Seguici su Facebook Twitter Google+ Pinterest Instagram YouTube Feed Rss
Login        

Eccellenza e ProD2, un confronto così lontano e così vicino

Il campionato cadetto francese potrebbe essere un esempio per il nostro massimo torneo. Ce lo spiega Antonio Raimondi

ph. Alfio Guarise

Sabato riparte l’Eccellenza, undici squadre, stagione di passaggio, verso una riduzione del numero dei team e una destinazione tecnica riservata ai giovani, come completamento del percorso formativo, per i giocatori che usciranno nei prossimi anni dalle accademie zonali, secondo il nuovo processo formativo voluto dal presidente FIR Alfredo Gavazzi. Si può essere più o meno d’accordo dal punto di vista tecnico, ma di questi tempi, decisa la “vocazione” del campionato, la principale preoccupazione dovrebbe essere di renderla economicamente sostenibile.
Si potrebbe iniziare già dal linguaggio, togliendo quei segni negativi, che bloccano, più o meno inconsciamente, sul nascere qualsiasi iniziativa. Un esempio? Il “ma”, la congiunzione avversativa, che oppone (quante volte vi è capitato di sentirlo?) un buon proposito a qualcosa che qualcuno (guarda caso sempre qualcun altro) non fa: ma la politica, ma la federazione, ma l’arbitro, ma sono tutti ladri, ma che diavolo!
Uscire da quel mal costume, che spesso riconosciamo come una cosa molto italiana, di attendere che qualcuno faccia il primo passo, abbandonare la sotto-cultura dell’assistenzialismo, quando non del clientelismo, dove tutti hanno grandi idee risolutrici, ma nessuno agisce. Se nell’approccio, riuscissimo a essere liberi da preconcetti, potremmo pensare con maggior fiducia al futuro del nostro rugby, costruendo la capacità di resistere anche ai periodi di crisi, invertendo la tendenza del vivere a campare, che ha contraddistinto altri periodi del nostro rugby, ma potremmo dire tranquillamente della nostra società.

 

La crisi di questi anni ha tolto risorse ai nostri club, che si sono trovati a operare in ristrettezze economiche. Nel periodo in cui trovare sponsorizzazioni non era difficile come oggi, nulla è stato fatto. Quando si è provato, con l’esperienza della Lire, si è innescato un processo di autodistruzione, facendo emergere l’interesse immediato dei singoli, piuttosto che individuare e far crescere il bene comune, che probabilmente oggi avrebbe permesso di superare con meno difficoltà questo periodo di crisi economica.
In Inghilterra e in Francia, ad esempio, la crescita è stata costante, anche in un periodo di crisi come quello che sta attraversando il mondo. La Premiership inglese e il Top14 francese hanno continuato a espandersi, aumentando il proprio valore, come testimoniano i contratti televisivi già firmati in Inghilterra o in via di definizione, come quello francese, che va in scadenza alla fine dell’anno. Gli scettici staranno già dicendo aggiungendo quel fastidioso “ma”… “ma l’Inghilterra e la Francia sono altre realtà”. Vero, senza dubbio, soprattutto oggi. E allora? Non ci possiamo confrontare se pensiamo che i budget di Benetton e Zebre s’inserirebbero al quindicesimo e sedicesimo posto della classifica del campionato francese.

 

Invece di guardare il mondo dorato del Top 14, guardiamo cosa succede nel Pro D2, il secondo livello professionistico francese, partendo dalla fotografia del 2000, domandandoci: perché non possiamo crescere anche noi? In termini di squadre si è passati a sedici, dopo un primo anno fatto a dodici club. In termini di pubblico si è passati da una media di 1.112 spettatori nella stagione 2000/2001 ai 4.546 dello scorso anno. Facendo il raffronto con le due stagioni precedenti, siamo a più quattordici per cento, alla faccia della crisi. Chi ricorda la vecchia Serie A o il successivo Super 10, potrebbe testimoniare di una situazione, per alcuni aspetti, migliore di quella di partenza del Pro D2.
Il rugby del Pro D2 è legato al territorio, fatto, in alcuni casi, di piccole realtà, ma l’incremento di pubblico è stato favorito anche dalla televisione: nella passata stagione tre canali si sono divisi la trasmissione di sessantatré partite, con ascolti record per la finale e incremento del 65% per cento degli ascolti. Sport+ , 3 (regionale) e Eurosport Francia si divideranno anche nella stagione appena iniziata la trasmissione delle partite in sostanza almeno due partite a settimana. La presenza di un prodotto televisivo di qualità è ormai parte fondamentale per la crescita di ogni sport/campionato.
Quest’anno i budget dei club di ProD2 si assestano sulla media di 5,78 milioni di euro, senza variazioni rispetto lo scorso anno, con dodici squadre che hanno un preventivo tra i 2,41 e i 5,54 milioni di euro e quattro squadre che superano gli 8,5 milioni, con Lione vicino ai quindici milioni.

 

Il ProD2 ha una sua funzione tecnica. Il Top 14 ricerca i suoi protagonisti anche sul mercato internazionale, ma non può prescindere da una base di giocatori nazionali, perché pur alla presenza di un campionato ricco, un movimento rugbistico non può prescindere dalla Nazionale. Per alimentare il livello più alto, occorre offrire ai professionisti francesi anche un secondo livello, che può essere di passaggio per i giovani che escono dai centri di formazione, o un approdo per quelli che invece non hanno sufficienti qualità per il livello più alto. Il ProD2 assolve dunque questo compito, senza dimenticare che la sostenibilità del campionato, passa anche dalla qualità dei suoi protagonisti e dallo spettacolo sportivo che sa offrire: c’è un mix spettacolare nella seconda divisione francese garantito sia dai giovani emergenti sia da sessantacinque giocatori internazionali stranieri e dieci internazionali francesi.
Ligue Nationale de Rugby distribuisce ai club di Pro D2 un contributo del 40% degli introiti incassati per diritti tv e marketing, ovviamente grazie principalmente al Top14. Sono quindi circa sedici milioni gli euro che arrivano nelle casse dei club della seconda serie che hanno comunque il dovere di fare formazione.

