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35 cartellini in un turno di Coppe: quando il rugby scoprì di avere delle regole

La tolleranza zero del 2017 è già iniziata. E non mancano le polemiche
timisoara cartellino rosso rugby

ph. Reuters

Non abbiamo le statistiche in mano, ma se non è un record siamo pronti a scommettere che poco ci manca. L’ultimo weekend di Coppe Europee è stato caratterizzato da una pioggia di cartellini gialli e rossi: nelle 20 partite complessivamente disputate tra Champions e Challenge Cup, i direttori di gara hanno estratto ben 35 cartellini: 6 rossi (tutti diretti) e 29 gialli. Solamente le sfide Glasgow-Racing92 e Tolosa-Zebre si sono giocate in parità numerica per tutti e ottanta i minuti di gara. I match più interessati sono stati Brive-Enisei (quattro gialli), Harlequins-Tmisoara (due rossi), Leicester-Munster (tre gialli) e Sale-Saracens (tre gialli).

 

Un weekend particolarmente “scorretto” che, tuttavia, non è un’eccezione, in quanto già il fine settimana precedente aveva fatto registrare ben 25 cartellini (tre rossi e 22 gialli). Rivedendo e analizzando alcuni dei 35 episodi sopra citati, insomma, la sensazione è che soprattutto in certe aree del gioco si stia andando verso un livello di tolleranza sempre più vicino allo zero. Il fatto che tutto ciò avvenga a fine anno e in due competizioni in cui sono complessivamente coinvolte otto diverse federazioni è indicativo della strada che, da questo punto di vista, il rugby sta intraprendendo. Il trend è chiaro: nell’epoca del rugby iper-fisico e iper-veloce, ma anche dei casi North, una più severa regolamentazione di alcune delle più delicate aree di gioco e contatto diventa fondamentale per preservare l’integrità etica del gioco e fisica degli atleti.

 

 

Bordeaux-Exeter: rosso a Nans Ducuing

Al minuto 48′ della ripresa, l’ala di casa Nans Ducuing frana addosso al diretto avversario Woodburn in aria, che cade in maniera molto pericolosa a terra impattando il terreno con collo e parte alta della schiena. Non sembra vi sia volontarietà da parte di Ducuing, che però una volta arrivato a tutta velocità nella zona di caduta non calcola bene il proprio svantaggio di posizione rispetto all’avversario senza controllare la propria corsa. In simili situazioni, insomma, viene meno la cosiddetta Duty of Care, che deve essere garantita dall’arbitro nei confronti dei giocatori. E nei confronti della quale, anche la volontarietà del gesto viene meno in sede di espulsione (ma non in sede di discussione  di eventuali squalifiche maggiori).

 

 

 

Castres-Montpellier: rosso a Paul Willemse

Finalmente, verrebbe da dire. Che breakdown e rolling maul stiano diventando un po’ una giungla, tra prese al collo e inutili entrate di spalla su avversari “inermi” ai fini dell’azione, è ormai sotto gli occhi di tutti. Quanto fatto dal seconda linea Paul Willemse merita l’espulsione diretta per la pericolosità del gesto (spalla/gomito contro parte alta del corpo), nella speranza che di queste pulizie (di cui purtroppo il rugby internazionale abusa) se ne vedano sempre meno grazie alla tolleranza zero.

 

 

 

Bath-Cardiff Blues: rosso a George Earle

Ancora una volta, come nel caso di Ducuing, è difficile arrivare ad una risposta definitiva sull’intenzionalità o meno del gesto. Ma nei prossimi mesi è molto probabile che la pena in campo sia (quasi) sempre la massima possibile, in virtù di quella mancanza di Duty of Care da parte del giocatore coinvolto.

 

 

Harlequins-Timisoara: rossi a Randall Morrison e Mat Luamanu

Doppio cartellino rosso per analogo motivo nel corso della sfida tra Quins e Tmisoara. Il primo a lasciare il campo è il giocatore della squadra rumena Randall Morrison ad inizio match (0:15 del video), mentre nei minuti finali è il flanker ex Benetton a vedersi sventolare in faccia il rosso (3:24). Decisione sacrosanta in entrambi i casi e da cui potrebbero arrivare due squalifiche superiori alla singola giornata, soprattutto in caso del recidivo Luamanu (già sospeso cinque settimane a novembre per placcaggio pericoloso). Entrambi gli episodi sono esemplificativi del nuovo corso voluto da World Rugby in merito ai contatti con la testa e il collo dell’avversario, in vigore ufficialmente solo dal prossimo 3 gennaio, ma di fatto già applicato dai direttori di gare in questi ultimi due weekend europei.

 

 

Le reazioni a caldo

La maggiore severità degli arbitri non ha lasciato indifferenti gli allenatori delle squadre coinvolte in alcuni episodi, come Rob Baxter: il coach di Exeter ha ammesso di aver provato una sensazione spiacevole nel momento in cui Ducuing è stato espulso: “Da persona che vive di rugby, se devo essere onesto al 100%, sinceramente non ho gradito molto. Non mi fraintendete, l’arbitro ha preso la decisione corretta e ha interpretato giustamente le regole, ma si può comminare un cartellino rosso quando entrambi i giocatori si contendono il pallone? – ha dichiarato Baxter – Il giocatore di Bordeaux non era intenzionato a placcare in aria. Stava guardando il pallone, la collisione è avvenuta e si è conclusa con l’espulsione”. Il tecnico dei Chiefs ha poi continuato a sollevare dei dubbi in merito alla questione: “Noi tutti comprendiamo le ragioni di queste direttive, atte a proteggere i giocatori, ma questo porta ad essere espulsi per gesti di cui i giocatori non hanno grandi colpe”.

