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L’Italrugby con il doppio playmaker: tutta l’unicità di Sergio Parisse contro le Fiji

A Catania il capitano azzurro ha rivestito un ruolo ancor più centrale nella creazione del gioco azzurro
ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

Negli ultimi quindici anni il rugby internazionale non ha conosciuto molti giocatori come Sergio Parisse. Di lui si è detto spesso che sarebbe l’unico giocatore italiano a far parte idealmente di una formazione degli All Blacks, proprio a testimonianza della sua unicità nel mondo ovale e del suo smisurato talento. Capitano carismatico e trascinatore naturale dell’Italrugby, sia a parole (e non è scontato) che con i fatti, in campo Parisse ha esteso con il tempo la sua influenza a praticamente tutte le aree del gioco azzurro: touche, recuperi sui calci di rinvio, gioco aereo e naturalmente il portare avanti i palloni, che sarebbe il suo primo mestiere. Gli mancano solo i calci piazzati (ma in carriera ha tentato pure un paio di drop).

 

Da straordinario passatore qual è, inoltre, è sempre più frequente vederlo in posizione di apertura o comunque da playmaker occulto per sfruttare la sua visione di gioco fuori dal comune e le sue mani per offload impossibili, altro marchio di fabbrica della casa. E contro le Fiji, nel primo test match novembrino, a risaltare di Parisse è stata proprio la sua regia in fase offensiva che ha visto il 34enne smistare una quantità di palloni davvero notevole, probabilmente come non gli era mai stato chiesto in passato in Nazionale. Il numero 8, di fatto, lo ha vestito solo per convenzione.

 

 

Terza linea o secondo playmaker?

In molti forse si aspettavano un Parisse più incisivo nell’attaccare in prima persona la difesa figiana e nel guadagnare metri palla in mano, cosa che invece non è avvenuta e che forse ha posto anche sotto una luce diversa la sua partita. Il capitano azzurro e dello Stade Francais però si è preso come sempre tante responsabilità, ma in modo diverso rispetto al solito: è stato impiegato di meno in touche, ha agito meno da ball carrier (7 corse, contro le 13 di Steyn, per esempio), ma è stato molto più presente nei breakdown e soprattutto ha diretto l’orchestra azzurra per tutto il primo tempo al pari di Carlo Canna, che in genere lo fa di ruolo.

Le statistiche parlano di ben 15 passaggi completati da Parisse, soltanto cinque meno dell’apertura beneventana. Solo Rob Evans, pilone del Galles, è stato il giocatore di mischia a servire così tante volte un compagno nel weekend (13), ma con un peso specifico molto diverso rispetto a Parisse.

Avere un doppio playmaker permette alla squadra di avere praticamente sempre un creatore di gioco in piedi e pronto ad alimentare l’azione, e instilla più di un dubbio alla difesa avversaria su quale possa essere la scelta di un giocatore abile a dettare i tempi e ad accelerare il ritmo in qualunque momento.

 

Canna segue l’azione e, un po’ inspiegabilmente, non si riposiziona per ricevere palla. Da primo uomo in piedi c’è Parisse, che salta tre uomini con uno splendido passaggio e mette nelle condizioni migliori Steyn, bravo poi a caricare sulla spalla debole di Nakarawa

 

Sull’immediato proseguimento dell’azione, consapevole del fatto che Canna si ritrovi ancora dall’altro lato del campo, Parisse è ormai calato a pieno nel ruolo dell’apertura e va a schierarsi nuovamente da regista per non far perdere l’abbrivio preso dalla squadra con la carica precedente di Steyn. Una soluzione assolutamente credibile sia per i suoi compagni di squadra che per gli avversari.

Canna e Parisse hanno dunque condiviso il ruolo del playmaker, probabilmente perché O’Shea non voleva perdere la possibilità di avere più distributori di qualità in campo. La scelta più tradizionale poteva essere quella di affidare questo compito a Jayden Hayward, ma il ct irlandese ha preferito gravare di queste responsabilità il capitano.

