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“Fattore Pollard”, mischia Pumas e crisi wallabies: un torneo ai raggi X

Antonio Raimondi rilegge pregi e difetti delle quattro protagoniste del Rugby Championship secondo quello che ha detto il campo

ph. Siphiwe Sibeko/Action Images

L’Inghilterra è tornata dal tour di giugno in Nuova Zelanda con la consapevolezza di poter competere, anche se non è riuscita a batterli in casa loro, con gli All Blacks. Il terzo posto nel ranking mondiale e il fatto di giocare la prossima Coppa del Mondo in casa, rendono credibile la sua candidatura mondiale. Facendola facile, gli inglesi a giugno hanno capito che la differenza l’ha fatta la miglior condizione fisica degli All Blacks e su quello devono lavorare nei prossimi dodici mesi. E’ un preambolo che ci porta al Championship e agli Springboks che sabato scorso nell’ultima giornata del Championship hanno messo fine, dopo ventidue partite, alla serie senza sconfitte degli All Blacks.
La vittoria è importante, anche se il titolo del torneo era già in Nuova Zelanda, perché il valore della singola partita, per storia e rivalità, supera quello dello stesso torneo. Guardando agli ottanta minuti dell’Ellis Park in prospettiva Coppa del Mondo, possiamo pensare all’inizio di un cambiamento che potrebbe essere epocale e niente incoraggia al cambiamento più del successo. Gli Springboks sono usciti dalla “zona di conforto” costituito dal kicking game, quello, per intenderci, che ha fruttato la Coppa del Mondo del 2007 e che è il marchio di fabbrica sudafricano e dei Bulls. La squadra di Meyer ha iniziato a esplorare il territorio di un gioco fatto di corsa e mantenimento del possesso. La mutazione è stata improvvisa ed era iniziata la settimana precedente, quando i sudafricani avevano demolito, palla in mano, i Wallabies, arrivando ad impilare anche trenta fasi di gioco.

 

Nelle prime quattro giornate del torneo gli Springboks hanno avuto la più bassa quantità di possesso, in media tredici minuti e sei secondi. Mettendo a confronto i numeri dei due match tra Sudafrica e Nuova Zelanda, si evidenzia il cambiamento degli Springboks. La quantità di possesso è passata dal 40% al 51% in termini di cronometro da quindici minuti e undici secondi a diciotto minuti e cinquantaquattro secondi. I calci si sono abbassati da trentaquattro a ventitré, mentre il passaggio come opzione scelta dal mediano d’apertura è passata dal cinquantasette per cento a settantaquattro per cento, che in termini numerici significa oltre il doppio dei passaggi da otto a diciassette. Infine a sottolineare ulteriormente il cambiamento, il Sudafrica ha triplicato le azioni che hanno superato le cinque fasi, passando da quattro a tredici, erano state addirittura venti contro l’Australia.
Il cambiamento è passato attraverso la scelta di un mediano d’apertura come Pollard e dall’esclusione, alla fine anche dai ventitré di giornata, di Morné Steyn, non adatto a sostenere con le sue caratteristiche la nuova idea di gioco. Pollard, nella sua capacità di giocare vicino alla linea del vantaggio e di aprire la difesa, pur con le dovute distinzioni, ha ricordato l’affacciarsi alla ribalta dei test match di Dan Carter.

 

Inquadrata la mutazione degli Springboks, ritorna il discorso iniziale e della ricerca da parte degli inglesi della condizione atletica. E’ evidente che un gioco di corsa come quello delle due ultime settimane, richiede un atleta diverso, rispetto a quello forgiato per il kick and chase, un atleta capace di reggere intensità e corsa per periodi che possono arrivare, come è successo contro l’Australia, anche a trenta fasi.
Interessante anche la tempistica del cambiamento e che oggi ci rende più comprensibili le scelte fatte all’inizio del torneo. Pollard è stato scelto all’inizio del torneo, ma probabilmente la squadra non era pronta ad interpretare un piano di gioco differente. Così il cambiamento è arrivato nelle ultime due giornate, quelle in casa, contro gli avversari più temibili e più adatti a testarti sul ritmo e intensità. Nei prossimi dodici mesi vedremo se Heineke Meyer proseguirà su questa nuova strada e i test di novembre, sui campi bagnati dell’Europa, saranno già una bella prova.

