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Sport e doping in Italia: due documenti per fotografare lo stato delle cose

Disponibili i report NADO e CVD relativi all'anno 2016. I numeri generali e quelli relativi al rugby
rugby doping

ph. World Rugby

Oggi prendiamo una pausa dal rugby. O meglio, prendiamo in considerazione il nostro sport all’interno del generale contesto della lotta al doping. Lo facciamo analizzando due documenti, entrambi relativi all’anno solare 2016: il Report Statistico Antidoping Italia della NADO e la Relazione annuale della Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping nelle attività sportive.

 

 

Report Statistico Antidoping Nado Italia – 2016

NADO Italia: è l’organizzazione nazionale antidoping, derivazione funzionale della Agenzia Mondiale Antidoping (World Anti-Doping Agency WADA), che ha la responsabilità esclusiva in materia di adozione ed applicazione delle norme in conformità al Codice Mondiale Antidoping (Codice WADA) del quale è parte firmataria.

Nello scorso anno solare 2016 sono stati 7790 i controlli disposti ed eseguiti dal Comitato Controlli Antidoping: 5244 sono stati effettuati in competizione, 2546 fuori competizione.

 

I controlli relativi all’attività in ambito Federazione Italiana Rugby sono stati in tutto 280: 124 in competizione – tutti attraverso l’analisi delle urine- e 156 fuori competizione – 105 delle urine e 51 per via ematica (sangue). Il numero di 280 controlli complessivi colloca il rugby all’ottavo posto nella classifica generale: al primo c’è il calcio (FIGC – 2304), poi ciclismo (FCI – 1014),  nuoto (FIN – 775), atletica (FIDAL – 500), pallacanestro (FIP – 339), sport invernali (FISI – 313) e pallavolo (FIPAV – 292). Chiudono il gruppo Cricket e Dama a 2, la metà di Arrampicata Sportiva, Canottaggio a Sedile Fisso, Motonautica, Sci Nautico Wakeboard e Motociclismo.

 

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ph. World Rugby

Nel rugby gli esiti avversi – ovvero quelli che danno inizio ad un procedimento di giustizia sportiva – sono stati 3. Le sostanze vietate riscontrate sono le seguenti: in un caso Metenolone-Metenolone Metabolita-19- Norandrosterone-19 Noretiocolanolone; in un caso Testosterone-Boldenone-Boldenone Metabolita-Mesterolone Metaboliti-Stenbolone Metabolita-Clomifene-Metandienone Metaboliti-Metildienolone-Metasterone-19 Norandosterone- 19 Noretiocolanolone (11 sostanze, episodio rimbalzato nelle cronache nazionali); nel terzo caso infine Cannabis.

97 invece il numero complessivo di casi avversi. Il maggior numero si è verificato nel ciclismo (15), poi nel Bodybuilding (14, a fronte di 28 controlli complessivi), poi a seguire tutti a 6 atletica, nuoto e calcio (competenza FIGC, quindi sia a 11 che a 5).

 

Per quanto riguarda le sostanze rilevate, per il maggior numero si tratta di agenti anabolizzanti (150 riscontri, i più comuni Stanozololo, Mesterolone e Testosterone). A seguire 52 riscontri di diuretici e agenti mascheranti (che hanno la proprietà di di ridurre o nascondere le sostanze proibite all’interno delle urine) e 23 di modulatori ormonali e metabolici (che associati a steroidi come il testosterone vengono usati per contenere i livelli di estrogeni in modo – per esempio – da non indurre accumulo di grasso o ritenzione idrica). 21 invece i riscontri di stimolanti, 8 dei quali cocaina e/o suoi metaboliti.

 

I controlli hanno dato luogo a 361 procedimenti disciplinari presso la Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping e 42 presso la Seconda Sezione. I procedimenti conclusi nel 2016 sono stati 145 che hanno evidenziato tra le altre le seguente violazioni (lo stesso episodio può generare più violazioni contemporaneamente): in 58 casi presenza nel campione di una o più sostanze vietate; in 33 casi uso o tentato uso di sostanza vietata o di un metodo proibito; in 38 elusione, rifiuto o omissione di sottoporsi al prelievo; in 13 traffico illegale o tentato traffico illegale di sostanze vietate o metodi proibiti.

 


 

Relazione annuale della Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping nelle attività sportive

Nei giorni scorsi è stata invece pubblicata la Relazione annuale della Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping nelle attività sportive, a cura del Ministero della Salute. Tale Commissione – completamente indipendente e autonoma dalla NADO – si occupa soprattutto (ma non esclusivamente) del contrasto al fenomeno doping nella popolazione giovanile e nei settori sportivi amatoriali, oltre che nei settori meno raggiunti dall’attività del CONI-NADO.

 

Nel corso dell’anno 2016 la Commissione ha programmato controlli antidoping su 191 manifestazioni sportive:  controlli che hanno riguardato sia le manifestazioni delle Federazioni Sportive Nazionali (FSN, quindi FIGC, FIR e via dicendo) e delle Discipline Sportive Associate (DSA. Cricket, Bowling, Dama, Palla Tamburello, Scacchi…), che quelle degli Enti di Promozione Sportiva (EPS. Ad esempio l’attività UISP, CSI, i CUSI universitari etc). Dei 173 controlli effettuati sulle manifestazioni sportive, 157 (90,7%) sono stati condotti sulle FSN e DSA, e 15 (8,7%) sugli EPS.

