italia ed emettere un comunicato in cui si parla di “decine di promettenti prospetti che stanno seguendo un piano di crescita, finalizzato alla selezione dei migliori in vista dell’inserimento nella nostra realtà rugbystica”? Perchè mai la FIR dovrebbe andare a spendere soldi alle Fiji? I fijani non votano per il rinnovo del prossimo consiglio federale… 😉
    Tranquilli, le accademie continueranno ad aumentare di numero, ma solo all’interno dei nostri patri confini, quelle tropicali serviranno come spogliatoi per cambiarsi il costume per fare il bagno di mare…

    • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 14:04

      Lucida e intelligente descrizione. Del resto io ritengo i napoletani i pensatori italiani più raffinati.

      • Giovanni 29 Luglio 2014, 14:19

        Mi fa piacere: si vede che hai letto Giambattista Vico e Benedetto Croce e ne hai apprezzato il pensiero.

        • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 14:28

          Infatti. Buon ultimo Maurizio De Giovanni ( il commissario Ricciardi), non un filosofo come l’omonimo Biagio, ma un geniale scrittore.

          • Giovanni 29 Luglio 2014, 14:40

            Ottimo. Per un attimo, causa involontaria ambiguità della tua prima risposta, avevo equivocato che ti stessi abbandonando a comodi preconcetti, tipici dei luoghi comuni da mass-media. Prendo atto con piacere che così non era: sarebbe stato un po’ come se, a causa del nickname che ti sei scelto, io ritenessi che tu sia collaterale a quei tracotanti giovanotti razzistelli, che amano fare folcloristici raduni dalle tue parti. Ma è evidente che non è il tuo caso.
            Ah, a proposito: ricordo a me stesso che il dileggio e l’insulto sono i tipici argomenti preferiti di chi non ha validi argomenti per controbbattere nel merito alle opinioni altrui.
            Ma anche questo non è il tuo caso: d’altronde, fin dalle primissime apparizioni su questo blog, avevi ripetutamente sottolineato come ti stesse a cuore il bon-ton.

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 14:57

            Vedi, io credo che, in discussione plurima, la verità possa uscire solo se tutti i punti di vista sono rappresentati. Compresi quelli di Gavazzi, anche se lui non c’è. Quale miglior nick di quello che ho scelto per essere il suo avv.to difensore?

          • Giovanni 29 Luglio 2014, 15:32

            Benvenuto il punto di vista di chiunque qui, come in qualsiasi altro ambito dello scibile umano. Se non altro ora apprendiamo (io e gli altri habituè del blog) che ti autodefinisci ufficialmente “avv.to difensore” di Gavazzi. Continui però a non entrare nel merito del mio post, che pare ti abbia parecchio infastidito. Personalmente non mi importa nulla nè di Gavazzi, nè di Munari, nè di qualunque altro “addetto ai lavori” del rugby italiano: sono un semplice appassionato che accede al blog per leggere notizie e pareri e provare ad esprimere le proprie di opinioni. Mi sta a cuore soltanto il destino ed i risultati del rugby italiano, sia come nazionale, che come franchigie, che come club, che come sistema tutto.
            Io penso che una ventilata accademia federale, sia essa a Fiji, Tonga o in qualsiasi altra parte del globo, richiederebbe tempo, soldi, strutture e uomini (impossibile pensare che dirigenti e tecnici nostrani possano trasferirsi lì per anni, quindi bisognerebbe coinvolgere gente del posto, il che finirebbe per accrescere il loro, di know-how) ed avrebbe un ritorno benefico solo dopo un certo numero di anni. Scusa, ma non è molto più semplice, immediato ed economico seguire l’esempio del Benetton e portare ogni stagione nelle franchigie un certo numero di isolani, testarne le effettive potenzialità per 1-2 anni ed eventualmente averli eleggibili dopo il terzo? Siccome non credo proprio che Gavazzi sia stupido (lo conosci molto meglio di me, mi saprai dire…), ecco spiegato perchè ho ritenuto che ci possa essere sotto qualcosa d’altro. E ci ho ricamato su un po’ di fantasiosa ironia. Poi magari in futuro la prova dei fatti dimostrerà che ero in torto io e che l’accademia produrrà un sacco di nuovi elementi pronti a rafforzare le nostre under18/under20: se così sarà, sarò pronto a fare pubblica ammenda e riconoscere i dovuti meriti al presidente federale ed a tutti coloro che avranno sostenuto la realizzazione dell’accademia del Pacifico. Mi piacerebbe conoscere in merito il tuo punto di vista.