 

La sconfitta di Johannesburg ha riportato gli All Blacks tra i mortali, per quanto rimangono i primi del ranking mondiale, nonché i detentori del Championship. La sconfitta, per quanto i neozelandesi possano inorridire, è arrivata al momento giusto. Le grandi squadre imparano di più dalle sconfitte che dalle vittorie è la tesi di Graham Henry e questa volta Steve Hansen e gli All Blacks hanno dimostrato di voler ascoltare la lezione di sabato scorso, anche se, vogliamo dirla tutta, la partita l’avevano raddrizzata. Questi All Blacks sono più consapevoli della propria forza e degli ostacoli che possono incontrare. Verrebbe quasi da dire che hanno imparato a perdere, riconoscendo, come ha fatto Steve Hansen, che la vittoria sabato scorso è andata alla squadra migliore nella giornata. Nessuna interferenza esterna, nessun virus, nessuna scusa che potesse giustificare la sconfitta o diminuire l’impresa dell’avversario, come era successo quasi due anni fa, quando gli All Blacks furono sconfitti dall’Inghilterra a Twickenham. E’ l’atteggiamento di chi conosce la propria forza, ma è anche capace di riconoscere qual è la strada per il miglioramento che conduce molto vicino alla perfezione. Un atteggiamento che avevamo già intravisto in apertura di torneo, quando nel giro di una settimana gli All Blacks sono passati dal pareggio ad una larga vittoria sull’Australia.
Gli All Blacks impareranno da questa sconfitta, ma i loro avversari non possono illudersi che sia solo una questione di condizione fisica. Gli All Blacks rimangono un passo avanti a tutti, perché, meglio di qualunque altra squadra, sanno giocare la situazione di campo, evidenziando e sfruttando il punto debole momentaneo dell’avversario. A questo aggiungono la capacità di innovare il gioco, di proporre idee alle quali gli avversari devono adeguarsi e l’x-factor che è collettivo, prima ancora che individuale.

 

Scritto delle prime due del ranking mondiale, l’ambito competitivo del Championship ha misurato la crescita dell’Argentina. che, pur chiudendo ancora all’ultimo posto della classifica, ha dimostrato che il suo non è più un rugby a una sola dimensione, legato esclusivamente alla mischia. Non che abbiano abbandonato quella fase, anzi, il cambiamento nelle regole d’ingaggio introdotto lo scorso anno, ha riportato alla ribalta la scuola tecnica argentina e i Pumas sono il punto di riferimento mondiale per la mischia ordinata. Magari, un po’ per colpa loro e un po’ per la non precisa gestione della fase da parte degli arbitri, non sempre riescono a rendere redditizia la superiorità che hanno in mischia ordinata.
Resta però una stagione da incorniciare, un nuovo gradino di crescita consolidato non solo perché è arrivata la prima vittoria nel torneo a danni dell’Australia. I Pumas sono stati competitivi nelle due partite con il Sudafrica, sfiorando il successo e ottenendo il bonus difensivo, e hanno messo paura agli All Blacks in Nuova Zelanda.
La strada è quella giusta, anche perché questa crescita è stata concretizzata attraverso il cambio generazionale e in chiave Coppa del Mondo i Pumas non sarebbero più la sorpresa come nel 2007 quando in Francia conquistarono il terzo posto.

 

Infine l’Australia. Con la sconfitta con l’Argentina è entrata in una crisi che non è solo di campo. Da agosto a ottobre è passata dal pareggio con gli All Blacks alla sconfitta con l’Argentina. Da troppo tempo gli Australiani sprecano il loro talento perdendosi tra interferenze di vario tipo e il caso Beale è solo l’ultimo segnale della confusione che regna tra i Wallabies. La vittoria dei Waratahs nel Super XV rischia di essere un episodio isolato, anche se aveva dato agli australiani la speranza di poter battere gli All Blacks. Il pareggio di Sydney, che aveva interrotto a diciassette la serie di vittorie degli All Blacks, avrebbe dovuto essere il punto di partenza e invece si è rivelato il capolinea di un gruppo incapace di esprimere con continuità le proprie qualità. Per la squadra di Mckenzie a novembre c’è in gioco una bella fetta di mondiale, perché dovrà dimostrare di poter sopravvivere al girone della morte in quell’anticipo di RWC15 che saranno i test contro il Galles e l’Inghilterra.

