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Dai piccoli inglesi ai grandi All Blacks, fino a Brunel: cosa ci dice il mese di giugno

Antonio Raimondi rilegge i risultati di un lungo mese di test-match, senza dimenticare i Mondiali Junires di Nuova Zelanda

ph. Anthony Phelps/Action Images

Giugno ha indicato l’Inghilterra come favorita per la Coppa del Mondo. Beh, peccato che stiamo parlando dell’edizione del 2019, quella che si disputerà in Giappone (è doloroso solo a scrivere il nome) e non quella organizzata proprio in Inghilterra il prossimo anno. Al via tra poco più di dodici mesi, saranno ancora i magnifici All Blacks, i campioni in carica, i grandi favoriti. Nel mese di giugno che si concluderà con il test match tra Sudafrica e Scozia la ribalta è stata presa dallo Junior World Champinship vinto dall’Inghilterra che ha così bissato il successo del 2013. In finale i piccoli “poms” hanno sconfitto il Sudafrica, mentre i baby All Blacks, dopo aver vinto le prime quattro edizioni nell’attuale formula, per la terza volta hanno fallito, eliminati dai baby boks.
Ora l’Inghilterra potrebbe davvero sperare di presentarsi nel 2019 con il ruolo di favorita nella Coppa del Mondo dei grandi, essendosi presa un vantaggio a livello giovanile, naturalmente tutto da confermare tra i seniores, anche perché i neozelandesi, che iniziano a preoccuparsi, ma anche Australia e Sudafrica, conservano il know how generale per assorbire tra i seniores il vantaggio degli inglesi.

 

I segnali arrivati dai test match dei grandi per l’Inghilterra sono soltanto incoraggianti, perché alla fine del giorno e della storia della serie con la Nuova Zelanda, sempre di un tre a zero si sta parlando ed è difficile imparare a vincere, perdendo.
L’obiettivo di Stuart Lancaster era battere gli  All Blacks, per costruire alla Coppa del Mondo. L’obiettivo è stato soltanto sfiorato. Siamo ancora lontani rispetto alla concretezza della nazionale inglese di Clive Woodward che andò a vincere in Nuova Zelanda e Australia prima di conquistare il Mondiale del 2003, tuttavia va riconosciuto a Lancaster di aver lavorato in profondità, aiutando a crescere l’intero movimento di vertice inglese che finalmente sta iniziando a produrre in proporzione del proprio potenziale. Partendo dalle idee chiare di Lancaster, o se volete di chi l’ha scelto come “superemo” della squadra nazionale, si è arrivati alla pace “armata” tra i club della Premiership e la Federazione con un difficile, quanto necessario equilibrio, a tutto vantaggio della crescita qualitativa del movimento. Va detto che il margine di miglioramento dell’Inghilterra era molto ampio, perché se prendiamo il numero di giocatori inglesi (circa due milioni) e lo confrontiamo a quello dei neozelandesi, (circa centocinquantamila) diventa difficile spiegare perché l’Inghilterra non sia costantemente al numero 1 del ranking mondiale.

 

Le cose stanno cambiando e ora l’Inghilterra ha un’organizzazione che funziona, seguendo un modello completamente diverso da quello neozelandese, senza contratti centralizzati, ma piuttosto attraverso la collaborazione tra i vari soggetti coinvolti. Un modello in salute, perché rende economicamente sostenibile l’attività professionistica, incrementando anno dopo anno la capacità di ricavi da diritti televisivi, merchandising, biglietteria e quant’altro concorre alle entrate sia della Federazione sia dei club.
Il futuro è promettente per l’Inghilterra, più del presente, perché rimangono le tre sconfitte con la Nuova Zelanda. Gli All Blacks hanno dimostrato quale sia la differenza tra una buona squadra e una vincente, battendo l’Inghilterra in tre modi differenti. Nel primo test c’è stata l’oltraggiosa scelta di Cruden, che invece di prendersi il calcio per il 18 a 15 a tre minuti dalla fine, ha giocato alla mano il penalty, producendo la meta della vittoria di Conrad Smith. Nel secondo test match gli All Blacks hanno cambiato il passo all’inizio del secondo tempo, prendendosi il vantaggio decisivo con due mete in sei minuti. Poi la meta inglese che ha fissato il risultato finale sul 28 a 27 è stata più lasciata dagli All Blacks che segnata dagli inglesi, tanto la vittoria era già stata assegnata.
Nel terzo test, con i meccanismi finalmente ben oliati, la distruzione dell’Inghilterra è stata scientifica ed è iniziata fin dal primo minuto di gioco. La somma dei tre test match da come risultato l’attuale superiorità dello staff All Blacks, capace di incidere sulla partita con le proprie scelte, più di quello inglese. In chiave mondiale gli inglesi devono crescere sia a livello di staff sia a livello di giocatori, che devono ancora dimostrare di saper reggere l’intensità per tutti gli ottanta minuti.