 

Nonostante il fronte di gioco si fosse spostato dall’altra parte del campo, Parisse accelera per andare in prima persona a ricevere da Violi senza far rallentare il flusso dell’azione. Una soluzione che dice molto dell’importanza del capitano nelle strategie di O’Shea

 

I suoi tempi di gioco, poi, spesso rasentano la perfezione. Anche per questo, schierarlo a tutti gli effetti come un regista aggiunto può aiutare la manovra azzurra, altrimenti affidata al solo Canna. E il beneventano, quanto ad affidabilità e scelte sul campo, non ha ancora convinto pienamente. Difficilmente Parisse scarica la palla e anche la pressione sul ricevitore, ma è abile ad attirare su di sé le attenzioni dei difensori prima di effettuare il passaggio.

 

Le Fiji devono fronteggiare sia Canna che Parisse e, anche se gli spazi sono stretti, riescono comunque a farsi attirare fuori posizione. Qui Parisse attende quella frazione di secondo in più e poi scarica verso il compagno, che elude in parte il primo placcaggio. 

 

Con il passare dei minuti, e con l’Italia sempre più intenzionata a gestire senza rischiare troppo i tanti minuti di possesso accumulati, c’è stato meno bisogno di un altro giocatore che affiancasse il mediano d’apertura prestabilito per creare scompiglio nella difesa. Nella ripresa Parisse, pur dando sfoggio di qualche altro pezzo di bravura dal repertorio, è tornato soprattutto in trincea a lottare nei punti d’incontro e a gestire la touche, ma quanto fatto nel primo tempo in particolare potrebbe aver convinto Conor O’Shea nel dare continuità a questa soluzione. Una strategia poco convenzionale, si dirà, ma del resto Sergio Parisse, in campo, ha ben poco di convenzionale per il suo ruolo.

 

di Daniele Pansardi


onrugby.it © riproduzione riservata

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63 risposte a “L’Italrugby con il doppio playmaker: tutta l’unicità di Sergio Parisse contro le Fiji”

  1. lear scrive:

    Scusate ma ci stiamo inventando un nuovo ruolo per giustificare la partita deludente di Parisse (senza scendere nei particolari)?
    Il rugby si gioca in 15 e se vuoi stare a certi livelli qualcuno deve giocare pure per due, ma che adesso si giochi con avanti che fanno tutt’altro mi sembra un po esagerato.
    La partita l’abbiamo vista tutti, quindi di cosa vogliamo parlare?
    Parisse ha 34 anni, onore e gloria al giocatore per quello che ha dato alla nazionale, ora è giunto il momento di mettersi da parte, non per il giocatore ma per un aspetto puramente fisiologico che a tutti gli esseri umani prima o poi capita di confrontarsi.

    • LiukMarc scrive:

      Mi permetto di non essere d’accordo (ma ognuno ha la sua opinione, ci mancherebbe). Poi per me sabato non ha deluso, ok non era il capitano che siamo abituati a vedere, ma mica può fare sempre lui e sicuramente con CO’S hanno concordato un ruolo meno di impatto e più di regia.
      Certo che il calo fisiologico dovuto all’età c’è, specie nel rugby (anche se mi ricordo di un Bergamauro che gli anni non li sentiva affatto), ma sinceramente Parisse è ancora di gran lunga il nostro giocatore più forte, si fa gli 80 minuti giocano meglio (e più) di tanti altri più giovani, quindi finchè non sarà lui a dirmi che non ce la fa più io da li non lo tolgo :-)

    • faurest scrive:

      mi sa che abbiamo visto partite diverse…per me Sergio ha fatto una gran partita.
      L’accusa che sia ormai “fisiologicamente” inadatto e’ francamente ridicola…ti consiglio di guardarti qualche partita di Top 14, poi dimmi quanti n.8 migliori trovi.

    • valter scrive:

      La partita l’abbiamo vista tutti e solo tu hai notato certe cose. Fatti una domanda e datti la risposta.