 

di Antonio Raimondi


onrugby.it © riproduzione riservata

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50 risposte a ““Fattore Pollard”, mischia Pumas e crisi wallabies: un torneo ai raggi X”

  1. mezeena10 scrive:

    SBW in panca, Counties Manukau vs Auckland:
    http://hitsports.net/ch1.php

  2. Mr Ian scrive:

    Bè se i Wallabies negli ultimi due tornei avessero potuto schierare la loro squadra tipo magari oggi non si parlerebbe di crisi, il SR li logora tanto e arrivano scarichi ed infortunati al torneo. Spero che questa “sfortuna” non si manifesti alla prossima RWC
    L’Argentina riparte con un nuovo ciclo, era il mio più grosso dubbio sui Pumas, ma hanno effettuato un ricambio di giocatori riuscendo a mantenere la stessa qualità, una vittoria e mezza nel torneo…FIR impara da loro…
    Sud Africa che continua la marcia di preparazione al mondiale, tra Pollard e Goosen, che bene sta giocando in Francia, potrebbe esserci una bella lotta per la maglia n°10, per il resto la squadra è sempre più che competitiva…
    Gli All Blacks mi piacerebbe riparlarne dopo il mondiale, c’è poco da dire su di una squadra che perde una partita ogni morte di papa

  3. giannino scrive:

    Bell’analisi, ma non sono sicurissimo che da una partita si possa capire il futuro degli springboks. un po’ come, mutatis mutandis, quando arrivò Brunel e si parlò di rivoluzione salvo tornare poco dopo al vecchio gioco…
    aggiungerei che la partita l’avevano raddrizzata eccome gli AB, direi anzi che l’hanno vinta (quel calcio piazzato alla fine da 54 m. Lambie lo mette una volta su 10) come hanno vinto quella contro l’Irlanda. questi sono capaci di raddrizzare qualsiasi partita!

    • maz74 scrive:

      La forza degli Allblacks è mentale oltre che tecnica, hanno la consapevolezza della loro forza e sanno che prima o poi nella partita loro faranno la differenza, non vanno mai nel panico.
      Il Sudafrica ha modernizzato il suo gioco e Pollard diventerà un grandissimo n. 10, vedo un piccolo Carter.
      L’Australia è oramai da anni in crisi, mentre l’Argentina è in crescita soprattutto quando gioca in casa.

      • Alberto da Giussano scrive:

        Concordo, aggiungendo che nei fondamentali individuali sono ancora superiori, ed è questa loro apparente mancanza di sforzo nel fare le cose semplici fino all’ultimo minuto di ogni partita che da loro la possibilità e la consapevolezza di ribaltare qualinque risultato.
        Le minchiate sulle sconfitte sono appunto minchiate. La sconfitta di sabato non ha nulla da insegnare. Hanno giocato un secondo tempo da favola e hanno perso su una punizione da metà campo a partita finita. Cosa c’è da imparare?

      • alemargu scrive:

        buongiorno scrivo per la prima volta ma seguo da un pezzetto .dico la mia: la squadra da battere ancora rimangono i tutti neri. quello che mi colpisce è la solidità globale di un gruppo che alla fine può rimanere il riferimento..non hanno le individualità tecniche singole degli australiani, non hanno la capacità fisica dei sudafricani, magari non la mischia così tecnica come i pumas, ma a partire dal lato psicologico globalmente sono i più forti.
        Lasciano sempre l’impressione che sia tutto sotto controllo e raramente si concede la sbavatura macroscopica. Prima di lasciare il campo all’inghilterra nella loro sconfitta di due anni fa erano li li per riaprire la partita, prima di perdere con il sudafrica la settimana scorsa erano avanti di un pto, secondo me uno dei fattori inarrivabili degli allbalcks è la consapevolezza della forza del gruppo che non mollerà fino all’ultimo , cosa che manca all’australia.
        individualità eccellenti , genio, magia ( limpressionante la serie di offload prima della meta di horne ) , ma poca consistenza nell’arco di un campionato che arriva alla fine del superugby nei quali gli australiani hanno conquistato come nel 2011 . guarda caso però non si riesce ad avere continuità così come fu al mondiale ..