 

I Centri di Formazione sono una priorità e oggetto di accordo tra la LNR e la FFR. La qualità è premiata con contributi, che sono assegnati sulla base di una classificazione che tiene presente il livello delle strutture, i risultati sportivi e quelli scolastici. Per il primo livello la Lega ha distribuito nel 2012 quasi sessantacinquemila euro per club, per il secondo livello quasi quarantatré mila euro e per il terzo livello poco più di ventuno mila euro.
Siamo partiti dalla nostra Eccellenza, che sembra distante dal ProD2 di oggi, ma che porta con sé passione e voglia di giocare che riempiono ancora il cuore di entusiasmo e che potrebbero essere il punto di partenza, basterebbe iniziare a lavorare, pensando al bene comune con obiettivi a medio e lungo termine. Per favore, lasciamo stare i “ma”.

 

di Antonio Raimondi


onrugby.it © riproduzione riservata

ULTIME NOTIZIE IN QUESTA CATEGORIA



66 risposte a “Eccellenza e ProD2, un confronto così lontano e così vicino”

  1. steve scrive:

    1. Non puoi fare il paragone tra la ProD2 e l’Eccellenza in termini di crescita di pubblico e budget che è cresciuto negli ultimi anni e, invece la nostra Eccellenza no. Quante squadre ci sono ne l Top14? Che budget hanno le squadre del Top14? Quanto è cresciuto negli ultimi 3-4 anni? Non è il Campionato Francese che vuole ambire a diventare il primo campionato dell’emisfero Nord? Quanti stranieri stanno comprando? Non ti sei chiesto che magari tutto questo interesse (soprattutto economico) per il Top!4 abbia funzionato da traino, o volano, anche per il campionato di ProD2??? ……
    2. Campionato d’Eccellenza: “..destinazione tecnica riservata ai giovani, come completamento del percorso formativo, per i giocatori che usciranno nei prossimi anni dalle accademie zonali..”. A parte che non è chiaro il concetto di giovane: uno di 25 anni è vecchio? e di 26? e di 27? Boh! Poi: tutti i “giovani” dei vivai delle squadre dell’Eccellenza e/o della serie A finito il loro percorso nelle giovanili dove vanno? A spasso? Solo perchè non hanno fatto un’Accademia?! Come se fosse, poi, plausibile che ogni squadra d’Eccellenza si mette a comprare una dozzina di giovani ogni anno che vengono da chissaddove pagandogli oltre allo stipendio, vitto-alloggio e spese varie (auto), invece di ingaggiare i giovani della propria città che oltre allo stipendio non vi sarebbero altre spese..!! Va bene chiamare qualche giovane interessante uscito dalle Accademie, ma credere che ora-come-ora quest’ultime servano da rimpiazzare ogni anno le compagini delle squadre del massimo campionato (chi se lo può permettere, poi) e pura utopia, ripeto è pura utopia.
    Sui vari ragionamenti riguardo il fatto che negli ultimi anni il campionato di ProD2 è cresciuto e quello di Eccellenza no, oltre a quello soprascritto, non si tiene conto di un semplicissimo fattore, che il rugby in Francia è il secondo, e qualche volta primo, sport in Francia, mentre in Italia, checchè se ne dica è il quinto-sesto, dopo calcio-basket-pallavolo-ciclismo-nuoto-moto-automobilismo.

    • Rabbidaniel scrive:

      Sottoscrivo. In Francia hanno potuto lavorare su un “prodotto” (passatemi il termine) che aveva già un suo pubblico. In Italia si fa fatica ad avere un pubblico per il Pro12. Inoltre, nota giustamente steve, se un imprenditore investe nel rugby di secondo livello in Francia, sa che può avere un qualche tipo di ritorno. In Italia, tolte le piazze storiche, è un puro azzardo. Fuori di polemica, non è un caso se le FFOO sono cresciute così tanto. In un periodo di crisi drenano giocatori, spesso anche buoni per il Pro12, che preferiscono qualche soldo in meno, ma sicuro e un lavoro sicuro dopo, a fantomatiche avventure di squadre che rischiano di essere insolventi. I presupposti sono sonoramente diversi. Per non parlare del semi-pro di A in cui dirigenti poco onesti spingono i ragazzi a mettere in secondo piano studio e/o lavoro per una fantomatica carriera rugbistica cui pochissimi fra loro potranno aspirare.

  2. Katmandu scrive:

    caro antonio hai ragione su tutta la linea
    1 in italia abbiamo bisogno di visibilita’ e di qualita’ delle informazioni, se leggi la gazzetta vien siceramente da piangere a vedere tutti gli errori
    2avendo visibilita’ si possono avere i budget da spendere
    3 avendo i budget da spendere si puo’ investire anche in formazione
    4 avendo investito in formazione avrai squadre che giocano bene e con intensita’ cosa che da noi al momento non c’e’
    per come la vedo io gli spettatori del rugby son quelli e se non aumentano faremo sempre gli stessi discorsi, son troppi passi da fare per la cultura italica media

  3. gsp scrive:

    Non so se l’eccellenza possa diventare il prod2, mi piacerebbe pensarlo.

    Ma alcune cose accadono giá. Nell’idea di gavazzi l’eccellenza colma il gap tra accademia e Celtic, di fatto è piena di giocatori bravi ma non da pro, ed as oggi è diventata forse più attraente proprio per la possibilitá per stranieri e nazionabili di finite in Celtic.