 

Qualche scusante per gli inglesi si può trovare. Una su tutte la stanchezza ed è una credibile, se prendiamo come esempio Mike Brown, apparso sicuramente non brillante come nel Sei Nazioni e nel resto della stagione con gli Harlequins. Come lui, altri, e quando ti devi confrontare al  livello più elevato, la stanchezza di porta a commettere errori sia sul piano delle scelte, sia sul piano tecnico, proprio per una rallentata reazione agli eventi proposti dal campo. Resta il fatto che una vittoria sarebbe servita anche dal punto di vista psicologico per costruire maggior sicurezza nei giocatori, ma non è arrivata. Il tempo per lavorare non manca, ma rimarrà un rodaggio senza vittorie nell’emisfero sud.
Gli All Blacks hanno confermato di essere al primo posto del ranking mondiale, tagliando il traguardo record delle diciassette vittorie consecutive, ma deve riflettere sulle sconfitte dei suoi baby.

 

Il Sudafrica ha vinto la serie con il Galles, chiuderà con la Scozia, ma ha dovuto recuperare a tempo pieno due vecchi campioni del mondo del 2007 come Fourie du Preez e Victor Matfield, il secondo richiamato dalla “pensione”. Il Galles di Warren Gatland nel secondo confronto ha perso di un punto il suo quarto test match nell’emisfero sud in meno di tre anni. Sudafrica (17 a 16) e Francia (9 a 8) ai mondiali 2011, Australia (20 a 19) a Sydney e il Sudafrica (31 a 30) sabato scorso. Non è più lecito appellarsi alla cattiva sorte, perché in ogni partita la chance di vincere è stata sprecata e per Warren Gatland non sarà facile dare alla squadra il tocco vincente per queste partite.

 

Sul resto del risultati di giugno, meglio non soffermarci troppo, anche per evitare la depressione azzurra. La Francia ha confermato tutti i suoi problemi a livello di Nazionale nella serie con l’Australia e questo, tutto sommato, non ci dispiace visto che sarà nostra avversaria nel girone di Coppa del Mondo. L’Australia va valutata  nel prossimo Championship.  Irlanda e Scozia hanno contribuito alla caduta dell’Argentina, scesa al dodicesimo posto del ranking mondiale, mentre per l’Italia, probabilmente l’unica nota positiva è stata la conferma di Jacques Brunel, che adesso deve trovare la chiave per far diventare competitiva una squadra che non vince da novembre scorso e che speriamo abbia toccato il fondo, per poter risalire, con la sconfitta con il Giappone.
Dallo Junior World Championship è arrivata la consolazione della salvezza in un torneo con due vittorie (Argentina nella prima fase e Fiji nello spareggio per non retrocedere nel secondo gruppo). Tuttavia, dovendo ambire ad essere competitivi nel Sei Nazioni del futuro, sono davvero tanti i 63 a 3 subiti con l’Inghilterra nella prima fase.


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47 risposte a “Dai piccoli inglesi ai grandi All Blacks, fino a Brunel: cosa ci dice il mese di giugno”

  1. Katmandu scrive:

    Complimenti a Raimondi e bentornato in effetti penso dinparlare a nome di abbastanza utenti che si chiedevano quando avremmo potuto leggere un’altra volta le sue preziose analisi
    Concordo in pieno soprattutto sull’inghilterra (presente e futura) impressionanti i piccoli ma a livello dei grandi son ancora indietro, facevo proprio l’altro giorno il paragone con la squadra di woodward e a questo punto della preparazione al mondiale Australiano avevan già preso scalpi importanti
    Una domanda se è lecita del rugby Italico ne abbiamo parlato a iosa, ma se lo sarebbe aspettato della caduta dei pumas? Io sinceramente si, ma mi chiedevo se per lei han preso la strada giusta per risalire. Grazie

  2. giobart scrive:

    Non ci dimentichiamo che le squadre dell’emisfero nord hanno giocato questi test quando le squadre di club hanno concluso i rispettivi campionati, mentre le squadre dell’emisfero sud stanno tutt’ora giocando i loro rispettivi campionati; in conclusione emisfero nord al 50 % di preparazione fisico/mentale ed emisfero sud al 100%……….quindi per me ottima Inghilterra, Irlanda, Galles e Scozia mentre pessima Italia, Francia ed Argentina.