          • hyperion 29 Luglio 2014, 15:49

            pagina della cultura
            e perchè no un raffinato poema
            http://web.mclink.it/MC0988/banana/ifigonia.htm
            giusto per stemperare gli animi e fare due risate.
            Gens una sumus

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 16:15

            Io ho apprezzato il tuo scetticismo del post perché vedo molto lontana questa ipotesi. Come purtroppo capita a strutture un po’ fatiscenti come è la FIR, più che essere in grado di programmare, possono al massimo rincorrere gli eventi. Gestire un’accademia alle Fiji, non è uno scherzo. La ritengo , organizzativamente, un’impresa improbabile. Credo invece che, nel perfetto stile italico di cogliere qualche opportunità si stia vagliando qualche altra occasione.
            Sulla vicenda del reclutamento e della formazione dei ragazzi in Italia io ho l’opinione, già espressa, che l’intervento FIR debba avvenire già nella fase preadolescenziale ( 6/12) anni, perché questo è l’unico modo per cercare di recuperare il gap, che, oggi, i nostri ragazzi hanno i pari età del G10.

          • Giovanni 29 Luglio 2014, 16:15

            @hyperion: ahahah, grazie del simpatico omaggio: Aristofane riveduto e…scorretto? 😉
            Non so se tutti sapranno fare “due risate”, specie chi ha ammesso di non gradire, financo quando era più giovane, le ironiche facezie…

          • hyperion 29 Luglio 2014, 18:28

            @Giovanni, Ifigenia in aulide non è di Euripide?

          • Giovanni 29 Luglio 2014, 18:45

            @hyperion: si, ma a quanto pare questa “versione” se ne ispirerebbe solo per il titolo:
            http://it.wikipedia.org/wiki/Ifigonia_in_Culide#Trama
            Io non la conoscevo, quando ho cominciato a leggere i primi versi ho pensato, per assonanza, ad Aristofane…magari tradotto “alla carlona”. 😀

    • soa 29 Luglio 2014, 14:41

      “Migliaia di giovani Balilla si accalcano ai cancelli dell’Italica Accademia, portando le effigi del Padre della Patria Alfredo I ed invocandone il nome. I giovani Balilla, per meglio impressionare il Conte Ascione ed il Marchese Checchinato, hanno poi preso a battagliare tra essi per dimostrare il loro valore. Non temete, italiani! Le schiere dell’Impero si allargano di nuovi e giovani virgulti bramosi di gloria e di vittoria! Non temete, giovani isolani! L’impero non lascerà passare indifferente le vostre richieste: la storia vi attende per nuove conquiste! Tremino i francesi, sbianchino gli inglesi: a breve le vostre reni saranno spezzate dal nuovo italico furor pacifico così come quelle degli austali traditori, che rinnegarono l’originario sangue e la patria degli avi.”

      • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 15:00

        Sei sulla buona strada, ma molto lontano ancora dalle vette che raggiunge la prosa di @gianni berton.

        • soa 29 Luglio 2014, 15:01

          Non è mia intenzione avvicinarmi al berton. Piuttosto, devo dire che questo stile pomposo del ventennio mi risulta molto difficile e devo uno sforzo non da poco anche solo per abbozzarlo malamente.

          • soa 29 Luglio 2014, 15:02

            devo fare*

  19. Bissa 29 Luglio 2014, 14:15

    Edit
    Azz Soa non avevo visto il tuo post…abbiamo avutola stessa idea, chissà come mai!!

    • soa 29 Luglio 2014, 14:30

      Vorrà dire che spezzeremo le reni due volte a questi isolani!

  20. Zagor 29 Luglio 2014, 14:42

    Gavazzi ha sempre avuto questa voglia di contatti col sud pacifico sin dai tempi della sua vicepresidenza,e la’ e’ rimasto.I club francesi hanno molto rispetto laggiù,l’Italia zero ed ora spinge in tal senso pensando di raccogliere simpatia.Provate a pensare solo a Vunisa,Berryman,ora Haimona,quali azzurrabili,e si capisce la fretta di dimostrare qualcosa,non azzeccando e una.Gavazzi oltre la siepe del campetto di Calvisano non ne capisce una mazza,e sarebbe unico vedere un presidente federale durare una sola legislatura.Sperem……

    • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 15:19

      Sul ” non capisce una mazza di giocatori” ho paura che tu sia un po’ fuori strada. Altri sono i suoi limiti, sicuramente non questo.
      Mehertens,Zanni, Castrogiovanni, Ghilardini, Griffen,….

      • mezeena10 29 Luglio 2014, 17:36

        Mehrtens mica l’ ha scoperto lui??? l’ ha solo riempito di soldi per fare un giretto a galvisano!

        • Giovanni 29 Luglio 2014, 17:39

          @mez ma cosa dici?! Se perfino i Dogi li ha inventati Lui…vuoi che non abbia scoperto Mehrtens…?!

  21. Zagor 29 Luglio 2014, 15:39

    Non lo so Alberto.Mehertens non sapeva nemmeno chi fosse ,zanni,ghira,frutto della politica federale del tempo,o qui o non andrete mai in nazionale con Cavinato all’uscita delle naz.giovanili come un pusher.Castro suggerimento da non ricordo chi.Tanta fortuna e tanto abuso deo “potere”. Basta pensare che lui proprio lui punta su Haimona e Vunisa,e Berryman per la nazionale.un genio..