    Io quest’anno guarderò con simpatia la Capitolina, perchè quello potrebbe essere il modello sostenibile che possiamo permetterci oggi. E per bocchino, col quale il movimento ha un debito di riconoscenza.

  4. crosby scrive:

    Domanderei ad Antonio Raimondi su che base può pensare di confrontare ProD2 e Eccellenza….siamo agli antipodi.
    C’e’ chi pensa che l’Eccellenza sia la massima espressione del rugby in Italia e spende come un forsennato per vincere un campionato monco sia nel numero (11) che nella qualità (non c’è Treviso perché fa la Celtic, non perché Treviso non avesse chiesto di fare ancora il campionato italiano).
    Con i migliori 80 giocatori italiani professionisti a tutti gli effetti e in una competizione di massimo livello, io vedrei un’Eccellenza ridotta dove possono giocare solo giocatori italiani o stranieri eleggibili.
    Se deve essere campionato di formazione che lo sia a tutti gli effetti.

    • aristofane scrive:

      Un campionato “di formazione” non è possibile, per formare i giovani devi motivarli a restare, a continuare a impegnarsi, e questo lo puoi fare solo dandogli una speranza per il futuro, che non sia solo speranza, ma anche stipendio dignitoso a fine mese. Il rugby può anche essere la tua più grande passione, ma come puoi impegnarti al massimo senza uno straccio di stipendio, solo fino ai 20 anni puoi permettertelo, poi fai altre scelte, dimezzi gli allenamenti, lavori, fai l’Università. E non sto dicendo che questo sia un male, anzi, è il modello sportivo che preferisco, ma dobbiamo smetterla, allora, di pretendere che i nostri giocatori siano di pari livello rispetto a inglesi, francesi e celtici.
      Per fare dell’Eccellenza un gradino di formazione verso l’alto livello serve il budget, non se ne scampa!

      • crosby scrive:

        Lo pensi davvero che sia meglio per un giovane rugbista di 20 anni uno stipendio di ipotetici 1.700 euro al mese, magari vitto e alloggio, in un qualunque club di Eccellenza piuttosto che prendersi uno straccio di laurea o iniziare a lavorare?!
        E’ proprio il falso professionismo che vige in italia che condiziona le scelte e la vita di in ragazzo.
        Chi può dire di no ai soldi per giocare a rugby e nient’altro? Nessuno.
        Ma sei hai qualità e giochi ad alto livello anche se hai la sfortuna di infortunarti magari qualche soldino lo hai messo via.
        Ma quanti ne abbiamo sui 26/28 anni in Eccellenza che vivono solo di rugby?? Tanti purtroppo, ma è solo un’illusione…

        • aristofane scrive:

          E’ esattamente quello che sto dicendo io, o si migliora la situazione finanziaria e si crea un vero professionismo, oppure ci si deve “accontentare” di avere un campionato fatto da gente che lavora o fa l’università, personalmente preferisco la seconda scelta, ma sono anche consapevole che la seconda scelta implica il fatto che non si potranno nemmeno paragonare il livello dell’eccellenza a quello degli altri campionati.

    • barbin cursari scrive:

      amico mio, l’eccellenza E’ la massima espressione del nostro rugby.le compagini celtiche sono per metà anomalia (zebre) e per metà un club troppo ricco per l’eccellenza e troppo povero per tutto il resto… e visto che indirettamente hai tirato in ballo chi spende per vincere il titolo di un campionato “monco”, leggo rovigo (monco solo perché non c’è treviso? io aggiungerei anche l’aquila, catania, milano e qualche altra società che ha fatto la storia di questo sport in italia… suvvia, una doccia di umiltà ogni tanto…), ti rispondo che se a treviso c’è qualcuno coi soldini che ama il rugby, io sono contento per treviso, ma dire che il nostro campionato debba servire da “pesca di beneficenza” alle celtiche proprio no. detto questo, io non so come convincere un imprenditore che non ama il rugby a spendere dei soldi nel rugby. se lo sapessi, cambierei mestiere. ma per favore, di avventurieri alla berlusconi col progetto milan, no grazie.

  5. Mario scrive:

    Ha ragione chi dice che in Francia la ProD2 cresce perchè ha il traino del Top 14. A parte la differenza di numeri di base sia di praticanti che di spettatori, in Italia un alto livello composto da 2 franchigie (con un seguito territoriale e quindi limitato) inserite in un campionato “non” nazionale avranno sempre un effetto traino limitato. E invece fin da subito sottraggono risorse al resto del movimento.
    Bisogna riportare risorse nel campionato nazionale.
    Per la visibilità, in attesa di un vettore televisivo adeguato, non è male l’idea di chi (su questo blog) ha suggerito di usare internet con riprese gestite a livello locale (ci sono molti operatori locali con discreta professionalità) e trasmesse con canali internet gestiti dalle singole società o dalla FIR.
    Della serie, piutosto che niente meglio iniziare con poco e poi crescere…

    • davo scrive:

      Pero’ facciamo conto di avere solo il campionato “Nazionale”. Ora come ora, con le squadre che ci sono chiamarlo “Nazionale” e’ un po’ troppo. Un siciliano non ha tutto questo interesse nel vedere mogliano-calvisano. Insomma, non e’ che un effetto traino maggiore. Credo, forse, che per una persone al di fuori delle regioni “rugbistiche” forti un conto e’ vedere Treviso-Munster un altro Lazio-Capitolina (con tutto il rispetto). Purtroppo e’ il classico problema de “e’ nato prima l’uovo o la gallina” o “il cane che si morde la coda”. Cioe’ bisogna trovare imprenditori che investano nel “prodotto” rugby, e naturalmente loro guardano al tornaconto, e.g. visibilita’..marketing come ad es. vendere maglie di quella squadra e gadet vari (Ancora una volta, non me ne volete a male, ma io imprenditore quante maglie/gadget di mogliano posso vendere ? e se invece avessi un bacino a Milano?……). Dall’altro c’e’ il problema che squadre in citta’ piu’ grandi dovrebbero cominciare a creare le condizioni “di appetibilita'” commerciale; certo avere 3 squadre a Roma, in eccellenza non e’ che aiuti tantissimo, specialmente se non riescono a creare marketing e pubblicita’ adeguate…