 

Non utilizza giri di parole invece il coach dei Sale Sharks, Steve Diamond. Nella sconfitta patita per mano dei Saracens con il punteggio di 10-24, i padroni di casa hanno ricevuto ben tre cartellini gialli nel giro di 23 minuti (al 44′ Webber, al 56′ Evans, al 67′ Ioane), scatenando le critiche del tecnico inglese: “Abbiamo intenzione di farlo diventare touch rugby? Non so chi è stato consultato quando sono state fatte queste modifiche. Non me. Queste nuove regole sono state introdotte velocemente e per giocatori e allenatori devono adattarsi in maniera altrettanto rapida. Penso sia difficile ad essere onesti. Le decisioni – conclude Diamond – vengono lasciate agli arbitri, ma loro probabilmente non sanno quello che fanno la metà delle volte”.

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9 risposte a “35 cartellini in un turno di Coppe: quando il rugby scoprì di avere delle regole”

  1. Nicola79 scrive:

    Decisioni giuste in tutti i casi. Sicurezza al primo posto, sempre. Da educatore di minirugby proverei a sperimentare in qualche campionato le regole che valgono nel mio “settore”: placcaggio solo dalla vita in giù, bloccaggi con entrambe le braccia nella parte alta del corpo, tolleranza zero per il collo e i contatti di spalla. Una prova, per vedere come va.

  2. TommyHowlett scrive:

    Occorre stabilire quale sia la priorità: agonismo senza limiti oppure sicurezza dei giocatori? Steve Diamond avrà le sue ragioni per dire quello che ha detto, ma il rugby moderno non è più quello di vent’anni fa: fisici, ritmi, numero di partite, poste in palio… tutto è esagerato rispetto all’epoca di inizio professionismo. Un impatto al giorno d’oggi, se fatto male rischia di mandare uno o entrambi i giocatori in infermeria, per un bel po’ di tempo. Se il problema è l’involontarietà nella contesa del pallone, allora il giocatore si dovrà abituare a valutare la situazione prima e durante il salto, il professionismo permette di lavorare anche in questo settore specifico; un collo rotto o infortunato non si giustifica in nessuna maniera. Io come al solito faccio i paragoni con il football americano e l’NFL; questo sport ha imposto regole ferree e protezioni quando a inizio secolo, con l’aumento dei praticanti e l’avvento del professionismo, morivano sul campo decine di atleti ogni anno… Ci si augura di non arrivare nemmeno a uno nel rugby, e il percorso intrapreso va bene.

    • malpensante scrive:

      La regola c’è già, e prevede che il giocatore debba valutare prima di tutto il rischio per il contendente, e che la sanzione non sia per il danno conseguente all’impatto ma per il rischio connesso all’intervento. Che in soldoni vorrebbe dire rossi come se piovesse se anziché contendere giochi il saltatore, che sia doloso o colposo, da cinghiale o facendo il furbetto. Dopo di che le regole andrebbero applicate, anche se il targhettato non esce in barella, ma questo è un problema generale, vedi nota su Monsieur Tuilagi (più spallu che manu): due gialli in due partite, uno arancione e il secondo più che abbondantemente da rosso diretto).

  3. M. scrive:

    A questo punto risolviamola alla radice: palle alte non si può più saltare. Evitiamo placcaggi in volo, contrasti in area ecc. Si contende piedi a terra e arrivederci al secchio.

  4. malpensante scrive:

    Senza contravvenire al protocollo di Dublino, segnalo da Leicester che placcaggio in ritardo (ma intenzionale anche rosso, suvvia) = giallo, tranvata di spalla = almeno giallo, e comunque giallo+giallo = rosso. Segnalo inoltre che era evidente lo scuotimento dei craponi dei commentatori (inglesi) mentre brontolavano “wrong”, “wrong decision” sul giallo a Zebo.

  5. gattonero scrive:

    ecco dove e’ andato a finire il tanto criticato Mat Luamanu,negli Harlequins!

  6. Katmandu scrive:

    Premesso che per me le partite che vedo dovrebbero avere almeno 3 cartellini per squadra ma……
    Scusate fatela finita con i rossi per le prese al volo, facciamo che non si può piú saltare e basta, spiegatemi io rosso di Montpellier, cavolo io sto fermo sul posto e ho gli occhi sulla palla, mi passa sopra un treno ed é colpa Mia?
    Stessa cosa uguale é successa con Russel Biggar ma siccome li non é atterrato di schiena non si dà il ROSSO?
    boh

  7. giobart scrive:

    Il fallo di Ducuing e Morrison sono rossi sacrosanti ma gli altri? Un giallo per negligenza al massimo, stiamo esagerando stiamo diventando sempre più simili al calcio.

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