    • ermy scrive:

      Sono abbastanza d’accordo con Lear, anche se la vedo da un’altro punto di vista… sabato non ha giocato bene e, sinceramente, avere il n. 8 come secondo play mi pare un’invenzione alquanto strampalata… però Parisse rientrava da un’infortunio e il recupero a questa età è tutt’altro che immediato, tanto più arrivando da un campionato come il Top 14, quindi calma e gesso e vedremo quando sarà al top della forma.
      Il fatto che poi arrivi a 36 anni pronto per i mondiali è un altro par di maniche… :)

    • sidgoing scrive:

      Tutte le volte che leggo commenti come questo
      (e non è certo il primo che leggo)
      non posso fare altro che pensare che se Parisse fossi io
      Vivrei nel rimpianto di aver scelto una maglia che rappresenta una popolazione di falsi rugbisti incapaci di comprendere il gioco ed i suoi
      Valori e che probabilmente non sono altro che calciatori mancati
      NON ABBIAMO MAI AVUTO E PROBABILMENTE NON AVREMO PER MOLTO TEMPO UN GIOCATORE DI TALE CLASSE
      per fortuna Parisse non è me ed dall’alto della sua immensità se. È frega dei nostri commenti

      • Charlie scrive:

        sidgoing scrive:
        14 novembre 2017 alle 21:49

        1.- Parisse lo abbiamo scovato in Argentina una delle potenze mondiale del rugby quindi o il suo sostituto lo cerchiamo di nuovo all estero e sarebbe facile, oppure aspettiamo che venga fuori
        un ago italiano nel pagliaio…possibile ma sulla qualita non garantito.
        2.- L’Italia é un paese di 59 milioni di allenatori infallibili e anche
        un paese dove chi ha successo o lo ha perché ha “avuto una fortuna sfacciata” oppure é un raccomandato…
        3.- Non esageriamo con la parola immensità, Parisse é un ottimo giocatore come tanti altri nelle migliori squadre mondiali, ma e palese come ho scritto che ormai il suo inevitabile canto del cigno
        é in pieno evidente processo.

    • Charlie scrive:

      Il tempo non é amico di nessuno…nemmeno di Parise.
      On Italia in ogni campo e settore esiste la tendenza di perpetuare
      coloro che si trovano in quel momento sulla cresta dell’onda…
      Lo vediamo nello sport e principalmente nella politica con figure archeologiche, l’italia non conosce la parola rinnovamento, evoluzione, autocritica…il rugby italiano é le triste evidenza, e Parise la gloriosa dimostrazione che in questo momento o lui o nessuno…la partita?, molto noiosa, un Fiji fuori tono, una Italia
      che “doveva” vincere anche se in un partita di “allenamento” per
      evitare le rinnovate critiche…vedremo in seguito contro gli altri…
      L’ italia e stata di nuovo graziata al prossimo Six Nations pur col record mondiale di cucchiai di legno e cio che significa tale record di incapacita nel mondo rugbistico …finito il precedente a suon di vergogna e critiche urbi et orbis da ogni parte si era promesso di ripartire da zero, di costruire il vero rugby, ecc, paroloni e promesse allo stile nostro, cioe di limitata credibilita
      perche stesse promesse sono state fatte da decenni…vedremo i nuovi uomini, dirigenti sopratutto, le poltrone sono soldi, tanti,
      e nessuno vuol mollare nel miglior costume peninsolare…
      Il rugby italiano, davvero, merita di rinascere…

  2. LiukMarc scrive:

    Sono più di 15 anni che è un piacere vederlo giocare con la maglia azzurra, e ha le qualità per fare qualunque cosa.
    A Catania ha tirato il freno, vuole arrivare al mondiale con ancora qualcosa da dire, ma la classe non si discute, e personalmente lo ringrazierò ancora per ogni minuto che deciderà di regalarci in campo, che sia da 8, apertura o secondo centro (tanto se la cava dappertutto. Anche se mi manca un sacco vederlo giocare col fido Zanni al suo fianco).

