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Selezionare il talento e portarlo all’Alto Livello: il mestiere di Academy Coach

Andrea Masi ci porta dietro le quinte dei settori giovanili di Premiership. Dove si formano i Daly del futuro
world rugby under 20 inghilterra

ph. Tamuna Kulumbegashvili/World Rugby

Martedì è arrivata l’ufficialità dell’incarico di Academy Coach che ricoprirà per i Wasps, club dove ha giocato lasciando un ricordo indelebile. Oggi invece Andrea Masi torna con la sua rubrica per raccontarci nel dettaglio di cosa di occuperà nello specifico e, in generale, di come si lavora in una delle Academy più talentuose e prestigiose d’Inghilterra, da cui di recente sono usciti giocatori del calibro di Daly, Wade e Launchbury. Come si seleziona e come si affina il talento nel paese che ha il movimento giovanile più forte e competitivo? Parola ad Andrea…

 

 

La Senior Academy: a contatto con i migliori del mondo

Cominciamo parlando della struttura dell’Academy di un club di Premiership. E’ organizzata in questo modo: Senior Academy, Academy Under 18 poi Under 17 e Under 16. La rosa della Senior Academy è composta da una decina di giocatori inquadrati nel giro della Prima Squadra. Questi ragazzi si allenano la prima parte della settimana con i Wasps, poi dal giovedì vanno ad allenarsi con il club satellite cui sono legati, che può essere una squadra di Championship o National League 1, e con cui scendono in campo nel weekend. Hanno la possibilità di essere a contatto con una realtà e uno staff tecnico di altissimo livello e contemporaneamente  non perdere minutaggio e testarsi in partita.

La settimana tipo è gestita così: lunedì e martedì lavoro tutti assieme (con contatto e opposizione, che i ragazzi Academy fanno), mercoledì giorno libero, dal giovedì ritorno al club satellite per preparare la partita. Comunque, i primi tre giorni della settimana, ovvero quelli di allenamento più duro ed esigente, sono fatti con la prima squadra, e i ragazzi dell’Academy reggono quei ritmi e quel livello.

 

Stiamo infatti parlando di giovani di altissima qualità, che volendo sarebbero pronti per giocare da un momento all’altro con i Wasps e ciò succede per esempio nelle partite di A-League o Anglo-Welsh Cup. Certo è che se davanti hai gente come Beale o Willie le Roux, trovare spazio in campionato è dura. E qui subentra una nuova figura. Da questa stagione i Wasps avranno infatti un manager che si occuperà diciamo di “tenerli buoni”, motivati, di non farli sentire persi all’interno di una rosa con alcuni tra i più forti giocatori al mondo. Pensare di dover portare via il posto un domani a un Daly è stimolante ma alla lunga può risultare frustrante.

 

Quanti ci riusciranno? Di una decina di giocatori che ogni anno fanno parte dell’Academy, circa 1-2 resteranno ai Wasps. Gli altri purtroppo no, perché per quanto fortissimi il livello è davvero molto alto. Alcuni potrebbero proseguire con un paio di anni in Championship, per poi far ritorno oppure trovare spazio in altri club di Premiership. Per quanto riguarda il gruppo attuale, diciamo che già si sono individuati ragazzi particolarmente adatti all’altissimo livello: uno è Jacob Umaga e l’abbiamo visto in azione al Mondiale Under 20 proprio in questi giorni con l’Inghilterra.

 

 

Le Academy Under 16, 17 e 18. Dove si mettono le basi

Le tre accademie giovanili che precedono la Senior Academy, si allenano collettivamente una volta alla settimana, mentre il resto del tempo si allenano a scuola o nei propri club di appartenenza. Soltanto la Under 18 partecipa a un campionato ufficiale Premiership, mentre Under 17 e 16 giocano solo partite amichevoli. L’Under 18 è la più importante in quanto è l’ultimo gradino prima del professionismo.

Solamente durante i due mesi di pre-stagione (luglio-agosto) si hanno a disposizione i ragazzi per due o tre allenamenti collettivi a settimana, ed in questo periodo si fa il grosso del lavoro di preparazione, ovvero dare un’impronta e strutturare un piano di gioco. Da qui inizia un’attività di scouting per capire chi ha le potenzialità per entrare un domani in Senior Academy e un domani ancora in Premiership. Se per esempio si identifica un ragazzo di 16 anni con potenziale, si comincia già a lavorare con lui in ottica futura. Anche per farlo sentire valorizzato e fare in modo che non sia attratto dalle Academy di altri club.