  22. San Isidro 29 Luglio 2014, 15:54

    @soa,
    in tutto questo urge un ritornello coloniale:
    “Piccoletto nero, bell’isolano,
    aspetta e spera che già l’ora s’avvicina,
    quando giocheremo insieme a te
    noi ti daremo un altro presidente, un altro re!”

    • soa 29 Luglio 2014, 16:18

      Hahahaha qua ci lamentiamo tanto di Alfredo I ma non passa giorno in cui non dia prova di lungimiranza! Altro che Optì Pobà e le banane! Ma @San, dimmi la verità, questo fantomatico Optì Pobà che gioca alla Lazio, non è che gioca a rugby? 😛 Anche Tavecchio contro la politica coloniale dell’Impero? Spaccheremo le reni anche a quel maledetto! 😛

    • Giovanni 29 Luglio 2014, 17:41

      @San: niente male…anche se continuo a preferire questa:
      Quant’è bella giovinetta
      che si fugge tuttavia
      se vuol esser lieta sia
      gliela dia, gliela dia.
      (consideratela un’invocazione @berton gianni) 🙂

  23. San Isidro 29 Luglio 2014, 15:56

    “Pesca pacifica ed ex All Blacks isolani: è davvero questa la strada giusta?”
    ASSOLUTAMENTE NO!
    E non ci sarebbe nemmeno da chiederselo!

  24. San Isidro 29 Luglio 2014, 16:23

    Per me è una vergogna e basta! E personalmente ogni volta che si parla di queste vicende provo sdegno…
    Ridico parte di quanto detto ieri…che effettivamente si aprirà o meno un’accademia della FIR negli Stati isolani ancora non è dato saperlo (e mi auguro proprio di no, sinceramente mi da un pò fastidio che la federazine investa soldi e risorse in un’accademia all’altra parte del mondo privando così di risorse la base e i club del suo Paese), ma resta il fatto che ci sono tre personaggi della FIR che se ne sono andati comodamente in vacanza nel Sud Pacifico (perchè questi se ne sono andati in vacanza a spese della FIR, altrochè!) per individuare talenti da importare in Italia e che, per necessità di fatto, vengono sottratti alle unions isolane…e già questo per me è una vergogna. Togliere potenziali talenti alla nazionale di un Paese per accaparrarseli nella propria non è altro che una vergogna, non c’è altro da dire. Se poi un ragazzo fijano, samoano o tongano, di sua spontanea volontà, decide di fare i bagagli e andarse in Francia, Inghilterra, Italia, ecc e terminare la sua formazione lì è un altro discorso, ma una federazione che si mette di mezzo con una politica coloniale del genere è una vergogna. Che poi, per quanto sia sempre una vergogna, francesi e inglesi che aprono le accademy nel Sud Pacifico almeno hanno da insegnare qualcosa ai ragazzi, danno comunque un apporto di miglioramento tecnico ai giovani e ai club locali, ma noi che diamine avremmo mai da insegnare con un’accademia a questi che per altro nel ranking ci mangiano in testa? Ad ogni modo, non è che se c’è una regola dell’IRB (che rimane una sempre una vergogna) in merito occorre applicarla alla lettera e che lo fanno tutti non è affatto vero! (vedi Argentina)…questa è l’ennesima scorciatoia di una FIR che non vuole prendere il toro per la corna riguardo la base e la formazione e che continua a distribuire accademie a destra e a manca (perchè alla fine, diciamocelo, ogni accademia che la FIR piazza sono poltrone e garanzie di voto alle prossime elezioni federali) senza fare alcune delle cose basilari per la crescita di un movimento all’interno di un sistema per franchigie, cioè legare le accademie alle franchigie in primis, il che vuol dire dare autonomia alle franchigie di fare formazione, come avviene in Galles, Scozia e Irlanda, le realtà con cui ci confrontiamo sul campo da più di quattro anni e, come più volte ho detto, se vogliamo ballare con loro dobbiamo anche modellare il nostro sistema formativo al loro, seppur con tutte le differenze di cultura rugbystica e di movimento che ci separano. Ho anche detto comunque che mi auguro sempre che tutte queste accademie (9 accademie u.18 sono troppe, un numero alto e allo stesso tempo assurdo se paragonato al numero dei nostri praticanti) nel medio/lungo periodo possano darci dei risultati, ma la notizia di oggi conferma che si continua a prendere scorciatoie, anche immorali.
    Invece di far crescere un bel no.8 marsicano, una cattivo flanker catanese, un’apertura del Polesine, ecc, sperperiamo risorse per formare ragazzi isolani dall’altra parte del mondo o comunque ne importiamo da noi limitando spazio e crescita ai nostri giovani, se alla FIR sta bene così e si sentono con la coscienza a posto, amen…

    • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 17:03

      Questo tuo post è un racconto basato un dato di fatto che non c’è. Come ho già detto ieri io non crederò a questa storia dell’accademia fijiana nemmeno quando la vedrò all’ordine del giorno di un Consiglio Federale.
      Gestire un’accademia alle Fiji, al di là del fascino che può avere l’evento, è logisticamente e strutturalmente un ‘impresa che la FIR non è minimamente in grado nemmeno di pensare.
      Fare accordi per offrire a qualche fijiano soggiorni presso le ns accademie , la vedo una cosa forse già più fattibile.
      Questa ipotesi apre comunque la discussione che tu introduci nell’ultima parte del post: è giusto che qualche posto nelle accademie si riservato a ragazzi non di nascita italiana?
      La risposta non credere sia facile.
      Se le accademie fossero gestite dai club , la risposta sarebbe immediata. Sicuramente sì, del resto non sto a elencare gli “osanna” della stragrande ( se non della totalità) dei blogghisti a proposito di Pasquali al Leicester o di Lazzaroni al Brive. Se non esistono due pesi e due misure chi ha levato gli scudi per difendere la scelta di Pasquali e Lazzaroni non ha piu’ argomenti per opporsi al Fijiano che arrivasse all’accademia del Calvisano ( se esistesse).
      Trattandosi di Accademie “pubbliche” il ragionamento ha un ostacolo in più ma il concetto è lo stesso: come facciamo ad opporci al tongano presso l’accademia “Ivan Francescato” se plaudiamo a Pasquali al Leicester?

      • pepe carvalho 29 Luglio 2014, 17:12

        Vedi Alberto quello che non capisci o rifiuti di capire è il fatto che si debba andare laggiù a cercare giocatori quando non riusciamo a allevare i nostri qui, forse nella malsana idea che “italiani no buoni per rugby”, oppure che siccome “loro si che hanno il fisico” (alla tecnica pensiamo noi).Quello che c’è di sbagliato nella faccenda è queso.

        • pepe carvalho 29 Luglio 2014, 17:15

          nostri vuol dire bianchi, gialli, rossi e neri, basta che non siano arrivati (deportati) con promesse mirabilanti

          • mistral 29 Luglio 2014, 17:56

            ho capito il tuo concetto privatistico (e condivisibile) di “importazione” tramite le accademie (chiamiamole così) dei club, e fai l’esempio del brive, ma se in italia la struttura dei club professionistici si limita ad una unità (treviso) questo lavoro o lo fa treviso o non lo fa nessuno, ammesso e non concesso che sia un lavoro utile alla crescita della realtà rugbistica italiana… in ogni caso rimangono irrisolti i limiti evidenti del sistema formativo italiano, ed inspiegabili (se non con retro-pensieri maligni) le responsabilità ed inerzie storiche (ma anche attuali) della fir…

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 18:04

            @ Mistral quello della buona o cattiva formazione degli Italiani residenti è un altro problema. Se ogni tanto leggi qualche mio post, sai che sono molto critico ed esigente su questo.
            Ma il tema più generale dell’iterscambio tra paesi è un altra cosa. La norma IRB ha generato ancor più trasversatilità in materia e la di là che piaccia o meno Gavazzi è un tema che , giocoforza, ci riguarda.

          • mistral 29 Luglio 2014, 18:17

            mannaggia, stasera non ne combino una giusta: riposto!
            scusa alberto, il mio intervento era in risposta a pepe, ed al fatto che il turismo di ricerca talenti isolani dovrebbero farlo i club con i loro soldi… sulle criticità del sistema fir ho già dato in altri post…

        • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 17:34

          Vedi, io per principio non mi rifiuto mai di capire, spero anche tu.
          Il fatto che noi non siamo in grado ( per il momento mi auguro) di reclutare e formare come si dovrebbe un Italiano ( dove per italiano intendo una persona nata in Italia o residente in Italia), non sposta di un millimetro il problema di principio, rispetto al Fijiano o al Tongano ospite presso una nostra accademia.
          Se tu accetti il principio che Pasquali e Lazzaroni possano andare a Leicester o a Brive , quale argomentazioni usi per dimostrare che invece il fratello di Samuela Vunisa non possa andare in Accademia a Parma ? Prova a spiegarmelo!

          • pepe carvalho 29 Luglio 2014, 17:42

            Il problema è che Pasquali lo paga Brive, il fratello di Vunisa lo paga la Fir, cioè i soldi di tutto il movimento. mi pare di essere lapalisse.

          • pepe carvalho 29 Luglio 2014, 17:44

            Se il fratello di Vunisa lo porta Benetton o Calvisano o Rovigo o chi vuoi tu, se lo paga e lo forma OK, se lo deve fare la Fir non sono d’accordo. mi sembra semplice

          • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 17:52

            Apparentemente lapalissiano , amico mio, perché nel momento in cui questo diventa equiparato, ecco che hanno un senso i soldi spesi dalla federazione per lui.

