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Dietro le quinte dei miei primi mesi alla Wasps Academy

Andrea Masi ci racconta tutti i dettagli del suo lavoro da allenatore con i futuri campioni
Wasps rugby

ph. Reuters

Andrea Masi ci racconta i primi mesi di lavoro da allenatore dell’Academy Wasps.

 

Le Junior Academy: struttura, selezione, organizzazione e bacino

I Wasps hanno due sezioni di Junior Academy: la South Academy nell’area ovest di Londra e la North Academy a Coventry. Tra le varie cose di cui mi occupo, sono responsabile della South Academy Under 18 che comprende una quarantina di atleti.

Com’è strutturato il lavoro? Le due Under 18 si allenano una volta a settimana tre volte al mese, mentre una volta al mese c’è un allenamento con una selezione delle due. La selezione a dicembre inizierà un campionato vero e proprio con altre squadre, tutte Academy dei club di Premiership.

I ragazzi che la compongono durante la settimana si allenano con la propria scuola, poi il lunedì in Academy: con questi lavoriamo su aspetti come tecnica individuale e video analisi, perché sono giocatori che hanno un approccio professionale. Per i ragazzi è un carico di lavoro non indifferente, organizzando il tempo tra scuola e sport: fino al primo pomeriggio hanno lezione, poi si allenano con la scuola con cui giocano il mercoledì e il sabato, la domenica è libera poi il lunedì vengono da noi in Academy. Con questi giocatori c’è un contatto costante, perché due volte la settimana quando giocano le partite abbiamo la possibilità di vederli. Di questa Under 18 i Wasps hanno già individuato alcuni giocatori che hanno il potenziale per entrare in Senior Academy, ultimo gradino prima di diventare un giocatore Wasps.

 

Per quanto riguarda invece gli step precedenti, a 14 e 15 anni si fanno dei provini per entrare nell’Academy Under 16. Si tratta di allenamenti a cui vengono invitati circa 200 giocatori: il nostro compito in questa fase è quella di individuare attraverso giochi ed esercizi specifici quelli con il potenziale maggiore, che vengono invitati a entrare nell’Academy Under 16. Il suo funzionamento è speculare a quello Under 18, con la North e la South, ma non partecipa a nessun campionato: gioca soltanto amichevoli.

 

Cosa guardiamo in fase di selezione? A 14 e 15 anni doti fisiche, atletiche e tecniche. A 16 anni si inizia a dare uno sguardo al comportamento, come reagiscono sotto pressione e in che modo hanno mantenuto le doti atletiche e fisiche rispetto a prima. A 18 anni entra in gioco l’attitudine, che è un fattore fondamentale e deve essere impeccabile: del resto è il gradino prima della Senior Academy, i cui giocatori vivono a contatto con la prima squadra. E’ imprescindibile che vi arrivino con un bagaglio di valori extra tecnici: etica del lavoro, rispetto, che per il mondo Wasps sono fondamentali.

 

Ogni Academy ha una zona di riferimento. La nostra è Coventry e la parte ovest di Londra e da qui arrivano quasi tutti i nostri atleti. Se siamo interessati ad un giocatore proveniente da un’altra zona di Londra, bisogna fare domanda all’Academy locale e chiedere se può essere rilasciato o meno: è un settore loro e c’è una precedenza da rispettare. Ma diciamo che non è esattamente un problema: il numero di giocatori è altissimo. Un’altra occasione per vedere i giocatori è nelle partite tra scuole o nel campionato delle Under 18, diciamo che di ragazzi ne vediamo parecchi.

 

 

Il processo di selezione e la valorizzazione degli individui. E il piano B

L’organizzazione dell’allenamento va dal miglioramento dei fondamentali come skills e passaggi a tecniche più specifiche per aree di gioco come difesa e ruck. Ciò che noi proponiamo sono allenamenti e giochi ad altissima intensità: questo è il brand Wasps, giocare ad alta intensità e proporre un rugby votato all’attacco. Fa parte dei nostri valori tecnici e noi abbiamo il compito di trasmetterlo ai ragazzi.

Nonostante già a questo livello ci siano ragazzi mediamente molto competenti, le differenze di livello ci sono. Se ci sono due/tre giocatori potenzialmente fortissimi, l’allenamento è impostato in modo da stimolare la crescita di questi: sono loro che fissano l’asticella e lo standard per tutti. Del resto questo è il senso della selezione, partire dai molti e arrivare ai pochi che possono un domani diventare professionisti, non innalzare il livello medio generale. Si setta il lavoro sugli individui e non sul collettivo.