  4. mezeena10 scrive:

    nell’ ultima partita con gli ABs i bokke hanno calciato palla in mano solo 18 volte, vero cio che dice Raimondi, han variato di piu il gioco, anche grazie a Pollard..
    sul caso Beale pare ci si sia ricamato sopra un po troppo, in molti si son schierati dalla sua parte, non solo i giocatori wallabies, persino in NZ..

  5. gsp scrive:

    La scelta di Lancaster di prendere nello staff uno preparatore specialista dà l’idea di come operino le squadre di vertice, quando invece dalla buona serie contro la NZ, Lancaster poteva pensare che le cose stavano andando bene.

    E ti fa pensare invece al diverso approccio nostro. É vero che noi non siamo una squadra di vertice, ma contro squadra come Ing ed Irl che fanno cose a quel livello ci giochiamo.

  6. malpensante scrive:

    Secondo me,invece, “la non precisa gestione della fase da parte degli arbitri” ha dato una buona mano alle eccellenti prestazioni dei Pumas in mischia chiusa, nelle prime partite anche due belle manone. Ma prendersi il vantaggio interpretando quello che vede e pensa l’arbitro è sempre un merito e una dimostrazione di capacità. Tra l’altro la scuola argentina ha una tradizione di trequarti con buoni piedi, mani e linee di corsa. Il salto nel ranking, è più che meritato. I Bokke, prime partite irriconoscibili con i ciccioni disastrosi, poi una volta di più l’unica scuola australe capace di proporsi come contraltare agli AB. Loro sono il paradigma di un rugby che cambia di continuo e in modo rapidissimo, e ne sono i primi responsabili potendo contare su risorse in termini di struttura, tecnici e teste d’uovo con cui nessuno può al momento competere. Un mix perfetto di tradizione e innovazione. Gli Aussie sono una volta di più un assembramento di talenti, pericolosissimi se li lasci giocare allo stato brado e imbattibili al pub.

  7. Andria scrive:

    Va notato anche che il Sud Africa contro l’Australia ha avuto una massiccia dose di fortuna, basata su due fattori che avrebbero potuto non verificarsi: il calo fisico e il mancato cinismo degli avversari.
    Insomma quel match ha detto molto anche dell’Australia, piu` della debacle (senza idee e stanchissima) in terra sud americana.
    La migliore Australia, quella dei titolari per intenderci, probabilmente durante la partita avrebbe fatto piu` punti, penso al gioco d’attacco che proprio McKenzie predica e avrebbe avuto un distacco maggiore al minuto 70, cosa che avrebbe forse minato la fiducia dei padroni di casa.
    Ma i se e i ma non servono e sono quantomeno dietrologici, nel senso di logica del di dietro. :)
    Ad ogni modo come la mettiamo col fatto che i Sud Africani giocano con molto possesso?
    Sono forse fuori moda???
    :D
    Forti son forti fortissimi anzi, ma riusciranno a costruire Roma in 12 mesi?

  8. soa scrive:

    Concordo con l’articolo di Raimondi, considerazioni ineccepibili. L’Argentina è un modello da seguire, facciamo una formazione seria! Come prima cosa prendiamo tecnici preparati per le Accademie e lasciamo che le celtiche abbiano la propria. Poi magari sarebbe ora di avere delle vere franchigie legate a club del territorio con un sistema di permit serio. Il problema è: la celtic durerà abbastanza?

  9. Maxwell scrive:

    @ Stefo
    Senza nessuna malizia ma solo per capire….. Davvero…….
    Solo 2 giorni fa hai risposto ad una domanda su Brunel dicendo più o meno che…..persino gli AB non hanno la frenesia del ”palla in mano”……
    Indipendentemente da Brunel ( lo so che ci vogliono gli uomini adatti )
    Avevo capito che per te il gioco ”palla in mano” era superato.
    Mi sbaglio?
    sempre considerando gli uomini, mi piacerebbe capire se condividi o meno l’analisi di Raimondi….. Piacere o meno è una cosa,condividere un’altra.
    Ultima cosa invece su Brunel.
    Io credo che nel 2013 aveva una squadra di un certo tipo e nel 2014, con gli stessi uomini, la squadra era diversa.
    Il suo errore più grande è stato la presunzione, non il tipo di gioco in se.