    • Stefo scrive:

      Mah pessima argnentina, di fatto la loro Nazionale A senza la maggior aprte dei pro europei se l’e’ giocata contro Irlanda 2 volte e Scozia…in formazione sperimentale le due europee ma quelli argentini erano di fatto i Jaguars non i Pumas, giocatori del domestic argentino se la son giocata coi pro europei…

    • San Isidro scrive:

      ci vuole coraggio a dire “pessima” Argentina, tra un pò vincevano con la Scozia schierando solo 18 giocatori pro nei 23…basta anche vedere i risultati dei Pumas nelle tre partitre, tutte perse con un scarto minimo, nessuna sconfitta pesante nè asfaltate…

  3. Stefo scrive:

    Motlo corretto il discorso sull’Inghilterra, una vittoria sarebbe servita psicologicamente ed anche per non far sembrare la vittoria contro gli AB a novembre 2013 come un exploit estemporaneo. La crescita generale dell’Inghilterra e’ comunque buona e si pongono come una delle alternative piu’ credibili agli AB in chiave mondiale…testassero un po’ di piu’ un’apertura tra le tante che hanno che possa dare un qualcosa di diverso farebbero una grande cosa.

    Sul Galles si inizianoa diventare molte le occasioni gettate di un niente, ma son li’ ed e’ quello che conta.

    Argentina: continuo a pensare che sia impossibile dare un giudizio sulla nazionale maggiore vero e che sia la squadra il cui ranking potrebbe essere estremamente fuorviante. L’attuale situazione ibrida di RC con il gruppo dei migliori in Europa li penalizza in termini di TM, sono impossibilitati dal lavorare con continuita’ su un gruppo di atleti piu’ o meno fisso, ai TM di giugno hanno un gruppo per lo piu’ di semi-pro, al RC il vero gruppo di atleti di prima fascia, ai TM di novembre una via di mezzo tra i due…impossibile capire dove siano veramente come gruppo principlae e questo andra’ avanti fino al 2016, sara’ da quell’anno con l’emntrata in SR e la possibilita’ di poter gestire il gruppo dei pro in base al calendario emisfero sud che si potra’ capire dove realmente sono.

  4. Emy scrive:

    “l’Inghilterra ha un’organizzazione che funziona, seguendo un modello completamente diverso da quello neozelandese, senza contratti centralizzati, ma piuttosto attraverso la collaborazione tra i vari soggetti coinvolti. Un modello in salute, perché rende economicamente sostenibile l’attività professionistica, incrementando anno dopo anno la capacità di ricavi da diritti televisivi, merchandising, biglietteria e quant’altro concorre alle entrate sia della Federazione sia dei club.”

    Amen.

    • maz74 scrive:

      L’Italia invece ha sposato il sistema scozzese con investimenti solo ad alto livello e dimenticandosi della base e per entrambi i paesi si vedono i risultati con una differenza però che gli scozzesi hanno capito la cazzata e hanno deciso di investire moltissimo sulla base (circa 20 milioni) togliendoli dall’alto livello (no alla terza franchigia), mentre in Italia siamo diabolici dato che perseveriamo

    • mezeena10 scrive:

      anche coi contratti centralizzati in NZ vi è grande collaborazione e comunicazione “bidirezionale” tra i directors delle franchigie e staff della nazionale! tra le unions e i singoli clubs!
      ci mancherebbe che gli inglesi, con oltre due milioni di tesserati, non riuscissero a trovare vie di “comunicazione” e collaborazione tra loro!
      e ci mancherebbe non fosse in salute un movimento del genere!
      solo tanta invidia di base!

  5. scrumhalf80 scrive:

    Concordo con Antonio Raimondi sulla disamina fatta..temo inoltre che l’Argentina possa sfruttare al meglio i primi anni di permanenza nel Championship (sicuramente meglio dei ns 15 6nazioni !!!!!!)e diventare stabilmente una vera potenza del rugby.
    P.S: una diarchia Munari-Raimondi (in ordine alfabetico)ai vertici della federazione non la vedrei male.

    • mezeena10 scrive:

      oltretutto loro giocano coi piu forti in assoluto!

      • scrumhalf80 scrive:

        e inoltre, permettimi, sanno investire sui giovani molto meglio di noi!