 

world rugby under 20 inghilterra

ph. World Rugby

Il mio ruolo in particolare sarà di portare avanti un lavoro tecnico specifico individuale con quei ragazzi dal potenziale più grande, che devono insomma lavorare in modo mirato sui dettagli. Un compito di Elite Player Developer per affinare il talento e improntarlo alle esigenze del rugby professionistico e moderno. I Wasps già hanno individuato una decina di ragazzi tra gli U16, U17 e U18 che hanno il potenziale per entrare nella Senior Academy. Giovani che provengono da scuole come la Harrow, Wellington o la Stowe, istituti che hanno strutture incredibili e che regolarmente sfornano campioni del calibro dei Vunipola, Haskell, Wade. Girerò per le scuole, lavorerò tecnicamente con i ragazzi, vedrò le loro partite in video e soprattutto parlerò con loro. Dico soprattutto perché questa è una componente importantissima del lavoro. Anzi, decisiva.

 

Stiamo parlando di ragazzi che si allenano tantissimo tra scuola, club, Academy giovanile, nazionali juniores, che viaggiano già molto. Il lavoro tecnico è chiaro che ci sarà, ma dovrà essere affiancato e supportato da quello mentale. Sognano di diventare professionisti e hanno tutto per farlo: ma devono sentirsi incoraggiati nella loro scelta, far capire che i Wasps davvero li valorizzano e tengono alla loro crescita. E’ una selezione ristrettissima del talento: si parte da un centinaio di ragazzi delle Academy giovanili selezionati tra un’infinità di giocatori di club e scuole, ne escono 5 che hanno potenziale per la Senior Academy, e se 2 di questi 5 giocheranno in Premiership abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Ma soprattutto vuol dire che questi due sono davvero forti. E qui subentra l’aspetto più importante di questo processo: quali sono i criteri di selezione?

 

 

Identificare il talento verso il professionismo: le qualità mentali

L’Under 16 e 17 generalmente si utilizza per individuare giocatori con potenziale tecnico-fisico, ma per entrare a far parte dell’Under 18 si guarda molto più in profondità. Velocità? Potenza? Nulla di tutto ciò. I criteri più importanti stanno nella testa e non nelle gambe: resilienza, reazione sotto stress, forza mentale. Ormai ci si è resi conto che un giocatore con grandissime qualità tecniche e fisiche ma senza un’adeguata predisposizione mentale, non ha futuro. Ovvio, la qualità tecnica e fisica ci deve essere, ma è un qualcosa su cui puoi lavorare: sulla testa invece non lavori, quella o ce l’hai o non ce l’hai. Nel processo di ricerca mettiamo i ragazzi sotto stress attraverso dei giochi che ci fanno vedere come reagiscono in determinate situazioni. E se passano la selezione il grosso è fatto. Possiedono la qualità più importante per diventare un professionista di Alto Livello: la qualità mentale.

 

george smith rugby wasps

ph. Reuters

Nei miei anni ai Wasps da giocatore ho avuto modo di conoscere tanti ragazzi dell’Academy: ci si allenava insieme, si mangiava insieme, si partecipava alle riunioni video e tecniche. Ricordo che rimasi impressionato dal loro livello: c’erano dei giovanissimi Wade, Launchbury, Daly…Ventenni già pronti, con un bagaglio mentale, tecnico e fisico impressionante. Ed era l’ambiente perfetto per crescere. Due anni fa Thomas Young era praticamente l’ombra di un mostro sacro del gioco come George Smith, il quale costantemente gli dava consigli e suggerimenti.

Quest’anno era in lizza come giocatore dell’anno in Premiership ed ora è in tournée con il Galles. Non c’è modo migliore per crescere che farlo sul campo a contatto con i migliori giocatori che ti danno consigli, che possono cambiare il tuo approccio alla partita o al singolo gesto tecnico. Ed è una cosa che tutti i giocatori di maggior esperienza fanno: del resto i giocatori Academy fanno parte della squadra, sono ragazzi con energia, entusiasmo e una voglia pazzesca di imparare, viene naturale aprirsi e condividere. E soprattutto sono ragazzi tranquilli e umili, con un’etica del lavoro incredibile: non ho mai avuto il sentore di percepire persone montate, sono affamati di crescita e sanno benissimo che non appena si dovessero sentire arrivati, verrebbero immediatamente scavalcati da qualcun altro.

 

 

Guardando da subito alla Prima Squadra

Nei due mesi di pre stagione si lavora soprattutto sulla struttura di gioco. L’idea di attacco e difesa, così come le chiamate, sono improntate alla filosofia di gioco della prima squadra. Da noi per esempio si cerca di dare subito un messaggio di attacco, movimento e velocità, altri club come i Saracens fanno del gioco tattico il loro punto di forza e lo insegnano da subito, in modo che poi scalare le Academy verso la prima squadra sia più agevole.