  6. maz74 scrive:

    In parte Raimondo hai ragione.
    Le due celtiche sono da paragonare alle squadre del TOP14, hanno i giocatori migliori italiani così come le altre hanno i migliori francesi.
    La PRO2 sarebbe da prendere come esempio o come punto di riferimento per creare qualcosa di importante sotto le celtiche, però come hai detto la PRO2 ha contributi federali molto importanti (oltre 1 milione di euro per ogni squadra = 16 milioni).
    La soluzione italiana deve però partire da un’eccellenza ad 8 squadre e successivamente crescere a 10 ma dopo alcuni anni e soprattutto dopo una crescita economica adeguata ed ogni squadra dovrebbe giovare di un contributo federale minimo di 1 milione. A questo punto però bisognerebbe legare le accademie federali a quelle squadre di eccellenza più solide e con strutture adeguate (Rovigo, Padova, Viadana, Prato, Calvisano, Mogliano, ecc..) e concentrare così il lavoro e le risorse a progetti concreti e con un futuro. Oggi le accademie federali sono malgestite e costose e non producono nulla.

    • gsp scrive:

      Non è vero che non producono nulla, e c’è esigenza di spargerle un pò per il territorio nazionale. La nuova diatribuzione territoriale va bene, è sul territorio ed a livello u16 e non solo legata ai club.

      Il problema è che cosa s’insegna e la capacitá dei tecnici. Ed i club non danno più garanzie della federazione purtroppo. E quando c’è prob di sistema tocca per statuto alla federazione risolverlo.

  7. mike scrive:

    Come Raimondi prevedeva, la maggior parte delle risposte si sono concentrate sui “ma”, non che non ci siano, il problema è che non ci portano da nessuna parte (e il paragone con la società italiana è molto efficace…. Andiamo oltre: vedo un aumento notevole dell’interesse per il rugby da parte di bambini, ragazzi e famiglie. Un interesse che si potrebbe e dovrebbe portare sul nostro sport nuovo pubblico e gente con voglia di fare. Purtroppo, seguendo alcuni blog e forum, devo constatare che tanti “appassionati” (spero non rappresentativi della maggioranza) vivono qualsiasi potenziale cambiamento come una minaccia: vedi i commenti sull’arrivo di Discovery o le reazioni scomposte quando si prova a fare qualche iniziativa fuori dalle aree “storiche”. Spero (e non penso sia un’utopia) in un interesse degli sponsor sul rugby giovanile e locale, a partire dalle accademie federali che cominciano ad avere numeri e distribuzione interessante. Spero in società che sappiano coinvolgere i media e sponsor medi in iniziative articolate, magari di infotainment e crossmediali. Il mercato dei media (e degli sponsor) e più povero e frammentato: è un “ma” che anticipo. Io però vi propongo un altro “ma”: proprio per questo motivo è possibile trovare spazi più facilmente, basta essere creativi ed esplorare le possibilità che il nuovo contesto propone. Discovery, ad esempio, si è “inventato” Real Time con piccoli sponsor, chissà che nel rugby non si riesca a fare qualcosa di simile…

  8. Francesco.Strano scrive:

    Servono tecnici preparati….. lo volete capire

  9. Emy scrive:

    @gsp E c’è anche il problema che un massimo campionato nazionale, se è di formazione, è attraente per media e sponsor quanto una partita di scarabeo.
    Per la formazione e per un virtuoso dilettantismo/semi-professionismo c’è la serie A.
    Se si vuole un’Eccellenza che possa diventare valida come prodotto sia sportivo che mediatico e dunque di conseguenza economico ed innescare un circolo virtuoso, serve un massimo campionato nazionale (perchè questo sarebbe l’Eccellenza) di qualità, a tutti i livelli. E non è pensabile che le società possano farcela da sole, a nessun livello.
    “Ligue Nationale de Rugby distribuisce ai club di Pro D2 un contributo del 40% degli introiti incassati per diritti tv e marketing, ovviamente grazie principalmente al Top14. Sono quindi circa sedici milioni gli euro che arrivano nelle casse dei club della seconda serie che hanno comunque il dovere di fare formazione.”. Se l’eccellenza nel paragone è il ProD2, allora il top14 nel nostro caso non può essere l’altro che la nazionale, cioè l’unico spicchio del nostro rugby che viene gestito, seguito e coltivato (e pompato) dalla federazione dal punto di vista mediatico e commerciale: quanto sarebbe il 40% ogni anno (ad oggi mi pare che il contributo della FIR alle squadre di eccellenza sia attorno ai 150.000 euro, che x11 fanno 1.650.000)?
    Si vuol pensare a paroline magiche come “pianificazione” e “strategia” per cercare di aiutare le società a costruire un sistema che possa mettere in piedi e reggere un massimo campionato nazionale degno di questo nome e in grado di aiutare la diffusione del rugby in Italia sotto tutti i punti di vista, oppure ci si tiene l’Eccellenza come campionato di formazione e allora il paragone non lo si fa col ProD2 ma con una serie C di ognuna delle altre nazioni del 6N?