Nel corso di questi eventi sono stati sottoposti a controllo antidoping 806 atleti, di cui 583 maschi (72,3%) e 223 femmine (27,7%) con un età media di 29,3 anni (29,7 i maschi e 28,2 le femmine). Tutti i controlli della CVD ( Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping) si sono svolti in competizione.

 

Per quanto riguarda il rugby, gli atleti sottoposti a controllo sono stati 32, tutti maschi, in 8 gare diverse. Nella classifica complessiva la palla ovale è al settimo posto dietro ad Atletica Leggera (172), Ciclismo (140), Calcio (122), Pallacanestro (64), Nuoto (47) e Pallavolo (32).

 

 

I risultati e identikit: maschio e 35-40 anni, gare al Sud Italia

“Dai risultati delle analisi condotte dal laboratorio antidoping della FMSI (Federazione medico Sportiva Italiana), è emerso che degli 806 atleti controllati, 22 sono risultati positivi ai test antidoping (il 2,7% degli atleti sottoposti a controllo)”. Di questi, 9 arrivano dal ciclismo, 4 dall’Atletica Leggera e 1 dal rugby.

 

Genere: è stata rilevata una sostanziale differenza di genere tra gli atleti risultati positivi. Si osserva infatti che la percentuale di positività è pari al 3,3% per gli uomini e all’1,3% per le donne. La differenza di genere emerge (anche se non statisticamente significativa) anche per quanto riguarda l’età media degli atleti risultati positivi: 35,3 anni per gli uomini e 44,4 per le donne”.

 

Età: il 45,5% degli atleti positivi ha un’età superiore ai 39 anni, il 40,8% età compresa tra i 24 ed i 38 anni, mentre solo il 13,6% sono atleti fino a 24 anni di età. Inoltre le percentuali più elevate di positività in rapporto al numero di atleti controllati stratificati per fasce di età, sono state registrate in atleti con età superiore ai 44 anni (6,3%) ed in quelli con età compresa tra i 39 ed i 44 anni (6%), mentre la percentuale più bassa è stata registrata tra gli atleti con età inferiore ai 19 anni (0,7%). Una tendenza in linea con gli anni precedenti: “le positività si concentrano tra gli atleti più maturi”.

 

Area geografica: il 50% dei casi è stato rilevato in gare che si sono svolte al Sud ed Isole, il 31,8% in gare che si sono svolte al Nord ed il 18,2% in gare che si sono svolte al Centro (NB: gare che si sono tenute, non atleti che sono nati).

 

 

L’andamento generale 2003-2016

Per quanto riguarda invece l’andamento nel periodo 2003-2016, il dato dell’ultimo anno è in calo rispetto al 2015 e in calo rispetto alla media. In particolare, è evidente il calo rispetto al 2014 quando la percentuale di atleti risultati positivi superò il 4%. “Nell’anno 2008 – si legge nella relazione – la percentuale degli atleti risultati positivi ai controlli antidoping ha superato per la prima volta la soglia del 3,0%: tale soglia è rimasta pressoché invariata nel corso degli anni, arrivando tuttavia a superare in alcuni anni la soglia del 4%. Nell’anno 2010 si è raggiunta la percentuale di soggetti positivi ai controlli antidoping più elevata (4,8%), nel 2005 la più bassa (2,0%)“.

Per quanto riguarda il periodo di forte positività tra il 2008 e il 2010, si legge che in quel periodo di tempo “il Centro ed il Sud Italia si sono distinti per aver ospitato eventi sportivi nei quali sono state rilevate le percentuali di positività più alte mai registrate nel corso dei controlli (rispettivamente dell’8,2 e 9,0%)”.

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Atleti controllati e risultati positivi dal 2003 al 2016: valori assoluti e percentuali

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Atleti risultati positivi negli anni stratificati per classe di età (valori percentuali)

 

L’andamento rugby 2003-2016

In questi 13 anni sono stati in tutto 616 gli atleti di rugby sottoposti a controllo antidoping: età media 25 anni, numero di positivi 34 (5,5%).  “Rimanendo nell’ambito delle FSN, EPS o DSA con un numero di atleti controllati superiore a 500 – si legge nella relazione – è possibile osservare come la percentuale più elevata di positività sia stata rilevata nel ciclismo (6,2%) e nel rugby (5,5%) e a seguire nella pallamano (3,6%)“. Queste percentuali – si precisa – “non devono essere in alcun modo intese come grado di “penetranza” del fenomeno doping all’interno delle singole federazioni sportive, ma devono essere interpretate esclusivamente come i risultati ottenuti dalla CVD nel corso dei suoi controlli antidoping: il numero di atleti sottoposti a controllo, infatti, non è spesso rappresentativo della FSN, EPS o DSA di appartenenza”.


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4 risposte a “Sport e doping in Italia: due documenti per fotografare lo stato delle cose”

  1. faduc scrive:

    …è evidente che nelle gare al sud i controlli sono più severi ;-). Scherzi (pochi) a parte, sarebbe interessante vedere la provenienza geografica. E’ vero che come sud va intesa la collocazione geografica della gara e non la provenienza degli atleti, ma spesso negli sport minori le gare sono più affollate da atleti del territorio.

  2. Jager scrive:

    Dura lex , sed lex … ma la cannabis ??? Opinione personale

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