E a proposito di Saracens, nelle scorse settimane ho visitato alcune delle migliori Academy d’Inghilterra, London Irish, Saracens appunto, Worcester: volevo vedere come lavorano, come sviluppano e formano i loro giovani ed è stata un’esperienza davvero molto utile. Ho assistito ad un’amichevole tra Saracens e London Irish Under 17: mai visto un’intensità del genere. Chiamate perfette, struttura del gioco, angoli di corsa, ragazzi di 16 anni che hanno nelle gambe 80 minuti di altissimo livello…E’ stato incredibile. I Saracens già a 16 anni forniscono ai giocatori una App con organizzazione del lavoro, video tagliati per ogni singolo atleta della partita e la possibilità di far loro delle domande relative a situazioni di gioco, sempre tramite questa App. Già a quell’età non si dice loro cosa fare, ma gli si fa capire cosa è giusto e meglio affinché ci arrivino da soli. Così si impronta il lavoro.

 

 

Non tutti gli errori sono uguali

world rugby under 20 inghilterra

ph. World Rugby

Durante queste visite e durante l’esperienza ai Wasps, ho notato che ogni volta che c’era un errore l’allenatore diceva “unlucky”, sei stato sfortunato. Quando invece un giocatore non rispettava la consegna, si “puniva” tramite un cambio di possesso o un richiamo. Ci sono cose che non possono essere controllate, come un in avanti o un placcaggio sbagliato, e cose che si possono e devono rispettare come le consegne di gioco: queste devono essere eseguite e non si transige. L’errore fa parte dello sport e bisogna provare senza paura, soprattutto a quell’età: ma bisogna insegnare da subito che il non rispetto delle regole e delle consegne di gioco ha un impatto più grande di un offload sbagliato, nella singola partita e nella crescita del giocatore.

Poi questi ragazzi tendono ad esaltarsi o buttarsi giù molto velocemente. E’ fondamentale minimizzare l’impatto che un errore può avere sulla loro fiducia. Anche perché il giocatore che commette un errore è il primo ad esserne consapevole, senza bisogno di rimarcarlo chissà in che modo. Ma se si va a terra e si sbaglia costantemente la ball presentation, allora bisogna farlo notare e correggere.

 

Negli ultimi anni le nazionali giovanili inglesi sono sempre state tra le più forti. Arrivare in finale del Mondiale Under 20 per cinque anni consecutivi ne è la testimonianza. Sono ragazzi con un talento incredibile, ma c’è tanto lavoro dietro, vengono accompagnati e sostenuti durante il loro percorso di crescita in modo scrupoloso e con un’attenzione maniacale al dettaglio. Organizzazione, professionalità, pianificazione a lungo termine… non ci sono segreti, il lavoro di qualità paga sempre.

 

di Andrea Masi


onrugby.it © riproduzione riservata

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29 risposte a “Selezionare il talento e portarlo all’Alto Livello: il mestiere di Academy Coach”

  1. carpediem scrive:

    fantascienza(per noi)

  2. tunga scrive:

    fantascienza no.
    peggio
    xche da noi c è chi queste cose le fa e le ha dette.
    ma non solo non é stato ascoltato ma accantonato.
    i grandi giocatori hanno qualita ognuno diversa dall altro.
    ma una sola è la stessa.
    quella mentale. Chi é ferocemente motivato arriva. sempre. sempre

  3. geo scrive:

    bellissimo articolo.grazie

  4. 6nazioni scrive:

    Noi siamo latini estro e fantasia sta nel ns DNA, queste scemenze sono x i
    ragazzi inglesi non servono al ns rugby ci sono le (*).

  5. Mr Ian scrive:

    come iniziare bene la giornata….grazie per l articolo

  6. Dusty scrive:

    Vorrei far notare solo una cosa fra le tante: masi va nelle scuole dove i ragazzi giocano a rugby. Se andasse in qualche scuola italiana cosa troverebbe? Ragazzi e professori che nell’ora di educazione fisica (o come si chiama adesso) non fanno un bel niente.

  7. armin scrive:

    veramente interessante! formati bene Andrea che poi poi fra qualche anno, chissà, tu non torni in patria a darci una mano!

  8. Appassionato_ma_ignorante scrive:

    Articolo molto interessante e chiaro. Mi chiedo invece come si lavori nelle accademie nostrane (tolto il fatto che non si possa andare nelle scuole a reclutare talenti…). Un articolo in merito non sarebbe male. Credo che sia impossibile importare lo stesso sistema da noi anche perché lo scenario è completamente diverso. Tuttavia metodi, etica del lavoro ecc. sicuramente sono aspetti universali.
    C’è solo un punto su cui non sono d’accordo con Masi ed è quando dice “sulla testa invece non lavori, quella o ce l’hai o non ce l’hai”. Niente di più falso. Devi solo sapere come fare. E non è psicologia.