  10. cassina scrive:

    Ragazzi in Francia ci sono quelli che ci mettono il grano, ho parenti in francia e lo vedo, un paesello su due ha un campo da rugby (dove da noi dobbiamo sputare sangue a MIlano per avere un campo dove giocare), a scuola si gioca a rugby (e da noi si gioca a calcio), li c’è la tradizione del rugby da sempre la gente conosce il rugby mastica il rugby. Noi in Italia tolto grande vecchio di Treviso abbiamo sempre avuto uno sport minore, lo sport di “quelli che non sanno giocare a calcio e allora facciamoli fare questa cosa qui” poi abbiamo travestito gli argentini da itlaliani e abbiamo pensato di essere diventati un paese di rugby.
    La strada Raimondi è lontanissima e dissestata proprio come il campo del giuriati nuovo che tu conosci bene, proprio quello che si vede passando con il trento a Lambrate che era dissestato quando eravamo ragazzi e lo è ancora, come il nostro rugby. Lasiamo perdere la Francia per favore.

  11. gian scrive:

    bell’articolo con tante verità, certo che, come molti, trovo anche delle falle notevoli negli argomenti, come ne trovo anche nei commenti riconoscendo qua e la delle posizioni integraliste, da una parte o dall’altra, che ricadono proprio nell’analisi di raimondi.
    il mio unico piccolo pensiero è che dobbiamo fare un piccolo bagno d’umiltà, il rugby in italia non è il 6N, già il pro12 è una cartina tornasole più credibile dell’interesse nel nostro paese del rugby, gran poco! facciamocene una ragione, in italia il bacino di utenza per il rugby non supera il mezzo milione di individui concentrati nelle zone storiche ed in calo costante (tolta qualche isola felice), si vuole rilanciare l’eccellenza, si comprino pagine sui giornali e spazi sulle televisioni generaliste e si parli di rugby a tutti i livelli, quando si raggiungerà un bacino di una decina di milioni di possibili utenti, magari un po’ più diffusi nel territorio, i soldi arriveranno, tutto il resto è fuffa, compreso regalare 1milione a testa a squadra, non gli cambia il budget e non aiuta a crescere nessuno (vedi gli anni scorsi con oriundi, naturalizzati etc etc)

  12. Sayo scrive:

    Probabilmente io sono ignorante in materia, ma ancora non riesco a capire come può crescere il nostro campionato se le uniche due squadre buone che abbiamo le mandiamo a giocare in celtic?
    Secondo me il problema è che si punta solo a far crescere Zebre e Benetton, si dice tanto che per crescere bisogna giocare contro le più forti e ai team italiani questo non viene permesso perchè le più forti italiane devono giocare contro le più forti estere. Bho a me sembra una follia. Questo sistema non fa bene al rugby italiano ma solo al Benetton e alle Zebre

    • Rabbidaniel scrive:

      Allora rassegnati ad avere una nazionale ancor meno performante, giocatori forti che vanno all’estero e un massimo campionato più o meno come quello attuale. Se si è arrivati al Pro12 c’è più di qualche motivo…

      • Sayo scrive:

        E’ una scorciatoia punto e fine, preferirei arrivare ultimo alle prossime 15 edizioni del 6N guarda. Ripeto, si punta a far migliorare solo 30 giocatori lasciando il resto dei rugbysti italiani a giocherellare tra di loro.

        • Katmandu scrive:

          @sayo anche io [preferirei arrivare ultimo per 15 edizioni consecutive ma poi staremmo ultimi per altre 15 e poi 15 e poi 15……
          Loro viaggiano ad un altro livello che in italia nemmeno se rientrassero gli 80 celtici avremmo
          e poi a mio avviso un giocatore vuol giocare con i migliori per vedere il suo limite non lo puoi fare in un campionato annaquato di 10 squadre che si e no avranno 3 giocatori di livello internaziunale
          e va a finire che disimparano a giocare a quei ritmi
          tu cosa proporresti?

          • Sayo scrive:

            oooo ecco il punto della situazione, secondo te e non solo, facendo giocare quelli “buoni” in eccellenza andrebbero a peggiorare. Secondo me invece andrebbero a migliorare tutti gli altri! I giocatori ottimi andrebbero comunque all’estero quelli buoni giocherebbero qui facendo migliorare i giocatori un po’ meno buoni e tutto il sistema. Per buoni intendo appunto i giocatori di Benetton e Zebre (e non ditemi che le zebre sono da Celtic) per ottimi intendo quelli che già giocano fuori. Bisogna capire se ci interessa di più far migliorare il RUGBY ITALIANO o far migliorare LA NAZIONALE DI RUGBY ITALIANA

          • Katmandu scrive:

            e qua ti sbagli a mio avviso se prendi 80 giocatori da celtic e li dividi per un eccellenza a 8 squadre (ripeto otto) si avrebbe una media i 10 giocatori buoni a gara teorici in campo
            ma dato che una stagione e’ lunga gli infortuni ci sono etc etc etc alla fine ne giocherebbero al massimo 5 per squadra, e dato che gli altri giocano con rose di 26/27 giocatori potenzialmente nazionabili e’ logico aspettarsi che cali il livello
            poi son sicuro se prendi il cardiff e lo metti in eccellenza vincera’ 10 campionati di fila ma a livello internazionale perdera’ sempre piu’ forza

          • Katmandu scrive:

            e per rispondere alla tua domanda perche’ non si possono fare le due cose contemporaneamente?
            la nazionale e’ migliorata ora deve esserci anche un discorso di base che al momento manca

          • Machete scrive:

            Sayo il problema è proprio quello……se prendi i giocatori delle 2 celtiche e li rimetti nell’eccellenza dopo un paio di anni giocheranno al ritmo eccellenza non il contrario….
            purtroppo c’è da fare una scelta….o investiamo tutto nelle celtiche….quindi risorse migliori giocatori visibilità…..cercando di agganciarci anche la formazione…..con accademie legate alle 2 squadre…..con tecnici preparati anche stranieri….
            oppure azzeriamo tutto e ripartiamo dalla base…ma anche li quindi bisogna ripartire da zero quindi formare chi insegna il rugby….è un’operazione lunga e soprattutto non si sa se vada a buon fine……