Dal punto di vista puramente tecnico invece, fino all’Under 18 non c’è struttura e si dà molta libertà ai giocatori. Devono trovare le soluzioni, adattarsi, non sta a noi dirgli cosa devono fare ma insegnare gli strumenti per applicarlo. Se vogliamo che crescano dobbiamo spingerli da subito a cercare la soluzione.

 

Un simile metodo di lavoro chiaramente permette di individuare davvero i migliori tra i migliori. Tutti hanno il sogno di diventare professionisti, tutti investono se stessi in modo profondo e chiaramente non tutti arrivano fino in fondo. Nel club abbiamo una figura, un ex giocatore, che si occupa proprio dello sviluppo extra sportivo. Diamo molta attenzione alla vita extra sportiva e in particolare per i giovani. Vogliamo che studino, che entrino in contatto con le università, che portino avanti studi specifici. C’è molta attenzione sia al post carriera per gli ex professionisti sia alla costruzione del piano B per i giovani. Anche l’RPA, l’associazione giocatori, fa un lavoro straordinario in questo senso per i giovani.

 

 

La A-League: per chi non ha minutaggio

I giocatori che riescono ad entrare in Senior vivono un rugby professionistico a 360°. Hanno un contratto, si allenano con la prima squadra, hanno un team tecnico e uno staff a disposizione. Per quanto riguarda le partite, assaggiano l’alto livello in Anglo-Welsh Cup, giocando con squadre satelliti magari in Championship oppure in A-League.

In questi mesi mi sto occupano anche della cosiddetta seconda squadra, che gioca la A-League dove abbiamo fatto tre partite fino ad oggi. Lo scopo è quello di dare minutaggio a chi trova meno spazio, sia esso un giovane della Academy oppure un giocatore della prima squadra di rientro da un infortunio. Quest’anno abbiamo fatto esordire due ragazzi dell’Academy Under 18, per vedere come reagiscono sotto pressione in un contesto comunque importante.

 

 

Le cose che più mi hanno colpito

Alcuni aspetti mi hanno particolarmente colpito. Innanzitutto i sacrifici che fanno questi ragazzi: hanno il sogno di vestire la maglia Wasps, stanno a scuola, si allenano con la scuola, fanno due ore di treno per allenarsi in Academy, poi rientrano a scuola per dormire e il giorno dopo si ricomincia. Non hanno una vita facile e quelli che arrivano fino in fondo hanno davvero fatto tantissimi sacrifici.

Un altro aspetto degno di nota è la collaborazione che c’è con i tecnici della nazionale inglese Under 18 e Under 20. Con loro ci sentiamo settimanalmente, c’è grande apertura e desiderio di lavorare coordinandosi per vedere un giocatore raggiungere i migliori risultati e la miglior crescita. Ho avuto anche il piacere di trascorrere un giorno in ritiro con la nazionale Under 18 e vedere come lavorano.

 

 

Una volta alla settimana con la Prima Squadra

Una volta a settimana ho anche l’opportunità di allenare con lo staff della prima squadra. Per il mio percorso di crescita è veramente fondamentale poter essere a contatto con tecnici e giocatori di primissimo livello, iper competenti: sto imparando davvero tantissimo e sono felicissimo di quanto sto facendo. Do una mano al reparto dei trequarti e a fine allenamento mi occupo di skills con i ragazzi della Senior Academy, ma si uniscono molto spesso anche i giocatori della prima squadra.

 

di Andrea Masi


onrugby.it © riproduzione riservata

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6 risposte a “Dietro le quinte dei miei primi mesi alla Wasps Academy”

  1. Stru scrive:

    Articolo stupendo.. Masi ha iniziato un percorso importantissimo da allenatore, partendo con umiltà dalle giovanili, ma con un occhio già nei senior del massimo livello. Se continua così, in pochi anni avrà un bagaglio di conoscenze ed esperienze che gli altri allenatori italiani si sognano. Spero solo che un giorno vorrà mettere a disposizione della madrepatria le sue capacità, e soprattutto che la madrepatria saprà sfruttare queste capacità al meglio.

  2. Superignazzio scrive:

    “ma si uniscono molto spesso anche i giocatori della prima squadra.”

    che razza di fuoriclasse sto ragazzo, è stato un privilegio vederlo indossare la maglia azzurra e rappresentarci

    chissà da allenatore…

  3. RigolettoMSC scrive:

    Molto interessante. E congratulazioni ad Andrea Masi che sta facendo un’esperienza professionale che, a leggere tra le righe, deve essere a dir poco esaltante.

  4. LiukMarc scrive:

    Complimenti Andrea, e in bocca al lupo!

  5. HECTOR scrive:

    Lo stesso percorso fatto da Dominguez, più o meno…..

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