Cani, disguidi postali, palloni rubati e rossa vergogna: roba da rugby

Marco Pastonesi ci regala una sfilza di aneddoti e storie, che solo la palla ovale sa regalare

Quella volta che, 1969, Parigi, Francia-Scozia, salendo di corsa le scale che portano dallo spogliatoio al campo, un terza ala francese si procura una distorsione alla caviglia destra, e viene portato fuori dal campo prima ancora di entrarvi, e tutto aggravato dal fatto che il giocatore, che di nome si chiama Jean-Pierre, di cognome fa Salut.

Quella volta che, 1906, Inghilterra-Sudafrica, la convocazione per Lancelot Andrew Noel (Noel perché nato il giorno di Natale) Slocock, di Liverpool, viene per sbaglio spedita ad Arnold Alcock, studente del Guy’s Hospital, e c’è poco da meravigliarsi che quello di Alcock rimanga l’unico “cap” della sua carriera, mentre Slocock ne collezionerà – nonostante i disguidi postali – otto con nove punti grazie a tre mete (morirà combattendo durante la Prima guerra mondiale).

Quella volta che, 1903, Galles-Inghilterra, sul campo di St Helen’s, a Swansea, si rovescia un diluvio apocalittico prima del match, e la banda composta da strumenti a fiato – trombe, tromboni, bassi tuba – imbarca così tanta acqua da non poter più suonare.

Quella volta che, 1936, Galles-Irlanda, c’è così tanta gente che l’arbitro, inglese, Cyril Gadney, fa fatica ad arrivare allo stadio, e quando finalmente riesce a raggiungere il cancello e si presenta, l’addetto lo accusa di essere un impostore – non è il primo che quel giorno si qualifica come l’arbitro del match valido per la Triplice Corona – e lo respinge, finché quando ormai sta per avvicinarsi il momento del calcio d’inizio, gli ufficiali della Welsh Rugby Union si mettono a cercare Gadney e lo trovano in fila mentre sta per comprare il biglietto a un botteghino, e con le facce rosse come le maglie dei loro giocatori lo accompagnano nello spogliatoio e la partita può cominciare più o meno in orario.

Quella volta che, 1977, Taranaki-British & Irish Lions, il campo ridotto a una piscina, quando Dave Loveridge, mediano di mischia di Taranaki, s’infortuna gravemente a un ginocchio, l’arbitro chiede che l’ambulanza sia fatta entrare sul campo per trasportare Loverdidge in ospedale, ma l’ambulanza s’impantana nel fango e ci rimane 18 minuti finché giocatori e anche spettatori, a forza di spinte, riescono a liberarla.

Quella volta che, 1877, Cardiff-Llanelli, finale della West Wales Challenge Cup, la partita viene interrotta perché il pallone, finito in una tribuna, non viene più restituito.

Quella volta che, 1980, Francia-Irlanda, nel programma il trequarti irlandese Colm Tucker, per un imbarazzante errore di stampa, è segnato come Colm Fucker: e se “tucker” ha diversi significati (cibo, scialle…), “fucker” ne ha uno solo, che non è proprio un complimento.

Quella volta che, 1954, Irlanda-Galles, John O’Meara s’infortuna alla schiena la notte della vigilia, in albergo, a letto, e il bello (si fa per dire) è che a letto O’Meara è da solo.

Quella volta che, 1971, All Blacks-British & Irish Lions, il neozelandese Howard Joseph sta puntando la linea di meta quando viene aggredito da un boxer, inteso come cane, che ha invaso il campo sfuggendo dalla tribuna, così Joseph perde il pallone, l’occasione sfuma, il gioco prosegue, e i Lions vinceranno 13-3.

di Marco Pastonesi

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