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Ritratto di un estremo di oggi e pure di domani: David Odiete

Marco Pastonesi scatta una fotografia di un giovane azzurro che sabato contro la Scozia conquista il suo secondo cap
ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

“Non sono stato io ad andare al rugby – ricorda -, è stato il rugby a venire da me”. La verità è che è stata la mamma a portarlo al rugby: “Avevo sei anni, era un centro estivo a Reggio Emilia, l’obiettivo era lasciarmi sfogare con gli altri bambini, si giocava a calcio, basket e rugby, e a conquistarmi è stato il pallone ovale, anzi, i suoi rimbalzi imprevedibili”. Adesso che di anni ne ha 22, che la sua maglia è azzurra e il suo numero il 15, dice che per il pallone ha “più dimestichezza” e per i rimbalzi “più intuito”.
L’Italia è nelle mani, e nei piedi, di David Odiete: radici nella Nigeria, anagrafe e famiglia a Reggio Emilia, casa e squadra a Mogliano, e contro la Scozia il secondo “cap” con l’Italia. “Ero così piccolo, e si giocava così tanto, che non ricordo più né la prima partita né la prima meta. Erano concentramenti, ogni giorno si giocavano cinque o sei incontri, e le squadre sembravano arrivare dappertutto. Però, siccome l’Under 6 non esisteva, si giocava nell’Under 8, così mi trovavo contro ragazzini due anni più grossi di me, ed è lì che dev’essere nata la mia voglia di evitarli e sfuggirgli”.

 

Accademia, Zebre, Mogliano. Ala, estremo. “Cercavo spazio. Spazio dove giocare: in un club. E spazio per giocare: in campo. Estremo è il ruolo e la posizione che sento finalmente mie, che me le sento dentro. Il bello del’estremo, una visione diversa – da dietro – da quella che hanno tutti gli altri giocatori, e che ti permette di anticipare mosse e movimenti. Il brutto – no, il brutto non esiste – il difficile dell’estremo è che sei dietro da solo”. Ma non è solitudine. “Devi comunicare, spostare, salire. L’ultimo dei difensori, da un calcio lungo o quando la linea è bucata, ma l’attaccante in più”. Nessun modello in generale, ma tutti in particolare: “Ben Smith, All Black, come governa le palle alte. Mike Brown, Inghilterra, come si rende sfuggente. Leigh Halfpenny, come è consistente. Il vecchio Jason Robinson, Inghilterra, per come accendeva le gambe e costruiva gli intervalli in pochissimo spazio”. E lui: “Contrattaccare, palla in mano, spazi stretti”.

 

David con la maturità scientifica e l’università in Scienze dell’alimentazione. David che da piccolo voleva diventare rugbista professionista, che adesso vuole diventare il migliore giocatore possibile (“Un passo alla volta, ma sempre di corsa”) e che da grande farà il nutrizionista. David che con gli amici gioca a basket e che da solo pratica yoga. David che “del debutto contro la Francia mi sono goduto ogni attimo”, anche l’infortunio e la sconfitta, che “non è stata una cascata di emozioni che si è rovesciata in un solo istante, ma un evento preparato fin dal primo allenamento con i compagni, i tecnici e infine gli spettatori”, che “il momento più emozionante è stato l’ingresso in campo, mi sono detto ‘ci siamo’ e poi è stato tutto alla grande, anche 70 mila persone che intonavano la Marsigliese”, David che “una meta non mi ha cambiato la vita, ma alcune mete mi sono rimaste: quella della vittoria all’ultimo minuto con l’Accademia a Firenze contro il Firenze, quella con le Zebre a Cardiff per la prima vittoria esterna, quelle due con il Mogliano contro Rovigo”. David che spiega come “la meta è, più che uno stato di grazia, un picco di massima concentrazione. Il campo, i compagni, il pallone. E tu”.
Tu, Odiete.

 

di Marco Pastonesi


onrugby.it © riproduzione riservata

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37 risposte a “Ritratto di un estremo di oggi e pure di domani: David Odiete”

  1. fracassosandona scrive:

    O’ dietologo. ..

  2. enricalvisano scrive:

    Piccola precisazione: da un paio di giorni, di anni ne ha 23.

  3. fabiogenova scrive:

    Mah…è il figliolo su cui ho le maggiori perplessità….speriamo me le tolga. Forza ragazzo, dacci un po’ di sicurezza là dietro.

  4. Dusty scrive:

    Grande Odiete, perfetto esempio di quella Italia multietnica dei prossimi anni.

  5. Hrothepert scrive:

    Odiete lo vedremo domani, perchè contro i frogs, praticamente, non è mai stato sollecitato, spero che sia migliorato dai tempi delle Zebre, perchè me lo ricordo più giocatore da Seven che da XV.

  6. giobart scrive:

    Buon giocatore di grandi prospettive, un lusso per l’Eccellenza.

    • wilrugby scrive:

      Di tutte le Eccellenti venete, il Mogliano mi sembra la squadra che sta provando a far crescere i giovani italiani in maggior modo! Complimenti ad Odiete che si è rimesso in gioco dopo il periodo Zebrato poco fortunato….

  7. wilrugby scrive:

    Scusate il fuori tema! Ma al momento le Zebre sono solo franchigia o hanno anche il settore giovanile??!?
    Grazie mille…

  8. And scrive:

    Assomiglia a David Watson, Jason Robinson mi pare inarrivabile, francamente..

  9. xnebiax scrive:

    OT: in premiership Tebaldi, Festuccia e Venditti titolari, Brugnara in panchina.

  10. Fitness scrive:

    Mah, sul giocatore non mi esprimo… Alla vigilia della partita… Fulmine o peto che sia speriamo domani faccia il partitone. Tuttavia a me i toni dell’articolo, con il rispetto dovuto a Pastonesi e al suo talento, così edulcorati, come a rievocare un’atmosfera fiabesca, questa eccessiva dimensione umana e sentimentale, non piacciono per nulla. Capirei un articolo così su un mostro sacro che si ritira, o soprattutto su un grande che ci lascia le penne ma… Sul quasi debuttante francamente…. Bah!

  11. Neman scrive:

    Fosse buono quanto Cătălin Fercu avremmo un ottimo full-back oggi e pure per i prossimi 4 anni, ma la curva di crescita romena non è uguale a quella italiana, purtroppo, e temo che faranno prima loro a trovare un suo successore che noi a far crescere il simpatico David.

  12. andrewmehrtens scrive:

    Il pallone gli era imprevedibile a 6 anni e gli è rimasto tale a 23. Per cui….in nazionale !

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