          • mistral 29 Luglio 2014, 17:58

            @pepe: ho sbagliato tasto e ripropongo: ho capito il tuo concetto privatistico (e condivisibile) di “importazione” tramite le accademie (chiamiamole così) dei club, e fai l’esempio del brive, ma se in italia la struttura dei club professionistici si limita ad una unità (treviso) questo lavoro o lo fa treviso o non lo fa nessuno, ammesso e non concesso che sia un lavoro utile alla crescita della realtà rugbistica italiana… in ogni caso rimangono irrisolti i limiti evidenti del sistema formativo italiano, ed inspiegabili (se non con retro-pensieri maligni) le responsabilità ed inerzie storiche (ma anche attuali) della fir…

          • gsp 29 Luglio 2014, 18:58

            @mistral, penso di aver capito e sono daccordo con te. purtroppo data la dimensione del movimento e del professionismo italiano e’ anche logico che quello che in Fra fanno i club, in italia lo fa la federazione.

      • San Isidro 29 Luglio 2014, 17:59

        @Alberto,
        sul fatto dell’accademia alle Fiji è chiaro che non possiamo saperlo, l’ho anche scritto “che effettivamente si aprirà o meno un’accademia della FIR negli Stati isolani ancora non è dato saperlo” e anzi spero proprio di no, altro che idea affascinante come dici tu…la mia è una critica generale al facile sistema delle equiparazioni e alla “pesca selvaggia” nelle unions più povere…che lo faccia la Francia, il Galles, e a maggior ragione che lo faccia l’Italia, per me è, e sarà sempre, una vergogna…i tre che si sono andati a fare il viaggio nel Sud Pacifico a spese della FIR non sono andati lì in vacanza-premio o a dare consigli tencnici ai club locali, sono andati lì per una chiara missione di reclutamento, d’altronde anche Gavazzi ha sempre accennato a questa pesca selvaggia, e quindi per me continua ad essere una vergogna…
        Quanto all’altra parte del tuo post, per me ha ragione @pepe carvalho…un conto è formare un ragazzo non italiano a spese della federazione, altro conto a spese di un club privato…la FIR deve provvedere a formare e ad investire nei nostri giovani, non andare alla ricerca disperata di talenti in giro per il mondo, quando invece li deve trovare in casa…perchè andare ad offrire contratti ai ragazzi del Sud Pacifico nelle accademie italiane a discapito dei nostri ragazzi?

        • Alberto da Giussano 29 Luglio 2014, 18:15

          L’affascinante era per l’esoticità del tema. A me non affascina affatto.
          Sottopongo anche il tema già detto sopra. Perché Pasquali e Lazzaroni sì al Leicester e al Brive e Il fratello di Vunisa ( se ne avesse le qualità) no alla Ivan Francescato? Solo perché le accademie usano i soldi dei contribuenti Italiani ( che poi non è nemmeno vero perché usano i soldi del 6N) uno straniero forte deve lasciare il posto ad un italiano più debole, quando perdipiù questo poi può diventare equiparabile?
          Guarda che io non ho in tasca la risposta. Ma il tema non mi sembra liquidabile con qualche battuta ad effetto.

          • San Isidro 29 Luglio 2014, 18:27

            la scorciatoia indicherebbe l’opzione dell’equiparabile, io sono sempre per la formazione di giocatori in casa…un ragazzo delle nostri parti se ben formato può valere molto…sul discorso dei nostri ragazzi all’estero, ci sono casi e casi…Pasquali non è stato direttamente preso da Roma e portato nell’accademia dei Tigers, lui se ne è andato prima in un college scozzese dove ha continuato a giocare a rugby, da lì l’ingaggio a Leicester per le qualità mostrate ad Edimburgo…dietro a Pasquali, Lazzaroni, anche Ceccarelli se vuoi (che è al centro di formazione de La Rochelle) ci sono anche scelte e motivazioni personali, ci sono delle esigenze di formarsi e miglioarsi all’estero…questo è un conto, e lo scrivevo nel mio primo commento “Se poi un ragazzo fijano, samoano o tongano, di sua spontanea volontà, decide di fare i bagagli e andarse in Francia, Inghilterra, Italia, ecc e terminare la sua formazione lì è un altro discorso”, ma andare alla ricerca mirata di talenti da togliere alle unions più povere e portarseli in casa, dunque sottarli al movimento d’origine per me resta sempre una vergogna…e penso che sia immorale se la stessa cosa lo facesse un club o una franchigia privata, sicuramente se lo fa la federazione pesa di più…

          • pepe carvalho 29 Luglio 2014, 18:31

            Alberto, premesso che i soldi della federazione io non penso siano dei contribuenti italiani ma del movimento rugbistico italiano, se la questione è solo l’equiparazione, facciamo che con 40 milioni all’anno copiamo direttamente Bouyedal e equipariamo a spese Fir 100 tra Kiwi e Australi e Boeri under 20 delle varie nazionali e in tre anni siamo nelle prime 6 del mondo. in fondo sono solo 40000 euro l’uno…certo non ci sarebbero i soldi per le accademie , Ascione e compagnia, ma vuoi mettere?!