        • Rabbidaniel scrive:

          Se non si è riusciti a costruire un campionato italiano competitivo ci sarà un perché. Se la nazionale gioca meglio ed è più competitiva nell’era “celtica” ci sarà un perché. Se domani (entro 2-3 anni) riuscissimo a creare un’Eccellenza pari al ProD2 (non dico Top14) sarei d’accordo con te, il Pro12 non servirebbe più. Ma forse ti sfugge la dimensione del nostro domestic e le differenze con i movimenti delle altre Union che afferiscono al 6N. Union con una certa tradizione, come la Romania, faticano da matti a ritrovare una dimensione competitiva, sia per fattori economici sia per fattori tecnici. Un campionato competitivo resta un nodo fondamentale anche per la nazionale (non a caso gli argentini, che hanno un movimento ben più robusto del nostro, ritengono irrinunciabile una partecipazione al SuperXV).

          • Katmandu scrive:

            Sempre per dire ma hai visto la differenza tra padova rovigo mogliano e calvisano con le celtiche? daccordo la preparazione diversa la la differenza mi pare abbastanza imbarazzante, perfino le zebre hanno vinto :D
            @ Rabbi in due tre anni il livello potrebbe alzarsi ma arrivare alla prod2 e’ lunga la strada

          • Rabbidaniel scrive:

            E sempre considerando l’appeal del rugby in Francia, la situazione economica relativamente migliore in Francia, l’esistenza di un campionato maggiore al top nell’orbe terracqueo ecc. ecc. ecc.

    • steve scrive:

      Quotissimo. Non aver paura, hai proprio ragione. E’ come se Milan-Juve-Inter giocassero in Bundeslega per “far crescere il livello dei giocatori” con il massimo del budget della FIGC e sponsor privati, e poi ci lamentasse dello squallore del campionato di serie A, della pena che fa, e del poco interesse, ecc.ecc.
      Ora come ora tutto il movimento rugbistico nazionale com’è organizzato, hai detto ben, è pura “follia”, MA un giorno o l’altro finirà.

      • Rabbidaniel scrive:

        Il paragone col calcio mi pare più che forzato. Stanno andando verso la follia anche gli argentini? Non è vero che il nostro campionato non riusciva più a essere competitivo in alcun modo? Io non sono però un fanatico del Pro12. Ok, riformiamo tutti i campionati maggiore, Eccellenza e A. Vedremo in quanti anni riusciremo ad avere un torneo decente, e se ci riusciremo.

      • steve scrive:

        Ho letto ora gli altri commenti, allora aggiungo: nel 2000 l’Italia che entrò nel 6N era figli a del campionato di serie A, non mi pare che allora avesse collezionato tante più sconfitte di quella attuale figlia fglia del Pro12 (a parte la recente era brunel, che comunque è andata alla pari con le magre figure del recente tour estivo). Siamo, anzi sono, nella Celtic Leage dal 201e si è passati in Italia dal Top10 all’Eccellenza con il conseguente dissanguamento di giocatori-visibilità-risorse economiche-altro? Raimondi, e gli altri, non facciamo le verginelle meravigliandoci della scadenza di qualità dell’Eccellenza e che sarebbe se fossimo, almeno, come il Pro D2! Per favore! I motivi che hanno spinto i Benetton ad andare in CL hanno combaciato, allora nel 2010, con i motivi della Fir, che in quell’idilliaca congiunzione astrale all’epoca combaciarono con quelli del Board Celtico: fare businnes!! Ok?! Che dopo ce l’abbaino venduto con il motivo di “far crescere il livello dei nostri giocatori e con essi la Nazionale” è una bufala pazzesca! La nostra Nazionale non è cresciuta tecnicamente, anzi (manca ancora di un n°10 titolare),nella sua partecipazione al 6N ora che c’è la CL, rispetto a quando non partecipavamo con due nostre formazioni alla CL.
        Raimondio, e tutti gli altri blogger (penso un casino di Treviso)sei rimadato in “storia del rugby”, ripassati almeno gli ultimi tredici anni di eventi rugbistici!

        • Machete scrive:

          beh steve insomma…..nel 2001 prendevamo 80 punti a twickenham…..2 anni fa quasi vincevamo e l’anno passato abbiamo perso con il minimo scarto in casa loro…..mi sembra che qualche passo in avanti sia stato fatto….poi non puoi paragonare il rugby di 20 anni fa con questo….sono 2 cose diverse….
          prima in qualche modo con spirito di volontà sopperivi a qualche lacuna tecnica adesso basta non più…..

        • Rabbidaniel scrive:

          be’ anche tu dovresti considerare alcune cose, giusto perché nessuno ha la verità in tasca: dopo la nostra entrata in 6N Top14 e Premiership sono cresciute esponenzialmente. Il Pro12 non ha tutta questa visibilità, pertanto è un problema più di sistema che legato alla singola competizione (anche figlio della politica “esiste solo la nazionale” di dondiana era). Ti ripeto, io non sono un esaltato del pro12 (anche se vedere TV-Munster mi diverte di più che vedere, con tutto il rispetto, TV-FFOO), ma qual è la fattibilità di un campionato competitivo in Italia ora? Non dico pari al Pro12, ma quasi? Perché citare la storia senza analizzarla è come correre senza copertoni. (E abbiamo sempre l’esempio argentino che da campionato linght vuole strutturarsi in franchigie per SuperXV).
          PS Fare business in uno sport professionistico mi pare tautologico.

        • San Isidro scrive:

          @steve, sai che per te ho ammirazione virtuale e spero che un giorno ci prenderemo la birra di cui tanto abbiamo parlato, magari qui a Roma dopo un match del Rovigo, ma oggi proprio non ti quoto, mi spiace non sono per niente d’accordo sulla tua linea anti-celtica, vabbè sono opinioni…
          ps: ma poi perchè ti accanisci su Raimondi? che t’ha fatto?

