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Tecnica, spazi e maestri vecchi e nuovi: il ritorno della nuova/vecchia mischia ordinata

Antonio Raimondi ci spiega tutti i vantaggi delle nuove regole che caratterizzano la fase più importante del rugby

 

ph. Sebastiano Pessina

Partiamo dal ringraziamento a Babbo Natale che in questo 2013 ci ha regalato la vecchia cara mischia ordinata. Già sembra di sentire, anzi, li abbiamo già sentiti, ma è una confusione, non si capisce nulla. Già, scusate il paragone, e comunque potete fare da voi le giuste proporzioni, ma è come se uno si presentasse al Cern di Ginevra, pretendendo di capire tutto della fisica delle particelle e del bosone di Higgs. Ascoltando un pezzo di DJ AX, viene in mente un paragone ancora più spericolato.
La mischia di ieri, quella tutta collisione, è un po’ come scoprire l’amore guardando un film porno, la mischia di oggi, intesa anche come quella dell’altro ieri, beh, è un’altra “roba”, come dicono oggi, e per essere ancora più moderni è una roba di mostruosa bellezza. Basta capirla. Girando anche per i campi del nostro rugby di base, la prima riflessione che viene in mente è che manchino i maestri, perché la semplificazione di una botta e via (leggi l’ingaggio è il 90% della mischia) aveva tolto importanza alla tecnica a favore della potenza fisica.

 

Oggi la taglia fisica è una delle componenti del successo di una mischia, ma non è più l’unica. Tornano di moda (e servono) i maestri di un tempo, mai passati di moda, ma oggi ancora più determinanti. Da noi il più conosciuto è Manuel Ferrari, mago anche della macchina della mischia, Vittorio Munari, si proprio lui, è un altro, penso poi a gente che comunque ha incrociato Manuel Ferrari come Franco Properzi. Se poi penso a persone vicine alla Milano ovale, Mauro Vaghi, oggi con Rugby Grande Milano, e prima ancora Enzo Tinelli, che la mischia l’aveva portata nei laboratori del Politecnico di Milano all’inizio degli anni ottanta, con Properzi come pilone modello.
Qualche problema di adattamento c’è stato, è normale, anche ad alto livello. In parte c’è ancora, ma già si iniziano a vedere i risultati e durante i test di novembre ci siamo goduti anche lo spettacolo della mischia, come nel match tra Francia e Nuova Zelanda e, perché no, nel nostro contro l’Argentina.

 

I problemi che continuano sono più legati alla non comprensione dei vari meccanismi. Non sempre gli arbitri hanno la sensibilità o l’attenzione per i particolari, così come non sempre le squadre si sono presentate preparate, ma è una questione di tempo, la dimostrazione è proprio la nostra mischia se pensiamo alla trasformazione nei tre test match di novembre.
La mischia con il nuovo procedimento d’ingaggio, può rendere più bello l’intero gioco, perché influenza più di prima il movimento generale. Anche se potrebbe non sembrare ad un’analisi molto superficiale, esiste un rapporto di causa effetto tra la mischia di oggi e l’aumento degli spazi di gioco. Come? Bisogna partire da un aspetto che è stato percepito subito da chi si occupa della preparazione fisica. E’ cambiato il tipo di sforzo richiesto ai piloni, sia in termini di applicazione delle forze, sia in termine di durata (i primi dati medi evidenziavano una durata della mischia passata da 3,5 secondi a 5 secondi. E’ quindi aumenta la fase di lotta in mischia ordinata. Questo porta ad un consumo maggiore di energia e aumenta la difficoltà, in particolare per i primi cinque uomini, di fare lavoro “in giro per il campo”. Meno uomini significa più spazio e anche meno elementi da utilizzare nelle strutture di gioco.

 

C’è poi un effetto più diretto e che ha fatto tornare la mischia importante lancio del gioco. Nella lotta di attriti, non ci si può permettere di lavorare senza l’impegno di tutti e otto i partecipanti alla mischia. La terza linea deve, non solo per regolamento, restare legata e quindi un pallone vinto in modo pulito, permette alla linea arretrata di sfruttare tutto lo spazio a disposizione (dieci metri tra attacco e difesa e l’intera larghezza del campo). Il cambiamento del processo d’ingaggio è dunque da vedersi in modo positivo e ha centrato la priorità di ridurre il rischio d’infortuni e in aggiunta ci ha restituito una fase di gioco che può essere spettacolare, se si impara a conoscerne i meccanismi. Rimangono ancora delle zone d’ombra, migliorabili, come il “sì nove” che autorizza l’introduzione del pallone, ma la vecchia cara mischia è tornata (per fortuna).