        • Katmandu scrive:

          Che i pumas sian forti non ci piove
          che sappiano gestire meglio la formazione dei giocatori non ci piove
          Che hanno un domestic che si avvicina molto al livello pro non ci piove
          Ma io son parecchio scettico rispetto al futuro, insoma chiudere agli “stranieri” mi pare una forzatura, inoltre investire nel super Rugby con una sola formazione c’é un problema di logorio che, non serve esser stregoni per capirlo, fa arrivare a fine anno i giocatori con la lingua lunga, inoltre potrebbero avere il problema che abbiamo pure in Italia, avere un blocco di giocatori che forma la nazionale, in cui ci potrebbe esser un’annata negativa nel club si riperquoterebbe in maniera negativa sulla nazionale, non lo so ma io da qua a 5-10 anni non li vedo bene

    • San Isidro scrive:

      riallacciandomi a ciò che dice @Kat, per me quello che dovrebbe valutare l’UAR in tema Pumas è di chiamare anche atleti argentini che militano in altre franchigie di SR, limitare dal 2016 la convocazione in nazionale solo agli atleti del Pampas XV lo trovo limitato…di argentini che vanno a giocare in SR ci sono stati (vedi el Mago, l’anno scorso Vergallo e Leonardi con i Southern Kings) e ce ne sono (vedi Carizza agli Stormers e Diaz agli Highlanders…tra l’altro c’erano forti rumors di un passaggio di Galindo ai Warathas, poi, dopo l’esperienza al Racing, ha preferito rimanere in patria con il suo Universitario de Tucuman) e ce ne potrebbero essere (il giovane medio-scrum Pedro Rolando, proveninete dal piccolo club dell’URBA del San Patricio, sta militanto nel campionato dell’ACT con i Canberra Royals ed è stato già selezionato con i Brumbies A per la Pacific Rugby Cup, se continua a performare potrebbe anche passare definitivamente nell’organico della franchigia di Canberra)…insomma se non si vogliono più chiamare atleti che giocano a livello pro in Europa, e lo capisco anche per la differenza delle stagioni e dei calendari che costringono i Pumas di Giugno ad avere una formazione sperimentale, allora che l’UAR dia la possibilità ad altri argentini di farsi le ossa in altre franchigie australi non precludendogli la chiamata in nazionale…c’è tempo, ci si può riflettere…

  6. Rabbidaniel scrive:

    A poco più di un anno da un mondiale c’è chi si conferma (AB), chi si consolida (Inghilterra, Sudafrica), chi rialza la testa (Australia), chi sperimenta (Argentina, Irlanda, Scozia), chi dà qualche segno di risveglio (Galles) e chi continua con una striscia nerissima e con preoccupanti segnali si involuzione tecnico-tattica (Italia).
    Sulla Francia non sono d’accordissimo con Raimondi. Evidentemente le legnate le ha prese, ma con giocatori davvero stanchi. Però è riuscita a bloccare i wallabies nel secondo TM e ha dato qualche segnale in mischia. Stanno correndo ai ripari, forse troppo tardi, con le liste di giocatori di interesse nazionale. Loro hanno la profondità di scelte e la cultura per rimettersi in piedi, noi abbiamo tempi di reazione biblici. Quindi niente “mal comune mezzo gaudio”.

    • Stefo scrive:

      Ti diro’ rabbi secondo me invece la Francia non sta migliorando molto, un TM su 3 bene (in difesa e basta) mi sembra piu’ l’eccezione che conferma la regola che altro, io sta gran profondita’ oggi non la vedo, vedo problemi enormi di ricambio generazionale con alcuni ruoli in cui non c’e’ il livello passato
      Seconda linea…Flanquart emblema della mancanza di qualita’, terza linea alternative vere a Dusautoir assenti, se manca Picamoles ne dimezzi la capacita’ di avanzare; prima linea: senza Szarzevski non c’e’ un tallonatore di livello internazionale; apertura tutti buoni giocatori nessuno veramente di qualita’ superiore; a piloni non mi sembrano messi come anni fa. Questa generazione e’ ben inferiore in tutti i ruoli a quella che ha finito il suo ciclo nel 2011 o negli utlimi anni: Marconnet, Barcella, Poux, Mas, Servat, Nallet, Bonnaire, Hari, Clerc, Jauzion, Rougerie, Poitrenaud, Heymans…mangiavano in testa a tutti quelli che li stanno sostituendo.
      Poi boh nei prossimi 12 mesi tutti sboccaino e da anatroccoli non ebllissimi diventano dei cigni splendidi ma a me la Francia lascia molti dubbi.

      • Rabbidaniel scrive:

        Ah be’ non mi sogno di dire che saranno competitivi in assoluto e condivido le criticità che sollevi. Mi pare che l’unica nota stonata dell’articolo di Raimondi sia cercare, appunto, il mal comune mezzo gaudio, considerando i risultati della Francia che, pur negativi, per me sono maturati in maniera differente rispetto ai nostri.