          • steve scrive:

            :-) Su Raimondi perchè fa considerazioni sul rugby italiano come se fosse sbarcato da Marte l’altro giorno (“che bello sarebbe se.., che bello se fossimo come quelli..” ecc.ecc.). Per via della birra (3* meta Munster!) volentieri la bevo con te, sei un bravo ragazzo, la prima volta che scendo..(19-9).. E poi spero che tu venga un giorno qui, al Battaglini, magari a vedere il derby col Petrarca.

        • lupo scrive:

          beh, dire che “Raimondio” sia rimandato in storia del rugby scusami, ma mi pare proprio una belinata. sei ovviamente liberissimo di essere in disaccordo sul ragionamento proposto dalla redazione (io in parte lo sono), ma restiamo nella realtà limitando i deliri per favore

  13. Mario scrive:

    Prima della Celtic la superiorità di Benetton e Viadana non era abissale. E’ stato dopo che si è aperta la voragine.
    Sono d’accordo con Sayo che le scorciatoie non producono risultati duraturi (secondo me non valgono la pena nemmeno quelli immediati).
    Se non si riesce a far crescere il campionato nazionale il movimento non crescerà mai.
    Allora meglio fare come l’Argentina: giocatori forti che crescono all’estero e una nazionale che ormai ci ha lasciato indietro.

  14. Machete scrive:

    secondo me il problema è proprio quello…l’Eccellenza non potrà mai diventare il proD2….
    finchè restiamo con il sistema delle celtiche le risorse devono essere focalizzate su di loro……
    oppure si abbandona il progetto franchigie e si riforma il nostro campionato…..ma dalle basi partendo proprio da chi deve insegnare il rugby ai 15 16enni…..
    sarebbe oggettivamente un salto nel vuoto……gli sponsor non ci sono per le 2 celtiche che sono l’espressione del rugby professionistico in Italia…figurarsi per un campionato dilettantesco…..
    quanto s’impiegherebbe per arrivare ad un livello decente??….10/15/20 anni??? forse…ma tutti devono viaggiare di comune accordo per anni…e questo si è visto in Italia non è proprio facile….perchè si prende in esame un periodo medio lungo dove le variabili possono cambiare…inoltre vediamo che l’asticella del livello tecnico tattico agonistico ogni 2/3 anni si sposta sempre verso l’alto con conseguenza che tutti devono migliorarsi….quindi non è che ci aspettano….
    anche gli argentini che cmq hanno un sistema che forma giocatori validi…hanno bisogno non solo di farli giocare nei campionati esteri ma anche di creare 1/2 franchigie….

  15. San Isidro scrive:

    Da una parte sono d’accordo con il primo commento di @gsp (ultimamente lo sto quotando parecchio da quando ha promesso di farci mangiare una bella porzione di patate, riso e cozze…) riguardo l’Eccellenza, dall’altra resto sulla posizione che già avevo espresso qualche tempo fa.
    Non discuto il fatto che tentare di seguire il modello della Pro D2 possa portare a qualcosa di positivo, ma perchè invece non seguiamo il tanto ignorato modello argentino? Penso che si debba imboccare una direzione precisa: se vogliano mantere il professionismo (due franchigie di Pro12, se non tre tra qualche anno) dobbiamo evitare di mantere un campionato pro interno (che è pro solo per noi), le altre celtiche non lo fanno, e hanno più mezzi di noi (in termini di profondità del movimento, qualità e strutture), e perchè dobbiamo farlo noi?
    Parallelamente al professionismo, si dovrebbe investire nella base e nella formazione dei giovani…a me non dispiacerebbe avere un campionato più amatoriale di quello che c’è adesso e senza coppe europee, a patto che ci siano una base e un movimento giovanile migliori e più forti di quelli che ci sono ora…
    Inoltre sarebbe interessante la creazione di tre grandi unions territoriali che gesticano il rugby locale, una per il centro-sud, una per il nord-ovest e una per il nord-est. Ad ogni union poi si dovrebbe collegare una franchigia pro e un’accademy giovanile, adesso si potrebbe fare solo con due, ma non è detto che, se si lavorasse bene in questi anni, si potrebbe fare anche con tre…

  16. lupo scrive:

    direi che la discussione è virata su pro12 danno o beneficio, temo che il problema sarà risolto fin troppo presto indipendentemente da quello che vogliamo o non vogliamo noi nello stivale. imho, che faccia bene o no al movimento, sono pro-pro12(finchè esisterà) ma vorrei il domestic meno “federalista e accademico”

