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Con Marco Pastonesi a spasso per Dublino: tutte le strade portano al rugby

A Donnybrook gioca l' Italia Under 18. E solo per arrivare si respira palla ovale...

Un mio amico, imparentato con l’Irlanda, sostiene che anche qui esistano quattro stagioni. Ma diverse. Senza un ordine preciso: inverno piovoso, inverno ventoso, inverno freddo e inverno polare. Non a caso gli antichi romani, questa terra, l’avevano battezzata Hibernia. E invece il cielo d’Irlanda regala sole, luce, calore. Altro che inverno: è un giorno d’estate. Mercoledì 24 agosto. Ed è anche il giorno di Leinster-Italia under 18. A Dublino, anzi, a Donnybrook. Sono a Dublino e vado a Donnybrook. Dall’Aviva Stadium a Donnybrook, in linea d’aria, neanche un paio di chilometri. Più o meno a metà, c’è un altro stadio: Rds Arena. L’Aviva è la basilica dell’Irlanda uomini: Coppa del mondo, Sei Nazioni, test-match. La Rds (che non è una radio, ma la Royal Dublin Society) è la cattedrale del Leinster: Celtic League, Heineken Cup. Donnybrook è il tempio delle giovanili del Leinster e dell’Irlanda donne, e la casa di due club, Bective Rangers e Old Wesley. Tre stadi da rugby in due chilometri: solo per dire.

 

Niente di meglio – avendo tempo – che andarci a piedi. Da Blackrock. L’aria del mare e poi quella dei boschi. Gli autobus a due piani e le biciclette sulla ciclabile. Gli studenti in divisa e le mamme con la carrozzina. I nonni in libera uscita e i conferenzieri all’università. La Stillorgan ha quattro corsie, sempre diritto, non si può sbagliare. In Irlanda tutte le strade sembrano portare al rugby: a Blackrock ci sono un bar intitolato The Wooden Spoon, il cucchiaio di legno, una lavanderia battezzata WhiteWash, il cappotto nel senso di chi le perde tutte, e il college in cui ha studiato e soprattutto giocato Brian O’Driscoll. E anche questo, solo per dire.
L’Old Wesley sta sul lato corto a sud, i Bective Rangers su quello a nord. Uffici, club, spogliatoi. Dalla parte della strada a quattro corsie sta la tribuna coperta, duemilacinquecento sedili blu, tant’è che qualcuno ha pensato di soprannominarlo “Blu Magic”. Dall’altra parte la tribuna è fatta di cinque gradini di cemento, e quando è nato il progetto di ampliarla ed elevarla, la cittadinanza si è fieramente opposta per salvaguardare la vista, e anche i sei campi da tennis in cemento, dove la vita viene presa non a touche e mischie, ma a volée e lungolinea. Più in là, un secondo campo da rugby. E allora vado e torno, salgo e scendo, esploro e m’impossesso del Donnybrook. E così fanno anche le due squadre, uscite dagli spogliatoi dei Bective Rangers, un’oretta prima del kick off.

 

di Marco Pastonesi

(fine della prima puntata – continua)

 

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6 risposte a “Con Marco Pastonesi a spasso per Dublino: tutte le strade portano al rugby”

  1. fabiogenova scrive:

    Nella vita avrei voluto fare il lavoro di Pastonesi…

  2. balin scrive:

    Carini il bar e la lavanderia, ma i gestori sono almeno italiani ? ;-)

  3. arali scrive:

    sempre bravo, sembra un quadro impressionista a sfondo ovale (esagero?…)

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