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Palla da rugby, una foto sbiadita e profumo d’Irlanda: la storia di Kevin Barry

Dublino, 20 gennaio 1902: Marco Pastonesi ci porta ai tempi della lotta per l'indipendenza

Kevin Barry

Dublino, Lansdowne Road. Maglia a strisce orizzontali bianche e nere, pantaloncini bianchi, calzettoni bianchi e neri. Pallone fra petto e braccio sinistro, piede sinistro in spinta, ginocchio destro piegato. Dietro di lui un avversario sembra rassegnato, mentre un compagno salta di gioia. Questo ragazzo sta volando in meta.

 

La fotografia, un bianco e nero stagionato, sgualcito, rigato, rivela la tirannide del tempo: è del 1917. Ma ha un valore inestimabile: ritrae Kevin Barry, è lui il ragazzo che sta volando in meta, con la casacca del Belvedere College, durante la Leinster Schools Rugby Cup. Tre anni più tardi Kevin sarebbe morto da eroe, da patriota, da martire.

 

Dublino, 20 gennaio 1902: la data di nascita, al numero 8 di Fleet Street, a due passi dalla centralissima O’Connell Street, ma sull’altra sponda del Liffey. Papà Thomas, mamma Mary, Barry quarto di sette figli, due maschi e cinque femmine. Una fattoria a Tombeagh, in campagna, una novantina di chilometri verso sud, e una latteria in Fleet Street. Papà Thomas muore quando Kevin ha sei anni, e lascia la famiglia nella disperazione, anche economica. Non rimane che trasferirsi a Tombeagh. Kevin torna a Dublino per studiare al St. Mary’s College di Rathmines, poi nel 1916 al Belvedere College, vicino al Garden of Remembrance: ed è qui che fa scintille nella squadra di rugby, guadagnandosi un posto nella formazione junior e poi in quella senior, e si mette in luce pure nella neonata squadra di hurling, per la quale ricopre anche il ruolo di segretario. Con Kevin in squadra, il Belvedere College conquista la Leinster Schools Junior Cup di rugby battendo in finale il Blackrock College 5-3. Probabilmente (non ne ho la certezza) grazie alla meta immortalata nella fotografia. Il motto del Belvedere è “per vias rectas”, e la corsa di Kevin sembra rispettarne l’ordine. Per il Belvedere è l’epoca ovale d’oro: dal 1916 al 1919 colleziona quattro vittorie consecutive nella Leinster Schools Junior Cup.

 

 

Proprio durante gli studi al Belvedere College, Kevin Barry conosce ed entra nell’Ira, l’Irish Republican Army, impegnata a combattere gli inglesi per l’indipendenza. E’ l’ottobre 1917. Gli viene affidato il compito di messaggero, di portaordini, poi, mentre frequenta la facoltà di Medicina alla University College Dublin, viene inserito in una squadra delegata ad azioni e missioni, quindi è promosso nel gruppo di comando. Il 20 settembre 1920, a Dublino, in un’operazione militare contro gli inglesi, è arrestato all’incrocio fra Church Street e North King Street, e accusato dell’omicidio del primo dei tre soldati inglesi. Imprigionato, interrogato, torturato, a parte le generalità, l’indirizzo e la propria versione dei fatti, Kevin Barry non aggiunge altro e si rifiuta di rivelare i nomi dei compagni. L’Ira lo considera prigioniero di guerra, gli inglesi si rifiutano di farlo perché, secondo la loro visione storica, non esiste una guerra, quelli sono solo omicidi. Il 20 ottobre si tiene il processo, Kevin “come soldato dell’esercito repubblicano” non riconosce la corte, ed è condannato a morte per avere ucciso Marshall Whitehead, anche se lui aveva una Mauser Parabellum calibro 38 e nel corpo del soldato semplice inglese sono stati trovati proiettili calibro 45. Undici giorni più tardi Barry è impiccato (o forse gli sparano: non è chiaro) nella Mountjoy Prison, a un paio di chilometri di distanza dal luogo della nascita. Ha diciotto anni e mezzo. Muore in un giorno, il 1° novembre – e non è certo nelle intenzioni dei nemici inglesi –, dedicato ai santi.

 

Oggi, a Dublino, Kevin Barry è ricordato con una targa affissa sul muro di un pub, all’incrocio tra Church Street e North King Street, con un murale in Marlborough Street, e ancora con canzoni e libri, con l’intitolazione di un club di hurling a Hartford e di un campus alla University College Dublin, con monumenti e steli, con un francobollo e in un libro per bambini. Fa parte della serie “Rugby Spirit”: l’autore, Gerard Siggins, fa incontrare il suo eroe, Eoin Madden, con il fantasma di Kevin Barry. E insieme, risolvendo un misterioso caso, i due ragazzi vanno in meta.

 

di Marco Pastonesi

 

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4 risposte a “Palla da rugby, una foto sbiadita e profumo d’Irlanda: la storia di Kevin Barry”

  1. fabiogenova scrive:

    Belin, mi scappa una lacrima…sfugge ai macelli di Verdun e della Somme per la sua giovane età e muore per mano di chi avrebbe potuto servire in armi pochi anni prima.
    Onore a Kevin Barry e agli storytellers che raccontano la sua vicenda.

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