    • mezeena10 scrive:

      non ha detto “superato”, ha detto che non è più “un’ ossessione”, per vincere non è necessario avere piu possesso dell’ avversario!
      anche gli ABs adottano una tattica difensiva “selettiva” sul breakdown, prediligendo il reload difensivo e l’ occupazione dello spazio alla contesa del pallone ad ogni BD ad esempio..

      • Stefo scrive:

        mez lacisa stare interpretano come vogliono sulla base di un aricolo che stringi stringi parla di un 51% di possesso…

        • Maxwell scrive:

          OK.
          Ci ho provato a fare un discorso senza pregiudizi.
          Mi pareva anche di aver chiesto cosa pensavi dell’articolo, non di averlo preso come le tavole dei comandamenti ( o della Costituzione )
          Non ti disturbo più.

          • Stefo scrive:

            Maxwell ma perche; devi sempre fare la vittima?
            Ti ho risposto sotto, se vuoi allargo: un’analisi del genere su una partita mi sembra esagerata, io quando ho scritto ieri l’ho scritto sulla base della tendenza degli ultimi 3 anni e le statistische delle squadre vincenti sono a disposizone e si vedra’ un calo del possesso in favore del territorio. Io ho parlato l’altro giorno di ossessione per il possesso nel gioco di Brunel molto poco efficace (e qui ci sarebbe da discutere come si muove la palla ma l’ho anche detto tanti destra-sinistra, sinistra-destra che non poche volte finiscono con l’uomo isolato e turnover) ed ho detto che nessuno ha piu’ quell’ossessione per il possesso (e qui si MAxwell girano…ma ovviamente se mi girano perche’ uno manipola cio’ che si e’ scritto sono io che ho pregiudizi) e non e’ stata l’unica cosa che ho portato nella discussione.

            Vediamo cosa succede nel prossimo anno, magari le cose cambiano ed il possesso torna ad essere centrale nel gioco di tutti, io la palla di vetro per leggere il futuro non ce l’ho, mi baso sull storico degli utlimi anni e di quello ho parlato.

          • Maxwell scrive:

            Non mi ricordo quale sportivo disse ” esistono bugie, grandi bugie e…… Stastistiche.!”
            Per me non è interessante il 51% ma l’aumento dal 40 al 51…..
            Il numero dei calci da 34 a 23, i passaggi del mediano etc…..
            Poi che questo non serva a niente o che non si vinca è un altro discorso.
            Così come si possa cercare, dopo tre anni, una maniera di battere gli AB seguendo una strada diversa.

          • Stefo scrive:

            Maxwell hai ragione, pero’ scusa prendi una partita una su un discorso fatto riguardo gli ultimi 3 anni…aspettiamo e vediamo, puo’ essere che i Boks abbaino intrapreso del tutto una nuova strada rispetto a quello che in generale si e visto negli ultimi 3 anni, questo non lo so io e non mi permetto di dirlo, io l’altro giorno ho analizzato gli utlimi anni e le tendenze erano quelle.

  10. Stefo scrive:

    Rispondo qua sia ad Andria che a Maxwell: intanto vi rendete conto che Raimondi fa tutto un gran discorsono per poi dare la statistica della partita del possesso Boks del 51%?
    Vero che i Boks hanno tenuto molto piu’ l’ovale e calciato molto meno, vero che Meyer con l;’inserimento di Pollard sta provando a dare qualcosa di dvierso nella struttura del gioco ma negli ultimi anni vi piaccia ammetterlo o meno il possesso e’ stata una statistica che le grandi squadre hanno ignorato quello che e’ interessato e’ il territorio.
    Guardate che se volete ci sono articoli di analisti coi contro neozelandesi ed australiani al riguardo…li avete cercati?Ve li siete lettti?

    • mezeena10 scrive:

      pardon, ho risposto per te quassu..