        • Katmandu scrive:

          & rabbi hanno bloccato i canguri nel secondo test? Se si guarda il risultato si ma se si guarda l’andamento della partita la gestione dei Wallabies della gara (quanti punti buttati) mi fa dire che il divario poteva benissimo superare i 40 punti, la Francia non ha fermato un bel niente e ha giocato 30 minuti in totale in 3 test e quasi sempre a risultato acquistito

      • jock scrive:

        Ben scritto e ben spiegato. Hanno grossi problemi di ricambio in quasi tutti i ruoli e Philippe non ha ancora capito come uscirne, quantomeno che bandolo afferrare. La formazione del RWC 2011 è stata difficilmente ripetibile, con diversi cambi nei diversi spot, nonostante i problemi di spogliatoio e con l’ allenatore, mollato di brutto da un capitano e una squadra di grande confidenza e personalità. Però, mi dico, pensiamo ai nostri e non a quelli degli altri, di problemi, che ne abbiamo per i prossimi anni. Però, se hanno problemi, visto che noi li dobbiamo incontrare tra quasi un anno, allora…

      • jock scrive:

        E la grande profondità che avevano nei due ruoli di mediano, con Michalak scartato, giocatori di grandissima classe e personalità.

  7. ermy scrive:

    Ehi amici! Qualcuno sà darmi notizie del roster del Calvisano? Non vorrei restare indietro… :)

  8. San Isidro scrive:

    Sul mondiale u.20, mi permetto di copiare parte di quanto avevo scritto in merito alla fine della competizione iridata giovanile la settimana scorsa…
    Per il secondo anno consecutivo i Baby Blacks non vanno in finale, mentre per il terzo non vincono la competizione…la nazionale u.20 dei tuttineri, che dal 2008 al 2011 ha vinto tutte le edizioni, si è livellata negli ultimi anni agli standard delle altre nazionali giovanili e se la gioca di più con quelle di prima fascia, Baby Boks ed Inghilterra in primis…certo che a casa loro arrivare terzi penso sia stata una delusione, suppongo che l’obiettivo fosse almeno arrivare in finale…non so come sia andata la finalina con l’Irlanda, ma di certo il fatto di non essere arrivati a contendersi il titolo gli avrà dato parecchia rabbia per vincere almeno la finale per il 3° posto…complimenti comunque all’Irlanda per essere arrivata tra le prime quattro…il forte Galles, che l’anno scorso nel mondiale francese era arrivato in finale (e ci giocava pure un atleta che la passata stagione giocò qui in Eccellenza con il Rovigo, mi sfugge il nome), è finito quest’anno a disputarsi la finale per il 7° posto che almeno ha vinto contro i samoani…mi dispiace per i Pumitas che hanno fatto lo stesso percorso poco brillante del mondiale italiano del 2011, due anni fa arrivaranno alle semifinali in SA, l’anno scorso arrivarono nella fascia intermedia facendo un bel girone eliminatorio con tanto di vittoria sui Wallabies, vabbè capita, consideriamo pure che le annate dei ragazzi sono diverse…per quanto riguarda gli azzurrini grande prova contro le Fiji (ironia della sorte nel mondiale sudafricano di due anni fa l’Italia si giocò il play-out proprio con gli isolani, ma perdemmo)…fijani retrocessi e Giappone promosso dallo JWT di Hong Kong… non mi dispiacerebbe se nel periodo invernale l’IRB organizzasse un paio di giornate con TM tra nazionali giovanili, a quando poi un Rugby Championship u.20?

  9. jock scrive:

    Mah, non saprei proprio dire; mi sembrano interpretazioni assolutamente opinabili, non vedo come, sulla base di quei conti, si possa trarre alcuna linea di tendenza, in ordine alla distanza tra i due emisferi, anche, ma non solo, per tutte le variabili in gioco. E mi sembra fantasioso stare a ragionare su quale dei due si sia avvicinato o allontanato dall’ altro, la rapidità e la liquidità del cambiamento, tra l’ altro, rende arduo stabilire un istantanea . Un fatto oggettivamente rilevabile, non scopro proprio nulla, è che quello australe è da sempre davanti, rarissime e temporanee le eccezioni, sempre sporadiche e opera di singole union. E che, questo si, l’ Inghilterra è la squadra che più ha le potenzialità di avvicinarsi alle tre grandi, nonché l’ Irlanda, dodici – dieci anni fa ai margini del 6N e del movimento internazionale, ha trovato il modo di rilanciarsi con grande efficacia, un movimento ben rifondato a far tempo dall’ inizio dell’ era professionistica. Altro, proprio, no.

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