    • andreac scrive:

      tranquillo zanni, se continua col recupero intrapreso, rientra presto in nazionale…

    • Charlie scrive:

      Liuk…
      “vuole arrivare al mondiale con ancora qualcosa da dire, ma la classe non si discute,”…
      io invece ho scritto piu sotto:

      Spero solo di non vederlo nella squadra dei mondiali…non per la sua qualità e autorevolezza ma perché il canto del cigno ormai si intravede chiaramente e sarebbe triste vederlo in un crepuscolo melanconico…meglio ricordarlo per quel Parise che tanto ha dato al rugby italiano…

      certo la classe non si discute ma ai Mondiali non gioca da solo…sara di fronte al fior fiore dei colossi mondiali non certamente preoccupati per la sua classe…
      questa é la pura pragmatica realtà…e qui ci confrontiamo con la nostra molto italiana incompetenza e mancanza di visione di aver
      trovato e preparato un suo sostituto, noi cerchiamo sempre all estero i fuori classe, mica a formare le leve nostrane come in migliaia di promesse e parolone abbiamo sentito, sempre a vuoto
      tanto per cambiare…non é per caso che siamo dove siamo e quel che siamo a livello mondiale, loro da piccoli hanno gia la palla ovale in mano, noi il panico della”mamma”…je je je meglio ridere,,,

  3. Niven scrive:

    Quando ho scritto il mio commento alla partita giorni fa ho scritto di un Parisse “gregario” .Ed è stato un ruolo determinante per tutta la partita.All’inizio leggendo la formazione ero un po deluso di non vedere Licata e Giammarioli in campo e Parisse in panchina. Pensavo volesse provare i due ragazzi e tenere Sergio per le altre partite. Ma per come ha chiesto e concordato con Parisse il ruolo in campo, devo profonde scuse a O’Shea.
    Una grandissima intuizione e sono sicuro che sta dando un grande appoggio a questi due ragazzi che, insieme a Mbandà, saranno i loro naturale sostituto nel futuro prossimo. Grande Parisse !

    • Gio Cavo scrive:

      Sono d’accordo. Sergio e Conor hanno esperienza da vendere, entrambi in ruoli (ultimo della mischia e ultimo dei 3/4) da cui si può e si deve guidare parte della squadra I due comunicano con grande competenza, hanno stima e fiducia l’uno dell’altro. Ciò porta, mi sembra, a soluzioni positive per tutti (a Sergio non si può chiedere di fare autoscontri per 80 minuti, sarebbe davvero sprecato, per quanto non è certo uno che si tira indietro, se serve).

  4. mistral scrive:

    …chissà se leggendo commenti come quello di @lear Sergio si sia mai rammaricato di aver messo la sua classe enorme al servizio della squadra azzurra… per quindici anni, e negli ultimi 10 in particolare, ha cantato e portato la croce, si è assunto responsabilità che vanno ben oltre quelle del n. 8 classico ed ha sempre assunto le proprie (e in molti casi altrui) responsabilità senza trincerarsi dietro alcuna scusa, ha patito infortuni che avrebbero sconsigliato dal proseguire con il doppio impegno club-nazionale (e su quale avrebbe dovuto essere la sua scelta io personalmente non ho dubbi)… sabato ha fatto una partita più che dignitosa, assumendo (non so quanto volontariamente o quanto costretto dalla consueta mediocrità con la quale deve confrontarsi da decenni) un ruolo di “spalla”… prima era criticato perchè troppo “protagonista” e “primadonna”, ora perché troppo in ombra e gregario… Sergio, ma chi te lo ha fatto e soprattutto chi te lo fa fare?…

    • franzele scrive:

      Guarda, mi hai tolto le parole dai polpastrelli… per me ha giocato bene, si sta facendo in quattro perché è convinto della bontà del lavoro di COS.
      Di sicuro quando non sarà più in grado di ricoprire il suo ruolo in campo più che dignitosamente, sarà il primo a farsi da parte. Su questo non ho alcun dubbio.
      Il rispetto per uno come il Sergio non è dovuto a prescindere, se l’è guadagnato sul campo e anche fuori. Vedranno i suoi detrattori (che secondo me non sanno neanche di cosa si parla) che quando sarà il momento saprà rendersi utile anche a bordo campo, anche in tribuna, e non ci sarà bisogno di dirglielo.

    • 100DROP scrive:

      Condivido tutto. Soprattutto: “ha cantato e portato la croce”. Quant’è vero!