      • Mr Ian scrive:

        Pollard dà delle risposte alle domande che molti si facevano, come fa Steyn a calciare sempre via la palla quando dietro hai talmente tutto quel potenziale d attacco???
        Condivido il discorso del possesso, non è detto deve essere nettamente superiore all avversario, dipende quanto ne fai ma soprattutto dove lo fai…

        • And scrive:

          quel “calciare sempre via la palla”, unita alla rimessa laterale di Matfield & co., ti ha permesso di vincere Super Rugby e Tri Nations

          • vinicio scrive:

            Per la carità. è però un gioco a cui AB e ENG hanno trovato le contromisure. Ha avuto il suo apice fino al 2009. Se il SA vuole vincere il mondiale deve fare qualcosa in più rispettp al 2007,

    • Andria scrive:

      Ma io, scusami tanto, concordo col basso profilo di Maxwell.
      Quello che mi disturba un poco e` che a livello di dialogo sei spesso piuttosto aggressivo quando non ti danno ragione.
      Si puo` anche avere visioni discordi senza che una sia in contraddizione con l’altra.
      Mi par pur vero che anche tu hai letto, poco o male, i miei interventi.
      Dove scrivo che non so quanto il problema sia il possesso, il fatto che alla fine il Sud Africa l’abbia incrementato sembrerebbe anche andare in quella direzione, piuttosto l’efficienza del gioco.
      In poche parole riassumo un’altra volta non e` il possesso ma la qualita` del possesso, insomma se agli All Blacks dai il’80% del possesso loro ti mettono su 120 punti o piu` ancora, ecco.
      Non e` che percentuali di possesso alte non possano verificarsi, ma conta quanto, dato il possesso, per ogni tuo minuto di possesso, sai tradurre in punti.
      Questa cosa, tu che bazzichi nei forum da molto e da molto ci leggiamo a vicenda, potrai anche verificare che la scrivo piu` o meno dal post mondiale 2007…
      Quindi, riscrivo, continuo a vedere il problema dell’Italia non come un problema di troppo possesso ma di sterilita`.
      Se dopo 2 minuti cha hai la palla segni, l’ovale va al tuo avversario.
      Che cosa ci dice questo?
      Ci dice anche che le difese d’alto livello fanno pochi falli. Quindi una squadra come l’Italia si trova con l’ovale in mano ma non segna.
      Questi sono particolari, che fanno la differenza, che secondo me vanno considerati.
      Io non riesco a liquidare Brunel come uno che non ci ha capito un’acca di Rugby moderno e sta dirigendo la nazionale verso una squadra degli anni 70… O no?

      • Stefo scrive:

        Andria lo scritto talvolta sembra piu’ aggressivo del parlato, scrivo velocemente e non rileggo…se ti son sembrato offensivo ti chiedo scusa.
        Di nuovo pero’ si interpreta quello che ho scritto, io ho detto che Brunel negli ultimi anni non sta seguendo quello che fanno altri, non ho parlato di anni 70 non ho detto che e’ un brocco o altro…perche’ allora scusami ma io posso suonare aggressivo ma trovo molto scorretto che uno prenda una cosa e la estremizzi di proposito per far sembrare che l’altro abbia detto una mazzata.
        Di novo io ho parlato di territorio vs possesso, negli ultimi 3 anni la tendenza c’e’, poi puo’ cambiare, il rugby e’ dinamico in queste cose e cambia.

        • Stefo scrive:

          Ah chdieo scusa anche a Maxwell se son sembrato aggressivo, che se no mi si dice che faccio differenze :-)

        • Andria scrive:

          Insomma sai che e` credo che stiamo confondendo i fin con la causa.
          Hai meno possesso perche’ ce l’hai di qualita`, da li’ ovviamente passa anche il discorso sul territorio.
          Io vedo un discorso di efficienza, anche fisica.
          Il gioco e` cambiato perche’ e` aumentato il ritmo che ormai e` pazzesco.
          Io prendo sempre ad esempio il primo tempo del test match Galles Australia di un anno fa.
          Un ritmo insostenibile.
          Prendi la prima meta Wallaby, fatta tra l’altro in una situazione, quando Cooper riceve l’ovale, di netta inferiorita` numerica, dal recupero di Hooper alla schiacciata da 5 punti quanti secondi passano?????
          Questo e` il possesso buono, io vorrei una squadra con un possesso del genere per 80 minuti…

      • Stefo scrive:

        Andria aggiungo una piccola nota, io non dico neanche siano tutte colpe di Brunel, l’altro giorno con gsp che lo criticava per via dello staff all’osso io ho risposto dicento che non so se sia scelta di Brunel o la Fir gli abbia detto no non paghiamo uno skill coach, so pero’ che l’anno che c’era l’allenatore dei bd si vedeva eccome la sua influenza sia nel fatto che si difendeva piu’ selettivamente, che si difendeva benissimo e non da ultimo che in quel 6N l’ITalia fu la seconda squadra per falli fischiati contro…non so ci abbia scelto di non confermarlo ma non e’ un genio.