    • Dusty scrive:

      Forse intendeva dire che non devi lavorare sulla testa dei ragazzi inglesi perché loro hanno una predisposizione naturale all’apprendimento e all’applicazione che noi non abbiamo perché siamo latini e quindi più propensi al lassismo, allo svicolare, al rimandare a domani ecc ecc

      • sonnyrollins scrive:

        mi spiace, ma questi sono solo luoghi comuni, un po’ come quello degli insegnanti di Ed. Motoria che non fanno niente: c’è chi fa e chi non fa, come in ogni settore.
        La “latinità” poi è una categoria difficilmente circoscrivibile: i nostri emigranti del II dopoguerra, spesso meridionali, anzi “terroni”, quindi latinissimamente portati al lassismo, hanno ricostruito la Germania e cavato tonnellate di carbone, in condizioni durissime

        • boh scrive:

          sonny, Ok, noi sbadilavamo in condizioni durissime. Ma per raggiungere certi risultati gli sbadilatori sono una minima componente. Ci devi aggiungere le teste che pensano e che progettano. Forse, il luogo comune è il tuo

      • narodnik scrive:

        cesare lombroso ti fa una sega

  9. Gio Cavo scrive:

    Complimenti ad Andrea Masi per come scrive e per ciò che scrive. Esauriente e chiarissimo. Io, come chiunque qui abbia contatto con il campo, ho spesso visto scene imbarazzanti: allenatori di U8 che dicono ai bambini di andare a fare danza, solo perché hanno sbagliato un placcaggio, allenatori di U6 che entrano in campo a discutere con il malcapitato educatore che sta arbitrario e chi più ne ha più ne metta. Saper motivare un atleta, sia un bambino o un ragazzo con buone prospettive, non è cosa di tutti: chi non è in grado dovrebbe fare altro, nella vita.

  10. Gremo scrive:

    Bellissimo articolo, grazie!

  11. frank scrive:

    Ah, come l’Academy a Treviso e a Parma :)

  12. gioviale scrive:

    Invece il nostro è un paese nel quale non c’è abbastanza spazio per la motivazione a migliorarsi e si confonde agonismo con arrivismo… certo che se non sai incanalare i potenziali talenti, non ne hai i mezzi e gli strumenti essi diventano un impaccio: evidenziano le incompetenze. Il nostro è il paese nel quale il rugby piace perché c’è il terzo tempo e ci scorda del primo e del secondo… come se fossero meno importanti, come se avesse senso bere e mangiare con qualcuno col quale non hai mai combattutto, dentro le regole, ma lottato…
    In Italia invochiamo un “vero spirito del rugby” che non esiste da nessuna parte del mondo che è il rugby “volemose bene”, non conta il risultato, siamo tutti uguali come se fingere che non esistano le differenze fosse rispettoso delle diversità….
    Il nostro è il contesto nel quale si fa come se agonismo e socializzazione fossero nemici giurati: chi fa agonismo è pedagogicamente in errore e non forma uomini ma “fenomeni”…
    Purtroppo il nostro buonismo non serve né a socializzare né a far crescere il movimento: vien fuori una massa informe che, nella migliore delle ipotesi, premia solo chi è superdotato di natura: il numero dei nostri vivai è superiore o pari a quello del Galles… tanto per citare il ranking.
    Ecc ecc

  13. LiukMarc scrive:

    I più sinceri grazie ad Andrea per la sua carriera da giocatore e i migliori complimenti e grosso in bocca al lupo per quella da allenatore.

  14. davo scrive:

    Pero’ siamo sempre al solito punto..”i piccioli”. Queste sono strutture Pro che solo una buona organizzazione delle franchigie può’ permettersi. E’ ovvio che squadre di eccellenza non potranno mai avere academy che preparino i ragazzi al pro, ma potrebbero preparali per fare il salto in pro o nelle accademie (ipotetiche..) delle due franchigie. Questo perché la struttura in cui Masi lavorerà costa, non credo che sia cosi’ economica e i nostri club di eccellenza non hanno nemmeno gli occhi per piangere. Speriamo che si arrivi il prima possibile ad una soluzione in cui tutti collaborino per il bene del rugby italiano piuttosto che tirare l’acqua al suo mulino (e.g. qualche club o quasi tutti…) o fare i fatti suoi e sistemare solo gli amici (ogni riferimento puramente casuale…)

  15. tunga scrive:

    quando andrea parla che la tedta o ce l hai o non ce l hai intende una cosa molto semplice. se hai gibre lente non avrai mai quelle veloci.
    se sei svogliato e il rugby non é al centro del tuo focus non puoi lavorare sulla motivazione. diverso é chi ha carattere e motivszioni e deve lavorare x incanalare ed affinare

  16. tunga scrive:

    si sarebbe mica male un bell articolo sul lavoro delle accademie.
    poi magari scopriamo che é fatto bene e ci poace

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