        • giomarch 29 Luglio 2014, 20:50

          Qui non si usano i soldi dei contribuenti, ne quelli del 6nazioni i soldi spesi dai poltronai sono i soldi del movimento.
          Come ho gia’ scritto il finanziamento federale ai club in un paese del terzo mondo come la Tunisia, stando al ranking, e’ superiore a quanto elargito in Italia a club come il Mirano.
          Contesto oltre che il metodo dello strascico nel pacifico, anche la nota spese dei tre dirigenti fir.. quella di questo viaggio superera’ abbondantemente quanto elargito ad un club di serie C.
          Brive, Leinster, Leicwster, ecc.. lavorano in un contesto che consente ai club di gestire accademie e squadre B..
          Questo contesto e’ creato dalle relative federazioni..
          Questa la differenza con i casi Pasquali e Lazzaroni, in quel contesto vanno a formarsi.. Non dovremo esultare?
          In questo momento in cui i soldi del movimento vengono sperperati> Punto.
          Tranquilli che un tongano bravo preferira’ giocarsela per gli all-blaks/wallabies prima di venire in un accademia sapendo che rimarra’ legato per 5anni (vedi nuova delibera federale, in barba alle norme UE sul diritto al lavoro)..
          L’esercizio sofistico, ripeto sofistico, di accumunare il caso pasquali (partito di tasca sua) a questa pesca a strascico spero sia ironico..

      • mistral 29 Luglio 2014, 18:14

        scusa alberto, il mio intervento era in risposta a pepe, ed al fatto che il turismo di ricerca talenti isolani dovrebbero farlo i club con i loro soldi… sulle criticità del sistema fir ho già dato in altri post…

  25. pepe carvalho 29 Luglio 2014, 17:07

    posso dire che concordo con San, e aggiungo: se la politica Fir è questa meglio si cambi mestiere, le accademie e i CF dovrebbero essere di supporto alle società, dovrebbero servire a formare ragazzi che vengono poi restituiti alle società stesse e al movimento, ma questo non accade, ci sono allenatori che di fatto anno un triplo ruolo, allenatori Cf o accademia, allenatori della società che ospita il Cf o l’accademia, e alla fine reclutatori per quella società.
    Insomma non è vero che non si aiutano le società, il problema è che se ne aiutano solo alcune….
    La plitica Fir anche in questo fallisce, non riesce ad essere nemmeno superpartes, e non sforna nulla.
    Meno male che alcuni (probabilmente con serietà) riescono a fare prestazioni come quella della U18 in argentina….speriamo che crescano meglio di chi dovrebbe educarli…

  26. riaan cotzee 29 Luglio 2014, 17:33

    Il problema è che si cerca di imitare chi ha successo. Se in NZ è inevitabile che tanti giocatori nati nelle isole giochino per gli all blacks per un problema di opportunità, le altre nazioni provanoa farlo in modo differente ma cmq sempre cercando di ottenere lo stesso risultato.
    Si impara dai migliori.. sempre e in tutto..
    Io sarei per paese che nasci nazione che giochi, ma è impossibile da applicare

    • mezeena10 29 Luglio 2014, 17:40

      38 – 6..solo lezione! bring it on home mofo!!!

    • mezeena10 29 Luglio 2014, 17:41

      e dovresti informarti su dove sono nati i giocatori ABs..pensa ai tuoi 4 boeri invece..

    • San Isidro 29 Luglio 2014, 17:44

      guarda che molti neozelandesi di origine isolana sono nati, creciuti e formati rugbysticamente in NZ…

      • riaan cotzee 29 Luglio 2014, 17:54

        si ma io intendo che queste persone vedono nella nuova zelanda un’opportunità per cui che siano i genitori che hanno deciso di emigrare o loro non si può paragonare quello che vuole fare l’italia con quello che succede la. Io ho vissuto giù per 2 anni e loro hanno fijani samoani e tongani invece noi abbiamo altri immigrati ( che stanno arricchendo le nostre giovanili). Non so se mi sono spiegato
        Scusa San però non puoi guardare solo gli ultimi convocati!
        Mazeena come conosci tu la nuova zelanda..

        • San Isidro 29 Luglio 2014, 18:07

          il fatto che loro hanno comunità di isolani immigrati lì (come anche in Australia) così come noi abbiamo figli di altre generazioni di immigrati che stanno arricchendo il nostro movimento è vero (i vari Mbandà, Traorè, Odiete, ecc)…sulla questione neozelandese stavo alludendo a questo fatto, la NZ non ha tolto Lomu al movimento tongano, ma Lomu è nato, cresciuto e formato rugbysticamente ad Auckland…

        • mezeena10 29 Luglio 2014, 21:34

          quel che conosco io deve fottertene una minchia a te nazi di merda!
          mi basta sapere il risultato della partita di sabato scorso 38 a 6..
          UMILIATI!!!!!

          • riaan cotzee 30 Luglio 2014, 07:30

            Che lord! Ma da dove vengono questi rancori?? Qualche problema familiare con un bel surfista biondo afrikaans?? La carne è debole soprattutto se al tuo fianco c’è uno piccolo brutto e… Ahah!!