        • Stefo scrive:

          Seconda squadra con meno falli fischiati contro se no non si capsice cosa voglio dire

          • Andria scrive:

            si si si capisce, vedi ache in questo modo le colpe del baffo anche nelle tue analisi si attenuano un poco?

          • Stefo scrive:

            Adria guarda che io non do tutte le colpe a Brunel, la prima scusante che ha e’ che il materiale a disposizione e’ quello che e’ e ne sono ben consio ma non si puo’ neanche togliergli ogni responsabilita’. 6N 2013 la difesa aveva funzionato bene, per sua stessa ammissione ha cambiato sistema difensivo completamente da giugno 2013…con che risultati?E la domanda e’ non cerano altre aree di gioco che necessitavano piu’ attenzione che cambiare qualcosa che funziona?If it ain;t broke, don’t fix it.

            Andria io non ho mai detto dovesse venir silurato, ha i suoi problemi in un movimento messo male, ma ha anche sue responsabilita’ e belle grandi, la squadra da giugno 2013 e’ senza capo ne coda tatticamente e lui e’ il CT e la repsonsabilita’ e’ sua.

          • Andria scrive:

            Beh, allora.
            Boh.
            Pero` cambiare lui per continuare cosi’, no.
            Ecco perche’ lo terrei, ovviamente perche’ vorrei che lavorasse al meglio senza che gli manchi nulla per cavare fuori il meglio dal movimento.
            Dopodiche’, come ho scritto, se fallisce tanti saluti merci au revoir.

          • Stefo scrive:

            Io non cambierei mai ora e non avrei cambiato neanche a giugno…se non altro perche’ il beneficio del dubbio se l’e’ guadagnato al primo anno. Preciso questo: non ho mai detto di esonerarlo anzi per la precisione avevo detto che si poteva cambaire se lui si dimetteva ovviamente o se fosse stato chiaro che c’era una farttura insanabile tra lui ed il gruppo.
            Guarda vado oltre come con Mallet dicevo che bisognava dargli ulteriore tempo sono pronto anche a dirlo per Brunel dovessero le cose migliorare (ma non se si continua a vedere la mediocrita delle ltimi 14 partite)…cambiare ogni 4 anni impostazione e tutto non ha senso, ancora meno senso cambiare perche’ non si raggiungo i quarti di finale del Mondiale.

  11. And scrive:

    A me il kicking game di Steyn/Du Preez faceva impazzire, ma evidentemente è ora di cambiare

    • And scrive:

      e ho sempre pensato che sia quello il modello di riferimento (Bulls/Sudafrica e Argentina 2007), invece con Brunel ci siamo ostinati su un tipo di gioco basato sul possesso che non sappiamo fare date le carenze tecniche. Mettici anche fasi statiche non impeccabili e questi sono i risultati. A mio parere Brunel avrebbe dovuto dimettersi o venire cacciato dopo l’ultimo fallimentare tour. O almeno si sarebbe dovuto cambiare lo staff. Invece non è cambiato niente. Bene..

      • marcoV scrive:

        secondo me il problema di come gestire la palla in mano, pur essendoci in tutta la sua evidenza, è ancora meno problematico dell’organizzazione difensiva.
        Eppure son convinto che il problema sia prima di tutto mentale… io dopo la sconfitta con la Scozia non ho più trovato il coraggio di seguire le partite della Nazionale (favorito anche da orari e coperture televisive carenti/mancanti a giugno). Però non ho mai letto commenti che mi facessero sperare che fosse tornata la bava alla bocca. Finché non torna quella, inutile sperare di invertire la rotta (magari in questo le colpe maggiori sono proprio di Brunel, non lo so!)
        Però se si va in campo come per il secondo tempo di Italia-Scozia, le partite non meritano di esser viste, per quanto mi riguarda…

  12. marcoV scrive:

    grazie Antonio! bell’articolo…
    spero di leggerti più spesso perché è sempre un piacere!

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