  5. cassinet scrive:

    Per me Parisse sabato ha fatto una buona partita, io l’ho visto determinante nelle touche e mi è piaciuto come ha gestito le mischie, ottimo playmaker e soprattutto 80 minuti da capitano ( quando giocatori molto ma molto più giovani di lui dopo 50 minuti vanno in apnea vedi Violi purtroppo ).

  6. valter scrive:

    Quando lo Stade Francais vinse il campionato 2014/2015, quasi tutte le seconde e terze fasi passavano da Parisse che giocava primo ricevitore (con un certo Morné Steyn che si faceva da parte per lasciarlo fare). Se non sbaglio quell’anno ebbe anche qualche riconoscimento personale tipo miglior del torneo o qualcosa di simile.

  7. lemoncris scrive:

    tutto vero, ma nella terza clip, da manuale, Parisse avrebbe dovuto giocare la superiorità esterna, impegnando lui lo spazio tra penultimo e ultimo difensore fiji, invece che scaricare il pallone all’interno su un corridoio già difeso.

    non esaltiamo anche le scelte di gioco sbagliate…

  8. gioviale scrive:

    Se avessimo, non dico 15, ma 4/5 della classe di Parisse l’Italia ci darebbe ben altre soddisfazioni. Rugby giochino di squadra nel quale l’imboscato fa più bella figura del dovuto e quello bravo, se la squadra non concerta, sembra peggio di quello che è. Riconoscere questo è il minimo che dobbiamo come debito di riconoscenza ad un grande uomo e sportivo.

  9. giomarch scrive:

    Mbanda, giammarioli, Licata, negri ecc sono il presente e il futuro, ma parisse e’ un intoccabile, giu’ le mani dal capitano..
    Il secondo video da solo vale il prezzo del biglietto, non so come si fa a non capire cosa ha voluto fare COS/kat, per me una genialata, preservare parisse e levare pressione a canna dando imprevedibilita’ alla manovra liberando hayward da un compito che lo avrebbe limitato.. Chi non lo vede e’ miope.
    Mi e’ piaciuta molto anche l’opzione difensiva coi centri che scalavano per il raddoppio sistematico su quelle locomotive che avevano al posto delle ali e la posizione del 15, che era libero dai compiti di copertura visto quanto calciavano i figiani, chi non ha visto dietro a queste cose un preciso piano tattico dello staff e giustifica il non attaccare continuamente la linea del sergione nazionale come in altre occasioni un segno del prepensionamento del capitano di rugby ne capisce molto poco…
    Ottimo articolo e ottimo spunto..

  10. mistral scrive:

    …certo che giocare sempre sotto la lente di ingrandimento di chi aspetta il minimo errore per cancellare tutta una carriera è desolante… chi non fa non falla, si diceva un tempo… ma può darsi che nei moderni tempi e templi del virtuale i critici da tastiera e moviola abbiano ragione!… ;-)

  11. frusciale scrive:

    direi che prima del doppio play mi accontenterei di un 10 che fa le cose fatte bene, e Canna ancora un po di strada deve farne. al momento meglio mckinley e di non poco

  12. massimiliano scrive:

    trovo l’argomento del pezzo molto più interessante della disamina sul suo protagonista. Aver spostato il doppio play davanti e non dietro l’apertura è davvero una soluzione interessante, anche perché garantisce al dieci una maggiore copertura. Si fosse attuata una tattica simile con Marcato adesso la storia della nazionale italiana direbbe altre cose. Per certe scelte tattiche sono stato molto critico nei confronti di COS, ma certo che quando ci si mette lo stipendio se lo guadagna eccome, sia da tecnico che da dirigente. E se ottiene risultati possiamo sperare che nessuno potrà andare a metter becco nel suo lavoro. Due note:
    -il primo a parlare, non senza intento provocatorio, di Parisse 10 fu Ravagnani una decina d’anni fa.
    -mi piacerebbe sapere quali sono i reali meccanismi di collaborazione fra gli staff tecnici di nazionale e franchigie. Secondo me i confini sono molto più permeabili di quanto si creda, ed in entrambe le direzioni!

    • lear scrive:

      …. mi ricorda la “mallettata” di Bergamauro a mediano di mischia… che delusione arrivare a mettere in campo un giocatore n.8 di 35 anni a fare il doppio 10….. :-(((
      …chiudiamo bottega e andiamo a casa tutti !!!