 

di Antonio Raimondi


onrugby.it © riproduzione riservata

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30 risposte a “Tecnica, spazi e maestri vecchi e nuovi: il ritorno della nuova/vecchia mischia ordinata”

  1. gian scrive:

    bell’articolo, certo con questa sterzata si perde un po’ di spettacolo per gli spettatori meno esperti, ma finalmente la mischia torna ad essere quello che è sempre stato, il posto dove si lotta per la palla e non un semplice restart, poi dubito che rincominceremo a vedere piloni ciccioni e seconde longagnone che se sono schierate a tre quarti è solo perché hanno perso un giro, però che i mischiaroli tornino a fare i mischiaroli e non gli arieti tra i trequarti, può far solo bene al rugby

  2. Bob scrive:

    Io, da pilone destro, non posso che apprezzare tutto quanto detto! :)

  3. Hrothepert scrive:

    Da ex tre quarti sono completamente daccordo con Raimondi e mi aggiungo di cuore al ben tornata mischia!!

  4. Rabbidaniel scrive:

    Aggiungerei che in uno sport sempre più di contatto estremo qualche incornata in meno è tutta salute.

  5. Andria scrive:

    Antonio Raimondi ci spiega tutti i vantaggi delle nuove regole che caratterizzano la fase più importante del rugby

    Questa frase mi lascia un po’ perplesso… Ma proprio siucri sicuri che sia la fase più importante?

  6. malpensante scrive:

    Più che tornata, arrivata. Ci sono differenze molto grandi con la preistoria, la più corposa è probabilmente che non ci si può abbassare come allora e che prima si ingaggiava a tutta capocciata e da distanti. I problemi del yes nine e del possibile svantaggio per chi introduce vengono in gran parte da lì: con la mischia bassissima c’era un equilibrio quasi assoluto dopo la legatura, e il vantaggio si acquisiva prima, nel mettere giù le teste e prendere le spalle al meglio, e dopo, con il sostegno esplosivo al gesto del tallonatore. Era una questione di tempismo e sincronia, anche le arature venivano da lì più che dalla forza in sè: se riuscivi a metterli in crisi di coordinazione erano troppo sdraiati per rimediare. Con il dovuto rodaggio, questa mischia odierna mi piace un botto.

  7. ernesto scrive:

    non sono per niente un tecnico però a naso concordo con chi afferma che sia la fase più importante.

  8. Emy scrive:

    Sicuramente da rivedere lo “yes nine”. E anche l’interpretazione e gestione arbitrale: dopo metà campionato (parlo per la A, ma direi che siamo verso la metà stagione un po’ per tutti), ho la netta impressione che le squadre si siano adattate più in fretta dei direttori di gara, pur con l’inevitabile sofferenza di chi aveva nell’ingaggio un punto di forza. Tra tempi diversi da uno all’altro, spessissimo troppo lunghi e che finiscono per far crollare tutto perchè in quella posizione non ce li puoi tenere mezz’ora, e il ventaglio di interpretazioni su di chi è la colpa se non funziona e chi ha fatto cosa è ancora un po’ un terno al lotto. Arbitrare bene la mischia è sempre stata cosa da pochi anche prima, ma adesso mi sa che è ancora peggio. Quando ci sarà un po’ più di uniformità di interpretazione e giudizio negli arbitraggi e quando, con ancora un po’ di rodaggio anche da parte delle squadre, per far uscire fuori una mischia buona non servirà ripeterla 3 o 4 volte (succede ancora spesso), se si leva anche lo yes nine sarà un eden! :-D

    • malpensante scrive:

      Secondo me è più “facile” da arbitrare, la cosa davvero complicata è stabilizzarli con l’ingaggio fatto da fermi e così alti, ma per la salute è impensabile riconsentire di abbassarsi e ingaggiare come ai tempi che furono. Troppi muscoli e poca ciccia, oggi. E poi son proprio anche grossi tutti, dal numero di scarpa al calibro dei capelli. Lo yes nine mi sembra indispensabile, per come è organizzata. Ma gli arbitri stanno migliorando nel non metterci troppo tempo a darlo, in attesa di un improbabile miglioramento della stabilità.

  9. gsp scrive:

    tutto sostanzialmente vero e corretto e va sicuramente meglio.

    pero’ c’e’ sempre da vedere se verra’ deciso che la mischia continua cosi’ o se invece si torna ad arbitrare fuori dalle regole come era prima. nel rugby internazionale si muovono forse spesso poco decifrabili.

    penso che dove ha funzionato meglio l’ingaggio e’ dove la distanza e’ stata davvero minima, e quindi la distanza da coprire nell’impatto solo di qualche cm. e soprattutto il legaggio a norma.

    ho invece iniziato a vedere dei legaggi sul bordo della maglia, praticamente sotto poco sopra il bacino. e quindi nella spinta diventa una specie di trapezio che fa peso sulla maglia del pilone avversario invece che piu’ su verso la spalla, che ha un effetto sulla stabilita’ col pilone appeso alla maglia dell’avversario ed una spinta verso il basso.

    le altre cose da valutare rimane la spinta anticipata che ancora avviene anche se in modo molto sottile. per fortuna e’ stato rimosso l’obrobrio del fallo per le mischie che non ingaggiano, e quindi ci sono modi per far vedere all’arbitro che la spinta e’ gia’ iniziata.

    sull’ok 9, adesso che ho capito che non e’ un comando ha molto piu’ senso.