  17. San Isidro scrive:

    @Sayo e @steve
    non sono per niente d’accordo su quello che dite sulla Pro12…
    La Pro12 è funzionale ad alzare la qualità dei nostri migliori giocatori, è propedeutica alla nostra nazionale, lasciamo stare il numero delle sconfitte dell’Italia, ma guardiamo più che altro alle prestazioni, alla tenuta mentale, fisico-atletica, all’intensità, ai ritmi (basta pensare che il tempo effettivo di un match celtico supera abbondantemente i 50 minuti, quello del nostro ex Super 10 non arrivava alla mezz’ora, questo è già un dato significativo)…in questo modo anche l’Eccellenza ne guadagna, certo non è più al livello del vecchio Super 10, ma permette a molti giovani di emergere e, viceversa, la qualità si alza con tutti quei giocatori che hanno militato poco in Pro12 (magari solo una o due stagioni) che rientrano nel domestic più preparati perchè, per quanto se ne possa dire sulle Zebre, il livello, i ritmi e il modo di allenarsi sono completamenti altri…
    Io penso che bisogna analizzare il nostro movimento su due fronti: da un lato l’alto livello (le due franchigie), dall’altro la base, la formazione e il nostro domestic. A me della competitività del nostro campionato importa relativamente poco, quello che più mi preme è la formazione da un lato e le prestazioni delle nostre due franchigie. A mio avviso non bisogna vedere Zebre e Treviso come due team alieni che vanno a fare un campionato fuori dal mondo, ma come la massima espressione del rugby italiano che si confronta in un torneo di alto livello e prestigio. Le nostre due squadre celtiche non devono essere viste a sè, come rappresentati di un certo territorio, ma come due piccole nazionali in cui confluisce il meglio del nostro rugby, basta ad es. vedere quanti non veneti giocano con il Treviso…io non mi fossilizzerei sulla sede di queste due squadre, nè tanto meno sui loro nomi (per me potevano pure stare a Bolzano e Caltanissetta e chiamarsi “Pizza e fichi” e “I Cocomerari”), quello che mi interessa è lo sviluppo e il miglioramento dei nostri atleti anche, e soprattutto, in ottica azzurra…
    Partecipare ad un torneo estero per migliorare il proprio livello lo vedo un modo intelligente di crescita, e questo lo hanno capito pure gli argentini facendo partecipare alla Vodacom Cup sudafricana prima gli Argentina Jaguars, poi il Pampas XV (che è una selezione dei migliori atleti del domestic) e nel 2016 entreranno con due franchigie nel Super Rugby…

    • Joest scrive:

      non entrerà nessuno .. la stessa partecipazione alla vodacom è contestata proprio dall’URBA che vuole difendere il dilettantismo , ma che in realtà fa la guerra alla UAR per questioni di supremazia. Non hanno ancora digerito la “divisione delle due federazioni del 1996, che ha porttao i club della GBA allo stesso livello di quelli delle priovince ancizhè su un livello decisionale pari a quello delle unioni delle provincias come era dagli anni 20.

      • San Isidro scrive:

        Ciao Joest, per puro caso sono entrato nell’area di Raimondi e ho trovato il tuo post di oggi…
        onestamente non so fino a che punto l’URBA ostacoli il Pampas XV…seguo con passione il rugby argentino, più per quanto riguarda le varie competizioni che per quel che concerne le varie dinamiche federali dell’UAR…verissimo che l’URBA vuole difendere il dilettantismo, ma ho sempre letto parole incoraggianti intorno alla partecipazione del Pampas XV alla Vodacom Cup, soprattutto in termini di benefici che una competizione del genere può apportare ai giocatori del domestic argentino…ripeto, non so fino a che punto i vertici del rugby di Buenos Aires possano essere contrari all’esperienza sudafricana (che va avanti dal 2010, il primo anno vi parteciparono gli Argentina Jaguars), e poi qui non parliamo di vero e proprio professionismo, ma semplicemente di una selezione come il Pampas XV che pesca una trentina di atleti da tutto il territorio argentino (dunque URBA e altri campionati interni) e che per due mesi si trasferisce in SA per giocare con le province locali (per di più depauperate degli atleti che fanno il Super Rugby)…
        poi è vero quanto dici sull’URBA, l’organo centrale del rugby metropolitano mantiene quel suo status di centralità e potere che lo rende indubbiamente la struttura direzionale più forte del rugby argentino, per questo i rapporti con il massimo ente dell’UAR spesso non sono stati idilliaci…
        sul Super Rugby non so, la notizia pubblicata proprio da Onrugby qualche giorno fa sul fatto che un giornale neozelandese abbia detto che in futuro il massimo torneo dell’emisfero sud non si allargherà all’Argentina lascia qualche perplessità…tuttavia potrebbe essere semplicemente un’uscita giornalistica, e comunque mi pare prematuro dire ora che non entrerà nessuna franchigia argentina…anzi pare proprio che saranno ben due i team professionistici argentini che entreranno nel Super Rugby, è una cosa di cui si parla da mesi e mesi, lo ha detto Henry, lo ha detto Pichot e tanti altri, insomma credo che anche i vertici del SANZAR si aspettino dal 2016 due franchigie dalla tierra de los Pumas…ufficialità ancora non ci sono, ma il sentore è forte, e poi anche con l’ingresso al Rugby Championship era quasi obbligato un passaggio al professionismo con l’entrata dell’Argentina nel Super Rugby dopo la RWC 2015…l’URBA, così come le altre unions interne, vogliono difendere il dilettantismo ok, ma alla fine anche con due squadre porfessionistiche di Super Rugby, l’assetto dilettantistico del rugby argentino non si sfalda, anche perchè gli atleti che passeranno al regime professionistico non saranno molti…inoltre l’entrata nel Super Rugby è il passo necessario che l’UAR deve fare se vuole far si che la nazionale maggiore sia ancora più competitiva in ambito internazionale…molti grandi nomi dei Pumas dopo la RWC 2015 penso non avranno più una carriera tanto lunga, al momento la coperta è un pò corta e sicuramente due squadre di Super Rugby saranno il serbatoio necessario per la nazionale…se non entrano in SR, l’esodo in massa verso l’Europa o verso le altre franchigie australi continuerà ad essere sempre maggiore…
        scusa, mi è scappata la mano…

  18. Joest scrive:

    raimondi diciamocela tutta. la scelta della celtic è stata per la diffusione un suicidio,

    Non ha traino, non ha appeal TV finito su una rete più che minore, coem ormai anche il sei nazioni… gioca in una citatdiona di poche decien di migliaia di abitanti e in un altar per la quale è un corpo estraneo pure fastidioso… che seguit può avere sui media ? E quidnic he traino ha per l’eccelenza ? nessuno. Anzi ha depauperato il 99% del rugby nazionale di interesse.

    (infatti Sky preferisce trasmettere il Top14… chissa perchè ?)

Lascia un Commento

Occorre aver fatto il login per inviare un commento