          • mezeena10 30 Luglio 2014, 10:05

            “il razzismo è roba da biondi” (cit)..
            sai è che non sopporto i nazi, specie quelli beceri e razzisti!
            nessun astio, solo tanta pena e un po di schifo!
            e poi m’ hai provocato? mo me te magno! ahahah
            ah ps 38 a 6..LE-ZIO-NE!!!!!!!

          • mezeena10 30 Luglio 2014, 10:12

            e no, non sono ne piccolo ne brutto! sono un bel moretto di quasi 1,90 per 94 kili, con annessi e connessi, non so se me rendo! :-*

          • riaan cotzee 30 Luglio 2014, 12:41

            Ho capito! Classico fisico n’è da terza ne da seconda!!! Magna magna che così diventi un pilone !! Ciao pirlone adesso ti saluto perché sei diventato noioso

          • mezeena10 30 Luglio 2014, 14:39

            al solito capisci una minchia..
            numero 10..
            indiscutibilmente!
            e senza un filo di grasso, al contrario tuo, che oltre sul fisico, ti abbonda pure nel cervello!
            ps 38 a 6 poba!!!

  27. Frank 29 Luglio 2014, 19:13

    Premesso, per semplificare il ragionamento, che:
    – Gavazzi è responsabile solo degli ultimi due anni di gestione FIR;
    – i risultati della nazionale e dei club, sono il risultato del lavoro svolto dalle precedenti gestioni (la formazione dei giocatori che sono ora in nazionale o di quelli che avrebbero potuto esserci non è imputabile certo agli ultimi due anni);
    – posto che la nazionale e neppure le due squadre di Pro 12, hanno finora dato “esaltanti” risultati;
    – sembra evidente a tutti che il livello della scuola, se valutata in termini di “produzione” di talenti, è scarsina…
    e fin qui credo siamo tutti d’accordo…
    uno, giustamente si chiede…cosa possiamo fare per cambiare la rotta e cercare di migliorare il movimento?
    E anche qui possiamo scatenarci, ognuno con idee e proposte diverse….anche se poi, leggendo tra i commenti, si potrebbero riassumere in due o tre più o meno condivisibili da tutti…
    Ma a chi verrebbe in mente di risolvere il problema continuando esattamente la stessa politica in casa propria e andando a “caccia” nell’emisfero australe?

  28. 6nazioni 29 Luglio 2014, 19:40

    Sono due giorni che leggo attentamente tutti i post di questo grande problema
    italico prendere o non prendere ragazzi isolani e portarli in italia,grande
    quesito,solo al pensiero che i vari professori,direttori,amministratori del ns
    grande rugby scelgono dei ragazzi mi viene da ridere visti i risultati delle (*)
    Ma il dubbio piu’ grande ci saranno dei ragazzi che una volta sentita la
    proposta di venire in italia x il rugby vengono veramente in italia?
    io personalmente alla proposta direi andate a cxxxxe voi e la fir.

  29. Zagor 29 Luglio 2014, 19:51

    La FIR ha dichiarato che 104000 sono i tesserati,in effetti non e’ così,ma accettando quello che dichiarano insieme al fatto che si investono circa 5 milioni di euro in formazione,mi pare evidente che il fallimento,Dondi o Gavazzi non mi interessa,sia certificato,se si deve far ricorso alla ricerca di talenti del sud.Inoltre Gavazzi con questa idea che andava forse bene nei primi anni del 2000,arriva tardi e quindi oltre a vacanze pagate a 2 federali altro non riesco a vedere.Ritengo però,debba interessare chi presiede un club,ai quali viene riservato un trattamento quasi disprezzante,ma ancora come degli straccioni,molti si vendono per 2 palloni,nemmeno Gilbert………

  30. ginomonza 29 Luglio 2014, 20:15

    Proporrei alla redazione di dare un taglio alla questione
    Ci sono più di 400 post nei quali si ripetono le stesse cose !!

  31. Zagor 29 Luglio 2014, 22:18

    Si in effetti hai ragione. Meglio andare a bere qualcosa.

  32. ermy 29 Luglio 2014, 23:34

    Bla, bla, bla, bla….