    • Stefo scrive:

      gsp ma te l’avevo detto che il yes 9 non era un ordine perentorio ma si laciava uno spazio di tempo per l’introduzione…si all’inizio i MM lo interpretavano come ordine ma era solo questione di tempo…la comunicazione tallonatore-MM ormai si rivede come ai miei tempi da meta’ ottobre-inizio novembre, la palla battuta sulla mano del tallonatore, il tallonatore che fa segnali con la mano dal lato del MM se uno le conosceva questa cose si vedono da ottobre che sono tornate.

  10. Stefo scrive:

    Criticata agli inizi ora si vede che incomincia a funzionare come il sottoscritto ed altri continuavano a dire sarebbe successo.
    Andava tolto lo scatto da finale 100m non solo per la sicurezza ma per riportare la mischia ad essere una fase di contesa vera e proprio e non un semplice 1-2-3 stella chi arriva primo ha vinto.
    Certo ci sono ancora particolari da mettere a posto ma piano piano si sta arrivando a doe la IRB voleva si arrivasse.
    I problemi dei tempi tra il bind e lo yes 9 si sono ristretti e non si vedono piu’ situazioni come nelle prime 2-3 giornate di Pro12, lo yes 9 che i MM interpretavano come ordine e’ diventato chiaro che non e’ un ordine perentorio da eseguire su due piedi ma che gli arbitri lasciano un tempo perche’ l’introduzione avvenga, permettendo quella comunicazione mm-tallonatore che c’era in passato riducendo quindi l’effetto per cui chi introduce e’ svantaggiato, i tempi di introduzione sono decisi per limitare il danno.
    Adesso servira’ altro tempo perche’ i giocatori di questa generazione passata la fase di adattamento sviluppino ulteriormente gli skill che una volta erano l’ABC di cui un pilone viveva.
    Ci sono poi ancora problemi di squadre che utilizzano ancora un ingaggio lanciato (meno che in passato) al bind, tra tutte l’Australia a novembre se uno guarda bene le loro mischie si vede bene come cerchino ancora un po’ di slancio al bind e questo dovrebbe essere vietato, quindi qui stara’ agli arbitri punire queste situazioni (tiro fuori l’Australia perche’ quella che secondo me lo ha fatto piu’ palesemente ma ci sono altre squadre che lo fanno) ma piano piano sembra che si stia andando nella direzione giusta.
    Questo rallentamento sta funzioanndo, le introduzioni sono per la maggior parte corrette (qualche furbata si vede ancora ma gli arbitri con questi tempi ridotti la vedono), le terze restano molto piu’ legate che in passato…ora bisognerebbe forse lavorare anche sui MM della squadra che non introduce che non sempre agiscono da regolamento impuniti…so di un’idea in IRB che voleva regolamentare che il MM avversario debba rimanere dietro la linea di mezzo della mischia finche’ la palla esce.

  11. Katmandu scrive:

    Articolo molto bello e interessante, più volte ho professato la mia ignoranza in materia, ma debbo dire che la nuova mischia mi pare più tecnica e si hanno meno margini per scorrettezze, certo anche la mischia “vecchia” aveva la sua buona parte di fascino, ma si son tornate a vedere (anche nei campi di serie c) mischie con un introduzione e uscita dalla parte contraria con un maggior coinvolgimento dei 3/4 nel cambiare da fase offensia a difensia e viceversa, quindi mi pare un miglioramento
    Poi parlo sempre da profano

    • koinedialektos scrive:

      Be’, nel mio piccolo posso dire che se non è una partita di fioretto, difficilmente un giocatore di mischia riesce a correre dopo 50 minuti. Anche perchè seconde e terze ali vengono frullate ai quarti inferiori allo scoccare dello yes nine. Ci vuole tanta bicicletta in più, imho.

  12. Giovanni scrive:

    Articolo molto interessante, come lo sono i vostri interventi. “Bentornata vecchia cara mischia”, lo si sta sentendo un po’ ovunque e da parte di tutti. A questo punto c’è una cosa che non mi è chiara: perchè mai, illo tempore, si decise di cambiarne le regole…?

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