    • mistral scrive:

      interessante l’ipotesi su Marcato, difficile/impossibile da verificare a posteriori ma interessante…
      Parisse a 10: forse no, un 10 puro non lo può diventare, un doppio play davanti o dietro il 10 (che continui con nominalmente 8 o passi centro poco importa) beh… ha il fisico, la gestualità e le competenze necessarie, e forse gli allunga la carriera di qualche stagione (e per i fans di Sergione non è male!)…

      • massimiliano scrive:

        infatti l’idea di metterlo a dieci era certamente provocatoria. invece questa soluzione mi piace molto. Per rispondere a lear, la mallettata fu assurda perché non si poteva sperare che Bergamasco giocasse da MM puro, ma in quella squadra, con altre modalità avrebbe avuto un senso, magari con un doppio play schierato ad otto che sopperisse la mancanza di inventiva del 9. Lear, è un gioco, chiaramente, è fantarugby in cerca di spunti tecnici di cui discutere, senza dover sempre e comunque criticare i giocatori. Non essere deluso e non chiudere bottega, se la pensiamo tutti allo stesso modo e sai che palle! ;)

  13. Leonetreviso9 scrive:

    Premettendo che Parisse, nell’economia di gioco dell’Italia, e’ necessario io sono d’accordo con lear sul fatto che ormai siano attribuiti meriti che mon corrispondono proprio al vero.. e’ significativo che un openside porti avanti piu’ palloni rispetto ad una terza centro (se non ricordo male dovrebbe essere contrario).. onore a Sergio e a tutta la sua carriera, ma dire che se ci fosse lui negli AB’s invece che Read.. beh parliamone

  14. ivo romano scrive:

    Parisse è ancora troppo importante per la squadra, è capitano riconosciuto, ha carisma, esperienza,conosce tutti gli arbitri e crea spirito di squadra ed ha un trascorso di giocatore eccezionale. Di contro, se guardiamo all’oggi, è anche onesto dire che viene da un 6N modesto e questa prima partita un po’ opaca; la classe rimane ma la reattività, la velocità e la forza fisica degli anni addietro non credo ci siano piu’.E’ stato un giocatore strabordante in tutte le fasi del gioco oggi l’anagrafe ed il logorio, penso, ci consegna un giocatore piu’ normale.

    • Charlie scrive:

      il tramonto degli dei…inevitabile, dolo questione di tempo…
      ma se oggi vogliamo il logico rinnovamento del rugby pensando a un Mondiale dignitoso , non dico trionfante di fronte ai mostri sacri che gia da infanti si allattano di rugby, bene, bisogna dare a Parisi un ruolo di “educatore” e non piu di “esecutore”…non voglio vedere
      un suo triste tramonto…

  15. frank scrive:

    Nessuno che si domani se magari è stata una tattica di gioco impostata e voluta da COS e concordata con Parisse, magari per farlo rientrare con meno shock dall’infortunio??

  16. Mr Ian scrive:

    Non capiscono la sorpresa nel vedere queste azioni di Parisse, sono movimenti che fanno tutti nel rugby moderno, un avanti che passa il pallone all’ apertura per attivare la seconda linea d attacco…forse perché in Italia non si è visto mai sembra una sorpresa…ma di sorprendente c’è ben poco…La grandezza di Parisse non la scopriamo oggi

  17. Hullalla scrive:

    Che io mi ricordi, bisogna ritornare ai tempi di Maci Battaglini per trovare un giocatore Italiano che possa disimpegnarsi bene sia in posizione di numero 8 che di apertura ad un certo livello!

  18. fcimini scrive:

    Gianmarioli e un 8 più schizzante al momento, con ottimi appoggi e molto più veloce, e vorrei vederlo da titolare, poco m’importa quello ché a fato tizio e cavolo, non pensate ché Parisse sia eterno, e tempo di provarli un po tutti a secondo delle caratteristiche quindi per l’argentina vorrei vedere Parisse in panchina e Gianmarioli a 8.