  33. fabrio13H 30 Luglio 2014, 03:20

    Un sistema ai massimi livelli come quello inglese, risulta attrattivo per ragazzini ricchi di talento e competente per coltivare il talento di questi giovanissimi, nel caso del nostro sistema né l’una né l’altra cosa sono vere. Un sistema come quello inglese dispone poi di un’ “estensione” e di una qualità nei suoi vari livelli, grandemente superiore al nostro e puo’ quindi inserire “esterni” che troveranno un’alta qualità di gioco, “toglieranno” posti ai locali in maniera molto limitata proprio per le dimensioni del movimento (numero di squadre, numero di competizioni, densità geografica sul territorio). Il problema della “forza strutturale” del movimento richiama il problema, spesso ricordato da @Alberto da Giussano, del reclutamento, e fin qui concordo con lui ma il circolo virtuoso da provare a instaurare non puo’ essere quello: rinforzi dall’esterno-maggiori risultati-maggiore impatto mediatico-aumento di giro d’affari-maggiore attrattiva del rugby sui ragazzini, ma quello: maggiore lavoro e investimento delle risorse ancora a disposizione sui giovani che qui vivono, crescono e hanno scelto il rugby, sulla formazione di tecnici italiani e sul tentativo di far entrare il rugby nelle scuole e nella formazione dei professori di educazione fisica (su questo non sono molto informato sull’attualità ma ai miei tempi, mi pare che la media dei prof di ginnastica neanche nominavano il rugby)-assestamento e miglioramento dei risultati nell’ambito della seconda fascia di nazioni rugbystiche. Nella dialettica tra questi punti e nel loro influenzarsi reciprocamente in modo positivo, penso sia da ricercarsi il miglioramento e la maggior attrattiva del rugby sulle giovani generazioni e quindi il reclutamento su base più ampia. D’altra parte l’altro sistema ha già, non dico completamente ma in buona parte, fallito i suoi obbiettivi nel/nei decenni trascorsi principalmente perché e in sé impossibile che una nazione trovi elementi “stranieri” disposti a giocare per i suoi colori, in misura sufficiente a cambiare sostanzialmente il suo livello e il livello del suo movimento. Per dirla in termini schematici quelli che potrebbero farle fare un simile balzo hanno già con chi giocare e questo è ancor più vero adesso di 10 anni fa, visto, tanto per dire, i cambiamenti che vi sono stati nel rugby argentino e nei fondi a disposizioni delle squadre italiane. Riassumendo: 7-8 giocatori già formati e di livello da prime cinque del mondo disposti a equipararsi per l’Italia non li troviamo, possiamo trovarne forse uno e altri 3-5 di medio livello internazionale ma non ci fanno fare un balzo sostanziale, se poi andiamo a cercare quelli ancora parzialmente da formare non verranno da noi i migliori e non saremo in grado di completare al meglio la loro formazione (infatti formiamo al massimo giocatori da seconda fascia internazionale non solo per il problema del reclutamento ma anche perché abbiamo un sistema di seconda fascia in tutto), ma, c’è anche da dire che sia nella ricerca di giocatori già formati che nel caso del completamento della formazione in Italia, non avendo la bacchetta magica (anzi…), per trovare quello fortissimo e quei 3-5 forti si dovrebbero reclutare molte decine di stranieri. Ecco dove si perderebbero i posti per i giovani italiani.

  34. steve 30 Luglio 2014, 09:47

    Tanti hanno scritto cose giuste e sensate, analisi tecniche intelligentissime e sottili (per fortuna che il “reby” è uno sport di fango-sudore e fette di salame grosse un dito, forse lo era una volta..), anche da parte di chi in maniera ottusa difende la politica attuale della Fir (domanda: la Fir ha una politica?) andando addirittura a criticare chi critica dimenticando la prima regola non della stampa (libertà d’informazione), ma la prima regola della democrazia, ovvero la libertà di opinione e di poterla esprimere.
    Detto questo, e ogni riferimento era puramente casuale (AdG), la cosa che crea più sdegno (o vomito?) sulla faccenda e talmente nausea da farmi disinnamorare a questo fantastico sport, è un altro elemento che qui ho visto non è stato abbastanza sottolineato: l’uso privatistico di una cosa pubblica! Gavazzi usa la Fir (la Nazionale>i club di Pro12>>>”Galvisano”) come fossero cosa sua e personale e nessuno dovesse metterci la bocca. A che titolo (incarico federale) il main sponsor del “Galvisano” è andato in missione nel Sud-Est pacifico a caccia di cosìddetti talenti? Chi è, un nuovo incaricato Federale, un nuovo Cavaliere dell Fir? Gavazzi gli ha appoggiato la spada sulla spalla e gli ha detto “vai e caccia”! Con che soldi gli è stato pagato il biglietto di viaggio (Federali?) e le spesse di vitto e alloggio, chi gliele paga? La Fir?
    Il vomito e lo sdegno (l’incazzatura) sale alle stelle quando si pensa che le stese cose le faceva il precedente presidente federale, però con targhet del mondo rugbistico italiano Parma, oggi invece si sa che la Capitale del rugby nazionale non può che essere un paesello sperduto nella campagne bresciane di 2000 abitanti! Ma dove vogliamo andare??!! Come tutto in Italia, la cosa è gestita da una cerchia ristretta di amici e conoscenti, per fare i propri interessi sulle spalle della comunità. E poi magari facciamo le anime belle e ci lamentiamo dell’inchino di un santo davanti all’abitazione di un pericoloso mafioso, siamo un Paese di ipocriti, nella peggiore delle ipotesi mafiosi e/o massoni (come la Fir di Gavazzi), nella migliore puerili e schiocchi.

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