  19. gian scrive:

    anche io trovo un po’ spinta l’interpretazione dell’articolo, per me parisse è stato messo, anche a fronte alla sua superiore capacità di gioco rispetto alla media, più come bersaglio per la difesa che come fantomatico secondo play.
    vedo molto di più la scelta di dare la palla, in alcune situazioni, ad un uomo in grado di caricare-entrare nell’intervallo-distribuire costringendo così la difesa, fitta fuori, a concentrarsi su di lui invece che marcarlo con un solo giocatore o rischiare una sua incursione, cosa studiata, chiaramente, ma da ciò pensare che fosse un secondo play ne passa

    • massimiliano scrive:

      che il secondo play abbia come possibilità credibile quella di portare palla non mi sembra un argomento contro l’ipotesi dell’articolo; direi che questo tipo di gioco mette anche più dubbi alla difesa.

      • gian scrive:

        anche il primo, se è per questo, avere un primo ricevitore in grado di gestire o attaccare la linea, è fondamentale, ma l’idea del doppio play è quella di avere sempre un 10 in piedi o di avere opzioni di gestione su entrambi i lati o allontanare chi sceglie il gioco dalla prima pressione, in questo mi pare diverso l’uso di parisse, a me ha dato molto più l’impressione del “babau” che poi ti fa sparire la palla con testa che del regista
        prima clip, prende palla, fissa il diretto avversario e il difensore da mischia, anche il “primo centro” rimane stretto, scarica non sui grossi vicino a lui, ma sul nostro centro largo e blocca così 4 difensori
        2 clip corre verso l’esterno come per perquotere e porta fuori tutta la dofesa pr passare in incrocio a chi decide come giocare se stretto o a ribaltare
        3 clip “normale” gestione di un signor giocatore
        spero di essermi spiegato, le azioni sembrano studiate per usarlo da “boa”, allora sergio, sei bravo e lo sappiamo noi e loro, prendi palla, loro fuori sono in 20, attacchi la linea e se loro si chiudono hai opzioni A B e C, se ti lasciano spazio, vai tu, ci fidiamo che fai la scelta migliore
        è una sfumatura rispetto ad essere un play, ma c’è, perchè è un piano di gioco fatto a tavolino, quindi gestisci una fase, diverso da dover impostare l’azione o lo sviluppo della stessa.
        esmpio banale, da mischia parte l’8 che la da al 10 che decide come usare la palla, il 10 è un play, l’8 segue uno schema
        l’8 parte dalla chiusa e deva decidere se darla all’ala all’esterno, al 9 all’interno o continuare sull’asse con il 6, non è che improvvisamente l’8 imposti il gioco, gestisce una giocata.
        ecco per me sergione, grazie alle sue capacità è stato messo in questa seconda opzione

        • massimiliano scrive:

          sono completamente in disaccordo. Nel rugby moderno il 10 deve sempre gestire la giocata, scegliendo tra le varie opzioni quella più adatta ad attaccare la difesa che ha di fronte. Il Loop di Sexton non credo se lo sia inventato lui una volta e visto che funziona han deciso di ripeterlo…in loop. Come il tuo intervento articolato mi è piaciuto molto. Molto più di quelli carichi di critiche prive di discussione a sostegno. grazie! :)

          • gian scrive:

            grazie a te, avere idee ed impressioni diverse non è mica reato, discuterne è stimolante.
            penso che, comunque, parliamo di sfumature, io vedo un play come un giocatore abbastanza libero di scegliere cosa fare all’interno di un sistema che gli propone scelte studiate o meno, un gestore una parte fondamentale, ma ben precisa di un “sistema” predisposto, pur con diverse opzioni (il loop di sexton, per me, si inserisce in questa casistica, ad esempio), per te questa differenza per te non c’è ed è regista chi deve far funzionare i neuroni invece che fare solo autoscontri o poco più, nessuna tragedia, ci stà. ciao ;-)

  20. Charlie scrive:

    Spero solo di non vederlo nella squadra dei mondiali…non per la sua qualità e autorevolezza ma perché il canto del cigno ormai si intravede chiaramente e sarebbe triste vederlo in un crepuscolo melanconico…meglio ricordarlo per quel Parise che tanto ha dato al rugby italiano…

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